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E’ accaduto a Gela, in provincia di Caltanissetta: una donna di 74 anni è morta per covid, i parenti innanzi alla moribonda telefonano al 118, l’ambulanza giunge dopo 10 minuti, i familiari spaccano finestrini e parabrezza del mezzo e picchiano gli operatori, all’autista sono rotti anche gli occhiali, colpito a pugni al volto e soccorso in ospedale, l’ambulanza è in riparazione e un’altra è disponibile solo da Niscemi o da Butera, la Polizia indaga per identificare i responsabili. A Gela attualmente si contano oltre mille positivi.

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, nel corso della conferenza stampa di fine anno a Palazzo d’Orleans. «Aumentano le prime dosi di vaccino, c’è un opera di conversione da parte di chi sembrava irriducibile. I nostri hub stanno lavorando con la possibilità di vaccinare quante più persone possibili», ha aggiunto Musumeci.

«Evitiamo che a Capodanno si faccia l’errore dello scorso anno e che poi ci ha costretti a restare in zona rossa per oltre un mese. Serve prudenza, mai come in questo caso». E’ l’appello che poi ha lanciato il presidente a margine del tradizionale incontro di fine anno con i giornalisti stampa a Palazzo d’Orleans, a Palermo. «Siamo convinti non di restare in zona bianca, perché nessuna regione in Italia lo sarà purtroppo, ma di potere contenere la diffusione del virus – ha continuato – e tutti i problemi che questa comporterebbe cominciando dalla chiusura delle attività economiche: non ce lo possiamo permettere».

“Un’altra conferma dell’impegno fattivo e della sincera vicinanza del Presidente Musumeci e della Regione Siciliana a sostegno di Ravanusa”.
A parlare l’onorevole Giusi Savarino a seguito della notizia dello stanziamento di un ulteriore milione di euro al Comune di Ravanusa.
“Rivolgo il mio grazie al Presidente Musumeci, e lo faccio in veste di ravanusana, di amica e di deputato, per aver mantenuto alta l’attenzione sulla mia comunità colpita dal dramma di un’esplosione che ha causato 9 vittime e reso sfollate diverse famiglie.
Questo milione di euro – prosegue la parlamentare – si aggiunge a quello già inserito nella variazione di bilancio da me proposto e sostenuto. Questo consentirà di adoperarsi in tempi rapidi nella gestione emergenziale e far fronte alle difficoltà in cui sono precipitate le tante famiglie rimaste senza un tetto sopra la propria testa. Sono orgogliosa della grande dignità espressa dai miei cittadini ravanusani in un momento così doloroso.
Attendo con fiducia, attivando tutti i miei contatti al Parlamento nazionale, affinché anche il governo centrale presti la dovuta attenzione in termini di risorse da destinare a Ravanusa, specie dopo la dichiarazione di crisi e di emergenza nazionale dichiarato dal governo Musumeci.”

“La lentezza del governo Musumeci ha già fatto perdere 30 dei 100 milioni di finanziamento statale per potenziare i centri per l’impiego siciliani. Finalmente arrivano i concorsi, a tempo quasi scaduto, a riprova, qualora ce ne fosse bisogno, della totale mancanza di programmazione da parte di questo governo regionale”.
Lo dichiara Giovanni Di Caro, capogruppo all’Ars del Movimento 5 Stelle, a commento del via libera, a solo due giorni dalla scadenza dei termini, alla pubblicazione dei bandi per 1.024 nuove assunzioni nei Centri per l’impiego.

“Solo grazie alla misura introdotta dal governo Conte – ricorda Di Caro – che ha previsto il reddito di cittadinanza e le risorse per il potenziamento dei Centri per l’impiego in tutta Italia, la Sicilia e i siciliani potranno concorrere per questa importante opportunità occupazionale. Musumeci avrebbe solo dovuto avviare la procedura concorsuale, ma anche in questo ha collezionato figuracce, facendo perdere il 30 per cento delle risorse destinate alla Sicilia. Ricordiamo, tra l’altro, come a settembre decise di farsi assistere per il concorso da società esterne e non da Formez, per poi fare (ovviamente) dietrofront all’inizio di questo mese. Improvvisazione e scarsa affidabilità sono sicuramente le migliori qualità evidenziate da questo governo. L’unica consolazione è che siamo ai titoli di coda e che questa fallimentare legislatura volge finalmente al termine”.

“La corsa affannosa per recuperare il colpevole ritardo e la consueta approssimazione di questo governo – conclude Di Caro – tra l’altro hanno partorito inevitabili conseguenze negative nei bandi che sembrano totalmente plasmati sui nuovi decreti Brunetta e non tengono in nessun conto alcune istanze pervenute in commissione Lavoro dell’Ars in questi mesi”.

