Home / Articoli pubblicati daRedazione Palermo (Pagina 66)

La Regione pubblicherà un bando per selezionare i giovani restauratori ai quali verrà affidato il compito di pulire e consolidare i rostri della Battaglia delle Egadirinvenuti nel luogo dove da anni la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana conduce ricerche archeologiche subacquee in collaborazione con la fondazione statunitense Rpm Nautical Foundation. Lo annuncia con una nota l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa

«I nostri tecnici delle varie Soprintendenze e Musei, sempre più ridotti numericamente – dice l’assessore – hanno provveduto fino ad oggi a tali operazioni con professionalità e passione. Tuttavia, di fronte ad un siffatto numero di reperti di tale rilevanza, d’intesa con il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro, abbiamo pensato di cogliere questa opportunità e offrirla a giovani restauratori. Sono tanti, e di elevata professionalità, i restauratori formati dalle varie scuole italiane e da quella presso il nostro Centro regionale per la progettazione e il restauro. Purtroppo molti di loro stentano nel trovare adeguati sbocchi professionali e pertanto abbiamo pensato di dare loro l’opportunità di lavorare, anche se per brevi e limitati contratti, per il restauro di questi rostri recentemente recuperati; tutto sotto la guida e la sorveglianza dei nostri tecnici».

L’operazione sarà effettuata a Favignana, presso l’ex Stabilimento Florio, nell’ambito di una collaborazione tra la Soprintendenza del Mare, il Polo Museale di Trapani e la Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani, secondo il sistema del museo aperto che consentirà al visitatore di ammirare i manufatti già da subito e rendersi conto delle operazioni di conservazione e restauro necessarie per la loro salvaguardia. 

«Si potrebbe obiettare che si tratta di un’operazione minimale che non risolve il grave problema della disoccupazione nel settore dei Beni culturali – conclude Tusa – Certamente vero, ma costituisce il primo esempio di una serie di operazioni similari che intendiamo estendere a tutto il territorio siciliano e che ci auguriamo darà entusiasmo e speranza ai tanti bravi giovani in cerca di un futuro nel nostro settore». 

In una lettera all’assessore all’Agricoltura e al dirigente del dipartimento, l’associazione di categoria chiede che venga sollecitato l’intervento da Roma. Danni soprattutto ai vigneti: le frequenti precipitazioni e i tassi di umidità hanno causato il cracking dell’uva

 

La lunga estate piovosa ha comportato non pochi danni per l’agricoltura siciliana. È per questo che il presidente di Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino, ha scritto una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, e al dirigente Carmelo Frittitta, per sottoporre all’attenzione di Bandiera la situazione che si sta vivendo nelle campagne siciliane. «Da una verifica con tutte le nostre sedi provinciali – scrive Pottino – emerge un quadro abbastanza allarmante per quel concerne i danni alle produzioni agricole provocati dall’anomalo andamento climatico di tutto il periodo estivo».

«Il mix caldo/umidità/precipitazioni – precisa nella nota Pottino – sta interessando in particolare la quasi totalità delle coltivazioni tipiche siciliane. Oltre al danno per la perdita di prodotto, c’è da rilevare il contestuale aumento dei costi di produzione e in particolare per la difesa fitosanitaria».

Oltre a una cascola generalizzata per tutte le produzioni arboree e in pieno campo a seguito delle bombe d’acqua, danni ingenti vengono segnalati per il settore viticolo, da tavola e da vino. Per questo comparto occorre ricordare che una fotografia della situazione è stata già fatta nei giorni scorsi dai tecnici dell’Istituto Regionale della Vite e dell’Olio. «Da bollino rosso – evidenzia ancora il presidente di Confagricoltura Sicilia – la situazione dell’uva da tavola in tutto il comprensorio della Sicilia orientale e occidentale, da Canicattì a Mazzarrone».

