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“Rimango convinta che la proroga fino in autunno dei mandati per i sindaci in scadenza è una forzatura utile solo a chi rimane in carica e potrà fare una lunga campagna elettorale, già in atto attraverso il proprio ruolo istituzionale. Ho notato come i sindaci si siano dati da fare, come una lobby, per impedire l’approvazione del mio emendamento che prevedeva il commissariamento per i comuni in cui si dovevano tenere le elezioni in questa primavera. Hanno agito come parte interessata incidendo attraverso una serrata campagna mediatica con l’obiettivo di persuadere che andare a votare significava non avere a cuore in questo momento di emergenza sanitaria il bene dei cittadini. Ciò dimostra come questi sindaci siano mossi solo dalla pervicace volontà di rimanere comodamente in carica. Tant’è che gli stessi, in questa fase di emergenza sanitaria, si trovano più sui social a far campagna elettorale che realmente impegnati a trovare soluzioni per spendere i finanziamenti erogati dalla regione per l’emergenza alimentare. Prova ne sia che in tanti non hanno attivato le convenzioni diversamente da tanti sindaci non in scadenza. Nella I commmissione Ars è prevalsa una sorta di ignavia istituzionale alla quale ho contrapposto il principio di responsabilità che la politica deve assumersi nel guidare, attraverso processi democratici, i cittadini. E sorprende inoltre la sicurezza del presidente della I commissione Pellegrino quando afferma con certezza che a settembre quando si vuole far votare non ci sarà recrudescenza dell’infezione da Covid-19. Invero, tutte le preoccupazioni per il voto subito, relative alla salute, sono pretestuose giacché nella cabina elettorale si entra uno alla volta e con adeguato distanziamento sociale. Bastava solamente prevedere il voto da un sabato al lunedì successivo aumentando anche il numero delle sezioni per tutelare i cittadini sul piano sanitario e garantire la democrazia che così rimane sospesa. Chi deve riflettere rifletta, se serve sono pronta ad una ulteriore azione in parlamento al momento dell’esame del ddl elettorale”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

E’ una sorta di un banco di prova. Il presidente della Regione Nello Musumeci proverà a chiedere al Premiee Giuseppe Conte il riavvio di alcune attività in considerazione del fatto che nella Sicilia il numero dei contagiati rappresenta uno dei più bassi di tutta la Penisola.

A tal proposito Musumeci ha dichiarato: “In Sicilia non abbiamo grandi fabbriche, ma una diffusa presenza di piccole e medie imprese nel commercio, nel turismo e nei servizi. Metterle in condizioni di lavorare, nel rispetto assoluto delle norme di sicurezza, è un dovere del governo nazionale”.

Secondo Musumeci occorrerebbe per la Sicilia affrontare una progressiva e controllata uscita dal lockdown che abbia tempi diverso rispetto alle altre regioni che sono state più colpite.

Ovviamente il Governatore della Sicilia dovrà anche confrontarsi con i suoi omologhi nazionali i quali, a vario titolo, non riescono a trovare condizioni convergenti che possano essere uniche per tutto il territorio al fine di iniziare con il piede giusto la cosiddetta fase 2.

La Commissione Territorio dell’ARS ha dato oggi parere favorevole al Decreto dell’Assessore regionale Totò Cordaro che mira a snellire le procedure burocratiche per il rinnovo delle concessioni demaniali marittime fino alla fine del 2033.
Il decreto prevede infatti una procedura semplificata, tramite la procedura di autocertificazioni sostitutive di tutta la documentazione già in possesso della Regione o di altre amministrazioni pubbliche. Prevede inoltre che non si richieda la documentazione relativa al DURC.

“Sono tutte norme di buon senso – afferma Marianna Caronia della Lega – perché di fronte alla crisi gravissima di tutto il settore turistico occorre fare tutto quanto è possibile per sostenere la ripresa e l’impresa. E’ un motivo in più per confermare la bontà della proposta di esonerare i gestori dal pagamento dei canoni demaniali, che voteremo domani con la finanziaria.”

“L’unica certezza è l’incertezza delle somme che si utilizzeranno, oltre ai tagli inammissibili ai Comuni: non possiamo che votare contro a questo Bilancio”.

Il M5S all’Ars annuncia il suo “no“ al voto finale al ddl sul Bilancio regionale.

“Non possiamo votare un bilancio – dice il capogruppo Giorgio Pasqua – che rischia di condannare a morte, o quasi, i Comuni, ai quali sono stati dati numerosi compiti in più tagliandogli, per giunta, i fondi, tra i quali gli 86 milioni per la disabilità che azzereranno, o quasi, i servizi sociali”.

