Home / Articoli pubblicati daRedazione Palermo (Pagina 38)

I tecnici non hanno condiviso i provvedimenti assunti in tema di politica sanitaria, che non recepiscono due delle misure-chiave suggerite dalla commissione in un parere di oltre due settimane fa.

Il pomo della discordia è l’abolizione, di fatto dei, Covid hospital.  Da lunedì prossimo, si riaprono tutte le attività sanitarie finora sospese. Per i pazienti  positivi al covid sono previsti posti letto “con relativi e adeguati percorsi separati all’interno di tutte le strutture ospedaliere”. In buona sostanza, gli eventuali nuovi casi potranno essere trattati in tutti gli ospedali. Di fatto diventano ora tutti ospedali misti.

Il comitato tecnico-scientifico aveva chiesto di mantenere per i prossimi 60 giorni fino a 6 ospedali Covid dedicati con 1200 posti letto e 130 di Terapia intensiva disponibili, Covid center per i ricoveri dei nuovi casi da attivare in 48 ore e infine ospedali Non-Covid con aree grigie per i casi sospetti e la possibilità di riconvertirli in Covid in una settimana in caso di aumento improvviso dei contagi.

Ma c’è un secondo punto contestato dal comitato tecnico-scientifico: la decisione di non sottoporre tutti i pazienti in attesa di ricovero programmato a tampone prima. Nella circolare varata dall’Assessore, infatti, il tampone pre-ricovero è previsto solo per chi deve essere sottoposto a procedure anestesiologiche (ovvero chi deve sottoporsi a intervento chirurgico ed essere intubato), mentre per tutti gli altri pazienti sono previsti test sierologici. Obbligo che vale sia nel pubblico che nel privato.

Si tratta di una decisione in controtendenza con i suggerimenti offerti dalla commissione e in controtendenza rispetto a molte altre regioni che invece hanno previsto tamponi per tutti coloro che devono essere ricoverati. Secondo i tecnici, infatti, i test sierologici non restituiscono l’eventuale situazione di positività in corso del paziente ma hanno un buco di almeno 8-10 giorni.

“Ci farebbe piacere che Musumeci ci dicesse per quali grossi meriti ha scelto Candela, dopo averlo estromesso dal giro dei manager della sanità siciliana, e Damiani, ex direttore di quella Cuc che proprio il suo governo giudicava fallimentare, tanto da volerla delocalizzare”.

Se lo chiedono i deputati del M5S all’Ars, componenti della commissione Salute, Giorgio Pasqua, Francesco Cappello, Antonio De Luca e Salvatore Siragusa, che reiterano al presidente della Regione e all’assessore Razza l’invito ad andare a riferire in aula al più presto sul ciclone che ha travolto ieri la sanità siciliana, “una vicenda scandalosa che sta compromettendo notevolmente l’immagine della nostra regione”.

“Ci piacerebbe capire – affermano i deputati 5 stelle – quali meccanismi hanno portato a scegliere Candela per guidare la macchina anti-Covid siciliana, quando evidentemente non lo hanno ritenuto all’altezza della riconferma ai vertici dell’Asp palermitana. Vorremmo avere anche delucidazioni sui criteri che hanno regalato a Damiani la  poltrona più alta dell’Asp di Trapani, visto che il governo Musumeci non era per nulla soddisfatto dell’operato della Centrale unica di committenza che Damiani guidava in precedenza e che, lo stesso esecutivo, in commissione, Salute definiva lenta e non remunerativa”.

“Evidentemente – continuano i deputati – Musumeci e le nomine azzeccate sono due rette parallele. Brucia ancora, e parecchio, l’ossimoro Lega Nord-assessorato all’identità siciliana, strada sulla quale il presidente della Regione continua a marciare imperterrito, nonostante la levata di scudi di tantissimi siciliani, parecchi dei quali probabilmente anche suoi elettori, che non solo ha colpevolmente ignorato ma anche pesantemente offeso.

