Home / Articoli pubblicati daRedazione Palermo (Pagina 34)

La società A. L. V. s.r.l. di Palermo adiva il TAR Catania per chiedere l’annullamento dell’aggiudicazione dell’appalto dei lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso del P.O. “G. Di Maria” di Avola (SR), disposta in favore della società I.C.C. s.r.l. , avente un importo a base d’asta di 1.900.428,39 euro.

In particolare la società A. L. V. s.r.l. , risultata prima classificata all’esito del calcolo della soglia di anomalia, contestava l’aggiudicazione successivamente disposta in favore della società catanese I.C.C. s.r.l. a seguito del ricalcolo della soglia di anomalia operato dalla stazione appaltante in conseguenza dell’illegittima attivazione del soccorso istruttorio nei confronti di cinque concorrenti successivamente esclusi dalla gara all’esito della suddetta procedura.

Il Tar Catania accoglieva il ricorso e per l’effetto dichiarava l’illegittimità della aggiudicazione disposta nei confronti della I.C.C. s.r.l., ritenendo che non sussistessero i presupposti per l’attivazione della procedura del soccorso istruttorio e dunque per il successivo ricalcolo della soglia conseguente all’esclusione dei concorrenti sottoposti a verifica, affermando che l’aggiudicazione andava disposta in favore della A.L.V. srl la cui offerta era risultata la migliore in esito al primo calcolo.

Pertanto la  I.C.C. s.r.l. proponeva  appello avverso la suddetta sentenza innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.

Si costituiva nel predetto giudizio la società A. L. V., con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, deducendo l’infondatezza del ricorso in appello proposto da I.C.C. s.r.l..

Il C.G.A., accogliendo le tesi difensive degli avv.ti Rubino ed Alfieri, ha respinto l’appello della I.C.C. s.r.l.. affermando che le motivazioni che avevano indotto la stazione appaltante all’attivazione del soccorso istruttorio non apparivano suffragate da quanto emerso dagli atti di gara e dalla documentazione prodotta dalle imprese partecipanti alla relativa procedura, con conseguente illegittimità dell’attivazione del soccorso istruttorio nei confronti dei cinque gli operatori economici in seguito esclusi e del successivo ricalcolo della soglia di anomalia.

Per effetto della superiore pronuncia la società A. L. V. s.r.l. è risultata definitivamente aggiudicataria dell’appalto in oggetto e potrà avviare i lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso del P.O. “G. Di Maria” di Avola (SR).

La Conf.A.S.I Sicilia chiede a tutti i sindaci e ai consigli comunali di approvare una delibera che proroghi il versamento dell’acconto IMU 2020. ” In considerazione dell’attuale momento di difficoltà economica che stanno attraversando le famiglie siciliane a causa della pandemiadio Covid 19- dichiara il Presidente regionale Davide Lercara- sollecitiamo le istituzioni locali a provvedere alla proroga dell’acconto della tassa relativa all’imposta sulle casa“. A decorrere da quest’anno, secondo il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020, l’imposta unica comunale è abolita, ad eccezione delle disposizioni relative alla tassa sui rifiuti (TARI): il possesso di immobili rimane sempre e comunque il presupposto per il pagamento dell’ imposta municipale propria (IMU).

 “Aveva ragione il Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro quando, al tavolo con il governo Conte, insisteva sul fatto che anche la cassa integrazione in deroga istituita per l’emergenza Covid dovesse essere gestita direttamente dall’Inps senza il passaggio intermedio delle Regioni. Lo conferma il fatto che le domande di cassa integrazione ordinaria gestite dall’istituto sono andate avanti speditamente, mentre quelle di Cigd hanno subito forti ritardi, in tutte le Regioni, a danno di quelle imprese che hanno potuto anticipare le spettanze ai propri dipendenti e dei milioni di altri lavoratori che invece ancora aspettano il dovuto dopo tre mesi”.

