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L’ ANCI Sicilia ha incontrato,  stamattina,  a Palazzo delle Aquile, i vertici della direzione regionale di Poste Italiane s.p.a. per  analizzare le criticità emerse a seguito  dell’emergenza Covid che hanno creato notevoli disagi, rispetto alla normale funzionalità degli uffici, in alcuni comuni siciliani.

Il confronto si è svolto in un clima di  collaborazione e si è convenuto di definire un ulteriore incontro nelle prossime settimane.

Oggetto  dell’incontro sono stati le modalità e i tempi per  la riattivazione del servizio postale  con le stesse modalità pre-covid.

“Nel corso dell’incontro di questa mattina – hanno dichiarato Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale dell’ANCI Sicilia –  è emersa la disponibilità  dei rappresentanti di Poste Italiane a tenere nella massima considerazione  le esigenze manifestate  da alcuni sindaci durante l’emergenza sanitaria”.

“Abbiamo sottolineato come la presenza di Poste Italiane sul territorio rappresenti un elemento fondamentale  per la tenuta di una comunità – continua il presidente Orlando – e come il rapporto con gli amministratori, in particolare con quelli dei piccoli comuni, debba essere costante e rappresentare il canale privilegiato nel rapporto con i cittadini”.

Secondo Poste Italiane si è trattato di disagi e chiusure momentanee che non prefigurano certamente alcuna cessazione del servizio ed i Sindaci sono già stati rassicurati sul fatto che le soluzioni adottate non rivestono carattere definitivo. L’azienda ha assicurato che prenderà, al più presto, in considerazione le esigenze dei Comuni  attraverso  un’analisi e un monitoraggio della situazione in atto per rilevare i bisogni espressi dai sindaci e per  ottimizzare il servizio.

Il “DL Semplificazione” è l’ennesima beffa nei confronti dei Vigili del fuoco e della cittadinanza. Chiediamo l’intervento delle Prefetture

I Vigili del fuoco che aderiscono all’USB vigili del fuoco Sicilia parteciperanno alla protesta nazionale del 22 luglio, che si materializzerà a Roma con un presidio sotto Montecitorio. A Catania si svolgerà un presidio parallelo dinnanzi la Sede Centrale del Comando provinciale Vvf di Catania, in via Cesare Beccaria.
Ci teniamo a far conoscere ai cittadini che fine fanno i loro soldi. L’ultima finanziaria, dove il governo ha messo 165 milioni di euro, a decorrere dal 2022, per le retribuzioni dei Vigili del fuoco, sostenendo che tali risorse sarebbero state utilizzate per valorizzare in particolare i Vigili del fuoco, proprio noi, “gli angeli della gente”, che portiamo soccorso alla popolazione e che per questo siamo amati…
Invece, la realta’, cari concittadini contribuenti , e’ ben diversa!
Nel “DL Semplificazioni”, infatti il governo nazionale ha diviso queste somme in maniera a dir poco raccapricciante, destinando piu’ di 6 milioni di euro per i dirigenti del Corpo (poco piu’ di 700), regalando una elemosina, alias 13 euro lordi, ai Vigili piu’ giovani ( fino al 4° di servizio), appostando molti milioni sugli accessori (retribuzione incerta, se lavori la prendi, se stai male o ti infortuni, come sempre, sono problemi del lavoratore), e un altro pacco di milioni, per il lavoro straordinario, col tentativo mal celato di trasformarci in altro.  Come OO.SS. chiediamo al signor Prefetto di sollecitare:
•Le assunzioni dei precari e idonei al concorso pubblico
• La riclassificacazione delle sedi ( Paternò, Caltagirone, Riposto, Acireale, Adrano, Roccalumera, Messina Sud, Palagonia, piazza Armerina, Ustica, Marsala, Lentini, Priolo Gargallo, porto di gela ed apertura nuove sedi  ) come già sollecitato dai sindaci. Inoltre, è ormai fondamentale aumentare l’organico del Nucleo sommozzatori di Catania a 4 turni, con l’aumento di 14 unità mancati
•Le nostre spettanze relative all’oasi del SIMETO, 2018-19 e Boschive 2019.

Le problematiche, sono davvero tante, e abbiamo già avuto modo più volte di esporre le nostre criticità di settore al signor Prefetto, a cui chiediamo un suo  intervento per sensibilizzare chi di competenza dovrebbe  avere contezza della problematica esposta.
il Coordinatore regionale USB VVF – Sicilia

“Mi sono resa conto che questa visione e questa concezione verticistica è insanabilmente molto distante dai miei ideali politici e dalla mia storia politica e personale. Avevo scelto di aderire alla Lega perché convinta che il partito avesse scelto una linea davvero rispettosa dei territori, con una forte volontà di rappresentare le esigenze dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, coinvolgendo e valorizzando storie e culture politiche diverse. Purtroppo ho conosciuto, da militante e parlamentare, una realtà ben diversa all’interno della Lega in Sicilia, con la pressoché totale assenza di analisi, proposte e idee per affrontare i tanti problemi della Sicilia”. Adieu.

