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La giunta regionale e il governo nazionale hanno avviato il confronto sui temi della finanza pubblica. Il presidente della Regione Nello Musumeci e il vicepresidente e assessore all’Economia Gaetano Armao hanno incontrato il ministro dell’Economia Giovanni Tria. All’ordine del giorno del confronto vi sono stati l’attuazione dello Statuto, con le conseguenti questioni relative al contributo alla finanza pubblica della Sicilia e al prelievo forzoso a carico delle Province. E poi, la condizione di insularità, la defiscalizzazione o una fiscalità di vantaggio, l’incasso delle accise sui prodotti petroliferi ricavati in Sicilia, ed il sistema di esazione dei tributi in Sicilia dopo la liquidazione di ‘Riscossione Sicilia’. E’ stato deciso di istituire un tavolo tecnico per affrontare alcune emergenze legate ai rapporti finanziari fra la Regione Siciliana e lo Stato, a Roma, al ministero dell’Economia, e coinvolgendo eventualmente anche il Ministero delle Regioni. Il presidente Musumeci ha consegnato al ministro Tria un documento che riassume le tematiche sulle quali è necessario pervenire, in tempi rapidi, ad una soluzione.

Da Forza Italia alla Lega, fino a Fratelli d’Italia. Cosa fanno e pensano della politica i ragazzi che militano nelle giovanili di partito? Cercano spazi e sembrano più moderati dei loro padri politici: Micciché ha dato dello stronzo a Salvini? «Forse ha esagerato»

Guardano al futuro con ottimismo, credono nella libera impresa e sono contrari al «populismo del reddito di cittadinanza», ripongono grande fiducia nel governo regionale guidato da Nello Musumeci, mentre strizzano l’occhio a Salvini. Tutti si dicono pronti a fare il possibile per riunire i partiti in un’unica alleanza a livello nazionale, proprio come avviene nell’Isola. Sono i giovani del centrodestra siciliano, che militano nelle rispettive giovanili, dalla Lega a Fratelli d’Italia, passando per Forza Italia e i popolari. Che, entro i confini dell’Isola e con le dovute differenze, stanno tutti assieme sulla stessa barca, guidata da Musumeci e che sperano che questa unità regionale possa fare da volano a livello nazionale. «Questo governo nazionale a trazione gialloverde – dice Domenico Bonanno, coordinatore dei giovani di Diventerà Bellissima nel Palermitano – mi pare che sia un esperimento sul finire, per via delle troppe divergenze. E non nascondo che vedo diversi margini per ricucire il centrodestra. Certo, la vedo dalla prospettiva siciliana, dove il processo è stato favorito da una figura coerente e di garanzia come quella di Musumeci, ma a livello nazionale intravedo diversi segnali di disgelo».

La fine del governo gialloverde e un ritorno al centrodestra unito è auspicio di molti, tra le file azzurre, anche se c’è chi si dice non completamente soddisfatto dall’operato del governatore. È il caso di Gabriele Amore, 36enne responsabile del tesseramento leghista in provincia di Ragusa, secondo cui «è vero che Musumeci sta cercando di migliorare tante situazioni che prima non venivano neanche considerate, dall’edilizia scolastica fino al consorzio autostrade, ma forse sul fronte dell’immigrazione potrebbe essere più coraggioso, più fermo. Invece mi pare che, complice anche questa maggioranza ballerina, nei confronti dell’immigrazione abbia un temperamento troppo timido». Secondo Amore, sul tema dei porti chiusi Musumeci avrebbe potuto «usare lo statuto speciale per chiedere la nomina a commissario e i relativi poteri straordinari, ma capisco bene che non voleva rompere con alcuni pezzi della maggioranza».

Un punto rispetto al quale a replicare è Bonanno, che ricorda invece come Musumeci nei giorni della Diciotti abbia parlato di «fratelli migranti»: insomma, secondo il giovane di Diventerà Bellissima il tema in quel caso non sarebbero stati i delicati equilibri nella maggioranza, ma proprio una linea voluta e tenuta dal governatore. «L’integrazione per noi – aggiunge Bonanno – è un valore non negoziabile. Certo, c’è un problema che va affrontato, preferibilmente intervenendo direttamente in Africa. Ma non possiamo permetterci di guardare a queste persone dimenticando che siano persone».