“Il governo regionale acquisti la casa di Canicattì in cui ha vissuto il giudice beato Rosario Livatino, ucciso per mano mafiosa nel 1990 e istituisca una casa-museo dedicata alla sua memoria”: lo chiede Giovanni Di Caro, deputato regionale e capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, che ha presentato una mozione rivolta all’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà, perché si acquisti e si valorizzi la dimora del giovane magistrato siciliano, che Giovanni Paolo II definì “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Il 9 maggio di quest’anno, Livatino è stato proclamato beato.

“Rosario Livatino – ricorda Di Caro – sostenuto e protetto dai genitori, è cresciuto nel cuore di Canicattì, in provincia di Agrigento, nella casa di via Regina Margherita 166. Visitarla è un’esperienza che lascia il segno perché alimenta la curiosità sulla sua formazione, amplifica il senso del dovere e di giustizia, facendo divenire la dimora luogo e simbolo della cultura della legalità. L’immobile nel 2015 è stato dichiarato dalla Soprintendenza ai beni Culturali e Ambientali di Agrigento d’interesse storico, artistico, architettonico ed etnoantropologico di particolare importanza e dal 2020 fa parte dell’Associazione nazionale Case della Memoria che riunisce le case dove vissero personaggi illustri in ogni campo. Ha tutti i requisiti, inoltre, per far parte della ‘Rete regionale delle Case Museo’ istituita dalla Regione Siciliana”.

“Dal 21 settembre 1990 – spiega Di Caro – drammatico giorno in cui il giudice venne barbaramente ucciso mentre da Canicattì si recava in tribunale ad Agrigento, l’abitazione è rimasta immutata, custodita dalla famiglia Livatino e successivamente dalla nuova proprietaria. All’interno è ancora possibile ammirare i vari libri, codici, riviste e film in Vhs che hanno accompagnato la crescita del piccolo Rosario. Da essi è possibile comprendere come i suoi interessi fossero ispirati ai principi di giustizia e cristianità con un pizzico di sano umorismo. Un patrimonio di gran valore che merita di appartenere alla collettività, sotto una gestione pubblica di cui la Regione Siciliana ha il dovere morale e materiale di farsi carico”, conclude il deputato 5 Stelle.

L’incidenza cumulativa in Sicilia, con oltre 11.000 casi ad oggi, si avvicina ai 250/100.000 abitanti con un rapido incremento nell’ultima settimana in tutte le province ed un particolare interessamento nell’area centro-orientale. Per quanto riguarda i tassi d’incidenza la Sicilia è al di sotto della media nazionale ma nel periodo tra il 20 ed il 26 dicembre è ancora aumentato il numero dei focolai (sono 3.649 rispetto ai 2.726 della scorsa settimana) e quello dei nuovi casi non associati a catene di trasmissione già note (5.477 rispetto ai 3.151 della settimana precedente). Questo ultimo dato evidenzia la necessità di rafforzare le capacità di tracciamento dei casi e dei contatti nel ricostruire le catene di contagio.
Nel contempo grazie all’estensione della campagna vaccinale si è determinata una maggiore protezione verso l’ospedalizzazione rispetto al passato: in Sicilia il rapporto tra casi settimanali e attualmente ricoverati è di circa il 6% (l’11% degli attuali ricoverati si trova in terapia intensiva) e la soglia di occupazione dei posti letto del 10% in terapia intensiva e 15 % in area medica è stata appena superata. Le ultime stime dell’Istituto superiore di Sanità confermano come la dose booster moltiplichi le difese dal rischio di sviluppare una malattia grave nel caso in cui si venga contagiati dal virus.
Nel periodo 29 ottobre-28 novembre il tasso di decesso tra i non vaccinati è stato di 23,4 per 100.000 persone, mentre tra i vaccinati oscilla tra 1,6 di quanti hanno ricevuto la terza dose e 3,1 di chi ha fatto due somministrazioni da più di 150 giorni. Differenze che si riscontrano anche per le ospedalizzazioni: il tasso dei ricoveri in area medica tra i non vaccinati è di 118,1/100mila abitanti, quello dei ricoveri in terapia intensiva è di 16,5/100.000, mentre nella popolazione vaccinata il dato oscilla rispettivamente tra 9,4-20,5/100 mila abitanti  per l’area medica e 0,8-1,4 per le terapie intensive.
Alla luce di queste premesse una più elevata copertura vaccinale, in tutte le fasce di età, il completamento dei cicli di vaccinazione ed il ricorso alla terza dose che consente il mantenimento di una elevata risposta immunitaria, rappresentano strumenti necessari a contenere l’impatto dell’epidemia anche sostenuta da varianti emergenti.
In funzione di tali dati l’assessorato regionale alla Salute ha ritenuto necessario accelerare i tempi per raggiungere tutte le persone ancora non vaccinate e per incrementare la somministrazione della terza dose da effettuarsi nei tempi raccomandati dalle disposizioni di legge in vigore (dal 10 gennaio dopo 4 mesi dall’ultima somministrazione).
Il CTS, come raccomandato dal Dasoe, conferma inoltre che nell’individuazione di zone a maggiore rischio di diffusione del contagio, dovranno essere tenute in considerazione oltre che l’incidenza e la copertura vaccinale con seconda dose, anche il mancato raggiungimento di adeguati standard di copertura nella platea degli aventi diritto alla dose booster (persone con oltre 5 mesi dalla somministrazione dell’ultima dose).
In Sicilia l’82% degli over 12 ha completato il ciclo primario di vaccinazione, mentre la media di copertura degli over 60 eleggibili alla terza dose è di poco superiore al 49%.
Pertanto le indicazioni ricevute nella giornata di ieri dall’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, e fatte proprie dai dipartimenti dell’assessorato, si confermano sinergiche nel mettere al primo posto il potenziamento del tracciamento nel territorio, nonché la sensibilizzazione delle comunità locali verso il completamento dei cicli di vaccinazione e l’intensificazione del ricorso alle terze dosi, considerati strumenti indispensabili al contenimento della circolazione virale.
Il Cts tornerà a riunirsi nei prossimi giorni per definire le indicazioni sulle misure da adottare.

