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A Palermo i carabinieri della stazione Oreto hanno arrestato tre giovani di 22, 25 e 30 anni, per un violentissimo pestaggio a danno di un altro giovane avvenuto in via Roma. Una pattuglia ha sorpreso i tre intenti ad infierire sulla vittima riversa a terra, con calci, pugni e una bottiglia di vetro. I carabinieri hanno arrestato uno dei tre. Gli altri due sono fuggiti, ma sono stati rintracciati dopo le prime indagini, coordinate dalla Procura. Gli arresti sono stati convalidati dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale, che ha disposto per tutti e tre la detenzione domiciliare con il braccialetto elettronico. Il giovane aggredito è stato soccorso in ospedale. Prognosi di 12 giorni.

A Palermo un uomo di 62 anni, Vito Petrotta, è morto al pronto soccorso dell’ospedale Policlinico “Giaccone” dove è stato ricoverato in codice giallo e sarebbe stato in attesa 3 ore per essere visitato. Nel frattempo le sue condizioni si sono aggravate ed è morto. La famiglia ha presentato denuncia ai carabinieri. La salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale del Policlinico per eseguire l’autopsia. La Procura ha avviato un’inchiesta. Sono state sequestrate le cartelle cliniche. La direzione del Policlinico afferma: “Stiamo verificando il percorso del paziente. Dai primi accertamenti risulta che al momento dell’arrivo, tramite 118, al nostro pronto soccorso fossero presenti tre casi critici in contemporanea. Il paziente è giunto da noi proveniente da altri pronto soccorso cittadini. Assicuriamo che stiamo verificando eventuali responsabilità che potrebbero interessare più organizzazioni sanitarie, e nel contempo rappresentiamo la nostra vicinanza alla famiglia per quanto accaduto”.

Momenti duri, momenti difficile. Il maxi concorso indetto dalla Regione Siciliana, come era tanto prevedibile, ad ancora 6 giorni dalla chiusura dei termini di presentazione delle domande di partecipazione, su 1170 posti sono state presentate quasi 147 mila domande. Ovviamente questo numero nei prossimi giorni e fino alla chiusura è destinato ad aumentare.

Si ricorda che i posti a disposizione messi a concorso dalla Regione Siciliana sono i seguenti: 537 nei Centri per l’Impiego, categoria D; 100 posti per il ricambio generazionale dell’amministrazione regionale; 46 posti nel Corpo Forestale e 487 posti nella Categoria C.

Al momento la maggior parte delle domande presentate riguardano il Corpo Forestale, concorso più inseguito dagli aspiranti vincitori: quasi 22 mila.

 

“I 5 miliardi e mezzo di euro di aiuti del governo Draghi contro il caro-bollette non bastano a sostenere i comuni che rischiano il defualt, la Regione deve contribuire a salvare i bilanci degli Enti locali”.

Così il deputato regionale del Movimento Cinque Stelle, Giovanni Di Caro sugli incrementi dei costi energetici.

“L’aumento vertiginoso del costo dell’energia elettrica – aggiunge il parlamentare regionale – sta avendo conseguenze pesanti sui comuni con inevitabili ripercussioni sulle tasche dei siciliani.

La spesa per l’illuminazione pubblica – dice ancora Di Caro – viene calcolata dai comuni tenendo conto dei consumi effettuati nell’anno precedente. Gli attuali aumenti – aggiunge il deputato agrigentino – in assenza di un adeguato fondo compensativo creato ad hoc dal governo Musumeci, rischiano di non far quadrare i bilanci comunali.

La scelta scellerata di Musumeci di prolungare l’esercizio provvisorio fino al 30 di aprile di certo non è di aiuto per i siciliani tartassati dalle bollette e dai tributi locali che – avverte Di Caro – aumenteranno ancora se non si interviene immediatamente.

Molti Comuni, per risparmiare, avrebbero voluto attingere ai finanziamenti per dotare gli impianti di illuminazione pubblica di lampade con tecnologia LED. Istanze che però non possono essere accolte per i Comuni in dissesto o pre-dissesto finanziario.