E mentre Alberto Di Benedetto (Fratelli d’Italia) si dice convinto che «l’Europa dovrebbe mettere in campo un blocco navale al largo delle coste libiche» per fermare le tratte in mare, è da Forza Italia, invece, che diversi giovani dicono che quella di Salvini è una linea troppo dura. «Certo – ammette Valeria Sapienza (Forza Italia) – è chiaro che questo fenomeno aveva bisogno di un freno, soprattutto guardando alla condizione in cui eravamo fino a qualche mese fa. Berlusconi aveva agito sulle coste libiche, ma lasciarli in mare no». La sfuriata di Gianfranco Micciché che dà dello stronzo a Matteo Salvini? «Ho pensato che il presidente dell’Assemblea – ammette Antonio Montemagno (Fi) – avrebbe dovuto usare altri toni, ma è stato giusto, con la vita della gente non si scherza. La vicenda della Diciotti doveva essere gestita diversamente».

Insomma, se sul presente i pareri sono spesso discordi, guardando al prossimo futuro, a cominciare dall’appuntamento elettorale delle Europee nessuno, al momento, si dice preoccupato dalla cosa blula lista a cui Diventerà Bellissima sta lavorando insieme alla Lega. Secondo Francesco Vozza «c’è sicuramente un dialogo interessante tra le due forze politiche, speriamo che questo ragionamento porti i suoi frutti in sede di elezione». Neanche da Forza Italia si dicono preoccupati: «Abbiamo il nostro elettorato, nessuno problema davanti a un patto elettorale Lega-Musumeci».

Su un tema i ragazzi del centrodestra sembrano concordi: il ricambio generazionale, «che deve essere reale – dice Teresa Leto (Fi) – non soltanto a parole». Insomma, gli spazi sono pochi e quasi sempre occupati dai soliti noti. Anche se c’è chi ammette di non essere un «estremista della rottamazione» e di preferire il merito all’anagrafe. «Gli spazi ci sono – conclude Dario Moscato, coordinatore regionale dei giovani forzisti – quando c’è gente preparata e brava che li va a conquistare. E le ultime Amministrative ne sono un valido esempio, coi tanti giovani amministratori locali eletti in Sicilia».

Una pilota, Rosa d’Agostino, 45 anni, sorella del deputato regionale di Sicilia Futura Nicola d’Agostin è morta nel pomeriggio in un incidente aereo durante la fase di decollo nell’Aviosuperficie di Fiumefreddo di Sicilia nel catanese.  L’ultraleggero ha avuto un’avaria ed è precipitato in un vallone lì vicino. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Giarre e i vigili del fuoco e gli operatori del 118 per recuperare il corpo della donna.
   

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, Eugenio Fiorentino, ha archiviato l’inchiesta sull’agguato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Il 18 maggio del 2016 i criminali bloccarono l’automobile blindata di Antoci piazzando delle grosse pietre lungo la strada che da Cesarò conduce a San Fratello. E spararono alcuni colpi di arma da fuoco colpendo la vettura. Dietro l’auto di Antoci ha viaggiato un’altra automobile con a bordo il dirigente del commissariato di Sant’Agata di Militello, Daniele Manganaro, che sparò alcuni colpi di pistola costringendo alla fuga i banditi e salvando la vita ad Antoci. Nell’ambito dell’ inchiesta sono state indagate 14 persone. Antoci, tra l’altro, introdusse nel Parco dei Nebrodi un protocollo di legalità per l’assegnazione degli affitti dei terreni.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, conferma che il piano regionale dei rifiuti sarà pronto entro dicembre, e aggiunge: “E’ un impegno che il mio governo ha assunto con i siciliani. Al nostro insediamento abbiamo trovato una situazione allarmante e stiamo lavorando per rimediare. La vera rivoluzione riguarda il ciclo dei rifiuti che rimarrà territoriale: la spazzatura morirà laddove è nata, ovvero nella stessa provincia. In Sicilia ogni provincia ha problemi differenti che la Regione deve affrontare e risolvere. Ma se la Regione è essa stessa un problema, come fa a gestire altri problemi? Al nostro insediamento, abbiamo trovato solo macerie. La Regione, ad esempio, non ha un sistema informatico, paga 40 milioni di fitti passivi quando interi edifici di proprietà restano vuoti. E questo è solo la punta dell’iceberg. In nove mesi, stiamo rimettendo in piedi l’ente Regione, con progetti concreti che riguardano i comuni costieri, le scuole, le imprese. Stiamo intervenendo con le ruspe per rimuovere le macerie, stiamo gettando le basi, solide, per ricostruire. E i primi risultati cominciano a vedersi: in questi mesi la sanità ha raggiunto la sufficienza, e non succedeva da anni, abbiamo investito sui giovani e, con le start up, abbiamo superato il Piemonte”.