Con il più classico dei francesisimi la deputata regionale dell’ormai ex Lega Marianna Caronia ha lasciato il partito di Salvini che adesso all’interno dell’Ars si ritrova soltanto con i deputati Catalfamo e Ragusa oltre che all’assessore Samonà.

A dare la spinta finale alla sua decisione hanno influito molto le recenti dichiarazioni di Stefano Candiani, commissario regionale della Lega in Sicilia, relative alla abolizione delle preferenze alle regionali.

Per la Caronia le parole di Candiani “confermano una cultura e una visione non molto democratica della politica della Lega, rispetto alla quale in passato ho mostrato serissime perplessità. Tra l’altro – ha concluso Caronia – alle mie perplessità nessuno ha mai risposto nella eventualità di un chiarimento”.

 “Se il Presidente della Regione si duole davvero del funzionamento dei suoi uffici e si lamenta dell’efficienza della burocrazia, non si affida ad una dichiarazione di stampa, ma convoca i dirigenti e avvia gli eventuali provvedimenti disciplinari- afferma Salvo Fleres, portavoce di Unità Siciliana- Le Api –  In ogni altro caso si tratta solo di  fuffa, buona – forse-  per cercare facili consensi, mentre la gente marcisce in attesa di un documento o di una prenotazione in ospedale.

Gli uffici possono anche non brillare per efficienza, ma la responsabilità è sempre e solo politica.

Ai cittadini spetta il compito di segnalare i disservizi, mentre il Presidente della Regione non si può limitare a denunciarli, li deve eliminare applicando la legge. Solo un piccolo ripasso di galateo istituzionale, non è difficile”

“Le dichiarazioni di ieri di Musumeci contro i dipendenti della Regione Siciliana sono di inaudita gravità e ribadiamo l’intenzione di procedere per le vie legali a tutela dell’onorabilità di migliaia di onesti lavoratori, qualora ne ricorrano le condizioni. Rimaniamo però colpiti dal silenzio assordante dei partiti di maggioranza: cosa ne pensano i deputati regionali e gli assessori delle dichiarazioni del Governatore?

Tutti d’accordo nel definire fannulloni 13 mila dipendenti?”. Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal. “Le organizzazioni sindacali hanno sempre dimostrato disponibilità al dialogo – dicono Badagliacca e Lo Curto – sebbene il Governo sia in ritardo su molti fronti: il nuovo contratto dei dirigenti ancora non applicato, la riqualificazione rimasta lettera morta, i dispositivi di sicurezza che scarseggiano nonostante il pericolo Covid, la riforma della Pubblica amministrazione al palo. Troppo facile scaricare la colpa sui lavoratori, quando è chiaro che la responsabilità dei disservizi è di chi è al comando”.

“Le nuove esternazioni di Musumeci  sui dipendenti  regionali, secondo cui l’80 per cento si gratterebbe la pancia, sono gravissime e lesive dell’immagine, anche di coloro, e sono la maggioranza,  che portano a compimento, con diligenza ed impegno,  il proprio lavoro.  Noi per primi condanniamo senza nessuna attenuante i fannulloni, che vanno sanzionati come meritano e, se è il caso, messi alla porta, ma non si può sparare nel mucchio. Musumeci avvii precise indagini in tal senso e prenda provvedimenti nei confronti di chi è responsabile di comportamenti censurabili”.

Lo afferma il deputato M5S all’Ars, Giovanni Di Caro, in relazione alle ultime uscite del presidente della Regione. “Già nel 2018 – ricorda Di Caro – Musumeci  parlò di funzionari regionali che si comportano da criminali. A questa generica affermazione non ci risulta che sia seguita un’azione particolare da parte del presidente, né è mai arrivata risposta ad una mia interrogazione presentata all’Ars su questo tema.  I fannulloni vanno condannati senza se e senza ma, ma non è certo sparando nel mucchio che si risolvono i problemi, a meno che ciò non serva a creare alibi all’ormai cronaca improduttività di questo governo che sarà ricordato solo per la sua insipienza e improduttività”.

“Quando lorsignori di Anas e di Roma vogliono, le cose si fanno. Si doveva arrivare alla scommessa sulle mie dimissioni per smascherarli? Si doveva arrivare a tanto? A giudicare dagli ultimi annunci sul viadotto Imera, è proprio così. Quando Anas vuole, le opere si possono fare anche in Sicilia. Gli ultimi tre mesi hanno dimostrato che, anche da noi, i cantieri possono essere completati rispettando le previsioni. Serviva dunque una sfida su un’opera che languiva vergognosamente da cinque anni, praticamente ferma nell’ultimo anno, tra lo spreco di cinque milioni per una bretella che si è rivelata inutile, una serie infinita di ritardi e rinvii, e l’autostrada Palermo-Catania spezzata in due. Oggi, di fatto, cade la maschera di Anas”.

Interviene così l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone, a proposito degli ultimi annunci sulla ricostruzione del viadotto Imera, sull’autostrada Palermo-Catania.

