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Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, è intervenuto al mattino di oggi in conferenza stampa a seguito del maxi sequestro a fine di confisca a carico di Mario Ciancio. Zuccaro, tra l’altro, ha affermato: “Mario Ciancio Sanfilippo ha imposto la linea editoriale della testata giornalistica con più lettori in Sicilia Orientale improntata alla finalità di mantenere nell’ombra i rapporti tra la famiglia mafiosa e le imprese direttamente o per interposta persona controllate dalla medesima. Il giudice ha accertato la pericolosità sociale qualificata da parte di Mario Ciancio Sanfilippo fondata sulla verifica del fatto che vi é stato un apporto costante e di rilievo nei confronti di Cosa nostra”.

L’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, presieduto da Giulio Francese, interviene nel merito del caso “Ciancio”, e afferma: “La decisione del Tribunale di Catania, che su richiesta della Direzione distrettuale antimafia ha emesso un decreto di sequestro e confisca di beni per 150 milioni nei confronti dell’editore e direttore del quotidiano La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo, viene seguita con la massima attenzione da parte dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Il provvedimento riguarda l’intero gruppo editoriale che fa capo a Ciancio Sanfilippo e in particolare il quotidiano La Sicilia, la maggioranza delle quote della Gazzetta del Mezzogiorno e due emittenti televisive regionali, Antenna Sicilia e Telecolor, che ora saranno gestite da commissari giudiziari. Esprimiamo massima fiducia nel lavoro della magistratura e, nella speranza che si riesca a fare chiarezza nel più breve tempo, auspichiamo che sia fatto tutto il possibile per garantire la piena attività delle testate, la cui gestione è stata affidata a commissari giudiziari, senza contraccolpi sul piano occupazionale. In questo momento così difficile, l’Ordine del Giornalisti di Sicilia è vicino ai colleghi delle testate coinvolte dal provvedimento e ai tanti collaboratori che giornalmente garantiscono il loro contributo di professionalità. E nel ribadire il proprio sostegno a tutti i giornalisti, li invita ad andare avanti con l’impegno e la serietà di sempre”.

In Italia più dell’80% degli immobili abusivi è ancora in piedi perché le ordinanze di demolizione non sono mai state eseguite. Il dato emerge dal dossier di Legambiente “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni nei comuni italiani” presentato questa mattina a Palermo. La ricerca è stata realizzata sulla base dei dati forniti da 1.804 Comuni italiani (il 22,6% del totale), con una analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio. Secondo Legambiente risultano essere stati abbattuti 14.018 immobili rispetto ai 71.450 colpiti complessivamente da ordinanze di demolizione negli ultimi 15 anni (il 19,6% del totale).

“Bloccati molti progetti con investimenti per centinaia mln”

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, durante un forum all’Ansa, Roma, 20 marzo 2018. ANSA / ETTORE FERRARI

”Più che facilitare gli investimenti nelle aree degradate del Paese, si sono congelati anche quelli già finanziati”. Lo dice il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, commentando la definitiva conversione in legge del ‘decreto milleproroghe’ che rinvia la copertura finanziaria per la riqualificazione di 120 periferie in Italia. ”Una decisione – continua il governatore – che in Sicilia blocca molti progetti (nei Comuni capoluogo e nelle Città metropolitane) che avrebbero portato investimenti per diverse centinaia di milioni di euro. Una scelta sbagliata perché penalizza, ancora di più, le aree già svantaggiate come la Sicilia: e a subirne gli effetti saranno i più deboli”.

