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Sentenze di assoluzione in Corte d’Appello a Palermo nell’ambito dell’inchiesta su una presunta truffa al Servizio sanitario nazionale, che ha provocato, il 18 febbraio del 2013, il sequestro, ad opera dei Carabinieri del Nas, il Nucleo anti-sofisticazioni, di una farmacia e di una parafarmacia a Porto Empedocle, e di un’altra parafarmacia ad Agrigento. Secondo i capi d’imputazione, le parafarmacie sarebbero state trasformate in farmacie, vendendo farmaci senza fustelle e con ricette in bianco firmate da medici compiacenti. Sono stati assolti, “perché il fatto non sussiste”, il farmacista Mario Terrana, 67 anni, di Porto Empedocle, e i medici Andrea Savatteri, 70 anni, di Porto Empedocle, e Carmelo Amato, 69 anni, di Agrigento. I tre in primo grado sono stati condannati. Ed altri sei imputati, tra medici e farmacisti, sono stati già assolti dal Tribunale di Agrigento ancora in primo grado.

A Palermo, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Claudia Rosini, a conclusione del giudizio abbreviato nell’ambito delle inchieste antimafia, su rapporti con la politica e massoneria deviata, tra Licata e Campobello di Licata, cosiddette Halycon e Assedio, ha emesso 8 condanne e 3 assoluzioni. Sono stati inflitti 20 anni di reclusione ad Angelo Occhipinti, 66 anni, presunto nuovo capo della famiglia mafiosa di Licata, poi 12 anni a Raimondo Semprevivo, 48 anni, imprenditore edile, presunto braccio destro di Occhipinti, poi 12 anni a Giovanni Mugnos, 54 anni, 10 anni e 8 mesi a Giuseppe Puleri, 41 anni, 10 anni e 8 mesi ad Angelo Lauria, 46 anni, 10 anni e 8 mesi a Lucio Lutri, 61 anni, funzionario della Regione Siciliana, 10 anni e 8 mesi a Giacomo Casa, 65 anni, e 2 anni e 4 mesi a Marco Massaro, 36 anni. Gli imputati assolti sono Vito Lauria, 50 anni, Angelo Graci, 33 anni, e Giuseppe Galanti, 62 anni.

A Palermo i funzionari dell’agenzia delle dogane e dei monopoli, nell’ambito dei controlli finalizzati al contrasto dell’importazione illecita di beni provenienti da Paesi extra europei, hanno sequestrato una barca a vela di 15 metri del valore di circa 150 mila euro, per un’evasione di tributi pari a 30mila euro. Durante le operazioni di verifica è emerso che l’imbarcazione, battente bandiera delle Isole Cook, è rimasta nelle acque dell’Unione europea oltre i termini previsti per legge senza aver assolto ad alcuna formalità doganale. Pertanto i funzionari doganali hanno sottoposto a sequestro l’imbarcazione.

“Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. Ogni altro commento mi pare del tutto inopportuno”. Lo dice Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, dopo la notizia della scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca, l’ex capomafia, poi pentito, che ha premuto il telecomando che ha innescato l’esplosivo nella strage di Capaci. Nell’attentato morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

“La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle rivelazioni di Brusca, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue” afferma Maria Falcone.

AdnKronos

“Chiamati in causa più volte i medici di famiglia in Sicilia,  non vengono, poi, messi in condizione  per dare un  contributo pieno nella campagna di vaccinazione”.

Così in una dichiarazione  Giuseppe Catania, Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani (SMI) Sicilia, denuncia la sottoutilizzazione dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazioni anti covid.

“Con  il proliferare degli hub  vaccinali, poi con l’affidamento delle inoculazioni  ad altre categoria sanitarie  con un grande dispendio di finanziamenti pubblici,  non si  è voluto percorre l’unica strada  più sicura, cioè quella di utilizzare la rete degli ambulatori dei medici di famiglia,   per arrivare in modo capillare ai tutti gli strati della popolazione siciliana.

Siamo di fronte ad un vero e proprio danno erariale per le casse dello Stato. La campagna di vaccinazione non può diventare un  affare,  con un flusso di finanziamenti a svariati soggetti. Bisognerà che qualcuno risponda, prima o poi,  di tutto questo   davanti alla Corte dei Conti e all’opinione pubblica. Ci chiediamo a chi giova questa situazione?  Si è voluto in modo sistematico  non dotare ai medici di medicina generale  un numero sufficiente di dosi, per poi accusarli di poco impegno, quando, invece, per le vaccinazioni antinfluenzali abbiamo agito molto bene  in Sicilia, immunizzando  gran parte della popolazione interessata.

La Regione Sicilia, c’è  poi d’aggiungere, ha mostrato, nel corso di quest’anni, nelle politiche sanitarie per la medicina generale una tendenza all’improvvisazione, con una mancanza di capacità di programmazione, basti vedere il fallimento della realizzazione delle  Unità complesse di cure primarie (che con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza  dovrebbero essere  sostituite dalle Case di Comunità) nonostante la piena disponibilità alla collaborazione dei medici di famiglia.

