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A Palermo un assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria in servizio alla Casa di reclusione maresciallo Di Bona, ex carcere Ucciardone, è stato aggredito. Così informa il segretario provinciale del Cnpp (Coordinamento nazionale polizia penitenziaria), Maurizio Mezzatesta, che racconta: “Nel turno serale durante la chiusura delle celle, un detenuto italiano ha aggredito per futili motivi un altro detenuto italiano. L’agente in servizio nel reparto è intervenuto per portare alla calma i due detenuti ma è stato a sua volta aggredito fisicamente ed offeso verbalmente. A causa dell’aggressione, colpito con un pugno al collo e strattoni, l’assistente capo di 46 anni, per i traumi riportati, è stato condotto al pronto soccorso. La prognosi è di 10 giorni”.

A Palermo la seduta del Consiglio comunale convocata al mattino di oggi, giovedì 30 dicembre, si è svolta in modalità smart working, come comunicato tramite una email ai consiglieri dal presidente di Sala delle Lapidi, Totò Orlando. A rendere necessario un simile provvedimento è stata la positività al coronavirus di alcuni consiglieri comunali. Oltre ai casi conclamati di Milena Gentile (Partito Democratico) e Fabrizio Ferrara (Fratelli d’Italia), è stato riscontrato ieri pomeriggio un terzo tampone positivo nel gruppo di Italia Viva.

Mezzo milione di euro per il ripristino della viabilità di due strade in provincia di Agrigento. A finanziare le opere il governo Musumeci, tramite la Protezione civile regionale. A essere interessate sono la strada statale 118 nei pressi del capoluogo e arteria fondamentale per il collegamento con alcuni centri della provincia come Raffadali, Alessandria della Rocca, Sant’Angelo Muxaro, Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta, San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina e Bivona. La sistemazione della strada consentirà di ridurre di almeno 40 minuti i tempi di percorrenza per raggiungere l’ospedale della Città dei Templi.
Altro cantiere pronto a partire è quello sulla “Strada Racalmare” e in particolare nel tratto che collega i Comuni di Grotte e Favara. L’arteria, in prossimità del primo tratto lungo oltre un chilometro che la collega con la Sp3, è chiusa al traffico in quanto piena di buche.
«Anche in questo caso – sottolinea il governatore siciliano Nello Musumeci – pur non avendo la Regione competenze dirette in tema di strade, abbiamo deciso di intervenire per ripristinare la viabilità in un’area molto trafficata e riducendo, nel contempo, la pericolosità così da tutelare l’incolumità pubblica».

I Comuni di Caronia e Santa Lucia del Mela, nel Messinese, e il Comune di Ribera, nell’Agrigentino, saranno in “zona arancione” da domani, venerdì 31 dicembre, sino a mercoledì 12 gennaio (compreso). Lo prevede l’ordinanza firmata ieri sera dal presidente della Regione Nello Musumeci, su proposta del dipartimento regionale Asoe.

La stessa ordinanza ha disposto la proroga della “zona arancione” sino a mercoledì 5 gennaio (compreso) per i Comuni di Barcellona Pozzo di Gotto e Gualtieri Sicaminò, nel Messinese.

Le misure restrittive antiCovid sono attualmente in vigore anche in altri otto Comuni: fino al 5 gennaio a Gravina di Catania, Marianopoli (Caltanissetta), Terme Vigliatore e Scaletta Zanclea (Messina). Fino a domani, 31 dicembre, a Butera (Caltanissetta), Fiumedinisi, Milazzo e San Filippo del Mela (Messina).

L’ordinanza ha inoltre disposto la proroga dell’efficacia di alcune misure adottate in precedenza, tra le quali quelle che prevedono l’esecuzione di un tampone in porti e aeroporti dell’Isola per chi arriva dai seguenti Stati: Malta, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Usa, Germania, Regno Unito, Sudafrica, Botswana, Hong Kong, Israele, Egitto e Turchia.

