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Non sarà più necessario che i pazienti residenti in Sicilia, in cura fuori dalla Sicilia, portino con sé la documentazione sanitaria in formato cartaceo. Infatti, in caso di un intervento in circostanze di emergenza il personale medico potrà ottenere in formato digitale tutte le informazioni sullo stato clinico del paziente. La Regione Siciliana ha introdotto il Fascicolo sanitario elettronico, un archivio digitale che ricostruisce la storia clinica del paziente, con un orizzonte temporale che copre l’intero arco della sua vita e semplifica la comunicazione tra medico e assistiti. L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, commenta: “Iniziamo così ad avviare un progetto che era rimasto allo studio per anni, e a dare corso concretamente al cronoprogramma delle iniziative per la salute annunciate in Agenda Digitale. Si tratta di un nuovo e più completo sistema di gestione delle informazioni cliniche e contiamo, con l’aiuto dei cittadini che potranno prestare liberamente il consenso per la raccolta dei loro dati, di raggiungere entro 24 mesi il 50% di fascicoli sanitari attivati, per circa 2 milioni e mezzo di residenti in Sicilia”.

Sono stati oltre 1.500 i dipendenti del Comune di Palermo e aziende partecipate direttamente impegnati prima, durante e dopo la visita del Papa, soprattutto quelli della Polizia municipale (circa 600 unità), della Rap (rifiuti), della Protezione civile, del Coime. A questi si aggiungono quelli che hanno lavorato in sinergia con la Curia, la Prefettura e la Questura e quelli dell’area del verde che ora interverranno per il ripristino del prato al Foro Italico. «A questi lavoratori va un grande ringraziamento da parte di tutti noi. La città ha dato prova di grande sensibilità e maturità – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – certamente espressioni anche del grande affetto per Papa Francesco».

Sono state 350 le vetture rimosse. A dar manforte ai vigili anche 30 poliziotti municipali arrivati da altre città: dieci da Caltanissetta, nove dalla provincia di Palermo (Contessa Entellina, Corleone, Gangi, Montelepre, Trabia), sette dalla provincia di Messina (Caprileone, Floresta, Militello Rosmarino) e quattro da Sciacca. Ha dato un apporto anche l’Anvup, l’associazione dei vigili palermitani in pensione, con 15 presenze. Gli interventi preliminari hanno portato a rimuovere circa 100 cassonetti dei rifiuti, 60 contenitori stradali per la raccolta differenziata (carta, vetro e plastica), 20 contenitori per abiti usati, 600 cestini gettacarte (in alcuni casi sostituiti i cestelli con sacchi trasparenti come misura di sicurezza) nell’area coinvolta dalle manifestazioni.

Stamattina uomini e mezzi in campo per la ricollocazione dei cassonetti rimossi con relativa pulizia delle postazioni (già concluse le attività in centro, in itinere zona Brancaccio), svuotamento cestini, ritiro rifiuti abbandonati su strada anche con l’ausilio di pala meccanica per le discariche di rifiuti. Per il riposizionamento dei cestini gettacarte e delle campane della differenziata si presume di ultimare la loro ricollocazione entro quattro giorni. Soltanto nell’area coinvolta dalle manifestazioni sono stati segnalati e rimossi 300 ingombranti, bonificate diverse discariche tra cui via Tiro a Segno, via Lettighe, via Antonio Ugo e via Mignosi. 

La sete di posti letto nelle residenze universitarie siciliane potrebbe trovare un’importante fonte d’acqua nei prossimi anni. La commissione paritetica del ministero dell’Istruzione ha infatti da poco chiuso i lavori su un importante bando rivolto agli atenei e agli Ersu per l’acquisto, la ristrutturazione e l’efficientamento energetico di immobili destinati a residenze universitarie. La buona notizia è che nell’elenco di 80 progetti giudicati idonei, sette sono siciliani: due dell’Ersu Palermo, uno ciascuno per l’Ersu Messina ed Ersu Catania, uno ciascuno dell’università di Catania e Messina, e uno della Kore di Enna. La cattiva notizia è che, sulla base dei finanziamenti concretamente destinati al bando, cioè circa 133 milioni inseriti nell’ultima Finanzaria targata governo Gentiloni, solo uno riceverà a breve termine i fondi per iniziare i lavori. Si tratta del progetto dell’Ersu Palermo per l’efficientamento del Santi Romano, già residenza in viale delle Scienze. Il Miur contribuirà con 1,2 milioni e complessivamente l’intervento ha un valore di circa 2,5 milioni. Alla fine dei lavori gli universitari palermitani potanno contare su 120 posti letto in aggiunta agli attuali 732.

