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Proseguono serrate le indagini a seguito delle minacce di morte rivolte al presidente della Regione, Nello Musumeci, legate ad un ordigno collocato lungo la linea ferrata Catania-Militello, paese natale del governatore. Musumeci si è intrattenuto per circa due ore con il Procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, che coordina le indagini. Il magistrato è impegnato a verificare se all’attività dell’attuale governo regionale possa essere ricondotta l’origine del grave atto intimidatorio. Nel biglietto trovato dai Carabinieri vicino all’ordigno si accenna ai gelesi, agli americani e al 5G, che è un materia che esula dalle competenze della Regione. La Procura, tuttavia, non esclude alcuna ipotesi. Su disposizione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, convocato dal prefetto di Catania, Maria Carmela Librizzi, è stato potenziato il servizio di vigilanza alle abitazioni di Musumeci a Catania e a Militello, e disposta una rete di video sorveglianza.

“Siamo vicini all’amico e collega Giampiero Trizzino per le minacce di morte pubblicate sulla sua pagina Facebook da balordi, in seguito ad alcuni post del deputato contro la caccia in Sicilia”.
Lo affermano i deputati del M5S all’Ars.
”In democrazia – affermano i parlamentari 5 stelle – ci dovrebbe essere libertà di pensiero, ma evidentemente, per i cretini di turno, che reagiscono in maniera scomposta a qualsiasi cosa vada in direzione opposta ai loro desiderata, questo è un dettaglio del tutto trascurabile. Avvisiamo comunque chi si fosse reso artefice di questa spavalda azione al sicuro della propria stanzetta, che la posizione di Trizzino è quella dell’intero gruppo parlamentare che ha più volte sottolineato l’assurdità dell’apertura anticipata della caccia, voluta dal governo regionale”.
“Siamo certi – concludono i deputati – che Trizzino non si farà minimamente intimidire e ci auguriamo che gli autori delle minacce, che saranno oggi stesso denunciati, vengano al più presto identificati”.

In attesa di conoscere i contenuti del ddl approvato in giunta da Musumeci, leggendo le dichiarazioni del Presidente e dell’Assessora Baglieri la prima impressione è che non abbiano mai letto la legge vigente 19/15 alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 93 del 2017. Se così fosse saprebbero che i profili di incostituzionalità introdotti in aula al momento dell’approvazione della legge nel 2015 sono stati cassati dalla Corte, rendendo la legge perfettamente aderente alla legislazione nazionale ed europea in materia di governance. Quello che è mancato in questi anni, malgrado il commissariamento delle ATO prima e delle ATI poi da parte della Regione è una reale volontà di applicarla. Troppe le “sviste” dei Commissari ad acta anche in casi gravissimi come quello di Agrigento, per non parlare della frequenza con cui non hanno ottemperato al mandato di nomina per far entrare a regime la legge.

Quello che il Forum siciliano dei movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni teme è che in realtà una nuova legge serva alla Regione per risolvere a vantaggio del gestore del sovrambito super privato  Siciliacque, (per il 75% della multinazionale francese Veolia), la bocciatura delle tariffe applicate, dopo le sentenze del TAR e del CGA.  Tariffe illegittime quanto le delibere di Giunta che le avevano autorizzate. Altro tema per cui una nuova legge sarebbe risolutiva secondo il Presidente è quello di  “un vasto Piano di riqualificazione delle reti di distribuzione e di corretta gestione delle acque”, Piano in realtà già contenuto negli aggiornamenti dei Piani d’ambito delle ATI che la stessa Regione ha finanziato. I gestori d’ambito, auspichiamo pubblici,  potranno attingere ai fondi del PNRR ed a quelli della programmazione EU 2021/27 destinati all’idrico. Ma forse il vero tema è proprio questo, chi gestirà questi ingenti capitali pubblici; enti di diritto pubblico senza finalità di lucro come il Forum siciliano chiede da anni in attuazione dei Referendum Popolari del 2011 e come la legge vigente 19/15 prevede o il super gestore del sovrambito magari in accordo con gli altri privati di cui è creditore? Se a pensare male si indovina, la preoccupazione di tutelare il Bene Comune primario da ulteriori speculazioni e privatizzazioni è fondata. Su questo chiediamo fin d’ora un incontro con il Governo e con tutte le forze politiche all’ARS.

