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Rosario Cannella, 67 anni, di Villafrati, in provincia di Palermo, coinvolto in un incidente stradale un mese e mezzo addietro, è morto all’ospedale Villa Sofia a Palermo dove è stato ricoverato. L’incidente è avvenuto a Villafrati in corso San Marco. Cannella ha parcheggiato il suo trattore per andare in tabaccheria a comprare le sigarette. Ha attraversato la strada ed è stato travolto da un’automobile, una Fiat Bravo, guidata da un uomo di 31 anni, iscritto nel registro degli indagati.

Emessa la sentenza d’Appello a carico di 21 tra presunti boss e gregari del clan di Brancaccio a Palermo. Si tratta dell’inchiesta cosiddetta “Maredolce”.

Mafia, repressione e sentenze a processo. La sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Vittorio Anania, ha ridotto le condanne a 7 dei 21 imputati giudicati in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Maredolce”, a carico del clan di Brancaccio. Gli sconti di pena sono stati concessi ad Antonino Marino, da 10 anni a 7 anni, 11 mesi e 10 giorni. Poi Roberto Mangano, da 6 a 5 anni. Pietro D’Amico da 5 a 3 anni e 4 mesi. Giuseppe Frangiamore da 2 anni e 8 mesi a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni. Poi Giovanni Pilo da 6 anni a 5 anni e 4 mesi. A Giacomo Teresi sono stati inflitti 18 anni di reclusione ma in continuazione con una precedente condanna. Sentenza di primo grado confermata per Pietro Tagliavia, presunto capo del clan di Brancaccio e figlio di Francesco Tagliavia, coinvolto nelle stragi mafiose del ’92 e del ’93, che sconterà 14 anni di carcere. Poi Francesco Paolo Clemente 12 anni, Giuseppe Ficarra 10 anni, Giuseppe Lo Porto 8 anni, Santo Carlo Di Giuseppe 12 anni, Giovanni Vinci 10 anni, Giovanni Mangano 8 anni, Giuseppe Michelangelo Di Fatta 12 anni, Massimo Altieri 2 anni e 8 mesi, Gaetano Lo Coco 2 anni e 8 mesi, Maurizio Puleo 4 anni, Stefano Tomaselli 3 anni e 4 mesi, Francesco Paolo Mandalà 2 anni e 8 mesi, e Rosalia Orlando anche lei 2 anni e 8 mesi. Giuseppe Lo Porto è fratello di Giovanni, l’operatore umanitario rapito da Al Qaeda e ucciso nel 2015, nel corso del blitz con cui un commando statunitense avrebbe voluto liberare lui e altri due ostaggi.

Superati i 300 positivi nel personale in servizio presso le carceri della Sicilia: è la denuncia da parte del sindacato Uilpa, Polizia Penitenziaria.”La situazione è drammatica, abbiamo superato la soglia dei 300 positivi. Non si riesce più a coprire i posti di servizio, al personale di polizia penitenziaria rischia di non essere più concesso per tempo il congedo o il riposo, perché non viene incrementato il servizio di sorveglianza”, spiegano dalla segreteria regionale della Uilpa Sicilia.”Nel carcere di Caltanissetta, ad esempio, è necessario completare la pianta organica di almeno 30 unità ma, inoltre – proseguono- la struttura è senza un direttore effettivo, abbiamo già da tempo richiesto un direttore stabile ma ancora non ci è stato assegnato”, concludono dalla Uilpa regionale.

E’ in corso in Corte d’Appello a Caltanissetta la requisitoria del procuratore generale Lia Sava al processo di secondo grado a carico dell’ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto. Lia Sava tra l’altro ha affermato: “Questo è stato un processo doloroso non solo per le parti civili ma anche per chi ha svolto delle indagini. Un coltello senza manico: questo è stato per la Procura questo processo. Ci siamo feriti anche noi. Dolore lancinante. E vi assicuro che non è un processo all’antimafia, né una singolar tenzone tra le varie anime dell’antimafia. E’ un processo che ha cercato di fotografare condotte di reato commesse in un determinato arco temporale da soggetti che rivestivano diversi incarichi. Nulla a che vedere con un processo all’antimafia. Abbiamo fotografato un momento storico di quella fase esistenziale dei protagonisti. Lo scrupolo nella redazione dei capi di imputazione è la prova che questo non è un processo sull’etica ma su fatti giuridicamente rilevanti dei quali abbiamo cercato di fare una scrupolosissima selezione. Non abbiamo titolo per dare giudizi morali, se avessimo voluto parlare di etica avremmo selezionato capi di imputazione generici. Vi assicuro che abbiamo maneggiato con cura il materiale probatorio”.

Una bambina di un anno e mezzo, proveniente dalla provincia di Agrigento, è stata ricoverata all’ospedale pediatrico “Di Cristina” a Palermo a causa di una overdose di sostanze stupefacenti avendo ingerito un pezzetto di hashish. Lei è stata condotta in ospedale dai genitori. E’ stata la madre ad accorgersi del pezzo di hashish nella bocca della figlia. La droga è stata incustodita in casa. Sono in corso indagini da parte della Polizia, coordinate dalla Procura per i minorenni. Marilù Furnari, direttore sanitario dell’ospedale, afferma: “Le condizioni della bimba sono migliorate. Dopo essere stata ricoverata in neurochirurgia è stata trasferita in reparto”. Non è la prima volta che bambini in tenera età sono ricoverati per avere ingerito per sbaglio sostanze stupefacenti, utilizzate da genitori o parenti. In alcuni casi, oltre all’intervento delle forze dell’ordine, è scattata anche la segnalazione ai servizi sociali, con la possibilità dell’affidamento o dell’adozione dei piccoli.