Le abbondanti precipitazioni temporalesche hanno infatti provocato il cosiddetto cracking dell’uva, fenomeno che condiziona fortemente la redditività della coltura e la programmazione commerciale delle produzioni. La spaccatura degli acini, che non ne consente la commercializzazione, è causata dagli improvvisi aumenti dell’apporto idrico, determinato in seguito a precipitazioni intense, seguite o precedute da periodi di siccità. In questi casi, il tasso di umidità condiziona fortemente l’elevato ritmo di sviluppo e di espansione volumetrica del frutto, con evidenti spaccature. .

«Al momento – conclude Pottino – come organizzazione continuiamo a monitorare l’evoluzione del fenomeno sollecitando gli agricoltori ad effettuare le previste segnalazioni agli organismi competenti in caso di superamento delle percentuali di perdita della produzione fissate per legge. Per tutte queste ragioni invitiamo l’Assessorato a richiedere, al Ministero, la dichiarazione dello stato di calamità». 

Ieri, martedì 4 settembre, l’attesa prova di acceso alle lauree magistrali a ciclo unico dell’Università di Catania in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria. Appuntamento alle 8, al centro fieristico Le Ciminiere per i 2818 candidati che si contenderanno uno dei 323 posti messi a disposizione dal Miur per l’anno accademico 2018/19 (299 per il corso in Medicina e Chirurgia e 24 per Odontoiatria e Protesi dentaria).

Gli aspiranti medici avranno a disposizione 100 minuti per rispondere a 60 quesiti di cultura generale (2 domande), ragionamento logico (20), biologia (18), chimica (12) e fisica e matematica (8). Oggi, mercoledì 5 settembre sempre alle Ciminiere, sono previste altre due prove. La mattina alle 8,30 si terrà il test per l’accesso ai corsi del dipartimento di Scienze umanistiche: Lettere (230 posti disponibili), Lingue e culture europee, euroamericane e orientali (299 posti) e Scienze e lingue per la comunicazione (300 posti).

I 1439 candidati dovranno rispondere a 50 quesiti in 100 minuti: 30 domande su comprensione del testo e conoscenza della lingua italiana, 10 sulle conoscenze acquisite negli studi scolastici e 10 di ragionamento logico-critico. Alle 15 appuntamento per 499 iscritti alla prova del corso in Biotecnologie (75 posti disponibili), afferente al dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche: previste 50 domande in 100 minuti di Matematica e ragionamento logico e cultura generale (20 quesiti); biologia (10), Chimica (10) e Fisica (10).

Intervista a Peppino Di Lello, già magistrato, eurodeputato e senatore della Repubblica, a proposito del documento con cui il Viminale chiede alle Prefetture di accelerare gli interventi nei luoghi occupati. Secondo il giudice ci sono dei precedenti che vanno nella direzione opposta

Emergenza abitativa, case occupate, affittuari morosi da pochi mesi o da anni, sgomberi e richieste di sgomberi non ancora esecutive. Nel caos degli spazi pubblici e privati occupati, può davvero una circolare del Viminale alle Prefetture incidere su un argomento che rimane all’ordine del giorno dell’agenda politica da anni? «C’è una sentenza della Cassazione che va in un’altra direzione, è recente, credo che le motivazioni non siano ancora state depositate». A rispondere all’altro capo del filo è Peppino Di Lello, già magistrato nel primo pool antimafia di Antonino Caponnetto al fianco di Falcone e Borsellino, successivamente eletto con Rifondazione Comunista al Parlamento Europeo e al Senato.

In che direzione va quella sentenza della Cassazione?
«Come dicevo, le motivazioni non sono ancora state depositate, però si tratta di un pronunciamento legato a una vicenda nel Casertano. Lì, a Pignataro Maggiore, c’è un centro sociale, si chiama Tempo Rosso. Occupa un vecchio macello pubblico abbandonato. Il Comune voleva riottenere la disponibilità ed è ricorso ai tribunali. Sostanzialmente la Cassazione ha detto di no, perché l’amministrazione pubblica se n’era disinteressata per anni e aggiunge anche che se in qualche sua parte quell’edificio – che resta pubblico – dovesse risultare pericolante, sarebbe proprio il Comune a doversi occupare della messa in sicurezza. Si tratta di una sentenza unica, che non fa necessariamente giurisprudenza. Però è un indizio di giurisprudenza, perché a questi ragazzi è stata data ragione in tutti i gradi di giudizio, per cui c’è una condivisione a tutti i livelli».