“In questi ultimi scorci di legislatura – conclude Giovanni Di Caro – il governo regionale dovrebbe concentrarsi di più sulla concretezza ed affrontare, una volta per tutte, i problemi dei siciliani anziché continuare con gli slogan elettorali”.

La Gesap, società che gestisce l’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo,  dà il via alle gare e bandi per nuovi servizi e assunzioni. In programma nuove aree food & beverage, aumento del personale, investimenti su impianti e ammodernamento del terminal.
“Con il piano economico finanziario – rende noto la Gesap – inizia una nuova fase che porterà alla realizzazione di nuove infrastrutture, opere green e, soprattutto, la realizzazione di aree completamente rinnovate dedicate alla ristorazione, impianti di smistamento bagagli, interventi con tecnologia avanzata sulla sicurezza, area cargo. Da poche ore è online sul sito della Gesap nella piattaforma appalti la nuova gara da due lotti per la sub-concessione delle nuove aeree ristorazione. Dopo dieci anni – spiega la nota – l’obiettivo è quello di offrire un’ampia offerta ai viaggiatori, in un’ottica di adeguamento agli standard degli aeroporti europei, valorizzando le eccellenze del territorio. Si passerà dagli attuali nove (4 in area air side e 5 in land side) a dieci punti vendita (6 in area air side e 4 in land side), da 1.240 a 1.820 (+46%) metri quadrati di superficie dedicati al food & beverage”.

Sul fronte degli investimenti nel 2022 oltre 42 milioni di euro di risorse interamente di Gesap saranno impiegati per una serie di interventi di ampliamento dello scalo. Il più importante riguarderà il terminal passeggeri, con oltre 23 milioni di euro. Poi la sostituzione dei sette pontili di imbarco (importo complessivo di circa 6 milioni). I nuovi finger saranno migliorati esteticamente e più efficienti dal punto di vista energetico, con motori a basso impatto ambientale, e potranno essere utilizzati per tutte le tipologie di aeromobili presenti sul mercato. In programma anche la riqualificazione delle pavimentazioni e stalli di sosta degli aeromobili.

Sarà installato il nuovo sistema di movimentazione bagagli, con la sostituzione dei nastri. Il nuovo impianto sarà capace di smistare automaticamente e tracciare ogni bagaglio, dal check-in fino all’imbarco. Al posto dell’attuale area cargo di 300 metri quadrati nascerà un nuovo spazio tre volte più grande (mille metri quadrati) per accogliere le merci in arrivo e partenza.

“Nei prossimi giorni – annuncia Gesap – saranno pubblicati i primi due bandi pubblici per reclutare personale. Si tratta di due figure dirigenziali: Innovation manager e direttore delle risorse umane. Entro cinque anni, nel piano delle assunzioni è previsto l’inserimento di circa cinquanta persone, tra operai e amministrativi”.

“Superata la fase più critica della pandemia, è tempo di guardare al futuro – dice Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap – A fine lavori, l’aerostazione sarà più estesa del 50 per cento. Nasceranno nuovi banchi check-in, nuovi gates e varchi sicurezza. Inoltre, abbiamo previsto investimenti nel breve periodo per ciò che riguarda la tematica ambientale, a cominciare dalla produzione di energia da fonti rinnovabili al riutilizzo delle acque. In questa prima fase di lavori sul terminal stiamo investendo circa 42 milioni nel solo 2022. I lavori si concluderanno a metà del prossimo anno. Definite le gare, dalla fine di questa estate avremo la nuova offerta di ristorazione. Apriremo ristoranti vista mare e sostituiremo sette pontili di imbarco e sbarco. Già dal prossimo mese – continua Scalia – prevediamo uno sviluppo del traffico più robusto di ciò che avviene in generale nel mercato. Nell’ambito del piano economico finanziario della società di gestione, rispetto alla crescita dell’aeroporto, vi è anche l’inserimento di nuove competenze – conclude l’amministratore delegato di Gesap – Assumeremo un Innovation manager, una figura molto importante per innovare i processi e digitalizzare l’aeroporto, e un direttore delle risorse umane per guidare il processo di un piano di assunzioni nei prossimi cinque anni, che prevede almeno cinquanta risorse con diverse competenze: operai e amministrativi”.