Rifondazione Comunista plaude all’azione dell’Autorità Giudiziaria sul sistema delle esternalizzazioni dei servizi nella sanità pubblica, presente anche nella catena della Grande Distribuzione, che si intreccia con quello clientelare-politico-mafioso. Non è solo corruzione sistemica (e ormai sistematica), è anche, se non di più, un rodato meccanismo di sfruttamento del lavoro prevalentemente manuale, della mancata applicazione dei CCNL di settore, in favore dei famigerati “contratti Multiservizi” o “servizio sociale”. Capiremo dagli sviluppi dell’inchiesta se le mazzette vengono anche e principalmente dalla mancata applicazione dei CCNL socio-sanitari-assistenziali, con aggiudicazioni farlocche in dispregio del Codice degli Appalti. Viene infatti utilizzato ampiamente lo strumento del ricatto occupazionale del mancato subentro e/o quello dell’accordo sindacale basato sulla rinuncia all’anzianità di servizio.
Rifondazione, per porre un freno a questa grave situazione, chiede l’applicazione del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50 del 2016 come modificato dal d.lgs. n. 56 del 19 aprile 2017) che prevede espressamente all’art. 50: “1. Per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti inseriscono, nel rispetto dei principi dell’Unione europea, specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, prevedendo l’applicazione da parte dell’aggiudicatario, dei contratti collettivi di settore di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.
Da un punto di vista politico, lo scandalo che investe alcuni vertici della sanità di stampo manageriale, nominati da Musumeci in Sicilia, non è che l’ultimo di una lunga serie e che hanno coinvolto le Giunte dei suoi predecessori di centrodestra e di centrosinistra, da Crocetta a Raffaele Lombardo a Cuffaro. Una mafia bianca dove l’intreccio tra corruzione, privatizzazioni, destinazione delle risorse pubbliche è asservito a garantire accumulazioni illecite. E che non ha pudore di sfruttare il lavoro nero e servile, approfittando della evaporazione dei controlli, a partire da quelli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si conferma ancora una volta la necessità di una radicale riforma della sanità, riconducendola ai principi costituzionali della pubblicità, del controllo dal basso, della partecipazione delle e dei cittadine/i, della rottura dei conflitti di interesse e del connubio tra il mondo del settore privato e le sue proiezioni politiche e manageriali.

“La chiusura dell’albo dei formatori in Sicilia sia il punto di partenza per garantire a questi lavoratori delle certezze sul futuro occupazionale dopo anni di scaricabarile da parte della politica. Occorre però vederci chiaro ed è per questo che chiedo formalmente all’assessore regionale Lagalla il numero complessivo dei soggetti richiedenti la conferma dell’iscrizione all’albo, il numero degli operatori degli ex sportelli multifunzionali che hanno presentato richiesta, il numero dei soggetti richiedenti già titolari di trattamenti pensionistici e l’elenco complessivo dei richiedenti suddiviso per fasce d’età”.

A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola che, dopo aver incontrato una rappresentanza di lavoratori della formazione professionale in Sicilia, insieme alla collega Jose Marano, ha depositato una richiesta di accesso agli atti all’assessorato regionale alla formazione sulla Procedura per la conferma dell’iscrizione all’albo di cui all’articolo 14 della legge regionale n. 24/1976.

“Vogliamo sapere  – spiegano i deputati – perché sono necessarie a una stima realistica del numero dei richiedenti l’iscrizione perché questi vivono condizioni differenti e, conseguentemente, possono avere esigenze o prospettive di ricollocazione differenti. Siamo al fianco dei lavoratori e vogliamo vederci chiaro quanto loro – sottolineano Di Paola e Marano. Per questa ragione continuiamo a fare fiato sul collo alla Regione fino a quando non sarà operativo il fondo di garanzia che noi stessi abbiamo voluto che si rimpinguasse nella recente finanziaria del COVID -19 con 15 milioni di euro grazie ai quali saranno pagati gli arretrati ai formatori. E’ indispensabile che la Regione provveda quanto prima (o comunque dia tempi certi) anche all’erogazione di quanto dovuto in relazione agli anni passati e non ancora corrisposto ai lavoratori. Come purtroppo sanno gli operatori infatti, non godendo di cassa integrazione, potranno ottenere il ristoro per i periodi di inattività grazie a questo fondo che dovrà coprire gli anni 2013, 2015 e 2019. I lavoratori non siano schiavi degli umori della politica” – concludono i deputati.

