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A capo della presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga che a Modena al mattino di oggi è stata bersaglio di un’operazione di polizia e carabinieri, che hanno eseguito 19 misure di custodia cautelare, vi sarebbero stati i fratelli Gabriele, Andrea e Cristian Scarantino, ovvero i tre nipoti di Vincenzo Scarantino, il falso pentito della strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino. I tre sarebbero i promotori ed organizzatori dell’associazione con compiti di gestione e reclutamento degli associati a delinquere. Si sarebbero occupati anche di ricercare i fornitori e i luoghi di stoccaggio dello stupefacente.

“Sul concorso dei Centri per l’Impiego si sta consumando l’ennesimo pasticcio burocratico e a pagarne le conseguenze saranno non solo i lavoratori regionali, esclusi illegittimamente, ma anche i tanti giovani che sperano in un posto pubblico. L’unico modo per salvare il concorso è finanziare la riqualificazione dei dipendenti, così come abbiamo spiegato all’assessore regionale alle Autonomie locali Marco Zambuto; ci auguriamo che il Governo intervenga subito stornando 44 milioni dai finanziamenti statali”. Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Csa-Cisal, a margine dell’incontro tenutosi questa mattina fra l’assessore Zambuto e i sindacati sul rinnovo del contratto dei regionali.

“I 4 milioni promessi dal Governo non basteranno per il rinnovo del contratto dei regionali e per la loro riqualificazione – spiegano Badagliacca e Lo Curto – Peraltro la scelta di escludere i regionali dal concorso per i Centri per l’Impiego, incomprensibile alla luce dell’autonomia statutaria siciliana, penalizzerà due volte i lavoratori: non potranno partecipare e vedranno occupare tutti i posti liberi, rendendo vane le progressioni. In tanti sono pronti a fare ricorso e l’unico modo per evitare la paralisi e la perdita dei finanziamenti statali è garantire le progressioni agli interni: la legge infatti elimina la riserva del 30% nei concorsi solo perché indica come unico mezzo possibile le promozioni. Da qui la nostra proposta: si storni il 30% dei 146 milioni stanziati da Roma, pari a 43,9 milioni, e si usino per le progressioni, cioè sempre per gli interni, premiando chi da anni garantisce i servizi ai cittadini fra mille difficoltà e senza i dovuti riconoscimenti. In caso contrario, la pioggia di ricorsi sarà inevitabile e catastrofica”.

“Gli eccessivi aumenti del costo dell’energia rischiano di  mettere in ginocchio i comuni che, molto presto, non saranno più in grado di assicurare i servizi essenziali ai cittadini. La protesta simbolica di spegnere le luci in un palazzo rappresentativo per le nostre comunità,  il 10 febbraio alle ore 20.00, servirà ad attirare l’attenzione di cittadini e istituzioni su un’ulteriore e grave tegola finanziaria che colpirà presto  i nostri comuni”. Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia.

“Come abbiamo anticipato in una nota inviata, nei giorni scorsi,  al presidente della Regione, Nello Musumeci, e agli assessori regionali delle Attività produttive e delle Autonomie locali, Girolamo Turano e Marco Zambuto – aggiunge Orlando – i rilevanti rincari dei costi dell’energia elettrica e del gas stanno rappresentando una reale minaccia non solo per gli equilibri, già precari, degli enti locali ma anche per quelli delle Società partecipate, con particolare riferimento a quelle che gestiscono il servizio idrico integrato. Queste ultime, infatti, ove volessero operare un “ribaltamento” dei costi sugli utenti, non potrebbero procedere con immediatezza dovendo intervenire su una tariffa sottoposta all’approvazione dell’ARERA. Una situazione che sta avendo, inoltre, una pesante ricaduta anche sulla sostenibilità dei servizi offerti ai cittadini, in particolare sugli  impianti sportivi, sia privati che pubblici, molti dei quali hanno bilanci già duramente colpiti dalle lunghe chiusure per il Covid e che, a causa degli aumenti dei costi di gestione, rischiano la chiusura definitiva”.

“Per questi motivi – conclude il presidente dell’ANCI Sicilia – riteniamo importante avviare, prima possibile, un tavolo di confronto Stato- Regione- Enti Locali finalizzato a  trovare soluzioni adeguate e condivise che garantiscano ai cittadini la continuità nei servizi essenziali”.