Intervista all’assessore regionale all’istruzione, Roberto Lagalla, in vista della riapertura delle scuole. E sulle Università ammette: «Stiamo mettendo in campo nuove risorse per eliminare la figura dello studente idoneo alla borsa di studio ma non assegnatario»

Lagalla

Scuola, università, disabili, vaccini. Tanti i temi all’ordine del giorno in vista del primo giorno di scuola per gli studenti siciliani, mentre dall’assessorato regionale all’Istruzione si lavora in vista del primo suono della campanella. Ne abbiamo parlato con l’assessore Roberto Lagalla che annuncia: «Già nel secondo quadrimestre potrebbe partire il tempo prolungato in alcune scuole siciliane». 

Sull’edilizia scolastica il governo regionale ha cominciato a mettere in atto alcune misure, ma la strada sembra tutta in salita, a partire dal dato secondo cui 7 plessi scolastici su 10 non hanno l’agibilità.
«Resta da fare certamente tanto, sia sul piano formale che su quello sostanziale. Da una parte, infatti, bisogna lavorare perché i Comuni definiscano i percorsi di certificazione necessari a garantire la formale idoneità delle scuole. Sul piano sostanziale è in corso il programma di riqualificazione dei plessi scolastici che si svilupperà nel triennio 2018/2020. Ci sono oltre 250 milioni di euro immediatamente disponibili, per i quali abbiamo già inviato la documentazione al Ministero. Adesso siamo in attesa che dal Miur venga stilata la graduatoria degli interventi, per sapere a quali effettivamente verrà data priorità nell’Isola».

A breve le campanelle delle scuole torneranno a suonare, ma resta aperta la questione legata ai costi per il servizio di trasporto a disposizione degli studenti che devono spostarsi da un Comune all’altro.
«Anche in questo caso lo stanziamento è ancora insufficiente, ma intanto è ripreso. Abbiamo messo a disposizione 8 milioni di euro come sostegno ai Comuni che devono offrire il servizio. È il primo anno in cui vengono liberate risorse dopo molto tempo. È ancora poco, ma segna comunque un’inversione di tendenza».

Proprio qualche giorno fa l’Anffas denunciava che non si hanno ancora notizie circa l’assistenza scolastica agli studenti disabili. Tema che tecnicamente investe l’assessorato alle Politiche Sociali, ma che riguarda anche gli uffici guidati da lei.
«Sì, il fondo è gestito dall’assessorato alla Famiglia e alle Politiche Sociali, che redige un piano regionale, la cui erogazione finale spetta poi alle ex Province. Ammetto che in questa direzione ci sono dei ritardi che non stiamo sottovalutando. Non è un caso che nella legge di riforma sul diritto allo studio abbiamo previsto una cabina di regia regionale dedicata proprio all’assistenza degli studenti con diversa abilità».

A proposito, prevedete tempi celeri per l’approvazione della riforma?
«A questo punto i tempi sono tutti ad appannaggio del calendario dell’Assemblea. Abbiamo approvato il ddl in giunta e mi auguro che alla ripresa dei lavori dell’Ars si possa dare priorità a questa riforma».

Ad ogni inizio di anno scolastico in Sicilia si torna a parlare di tempo pieno nelle scuole. Ci sono presidi, è il caso di quello della Livio Tempesta a San Cristoforo ma non solo, che da anni chiedono il tempo prolungato per i loro ragazzi. Ci sono novità all’orizzonte?
«Stiamo lavorando a un progetto sperimentale col Miur e speriamo di sottoscrivere un protocollo d’intesa entro ottobre, con l’obiettivo di far partire una prima sperimentazione già a inizio del secondo quadrimestre di questo anno scolastico».

Può anticipare qualcosa?
«Siamo in fase di interlocuzione col Ministero. Stiamo ragionando sul doppio filone della disponibilità delle strutture e delle risorse economiche che saranno messe a disposizione, tanto dalla Regione quanto dal Miur».

Per quanto riguarda invece l’insegnamento del dialetto siciliano?
«È al lavoro una commissione presieduta dal professor Giovanni Ruffino. Entro ottobre la commissione elaborerà una proposta che non riguarda soltanto il dialetto, ma una proposta culturale per valorizzazione l’identità siciliana nelle nostre scuole».