“Al di là delle contestazioni specifiche, l’inchiesta della Procura di Palermo e della Guardia di Finanza conferma che la sanità in Sicilia resta un tragico bancomat al servizio della politica, e viceversa. Per scambiarsi poltrone, carriere, denari ed appalti.
È triste dover commemorare Giovanni Falcone senza che i governi che si sono succeduti in questi 28 anni abbiamo saputo mettere in campo, oltre alle frasi di circostanza, strumenti idonei ad evitare che la corruzione resti il naturale terreno di incontro tra appalti e politica”.
Lo ha dichiarato il Presidente della commissione regionale antimafia e anticorruzione Claudio Fava

“Le notizie di oggi purtroppo ci raccontano ancora una volta di appalti truccati e corruzione, dove a farne le spese sono ancora una volta la sanità siciliana e i cittadini.  Questa mattina in Sicilia tra gli arrestati nell’ambito dell’operazione “sorella sanità”, anche l’attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza coronavirus, Antonino Candela e Fabio Damiani, attuale direttore generale dell’Asp 9 di Trapani. Sarebbe indagato anche il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista “Idea Sicilia popolari Musumeci presidente” e oggi componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità. L’accusa degli inquirenti sarebbe di turbativa d’asta, in quanto avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina”.
Lo dichiarano i deputati siciliani del MoVimento 5 Stelle, Piera Aiello, Vita Martinciglio e Vincenzo Maurizio Santangelo.
“Non è più tollerabile apprendere rappresentanti delle istituzioni che lucrano sulla sanità pubblica, tanto più nel periodo emergenziale che stiamo vivendo e che ha mostrato a tutti l’importanza di una Sanità pubblica efficiente e libera da ogni forma di criminalità. Dobbiamo continuare a lavorare per far sì che ogni tipo di mafia o criminalità organizzata non abbia più facile terreno in Italia e soprattutto nella nostra Sicilia”, concludono”.

“La politica  ancora una volta si conferma incapace di riformare un sistema dove si annidano i pericoli maggiori di corruttela e malaffare. Assistiamo a direttori generali che vediamo recitare sempre negli stessi ruoli o, peggio, essere promossi a ruoli migliori per poi finire sotto la lente di ingrandimento della magistratura. Si apra immediatamente una riflessione in parlamento e, soprattutto, il governo e l’assessore della Salute in primis facciano una mea culpa sui fatti accaduti, e Razza e Musumeci vengano a riferire in aula, sempre che il presidente della Regione ricordi la strada che porta all’Ars, visto che da quella parti non i fa vedere ormai da tempo”.
Lo affermano i deputati del movimento 5 stelle all’Ars, a commento dell’ennesimo scandalo che ha travolto il mondo della sanità siciliana e che ha portato a diversi arresti, coinvolgendo, a quanto si apprende dalle cronache, anche Carmelo Pullara, deputato della maggioranza di Musumeci, che risulterebbe indagato.
 “Dopo questi incresciosi fatti che travolgono la sanità siciliana – continuano i deputati –  sarebbe il caso di chiedere che funzione abbia l’attività di prevenzione della corruzione nelle aziende sanitarie e nel coordinamento regionale istituito dall’assessore della Salute in Regione mesi addietro. Il Movimento 5 Stelle, nei mesi scorsi, con diversi atti parlamentari, ha raccolto il grido d’allarme lanciato dagli imprenditori del settore e provato ad audire i componenti della CUC più volte, senza però aver avuto riscontro. Diverse volte, ad esempio, abbiamo chiesto  l’audizione di Damiani, uno degli arrestati,  sia in commissione Bilancio che in commissione Sanità sull’appalto della manutenzione degli elettromedicali, ma questi non si è mai presentato”.

“Giù le mani dalla sanità. I reati contestati ai vertici della sanità siciliana che, in piena emergenza Covid-19, pensavano a intascare tangenti e mazzette sono gravissimi e dimostrano che il sistema è marcio fino al midollo. Intascare tangenti sulla pelle dei cittadini durante un’emergenza sanitaria è da esseri immondi. Fin quando ci saranno nella
sanità ‘capi condomini’ e spartizione di interessi, avremo purtroppo storie raccapriccianti come questa. Ecco perché è urgente cambiare le
regole: via la politica dalla sanità una volta per tutte e massima trasparenza negli appalti pubblici. Ringraziamo gli uomini della Guardia
di Finanza e del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo per l’indagine lunga e complessa. Il loro lavoro è una garanzia per tutti i
siciliani onesti e speranza di un futuro migliore”.

Così in una nota l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao.

Federconsumatori Sicilia, insieme ad altre associazioni ed enti di ricerca, ha partecipato ieri in videoconferenza alla riunione della III Commissione Attività Produttive dell’ARS, presieduta dall’Onorevole Ragusa. All’ordine del giorno c’era la discussione del disegno di legge 533/2019 “Azioni a difesa della salute, dell’ecosistema, della biodiversità e della qualità dei prodotti agricoli siciliani“.