ll riordino del Servizio idrico integrato in Sicilia, questo  l’obiettivo che si prefigge il governo Musumeci con il disegno di legge illustrato dall’assessore Daniela Baglieri e appena approvato dalla Giunta. Una riforma che prevede l’istituzione di un unico Ambito territoriale, “comprendente l’intero territorio regionale, per garantire criteri di efficienza, efficacia ed economicità, nell’interesse pubblico collettivo, e un razionale utilizzo della risorsa idrica”.

La proposta di legge si compone di ventidue articoli, con particolare attenzione alla governance, per arrivare anche all’adozione di una tariffa d’ambito regionale. Per il presidente della Regione Nello Musumeci «la riforma della gestione delle acque nell’Isola tende a eliminare la frammentazione delle competenze e a compensare la censura operata dalla Corte costituzionale sulla legge regionale 19 del 2015. Più volte – spiega il governatore –  ci siamo confrontati con i vertici degli Ati ed è emersa l’esigenza di razionalizzare una materia così delicata e di primaria importanza. Da questa riforma scaturisce un vasto Piano di riqualificazione delle reti di distribuzione e di corretta gestione delle acque».

Anche l’assessore Baglieri si dice soddisfatta: «Portiamo a compimento un iter iniziato col mio predecessore e che tende finalmente a mettere ordine in un settore assai esposto a speculazioni e sprechi. Spero che l’Assemblea regionale possa presto tradurlo in legge».

Dopo il primo decreto cautelare emesso lo scorso 1 settembre, all’avvio della pre-apertura della stagione venatoria in Sicilia, ieri il Presidente del TAR Catania, con decreto n. 503/2021, ha nuovamente sospeso il decreto assessoriale che, in violazione del precedente pronunciamento del medesimo Tribunale amministrativo, aveva riaperto la caccia. Con questo nuovo pronunciamento del TAR, quindi, dal 13 settembre la stagione venatoria in Sicilia si ferma nuovamente!

Bisognerà aspettare il prossimo 2 ottobre – data di apertura generale della caccia indicata da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ma ostinatamente ignorata dalla Regione Siciliana – per poter riprendere l’attività venatoria nell’Isola; ai  cacciatori siciliani rimane la possibilità di sparare solo nelle prossime due giornate di pre-apertura di sabato 11 e domenica 12 settembre; dopo quella data, il TAR ha confermato la sospensione della stagione venatoria fino all’apertura indicata da ISPRA.

Esultano le Associazioni ambientaliste ed animaliste che parlano, con estrema soddisfazione, di un “grande risultato per la tutela degli animali selvatici”. Il TAR, infatti, anche questa volta ha accolto le istanze di WWF Italia, Legambiente Sicilia, Lipu BirdLife Italia, LNDC Animal Protection ed Enpa che, difese dagli avvocati Antonella Bonanno e Nicola Giudice, avevano nuovamente impugnato il “nuovo” Calendario venatorio dell’Assessore regionale all’agricoltura, Toni Scilla. Come noto, all’indomani della sospensiva del TAR, l’Assessore Scilla, invece di dare esecuzione alla decisione del Giudice amministrativo, aveva emanato un nuovo decreto “fotocopia” di quello appena bocciato, con l’evidente e sfacciato scopo di eludere la sospensiva del TAR e consentire la prosecuzione della caccia, anche in periodi e con modalità palesemente contrastanti con il parere scientifico di ISPRA, che suggeriva maggiore tutela per le popolazioni faunistiche stanziali e migratorie, già decimate dagli incendi.

