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La Guardia di Finanza, nell’ambito di un’inchiesta avviata a Rimini e poi estesa in altre regioni, compresa la Sicilia, ha scoperto una maxi frode legata alla concessione di fondi a favore di imprese e commercianti danneggiati dalla pandemia. Dei soldi si sarebbero impossessati professionisti, imprenditori e commercialisti non aventi diritto. Complessivamente sono 78 le persone indagate e 35 le misure cautelari. E’ di 440 milioni di euro l’importo complessivo dei fondi illecitamente percepiti attraverso la creazione e la commercializzazione di falsi crediti d’imposta. Effettuate anche decine di perquisizioni. Otto sono le persone ristrette in carcere e altre 4 ai domiciliari. Nei confronti di 20 imprenditori è stata disposta l’interdizione all’esercizio di impresa, e per 3 commercialisti l’interdizione all’esercizio della professione. Loro sarebbero stati parte di un’associazione con base a Rimini ma con ramificazioni in tutta Italia, responsabile di aver creato e commercializzato per un importo di 440 milioni i falsi crediti di imposta, ovvero lo strumento introdotto tra le misure previste dal governo con il decreto “Rilancio” del 2020 per aiutare le imprese e i commercianti in difficoltà. L’esecuzione delle misure è scattata oltre che in Emilia Romagna anche in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto. Sono stati sequestrati i falsi crediti d’imposta, beni e società per il reato di indebita percezione di erogazione a danno dello Stato. Tra gli indagati, 9 hanno presentato l’istanza per ottenere il reddito di cittadinanza.

“Orgoglio, onore e gratitudine”: è il sentimento che la CNA siciliana esprime a Sergio Mattarella, rieletto Presidente della Repubblica. Le dinamiche politiche che hanno portato alla sua permanenza al Quirinale confermano l’altissimo e qualificato profilo della persona e del politico, a cui il Parlamento ha chiesto un generoso sacrificio per assicurare continuità, stabilità e serenità alle Istituzioni e al Paese. Ed il nostro Presidente, con grande senso di responsabilità, equilibrio, sobrietà e rispetto della volontà parlamentare, ha risposto all’appello, anteponendo gli interessi supremi dello Stato alla sua scelta personale di concedersi il meritato riposo dopo una lunga e prestigiosa carriera al servizio delle Istituzioni. Un nuovo settennato sotto la sua competente e solida guida, la cui pubblica reputazione viene riconosciuta e  apprezzata anche in campo internazionale, ci rassicura ampiamente, nella piena e convinta consapevolezza che l’Italia ha bisogno di coesione, unità ed autorevolezza nelle sue massime cariche dello Stato, per affrontare le complesse e incombenti sfide sul fronte sanitario, economico e sociale. La storia di Mattarella, il suo percorso umano e politico, la sua lunga esperienza e il suo Cognome, a cui la Sicilia e i siciliani in particolare sono strettamente e indelebilmente legati, rappresentano una assoluta garanzia a presidio della legalità e della Costituzione, oltre che un fermo punto di riferimento per stimolare Governo e Parlamento all’avvio delle riforme anche nell’ottica delle opportunità connesse al PNRR a cui è subordinata la ripresa post pandemica del nostro Paese”.

Caro Presidente, sincere congratulazioni dalla CNA. Siamo fieri ed orgogliosi che la più alta carica dello Stato continui ad essere rappresentata dalla saggezza e sapienza di un illustre siciliano.

“Esprimiamo  i nostri migliori auguri di buon lavoro al riconfermato Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ringraziandolo per il suo costante impegno a difesa della Costituzione e dei valori democratici del nostro Paese”. Ha dichiarato Leoluca Orlando presidente  dell’ANCI Sicilia.

“Rivolgiamo al Presidente – continua Orlando – la nostra più profonda riconoscenza per la sua rinnovata disponibilità a ricoprire la prima carica dello Stato  e per la sua instancabile opera al servizio delle istituzioni”.

 

Le attività di un panificio a Palermo sarebbero state una copertura per il traffico illegale di sostanze stupefacenti. Ecco perché è stato disposto un sequestro a carico delle proprietà di Paolo Di Maggio, Paolo Dragotto e Michele Spartico, titolari di un panificio in via Brunelleschi. L’azienda è stata sequestrata insieme a due beni immobili, tre motocicli, due autovetture, otto conti correnti bancari e un libretto di risparmio, per un valore di circa un milione di euro. Le indagini della Squadra Mobile di Palermo, coordinate dalla Procura, hanno rilevato la pericolosità dei tre, che avrebbero distribuito quantità di hashish, marijuana e cocaina, acquistate in Campania, lungo l’asse Palermo-Trapani tra il 2016 e il 2019. Determinanti sono state le indagini patrimoniali condotte dalla Divisione Anticrimine della Questura che hanno accertato un flusso incostante di entrate e uscite.

Rosario Cannella, 67 anni, di Villafrati, in provincia di Palermo, coinvolto in un incidente stradale un mese e mezzo addietro, è morto all’ospedale Villa Sofia a Palermo dove è stato ricoverato. L’incidente è avvenuto a Villafrati in corso San Marco. Cannella ha parcheggiato il suo trattore per andare in tabaccheria a comprare le sigarette. Ha attraversato la strada ed è stato travolto da un’automobile, una Fiat Bravo, guidata da un uomo di 31 anni, iscritto nel registro degli indagati.