Il progetto dell’Ersu Palermo è l’unico che ha ottenuto un punteggio sufficiente per rientrare tra i 32 già finanziabili. Eppure a tutti gli enti siciliani che hanno partecipato al bando sarebbe bastato poco per migliorare la propria posizione in graduatoria. Stando a fonti ministeriali, ad esempio, la Regione siciliana è stata tra le poche, se non l’unica, a dare la valutazione di «coerente» e non «molto coerente» a tutti i progetti degli enti isolani. Un dettaglio non da poco. 

Il Miur, infatti, tra i criteri di assegnazione del punteggio inserisce anche il giudizio che dà la Regione di competenza al progetto, in relazione alla complessiva necessità di posti letto e alla strategia che si sta portando avanti per colmare eventuali mancanze. Facciamo un esempio: se un progetto fosse stato giudicato inutile alla luce delle strutture già esistenti o perché già coperto da altri finanziamenti, il giudizio sarebbe dovuto essere negativo. Ma, vista la storica penuria di posti letto nelle residenze siciliane, tutti i progetti presentati sarebbero di vitale importanza per le università dell’isola. Eppure da parte dell’assessorato alla Formazione, allora guidato da Bruno Marziano, non è arrivata la valutazione «molto coerente», che avrebbe assegnato dieci punti in più ai progetti, ma semplicemente «coerente», che ha invece attribuito solo cinque punti, penalizzando gli enti siciliani nella graduatoria nazionale. Il progetto dell’Ersu di Palermo sul Santi Romano avrebbe, ad esempio, scalato ben 16 posizioni. 

Così le università e gli Ersu di Palermo, Messina, Catania ed Enna dovrannoaspetttare le decisioni del nuovo governo nazionale per sapere se i loro progetti, risultati idonei, saranno finanziati. Il precedente governo aveva assegnato al bando 323 milioni di euro, ma ha garantito una copertura in Finanziaria di 133 milioni. Sta adesso all’asse Lega-M5s decidere se rifinanziarlo o destinare ad altro le risorse. 

Nella graduatoria nazionale compaiono, al 49esimo posto, l’acquisto di un immobile da parte dell’Ersu Messina per 115 nuovi posti letto (cofinanziamento del Miur di 2 milioni, valore complessivo dell’intervento 4 milioni); al 56esimo torna l’Ersu Palermo con il progetto di ristrutturazione del palazzo storico Marchesi che garantirebbe 43 posti (cofinanziamento 2,9 milioni, valore totale circa sei); al 71esimo posto il progetto dell’Ersu Catania di ristrutturazione di un immobile all’interno della Cittadella universitaria per 59 posti (2,4 milioni di cofinanziamento ministeriale, e circa cinque il progetto totale); al 75esimo la ristrutturazione di un immobile con 87 posti letto da parte dell’università di Catania (cofinanziamento di 4,3 milioni, per un totale di poco più di otto); al 79esimo postoil mega progetto da 206 posti dell’università di Messina comprendente sia una ristrutturazione che nuove costruzioni (cofinanziamento da 12,8 milioni); infine all’80esimo posto, ultimo nella graduatoria nazionale, la costruzione di una nuova residenza da parte della Kore di Enna, 234 posti per un cofinanziamento da 8 milioni.

In attesa dei nuovi finanziamenti ministeriali, a Catania e Messina qualcosa potrebbe cambiare già con l’annno accademico 2019/2020. Nel capoluogo etneo, dopo un lungo contenzioso, l’Ersu ha sbloccato la vicenda dell’Hotel Costa, 300 posti letto. È stata chiusa una transazione con la proprietà che attende ora il via libera da parte della Regione: quattro milioni di euro, attualmente congelati, andrebbero all’Ersu che si impegna a garantire un affitto da 800mila euro all’anno per sei anni. A Messina, invece, entro il 2018 dovrebbero finire i lavori alla storica casa dello studente di via Cesare Battisti (una cinquantina di posti letto), mentre nella zona del Policlinico sono iniziati i lavori (durata prevista due anni) per la realizzazione di altri 42 posti letto.