La Cosedil ha in corso un contenzioso con il Cas a cui chiede 200 milioni per portare l’appalto fino a Modica. Al vaglio una possibile transazione, meno onerosa, per sbloccare lo stallo. «Dispiace che in Sicilia manchi una società per grandi opere», dice Falcone

 

La politica si nutre di annunci. Ma quando si parla della costruenda autostrada da Siracusa a Gela, agli annunci non crede più nessuno. L’ultima data di un’ipotetica fine lavori l’ha comunicata tre giorni fa l’assessore Marco Falconeall’Assemblea regionale siciliana: luglio 2020 per portare l’infrastruttura fino a Modica. Un termine spostato sempre più avanti: non più a marzo 2019, come era da programma e come impone la Commissione europea per non riprendersi i 48 milioni di euro di cofinanziamento; non più nemmeno a febbraio 2020, come aveva messo nero su bianco la Regione siciliana lo scorso marzo. E anche questa nuova scadenza è subordinata a innumerevoli «se». 

C’è da riconoscere al nuovo assessore alle Infrastrutture Falcone, che ha ereditato lo stallo, che le sta provando tutte per far ripartire i cantieri da un lato e salvare il cofinanziamento europeo dall’altro. E la strada scelta è stata quella di non risolvere il contratto con il consorzio di imprese (Condotte più Cosedil) che si è aggiudicato l’appalto da 284 milioni per i lotti 6-7-8, da Rosolini a Modica, nonostante le inadempienze fin qui registrate. «Se lo avessimo fatto – spiegano dall’assessorato ai Trasporti – si sarebbe dovuta iniziare un’attenta rendicontazione dei lavori svolti, per poi valutare l’eventuale disponibilità a proseguire da parte delle ditte arrivate seconde e terze alla gara. Ma abbiamo il sentore che da parte di queste società non ci sia grande interesse e poi, soprattutto, la gara fu assegnata con la modalità dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Questo significa che chi fosse subentrato, avrebbe rimodulato l’appalto, con tempi lunghissimi». Stesso destino, secondo i tecnici delle Infrastrutture, se si fosse ricominciato tutto da capo con una nuova gara. 

Ecco quindi che la soluzione migliore è sembrata quella di sedersi al tavolo con Condotte e Cosedil. La prima, terzo gruppo italiano nel settore delle costruzioni con oltre un miliardo di fatturato e cinquemila dipendenti, è stata commissariata dal governo nazionale dopo una richiesta di concordato preventivo caduta nel vuoto. Sulla sua sorte pesano due miliardi di debiti e l’inchiesta giudiziaria di Messina (sulle presunte tangenti proprio per l’aggiudicazione dell’appalto della Siracusa-Gela). Mercoledì Falcone è volato a Roma per sedersi al tavolo con i commissari di Condotte (mandataria dell’appalto col 70 per cento) e con i vertici di Cosedil (mandante con il 30 per cento). E hanno messo nero su bianco quello che era stato annunciato alcuni mesi fa: Condotte esce formalmente dall’appalto e cede il ramo d’azienda a Cosedil che si è detta disponibile a proseguire i lavori. Ma solo a determinate condizioni. 

Cosedil ha infatti aperto col Consorzio autostrade siciliano un contenzioso da 200 milioni di euro. Si tratta, a detta della società, dei costi lievitati dall’inizio dei lavori a oggi. Una somma che sarebbe figlia di variazione dei prezzi, ordini di servizio aggiunti in corso d’opera e così via, e che il Cas non intende riconoscere. Al tavolo romano si è però fatta avanti la concreta possibilità di un accordo sulla base di una transazione di circa 22 milioni di euro che il consorzio verserebbe a Cosedil. Con questo scenario, la società avrebbe garantito il proseguimento dei lavori. Spetterà adesso a una commissione formata da tecnici dal dipartimento Infrastrutture e guidata dal dirigente Salvo Lizzio quantificare esattamente il valore della transazione. Operazione che dovrebbe richiedere circa un mese di tempo. 