Ci sono altri casi analoghi?
«Ricordo una mia sentenza del 1973. Ero Pretore di Alia, quando alcuni braccianti occuparono il Comune per rivendicare alcuni sussidi dovuti dalla Regione. L’amministrazione si rivolse alla giustizia e io li assolsi: tecnicamente il reato è di “invasione di edificio altrui” e il Comune non può essere considerato un edificio altrui, perché al contrario quel luogo è dei cittadini».

Insomma, uno sgombero in uno spazio pubblico non è così scontato come potrebbe apparire dalla circolare di Salvini ai Prefetti.
«Quella circolare di Salvini è una cosa grave. Poi non c’è dubbio che si tratta spesso di situazioni molto diverse, soprattutto c’è differenza tra gli edifici privati occupati che i proprietari rivogliono e gli edifici pubblici, magari spesso recuperati proprio dagli occupanti. Su questo non credo che una circolare di Salvini possa incidere».

Che idea si è fatto di questo avvio di legislatura?
«Sinceramente la vedo nera, anche perché non c’è nemmeno una vera opposizione, con quel povero Pd così lacerato al suo interno».

Il dibattito sull’unità a sinistra si è riaperto proprio in queste settimane, sul caso Diciotti, ma anche sull’incontro con Orban.
«Eh, ma non c’è una ricetta per rimettere tutto insieme. È difficile, perché c’è un personalismo esagerato, ognuno è attaccato al proprio partitino. C’è Civati con quel movimento composto credo da lui e dalla moglie, ma anche Leu sta franando miseramente e lo stesso Potere al popolo fatica a restare in contatto con la gente. La sinistra ha abbandonato completamente le sue vertenze. Di contro questa è una destra che, comunque, fa un discorso sociale e ha un linguaggio accattivante. Quindi in mancanza di una sponda a sinistra è ovvio che moltissimi cittadini abbiano guardato da quella parte».

Nonostante i toni radicali sulla questione migranti.
«Quello sui flussi migratori è un allarme sovrastimato in modo molto criminale, perché ci fanno capire che c’è un’invasione, quando in realtà non c’è. La Giordania, ma anche tutto il mondo arabo, hanno accolto milioni di rifugiati negli anni. E noi, che siamo un territorio ricco, spopolato e destinato alla desertificazione, li respingiamo».

A proposito di unità a sinistra, l’unica anomalia appare Palermo, dove Orlando riesce a tenere tutti insieme.
«Io non so se a Palermo la situazione sia davvero così rosea. Fino a ora Orlando ha avuto seguito, ma è un fenomeno tutto palermitano, sappiamo bene che già a livello regionale non è un modello replicabile, non ha appeal. Il suo grande obiettivo è assorbire tutto sotto la sua ala, guardate com’è finita col Pd, prima non gli fa presentare il simbolo e alla fine gli impone persino di prendersi Dore Misuraca».

E del governo regionale, invece, cosa pensa?
«Quella di Musumeci credo che sia la solita storia di uno che viene dalla provincia e si improvvisa leader regionale, un po’ come Crocetta. Invece è difficile amministrare una Regione come la Sicilia, che vive di un terziario fatto di impiegati e ha margini risicatissimi per gli investimenti. Questo governo regionale lo vedo un po’ come i capponi di Renzo ne I Promessi Sposi: litiga al suo interno ma non ha prodotto niente. Non ha prodotto reddito, non ha prodotto posti di lavoro, non ha prodotto ricerca. Niente di niente».

Fonte MeridioNews 

Sicilia e infrastrutture: il presidente della Regione, Nello Musumeci, annuncia che il governo regionale ha stanziato 100 milioni di euro per la realizzazione di parcheggi di interscambio nella città di Palermo, Catania e Messina, e nei Comuni con oltre 30mila abitanti di tutta la Regione. Il piano parcheggi è ritenuto una proficua occasione a favore dei Comuni in termini di servizi e vivibilità, riqualificazione urbana e riduzione dell’inquinamento.