“ I tagli ai Comuni – gli fa eco  Luigi Sunseri, membro della seconda  commissione dell’Ars – sono inaccettabili  sia per la sforbiciata ai 130 milioni destinati alla parte corrente, sia per i 115 milioni per i trasferimenti destinati agli investimenti, questi ultimi totalmente espunti dal bilancio regionale  e messi a carico dei fondi Poc,  su cui ruota, assieme ai fondi strutturali,  tutta la manovra finanziaria per un miliardo e 500 milioni circa. E qui sta il punto interrogativo: i fondi Poc, in parte forse vincolati,  sono utilizzabili per finanziare prestiti al consumo e alle famiglie, per ricapitalizzare  società in perdita della Regione e per finanziarie a fondo perduto le imprese? Il dubbio c’è ed è grande come una casa e su questo va fatta chiarezza per rispetto dei siciliani”.

Il governo Musumeci incassa l’unanime approvazione della Commissione Bilancio per destinare all’universo della scuola, dell’università e della formazione professionale, dopo l’emergenza da Covid19, un importante pacchetto di interventi straordinari per complessivi 120 milioni di euro. L’assessore Roberto Lagalla esprime soddisfazione per il lavoro svolto, prima nella Commissione di merito e poi in quella Bilancio, per portare a sintesi le istanze avanzate da tutte le parti politiche, rendendole coerenti con le previsioni del governo regionale che, sin dal suo insediamento, guarda alla scuola e al sistema dell’istruzione e della formazione professionale come ad uno dei pilastri per garantire sviluppo e crescita della Sicilia.

“L’intenso lavoro di questi giorni – spiega Lagalla – reso possibile dalla chiara impostazione del Presidente Musumeci e della giunta di governo e favorito, nelle Commissioni Istruzione e Bilancio, dal convergente lavoro dei parlamentari di coalizione e di opposizione, nonché dei Presidenti Sammartino e Savona e dell’assessore Armao, consentirà alla Sicilia di dare continuità, rafforzandole, alle misure già adottate a sostegno dell’intero comparto, sin dall’insorgere dell’emergenza Coronavirus. Ma, soprattutto, la previsione di destinare congrue risorse all’istruzione scolastica ed universitaria e al comparto della formazione professionale, se definitivamente approvata dall’Aula nei prossimi giorni, consentirà di operare in una logica di rilancio e modernizzazione dei tradizionali modelli di istruzione e formazione, tali da valorizzare l’innovazione e da superare i ritardi educativi, garantendo la partecipazione attiva della comunità educante e la tutela dei livelli occupazionali nel settore della formazione professionale”.

Sono quindi stati approvati interventi per un ammontare di 120 milioni di euro, destinati al sostegno del sistema regionale di istruzione e formazione, alla gestione dell’emergenza ed alla realizzazione di innovative e più qualificate azioni di cambiamento nella prospettiva della regolare ripresa delle attività, dopo l’epidemia Covid19.

Nel dettaglio, alla formazione professionale sono destinati complessivi 30 milioni di euro, di cui 15 milioni utili all’incremento del fondo di garanzia e 10 milioni destinati all’aggiornamento e alla riqualificazione degli operatori iscritti all’Albo della formazione, attualmente non occupati.

Circa 5 milioni saranno invece utilizzati per il potenziamento della didattica a distanza e per l’acquisto di dispositivi informatici ad uso individuale, sempre nell’ambito della formazione professionale. Per fronteggiare le prevedibili criticità connesse alla riapertura, nel prossimo mese di settembre, saranno destinati 25 milioni di euro alle scuole di ogni ordine e grado, compresi università ed enti di formazione, per adeguare i locali alla necessaria adozione di misure di distanziamento sociale, agevolare la sanificazione degli ambienti e provvedere alla distribuzione di dispositivi di protezione individuale per operatori e studenti.

Alle scuole paritarie e dell’infanzia, a compensazione dei minori introiti da rette di iscrizione, vanno invece 7 milioni di euro, che costituiscono peraltro un indiretto aiuto alle famiglie in difficoltà.

A favore degli studenti universitari, 5 milioni verrano utilizzati per erogare un contributo forfettario, di circa 500 euro, agli studenti fuori sede che non avranno trovato accesso al bando già emanato, in questi giorni, dall’Assessorato.