Due ore di riunione ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Un incontro al quale hanno preso parte anche Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti e che fonti di Forza Italia definiscono un “incontro positivo” anche se ambienti del centrodestra precisano che nessuna decisione è stata presa. Che il leader della Lega avesse deciso che la ‘visita’ al Cavaliere dovesse rimanere in ambito privato è ormai noto tanto che i dossier più caldi come la decisione sulla presidenza della Rai e le alleanze per le elezioni amministrative sono state rinviate ad un successivo incontro.

Raccontano che ormai FI non avrebbe problemi a dare i suoi voti a Foa, ma Berlusconi prima di dare il suo via libera ufficiale attende che il Carroccio chiarisca la sua posizione non solo in termini di alleanze per le amministrative, ma anche riguardo alcuni punti ora all’esame del governo come la flat tax o il famoso tetto per la pubblicità in tv ormai cavallo di battaglia del movimento cinque stelle. Nulla di deciso, insomma, ma tutto rinviato ad un nuovo incontro programmato per la prossima settimana nel quale si dovrebbe sbloccare ufficialmente sia su Viale Mazzini sia sui candidati per le elezioni amministrative. Ad invocare l’avvio di un tavolo del centrodestra era stata anche la leader di Fdi Giorgia Meloni. Quello di stasera, si ribadisce negli stessi ambienti, è stato insomma un primo giro di tavolo, “un’infarinatura di tutti i temi” sui quali però non è stata presa ancora nessuna decisione.

E se è vero che gli azzurri hanno incassato il sì del leader della Lega a considerare il centrodestra “una condizione necessaria”, dall’altra parte chi è vicino al vicepremier ci tiene a ribadire che per la Lega i piani restano distinti: da un lato il governo con i cinque stelle con cui Salvini ha l’obiettivo di arrivare fino alla fine dalla legislatura e dall’altro la coalizione di centrodestra con la quale andare avanti in vista delle elezioni regionali. Due realtà che il segretario della Lega tiene ben distinte. E per capire se la coalizione riuscirà a trovare un’intesa bisognerà dunque aspettare il prossimo incontro al quale prenderà parte anche Giorgia Meloni.

Silvio Berlusconi (Forza Italia) e Matteo Salvini (Lega) in occasione dell’appello finale al voto dei leader di Forza Italia, Lega, Fdl e Noi con L’Italia, Roma, 1 marzo 2018. ANSA/FABIO FRUSTACI

Sono le 21 quando Salife entra nella villa comunale dove sono stati allestiti degli stand in occasione della visita di Francesco. In tre lo aggrediscono e gli rubano il cellulare. «Altre volte insulti e furti ai migranti ma tutto passa nell’indifferenza», dicono dallo Sprar

 

Sono passate poche ore da quando il papa ha lasciato Piazza Armerina. Sono le 21 e Salife, 23 anni, attraversa la villa comunale Garibaldi. Ha ancora nella mente e nel cuore la giornata trascorsa. È musulmano, ma è voluto andare lo stesso ad ascoltare le parole di pace di Francesco. Sta chiacchierando al cellulare, manca poco per raggiungere i suoi amici, anche loro ospiti dello Sprar cittadino, quando in tre gli si parano davanti. Sono giovani come lui, ventenni. «Uno mi ha afferrato e mi ha spinto a terra, poi sono arrivati gli altri due e tutti insieme mi hanno preso a pugni e a calci», ha raccontato ai poliziotti del locale commissariato e agli operatori dello Sprar. Colpi in viso, alla testa, alla pancia. 