In proposito, un’intervista al presidente della Regione, Nello Musumeci, di Teleacras.

Assessore regionale prof. ROBERTO LAGALLA

A Palermo è iniziata al mattino di oggi 3 settembre con la deposizione delle corone di alloro sul luogo dell’eccidio, in via Carini, la giornata del ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’autista Domenico Russo. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, il questore di Palermo Renato Cortese, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il prefetto Antonella De Miro, il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Micciché, il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore regionale alla formazione Roberto Lagalla. Presente anche il figlio del generale, Nando Dalla Chiesa.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha inviato un messaggio e ha scritto: “Nella ricorrenza del 36esimo anniversario del vile agguato di via Isidoro Carini, rendo commosso omaggio alla memoria del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Nella lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, condotta con inflessibile vigore e nella consapevolezza del rischio estremo cui essa lo esponeva, il generale Dalla Chiesa ha dato esempio eccezionale di fedeltà ai valori della democrazia, di difesa della legalità e dello stato di diritto, sino al prezzo della vita. Il suo impegno generoso e intelligente ha fatto sì che strumenti e metodi innovativi rendessero più incisiva l’azione della Repubblica contro le più pericolose forme di criminalità”.

Sono trascorsi 36 anni dall’omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di polizia Domenico Russo. Sul luogo dell’attentato oggi sono state deposte delle corone di alloro. La sua vita si è spesso incrociata con quella di Pio La Torre, dirigente del partito comunista siciliano, autore della proposta di legge che introdusse il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso nel codice penale italiano, approvata dopo che entrambi furono uccisi. Due storie che si sono intrecciate, due persone che si assomigliavano sotto certi aspetti, come ricorda anche il figlio di La Torre«Entrambi amavano studiare la materia di cui si occupavano.. “e aggiunge “sarebbe illusorio dire che quel sistema di potere non esiste più. Ha sempre meno quella faccia che ci fa credere che esista. L’importante è continuare con efficacia azioni di contrasto e non pensare che basti mettere in galera un boss ma servono azioni di contrasto politiche, culturali ed economiche. “

Pensionamenti e concorsi in ritardo riducono il numero dei dirigenti a disposizione: 274 istituti su 850 saranno guidati part-time. Record a Enna: solo in cinque casi non c’è un reggente. A Palermo 82 vertici “sdoppiati” su 208

 

Anno scolastico al via, nell’Isola, con l’emergenza reggenze: nel 2018/2019, una scuola su tre sarà costretta a condividere il preside per tutto l’anno. Tra venerdì e sabato, gli ex Provveditorati agli studi (ora ambiti territoriali provinciali) hanno pubblicato gli incarichi di reggenza conferiti ai presidi che si sono candidati a gestire, oltre alla propria, un’altra scuola. Dove la poltrona più importante è vacante perché il capo d’istituto titolare è andato in pensione, è stato trasferito in un’altra scuola, è distaccato e assegnato ad altro incarico o perché l’istituto è sottodimensionato (cioè ha meno di 600 alunni, che diventano 400 per le piccole isole e le comunità montane).

In totale sono 137 le reggenze affidate ad altrettanti dirigenti scolastici che, per un compenso mensile che si aggira attorno ai 500 euro, ha deciso di sobbarcarsi il peso di due scuole anziché una. Un manipolo di volontari che consente alle scuole senza nocchiero di funzionare. I 137 funamboli, che dovranno fare la spola tra i diversi plessi dei due istituti affidati, gestiranno in totale 274 istituzioni scolastiche: un terzo delle 850 esistenti nell’Isola.