Lo dichiara Rosalia Lo Brutto, presidente della Consulta regionale degli Ordini dei consulenti del lavoro della Sicilia, che spiega: “Il dialogo costante fra Inps, imprese e consulenti del lavoro da sempre si basa su database e codici ormai automatizzati che consentono l’immediato riconoscimento e la validazione di ogni richiesta aziendale e dei singoli lavoratori assunti. E anche se non è stato facile neanche per l’Inps adattare all’emergenza norme poco chiare e pensate per situazioni ordinarie, l’errore che ha generato il caos è stato il non valutare che le Regioni non erano preparate a interfacciarsi con questo sistema: ciascuna ne ha dovuto creare uno nuovo che non sempre è riuscito a dialogare efficacemente con l’Inps. Per non parlare del disguido sui fondi bilaterali per l’artigianato”.

“Eppure – osserva Rosalia Lo Brutto – in Sicilia con enorme senso di responsabilità tutte le parti in causa si sono adoperate con impegno e sacrificio per cercare, in ogni modo, di arrivare comunque e prima possibile al risultato voluto dal legislatore: non lasciare nessun lavoratore senza soldi. Noi consulenti del lavoro per primi, esposti alle pressioni di imprese e dipendenti, abbiamo cercato il costante dialogo con Regione e Inps per dare suggerimenti e superare le criticità, e con l’Abi per migliorare il meccanismo degli anticipi bancari; il personale regionale, anche se le apparenze all’esterno facevano pensare il contrario, abbiamo potuto riconoscere che ha lavorato incessantemente, spesso in condizioni proibitive, trovandosi di fronte ad una montagna di quasi 44mila pratiche che sembrava insormontabile al cospetto dei tempi ristretti; e quello dell’Inps, che ha operato con la massima flessibilità possibile per gestire pratiche che, proprio perché era la prima volta, non sempre erano perfette”.

“Questa esperienza – sottolinea Lo Brutto – deve fare capire a chi di dovere che tutto ciò si sarebbe potuto evitare se le decisioni e le relative applicazioni non fossero state condizionate da contrapposizioni politiche e individualismi. Invece avrebbe aiutato molto istituire un tavolo permanente di confronto fra Regione, Inps e consulenti del lavoro, al quale sarebbe stato certamente prezioso il necessario e dovuto contributo di sindacati e associazioni di imprese”.

“Adesso – conclude Lo Brutto – occorre gestire con enorme buon senso la fase 2 della Cig in deroga. A partire dalle pratiche errate, per il cui smaltimento i consulenti del lavoro sono pronti a collaborare con il personale regionale, che ci risulta abbia ricevuto diverse indicazioni operative che facilitano la soluzione dei nodi che sono emersi. Per passare poi velocemente al rinnovo di altre cinque settimane di integrazione salariale, che giustamente non passerà più dalle Regioni, ma per il quale si attendono ancora i decreti attuativi e le indicazioni operative, la cui emanazione sollecitiamo, dato che si avvicina il 18 giugno, data fissata per l’inoltro delle nuove domande all’Inps”.

Il consiglio di amministrazione di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto internazionale di Palermo Falcone Borsellino, ha approvato il progetto di bilancio di esercizio del 2019, che prossimamente sarà sottoposto all’assemblea dei soci, con un valore della produzione pari a 78.751.918 euro (+ 5,24% rispetto al 2018), un risultato lordo della produzione di 8.206.301 euro ed un utile netto di esercizio di 5.036.999 euro (+15,41%), positivo per la sesta volta consecutiva.
Gli elementi che hanno accresciuto il margine operativo sono: l’aumento del traffico sullo scalo (+5,5% dei movimenti degli aeromobili, +6% dei passeggeri, +6% del tonnellaggio merci), che ha fatto lievitare i ricavi core di oltre 4,6 milioni di euro (+6,55%); un minor peso dei costi di produzione nonostante l’aumento – proporzionalmente inferiore all’aumento dei ricavi – del 4% (c’è stata una crescita del valore aggiunto del 7,34%, che indica il recupero di produttività); la stabilità dei costi relativi al personale; la maggiore copertura dei rischi riguardanti gli oneri e le spese future.