A sostegno del diritto allo studio, per gli studenti universitari idonei ma non assegnatari di borsa ERSU, vengono previsti ulteriori 6 milioni di euro. Per l’alta formazione sono destinati 8 milioni di euro, di cui 5 per le borse di studio aggiuntive per le scuole di specializzazione di area medica e sanitaria e 3 milioni per ulteriori interventi a sostegno dei dottorati di ricerca.

Inoltre, è stata proposta l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, per gli studenti siciliani, in atto iscritti fuori regione, che decideranno di rientrare e di iscriversi, nel prossimo anno accademico, in uno degli Atenei della Sicilia: l’intervento prevede un impegno complessivo di 4 milioni di euro e apre la strada ad un possibile rientro di capitale intellettuale in fuga.

Nella prospettiva di una ripresa post-Covid19, che possa essere solidamente orientata all’accelerazione dei processi di digitalizzazione e all’innovazione del sistema d’istruzione siciliano, sono stati destinati 15 milioni di euro per la scuola digitale, l’implementazione della didattica a distanza, l’ammodernamento della relativa infrastrutturazione ed il miglioramento delle dotazioni tecnologiche, nonché per l’aggiornamento professionale dei docenti. Infine, come misura finalizzata a contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e ridurre i livelli di povertà educativa nelle aree territoriali a maggiore disagio economico e sociale, sono stati stanziati 20 milioni di euro, per la gestione dei quali sarà insediata una cabina di regia.

Conclude l’assessore Lagalla: «L’azione del governo regionale che, per espressa volontà del Presidente Musumeci, ha ritenuto, in questo particolare momento storico, di coinvolgere ampiamente tutte le forze politiche nel disegnare il futuro possibile dell’istruzione in Sicilia, si colloca nell’alveo delle previsioni normative della legge per il diritto allo studio e fornisce inequivocabili risposte a quanti, scettici a dispetto di ogni evidenza, non avevano perso occasione di definire vuoto e privo di risorse quel provvedimento legislativo, oggi rivelatosi fondamentale per attrarre adeguate  risorse ad un organico progetto di riqualificazione dell’istruzione su scala regionale».

Non solo codici Ateco ma è necessaria una progettualità strategica e delle valutazioni di sviluppo indispensabili per fare ripartire le nostre imprese. Riaprendo i battenti i costi saranno altissimi, soprattutto considerando le spese necessarie per la messa in sicurezza, dai dispositivi di protezione individuale alle sanificazioni. E il numero dei clienti, magari, non sarà quello di una volta. O quantomeno non tutti e subito. È questo l’allarme lanciato da Confartigianato Sicilia, all’indomani dell’ultimo decreto del Governo, per il contenimento del Covid-19.

“Oltre che le date per le riaperture, importantissime, dovranno essere garantiti il rilancio e la continuità aziendale possibilmente con un coordinamento tecnico tra imprese, parti intermedie e istituzioni – dice Giuseppe Pezzati, presidente regionale di Confartigianato –. Anche il sistema della sicurezza porta ad un aumento dei costi non indifferente. E sarebbe forse auspicabile pensare anche di agevolare tutte quelle imprese che magari sono già in grado di osservare le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale, pulizia e sanificazione. Il futuro è cambiato, dobbiamo imparare a convivere con l’idea che il distanziamento sociale è diventato il principio guida nelle relazioni e a tutti i livelli. Ci preoccupa molto il rilancio e vorremmo che la politica si concentrasse maggiormente su questo aspetto”.

E parlare di rilancio è indispensabile e non certo rinviabile alla luce delle perdite enormi che si stanno già registrando in alcuni importanti settori. Dal Benessere alle Costruzioni, senza dimenticare il Turismo, vivendo in un Paese a vocazione turistica.

Sul fronte del Turismo si può già dare per scontata in Sicilia la perdita del 46,3 per cento dei turisti, ovvero i visitatori stranieri che annualmente decidono di trascorrere le vacanze sull’Isola. Su un totale di quasi 5 milioni di turisti l’anno, oltre 2 milioni e 300 mila sono stranieri. Un dato negativo che metterà in ginocchio le oltre 16 mila imprese artigiane coinvolte direttamente e indirettamente dalla domanda turistica.

Dati pesanti per il settore Benessere. Il mix di lockdown e concorrenza sleale sta generando ampie perdite per il settore dell’acconciatura ed estetica dove in Sicilia operano 9 mila imprese, di cui il 91,6% artigiane, che danno lavoro a 15 mila addetti. Per il settore acconciatura ed estetica si stima una perdita economica nell’arco dei tre mesi di marzo, aprile e maggio pari a 63,7 milioni di euro, 5,9% della perdita nazionale (1.078,5 milioni di euro), con potenziali pesanti ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi, infatti, mettono a rischio il lavoro di 4 mila addetti del settore.