Un’enorme macchia d’acqua incombe sulla tomba di Giovanni Falcone nella navata sud della chiesa di San Domenico a Palermo. La pioggia rischia di allagare la sepoltura di marmo, visitata ogni giorno da decine di persone che entrano nel Pantheon degli uomini illustri di Sicilia per rendere omaggio al giudice ucciso dalla mafia nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. Padre Sergio Catalano, rettore di San Domenico, denuncia: “Chi si assumerà la responsabilità se dovessero cadere dei pezzi di intonaco sui turisti che arrivano a frotte a visitare la tomba? Se continua così sarò costretto a transennarla e sarebbe un disastro. Soltanto un mese e mezzo fa era una macchiolina, adesso è sempre più estesa. Si aprirà una voragine come in altri punti della Chiesa. Bisogna intervenire subito perché con le prossime piogge l’acqua filtrerà”.

E’ accaduto a Gela, in provincia di Caltanissetta: una donna di 74 anni è morta per covid, i parenti innanzi alla moribonda telefonano al 118, l’ambulanza giunge dopo 10 minuti, i familiari spaccano finestrini e parabrezza del mezzo e picchiano gli operatori, all’autista sono rotti anche gli occhiali, colpito a pugni al volto e soccorso in ospedale, l’ambulanza è in riparazione e un’altra è disponibile solo da Niscemi o da Butera, la Polizia indaga per identificare i responsabili. A Gela attualmente si contano oltre mille positivi.

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, nel corso della conferenza stampa di fine anno a Palazzo d’Orleans. «Aumentano le prime dosi di vaccino, c’è un opera di conversione da parte di chi sembrava irriducibile. I nostri hub stanno lavorando con la possibilità di vaccinare quante più persone possibili», ha aggiunto Musumeci.

«Evitiamo che a Capodanno si faccia l’errore dello scorso anno e che poi ci ha costretti a restare in zona rossa per oltre un mese. Serve prudenza, mai come in questo caso». E’ l’appello che poi ha lanciato il presidente a margine del tradizionale incontro di fine anno con i giornalisti stampa a Palazzo d’Orleans, a Palermo. «Siamo convinti non di restare in zona bianca, perché nessuna regione in Italia lo sarà purtroppo, ma di potere contenere la diffusione del virus – ha continuato – e tutti i problemi che questa comporterebbe cominciando dalla chiusura delle attività economiche: non ce lo possiamo permettere».

“Un’altra conferma dell’impegno fattivo e della sincera vicinanza del Presidente Musumeci e della Regione Siciliana a sostegno di Ravanusa”.
A parlare l’onorevole Giusi Savarino a seguito della notizia dello stanziamento di un ulteriore milione di euro al Comune di Ravanusa.
“Rivolgo il mio grazie al Presidente Musumeci, e lo faccio in veste di ravanusana, di amica e di deputato, per aver mantenuto alta l’attenzione sulla mia comunità colpita dal dramma di un’esplosione che ha causato 9 vittime e reso sfollate diverse famiglie.
Questo milione di euro – prosegue la parlamentare – si aggiunge a quello già inserito nella variazione di bilancio da me proposto e sostenuto. Questo consentirà di adoperarsi in tempi rapidi nella gestione emergenziale e far fronte alle difficoltà in cui sono precipitate le tante famiglie rimaste senza un tetto sopra la propria testa. Sono orgogliosa della grande dignità espressa dai miei cittadini ravanusani in un momento così doloroso.
Attendo con fiducia, attivando tutti i miei contatti al Parlamento nazionale, affinché anche il governo centrale presti la dovuta attenzione in termini di risorse da destinare a Ravanusa, specie dopo la dichiarazione di crisi e di emergenza nazionale dichiarato dal governo Musumeci.”

