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I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Palermo, nel corso di un servizio antidroga nel quartiere “Ballarò”, hanno arrestato per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, O G C, sono le iniziali del nome, 50 anni, palermitano. I militari hanno notato l’uomo entrare in via delle Pergole e insospettiti lo hanno raggiunto. Nel corso della perquisizione, anche nell’abitazione del 50enne, sono stati rivenuti, grazie ai cani antidroga, 650 grammi di marijuana, parzialmente divisa in dosi, oltre a 6500 euro in banconote da 20 e da 50 euro, due bilancini digitali e vario materiale utile al confezionamento dello stupefacente. L’arrestato, su disposizione della Procura, è ristretto ai domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

Elementi di continuità e di differenziazione tra vecchia e nuova formulazione dell’articolo 41 del D.Lgs. n. 148/2015 sono al centro dell’approfondimento del 12 aprile 2021 con cui la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro risponde ai quesiti più frequenti in materia di prepensionamento del contratto di espansione. Le FAQ riepilogano gli indirizzi interpretativi emersi nella tavola rotonda dello scorso venerdì 9 aprile, che ha visto gli esperti di Fondazione Studi confrontarsi con i dirigenti dell’Inps e rappresentanti di Confindustria a partire anche dalla disciplina operativa indicata dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale attraverso la circolare n. 48/2021.
Tra i punti affrontati dagli esperti, l’identificazione della platea di beneficiari, le modalità di verifica del requisito anagrafico e contributivo, gli elementi di supporto del datore di lavoro per il calcolo preventivo della spesa a carico dello Stato ma anche la strada per riepilogare i costi a carico dello stesso datore di lavoro per l’accesso al prepensionamento e le casistiche di imprese rientranti nel novero delle aziende destinatarie. Il documento analizza inoltre le principali differenze tra il prepensionamento previsto dall’isopensione e quello contemplato dal contratto di espansione.

Al via, nell’ospedale di Acireale, la terapia con anticorpi monoclonali contro Covid-19. La prima somministrazione è avvenuta ieri nel reparto di terapia semintensiva Covid, diretto da Giuseppe Rapisarda, a un paziente con Covid, le cui condizioni cliniche rientravano nei requisiti previsti per il trattamento.

L’uomo, di 62 anni, proveniente dalla Lombardia, è stato trovato positivo al tampone di controllo nellAeroporto di Catania. Ora è ospitato presso il Covid Hotel dell’Asp di Catania, coordinato dal Mario Raspagliesi. “Le sue condizioni cliniche – dice l’Asp catanese – sono state ritenute idonee per il trattamento con anticorpi monoclonali e grazie alla sinergia fra Ospedale acese e Covid Hotel, nel pomeriggio di ieri, è stato sottoposto a terapia.
Trascorso il periodo di osservazione, senza alcuna complicanza, è ritornato al Covid Hotel. Soddisfazione e apprezzamento sono espressi dalla Direzione strategica dell’Asp di Catania: «Un esempio concreto che rivela ancora una volta l’importanza del tracciamento e del lavoro sinergico fra Ospedale e Territorio.
Ringraziamo gli operatori per la professionalità e la capacità di fare squadra. Una rete assistenziale solida e moderna è garanzia di salute per i cittadini».

La politica, anzi la polemica politica faccia un passo indietro e lasci che le decisioni importanti per la vita delle persone siano assunte su basi puramente scientifiche e quindi con un parere vincolante del CTS. Questo per far sì che finisca un periodo dove alla incertezza dei numeri si accompagna l’incertezza di decisioni a volte di chiusura e a volte di apertura che da un lato non sembrano risolvere la crisi epidemiologica e dall’altro sembrano aggravare la crisi socio-economica.
La politica si occupi intanto di reperire e organizzare al meglio tutte le risorse economiche, logistiche e professionali per dare slancio alla campagna vaccinale e assicurare alle famiglie e alle imprese non soltanto rimborsi ai limiti dell’elemosina ma veri aiuti che diano serenità economica.