Secondo le Associazioni, “con questa ulteriore vittoria giudiziaria, sono stati sonoramente bocciati i decreti ‘sparatutto’ dell’Assessore ‘contro la fauna’ Toni Scilla ed è stata riaffermata la legalità e la prioritaria esigenza di tutela della biodiversità. Continueremo la battaglia legale al TAR sin dalle prossime udienze, dove denunceremo le gravi e pesanti illegittimità di un calendario venatorio vergognoso che condanna gli animali scampati alla devastante stagione degli incendi e della siccità”.

A Palermo la Guardia di Finanza ha sequestrato 455 capi contraffatti e 410 articoli non sicuri in due attività commerciali, entrambe in via Lincoln, gestite da cinesi. I finanzieri hanno quindi proceduto al sequestro amministrativo degli articoli, potenzialmente pericolosi per la salute dei consumatori, nonché ad elevare nei confronti del responsabile sanzioni amministrative pecuniarie per un totale di 6.032 euro.

Questa mattina in IV Commissione Ambiente e Territorio abbiamo ripreso l’argomento della campagna anticendio in Sicilia.

L’estate che ci siamo messi alle spalle lascia una ferita profonda inferta dai troppi incendi divampati lungo tutto il territorio regionale, che hanno causato decine di migliaia di ettari di boschi e campi distrutti e drammatiche conseguenze per la fauna.

Abbiamo voluto, quindi, tirare le somme di questi mesi arroventati e disastrosi con il dirigente generale del Comando Corpo Forestale della Regione, dott. Giovanni Salerno.

Mi preme ringraziare il Corpo Forestale per il gravoso impegno profuso: seppur con carenze d’organico si è attivato al massimo delle sue forze, con oltre 1689 ore in cui la flotta aerea ha sorvolato la terra percorsa dal fuoco.

Complice un clima straordinariamente afoso, la Sicilia è stata dilaniata dalle fiamme con 8.113 incendi. L’entità dei danni è assai superiore rispetto agli anni passati.

L’area delle Madonie, polmone verde siciliano, è stata duramente colpita e i roghi sono persino arrivati a lambire i centri urbani. Il Parco delle Madonie ha visto bruciare ben 680 ettari di superfice boscata; ma pensiamo anche al Parco dell’Etna, a quello di Pantelleria e l’elenco potrebbe proseguire.

Sono numeri che ci impongono una riflessione e l’individuazione di risposte normative energiche.

L’Assemblea Regionale Siciliana aveva individuato e inserito nella Finanziaria all’art. 22, approvata e pubblicata in Gazzetta lo scorso aprile, 2 milioni di euro destinati a implementare il monitoraggio tecnologico delle aree a rischio e prevenire l’attività incendiaria.

Questi fondi, però, risultano ancora fermi al Dipartimento di sviluppo rurale. Serve forse strutturare ancor meglio un coordinamento e una cabina di regia con i diversi soggetti che si occupano di campagna antincendio. Serve qualche aggiornamento delle norme in materia. Serve mantenere alta l’attenzione.

Per questo, continueremo anche domani a occuparci della problematica degli incendi nella Regione e torneremo a farlo nelle prossime settimane.