“Il persistere di una preoccupante carenza di personale medico per il 118 e per il territorio e il perdurare della pandemia, ci portano a chiedere con insistenza di trovare soluzioni immediate per garantire un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini in tutta la Regione. Siamo convinti che una soluzione concreta sia quella di sospendere temporaneamente i test di ingresso a medicina e chirurgia”.

Questa, in sintesi, la mozione presentata da Giovanni Burtone, sindaco di MIlitello in Val di Catania, e approvata dal Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia.

“Secondo le stime di Anaao-Assomed (Associazione che raccoglie i medici dirigenti)- si legge nella mozione – il sistema sanitario  nazionale rischia di fare i conti con un deficit che va dai 10mila ai 24mila camici bianchi nell’arco di un quadriennio. Il numero chiuso, in tutti questi anni, ha prodotto conseguenze negative per il sistema universitario e per l’intero Paese, che già presenta un numero complessivo di laureati inferiore rispetto al resto d’Europa, con evidenti ricadute negative in termini di competitività e capacità d’innovazione.

Sarebbe più equa una selezione diversa e più meritocratica, ispirata al modello francese dove, dopo un anno (o un biennio), viene valutata la carriera dei singoli studenti con uno “sbarramento” più selettivo basato sulle reali capacità dimostrate dagli studenti stessi”

In Italia il numero chiuso è regolato dalla legge n. 264 del 1999, approvata per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 383 del 27 novembre 1998.

A causa della fortissima crescita delle spese per energia elettrica, gas e carburanti, del basso reddito medio e dell’elevata disoccupazione, in questo inizio di 2022 in Sicilia è iniziata la tempesta perfetta: la situazione è preoccupante in tutta Italia, certamente, ma ben di più nella nostra Regione.

Nonostante gli interventi straordinari del Governo, nel primo trimestre 2022 (calcolato fino ad ora) si è registrato un aumento del 131% (rispetto al primo trimestre 2021) per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per quello del gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse).

Rispetto al quarto trimestre 2021, invece, il rincaro previsto è del 55% per l’energia elettrica e del 41,8% del gas.

Federconsumatori ha aggiornato le proprie stime 2022 sui rincari che si abbatteranno sulla famiglia media: ammonteranno a oltre 1.500 euro a causa dell’aumento del costo di bollette, benzina e materie prime, alimentari, beni primari e beni di servizio.

Ma non solo, perché il problema degli aumenti delle bollette energetiche va visto in modo ampio, visto che è impossibile distinguere gli aumenti che pagheranno i cittadini-consumatori da quelli che pagheranno le imprese che producono: prima o poi quegli extra-costi saranno pagati, almeno in parte, proprio dai consumatori.

Il Governo non può agire sul costo del gas, che proviene quasi tutto dall’estero, e deve ancora intervenire su oneri di sistema e tasse (assurdo caricare l’IVA sugli oneri di sistema), e rafforzando i bonus sociali a difesa delle fasce sociali più deboli.

Federconsumatori Sicilia ritiene essenziale, in questo momento, un provvedimento di sospensione dei distacchi per morosità in questa fase di rincaro delle bollette. Insieme ad altre associazioni di consumatori stiamo facendo degli accordi, ad esempio con Eni Gas e Luce, per disporre una lunga rateizzazione delle bollette maggiorate, anche oltre i 10 mesi previsti dal governo, senza dover pagare il 50% della fattura scaduta.

Nelle ultime settimane, è aumentato notevolmente il numero di persone che si rivolgono ai nostri sportelli è aumentato notevolmente: tutti chiedono se le bollette sono corrette e se è possibile rateizzarle.

Federconsumatori Sicilia, infine, non può che ricordare a tutti che se vent’anni fa avessimo investito seriamente nelle rinnovabili, oggi non soffriremmo così tanto per le fluttuazioni internazionali del prezzo del gas.

