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“Un dipendente dell’impresa che si occupa delle pulizie dei locali dell’Ars oggi e’ risultato positivo al Covid19, a seguito di contatti avuti al di fuori dei locali dell’Assemblea, con soggetti a loro volta positivi. L’impresa ha attivato le procedure previste dal protocollo sanitario e quelle ulteriori per garantire la prosecuzione del servizio in condizioni di sicurezza. L’Ars ha immediatamente provveduto alla segnalazione all’Asp di Palermo per l’attivazione del protocollo sanitario e ha attivato ulteriori misure precauzionali. In particolare, ha gia’ provveduto alla sanificazione dei locali e ha in corso di definizione una convenzione con un ente accreditato per l’effettuazione dei tamponi”. Lo scrive sul suo profilo Facebook il presidente della Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Micciche’. “Nessun allarmismo – aggiunge il presidente – poiche’ sia l’impresa che i nostri uffici hanno attivato i protocolli di sicurezza previsti. L’attivita’ parlamentare non subira’ alcuna battuta d’arresto”.

Nelle ultime 24 ore in Sicilia accertati 49 nuovi casi di Coronavirus (domenica erano 37), a fronte di 2.333 tamponi effettuati. E’ quanto emerge dall’ultimo bollettino del Ministero della Salute.

Quindici dei nuovi 49 contagi si riferiscono a migranti ospiti dell’hotspot di Lampedusa. Per quanto riguarda la suddivisione provinciale dei nuovi casi in Sicilia, 28 sono a Palermo, 12 a Catania, 6 a Messina, 2 a Ragusa e 1 a Siracusa. Zero casi ad Agrigento, Enna, Caltanissetta e Trapani.

Gli attuali positivi sono 1.379, di cui 1265 in isolamento domiciliare, 101 ricoverati in ospedale con sintomi e 13 ricoverati gravi in terapia intensiva.
I casi totali di Coronavirus dall’inizio della pandemia in Sicilia sono 4.765, i guariti 3.097 e i decessi 289.

Una quotidianità più sedentaria, in parte dovuta anche al periodo di lockdown, con la conseguente forzata inattività, e complici le elevate temperature estive, ha portato a registrare un aumento di casi di insufficienza venosa, soprattutto nei soggetti predisposti. Se non adeguatamente curata, l’insufficienza venosa può aggravarsi e dare luogo alle cosiddette varici, più conosciute come vene varicose. Maria Eleonora Hospital di Palermo, Ospedale di Alta Specialità accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, è centro di riferimento per il trattamento delle arteriopatie periferiche e delle malattie vascolari, nonché tra i pochi centri in Sicilia a trattare le varici con la termoablazione, mediante sonda laser o sonda a radiofrequenza, e tra i primi centri in Italia per numero di interventi con 440 procedure all’anno.

Le vene accolgono tra il 60% e l’80% del sangue che, attraverso meccanismi di “pompa muscolare”, ovvero la compressione delle vene che avviene durante l’attività muscolare, viene spinto dagli arti inferiori verso il cuore. Una disfunzione di questo meccanismo di pompa, o un processo degenerativo delle pareti venose che ne causa una perdita di tono ed elasticità, possono causare ristagno di sangue nelle vene degli arti inferiori.

La sedentarietà che ha caratterizzato i mesi di lockdown è tra le prime cause di stasi venosa, ovvero un rallentamento della circolazione sanguigna nelle vene, che rappresenta uno dei tre fattori che si ritiene contribuiscano e predispongano allo sviluppo di una trombosi venosa – spiega il dott. Vincenzo Sutera, specialista in Chirurgia Vascolare a Maria Eleonora Hospital, e direttore sanitario pro tempore della struttura –. Se a questo aggiungiamo le alte temperature tipicamente estive, che determinano vasodilatazione e quindi sfiancamento della parete venosa, ecco che possiamo comprendere perché in questi ultimi mesi abbiamo assistito a un incremento, di oltre il 30% rispetto alla nostra esperienza, di casi di arteriopatie periferiche anche gravi”.Secondo le stime, in Italia circa il 50% della popolazione soffre di insufficienza venosa, con una incidenza maggiore nelle donne – complici familiarità, gravidanze e squilibri ormonali – e nei soggetti che conducono una vita sedentaria.