I tre gli rubano soldi e cellulare e scappano via. Sono da poco passate le 21, l’aggressione è avvenuta in una parte buia della villa comunale. A qualche decina di metri la gente affolla ancora gli stand preparati in occasione della visita di papa Francesco. Nessuno vede la violenza. Ma Salife, ancora sanguinante, attraversa la villa, passa tra gli stand senza che qualcuno lo avvicini per prestargli aiuto. Cammina a fatica per mezza città fino a raggiungere il commissariato di polizia, dove sporge denuncia. Al pronto soccorso la prognosi è di dieci giorni: ha due denti rotti, le labbra spaccate, tumefazioni sul volto e sul corpo, forti dolori all’addome ma fortunatamente nessuna frattura. 

È tutto talmente paradossale, è stata una giornata bellissima, chiuderla con un gesto del genere ci fa moto riflettere e ci addolora – commenta Samanta Barresi,coordinatrice dello Sprar – in questa città c’è una componente giovanile, che soffre la disoccupazione e il degrado culturale, che se la prende con i migranti». A Piazza Armerina negli ultimi mesi si sono registrati numerosi episodi contro gli ospiti del centro di accoglienza. «Furti, insulti, aggressioni verbali solo perché vanno in giro vestiti puliti e hanno un cellulare. Molti – continua Barresi – pensano che siccome sono neri non dovrebbero averlo. Noi abbiamo sempre denunciato, maogni episodio passa nell’indifferenza generale e senza identificare i responsabili».

Stavolta potrebbe essere diverso. In queste ore, Salife e gli altri ospiti dello Sprar vengono sentiti in commissariato perché, anche sulla base di alcuni precedenti, potrebbero essere in grado di riconoscere almeno uno degli aggressori. Il timore tra i migranti e gli operatori del centro di accoglienza è che ci sia una gang di giovani che abbia scelto di prendere di mira gli stranieri. 

Salife è arrivato a Piazza Armerina da un anno e mezzo. Chi lo conosce lo descrive come un ragazzo pacato e mingherlino. Fa il sarto e partecipa a un progetto di lavoro a Villarosa, dove, con altri migranti, realizza capi di abbigliamento e accessori etnici da vendere in una rete di negozi in Sicilia. «Ieri – racconta la coordinatrice Barresi – nonostante loro fossero musulmani, hanno voluto partecipare all’incontro con papa Francesco, hanno urlato il suo nome, perché si sentono parte della comunità cristiana che li accoglie». 

«Eppure – aggiunge il presidente della cooperativa Agostino Sella – al di là delle istituzioni ecclesiastiche e di qualche associazione, quelli che vanno in chiesa non ci sono vicini. Queste continue aggressioni sono legate al clima che si vive in Italia e che peggiora sempre, ci sono alcune istituzioni e una parte della società civile che magari non possono dirlo, ma che condividono gesti come quello di ieri sera. Noi oggi siamo una minoranza, ma continueremo a combattere giorno dopo giorno».

Papa Francesco ha pranzato nella sala mensa della missione “Speranza e carità”, a Palermo, con il missionario laico Biagio Conte e padre Pino e assieme a 160 persone radunate attorno ai tavoli: poveri, migranti, ex detenuti, volontari. A fianco al Papa era seduto un disabile. Il menu prevedeva fettine di pane con l’olio, olive condite, formaggio a tocchetti, caponata, poi insalata di riso, tabulè, per secondo petto di pollo panato alla siciliana, insalata mista, sorbetto di limone, pasticcini e cannolicchi Gli uomini dell’Anps (Associazione nazionale polizia di Stato) hanno consegnato alle persone in attesa del Pontefice un cappellino bianco con l’immagine del Papa e la scritta “Mi fermo a casa tua” realizzati dalla Missione.
   

Nella missione Speranza e carità fondata da Biagio Conte

Porta al Nord il meglio del Sud», è il messaggio, sopra all’immagine di una bella ragazza, apparso negli ultimi giorni sui cartelloni pubblicitari della nuova compagnia di autobus delle Ferrovie

«Porta al Nord il meglio del Sud». Questa lo slogan, accompagnato da una bella e sorridente ragazza mora, che campeggia sul cartellone pubblicitario di Bus Italia Fast, la nuova compagnia del gruppo Ferrovie dello Stato che ha deciso di investire anche sulla gomma. Un messaggio che non è piaciuto a tanti, sia per il riferimento all’emigrazione dei giovani meridionali verso le Regioni del Nord, sia per quello alla bellezza femminile, «il meglio» da esportare. 