Dall’incontro avutosi ieri tra l’assessore all’Agricoltura Toni Scilla e i sindacati di categoria firmatari del contratto e cioè Flai Cgil-FFai Cisl- Uila Uil e Ugl con i rappresentanti nelle persone di Tonino Russo , Pierluigi Manca, Nino Marino , Giuseppe Messina e Franco Arena, sembra che si sia trovata la giusta quadratura per arrivare al mettere in atto la tanto attesa della riforma del settore Forestale.

Il progetto della Regione per la riforma forestale adesso c’è “nero su bianco” come dicono i rappresentanti e sarà messa in atto dopo il passaggio in Giunta. Fatti concreti che dovrebbero arrivare quanto prima e impegnare la platea  dei lavoratori ad ampio raggio – “Siamo utili in qualsiasi attività di prevenzione e gestione territoriale si possa mettere in campo – dice Antonio David operaio  e responsabile di Forestali News – Conosciamo i boschi e il modo di gestirlo per il bene comune, lavoratori abituati ad essere impegnati in qualsiasi settore , proprio perchè ognuno di noi ha un’esperienza personale da mettere al servizio del territorio,comuni e quant’altro”.

I sindacati al tavolo con l’Assessore Toni Scilla hanno ribadito l’intento di formare due soli contingenti cioè la fascia OTI ove transiteranno gli attuali lavoratori che svolgono 151 giorni lavorativi, e un altro contingente di 181 o 151 giornate cui transiteranno gli attuali lavoratori che svolgono 151 e 78 giornate l’anno. Una presenza più attiva sul territorio a libro paga della Regione ma che possono svolgere anche mansioni al di fuori del settore boschivo. Se ben si ricorda i confederali hanno avuto il consenso di  213 amministrazioni comunali per  l’impiego di tale forza lavoro nell’iniziativa di “Sveglia Regione” dello scorso anno, ove i sindaci hanno ribadito che l’utilizzo dei forestali nei loro comuni è un’ottimo impiego per far fronte alla carenza di operai nei loro organici.

I sindacati sono impegnati attualmente nel riconoscimento del decreto sostegno anche per il settore dell’agricoltura e delle pesca , settore rimasti ai margini di tale decisione del governo e le manifestazioni davanti le prefetture regionali saranno un invito a riconoscere anche alle categorie l’importanza di tale sostegno per altrettante famiglie che aspettano un aiuto economico in questo periodo di pandemia. La perdita di migliaia di giornate lavorative in agricoltura rimarcano l’introduzione del bonus per gli stagionali insieme alla sua compatibilità con il reddito di emergenza, in aggiunta al riconoscimento della cassa integrazione stabile nella pesca e, la garanzia per gli operai rurali nelle zone colpite da calamità naturale

E’ caos a pochi giorni dalla zona rossa dichiarata in città fino al prossimo 14 aprile.  Secondo il Comune, la Regione commetterebbe un primo errorcalcolando che i residenti a Palermo sono 647.422 ed invece sono 640.720.

Se si utilizzasse il dato corretto il rapporto fra popolazione e nuovi positivi salirebbe già a 243 nuovi casi settimanali per 100 mila abitanti. Ma sarebbe l’unica anomalia che rilevano al Palazzo di città.

Un aereo tedesco Junker Ju-88 è stato ritrovato dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, su segnalazione di un diving, a circa 1,5 miglia dalla costa nelle acque di Ognina-Siracusa.
Il velivolo, che si presenta molto frammentato, mostra diverse parti di alluminio sparse su un ampio areale, segno di un violento impatto o di un’esplosione in volo.

Tra gli elementi ritrovati un motore aeronautico Junker Jumo 211 ed un portello in alluminio con un oblò circolare d’ispezione in vetro del vano motore, caratteristica questa di un solo modello Junker. Questi elementi identificano con ragionevole certezza il relitto di un bimotore bombardiere multiruolo Junker Ju-88. Il relitto è stato individuato da Fabio Portella, titolare del Diving “Capo Murro” di Siracusa.

Questo ritrovamento – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – insieme a quello avvenuto tempo fa di un identico velivolo nelle acque antistanti capo S.Elia ad Augusta – assume un carattere particolarmente importante come testimonianza delle operazioni aeronavali dello sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky) che videro l’8a Armata Inglese e l’aviazione dell’Asse impegnate nell’area di Siracusa. Si tratta di testimonianze importanti, che contribuiscono a ricostruire gli scenari di cui la Sicilia fu protagonista durante la seconda guerra mondiale”.