Tra i sintomi più indicativi a cui prestare attenzione vi sono pesantezza e gonfiore degli arti, crampi notturni, formicolio, edemi e teleangectasie (i capillari visibili oltre l’epidermide), fino all’ulcera peri-malleolare, dovuti alla stasi del sangue che fatica a circolare, proprio a causa della disfunzione della pompa del sistema vascolare. Se sottovalutata, questa patologia può portare all’insorgenza di varici, impotenza funzionale dell’arto e, solo nei casi più gravi, a embolia polmonare.

In presenza di questi sintomi o in via preventiva – prosegue il dott. Sutera – si procede alla diagnosi con esame, l’ecocolordoppler venoso, che rivela lo stato di salute del sistema vascolare periferico, e se necessario si esegue un piccolo intervento chirurgico per chiudere il vaso malato e ripristinare il corretto flusso sanguigno. A Maria Eleonora Hospital interveniamo con la termoablazione in anestesia locale senza ricovero e senza tagli, ma praticando solo una piccolissima incisione del diametro di un ago, dalla quale inseriamo una sonda che brucia la vena malata, ripristinando così il corretto circolo del sangue”.

L’intervento dura in tutto 5 minuti dopodiché il paziente può tornare a casa e riprendere già dopo 24 ore le normali attività. In presenza di vene secondarie si completa l’intervento facendo nella stessa seduta una flebectomia in anestesia locale, tecnica di microchirurgia per l’ulteriore asportazione di varici e vene varicose.

“La mazzata della Consulta sulla stabilizzazione dei forestali è un po’  la cartina di tornasole sull’operato di Musumeci , che certifica, ove ce ne fosse ancora bisogno, l’inettitudine di questo governo del nulla, che opera poco, e quando lo fa, lo fa malissimo”.

Lo afferma il capogruppo del  M5S all’Ars Giorgio Pasqua , a commento della bocciatura da parte della Corte Costituzionale  della stabilizzazione dei forestali, che segue a stretto giro di posta quella degli ex Pip.

“Anche per noi – afferma Pasqua –  soprattutto gli antincendio dovrebbero entrare a regime 365 giorni all’anno, ma ancora una vota questo esecutivo ha scelto la strada sbagliata, andava previsto un concorso con soglie per i forestali  già in servizio, come è stato fatto per l’Arpa e per il Corpo forestale”.

“Dopo il giro di boa della legislatura – afferma Pasqua  – dentro il carniere di Musumeci  e, quindi dei siciliani, c’è è poco o nulla. A parte la riforma sull’urbanistica, alla quale abbiamo dato un enorme e fondamentale contributo, non c’è traccia delle strombazzate riforme in campagna elettorale.  In  compenso abbiamo varato una Finanziaria con i soldi del Monopoli, della quale ancora, come abbiamo anticipato in tutti i posti e in tutte le salse, non sì è ancora visto un solo euro”.

 

 

“Affondare i barchini? Ma ci hanno preso per criminali? Anche oggi il ministro dell’Interno ha perso l’occasione di dire una cosa semplice: hanno sottovalutato enormemente il rischio sanitario connesso alle migrazioni. Non hanno adeguato le strutture ai rischi connessi alla pandemia, di cui si aveva notizia dai primi di febbraio. Domani è il 7 settembre e solo domani si terrà una riunione per svuotare ed adeguare l’hotspot di Lampedusa. Mentre ancora nulla si sa degli altri. Ragione per la quale domani, al termine di quella riunione sull’Isola, valuteremo quali provvedimenti urgenti assumere, avendo appena ricevuto anche la relazione sul Cara di Caltanissetta. Tutti hanno capito che la nostra e’ una battaglia di civiltà. Quindi non ci fermiamo”.

Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, commentando le dichiarazioni rese dal ministro al forum Ambrosetti.