La presenza di Federconsumatori era giustificata dal fatto che l’associazione è stata, a partire da gennaio 2019, tra i protagonisti del tavolo di coordinamento regionale dal quale sono scaturite le basi del disegno di legge 533. Alla Commissione Attività Produttive, quindi, Federconsumatori Sicilia ha ribadito l’urgenza di contrastare la possibilità di utilizzare in agricoltura convenzionale dosi massicce di fitofarmaci e, contestualmente, di incentivare le produzioni agricole più sostenibili.

La visione dell’agricoltura di Federconsumatori Sicilia si basa sul principio, innegabile, che la salute del cittadino consumatore può essere tutelata in modo molto più efficace se la produzione agricola prevede un uso nettamente minore di agrofarmaci. Una scelta del genere, inoltre, garantirebbe una maggior tutela dell’ambiente e della biodiversità, che sono beni comuni ai quali non è possibile rinunciare.

Dobbiamo iniziare a parlare non più di agricoltura – spiega il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa – ma di Agroecologia: dobbiamo far convivere agricoltura ed ecologia e puntare sia al benessere economico dei produttori che alla salute dei consumatori e dell’ambiente“. Federconsumatori Sicilia si è quindi impegnata ad elaborare una visione, poi confluita nel disegno di legge 533, che promuova la nascita di un’alleanza tra produttori, associazioni di consumatori e ricercatori universitari. Una alleanza fatta di proposte concrete per una transizione verso la produzione agroecologica e un cambiamento del sistema alimentare.

Ci fa molto piacere che la Commissione Attività Produttive dell’ARS abbia ripreso questo discorso – continua La Rosa – perché secondo noi il dialogo deve proseguire fino a quando l’Assemblea Regionale non approverà una nuova legge sull’agricoltura siciliana che riesca a coniugare le legittime esigenze degli imprenditori agricoli con i diritti dei consumatori e con la tutela dell’ambiente. Senza dialogo questo obbiettivo diventa molto difficile da raggiungere“.

La concretezza della visione di Federconsumatori Sicilia è dimostrata dalla proposta di rilasciare, a titolo gratuito, uno specifico marchio di qualità alle “aziende agroecologiche“. Tale marchio di qualità avrebbe il doppio vantaggio di indirizzare il consumatore verso l’acquisto di prodotti agricoli salubri e sostenibili e, allo stesso tempo, di aiutare l’imprenditore agroecologico a posizionare il suo prodotto in un segmento di mercato più remunerativo.

Individuare e perseguire misure che possano garantire l’avviamento di un percorso di sviluppo della telemedicina in Sicilia. Questa la sostanza dell’interrogazione presentata all’assessorato regionale alla Sanità dai deputati di Ora Sicilia, Daniela Ternullo, Luigi Genovese e Luisa Lantieri. «La crisi pandemica di questi mesi – dichiara Ternullo, prima firmataria dell’iniziativa – ci obbliga a dover riconoscere, una volta per tutte, i ritardi del settore sanitario nel campo dell’applicazione delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni. In uno scenario fortemente emergenziale, con le strutture sanitarie travolte dalla crisi pandemica, un sistema di erogazione di servizi sanitari a distanza avrebbe garantito la salute e il benessere di tutta la collettività, e soprattutto un processo di continuità, in termini di monitoraggio, rivolto a chi è affetto da patologie croniche.

Ritengo – aggiunge Ternullo- sia arrivato il momento di riconoscere il grande potenziale della telemedicina, ancora rimasto sostanzialmente inespresso nel nostro paese. Uno straordinario strumento d’ausilio che può potenziare l’ecosistema sanitario nazionale, offrire soluzioni e nuove prospettive, abbattere disparità e barriere geografiche e generare una contrazione dei costi per il sistema sanitario. Il Covid-19 – continua la parlamentare di Ora Sicilia – ha determinato nei nostri territori la sospensione delle visite specialistiche presso le unità sanitarie locali e i poliambulatori, producendo ripercussioni sulla salute pubblica, nel quadro di una sorta di “emergenza nell’emergenza”. Rilevare gli effetti collaterali, legati alla pandemia, che si sono abbattuti sulla qualità dei servizi sanitari erogati in questi mesi – conclude Daniela Ternullo – deve essere solo il primo atto per inquadrare sotto un’altra luce l’applicazione di un sistema strutturato di diagnosi e terapie a distanza: una grande opportunità che può rivoluzionare il sistema sanitario e le fondamenta del diritto alla salute dei cittadini».