E’ stato firmato all’Aran Sicilia il nuovo contratto collettivo di lavoro dei circa 1200 dirigenti della Regione Siciliana. I rappresentanti dei sindacati e dei dirigenti commentano: “Abbiamo sanato un’ingiustizia che durava da più di 10 anni e che mortificava la dignità professionale di un’intera categoria di lavoratori, unica in tutta la Pubblica amministrazione italiana a scontare un ritardo così grave nel rinnovo delle condizioni economiche e giuridiche. E’ un contratto che non riconosce solo gli aumenti ma responsabilizza i dirigenti. Il nostro lavoro ovviamente non finisce qui. Ora vigileremo affinché si proceda speditamente con la necessaria e improcrastinabile riclassificazione di tutto il personale regionale, un obiettivo divenuto ancora più urgente dopo la cancellazione della riserva per gli interni nei bandi di concorso appena pubblicati dalla Regione. Se non otterremo riscontri nel breve periodo, non esiteremo a proclamare lo stato di agitazione”.

La Sicilia potrebbe essere la prima regione italiana a garantire e regolamentare le visite dei parenti ai malati Covid ricoverati negli ospedali.
Quello di consentire ai degenti fragili la possibilità di ricevere le visite di un parente, per alleviare “i significativi momenti di stress e di forte tensione emotiva connessi con la degenza”, è infatti l’obiettivo di un disegno di legge depositato al Parlamento regionale dell’isola da Danilo Lo Giudice, presidente del gruppo misto ed esponente del Movimento “Sicilia Vera”.
“La presenza dei familiari in un momento delicato e di sofferenza del malato – afferma il parlamentare regionale – può rappresentare una risorsa significativa dal punto di vista psicologico, capace di alleviare le sofferenze, nonché una valida risorsa per le cure medico-infermieristiche.”
Il Disegno di legge depositato all’Assemblea Regionale prevede l’istituzione di team multidisciplinari nelle aziende ospedaliere, che curino l’adozione di un protocollo di sicurezza, redatto in collaborazione con alcuni esperti, nel quale vengono elencate le regole e le procedure da mettere in pratica all’interno dei reparti per rendere possibile che un familiare possa incontrare periodicamente il proprio congiunto ricoverato.
Il protocollo prevede che ciascun degente possa indicare una persona da ammettere in reparto, mentre che nel caso di degenti con problemi cognitivi sia individuato il parente più prossimo. Questi potranno accedere alle corsie per un massimo di 20 minuti ogni settimana, previa applicazione di rigide misure di sicurezza che comprendono, oltre alla verifica dello stato di salute, alla vaccinazione e ad un tampone molecolare negativo recente, anche l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali integrali (tuta, calzari, guanti, mascherina almeno Ffp2) e l’esecuzione di un processo di sanificazione finale per prevenire qualsiasi rischio.
Nel presentare il disegno di legge, Lo Giudice ha affermato che “ormai da due anni siamo sempre più testimoni di questi drammi che vedono centinaia se non migliaia di persone ricoverate anche per lunghi periodi e purtroppo a volte senza un esito positivo, che restano isolate dal mondo, dalla possibilità di un contatto con i propri familiari e i propri affetti. Un dramma nel dramma che, ce lo confermano anche tanti medici, non fa che aggravare la situazione sanitaria visto l’innegabile impatto psicologico di questo isolamento. Un impatto che spesso può perdurare anche dopo la dimissione dai reparti.”
“Con questa proposta di legge – conclude il deputato di Sicilia Vera – cerchiamo di fornire uno strumento operativo che cerca di bilanciare e tenere nel giusto conto tutte le esigenze di tipo sanitario e di cura, ovviamente nel rispetto delle misure di sicurezza cui non si può rinunciare per evitare un ulteriore appesantimento della situazione pandemica.”

“Catania non può restare ostaggio di Pogliese e dei bizantinismi della legge Severino. Il sindaco anteponga il bene della città ad ogni altra considerazione e si dimetta evitando di scaricare sulla città i suoi problemi con la giustizia”.
Lo dichiara Claudio Fava, deputato regionale del movimento i Cento Passi e Presidente della Commissione Regionale antimafia, che sottolinea come “la città sta vivendo in uno stato di prolungato e doloroso abbandono: preda dell’emergenza rifiuti, di un disagio diffuso nelle sue periferie, senza una regia per l’utilizzo dei fondi del Pnrr. Pensare di poter lasciare la città ancora a lungo senza governo è un atto di irresponsabile presunzione.”
Il Presidente dell’antimafia quindi conclude che “è legittimo che Pogliese si difenda nelle opportune sedi giudiziarie, ma lo faccia da privato cittadino e restituisca ai catanesi il diritto di scegliere con il voto un nuovo sindaco.”

“La legge Severino ha tante storture applicative per cui, mi auguro, verrà travolta dal referendum popolare in primavera. Anche per questo, non mi limito a dare solidarietà umana e politica a nome di #diventeràbellissima all’amico Salvo Pogliese, ma gli chiedo anche di attendere che la gente si esprima sulla persistenza di una legge così iniqua. Sono in ogni caso convinta che il Sindaco Pogliese abbia impresso un importante cambiamento alla guida della città che non può e non debba essere fermato.”