“Dopo essersela presa con i giudici solo perché non è neanche in grado di spedire una mail. Dopo aver addossato le colpe dello sfascio siciliano a tutti fuorché al suo governo che ne è responsabile. Musumeci se la prende anche con i preti e dichiara che voterà No al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari. C’era da aspettarselo da uno che campa di politica da sempre e non ha fatto neanche un giorno di lavoro vero in vita sua!
A onor del vero ieri Musumeci una cosa buona l’ha fatta: è andato a Favara, la mia città, a visitare un panificio (uno dei migliori in Sicilia, come tutti i panifici di Favara) accompagnato dal presidente dell’ESA, ente che lui voleva chiudere ma da quando il marito di una sua deputata regionale ne è al comando non lo chiude più. Meno male va!”
Lo dichiara in un post il deputato regionale del Movimento 5 Stelle on. Giovanni Di Caro.

La Polizia ha arrestato uno slovacco di 33 anni, senza fissa dimora che, ieri sera, in via Lanza di Scalea a Palermo ha legato un cane ad un palo dell’illuminazione e lo ha colpito con calci e pugni.
L’aggressione è stata notata da alcune persone che hanno chiamato le forze dell’ordine. Non è stato semplice per gli agenti liberare l’animale visto che l’uomo ubriaco li ha aggrediti. Nel trolley dell’indagato sono stati trovati un coltello e un tablet, quest’ultimo di proprietà di una scuola palermitana. L’uomo è accusato di maltrattamento di animali, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e ricettazione.

La rincorsa propagandistica sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina fa registrare da alcune settimane un crescendo di dichiarazioni per inserire l’opera nel Piano che il governo dovrà presentare per l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. Si sono esercitati sulla materia il premier Conte, il viceministro M5S Cancellieri, impegnato da mesi per accreditarsi come candidato di uno schieramento giallorosa alle regionali del 2022, il leader della Lega Salvini, il capogruppo DEM Graziano Del Rio, il Presidente della Regione Sicilia e la governatrice della Calabria Santelli. Da ultima è intervenuta una figura assai sensibile al partito del cemento, la ministra DEM De Micheli, che sull’onda dell’entusiasmo annuncia la mirabilia di una pista ciclabile compresa nell’opera. Cosa che ha suscitato l’ironia del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano: “…arriverà anche il monopattino, e spero che nessuno proponga la funivia o la catapulta…”. Quasi sicuramente tutto questo can can sortirà come effetto l’inserimento della progettazione per il tunnel sommerso o per il tunnel sottomarino, quale alternative al ponte, per il collegamento tra la Sicilia e il continente.
Cosa significa tutta questa agitazione, è presto detto: l’opera è funzionale alla mirabolante promessa dell’Alta Velocità da Salerno in giù fino a Trapani ed Agrigento (Come dire, non avete il pane vi daremo caviale). Rimanendo seri, invece, servirebbe da subito garantire gli spostamenti e la mobilità con l’ammodernamento e il completamento del raddoppio ferroviario dell’intero versante ionico e dei collegamenti da Messina a Trapani fino ad Agrigento, e da Catania a Palermo.
Dopo la sbornia sui Benetton e su Autostrade per l’Italia, il blocco delle imprese delle grandi opere è in movimento affinchè una grossa fetta dei Recovery Fund arrivi nelle loro tasche. Occorre sapere che, se questo disegno avrà successo, non solo non si creerà significativa e duratura occupazione, a fronte di altissimi investimenti di capitale, ma non avremo alcuna svolta per la condizione sociale, ambientale ed economica drammaticamente deficitaria del Mezzogiorno.
Invece di inseguire fantasmi, per opere pubbliche non supportate da dati scientificamente certi e da esiti  incontestabilmente utili e sicuri, occorre immaginare un diverso approccio, tale da promuovere occasioni multiple di lavoro qualificato e qualificante, partendo dai bisogni e dai deficit riscontrati nei territori e nei diversi segmenti delle attività produttive. E sapendo che solo una parte delle risorse europee sono a fondo perduto, mentre una quota consistente, appesantita dai relativi interessi, è a carico della collettività e finira’ per pesare sulle leggi finanziarie nazionali e sui bilanci regionali nei prossimi anni. Il rischio è quello di un mancato riscatto del sud, pagato dalle nuove generazioni costrette ad emigrare, di una mancata risoluzione delle grandi contraddizioni: la Sicilia si sta trasformando sempre più in una piattaforma commerciale dei beni alimentari, con conseguente trasferimento di ingenti risorse per le banche e le imprese del centronord e del continente europeo. Mentre l’agricoltura si reggerebbe quasi esclusivamente sul lavoro schiavistico della immigrazione clandestina, e sui trasferimenti assistiti di contributi clientelari alle aziende capitalistiche agroalimentari, che vanno via via assumendo la forma di moderni latifondi.
Contro la condanna ad uno sviluppo distorto e alla certezza del sottosviluppo di intere aree, o abbandonate e/o usate come discarica, o ancora come risorse da rapinare per le estrazioni, o ulteriormente da cementificare (in primis le coste per il turismo non ecosostenibile), è necessario mettere in campo una proposta e una convinta mobilitazione sociale, senza le quali, possiamo registrare solo buone ma inadeguate e poco efficaci resistenze, tanto più se caratterizzate da approcci localistici.
Occorre battersi affinchè il Piano governativo per i Recovery fund abbia al centro la sistemazione viaria e su ferro delle zone interne, il risanamento ambientale dei poli devastati dalla petrolchimica (da Milazzo a Priolo/Augusta, da Gela a Taranto), la messa in sicurezza del patrimonio pubblico a cominciare da quello scolastico, il recupero di quello abbandonato e dismesso che si potrebbe destinare al reperimento degli spazi necessari a garantire il diritto allo studio con lo sdoppiamento delle classi, e ciò indipendentemente dalle pandemie attuali e future, e la riapertura dei presidi sanitari territoriali, la protezione della natura con il potenziamento, la tutela e la valorizzazione dei boschi, delle riserve, dei parchi e delle oasi. Alla propaganda delle destre e della maggioranza giallorosa, al populismo e alle torsioni anticostituzionali che li accomunano, possiamo contrapporre l’alternativa della mobilitazione su una proposta programmatica che parli di lavoro socialmente utile, di riqualificazione ambientale, di diritti, di nuova umanità, di qualità della vita. Costruiamola tutte e tutti assieme.