E la situazione rischia di aggravarsi il prossimo anno. Perché il concorso a preside avviato a luglio, col quizzone da 100 domande a risposta multipla, avrà un iter piuttosto lungo. «Le scuole sono sempre più allo sbando. Già è difficile gestire una scuola, figuriamoci due», sbotta Francesca Bellia, a capo della Cisl scuola regionale. «Nonostante l’impegno di accorciare i tempi del concorso a preside — prosegue — tenendo conto che servirà superare ancora una prova scritta, l’orale e un corso dirigenziale di formazione e tirocinio, avremo l’esito definitivo non prima dell’anno prossimo. In questo modo, il dato delle reggenze crescerà ancora per un altro anno. Questo ci preoccupa molto».

Le province con più presidi in condominio sono quelle di Enna e Palermo. Nella provincia al centro della Sicilia la situazione è surreale: su 35 istituzioni scolastiche solo 5 avranno un preside “in esclusiva”. Va un po’ meglio a Palermo e provincia, ma solo per poco: le reggenze sono 41, dunque 82 scuole su 208 avranno un preside “in condominio”.

Ma cosa vuol dire dirigere due scuole? «Intanto — spiega Anna Maria Catalano, preside del liceo scientifico Cannizzaro di Palermo, reggente dell’istituto comprensivo Karol Wojty?a, all’Acquasanta — significa raddoppiare tutti gli impegni istituzionali: collegi dei docenti, consigli d’istituto, contrattazioni con i sindacati e scrutini. Quest’ultimo è un momento delicato perché occorre predisporre calendari compatibili per essere presente a tutti gli scrutini. Naturalmente non si può presenziare a tutto, ma alcuni adempimenti non si possono delegare e occorre quindi essere presenti. Per fare andare avanti le cose, è necessaria la collaborazione del personale. Ma spesso, quando la scuola è sottodimensionata, non c’è neppure il segretario: anche in questo caso c’è un reggente. Una circostanza che triplica i problemi. La reggenza, poi, raddoppia le responsabilità che sono già tante in una sola scuola». E quando la scuola è articolata in tanti plessi la situazione si complica ulteriormente. «Più plessi non si possono governare a distanza. Quello che riesci a fare è adempiere burocraticamente alla maggior parte delle cose. Ma dirigere una scuola non vuol dire questo, occorrerebbe essere presente. Una cosa che non riesci a fare».

La città si mobilita per far sentire la propria vicinanza al noto pacifista 65enne, da un mese recluso nel carcere palermitano. La Consulta della Pace si appella alla giustizia. «Chiediamo che, nella considerazione del valore morale e sociale dei suoi gesti di disobbedienza civile, si affronti equamente il caso»

 

Turi libero finora era stata una constatazione. Adesso diventa un appello. Turi Vaccaro, il noto pacifista originario di Marianopoli che ha percorso per oltre 30 anni le lotte sociali in giro per l’Europa, è rinchiuso da quasi un mese al carcere Pagliarelli di Palermo. E continua a essere un pesce fuor d’acqua. La speranza è che dal 5 settembre gli venga concessa una pena alternativa, da scontare come servizio sociale in qualche comunità che la rete del comitato di base No Muos Palermo sta definendo in questi giorni.

Accusato di aver colpito con una pietra alcune apparecchiature necessarie al funzionamento del sistema di telecomunicazioni satellitari – impiantato a Niscemi nonostante l’opposizione della popolazione – il 65enne attivista a piedi nudi è stato portato nel carcere palermitano il 6 agosto. Dove deve scontare undici mesi di reclusione.

Troppi per il movimento No Muos che, invece, rivendica le sue tipiche azioni non violente di protesta, mai rivolte alle persone. Da Palermo è partita una campagna di solidarietà che verrà resa nota nei prossimi giorni, con un’assemblea pubblica in una piazza ancora da stabilire. Intanto, gli attivisti stanno definendo una serie di cartoline da potergli poi mandare in carcere, per fare sentire a Vaccaro la vicinanza, con i disegni di Guglielmo Manenti e le foto di Fabio D’Alessandro. A essere già arrivata è una nota di solidarietà da parte della Consulta della Pace di Palermo: «Chiediamo che la giustizia ufficiale, nella considerazione del valore morale e sociale dei suoi gesti di disobbedienza civile, affronti equamente il caso del pacifista nonviolento Turi Cordaro Vaccaro, che non ha mai nascosto ed equivocato il carattere essenzialmente simbolico delle sue clamorose azioni “plougshares”». 