Tra i critici c’è anche il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. «Un messaggio infelice – commenta – che si basa sui soliti stereotipi che vogliono il Sud come un luogo dal quale si deve fuggire. È vero che in Sicilia abbiamo ereditato una situazione disastrosa, ma è anche vero che stiamo lavorando affinché possa diventare una Regione normale, dalla quale non ci sarà più bisogno di emigrare per necessità. Ma solo per scelta». 

Musumeci invia quindi la sua personale rivistazione del messaggio pubblicitario, comprensiva di foto.  «Sono convinto – dice – che proseguendo così BusItalia sarà costretta a cambiare il proprio slogan da Porta al Nord il meglio del Sud in Riportiamo al Sud il meglio del Sud, ma anche del Nord».

All’Assemblea Regionale, in Commissione territorio e ambiente, si è svolto un confronto sulle precarietà viarie incombenti nell’Agrigentino. In particolare ci si è soffermati sulle prospettive del viadotto Morandi. Già nel corso di un incontro istituzionale al Comune di Agrigento è stato deciso di procedere al recupero conservativo del viadotto Morandi. E in Commissione all’Ars tale scelta è stata confermata ed ulteriormente spiegata. In proposito la presidente della Commissione, Giusi Savarino, afferma: “Il Ponte Morandi di Agrigento sarà rimesso in sesto attraverso una ristrutturazione finanziata in parte dall’Anas e in parte dalla Regione siciliana. Abbattere i viadotti e ricostruirli sarebbe un’operazione costosissima e nociva per le aree circostanti. Un progetto prevede che siano stanziati 9 milioni dalla Regione e 30 milioni circa dall’Anas. E’ più logico che il ponte sia salvato piuttosto che ricostruito, per via dei rischi ambientali e archeologici che se ne avrebbero se venisse abbattuto. La Regione sta valutando anche la possibilità di finanziare altre opere di viabilità complementare, ma occorrono tempi più lunghi”.

I carabinieri del Nas, in occasione dei controlli per la visita del Santo Padre a Palermo, hanno sequestrato 30.888 bottiglie di acqua minerale. Tutte le confezioni erano stoccate, insieme a materiale ferroso in disuso, in un’area esterna a cielo aperto, su pedane in legno avvolte da cellophane, scoperte e in cattivo stato di conservazione, poiché esposte ai raggi solari diretti senza alcun riparo dalla luce e dagli altri agenti atmosferici, ad una temperatura ambientale di circa 30 gradi. Le bottiglie sono state acquistate in vista delle manifestazioni di domani a Palermo per essere vendute ai fedeli dalla titolare di una rivendita di acque minerali e bibite. La donna è stata denunciata per avere conservato ai fini della commercializzazione, alimenti in cattivo stato di conservazione.

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Non è un caso che dalla Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, Totò Cuffaro abbia parlato di pregiudizio e speranza, due concetti ricorrenti nel suo intervento. Non credo che sia un caso perché le parole sono importanti, con le parole si fanno le leggi, si giudica, si crea il pregiudizio». Non ha dubbi Donatella Corleo, storica esponente del Partito Radicale in Sicilia, che della battaglia per i diritti civili nelle carceri siciliane ha fatto il suo percorso di militanza politica, al fianco di Marco Pannella prima, di Rita Bernardini dopo. «Sono venuta ad ascoltare Cuffaro – ammette a margine del contestato convegno sulla genitorialità oltre le sbarre – in veste di osservatrice e ascoltatrice, invogliata proprio dagli attacchi giustizialisti a Cuffaro che, non dimentichiamo, il suo debito con la giustizia lo ha pagato».

Insomma, estinta la pena, non può restare il marchio a fuoco di Caino.
«No, non deve. E mi ha colpito che molti dei relatori abbiano parlato di speranza. Proprio insieme all’associazione Nessuno Tocchi Caino noi del Partito Radicale abbiamo promosso il docufilm Spes Contra Spem, che già dal titolo vuole andare nella stessa direzione, laica, cattolica, ispirata a Gandhi, di quel cambiamento che ciascuno di noi può incarnare. E che può, appunto, dare speranza. In quel docufilm gli attori sono tutti ergastolani ostativi. Persino a loro abbiamo voluto infondere il sentimento di speranza».