Negli anni si è sottovalutato l’effetto stabilizzatore delle energie rinnovabili e oggi, che veniamo da una pandemia e l’economia deve ripartire in fretta, ci troviamo ancora dipendenti dal gas che passa dall’Ucraina più che dal sole che batte sul tetto di casa nostra.

Adeguate misure e risorse per permettere alle amministrazioni di fronteggiare i pesanti rincari dell’energia elettrica.

Questa la richiesta avanzata oggi pomeriggio dal Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia, svoltosi a Palazzo Comitini.

“C’è la necessità – ha spiegato il presidente Orlando – che sia il governo nazionale che il governo regionale intervengano a favore degli enti locali per scongiurare la pesante minaccia che grava non solo sugli equilibri, già precari, degli enti locali ma anche per quelli delle Società partecipate”.

“Questa situazione – continua Orlando –  se non affrontata con strumenti adeguati potrebbe determinare una serie di conseguenze sulla sostenibilità dei servizi offerti ai cittadini e rischia di creare un pericoloso boomerang che porterà ad una ulteriore penalizzazione dei bilanci comunali oltre a colpire famiglie ed imprese con prevedibili ed inevitabili rincari dei prezzi al consumo”.

Il rincaro dei carburanti mette in ginocchio il settore dell’autotrasporto e il rischio di tensioni è sempre più vicino. Si teme che sarà più conveniente spegnere i motori anziché continuare a viaggiare in perdita, con gravi conseguenze sulle prospettive di ripresa economica, in quanto i costi non sono più sostenibili. È la denuncia del mondo Autotrasporti di Confartigianato, che viene rilanciata adesso dal presidente regionale siciliano, Salvatore Di Piazza.

“Questo settore è fondamentale per l’economia italiana – dice Di Piazza –, nel nostro Paese oltre l’80% delle merci viaggia su gomma, e i nostri mezzi nelle fasi peggiori della pandemia, in particolar modo con la paura generata durante il primo lockdown, hanno continuato a viaggiare garantendo costantemente l’approvvigionamento dei beni primari”.

Le imprese dell’autotrasporto sono state investite da un ciclone spaventoso. Dall’aumento dei carburanti in testa su tutto, all’aumento dell’ad-blue, al costo dei pneumatici. Senza considerare le pesanti ricadute dovute al caro energia, ai costi delle autostrade. Tra i disagi anche la carenza di autisti e le strade spesso impraticabili.

“I nostri autotrasportatori – aggiunge Di Piazza – subiscono da un anno e mezzo il rincaro dei carburanti. Gli aumenti vertiginosi delle materie prime, di luce e gas, riguardano anche il gasolio per autotrazione, che è ancora il carburante più diffuso, ma anche l’additivo Ad-Blue per i veicoli più moderni e il Gnl (gas naturale liquefatto). Aumenti che ricadono interamente sui già scarsi margini di profitto delle imprese del trasporto”.

Nell’arco dell’ultimo anno, il prezzo alla pompa del gasolio per autotrazione è rincarato del 20,7%, con un impatto di maggiori costi, a livello nazionale, pari a 535 milioni di euro per le micro e piccole imprese dell’autotrasporto merci. Una batosta che si scarica interamente sui margini di profitto e sul valore aggiunto aziendale, considerato che i prezzi alla produzione nel trasporto merci, al terzo trimestre 2021, sono in calo dell’1,2% rispetto ad un anno prima.

A tutela di migliaia di piccoli e medi autotrasportatori, Confartigianato Trasporti Sicilia sollecita provvedimenti immediati per alleggerire la pressione sulle imprese.

“Una nuova mozione di sfiducia a Musumeci? Il M5S non potrebbe che votare a favore. Già in passato il M5S ha promosso e votato un atto del genere contro il presidente della Regione, che, a più riprese e praticamente in tutti i settori, ha confermato la sua inadeguatezza a rimanere a palazzo d’Orleans. Prima va a casa Musumeci, prima i siciliani cominceranno a respirare”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Nuccio Di Paola.