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Inevitabili e puntuali giungono, come non sempre avviene in queste circostanze, le dimissioni dell’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza, indagato nell’inchiesta che ruota attorno alla falsificazione dei dati Covid 19 e che lo vede indagato.

“Ho chiesto al presidente Musumeci di accettare le mie dimissioni” – dichiara Razza che continua -: Alla luce della indagine della Procura di Trapani che mi vede indagato, nel confermare il massimo rispetto per la magistratura, desidero ribadire che in Sicilia l’epidemia è sempre stata monitorata con cura, come evidenzia ogni elemento oggettivo, a partire dalla occupazione ospedaliera e dalla tempestività di decisioni che, nella nostra Regione, sono sempre state anticipatorie. Non avevamo bisogno di nascondere contagiati o di abbassare l’impatto epidemiologico, perché proprio noi abbiamo spesso anticipato le decisioni di Roma e adottato provvedimenti più severi”.

Razza ha concluso: “I fatti che vengono individuati si riferiscono essenzialmente al trasferimento materiale dei dati sulla piattaforma che sono stati riportati in coerenza con l’andamento reale dell’epidemia, tenuto conto della circostanza che sovente essi si riferivano a più giorni e non al solo giorno di comunicazione. Quando si leggeranno le carte durante la fase processuale si potrà chiarire una diversa ipotesi.

 

“Le dimissioni di un assessore alla salute che falsifica e fa “spalmare” i dati sul Covid non vanno chieste dall’opposizione: vanno pretese dal presidente della Regione. Stamattina. Come primo atto di decenza morale. Quanto a Musumeci, se davvero non sapeva, l’inettitudine di un Presidente incapace di controllare la gestione dell’emergenza è colpa grave e imperdonabile.
Una colpa che non gli permetteremo di nascondere lanciando la palla in tribuna, come è uso fare da tre anni a questa parte”
Lo ha dichiarato il Presidente della Commissione Antimafia regionale siciliana Claudio Fava in riferimento all’inchiesta sulla falsificazione dei dati Covid-19 condotta dalla Procura di Trapani.

“La Sicilia è scossa dalle notizie che arrivano dalla Procura di Trapani che ha avviato una indagine sui dati relativi all’andamento del contagio da Covid – 19, che la Regione inviava all’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo quanto sostengono gli inquirenti, i vertici dell’Assessorato alla Sanità avrebbero alterato questi numeri, diminuendo il numero di positivi e alzando quello dei tamponi, condizionando così i provvedimenti che arrivavano da Roma nella definizione delle fasce e delle conseguenti restrizioni.

Le intercettazioni che, in queste ore, stanno trapelando sono inquietanti e preoccupanti e vedono protagonista anche l’Assessore alla Sanità Ruggero Razza, che risulta fra gli indagati.

Aspettiamo l’evoluzione di questa inchiesta giudiziaria e, mi auguro, che si faccia al più presto chiarezza. Tutto questo, se confermato, sarebbe di una gravità inaudita. Auspico l’arrivo di soluzioni drastiche e si valuti anche l’immediato commissariamento della sanità in Sicilia”, così in una nota la deputata catanese Maria Laura Paxia (Misto – L’Alternativa c’è).

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, è intervenuto così nel merito dell’inchiesta sui dati covid che coinvolge anche l’assessore Razza: “Ho letto le agenzie, inutile dire che in questi casi si resta sorpresi. Noi le zone rosse le abbiamo anticipate non nascoste: è storia. Ma bisogna avere rispetto per la magistratura, ho fiducia nell’assessore Ruggero Razza, se fosse responsabile da solo adotterebbe le decisioni consequenziali. Bisogna essere sereni e fiduciosi, sono convinto che la verità emergerà prestissimo.

“Leggo dichiarazioni di rappresentanti politici che fanno accapponare la pelle – dichiara Musumeci su La 7 -, questa è una terra di giustizialisti: è una vergogna. Abbiamo visto quanti indagati poi sono usciti dalle inchieste. Quindi, calma calma… calma”.

 

 

“Se confermate le notizie sulla bufera che ha investito i vertici dell’assessorato alla Salute, assessore Razza compreso, sarebbero di una gravità inaudita. L’eventuale falsificazione dei dati sui contagiati dal Covid per non fare scattare la zona rossa, come ipotizzato dalla magistratura, potrebbe aver avuto conseguenze nefaste sui cittadini, è ciò, ovviamente, sarebbe intollerabile. La notizia riportata dalla stampa dell’intercettazione dell’assessore alla Sanità, che parlerebbe con una sua dirigente della spalmatura su più giorni dei dati sui morti, se confermata, sarebbe gravissima: Razza si dimetta, è inevitabile”.