Una medaglia ha sempre il proprio risvolto. E se per la giunta Musumeci la crescita media della differenziata è un risultato concreto – seppure ancora lontano dagli obiettivi fissati dalla legge -, a pesare in negativo continuano a essere le performance delle grandi città. La conferma arriva dall’ultimo aggiornamento fornito dall’Ufficio speciale per la raccolta differenziata, che ieri sera ha pubblicato i nuovi dati riguardanti il mese di luglio. A caricarli sulla piattaforma messa a disposizione dal dipartimento regionale ai Rifiuti sono gli stessi funzionari dei 390 Comuni siciliani. Per il momento ad avere risposto all’appello sono stati due enti locali su tre, con la differenziata che è salita al 36,3 per cento. Un incremento di oltre cinque punti rispetto a giugno, che rappresenta la crescita più evidente registrata dall’inizio del 2018. A gennaio, infatti, la differenziata si era fermata al 24,6 per cento. 

Ma come detto, se nel complesso la situazione fa ben sperare, a destare preoccupazione restano le grandi realtà urbane, ovvero i luoghi in cui si producono più rifiuti. Qui la differenziata continua ad arrancare, segnando percentuali decisamente basse. Il problema era stato già nei mesi scorsi al centro della polemica a distanza tra Musumeci e i sindaci delle città metropolitane, in merito al diktat – poi rivisto con tanto di concessione di proroga – sul raggiungimento del 30 per cento entro luglio, pena l’obbligo di inviare le eccedenze all’estero e addirittura il rischio, poi cancellato da un pronunciamento del Tar, di decadenza dal ruolo di primo cittadino. 

Con l’autunno alle porte, il quadro generale pare non essere cambiato di molto. Perlomeno a Catania, dove tra giugno e luglio la differenziata è continuata a scendere, passando dal 7,5 al 7 per cento. Il risultato scadente conferma come il debutto per la giunta guidata da Salvo Pogliese non sia stato dei più facili, complice anche le attese per l’espletamento della gara ponte, aggiudicata a metà agosto. Giudizio sospeso, invece, per Palermo Messina, che per il momento non hanno inviato le percentuali di luglio. Più tempestivi gli altri capoluoghi. Tra essi ad avere registrato la frenata più brusca è stato Trapani, dove la differenziata è crollata – così come in altri centri della provincia, anche a causa del temporaneo stop estivo dei conferimenti dell’umido – al 15,8 per cento. Pari a una flessione di oltre sette punti rispetto a giugno. Segno meno anche ad Agrigento, dove però il dato generale è comunque più che buono: 69,6 per cento (73,4 a giugno). Cresce, così come annunciato dal neosindaco Giuseppe Cassì poco dopo l’insediamento, la raccolta differenziata a Ragusa: 40,6 per cento, e più 13,4 in due mesi. Miglioramenti, infine, pure a CaltanissettaEnna Siracusa, che all’ultimo rilevamento toccano le soglie rispettivamente del 38,5, 36,9 e 24,2 per cento.

In attesa che la griglia dei dati venga completata e che la media regionale venga ufficializzata, per il governo Musumeci rimangono gli obiettivi di breve, medio e lungo termine: dalla redazione del piano regionale dei rifiuti, per il quale la Regione nei mesi scorsi ha indetto una procedura per selezionare gli esperti che dovranno lavorarci salvo poi annunciare proprio ieri la revoca dell’avviso, ai risultati delle manifestazioni di interesse sui privati interessati ad allestire impianti per il compostaggio, fino all’indizione delle gare per la realizzazione delle infranstrutture necessarie al trattamento della spazzatura siciliana. Poiché non va dimenticato che, a dispetto dei grafici in crescita, la Sicilia, nel campo dei rifiuti, resta ancora al centro di un’emergenza.

Intanto ieri l’assessore regionale Alberto Pierobon è tornato sulla necessità di creare le condizioni per una «corretta gestione della frazione umida». L’esponente della giunta Musumeci ha ssicurato il massimo impegno del governo regionale affinché gli impianti di compostaggio siano pronti il prima possibile. La questione di recente ha riguardato anche una polemica sorta dalle dichiarazioni di alcuni Comuni in merito all’impianto gestito da Sicilfert a Marsala. A rivolgersi al sito, che è stato costretto a chiudere le porte a diversi centri della provincia, è stato anche il Comune di Palermo, nonostante la presenza nella discarica di Bellolampo di celle adibiti al trattamento della frazione umida. «La linea del compost sarà attivata domani – ha detto Pierobon -. Ciò consentirà alla Rap di non conferire più a Marsala».