E ancora: «La disobbedienza civile come la pratica il nonviolento, e Turi è un nonviolento, è sempre apertamente ed esplicitamente rivendicata: non rifiuta la responsabilità della pena ma è volta a far riflettere la comunità su situazioni che possono essere formalmente legali ma sostanzialmente non giuste. Teniamo infatti presente che vi sono forti motivi per considerare il Muos, un sistema militare che, per radiocomandare i droni, spazia su quattro impianti diffusi in vari continenti, e sui satelliti ad essi collegati, un’opera incostituzionale che nuoce gravemente alla pace globale ed anche di impatto catastrofico locale per la salute e per l’ambiente».

A detta di chi è andato a trovarlo, Vaccaro sta bene e resta recluso in infermeriadove fa meditazione ed esercizi yoga. Inoltre vorrebbe dare notizie di sé alla figlia, che vive in Olanda. A difendere Vaccaro è stato nominato l’avvocato Bonaventura Zizzo, tra i fondatori dell’associazione RadioAut. «Non mi aspettavo che il Pagliarelli fosse così pesante», avrebbe detto l’attivista al legale. E la sua segnalazione si aggiunge a ciò che da tempo denuncia Antigone, l’associazione che si batte per i diritti e le garanzie del sistema penale.

«Il Pagliarelli ospita 1350 detenuti a fronte di una capienza di 1186» si legge sul sito dell’Antigone dopo l’ultima visita del 30 ottobre 2017. «Circa 700 detenuti vivono in celle di nove metri quadrati in due o in tre. La maggior parte delle celle non ha la doccia e necessita di interventi di ristrutturazione. Più di 400 detenuti hanno problemi psichiatrici». 

 

A Palermo, lungo il Cassaro, si è aperta questa mattina la terza edizione de “La Festa dell’onestà”, organizzata per ricordare il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo a 36 anni dalla loro uccisione. Una giornata dedicata all’#impegnocivile, che è l’hashtag lanciato per l’edizione 2018. Dopo l’apertura degli stand espositivi (tra la Cattedrale e piazza Bologni) e l’inaugurazione della festa, con l’esposizione dei mezzi di tutte le forze armate presenti alla manifestazione, il momento più solenne si è svolto alla caserma Dalla Chiesa, nel Museo della memoria allestito alla Legione dei carabinieri Sicilia, dove il comandante provinciale, colonnello Antonio Di Stasio, ha incontrato un gruppo di bambini della città.

Alla Biblioteca centrale della Regione Siciliana è visitabile fino alle 20 l’esposizione sulla figura del generale dalla Chiesa. Libri, giornali, fotografie, che riguardano non solo il Prefetto, ma anche Pio La Torre e don Pino Puglisi. Gli eventi proseguono fino alle 23 di questa sera. Mentre alle 17 è stata scoperta una lapide dedicata a don Puglisi, all’interno di Villa Bonanno. Domani gli appuntamenti sono previsti alle 11.30 e alle 21, davanti alla lapide che ricorda Dalla Chiesa. La festa è organizzata dall’associazione Cassaro Alto, Ballarò significa Palermo, Comune e con il contributo della Confcommercio e dell’Aeroporto di Palermo. Il comitato scientifico è composto da Francesco Lombardo, Giulio Pirrotta e Giuseppe Scuderi. La Festa è inserita nelle iniziative di Palermo Capitale italiana della cultura 2018. 

A stabilirlo uno studio dell’università di Palermo. «Bisogna garantire agli anziani uno stile di vita dignitoso», dice il professor Ignazio Carreca

L’isola dei centenari italiani è la Sicilia. Alcuni Comuni dei Nebrodi, dei Monti Sicani e delle Madonie entrano con prepotenza nelle cosiddette blue zone ovvero i luoghi dove si vive più a lungo. Piccoli centri nei quali si registra un alto numero di persone che hanno raggiunto il traguardo del secolo di vita. Ma qual è il segreto di questi super nonni? Lo stile di vita degli abitanti è stato passato al setaccio da un gruppo di ricercatori coordinati dal coordinati dal professoreCalogero Caruso, ordinario di Patologia generale all’università di Palermo, e dal professore Ignazio Carreca, ordinario di Medicina-oncologia geriatrica presso lo stesso ateneo. 