 

In riferimento al caso del pagamento dei funerali ai familiari delle vittime della strage di Ravanusa, il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, rassicura: “Il milione di euro già stanziato dal governo regionale potrà essere usato per coprire le spese dei funerali della tragica esplosione avvenuta a Ravanusa. A giorni i fondi saranno accreditati. Nel frattempo il sindaco è stato invitato ad anticipare le somme che saranno rifuse a stretto giro di posta. La presidenza della Regione Siciliana ha già disposto da diverse settimane, per il tramite del dipartimento della Protezione civile regionale, un contributo di un milione di euro a favore del Comune di Ravanusa, che si aggiunge al milione destinato dall’Assemblea regionale, su proposta della deputata locale Savarino, in sede di variazione di bilancio, prima di Natale. La risorsa è destinata alla copertura delle spese connesse all’emergenza conseguente la tragedia. Con tali fondi, che saranno accreditati nei prossimi giorni subito dopo le procedure contabili, è possibile far fronte anche alle spese per il funerale. Il Comune può quindi, se lo ritiene, procedere ad anticipare o assumere formale impegno con i creditori”.

La decisione della Pfizer di licenziare 130 lavoratori va contrastata con assoluta fermezza. Non solo non vengono reinvestiti in loco una parte degli enormi utili ricavati dalla vendita dei vaccini anti Covid, ma addirittura si procede nel programma di nuovi interventi a danno dei diritti dei lavoratori dipendenti. Il governo Draghi e la Giunta regionale hanno il dovere di intervenire immediatamente per trovare una soluzione che veda il potenziamento delle attività produttive dello stabilimento catanese. Invitiamo il sindacato a organizzare senza remore una mobilitazione non rituale, che, seguendo l’esempio delle lotte del collettivo dei lavoratori Gkn, porti a risultati efficaci e non contingenti.

“È inspiegabile l’allentamento delle misure di contenimento del contagio per le fasce d’età per le quali non sussiste l’obbligo di vaccinazione e nel caso dei bambini della scuola dell’infanzia anche l’obbligo dell’uso delle mascherine”. Lo dicono Katia Perna, della segreteria della Flc Cgil Sicilia, e Francesco Pignataro, coordinatore regionale dei dirigenti scolastici della Flc Cgil Sicilia, commentando le ultime misure varate dal governo.

“Di fatto – spiegano – si annullano quelle misure che finora, pur tra mille difficoltà, hanno permesso di tutelare gli alunni più piccoli. Scompare, infatti, la quarantena di dieci giorni e si introduce anche nella scuola primaria la distinzione tra alunni vaccinati e non vaccinati, già in atto nelle scuole superiori di primo e di secondo grado. Per loro le disposizioni di isolamento (che riguarderanno l’intera classe nella scuola dell’infanzia ed esclusivamente i bambini non vaccinati nella scuola primaria) saranno applicati solo dopo l’accertamento nell’arco di cinque giorni di cinque casi positivi, a differenza di quanto previsto nelle scuole superiori, dove basta un secondo caso positivo accertato per applicare le stesse procedure”.

“Ci troviamo ancora una volta – aggiungono Perna e Pignataro – di fronte a scelte che non tengono conto della realtà: le classi della scuola dell’infanzia sono già dimezzate a causa delle assenze per paura del contagio e i numeri di positivi tra i più piccoli sono elevati. Scelte che contribuiscono ad aggravare il carico di lavoro affidato alle scuole e, in particolare, ai dirigenti scolastici chiamati, in costante condizione di supplenza alle mancanze degli enti preposti, a eseguire compiti che vanno ben oltre le loro competenze e il loro profilo contrattuale: dalla progettazione di lavori di edilizia leggera, alla gestione di tracciamenti sempre più difficili e alla raccolta di certificazioni e persino di autocertificazioni sullo stato di salute”.

“Anche la procedura ideata per richiedere le mascherine sulla base del fabbisogno di ogni singola scuola – continuano – risulta farraginosa e poco chiara. Mentre ancora si attendono dal Commissario straordinario le forniture di mascherine ffp2, a seguito del monitoraggio richiesto all’inizio di gennaio, si chiede ai dirigenti di stimare il fabbisogno presunto di mascherine dello stesso tipo per il personale e per gli studenti in regime di auto-sorveglianza, aggiungendo a questa stima un 10% in più e di effettuare direttamente gli ordini stando attenti che siano accompagnati da un’attestazione che ne ‘comprovi l’esigenza’”.