All’inizio della seduta, i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari hanno preso la parola per ricordare l’ex deputata morta lo scorso Ferragosto. L’assessore Cordaro: «Ha sempre preso le distanze dall’antimafia delle apparenze»

«Un patrimonio comune». L’Assemblea regionale siciliana ha iniziato oggi la seduta con un omaggio a Rita Borsellino. I rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari hanno voluto ricordare l’ex deputata e candidata alla presidenza della Regione morta lo scorso Ferragosto. Partendo dal Pd, con Giuseppe Lupo, fino a Claudio Fava, passando per la maggioranza di centrodestra, storicamente dall’altra parte della barricata nelle battaglie politiche di Borsellino. 

«Ha tenuto insieme rigore e mitezza, cosa rara. La mitezza non le fu di ostacolo a raccontare le cose esattamente come andavano raccontate», ricorda Fava che mette in fila una serie di parole «a cui Rita Borsellino ci ha insegnato a dare un nuovo significato». La parola memoria: «Non vissuta passivamente – continua Fava – come attesa, ma una scelta di militanza da ripetersi ogni giorno. E anche la parola legalità, che lei che sempre accompagnato alla pietas, grazie a uno sguardo non offuscato dal dolore e dalla rabbia, ma capace di trovare sempre i segni di umanità. Per questo Rita Borsellino non è di parte, ma è un patrimonio di quest’aula, dei siciliani e della nazione».

Concetto sostenuto anche da Forza Italia. «Per noi è un esempio da seguire per sobrietà, cultura, educazione e buoni comportamenti», ricorda il deputato Tommaso Calderone. «Rita Borsellino – afferma Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 stelle – è riuscita a farmi votare il Pd, nel 2006 infatti ho votato per lei e per il Partito democratico. Rita Borsellino va oltre i partiti, perché ti accendeva la voglia di essere siciliano. Io mi sono stancato di commemorare, quando se ne vanno hanno tutti parole di grande elogio, ma dobbiamo vivere nei loro insegnamenti, altrimenti domani ce ne saremo dimenticati». 

Infine, per conto del governo, è stato l’assessore Toto Cordaro a prendere la parola, ricordando «la presa di distanza di Rita Borsellino dall’antimafia delle apparenze. Quando i più si uniformavano, lei diceva di no».

Sono 22 i posti per svolgere il servizio civile in Sicilia messi a disposizione dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione impegnata in prima linea su tutto il territorio regionale nell’aiuto alle persone fragili ed emarginate.

MERCOLEDÌ 19 SETTEMBRE a Catania dalle 16:00 alle ore 18:00 in Via A. Righi 38/A si terrà un incontro di presentazione dei 2 progetti che prevedono l’impiego nell’area operativa della disabilità.

I candidati potranno presentare domanda entro il 28 settembre.

In base alle proprie attitudini ed aspirazioni, si potrà fare una esperienza formativa e di aiuto agli altri collaborando con case famiglia, cooperative sociali, comunità terapeutiche, o partecipando ad attività di sensibilizzazione e alla redazione di un giornale.

Le sedi di impiego sono dislocate nelle province di Catania, Trapani e Ragusa.

Il servizio civile è un’opportunità che viene offerta ai giovani tra i 18 e i 28 anni, dura 12 mesi, prevede 30 ore settimanali e un compenso di 433,80 euro al mese; non è possibile presentare candidature per più progetti.

«Il servizio civile è un’opportunità per uscire dai propri confini — spiega Giovanni Paolo Ramonda,Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII — per servire la patria in modo nonviolento. Questo significa mettersi al fianco delle persone più fragili, spesso emarginate, e cercare con loro di rimuovere le cause che producono la povertà».