“Si ritorna adesso a  porre l’accento sul  pieno utilizzo dei medici di medicina generale – conclude Catania – vista l’impossibilità di raggiungere tutte le fasce di età  della popolazione. Non vorremmo che con la condotta di queste settimane, con la disinformazione crescente,  e con le paure indotte dalle fake news, i medici di medicina generale diventassero  vittime sacrificali dell’inefficienza della parte pubblica, della Regione Sicilia e del Governo”.

“Ringraziamo il presidente Conte, che ha immediatamente accolto l’invito ad un confronto, al punto da darci la sua disponibilità ieri, domenica mattina”.

Lo dice Giovanni Di Caro, capogruppo dei deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars, che ieri ha incontrato l’ex premier sulla piattaforma digitale Zoom.

“Prossimamente – dice Di Caro – ci saranno importanti appuntamenti elettorali e noi vogliamo essere pronti a finalizzare il prezioso lavoro fatto per dare nuova linfa al Movimento. Non dimentichiamo che il vero tsumani è partito dalla Sicilia, ormai conclamato laboratorio politico. A Conte abbiamo posto temi, idee e questioni politiche, ma soprattutto gli abbiamo ribadito che ci siamo, pronti per ripartire con il nuovo Movimento proprio da qui”.

“L’agenda politica – continua Di Caro – va scritta o riscritta con i siciliani, visto che chi governa ora, ai siciliani ha dimostrato di pensare poco o nulla, rivolgendo la propria attenzione, specie in questo ultimo periodo, solo alla propria candidatura o a ridare l’assessorato a Razza, per meri interessi politici”.

“Conte – conclude Di Caro – è un uomo del Sud e conosce molto bene quali sono i temi che vanno immediatamente affrontati per ridare slancio alla nostra regione: lavoro, contrasto allo spopolamento, salute, turismo, ambiente, infrastrutture, lotta alla criminalità. Grazie anche al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possiamo davvero far crescere e migliorare la nostra Sicilia, che è già bellissima, ma ha tanto tanto bisogno di essere ricondotta verso la strada che porta a un futuro migliore per le prossime generazioni”.

“Leggo dai giornali dell’aggressione avvenuta ieri sera in via Maqueda a Palermo, ad una coppia gay da parte di un gruppo di ragazzini. Questo triste e inconcepibile evento è la fotografia di una città purtroppo che ha bisogno di cambiamenti. Una simile aggressione in prima serata preoccupa ed evidenzia il disagio sociale, di pregiudizi e discriminazione verso gli altri. Esprimo la mia vicinanza e solidarietà ai ragazzi torinesi che volevano soltanto visitare la nostra città e che la loro vacanza è stata protagonista di un simile evento indecoroso per tutti i palermitani. Mi auguro che sia un episodio isolato e che Palermo possa mostrare tutta la sua bellezza artistica a chiunque voglia venirla a trovare”.
Lo afferma il deputato dell’Ars Edy Tamajo.

A Bagheria, in provincia di Palermo, la Guardia di Finanza ha sequestrato denaro e oggetti preziosi per un valore complessivo di circa 112mila euro a un incensurato, presunto responsabile di circonvenzione di incapace e appropriazione indebita. Dalle indagini, coordinate dalla Procura di Termini Imerese, è emerso che l’uomo, approfittando della grave malattia del fratello, divenuto incapace di provvedere a se stesso, poco prima della sua morte si sarebbe appropriato di beni a danno dei legittimi eredi. In particolare, l’indagato, che da anni non ha intrattenuto più rapporti con il fratello, ha ripreso a frequentarlo, inducendolo nell’ultimo mese di vita ad effettuare operazioni bancarie a suo esclusivo vantaggio.

A Palermo i Carabinieri hanno arrestato, per possesso illegale di arma clandestina e detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, un uomo di 42 anni già noto alle forze dell’ordine. Nel corso della perquisizione all’interno della sua abitazione, avvalendosi anche di un cane antidroga, il 42enne ha consegnato subito ai militari 25 grammi di hashish e un bilancino elettronico. I Carabinieri hanno poi rinvenuto una pistola marca “Beretta” calibro 9 e con matricola abrasa, perfettamente funzionante, completa di 2 caricatori e 14 proiettili dello stesso calibro. L’arma è stata inviata al Ris di Messina per riscontrare l’eventuale uso in occasioni delittuose. L’arresto in carcere è stato convalidato dal Tribunale.

 “All’amico Gregory Bongiorno i miei auguri di buon lavoro al vertice di Sicindustria. Conosco la grande determinazione di Bongiorno e la dedizione al lavoro, per questo sono certa che la sua elezione a presidente della più rappresentativa organizzazione degli industriali siciliani contribuirà a rendere migliori le relazioni con governo e parlamento regionali, nell’auspicio che si possa lavorare insieme per gestire al meglio la fase storica dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Come deputata eletta nella provincia di Trapani sono particolarmente contenta che un uomo del mio territorio e un imprenditore preparato e attento ai cambiamenti sia stato chiamato a questa responsabilità”.
Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.