La combinazione di questi e altri fattori ha determinato un reddito ante imposte di 7.358.543 euro nettamente superiore a quello registrato nell’esercizio 2018 (6.205.052) e un risultato netto positivo di 5.036.999 euro, +672 mila euro rispetto al 2018.
“Archiviamo il 2019 come l’anno dei record, ma anche dello sviluppo e della crescita. Siamo cosciente di dover fare i conti con un 2020 dilaniato dall’emergenza sanitaria globale – afferma Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap – Grazie alle ottime performance di gestione degli scorsi anni, oggi Gesap è una società solida che potrà affrontare questo brutto periodo e pensare alla ripresa. A partire da giugno ci aspettiamo un aumento concreto dei voli. Sarà una sfida impegnativa, anche perché è prevedibile la contrazione della redditività – conclude Scalia – ma sono certo che ne usciremo vincenti e che l’aeroporto torni a crescere allo stesso ritmo degli ultimi anni, garantendo le migliori condizioni di viaggio ai passeggeri”.
Risultati reddituali
L’EBITDA (la differenza tra valore e costo di produzione) è risultato pari a 18,5 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 16,4 milioni del 2018.
Il valore della produzione, pari a circa 78,7 milioni di euro, ha mantenuto un andamento di crescita del 5,24%, per effetto degli alti livelli di traffico passeggeri e aeromobili. Infatti la componente dei ricavi propri pari a 76 milioni di euro, si è incrementata di oltre 4,6 milioni di euro (+ 6,55%) di cui i ricavi aviation (diritti aeroportuali corrisposti da parte di passeggeri, compagnie aeree e operatori aeroportuali) costituiscono ben il 79,2% (nel 2018 era del 78,9%). Crescono del 5% i ricavi commerciali non aviation.
Dati di traffico
Il 2019 è stato un anno record per l’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino, che ha superato per la prima volta quota sette milioni di passeggeri, a conferma della forte vocazione turistica del territorio palermitano e siciliano, grazie anche al richiamo di alcuni importanti riconoscimenti: Palermo capitale della Cultura e il percorso arabo-normanno patrimonio dell’Unesco, che hanno reso Palermo una meta particolarmente desiderata dai turisti. La componente del traffico domestico passa dal 75,63% del 2018 al 71,91%. Conseguentemente il traffico internazionale cresce dal 25,37% al 28,09% sfiorando la quota dei 2 milioni di viaggiatori. La crescita complessiva dello scalo è stata trainata dal traffico internazionale (+17,38%) equivalente ad un incremento di circa 300.000 passeggeri. In termini di distribuzione di traffico per aree geografiche, La Francia con i suoi 17 collegamenti diretti è la nazione che registra il maggiore traffico di passeggeri (oltre 500mila), seguita dalla Germania che segna un incremento del 25,71% sul 2018. Sono in crescita anche la Gran Bretagna e la Spagna ma l’incremento più importante è stato consolidato dal Belgio +177,85%, in quinta posizione. Il traffico da e per la Svizzera è in lieve diminuzione, mentre risalgono la Grecia, la Polonia, la Federazione Russa e Malta. Nel 2019 Ryanair detiene la maggiore quota di traffico e si conferma primo vettore con un incremento del 7% superando i 3 milioni di passeggeri. Alitalia rimane il secondo vettore per numero di passeggeri trasportati, Volotea implementa la propria capacità sulle destinazioni Ancona, Genova e introduce due nuove rotte nazionali (Cagliari e Pescara). EasyJet incrementa l’offerta dei posti disponibili sulle rotte esistenti intensificando le frequenze (Liverpool, Luton e Napoli). Transavia introduce un nuovo collegamento per Nantes e consolida un incremento del 17%. I vettori DAT, Lufthansa e Tuifly intensificano la programmazione dei voli esistenti.
L’emergenza sanitaria
Lo sviluppo del traffico aviation per il 2020 ha subito un brusco e devastante arresto a partire dalla seconda settimana del mese di marzo a causa dell’emergenza pandemica di Covid-19. L’aeroporto di Palermo è rimasto aperto e operativo. Ma il drastico taglio dei voli effettuato dalle compagnie aeree ha fatto segnare il calo del 76% nelle prime tre settimane di marzo e, successivamente, una riduzione del 98% – in media 250 passeggeri al giorno – rispetto allo stesso periodo del 2019. I movimenti sono invece calati del 94%. La Gesap ha posto in essere tutte le iniziative possibili allo scopo di supervisionare e coordinare tutti gli aspetti sanitari di competenza, quelli operativi, quelli infrastrutturali, commerciali, ed economico finanziari connessi all’emergenza: riduzione dei costi; introduzione della cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per dodici mesi; azzeramento delle ferie maturate e non godute; blocco dello straordinario. Dal primo marzo, data in cui l’emergenza ha prodotto visibilmente i suoi effetti sul trasporto aereo, il traffico sullo scalo di Palermo si è progressivamente ridotto sino a raggiungere un 202 passeggeri al giorno ad aprile e 330 passeggeri al giorno nella prima decade di maggio. 