Lo affermano il capogruppo M5S all’Ars Giovani Di Caro e l’intero gruppo parlamentare 5 stelle a palazzo dei Normanni.

“Sulla corrispondenza dei dati sui contagi rilevati con quelli reali, come sui posti letto attivati per le terapie intensive – affermano i deputati – abbiamo sempre sollevato dubbi e chiesto dettagliate notizie, che non ci sono mai state comunicate”.

“Da un anno a questa parte, le piccole e medie imprese stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica generata dalla gestione della pandemia COVID-19 – affermano i deputati regionali di Attiva Sicilia, Matteo Mangiacavallo e Sergio Tancredi – e tutto questo non è ammissibile. In senso più generale, lo Stato, che impone misure restrittive per limitare i contagi da questo virus, dovrebbe altresì mettere in atto, contestualmente, azioni di contenimento per prevenire le potenziali conseguenze, soprattutto economiche, oltre che sociali, di questi provvedimenti. Tutto ciò non è avvenuto e non sta avvenendo”.

“Sul piatto della bilancia – continuano Mangiacavallo e Tancredi – pesa molto di più la crisi di numerosi settori che, oggi come in passato, rappresentano l’asse portante dell’economia italiana e siciliana. Il settore turistico, ad esempio, è totalmente al collasso. E con esso stanno soffrendo più di chiunque altro gli imprenditori del settore della ristorazione, delle arti, delle attività ricettive, della cultura, dello sport, del commercio. Non si possono bilanciare le perdite subite da numerose partite iva continuando ad elargire loro elemosine proposte sotto il nome di ristori. Le tasse sono state soltanto sospese e non cancellate, gli affitti e le altre spese, compresi gli investimenti per affrontare la pandemia, non sono stati nemmeno considerati”.

“Lo Stato – affermano i due deputati – invece che proporre ristori, mai elargiti puntualmente, dovrebbe risarcire per intero gli investimenti economici affrontati da queste aziende durante tutto il periodo di lockdown e chiusure forzate, nonché buona parte dei mancati guadagni, calcolati sulla media degli esercizi finanziari precedenti, al netto dei miseri ristori già ottenuti. Solo così è possibile salvarli e salvare l’intera economia del Paese. Presto, di questo passo, non sarà neppure possibile pagare gli stipendi”.

“Se non si interviene subito con uno shock amministrativo ed economico – conclude Matteo Mangiacavallo – pari a quello generato con la gestione della pandemia, sarà difficile contenere un prevedibile scontro sociale di cui ne stiamo avvertendo le avvisaglie in questi giorni. La Politica, tutta, deve avere il compito, fin da subito, di indirizzare il dissenso di questi giorni verso forme di protesta che non può essere repressa e che non deve mai diventare violenta”.

E’ morta Cinzia Pennino, l’insegnante 46enne di  scienze all’istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo che aveva ricevuto come molti suo colleghi, il vaccino AstraZeneca.

La donna che non soffriva di nessuna patologia pregressa e che lo scorso 24 marzo si era sentita male ed era stata trasportata in ospedale dove le avevano diagnosticato una trombosi profonda estesa. Alla donna era stato inoculato il vaccino anticovid AstraZeneca, questo era venuto fuori dalla sua anamnesi.

Trasferita presso la terapia intensiva in disfunzione multiorgano, nonostante i trattamenti avanzati e le cure prestate dai sanitari, è deceduta ieri mattina. Adesso, il Policlinico di Palermo ha segnalato alla magistratura e all’Aifa la morte sospetta dell’insegnante; gli esperti si dovranno pronunciare sulla causa del decesso e, soprattutto, dovranno dire se c’è un nesso tra la vaccinazione AstraZeneca e la trombosi.

La vicenda è stata ricostruita dalla stessa direzione della struttura sanitaria: “La paziente è giunta al Policlinico il 24 marzo scorso proveniente dall’ospedale Buccheri La Ferla – si legge in una nota – in condizioni molto critiche con trombosi profonda estesa e una storia anamnestica nella quale è presente anche una somministrazione vaccinale. Trasferita in terapia intensiva in disfunzione multiorgano nonostante i trattamenti avanzati e le cure prestate dai sanitari la paziente è deceduta”.