Il prossimo 10 settembre scadranno i termini per presentare le richieste di borse di studio negli Atenei siciliani. Riuscirete ad eliminare la figura dell’idoneo non assegnatario?
«L’obiettivo è quello, stiamo lavorando per cercare di dare copertura a tutte le istanze. Si pensi che in Sicilia si sono toccati picchi anche del 35 per cento di assegnazione di borse rispetto alle domande ritenute idonee, quest’anno puntiamo a circa il 95 per cento».

Vaccini. Torna l’obbligo per le famiglie, ma resta il caos di chi ha presentato le autocertificazioni. Serve un controllo sui controllori?
«I dirigenti scolastici sono autonomi e responsabili rispetto a questo adempimento. Non credo che ci sia bisogno di controllare i controllori, che hanno la responsabilità sia personale che professionale delle certificazioni che hanno accettato».

Fonte/meridionews.it/

PozzalloMilazzoCataniaPalermoPantelleriaPanareaMessinaAugusta, ma soprattutto Lampedusa. Sono i luoghi della Sicilia i protagonisti della maggior parte delle immagini di Solo in cartolina, il progetto di un gruppo di designer, copywriter e creativi partito dalla frase pronunciata dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini lo scorso 29 giugno: «Le navi delle Ong non vedranno più l’Italia, la vedranno solo in cartolina» per commenta un accordo raggiunto al vertice europeo sui migranti. E, invece, a ricevere tutta una particolare corrispondenza estiva del Mediterraneo, con tanto di saluti personalizzati, sarà proprio il leader della Lega. 

E sono oltre trecento le cartoline arrivate per un progetto nato «da noi amici che chiacchieriamo di quella dichiarazione di Salvini seduti al tavolo di un bar – racconta a MeridioNews Nicole Romanelli che, insieme a Verdiana FestaPietroGregorini e Michela Locati, è una delle promotrici dell’iniziativa – “Ma pensa, che bello sarebbe inviare davvero a Salvini delle cartoline”, ci siamo detti». Nel giro di un fine settimana quella chiacchierata si è già trasformata in un progetto autofinanziato: c’è un sito, il logo è un salvagente come finto timbro postale, e c’è l’invito a colleghi illustratori, ma non solo, a partecipare a partire dal 10 luglio. «All’inizio temevamo restasse una cosa bellissima ma irrealizzabile e, invece – dice Nicole – all’appello di mandare dei saluti in cartolina al ministro dalle spiagge è nata una campagna molto spontanea, quasi di pancia eppure ragionata».

L’obiettivo era fare dell’arte uno strumento in grado di prendere posizione, di schierarsi e di dimostrare sostegno a chi salve vite umane in mare. Alcune delle post-card, infatti, sono anche composte in collaborazione con le Ong Proactiva Open ArmsMedici senza frontiere Refugees Welcome. «Le uniche che abbiamo escluso, comunicandolo sempre ai mittenti – precisa Nicole – sono quelle che avevano come soggetto Aylan (il bambino siriano di tre anni morto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, ndr) perché è stata eccessivamente strumentalizzata». 

Un contest online ha selezionato le dieci cartoline più votate, che sono state stampate, su carta riciclata da una cooperativa sociale, nel formato standard in mille copie ciascuna, per un totale di diecimila, che saranno consegnate al numero 1 di piazza del Viminale a Roma. «Perché – ammette Nicole – spedirle tutte avrebbe avuto dei costi che una campagna nata e rimasta senza fondi, se non quelli per cui ci siamo autotassati, non si sarebbe potuta permettere». Delle dieci illustrazioni finaliste stampate, due hanno come soggetto Lampedusa. «Che pacchia!», recita quella in cui si può vedere una ragazza sdraiata su un materassino in un mare da cui spuntano molte braccia di persone di colore che stanno annegando. «Lampedusa. La perla nera del mediterraneo», è la frase della cartolina ispirata a quelle che si mandavano dalle località turistiche negli anni ’20-’30. 

È di Alberto Casagrande Ilaria Cairoli. Milanese lei, veronese di adozione meneghina lui. «Non potevamo non scegliere il luogo che, per anni, è stato il simbolo degli sbarchi ma anche dell’accoglienza», spiega la ragazza. L’immagine mostra una bagnante statuaria che si sta per tuffare da un pattino in un mare in cui ci sono diversi uomini di colore, dentro salvagente di un arancione fosforescente, che cercano di non annegare. «Frutto della mia ricerca iconografica messa poi in pratica dal grafico Alberto – spiega la giovane – la cartolina vuole rappresentare un tema marino estivo con elementi di disturbo che rimandassero immediatamente alla questione delle migrazioni e delle morti in mare». C’è dietro l’idea che il mar Mediterraneo, da quando è diventato un cimitero di migranti, non sia più soltanto mare.