“Il Movimento 5 Stelle all’Ars accoglie e fa proprio l’allarme lanciato dagli operatori e dagli esperti dei Beni Culturali, nonché delle associazioni ambientaliste. La tutela, la conservazione e la valorizzazione dei nostri beni culturali, non possono essere minacciate da un disegno di legge che stravolge norme regionali e il codice dei beni culturali. Il disegno di legge presentato all’Ars che prevede anche il depauperamento delle soprintendenze, metterebbe a rischio il patrimonio artistico secolare della nostra regione”.

A dichiararlo sono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione Cultura all’Ars Roberta Schillaci, Nuccio Di Paola, Ketty Damante e Giovanni Di Caro a proposito progetto legislativo di riforma dei beni culturali in Sicilia, presentato da deputati di diverso schieramento all’Ars.

“Per noi – spiegano i deputati – si tratta di un progetto di legge irricevibile e che andrebbe rivisto totalmente. Il ddl presentato in commissione Cultura infatti prevede anche il passaggio di competenze ai Comuni per quanto riguarda i vincoli paesaggistici e già questo sarebbe un disastro perché significherebbe dare competenze ad Enti che di fatto non le hanno. un passaggio anticostituzionale perché andrebbe a tradire l’articolo 9 della nostra carta costituzionale. Oltretutto avrebbe la pretesa di recepire il Codice dell’Ambiente del 2004, un’operazione dalla dubbia legittimità perché nei fatti tale codice è attualmente vigente. La legge che vede come firmatari deputati di Italia Viva, PD e Forza Italia, potrebbe anche generare il caos in un settore, quale quello dei beni culturali che è già abbastanza fragile a causa del mancato turnover”.

“Quello che occorre realmente – sottolineano ancora i portavoce M5S all’Ars – è l’inserimento, attraverso nuovi concorsi, di personale altamente specializzato che da un lato garantirebbe il turnover e dall’altro contribuirebbe alla conservazione, tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico e culturale della Sicilia. Si immettano in ruolo i catalogatori, figure preparate e fino ad oggi praticamente bistrattate.

Si ripensi, anche alla modifica del Ruolo Unico Dirigenza,  per evitare che i Beni Culturali possano essere gestiti da dirigenti privi di competenze specifiche, in luogo di funzionari in organico che hanno già acquisito esperienza maturata negli anni. Noi siamo assolutamente favorevoli allo snellimento burocratico del settore, ma questo non si ottiene certamente demolendolo” – concludono i deputati.

La Rosa: oltre 500 euro per una A/R Palermo-Roma: è intollerabile e nuoce all’economia

Dopo la delusione per i voucher per i viaggi annullati, invece dei rimborsi, ora arrivano da più parti segnalazioni di prezzi elevatissimi per i voli da/per la Sicilia. In tutto questo è ormai chiaro che i viaggi e gli spostamenti in abbonamento che i consumatori non hanno potuto effettuare sono persi e non ci saranno rimborsi. Federconsumatori è sempre stata concorde nel dire che fermare l’Italia era doloroso ma necessario, ma a fronte di misure economiche annunciate per tutti i settori non vediamo nulla di concreto per quanto riguarda i viaggi. Viaggi che, al momento, sono solo per lavoro e non di piacere.