Il rinvenimento dell’aereo militare – spiega Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare – mette in luce il profondo interesse della Regione per la ricerca sottomarina e al contempo evidenzia la grande collaborazione esistente con i diving, nella costante ricerca e tutela del nostro mare, che, in questo caso, ci offre un ulteriore tassello del mosaico della cultura, questa volta orientato a ricostruire gli scenari di una storia a noi più vicina”.

Lunga Riunione quella di ieri sera del Coordinamento Nazionale Infermieri (Fsi-Usae Cni) che aveva un nutrito programma di argomenti all’ordine del giorno. Ovviamente il tema caldo del giorno è stato rappresentato dai contenuti dell’art. 4 del Decreto Legge, n. 44 del 1 aprile 2021 “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici” con cui il legislatore ha introdotto l’obbligo di vaccinazione anti Covid-19 per “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie e parafarmacie e negli studi professionali”.

L’argomento è stato trattato sotto diversi punti di vista, da quello giuridico a quello sanitario, con una discussione che è stata assai articolata e a tratti accesa, in cui sono state individuate numerose lacune sia sul piano sanitario che su quello giuridico. Molti hanno sottolineato che un obbligo vaccinale dovrebbe estendere i propri effetti a tutti, cosa che invece il decreto non fa, e dovrebbe essere scritto in modo diverso. Il Governo, insomma, avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità fino in fondo anche per gli eventuali effetti dannosi del vaccino, abolendo l’obbligo del consenso, cosa che non ha alcuna intenzione di fare. Il Governo, invece, rendendosi conto di fare una forzatura, con la norma introdotta ha cercato di aggirare i vari problemi sia sotto il profilo giuridico che sanitario ed ha finito per scrivere una sorta di ricatto professionale per gli operatori sanitari. Insomma una brutta norma, giuridicamente e stilisticamente “sporca” che creerà un sacco di problemi e numerosi contenziosi. Un decreto che, in fase di conversione in legge, andrà modificato.

A tale proposito, la Federazione Fsi-Usae, che è tra quelle che hanno invitato i propri associati a vaccinarsi, ha già chiesto di essere ascoltata in sede parlamentare per chiedere una diversa formulazione dell’articolato. C’è stata una discreta discussione anche sulla delibera della Regione Veneto sulla formazione complementare degli Oss: le opinioni anche qui sono state articolate ma tutti hanno convenuto che i contenuti del provvedimento non sono una novità assoluta; infatti già nell’accordo tra Stato-Regioni del 2003 si attribuivano agli Oss alcuni compiti dell’infermiere senza che potesse paventarsi una sua sostituzione. “Ciò che dà fastidio e va stigmatizzato” – dichiara Calogero Coniglio Coordinatore Nazionale Cni “sono le intenzioni che emergono dalle premesse dell’atto e dalle dichiarazioni stampa che – al di là dei contenuti del provvedimento che non sono scandalosi – paventano una sostituzione degli infermieri con gli Oss nel settore sociosanitario privato. Sembrano un avvertimento velatamente minaccioso alla categoria che si potrebbe tradurre così: attenzione a non chiedere troppo perché altrimenti vi sostituiamo. Inaccettabile.” Gli fa eco Beatrice Mura, altra Coordinatrice Nazionale Cni: “il problema è che per colpa della classe medica – che ha fatto quadrato per garantirsi ampi spazi di manovra – è fallito ogni tentativo di applicare il comma 566 della vecchia legge di Stabilità 2015, che per i medici era una eresia. La norma infatti prevedeva che ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e Regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, fossero definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie per definire esattamente il perimetro delle attività sanitarie di ciascuna professione in rapporto a quelle riservate alle altre professioni sanitarie. Ancora una volta, quindi, il problema è la dignità professionale e l’autonomia operativa di ogni professionista ed i limiti e le responsabilità derivanti dalle proprie competenze professionali a fronte di organizzazioni aziendali che non vogliono tenere conto di tali norme, concedendosi ampie deroghe.”