L’appuntamento con Solo in cartolina, adesso, è per il 30 settembre a Roma in piazza del Pantheon «dove abbiamo organizzato un evento per scrivere un messaggio a chiunque voglia farlo». Una volta firmate, le cartoline saranno imbucate in un’enorme cassetta della posta tradizionale, da consegnare poi alla segreteria del Viminale il 1 ottobre. «Stiamo provando a essere ricevuti dal ministro Salvini, ma ci rendiamo conto che non sarà facile». 

Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anticorruzione che contiene una serie di misure, come il Daspo per i corrotti e l’impiego dell’agente sotto copertura. Il ddl anticorruzione è uno dei provvedimenti “particolarmente significativi e qualificanti delle iniziative di governo. E’ un provvedimento che si inquadra nell’ambito delle riforme strutturali che servono al Paese”, ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il cdm.  Con questo provvedimento, ha detto Conte, il governo punta “restituire al nostro Paese competitività. L’Italia ha risorse culturali, economiche e sociali: bisogna cercare di realizzare le condizioni perchè queste potenzialità si sviluppino”. 

“Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione (e 8 nuovi reati sono stati inseriti) non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica amministrazione. Per condanne fino a due anni, il Daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il Daspo è a vita, scritto nero su bianco. Il mio messaggio è che da ora in poi non se la cava più nessuno”, ha confermato Bonafede durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. L’agente sotto copertura – ha confermato – “era nel contratto di governo. Ora sarà utilizzabile dall’autorità giudiziaria anche nei reati di corruzione contro la Pa”.

Una revoca del daspo dagli appalti potrà essere concessa in caso di riabilitazionema solo passati 12 anni dall’espiazione della pena. Un periodo di tempo a cui vanno aggiunti i tre anni previsti per ottenere la riabilitazione. E’ quello che prevede – a quanto si apprende – una delle principali modifiche introdotte nel ddl anticorruzione approvato dal Cdm. Se il soggetto è recidivo, i tempi aumentano, perché in quel caso servono 10 anni per chiedere la riabilitazione.

LA CONFERENZA STAMPA

“Con questa legge – ha detto Bonafede – dimostriamo che il governo vuole fare tesoro di quanto accaduto negli anni passati e varare legge anticorruzione all’avanguardia, che ci mette come Paese leader in questo campo. Non lasceremo scampo, non ci sarà margine di alcun tipo per il fenomeno della corruzione. Da ora in poi chi sbaglia paga, é certo”. “Chiamiamo questa legge – ha sottolineato – ‘spazza corrotti’ perché dopo tanti anni di battaglia in nome della legalità , della giustizia e dell’onesta portare in cdm un ddl che porta una vera rivoluzione nella lotta alla corruzione è motivo di orgoglio e commozione. Si apre una prospettiva di onestà per il Paese e ci permette di andare a testa alta nel mondo”.

“I pentiti nella corruzione – ha detto inoltre il Guardasigilli – è un altro punto della legge. Il patto tra corrotto e corruttore finora era molto solido, difficile per i magistrati intercettarlo, nessuno dei due poteva denunciare l’altro perché rischiava pene per corruzione. D’ora in poi chi corrompe non avrà certezza che il pubblico ufficiale corrotto non andrà a denunciare”. 

“Entro la fine dell’anno ci sarà la nostra proposta sulla prescrizione. E’ una riforma da studiare con attenzione”, ha detto ancora il ministro della Giustizia.

“E’ una giornata importantissima – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio – è approvato il disegno di legge anticorruzione voluto dal ministro Bonafede e da tutto il governo. E’ un cambio culturale per l’Italia. Quello che ci deve preoccupare di più é la percezione della corruzione, che forse non è possibile misurare, cioé come i cittadini percepiscono lo Stato, come uno dei più corrotti dell’Ue perché per anni disonesti cambiati furbi e onesti si sentivano fessi. Oggi diciamo agli onesti che lo Stato é dalla loro parte e iniziamo a stabilire un pò di giustizia sociale per chi paga le tasse tutti i giorni”. “Per quanto mi riguarda la lotta alla corruzione – ha puntualizzato – farà risparmiare miliardi di euro allo stato che potremo utilizzare per le imprese e per le persone senza lavoro, per la scuola, la sanità e i servizi pubblici”. 