Da una nostra simulazione di prenotazione – spiega il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa – emerge che un volo Alitalia Palermo-Roma infrasettimanale con andata e ritorno in giornata costa da un minimo di 375 a un massimo di 515 euro, in economy. Se il viaggio è nel fine settimana si spende anche il doppio. E’ chiaro che anche le compagnie aeree hanno dei costi e delle limitazioni da affrontare a causa del Covid-19, ma sono prezzi chiaramente intollerabili“.

Già in passato Federconsumatori Sicilia ha registrato e denunciato prezzi che andavano alle stelle in occasione di festività e ponti, senza motivi sanitari o operativi a giustificare gli aumenti. Ma questa volta è ancora più grave perché i cittadini se viaggiano lo fanno solo per lavoro, visto che gli spostamenti tra regioni sono ancora limitati.

Come associazione di tutela dei diritti dei consumatori, consapevole del fatto che se non c’è una economia sana non c’è neanche tutela del consumatore, Federconsumatori non può non chiedersi: come dovrebbe ripartire l’economia italiana se per fare Palermo-Roma ci vogliono 500 euro?

Federconsumatori chiede per questo un intervento ispettivo innanzitutto da parte dell’Antitrust e dell’Autorità per i Trasporti, per verificare se questi aumenti siano realmente giustificati. Non è una cosa che richiede poco tempo, certamente, e per questo nel frattempo è necessario un intervento da parte del Governo regionale e quello nazionale con una serie di aiuti concreti ai viaggiatori.

Già un congelamento dell’IVA sui voli aerei potrebbe tagliare i prezzi del 10%. In ogni caso auspichiamo non certo aiuti alle compagnie aeree, ma sconti diretti sul prezzo del biglietto in modo che l’aiuto vada al consumatore e solo se c’è effettivamente l’acquisto del biglietto.

Questa mattina l’assessore all’istruzione e alla formazione professionale, Roberto Lagalla, ha incontrato, presso la sede dell’Assessorato, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della formazione professionale: CISL Scuola Sicilia, CGIL Sicilia, UIL Scuola Sicilia, UGL Sicilia, SI.NA.L.P. Scuola e formazione e SNALV.

Nel corso della riunione, alla quale è seguito anche l’incontro con una delegazione dei lavoratori della formazione professionale, è stata individuata e condivisa dai presenti una modalità utile ad accelerare le procedure per rendere immediatamente disponibili 15 milioni di euro, previsti dalla legge regionale di stabilità, necessari al pagamento agli operatori degli arretrati relativi al Fondo di garanzia.

«Abbiamo deciso di ricorrere, a titolo di anticipazione, al fondo PAC 2007-2013 per la parte di competenza della Regione Siciliana – dichiara l’assessore Roberto Lagalla – al fine di rispondere rapidamente alle evidenti necessità manifestate dai lavoratori del settore della formazione professionale che, soprattutto in questo periodo di emergenza da Covid-19 e in considerazione degli affetti negativi di questa sull’occupazione, necessitano di adeguate tutele. Provvederò a sottoporre la proposta, peraltro già anticipata al Presidente Musumeci, alla giunta di governo per adottare, nel più breve tempo possibile, i necessari provvedimenti autorizzativi».

Nel corso della riunione, su richiesta dei rappresentanti sindacali, l’assessore ha anche comunicato i risultati delle procedure per la conferma delle iscrizioni all’Albo della formazione professionale che si sono concluse lo scorso 15 maggio.  Ad oggi si contano 5 mila conferme di iscrizione, delle quali 1.240 fanno riferimento agli operatori degli ex sportelli multifunzionali, mentre 2.563 utenti non hanno avviato la procedura, decadendo dal diritto ad essere inseriti nello stesso albo che, come è noto, tutela i lavoratori più anziani e ne favorisce l’occupazione presso gli enti di formazione.