Ancora più pesanti le perdita nel sistema casa, analizzando il settore delle Costruzioni (edilizia e installazioni di impianti). In Sicilia la crisi Covid-19 sta determinando una perdita di fatturato nel bimestre marzo-aprile pari a 618 milioni di euro, equivalente ad una riduzione del -10,6% del fatturato dell’intero anno. La perdita economica sarà causa di potenziali pesanti ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi, infatti, mettono a rischio il lavoro di oltre 7 mila addetti (sul totale di 68 mila a fine 2019) che operano nelle imprese del settore. Le imprese delle Costruzioni in Sicilia contano a fine 2019, 49.295 unità, di cui 20.516, pari al 41,6% artigiane. Il settore rappresenta complessivamente il 10,5% dell’intero tessuto produttivo della regione.

“In questo ultimo decreto del Governo, ci aspettavamo qualcosa di più per le piccole imprese – aggiunge Pezzati –. Sono stati previsti anche finanziamenti a fondo perduto per micro aziende fino a dieci addetti. Ma questo provvedimento ha un sapore a metà di buon gusto. Il nostro tessuto economico nazionale supera, seppur di poco, anche questo numero di addetti. Sopravvivere adesso è la parola d’ordine e ci aspettiamo che la politica metta in campo sempre più provvedimenti per aiutare i nostri artigiani a ripartire, rimettendo in moto l’economia di tutta la nostra Sicilia. La vera battaglia sarà adesso sul funzionamento delle concessioni dei finanziamenti a fondo perduto. La Recovery Fund, il fondo europeo per far fonte alle necessità delle Nazioni che ne abbiano di bisogno, potrebbe essere un strumento per fare ripartire urgentemente le imprese. E noi stiamo ancora attendendo”.

 

“Voglio essere chiaro: non c’è era e non c’è alcun intento offensivo rivolto a denigrare né la persona Giuseppe Conte né la istituzione che rappresenta, ancor meno aizzare all’odio cosa che sta invece accadendo nelle reazioni al mio post che sto leggendo in queste ore”. Lo dice l’assessore regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, dopo l’immagine pubblicata con un post nella sua pagina Facebook. “Mi è arrivata quella immagine su whatsapp, come tantissime altre che in queste settimane ne stanno girando – spiega – e dopo che anche i siciliani con grande senso di responsabilità hanno rispettato e stanno rispettando le restrizioni giustamente imposte a tutela della salute pubblica, l’ho postata per ironizzare sulla situazione che tutti stiamo vivendo e che siamo costretti a continuare a vivere, dopo le dichiarazioni di ieri sera del premier Conte”.  “Se in questo periodo, tanto delicato quanto pesante, che tutti stiamo sopportando, non ci è più permesso di fare dell’ironia e del sarcasmo – continua Messina – allora dobbiamo davvero preoccuparci, non vorrei pensare che ironia e sarcasmo possono essere soltanto appannaggio di alcuni e sottratti invece alla libertà di altri. Se qualcuno si è sentito offeso, e considerato che non c’era alcuna intenzione di offendere, ho già provveduto a rimuovere il post. Certo è che si resta basiti – sottolinea Messina – nell’apprendere che esponenti del Pd e del M5s invece di spiegarci cosa ha voluto dire ieri il premier Conte si soffermano sul mio post. Ci spiegassero come le misure e gli aiuti a sostegno delle famiglie e delle imprese italiane non sono ancora arrivati, a partire da tantissime partite Iva in ginocchio che ancora non hanno ricevuto la miseria dei 600 euro. E’ questa la maggioranza a cui si affida la Nazione in questo momento delicato”, conclude Messina.

“Con la Sicilia in ginocchio, dilettarsi nei fotomontaggi denigratori nei confronti dei Presidente Conte è già ridicolo.
Se a farlo è l’Assessore regionale responsabile per uno dei settori più colpiti, quello del turismo, si tratta di un comportamento irresponsabile che indica l’assenza della benché minima cultura istituzionale, soprattutto quando si fa parte  di una Giunta che non riesce nemmeno ad organizzare il semplice invio delle domande per la cassa integrazione.
L’assessore Messina si ricordi, se ne è capace, di essere alla guida di un comparto che oggi sta soffrendo, con migliaia di posti di lavoro a rischio.
Se non ne è capace, è meglio che se ne vada.”
 Lo dichiara il Presidente della Commissione antimafia regionale Claudio Fava

L’assessore regionale al Turismo Messina, col suo gesto irresponsabile in un momento storico drammatico, in cui le istituzioni dovrebbero, più del solito, dare prova di maturità ed essere da esempio virtuoso per i cittadini,  ha dimostrato che non è degno di rimanere al suo posto: si dimetta”.