Matteo Salvini non era presente al Cdm di approvazione del provvedimento.

 

Accolto il ricorso della procura. I legali del Carroccio potrebbero ora ricorrere in Cassazione

Gli avvocati della Lega Robeto Zingari (S) e Giovanni Ponti (D) all’uscita del palazzo di Giustizia di Genova dopo l’udienza al Tribunale del Riesame che si riservato una decisione sul sequestro dei fondi elttorali. 05 settembre 2018 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO

Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della procura sul sequestro dei fondi della Lega in relazione alla truffa ai danni dello stato, stimata in 49 milioni, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti. Al momento i fondi sequestrati ammontano a circa 3 milioni e ora nelle casse del partito ci sono poco più di 5 milioni.

I difensori della Lega potrebbero ora impugnare la decisione e ricorrere ancora in Cassazione. Era stata proprio la Cassazione ad aprile a rinviare al Riesame il caso dopo aver accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati. I difensori del Carroccio avevano presentato una consulenza “per dimostrare che i soldi che la Lega ha in cassa ora sono contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi. Sono somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico”. Il procuratore Francesco Cozzi aveva annunciato che nel caso in cui il Riesame accogliesse la decisione della Cassazione avrebbe chiesto l’immediato sequestro dei fondi.

Per il Riesame “siccome la Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti non può ora invocarsi l’estraneità del soggetto politico rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale”. Lo scrivono i giudici del Riesame nelle motivazioni con cui hanno dato il via libera ai sequestri dei soldi presenti e futuri nelle casse del Caroccio.

“Non solo non esiste alcuna norma che stabilisca ipotesi di immunità per i reati commessi dai dirigenti dei partiti politici, ma anzi – scrivono ancora i giudici del tribunale del Riesame – esiste una precisa disposizione di legge che impone la confisca addirittura come obbligatoria nel caso in esame”. 

Dopo il sì al sequestro dei fondi della Lega espresso dal tribunale del Riesame dopo che la Cassazione aveva accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare somme al Carroccio oltre a quelle già prelevate,scatta l’iter per attuare il sequestro. La Procura dovrà rivolgersi al tribunale per avere il provvedimento con il quale procedere effettivamente al prelievo. I soldi verranno poi “congelati” nel Fug, il fondo unico della giustizia, in attesa che la sentenza di condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito diventi definitiva. Nel frattempo, però, la Lega può fare ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento del provvedimento.

Salvini, sono tranquillo italiani con noi  – “E’ una vicenda del passato, sono tranquillo, gli avvocati faranno le loro scelte: se vogliono toglierci tutto facciano pure, gli italiani sono con noi”, ha detto il ministro degli interni e leader della Lega Matteo Salvini commentando la sentenza del Riesame.

Conte, ora attività partito sarà difficile – “Ne prendo atto ma non commento, da avvocato lo avrei fatto. E prendo atto che ora per un partito politico sarà difficile svolgere attività politica”, ha detto Conte. Rispondendo a chi gli chiede se ci saranno ripercussioni sul governo dopo la sentenza, il premier ha detto: “Direi di no”.

Di Maio, nessuna ricaduta su governo – Sul caso dei fondi della Lega “la sentenza fornisce ai magistrati tutti gli strumenti per reperire i fondi, come ho sempre detto, i fatti di cui viene accusata la Lega risalgono ai tempi di Bossi”. Così il vicepremier Luigi Di Maio che a chi gli chiede se la questione imbarazzi il M5S risponde “no, i fatti riguardano il periodo antecedente alla gestione Salvini della Lega”. Avrà ricadute sulla vita del governo? “Da parte nostra no. Sappiamo benissimo che c’è una sentenza, le sentenze si rispettano e si va avanti”.

L’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro

Totò Cuffaro torna all’Assemblea regionale siciliana. Lo farà come relatore del convegno “Oltre le sbarre. Uno sguardo ai diritti e alle tutele dei figli dei detenuti”, organizzato dal deputato regionale dell’Udc, Vincenzo Figuccia. Nella passata legislatura l’allora presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, negò all’ex governatore, che ha scontato in carcere una condanna definitiva per favoreggiamento alla mafia, di partecipare a un convegno sempre sul tema delle carceri nel luglio di due anni fa; il caso sollevò polemiche. L’appuntamento è in programma il 13 settembre alle 11.30, nella sala intitolata a Piersanti Mattarella, l’ex presidente della Regione assassinato dalla mafia il 6 gennaio del 1980.