“E’ necessario un approccio nuovo per affrontare una situazione eccezionale quale è l’emergenza economica scaturita dalla pandemia da Covid-19 e un diverso utilizzo delle risorse della CIG per far ripartire le imprese”.  Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia

“Utilizzare gli interventi di gestione delle crisi di tipo tradizionale, come quelli nel panorama delle tipologie degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro presenti nel nostro ordinamento – continua Orlando –  non può essere più adeguato a far fronte alla crisi in atto. Il trattamento di integrazione salariale ha senso, infatti, solo se è  limitato sia nello spazio che nel tempo”.

“Per far ripartire l’economia italiana e in particolare a quella del Mezzogiorno è indispensabile che le imprese riprendano la propria attività sostenendo un costo del lavoro in linea con la propria capacità produttiva e reddituale ed adeguata ad un mercato che non resterà più lo stesso. E’ importante che le imprese che mantengano i livelli occupazionali e laddove possano sostengano forme di welfare aziendale e forme di retribuzione legate al risultato e dello Stato che compensi almeno una parte del reddito perso dai lavoratori con politiche fiscali di riduzione del cuneo. Per esempio basterebbe applicare  l’art. 8 della l. 148/2011 ed i contratti di prossimità, con azione limitata nel tempo, ed integrare con dei bonus fiscale il reddito perso dai lavoratori a fronte della riduzione retributiva contrattata.”. Aggiunge il presidente dell’Associazione de Comuni siciliani.

“E’ necessario destinare maggiori risorse finanziarie alle imprese che utilizzino i lavoratori senza porli in cassa integrazione utilizzando tutti gli strumenti legislativi nazionali e regionali di cui disponiamo. Per citarne uno ad esempio l’art. 60 del Decreto Legge n.34 del 2020 (Rilancio Italia) prevede che le regioni possano adottare misure di aiuto alle imprese per contribuire ai costi salariali dei lavoratori per evitare i licenziamenti con effetto già a partire da febbraio 2020. Costerebbe, infatti, meno erogare un contributo di 1200 euro al mese, a ristoro della contribuzione a carico azienda e di una parte retributiva per ogni lavoratore mantenuto nel rapporto di lavoro che dare il trattamento di integrazione salariale per lasciare il lavoratore a casa senza lavorare. Il tutto magari nei settori più colpiti come tutti i settori collegati ai flussi turistici (alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio etc…) ed il settore dello spettacolo dal vivo (teatri, cinema, sport)”.

“In un momento di crisi economica eccezionale- conclude il presidente Orlando – abbiamo il dovere di utilizzare tutti gli strumenti per sostenere il tessuto produttivo del nostro Paese garantendo la dignità del lavoro  e la salvaguardia delle diverse  professionalità”.

“Le aspettative di un settore già martoriato, che da mesi sperava di veder ripristinato il bilancio europeo della ‘politica agricola’, (visto anche l’impatto della crisi scatenata da covid19 che ha visto le aziende agricole in prima fila nel garantire i beni essenziali), vengono disattese dalla proposta di quadro finanziario pluriennale presentata ieri dalla Commissione europea. Si conferma, dunque, la volontà del collegio dei commissari di ridimensionare le risorse per gli agricoltori europei, già manifestata due anni fa”. È quanto afferma l’europarlamentare della Lega, Francesca Donato, membro della commissione Agri (Agricoltura e sviluppo rurale) del Parlamento europeo.

“Nonostante le correzioni di bilancio su pagamenti diretti e sviluppo rurale – aggiunge l’europarlamentare della Lega – e considerando anche le risorse del nuovo programma “Next Generation EU” del Recovery Fund sui nuovi impegni agricoli previsti dal Green Deal, rimane sul tavolo un taglio complessivo rispetto alla programmazione attuale di quasi 35 miliardi di euro a prezzi 2018, principalmente concentrato sul primo pilastro, quello dei pagamenti diretti”.