“L’intera Sicilia salesiana, e in particolare le comunità di Palermo Ranchbile e Santa Chiara – scrivono i colleghi di Cinzia Pennino su Facebook – piangono la scomparsa di una persona speciale, una donna eccezionale con un cuore grande come la sabbia del mare. Una donna sapiente, generosa e allegra, impegnata a pieno titolo nella missione salesiana in Sicilia e in Africa dove grazie al Vis, di cui era membro attivo, ha visitato Madagascar e Senegal”. Tanti i messaggi sui suoi profili social, alcuni brevi, altri intensi, che rispecchiano appieno la splendida figura di Cinzia, una donna che non si è mai risparmiata, ma che ha fatto tutto con amore e per amore, fino all’ultimo respiro secondo lo stile di San Giovanni Bosco.

“Cinzia – continuano i docenti e il personale dell’istituto scolastico – ha incarnato pienamente quello che si dice di Don Bosco; è stata madre, maestra e amica di quanti ha incontrato nel suo cammino e nelle sue svariate attività. Madre di tanti bambini e ragazzi conosciuti nell’oratorio di Santa Chiara a Palermo, ma anche nelle varie missioni in Africa. Maestra giorno dopo giorno nel liceo del Don Bosco di Palermo Ranchibile, dove ha insegnato fino a pochi giorni fa guidando gli alunni non solo in una crescita culturale ma anche umana”.

 

 

Gli operatori dello spettacolo sono tornati stamane a protestare in piazza Indipendenza a Palermo per chiedere alla Regione provvedimenti e ristori dopo un anno di disagi e mancata occupazione a causa della pandemia.
Il settore arrivato ormai allo stremo chiede maggiore attenzione da parte del governo nazionale e regionale.

“E’ giunta l’ora di avere un riconoscimento dalle istituzioni per quello che siamo e cosa facciamo – ha detto il presidente di Fedas Regione Sicilia, Roberto Fontana – attraverso questa manifestazione vogliamo denunciare a viva voce che non abbiamo più forza di far sopravvivere le aziende che con sacrificio e dedizione abbiamo costruito e mantenuto in piedi. Molti di noi non riescono più a pagare gli affitti, non sappiamo come aiutare le famiglie dei nostri dipendenti e tantomeno quelle nostre. Non riusciamo a pagare più i nostri fornitori, siamo arrivati a mettere in vendita pure le nostre attrezzature per poter sopperire ai beni di prima necessita e sopravvivenza”. Molti sono rimasti fuori dai ristori. “Lo Stato e la Regione hanno messo tanti fondi in gioco per aiutare il comparto come teatri pubblici e privati, organizzatori, associazioni – ha aggiunto Fontana – forse pensando di aiutare anche l’indotto, ma così non è stato. Non è stato per le aziende ma non è stato neanche per i tecnici, i free lance, gli attori, i ballerini, i musicisti e tutti quei lavoratori che regolarmente pagano le tasse e fanno parte di un’unica famiglia”.
Tra le richieste il contributo a fondo perduto pari al 50% per le aziende che noleggiano attrezzature tecniche e tecnologiche che vanno incontro a problemi di obsolescenza; sostegno totale per il pagamento degli affitti degli immobili in uso alle aziende, sulle utenze, sulle polizze assicurative, sulle tasse di circolazione e tasse governative, sui trasporti fino a marzo 2022; contributo a fondo perduto relativa al calo di fatturato e quindi sui mancati incassi come fatto con il decreto ristori regionale

“Dati sbagliati sui contagiati Covid a Palermo? L’incredibile e inspiegabile crollo di oltre il 70% dei positivi a distanza di meno di 15 giorni dalla rilevazione precedente sembrerebbe deporre fortemente in questo senso. E in questo caso sarebbe gravissimo, perché gli oltre 11 mila casi comunicati ai primi di marzo ha determinato provvedimenti restrittivi, probabilmente sovradimensionati, che lasceranno profonde ferite sullo stato di salute, già precario, di tantissime nostre imprese. È per questo che questa incresciosa vicenda non può passare sottotraccia e deve essere sviscerata a fondo all’Ars. Vogliamo sapere quali siano realmente i dati e di chi sia la responsabilità di quanto probabilmente accaduto”.

Lo affermano i deputati M5S della commissione salute dell’Ars, Salvatore Siragusa, Francesco Cappello. Giorgio Pasqua e Antonio De Luca, che hanno chiesto alla presidente La Rocca Ruvolo la convocazione in audizione in VI commissione dell’assessore Razza, del commissario per l’emergenza Covid a Palermo, Costa, del direttore generale dell’Asp di Palermo Faraoni e del sindaco di Palermo, Orlando.