Lo affermano i deputati del M5S all’Ars in relazione al fotomontaggio pubblicato dall’assessore al Turismo che raffigura il premier Conte tra due carabinieri che lo traggono in arresto.

“Definire satira la propria  sconsiderata azione, come ha fatto l’assessore nel tentativo di salvare la poltrona che già comincia a sentir vacillare sotto di sé – continuano i deputati – è la classica pezza peggiore del buco. Un rappresentante del governo regionale, prima che alla casacca del suo partito e agli insegnamenti della sua ispiratrice Meloni, dovrebbe pensare al bene dei siciliani. E a questo

punto pensiamo seriamente che il bene dei siciliani sia che lui faccia i bagagli e vada via”.

Con bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica bandiva un concorso pubblico per il reclutamento di sei Istruttori direttivi dell’Ufficio stampa della Regione Siciliana.
La sig.ra L. P., giornalista quarantanovenne, partecipava alla menzionata procedura concorsuale svolgendo, nell’ottobre del 2019, la prima prova scritta del concorso consistente in un test a risposta multipla.
Nel dicembre dello stesso anno, a seguito della correzione del test in questione, venivano pubblicati gli esiti della prova concorsuale che attestavano l’esclusione della sig.ra L.P., in quanto la stessa aveva ottenuto un punteggio che, per l’errore relativo ad una sola domanda, non consentiva il superamento della prima prova del concorso.
La sig.ra L.P., dunque, presentava richiesta di accesso agli atti del concorso, al fine di prendere visione dei verbali della Commissione d’esame ed in particolare della correzione del proprio elaborato operata dall’Amministrazione.
A seguito del rilascio della documentazione richiesta emergeva come alcune domande fossero state formulate e corrette erroneamente e come certuni argomenti oggetto di prova fuoriuscissero dal programma di materie indicato dal bando di concorso.
A questo punto la sig.ra L.P. proponeva ricorso davanti al TAR Palermo, sostenendo l’illegittima formulazione e/o correzione di svariati quesiti somministrati nell’ambito della prima prova del concorso in questione.
Con ordinanza del febbraio 2020, il TAR Palermo, pur confermando implicitamente l’illegittima correzione di una domanda (la n.54), respingeva la richiesta di ammissione alla seconda prova proposta dalla sig.ra L.P.
Pertanto, la sig.ra L.P., assistita dall’Avv. Girolamo Rubino, proponeva ricorso in appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendo la riforma della pronuncia di primo grado e, conseguentemente, l’ammissione alla seconda prova del concorso per Istruttore direttivo dell’Ufficio stampa regionale.
In particolare, l’Avv. Rubino sosteneva l’erronea formulazione e/o correzione di 4 quesiti e l’estraneità alle materie indicate dal bando di 7 domande, evidenziando come la modifica del punteggio anche di una sola domanda, per la sig.ra L.P., sarebbe risultata decisiva ai fini del superamento della prima prova.
Con Decreto del 24.03.2020, il Presidente del CGA ha disposto incombenti istruttori, ordinando all’Assessorato delle Autonomie Locali di chiarire se la risposta data dalla sig.ra L.P,. ad uno dei quesiti (il n. 54) potesse ritenersi esatta e, in caso positivo, quali effetti avrebbe avuto una tale correzione sul punteggio della sig.ra L.P.
In data 09.04.2020, l’Assessorato in questione ha dato parziale adempimento all’ordine disposto dal Presidente del CGA, mancando di dimostrare l’erroneità della risposta data dalla sig.ra L.P. al quesito in questione.
Pertanto, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, condividendo le tesi dell’Avv. Rubino, ha accolto, con Ordinanza del 24.04.2020, l’appello cautelare presentato dalla sig.ra L.P, riformando la pronuncia del Tar Palermo e sospendendo il provvedimento di esclusione dal concorso.
Per effetto della suddetta pronuncia, l’Assessorato delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica dovrà consentire alla sig.ra L.P. di partecipare alla seconda prova del concorso che si terrà in via suppletiva entro i prossimi 60 giorni.