A Palermo un giovane positivo al covid è fuggito dal pronto soccorso dell’ospedale Civico perché non avrebbe avuto alcuna intenzione di essere ricoverato nel reparto covid. Nell’area di emergenza si sono presentati i familiari che hanno aggredito i sanitari e hanno consentito al giovane di allontanarsi. Nessuno di loro sarebbe stato vaccinato. Quando è fuggito il paziente aveva ancora attaccato il catetere e l’ago della flebo. Sono intervenuti i poliziotti per restituire ordine e rintracciare il giovane. Anche i familiari rischiano la quarantena dato che sono stati a contatto con il parente positivo.

I Comandi provinciali di Palermo dei Carabinieri e della Guardia di finanza hanno eseguito il sequestro preventivo, di beni immobili e mobili per circa 1 milione e 100mila euro, a carico di due società, con sede a Palermo e Carini, che operano nel settore del recupero per il riciclaggio e nel commercio all’ingrosso di rottami metallici. I reati contestati sono ricettazione di materiali metallici di provenienza delittuosa e traffico illecito di rifiuti. Il provvedimento, firmato dalla Procura antimafia di Palermo, è stato emesso dal Tribunale. Dalle indagini, iniziate nel giugno 2017 e concluse nel giugno 2019, è emerso che diversi soggetti con precedenti penali per reati contro il patrimonio si sarebbero recati giornalmente nelle due aziende, leader in Sicilia nel settore della rottamazione dei metalli, per conferire il metallo provento di furto, anche a danno dell’Enel, o di provenienza illecita. Complessivamente sono state documentate cessioni di materiali per un corrispettivo di 2 milioni di euro circa. Tale materiale sarebbe stato poi venduto a gruppi commerciali compiacenti, con base a Roma e Bologna, e operanti su tutto il territorio nazionale e all’estero. La gestione delle due società è stata affidata a un amministratore giudiziario.

2.819 i nuovi casi di Covid19 registrati in Sicilia a fronte di 50.332 tamponi processati. Situazione, dunque, sempre più difficile che dovrà essere affrontata in modo deciso. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 2.087. Il tasso di positivita’ scende al 5,6% ieri era al’11,5%. La Sicilia è all’ottavo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 32.143, i guariti sono 512 mentre le vittime sono 28 e portano il totale dei decessi a 7.475. Sul fronte ospedaliero sono 773 ricoverati, in terapia intensiva sono 88.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 445 casi, Catania 659, Messina469, Siracusa 194, Trapani 180, Ragusa 207, Caltanissetta 183, Agrigento 248, Enna, 234.

I Comuni di Marianopoli (Caltanissetta), Terme Vigliatore e Scaletta Zanclea (Messina) saranno in “zona arancione” ancora fino a mercoledì 5 gennaio 2022. Lo prevede l’ordinanza appena firmata dal presidente della Regione Nello Musumeci, su proposta del dipartimento regionale Asoe, che prolunga la durata delle misure restrittive anti-Covid per questi tre territori. Per tutte le informazioni in merito alle misure previste è possibile consultare le Faq diffuse dal ministero della Salute.