“L’Anas – prosegue Falcone – grazie anche a complicità politiche precise, ha tenuto per decenni la Sicilia in condizioni di sottosviluppo palese sulla viabilità in tutta l’Isola. Sono decine i cantieri sulla Palermo-Catania che si trascinano desolati, senza particolari progressi, da anni. Finalmente, negli ultimi tre mesi, si è dimostrato che i costanti moniti del Governo Musumeci sui ritmi dei cantieri e, soprattutto, sulle lavorazioni notturne possono portare a significativi risultati, se ascoltati.

C’è voluto, inoltre, l’avvio di una vertenza destinata a fare la storia e a diventare un precedente per le altre Regioni d’Italia, cioè la nostra richiesta di risarcimento danni all’Anas, nonché gli imponenti definanziamenti che abbiamo deciso, per costringere Anas a fare quei lavori che, invece, dovrebbero essere la normalità. È arrivato il momento – conclude l’assessore regionale alle Infrastrutture – che Anas riconosca l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti di un’intera Regione e chieda scusa”.

Altri quattro casi di Coronavirus in Sicilia. Stando al bollettino diramato dal ministero della Salute per il 18 luglio, oltre ai nuovi contagiati, un paziente è stato trasferito da casa in ospedale: 14 in tutto i pazienti positivi con sintomi, nessuno in terapia intensiva. Sono invece 148 i soggetti sott’osservazione in isolamento domiciliare. Resta a 283 il numero dei decessi. Sono 1.942 i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, 247.379 i totali.

Il bollettino di oggi conferma in Italia il trend in aumento con 249 nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore. Sono 14 i morti (ieri ne erano deceduti 11), le vittime salgono a 35.042. Male la Lombardia con 88 casi e il Lazio con 20. Situazione da monitorare anche in Emilia Romagna (+40 positivi) e Veneto (+34). Il totale dei casi arriva 244.216 (+ 249), gli attuali positivi sono 12.368 (-88).

“Arriva la Lega, tornano gli squallidi  giochetti di partito: le elezioni senza preferenze sono un abominio e uno schiaffo in faccia ai cittadini. Faremo di tutto perché ciò non accada in Sicilia”.

Lo affermano i deputati del M5S all’Ars in relazione alla proposta shock del segretario della Lega in Sicilia Candiani che propone di abolire le preferenze per le elezioni regionali nell’isola.

“Sarebbe – dicono i deputati 5 stelle –un ulteriore calcio alle legittime aspettative dei cittadini. Si darebbe il via ai soliti giochetti di partito, nel chiuso delle  segreterie, riducendo il ruolo dei cittadini a semplice notai che non possono che prendere atto di quanto deciso altrove e in base a criteri che quasi mai vanno nella stessa direzione degli interessi degli elettori”.

«Rimango stupito, ai limiti dello sconcerto, per l’iniziativa del senatore leghista Candiani, che propone per la Sicilia una formula elettorale che minerebbe le basi della democrazia in favore di una sorta di dittatura dei nominati». Così il deputato di Ora Sicilia, Totò Lentini, che commenta le dichiarazioni del commissario della Lega in Sicilia, Stefano Candiani, secondo cui bisognerebbe ragionare sull’eliminazione delle preferenze e giocoforza sulla modifica della legge elettorale attualmente in vigore su base regionale. «Un’idea anacronistica e fuori dal tempo, totalmente scollegata da un momento storico in cui, peraltro, anche su scala nazionale si va verso la reintroduzione del meccanismo delle preferenze: una rotta che verrà certamente intrapresa per abbattere storture e criticità di un sistema elettorale che gli italiani hanno detto senza mezzi termini di non volere, rivendicando il diritto di scegliere i propri rappresentanti all’interno dei palazzi istituzionali. Dunque, mentre il paese guarda avanti – prosegue Lentini – Candiani propone per la Sicilia una sorta di salto all’indietro che trasformerebbe l’organo legislativo più antico d’Europa in un parlamento di nominati, sbriciolando le fondamenta della sovranità popolare per assecondare il principio secondo cui i cittadini siciliani dovrebbero rinunciare ad una concreta partecipazione nel processo di selezione della classe politica, sottomettendosi a forme di leadership chiuse e oligarchiche. Ci sono decine di sondaggi dai quali emerge inequivocabilmente la netta propensione degli italiani per le preferenze. Per il sottoscritto e per i miei colleghi Luigi Genovese, Luisa Lantieri e Daniela Ternullo, non ci sono altre vie. Ecco perché Ora Sicilia, sempre nel rispetto della libertà di espressione di ognuno, ritiene inopportuna la proposta del senatore Candiani. Se dovesse mai concretizzarsi – conclude il deputato – sarebbe un attacco al voto popolare che produrrebbe solo un ulteriore scollamento tra le istituzioni e il territorio, rafforzando l’astensionismo e la distanza tra i cittadini e la politica. Noi ci opporremo senza mezzi termini».