I primi risultati di questo studio sono stati presentati nel corso dei seminari internazionali di Erice sulle emergenze planetarie, presiedute dal professore Antonino Zichichi, che si sono svolti nei giorni scorsi al centro Ettore Majorana. Scopo principale dello studio è quello di identificare i determinanti genetici eambientali dell’invecchiamento in buona salute. Una parte dello studio, effettuato sui monti Sicani, nei tre comuni di GiulianaBisacquino Chiusa Sclafani, ha permesso agli studiosi di rilevare un alto numero di centenari rispetto alla media nazionale: 15, dei quali nove donne e sei maschi, su una popolazione di circa 10mila abitanti. Le interviste hanno avvalorato l’ipotesi di un forte legame con la dieta mediterranea, il network familiare e l’attività fisica. Il comune in cima alla classifica è però quello di Isnello. «Analizzando le coorti di nascita – spiega il professore Caruso – la frazione di soggetti che diventeranno ultranovantenni o centenari è sovra rappresentata: in altre parole, il numero di decessi a novantanni compiuti o di ultranovantenni viventi è aumentato anche considerando tutta la popolazione, compresa quella che è emigrata. Isnello è quindi, senza dubbio, il comune più interessante per quanto concerne lo studio della longevità. Le analisi tuttavia sono ancora in corso e i dati vanno confrontati con quelli degli abitanti di tutti i comuni delle Madonie». 

Le Madonie, secondo quanto emerso dallo studio, hanno molto in comune con le zone blu dell’Ogliastra, di Ikaria, di Okinawa e del Costarica, dove le popolazioni sono geograficamente isolate e sono riuscite a mantenere uno stile di vita tradizionale che implica un’attività fisica intensa che si estende oltre gli ottant’anni di età, un livello ridotto di stress e un supporto intensivo della famiglia e della comunità per gli anziani. Queste regioni sono caratterizzate da un consumo di cibo prodotto localmente. In queste zone c’è, quindi, un delicato equilibrio tra i benefici dello stile di vita tradizionale e quelli della modernità (aumentato benessere e migliori cure mediche). 

Il segreto della longevità starebbe nel movimento e nell’alimentazione. Anche quando non vi è una stretta aderenza alla dieta mediterranea, con un maggiore consumo di carne rossa o uova e latticini, vi è quella che si chiama positive nutrition, ovvero consumo di frutta e verdura a chilometro zero. Anche la genetica riveste un ruolo fondamentale, anche se, rileva Caruso, «a tal proposito non si può ancora dire niente di specifico perché i test sono in corso e si deve completare il reclutamento». L’attenzione della comunità scientifica nei riguardi dei longevi è dettata dalla crescita dell’aspettativa di vita che si registra nei Paesi sviluppati. Un fenomeno che comporta anche delle problematiche che vanno affrontate. «Nell’arco di una trentina d’anni – spiega il professore Carreca, che ha curato la parte clinica dello studio – avremo un raddoppiamento dei centenari.L’allungamento della vita media entra a far parte delle emergenze planetarie in quanto molti Paesi non sono pronti ad affrontare il problema. Che ne facciamo di questi super anziani? In Italia ci sono circa 20mila persone oggi che hanno superato i cento anni, mentre diminuiscono le nascite. Oggi la sanità pubblica non è in grado di gestire questo fenomeno». 

Carreca pone infine una domanda: «Cosa si fa oggi per anziani? Nulla. Le stesse case di riposo spesso sono sprovviste di personale adeguato. Dunque – conclude il professore – è necessario sensibilizzare la politica verso la ricerca di soluzioni adeguate al fine di garantire uno stile di vita dignitoso a persone che vivranno sempre di più».