«Si sta per concludere un’estate caratterizzata da ingorghi e disagi interminabili intorno allo Stretto di Messina, per attraversarlo sia in un senso che nell’altro. L’ondata di visitatori registrata in Sicilia e in Calabria ha evidenziato ancora una volta quanto sia anacronistica l’assenza di un collegamento stabile fra Scilla e Cariddi, fra la nostra Isola e il Continente. Ecco perché le parole del vicesegretario del Pd Provenzano, a proposito del Ponte sullo Stretto e dei treni ad alta velocità in Sicilia, appaiono quasi come dissociate dalla realtà, oltre che infondate sul piano tecnico». 
Lo afferma l’assessore alle Infrastrutture della Regione Siciliana, Marco Falcone, commentando le affermazioni dell’esponente politico al Festival “Trame 10” di Lamezia Terme. 
«Infatti – prosegue Falcone – non è chiaro quale soluzione logistica consentirebbe di smontare i treni ad alta velocità a Villa San Giovanni, imbarcarli su traghetto e rimontarli a Messina. Non occorre essere degli esperti per capire che chi scinde l’alta velocità ferroviaria dalla necessità storica del Ponte dice una cosa senza senso. Al tempo del governo Conte II, assieme al presidente Musumeci incontrammo l’allora ministro Provenzano assieme al ministro De Micheli, per approfondire il tema del collegamento stabile sullo Stretto e delle infrastrutture in Sicilia. Proprio in quell’occasione, Provenzano si disse convinto dell’importanza strategica del Ponte, superando quel pregiudizio ideologico che forse oggi ha ripreso il sopravvento».

Autostrade interrotte, strade statali rattoppate alla meno peggio, provinciali come “trazzere”. È la fotografia attuale della viabilità in Sicilia. Una rete stradale che ancora una volta si è fatta trovare impreparata ad accogliere i flussi di turisti che quest’estate si sono riversati in Sicilia.

Come raccontano i media, le vacanze si sono trasformate in incubo a causa dei lunghissimi serpentoni di auto presenti in più parti dell’Isola.  A ridosso di Trabia, una coda che in una domenica da bollino rosso può durare anche un’ora, ma che in un giorno qualsiasi di questa settimana caldissima per le autostrade promette non meno di una trentina di minuti di attesa. Stessa trama nel catanese e nel messinese, tutto questo perchè sono presenti ben 39 cantieri e restringimenti di carreggiate.

Sulla Palermo- Catania, uno ogni 14 sull’autostrada che dal capoluogo porta a Mazara del Vallo, uno ogni 19 su quella che collega fra la città più grande dell’Isola e Messina.

Il risultato è lunghi incolonnamenti ed esasperazione degli automobilisti. Ma il tema della viabilità in Sicilia riguarda anche le strade interne, quelle che una volta erano gestite dall’Ente Provincia e che adesso versano in uno stato pietoso. Nell’area interna delle “Terre Sicane”, zone di grande appetibilità turistica e dove ci sono giovani imprenditori che si fanno in quattro per portare avanti le loro attività produttive, spostarsi è diventato un rischio.

Per non parlare della 189 Agrigento – Palermo, una strada ormai che chi la conosce la evita, della SS 640, dove l’assenza di manutenzione è sotto gli occhi di tutti. Un peccato che tanti giovani che in questi giorni sono rientrati in Sicilia per le vacanze, considerato lo stato attuale della nostra viabilità, ripartiranno con il solito amaro in bocca.

I continui ritardi nei pagamenti degli stipendi dei dipendenti forestali sono stati al centro dell’audizione di questa mattina in Commissione Bilancio all’Ars. I lavoratori, infatti, vengono pagati con notevoli ritardi con il caso limite del distretto di Messina nel quale lo stipendio di dicembre 2020 è stato pagato lo scorso luglio.

“Secondo quanto emerso in Commissione – afferma Angela Foti, vicepresidente dell’Ars e deputata regionale di Attiva Sicilia – la causa dei ritardi è imputabile a un iter eccessivamente farraginoso e alla contemporanea carenza negli organici degli uffici preposti ai pagamenti. Per questo, ho proposto di snellire questo iter burocratico, possibilmente emettendo un decreto unico di pagamento per tutti gli stipendi a inizio anno, eventualmente rimpinguando con un secondo decreto a fine anno. Non bisogna dimenticare che si tratta di famiglie spesso monoreddito e che il ritardo anche di un solo mese può metterle in difficoltà. Io e il mio gruppo continueremo a monitorare la situazione, cercando di farci promotori di soluzioni che permettano di uscire definitivamente da questa impasse”.