Alla Riunione, che ha visto la partecipazione di oltre 90 Infermieri delegati dei Coordinamenti Territoriali, dove è stato trattato anche il documento Fnopi “Nuovi orizzonti del personale infermieristico criticità e proposte per la valorizzazione della professione” insieme con le proposte di politica sanitaria regionale e contrattuale per gli infermieri, è intervenuto anche il Segretario Generale della Federazione, Adamo Bonazzi che ha focalizzato il suo intervento sui nodi che ancora attanagliano le procedure per il rinnovo dei contratti delle pubbliche amministrazioni alla luce del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale soffermandosi sui problemi specifici della sanità che l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni sembra non voler sciogliere prima dell’apertura della stagione contrattuale P.A. 2019-2021. Nel piatto, infatti, c’è l’uscita dal comparto con il passaggio alla dirigenza (in una autonoma sezione della stessa area) delle professioni sanitarie, richiesta che il Segretario generale ha ribadito al tavolo interconfederale Aran, ma anche l’esiguità delle risorse per i comparti che sarebbero pari ad un 4,07% della massa delle retribuzioni con un aumento (del tutto teorico) che sarebbe corrispondente ai 107,00 euro medi mensili. Da questa somma però vanno sottratte alcune voci come l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento “perequativo” introdotto dal precedente contratto, i fondi per il trattamento accessorio delle Forze di polizia, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco, voci che si mangeranno il 25% degli aumenti (pari ad un 1,03% circa della massa stipendiale). Questo significa che per la sanità si tradurrà, al netto delle indennità previste dalla legge di bilancio, in una somma media di 72,00 euro lordi mensili.

“Da quanto tempo Palermo doveva essere zona rossa?  Probabilmente almeno da metà marzo,  il provvedimento più restrittivo per contrastare i contagi al galoppo però non arrivò e si optò per  una zona arancione che ha lasciato ugualmente pesanti  ferite sulla pelle dei commercianti, che ora si trovano a dover fronteggiare un lockdown  generalizzato che rischia di dargli la mazzata definitiva”.

Lo affermano il  capogruppo del M5S all’Ars, Giovanni Di Caro e i componenti della commissione Salute di Palazzo de Normanni, Francesco Cappello, Antonio De Luca, Salvatore Siragusa e Giorgio Pasqua,

“Se si fosse deciso allora per la zona rossa – concludono – probabilmente si sarebbe ora di fronte a ben altri numeri, con prospettive migliori davanti, e invece si torna al punto di partenza, con la differenza, però, che le imprese sono ormai alla canna del gas”.

Il comune di Palermo è stato dichiarato zona rossa con un’ordinanza del presidente della Regione siciliana Nello Musumeci dopo le richieste del sindaco e l’analisi degli ultimi dati sui positivi al covid. Secondo le cifre provvisorie, trasmesse dal commissario per l’emergenza a Palermo, il numero dei nuovi positivi nella settimana dal 30 marzo al 5 aprile è di 1763, cioè 275,2 per 100 mila abitanti.

 Ieri, con riferimento alla settimana dal 28 marzo al 3 aprile, era pari a 251,3.

Leoluca Orlando auspica che “tutti comprendano veramente e finalmente la gravità della ormai evidente incertezza e contraddittorietà di dati forniti in passato e di pressione sulla situazione e sulla tenuta ospedaliera che sta mettendo a rischio centinaia di vite” e ribadisce che “non è più rinviabile un tavolo di confronto urgentissimo perché il Governo nazionale e quello regionale valutino tutti i provvedimenti necessari a garantire il diritto alla salute ed aiuti veri alle famiglie e alle imprese”. Nell’ordinanza firmata da Musumeci “trovano applicazione nel comune di Palermo le disposizioni nazionali per le zone rosse”. Anche alle scuole si applicheranno le disposizioni nazionali quindi, l’ attività scolastica e didattica sarà in presenza solo fino alla prima media compresa. Per tutte le altre attività scolastiche è prevista la Dad.
Il governatore siciliano ha prorogato le misure per la “zona rossa” fino al 14 aprile anche nei comuni di Caltanissetta, Caltavuturo in provincia di Palermo, Palma di Montechiaro nell’Agrigentino e Scicli, in provincia di Ragusa.

(ANSA)