Domenica 6 settembre, come tutte le prime domeniche del mese, tornano gratuitamente aperti al pubblico musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura della Sicilia. Si tratta di un’iniziativa ormai consolidata che punta a valorizzare la conoscenza del patrimonio dei beni culturali soprattutto tra i siciliani.

Attraverso la cultura – dice l’Assessore Alberto Samonà – vogliamo dare un messaggio di ottimismo e di fiducia che ci aiuti a guardare al futuro con la solidità della nostra. Soprattutto in momenti difficili, come quello che stiamo vivendo, avere consapevolezza che siamo seduti sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto ci può dare nuovo slancio e forza per andare avanti e affrontare una ripartenza che ci chiede impegno e fiducia. La bellezza del nostro passato – sottolinea Alberto Samonà – diventa il nostro integratore naturale che rafforza il senso di appartenenza e ci rende più forti”.

Al fine di consentire il rispetto delle prescrizioni previste dal contenimento dell’emergenza Covid-19 è consigliato effettuare la prenotazione on-line attraverso il sito https://youline.eu/laculturariparte.html dove sono presenti anche gli orari di accesso ai singoli luoghi.

Due dipendenti della clinica Noto di Palermo sono risultati positivi al Coronavirus dopo avere effettuato i tamponi. Sono un’infermiera e una operatrice sanitaria che si trovano da ieri sera in isolamento domiciliare.
La casa di cura Noto Pasqualino avendo appreso che una sua dipendente è positiva al tampone per Sars cov 2 per contatti avuti all’esterno della struttura, ha avviato dei tamponi su tutto il personale ed i pazienti ricoverati ed ha rintracciato un ulteriore dipendente positiva. Dice Giovanni Centineo direttore sanitario della struttura: “Di conseguenza in maniera precauzionale abbiamo bloccato i ricoveri ed ogni tipo di accesso alla struttura. Si stanno definendo gli ultimi tamponi. Di quanto sopra è stato informato il Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Palermo”