“Da Razza e Costa – affermano i deputati – vogliamo anche spiegazioni sull’inaccettabile caos registrato nel corso delle vaccinazioni dei fragili a Palermo, che hanno fatto registrare lunghissime code e pericolosi assembramenti di persone anche in condizioni precarie di salute, in attesa per ore ed esposti alle intemperie”.

“Vorremmo capire -afferma Pasqua – se anche a Palermo si sta verificando quello che succede altrove in Sicilia, cioè una discrepanza tra numero di soggetti vaccinabili e postazioni attivate. In soldoni, le Asp comunicano che hanno 8 postazioni mediche per fare anamnesi, ma poi ne attivano solo 4, per carenza di medici. Avviene così che il sistema informatico prenoti un numero di persone doppio rispetto alle persone materialmente vaccinabili”.

Scoperte dai carabinieri a Palermo due serre indoor in due diverse zone della città.

La prima piantagione è stata scoperta in un appartamento abbandonato nei pressi di via Colonna Rotta, dove i militari della Stazione Palermo Centro, con l’ausilio del Nucleo Cinofili, hanno sequestrato circa 40 piante di cannabis alte 80 cm, oltre a 40 germogli della stessa specie e 1 kg di marijuana sfusa, già posta ad essiccare.

L’altra serra è stata scoperta a San Filippo Neri, in un locale creato nelle fondamenta di uno stabile, a circa 7 metri di profondità. Sono state scoperte 77 piante di cannabis dell’altezza di un metro. La serra disponeva di un impianto di condizionamento alimentato tramite allaccio abusivo alla rete elettrica. Trovati anche fertilizzante, lampade e reattori per la coltivazione indoor. Le indagini proseguono per identificare i proprietari.

I carabinieri, nell’ambito dei controlli antidroga hanno arrestato 4 persone per coltivazione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I carabinieri della stazione San Filippo Neri hanno arrestato C.G., un 33enne dello Zen, già noto alle forze dell’ordine: i militari lo hanno trovato in possesso di 53 grammi di hashish già suddivisa in dosi, nascoste nel giubbotto, e della somma contante di circa 100 euro, ritenuta provento dell’attività di spaccio. Il 33enne, su disposizione della Procura della Repubblica di Palermo, si trova ora agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

Anche per un 23enne villabatese sono scattate le manette per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: nel corso di un servizio di controllo del territorio svolto nel quartiere “Sperone”, i militari della Compagnia Piazza Verdi, con l’ausilio del Nucleo Cinofili e di personale del 12° Reggimento “Sicilia”, lo hanno trovato in possesso di 22 dosi di hashish e di circa 270 euro, ritenuti provento del reato.  Il giovane è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di convalida. Altri 630 grammi della stessa sostanza sono stati sequestrati a carico di ignoti. Nel corso del servizio, in collaborazione con la Polizia Municipale, sono state denunciate sei persone per i reati di furto di energia elettrica e invasione di terreni o edifici. Nel complesso edilizio controllato sono state identificate decine di persone e sequestrati oltre 200 mq  di baracche e manufatti edilizi. Tre attività, un barbiere, un magazzino edile e un market sono state chiuse perché abusive e le derrate alimentari in cattivo stato di conservazione sono state sequestrate e distrutte.

Altri due arresti sono stati messi a segno dalla Stazione Palermo Resuttana Colli nel quartiere “Borgonuovo”: durante i controlli di routine ai sottoposti agli arresti domiciliari, i militari hanno notato il 34enne T.f. intrattenersi fuori dalla propria abitazione, per poi rientrarvi repentinamente, accortosi della presenza della pattuglia. All’ingresso dei militari nell’appartamento, la convivente 33enne, già nota alle forze dell’ordine, ha cercato di disfarsi di una busta contenente 35 grammi di marijuana e 2 grammi di cocaina. A seguito della successiva perquisizione domiciliare, sono stati rinvenuti una pistola “scacciacani” modificata per esplodere cartucce calibro 7,65, completa di caricatore e 4 colpi, un bilancino di precisione e materiale vario per il confezionamento e circa 130 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, T.F. è stato tradotto alla casa circondariale “Lorusso-Pagliarelli” di Palermo, mentre la convivente C.A., dopo la convalida dell’arresto, è stata sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I reati contestati, oltre all’evasione, sono la detenzione illegale di un’arma clandestina e di munizioni, nonché di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Tutta la sostanza stupefacente sequestrata è destinata al campionamento e al repertamento a cura del competente Laboratorio del Comando Provinciale di Palermo.