Emessa la sentenza d’Appello a carico di 21 tra presunti boss e gregari del clan di Brancaccio a Palermo. Si tratta dell’inchiesta cosiddetta “Maredolce”.

Mafia, repressione e sentenze a processo. La sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Vittorio Anania, ha ridotto le condanne a 7 dei 21 imputati giudicati in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Maredolce”, a carico del clan di Brancaccio. Gli sconti di pena sono stati concessi ad Antonino Marino, da 10 anni a 7 anni, 11 mesi e 10 giorni. Poi Roberto Mangano, da 6 a 5 anni. Pietro D’Amico da 5 a 3 anni e 4 mesi. Giuseppe Frangiamore da 2 anni e 8 mesi a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni. Poi Giovanni Pilo da 6 anni a 5 anni e 4 mesi. A Giacomo Teresi sono stati inflitti 18 anni di reclusione ma in continuazione con una precedente condanna. Sentenza di primo grado confermata per Pietro Tagliavia, presunto capo del clan di Brancaccio e figlio di Francesco Tagliavia, coinvolto nelle stragi mafiose del ’92 e del ’93, che sconterà 14 anni di carcere. Poi Francesco Paolo Clemente 12 anni, Giuseppe Ficarra 10 anni, Giuseppe Lo Porto 8 anni, Santo Carlo Di Giuseppe 12 anni, Giovanni Vinci 10 anni, Giovanni Mangano 8 anni, Giuseppe Michelangelo Di Fatta 12 anni, Massimo Altieri 2 anni e 8 mesi, Gaetano Lo Coco 2 anni e 8 mesi, Maurizio Puleo 4 anni, Stefano Tomaselli 3 anni e 4 mesi, Francesco Paolo Mandalà 2 anni e 8 mesi, e Rosalia Orlando anche lei 2 anni e 8 mesi. Giuseppe Lo Porto è fratello di Giovanni, l’operatore umanitario rapito da Al Qaeda e ucciso nel 2015, nel corso del blitz con cui un commando statunitense avrebbe voluto liberare lui e altri due ostaggi.

Superati i 300 positivi nel personale in servizio presso le carceri della Sicilia: è la denuncia da parte del sindacato Uilpa, Polizia Penitenziaria.”La situazione è drammatica, abbiamo superato la soglia dei 300 positivi. Non si riesce più a coprire i posti di servizio, al personale di polizia penitenziaria rischia di non essere più concesso per tempo il congedo o il riposo, perché non viene incrementato il servizio di sorveglianza”, spiegano dalla segreteria regionale della Uilpa Sicilia.”Nel carcere di Caltanissetta, ad esempio, è necessario completare la pianta organica di almeno 30 unità ma, inoltre – proseguono- la struttura è senza un direttore effettivo, abbiamo già da tempo richiesto un direttore stabile ma ancora non ci è stato assegnato”, concludono dalla Uilpa regionale.

E’ in corso in Corte d’Appello a Caltanissetta la requisitoria del procuratore generale Lia Sava al processo di secondo grado a carico dell’ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto. Lia Sava tra l’altro ha affermato: “Questo è stato un processo doloroso non solo per le parti civili ma anche per chi ha svolto delle indagini. Un coltello senza manico: questo è stato per la Procura questo processo. Ci siamo feriti anche noi. Dolore lancinante. E vi assicuro che non è un processo all’antimafia, né una singolar tenzone tra le varie anime dell’antimafia. E’ un processo che ha cercato di fotografare condotte di reato commesse in un determinato arco temporale da soggetti che rivestivano diversi incarichi. Nulla a che vedere con un processo all’antimafia. Abbiamo fotografato un momento storico di quella fase esistenziale dei protagonisti. Lo scrupolo nella redazione dei capi di imputazione è la prova che questo non è un processo sull’etica ma su fatti giuridicamente rilevanti dei quali abbiamo cercato di fare una scrupolosissima selezione. Non abbiamo titolo per dare giudizi morali, se avessimo voluto parlare di etica avremmo selezionato capi di imputazione generici. Vi assicuro che abbiamo maneggiato con cura il materiale probatorio”.

Una bambina di un anno e mezzo, proveniente dalla provincia di Agrigento, è stata ricoverata all’ospedale pediatrico “Di Cristina” a Palermo a causa di una overdose di sostanze stupefacenti avendo ingerito un pezzetto di hashish. Lei è stata condotta in ospedale dai genitori. E’ stata la madre ad accorgersi del pezzo di hashish nella bocca della figlia. La droga è stata incustodita in casa. Sono in corso indagini da parte della Polizia, coordinate dalla Procura per i minorenni. Marilù Furnari, direttore sanitario dell’ospedale, afferma: “Le condizioni della bimba sono migliorate. Dopo essere stata ricoverata in neurochirurgia è stata trasferita in reparto”. Non è la prima volta che bambini in tenera età sono ricoverati per avere ingerito per sbaglio sostanze stupefacenti, utilizzate da genitori o parenti. In alcuni casi, oltre all’intervento delle forze dell’ordine, è scattata anche la segnalazione ai servizi sociali, con la possibilità dell’affidamento o dell’adozione dei piccoli.