«Dal riconoscimento dell’obiezione di coscienza nel dicembre del 1972 ad oggi — continua Ramonda — attraverso il Servizio Sostitutivo Civile prima ed il Servizio Civile Nazionale poi, la nostra Comunità ha incontrato oltre 6000 giovani ai quali ha offerto la possibilità di cogliere l’occasione per essere cittadini attivi, difendendo gli ultimi ed educando alla pace. Una grande palestra di vita».

Per informazioni è attivo il numero verde 800.913.596 e il numero Whatsapp 340 2241702

É possibile trovare i progetti ed i moduli per partecipare al bando sul sito www.odcpace.org

Non sarà più necessario che i pazienti residenti in Sicilia, in cura fuori dalla Sicilia, portino con sé la documentazione sanitaria in formato cartaceo. Infatti, in caso di un intervento in circostanze di emergenza il personale medico potrà ottenere in formato digitale tutte le informazioni sullo stato clinico del paziente. La Regione Siciliana ha introdotto il Fascicolo sanitario elettronico, un archivio digitale che ricostruisce la storia clinica del paziente, con un orizzonte temporale che copre l’intero arco della sua vita e semplifica la comunicazione tra medico e assistiti. L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, commenta: “Iniziamo così ad avviare un progetto che era rimasto allo studio per anni, e a dare corso concretamente al cronoprogramma delle iniziative per la salute annunciate in Agenda Digitale. Si tratta di un nuovo e più completo sistema di gestione delle informazioni cliniche e contiamo, con l’aiuto dei cittadini che potranno prestare liberamente il consenso per la raccolta dei loro dati, di raggiungere entro 24 mesi il 50% di fascicoli sanitari attivati, per circa 2 milioni e mezzo di residenti in Sicilia”.

Sono stati oltre 1.500 i dipendenti del Comune di Palermo e aziende partecipate direttamente impegnati prima, durante e dopo la visita del Papa, soprattutto quelli della Polizia municipale (circa 600 unità), della Rap (rifiuti), della Protezione civile, del Coime. A questi si aggiungono quelli che hanno lavorato in sinergia con la Curia, la Prefettura e la Questura e quelli dell’area del verde che ora interverranno per il ripristino del prato al Foro Italico. «A questi lavoratori va un grande ringraziamento da parte di tutti noi. La città ha dato prova di grande sensibilità e maturità – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – certamente espressioni anche del grande affetto per Papa Francesco».

Sono state 350 le vetture rimosse. A dar manforte ai vigili anche 30 poliziotti municipali arrivati da altre città: dieci da Caltanissetta, nove dalla provincia di Palermo (Contessa Entellina, Corleone, Gangi, Montelepre, Trabia), sette dalla provincia di Messina (Caprileone, Floresta, Militello Rosmarino) e quattro da Sciacca. Ha dato un apporto anche l’Anvup, l’associazione dei vigili palermitani in pensione, con 15 presenze. Gli interventi preliminari hanno portato a rimuovere circa 100 cassonetti dei rifiuti, 60 contenitori stradali per la raccolta differenziata (carta, vetro e plastica), 20 contenitori per abiti usati, 600 cestini gettacarte (in alcuni casi sostituiti i cestelli con sacchi trasparenti come misura di sicurezza) nell’area coinvolta dalle manifestazioni.

Stamattina uomini e mezzi in campo per la ricollocazione dei cassonetti rimossi con relativa pulizia delle postazioni (già concluse le attività in centro, in itinere zona Brancaccio), svuotamento cestini, ritiro rifiuti abbandonati su strada anche con l’ausilio di pala meccanica per le discariche di rifiuti. Per il riposizionamento dei cestini gettacarte e delle campane della differenziata si presume di ultimare la loro ricollocazione entro quattro giorni. Soltanto nell’area coinvolta dalle manifestazioni sono stati segnalati e rimossi 300 ingombranti, bonificate diverse discariche tra cui via Tiro a Segno, via Lettighe, via Antonio Ugo e via Mignosi.