“A ciò si aggiunga che il decreto pubblicato sulla gazzetta ufficiale in prossimità del week-end, quando la maggior parte delle scuole è chiusa – proseguono Perna e Pignataro – interviene con effetto immediato sui numerosi provvedimenti in corso, senza che dai Dipartimenti di prevenzione giungano indicazioni tempestive su come convertire le disposizioni già in atto e con la difficoltà per i dirigenti, per i quali da due anni il diritto alla disconnessione è una chimera, di avvertire tempestivamente le famiglie”.

“Abbiamo affermato con forza la necessità di garantire la scuola in presenza – concludono – ma chiediamo tutela e sicurezza per chi a scuola vive e lavora e che si ponga fine alla pratica di scaricare sulle scuole e sui loro dirigenti responsabilità e compiti che appartengono ad altri soggetti”.

Per il segretario della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, “prendiamo atto, ancora una volta, che chi prende decisioni in merito al sistema d’istruzione del nostro Paese, dimostra di essere lontano anni luce dalla realtà quotidiana delle nostre scuole”.

A Valledolmo, in provincia di Palermo, un uomo di 85 anni, Liborio Campo, è morto vittima di un incendio divampato in casa probabilmente a causa di una stufa elettrica. L’allarme è scattato nottetempo intorno alle ore 4, in un appartamento in via Cairoli. Sul posto sono intervenuti Vigili del fuoco, Protezione civile, personale delle forze dell’ordine e 118. Anche alcuni familiari hanno tentato di salvare l’anziano.

“Se il Parlamento non approverà in tempi brevi la riforma dell’art. 4 bis della legge sull’Ordinamento Penitenziario anche ai mafiosi che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia potranno essere concessi benefici come per esempio la liberazione condizionale. Non possiamo permettere che la collaborazione sia privata di ogni valore”. A lanciare l’allarme è Carmelo Miceli, deputato siciliano del Partito Democratico, componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia.
“È fondamentale – dice Miceli – che il Parlamento si dia l’obiettivo di completare urgentemente il percorso per la riforma con quella stessa maturità e concretezza che hanno portato alla rielezione del Presidente Mattarella. La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato illegittimo l’attuale sistema ma ha indicato l’11 maggio come termine ultimo per superarne l’incostituzionalità”.
Poi aggiunge: “Un Paese che, per usare le parole del nostro Presidente della Repubblica, ha il dovere di ritrovarsi sul concetto di ‘dignità’ non può permettersi di fare finta di non capire e non vedere che non potrebbe esistere offesa più grande alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alla memoria di Francesca Morvillo e delle donne e degli uomini delle loro scorte e alla memoria di tutte le vittime innocenti di mafia, consentendo proprio nel trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio una scriteriata concessione di benefici a tutti quei mafiosi che, per libera e incondizionata scelta, non hanno mai collaborato con la giustizia”.

Un incidente stradale a Palermo, nel quartiere Bonagia, a poca distanza da viale Regione Siciliana, ha provocato la morte di Mario Di Peri, 22 anni, di Villabate. Lui, alla guida di una motocicletta, per cause in corso di accertamento, è stato vittima dell’impatto con una moto-ape guidata da un uomo di 59 anni. La moto condotta da Mario Di Peri, uno scooter Honda 750, dopo lo scontro si è schiantata contro un muretto. I sanitari del 118 hanno constatato la morte. Sul posto hanno lavorato i vigili urbani che hanno transennato il tratto di strada ed eseguito i rilievi di rito.

Un incidente stradale avvenuto lungo la circonvallazione di Monreale – strada statale 186, alle porte di Palermo, ha provocato un morto e un ferito. Un pedone, Carmelo Orlando, 44 anni, palermitano, è stato travolto e ucciso da un’automobile che è uscita fuori strada ed è stata investita da un’altra automobile in transito. Nell’impatto uno degli automobilisti ha subito ferite. Sul posto hanno lavorato i vigili del fuoco e gli agenti della polizia municipale. Orlando è stato nella zona per un colloquio di lavoro.