“La lentezza del governo Musumeci ha già fatto perdere 30 dei 100 milioni di finanziamento statale per potenziare i centri per l’impiego siciliani. Finalmente arrivano i concorsi, a tempo quasi scaduto, a riprova, qualora ce ne fosse bisogno, della totale mancanza di programmazione da parte di questo governo regionale”.
Lo dichiara Giovanni Di Caro, capogruppo all’Ars del Movimento 5 Stelle, a commento del via libera, a solo due giorni dalla scadenza dei termini, alla pubblicazione dei bandi per 1.024 nuove assunzioni nei Centri per l’impiego.

“Solo grazie alla misura introdotta dal governo Conte – ricorda Di Caro – che ha previsto il reddito di cittadinanza e le risorse per il potenziamento dei Centri per l’impiego in tutta Italia, la Sicilia e i siciliani potranno concorrere per questa importante opportunità occupazionale. Musumeci avrebbe solo dovuto avviare la procedura concorsuale, ma anche in questo ha collezionato figuracce, facendo perdere il 30 per cento delle risorse destinate alla Sicilia. Ricordiamo, tra l’altro, come a settembre decise di farsi assistere per il concorso da società esterne e non da Formez, per poi fare (ovviamente) dietrofront all’inizio di questo mese. Improvvisazione e scarsa affidabilità sono sicuramente le migliori qualità evidenziate da questo governo. L’unica consolazione è che siamo ai titoli di coda e che questa fallimentare legislatura volge finalmente al termine”.

“La corsa affannosa per recuperare il colpevole ritardo e la consueta approssimazione di questo governo – conclude Di Caro – tra l’altro hanno partorito inevitabili conseguenze negative nei bandi che sembrano totalmente plasmati sui nuovi decreti Brunetta e non tengono in nessun conto alcune istanze pervenute in commissione Lavoro dell’Ars in questi mesi”.

“Il governo regionale acquisti la casa di Canicattì in cui ha vissuto il giudice beato Rosario Livatino, ucciso per mano mafiosa nel 1990 e istituisca una casa-museo dedicata alla sua memoria”: lo chiede Giovanni Di Caro, deputato regionale e capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, che ha presentato una mozione rivolta all’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà, perché si acquisti e si valorizzi la dimora del giovane magistrato siciliano, che Giovanni Paolo II definì “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Il 9 maggio di quest’anno, Livatino è stato proclamato beato.

“Rosario Livatino – ricorda Di Caro – sostenuto e protetto dai genitori, è cresciuto nel cuore di Canicattì, in provincia di Agrigento, nella casa di via Regina Margherita 166. Visitarla è un’esperienza che lascia il segno perché alimenta la curiosità sulla sua formazione, amplifica il senso del dovere e di giustizia, facendo divenire la dimora luogo e simbolo della cultura della legalità. L’immobile nel 2015 è stato dichiarato dalla Soprintendenza ai beni Culturali e Ambientali di Agrigento d’interesse storico, artistico, architettonico ed etnoantropologico di particolare importanza e dal 2020 fa parte dell’Associazione nazionale Case della Memoria che riunisce le case dove vissero personaggi illustri in ogni campo. Ha tutti i requisiti, inoltre, per far parte della ‘Rete regionale delle Case Museo’ istituita dalla Regione Siciliana”.

“Dal 21 settembre 1990 – spiega Di Caro – drammatico giorno in cui il giudice venne barbaramente ucciso mentre da Canicattì si recava in tribunale ad Agrigento, l’abitazione è rimasta immutata, custodita dalla famiglia Livatino e successivamente dalla nuova proprietaria. All’interno è ancora possibile ammirare i vari libri, codici, riviste e film in Vhs che hanno accompagnato la crescita del piccolo Rosario. Da essi è possibile comprendere come i suoi interessi fossero ispirati ai principi di giustizia e cristianità con un pizzico di sano umorismo. Un patrimonio di gran valore che merita di appartenere alla collettività, sotto una gestione pubblica di cui la Regione Siciliana ha il dovere morale e materiale di farsi carico”, conclude il deputato 5 Stelle.