Che in quel caso, onestamente, è più difficile da sostenere.
«Vede, fuori, all’esterno, non si tiene in considerazione che anche il peggiore criminale viene cambiato dal carcere, perché è lì che si fa un percorso e che, come ha detto Cuffaro, si ridefinisce la propria scala di valori».

Dunque lei pensa che Cuffaro faccia bene a usare la sua popolarità per accendere i riflettori sui diritti civili oltre le sbarre.
«Cuffaro, comunque la si pensi, è un personaggio di dominio pubblico, a cui va assolutamente riconosciuto il merito di spendersi per questa causa. E le ripeto, mi ha molto colpita nel suo intervento questo racconto di come proprio in carcere abbia ridefinito la sua scala di valori. Certo, bisogna dire che Totò Cuffaro è un uomo sorretto da una grande fede».

E si torna a quel concetto di speranza di cui parlava prima.
«Il ricorso alla parola speranza è tipico di una certa spiritualità e ricorre spesso nel mondo cattolico. Eppura la prima persona che mi ha avvicinata alla parola speranza, e credo che anche lei facesse riferimento alla frase attribuita a San Paolo, è stata Rita Borsellino».

Niente di più distante da Salvatore Cuffaro.
«Credo che questa grande fede fosse l’unica cosa che li accomunava. Io l’ho incontrata nel 2006, durante un dibattito pubblico con Pannella. Alla fine mi presentai, non ricordo cosa le dissi. Lei mi guardò coi suoi occhi buoni e mi disse che non dovevo mai perdere la speranza. Io non credo di essermi presentata a lei come una disperata. Certo, ognuno di noi ha il proprio doloroso vissuto, ma non credo che fossi disperata, almeno non in quell’occasione. Eppure lei mi disse che non dovevo perdere la speranza».

Era il 2006 e lei incontrò Rita Borsellino, che proprio quell’anno sfidava alla presidenza della Regione Totò Cuffaro.
«Io nel 2006 ho fatto convintamente campagna elettorale per Rita Borsellino, contro Cuffaro, non sono mai stata una Cuffariana. Io con Cuffaro condivido l’iscrizione al Partito Radicale, che lui fa da diversi anni, e la battaglia per i diritti civili nelle carceri».

Cosa ha contribuito all’avvicinamento di Cuffaro al Partito Radicale?
«Uno dei pochi deputati che giravano le carceri era Marco Pannella, che non andava a Rebibbia per trovare Cuffaro, ma trovava anche lui. Poi essendoci questo rapporto dialettico, si è instaurato tra i due un legame di stima. E oggi io sono orgogliosa di avere un compagno di partito come Totò Cuffaro. Secondo me è un debito di riconoscenza per le battaglie di Marco Pannella. Credo che abbiano passato diversi Capodanni insieme, dietro le sbarre. Marco iniziava sempre così l’anno nuovo».

Certo, in tempi di codici etici qualcuno potrebbe storcere il naso per una tessera di partito nel portafogli di Cuffaro.
«Ma quale codice etico? Il nostro è un partito che non si presenta nemmeno alle elezioni, almeno non nel modo tradizionalmente inteso, è un partito transnazionale e transpartitico e poi chiunque può iscriversi al Partito Radicale. Noi non parliamo di eticità dello Stato, parliamo di temi sensibili che riguardano la società. Il partito radicale è quello che fai, non ci può essere un codice etico, ma non perché siamo degli immorali pervertiti, c’è una morale molto più forte, che va ben oltre un foglio di carta con qualche regola scritta sopra».

Cuffaro ha raccontato di un condannato a 26 anni di carcere che si è suicidato a pochi mesi dal ritorno dalla libertà. Emblematico, non trova?
«Il carcere ti svuota. Nel caso delle pene lunghissime lo svuotamento è ancora più evidente, ma anche pochi anni ti cambiano. E questo avviene perché i detenuti non vengono seguiti, perché nessuno si è accorto che quella persona non la andava a trovare nessuno. Dietro le sbarre, purtroppo, dall’ergastolano al ladro di mele, diventano dei numeri, perdono la loro identità e il loro nome, non c’è cura per la persona».