“Non solo, quindi, il taglio sarebbe largamente superiore alle nuove risorse disponibili, ma verrebbe fatto sulla componente che incide di più sul bilancio delle aziende agricole. Avremmo perciò il primo settore chiamato a far fronte alle ‘nuove sfide’, tutte da declinare, relative alla sostenibilità ambientale, togliendo risorse al sostegno vero, quello che più incide sul reddito aziendale e dal quale dipende la produzione agricola. Uno scenario negativo e inaccettabile, che in assenza di interventi correttivi, si abbatterà sulle aziende agricole italiane, penalizzando quelle più competitive e pregiudicando la tenuta della produzione agricola italiana ed europea, baluardo del nostro approvvigionamento e della nostra sicurezza alimentare anche in questo periodo di crisi”.

“In questo quadro – conclude la Donato – il governo italiano resta a guardare non intervenendo, nonostante le ripetute sollecitazioni, nemmeno per sbloccare i pagamenti dei contributi di superficie a centinaia di aziende messinesi e sassaresi, illegittimamente bloccati da AGEA da oltre un anno. Gli agricoltori italiani sono abbandonati mentre il Ministero si occupa solo di promuovere gli sbarchi di clandestini tramite sanatorie e sussidi. Così non si può andare avanti”.

Si ritorna alle regole generali: chi non è andato in vacanza o non ha preso un volo a causa del decreto del 3 marzo 2020 ha diritto all’immediato rimborso e, se lo stesso verrà rifiutato, ci si potrà rivolgere al giudice.

Chi aveva prenotato un viaggio e non è potuto partire a causa dell’emergenza da covid19 ha diritto ad avere indietro il denaro speso. Non voucher a scadenza o proposta di cambio di data, come molti vettori stavano proponendo, ma, se il cliente lo richiede, l’intero importo versato. Una posizione che già da diverse settimane portava avanti l’associazione di tutela dei consumatori Konsumer, che si era schierata al fianco di moltissimi consumatori, e che ora è stata ufficializzata anche attraverso una lettera che la Commissione Europea ha inviato al Governo italiano.

Una decisione centrale che contribuisce a dare forza a quella che già da tempo era la nostra posizione. – Commentano gli l’avvocati Giovanni Franchi, di Parma Presidente per la Regione Emilia-Romagna e Giuseppe Di Miceli Vice-Presidente per la Regione Sicilia dell’associazione Konsumer –Non era pensabile far perdere il denaro a migliaia di consumatori per un’emergenza sanitaria di cui non hanno assolutamente colpa. Non è possibile imporre ad una persona di riprogrammare il proprio viaggio nel prossimo anno. Alcuni potrebbero non aver voglia di partire o di lasciare il paese, c’è chi ha perso il lavoro o è stato mesi in cassaintegrazione, e non ha più la serenità economica per concedersi un viaggio in tranquillità, ci sono, poi, viaggi di nozze da diverse migliaia di euro di coppie che non sono riuscite a sposarsi. Parliamo di decine di migliaia di euro di prenotazioni per viaggi e servizi dei quali i clienti non hanno usufruito. Non si poteva per come dagli atti governativi lasciar decidere solo i vettori o ai tour operator, seppur vanno tenute in considerazioni le loro problematiche sarebbe stato necessario stabilire una linea di azione ufficiale e condivisa.”

Il nostro Governo entro oggi dovrà fornire una risposta alla Commissione Europea, comunicando la volontà di consentire ai viaggiatori la scelta se chiedere il rimborso integrale della somma versata o usufruire di un voucher.

Ma, in realtà – per Konsumer chiariscono gli l’avv. Giovanni Franchi, di Parma e Giuseppe Di Miceli, di Agrigento – non vi è alcun bisogno che l’Italia cambi la propri  normativa, perché i turisti che hanno perso il loro viaggio abbiano il rimborso. Per la giurisprudenza italiana infatti – sempre per gli l’avv. Giovanni Franchi, di Parma e Giuseppe Di Miceli, di Agrigento – la violazione di norme comunitarie comporta la necessità di disapplicare la disciplina contraria alle stesse. Dal che discende, nei casi di in cui il passeggero o il turista non  abbiano potuto fare uso  del biglietto o del viaggio turistico, la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta e il suo diritto di ricevere la rifusione di quanto versato.