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La Gesap, società che gestisce l’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo,  dà il via alle gare e bandi per nuovi servizi e assunzioni. In programma nuove aree food & beverage, aumento del personale, investimenti su impianti e ammodernamento del terminal.
“Con il piano economico finanziario – rende noto la Gesap – inizia una nuova fase che porterà alla realizzazione di nuove infrastrutture, opere green e, soprattutto, la realizzazione di aree completamente rinnovate dedicate alla ristorazione, impianti di smistamento bagagli, interventi con tecnologia avanzata sulla sicurezza, area cargo. Da poche ore è online sul sito della Gesap nella piattaforma appalti la nuova gara da due lotti per la sub-concessione delle nuove aeree ristorazione. Dopo dieci anni – spiega la nota – l’obiettivo è quello di offrire un’ampia offerta ai viaggiatori, in un’ottica di adeguamento agli standard degli aeroporti europei, valorizzando le eccellenze del territorio. Si passerà dagli attuali nove (4 in area air side e 5 in land side) a dieci punti vendita (6 in area air side e 4 in land side), da 1.240 a 1.820 (+46%) metri quadrati di superficie dedicati al food & beverage”.

Sul fronte degli investimenti nel 2022 oltre 42 milioni di euro di risorse interamente di Gesap saranno impiegati per una serie di interventi di ampliamento dello scalo. Il più importante riguarderà il terminal passeggeri, con oltre 23 milioni di euro. Poi la sostituzione dei sette pontili di imbarco (importo complessivo di circa 6 milioni). I nuovi finger saranno migliorati esteticamente e più efficienti dal punto di vista energetico, con motori a basso impatto ambientale, e potranno essere utilizzati per tutte le tipologie di aeromobili presenti sul mercato. In programma anche la riqualificazione delle pavimentazioni e stalli di sosta degli aeromobili.

Sarà installato il nuovo sistema di movimentazione bagagli, con la sostituzione dei nastri. Il nuovo impianto sarà capace di smistare automaticamente e tracciare ogni bagaglio, dal check-in fino all’imbarco. Al posto dell’attuale area cargo di 300 metri quadrati nascerà un nuovo spazio tre volte più grande (mille metri quadrati) per accogliere le merci in arrivo e partenza.

“Nei prossimi giorni – annuncia Gesap – saranno pubblicati i primi due bandi pubblici per reclutare personale. Si tratta di due figure dirigenziali: Innovation manager e direttore delle risorse umane. Entro cinque anni, nel piano delle assunzioni è previsto l’inserimento di circa cinquanta persone, tra operai e amministrativi”.

“Superata la fase più critica della pandemia, è tempo di guardare al futuro – dice Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap – A fine lavori, l’aerostazione sarà più estesa del 50 per cento. Nasceranno nuovi banchi check-in, nuovi gates e varchi sicurezza. Inoltre, abbiamo previsto investimenti nel breve periodo per ciò che riguarda la tematica ambientale, a cominciare dalla produzione di energia da fonti rinnovabili al riutilizzo delle acque. In questa prima fase di lavori sul terminal stiamo investendo circa 42 milioni nel solo 2022. I lavori si concluderanno a metà del prossimo anno. Definite le gare, dalla fine di questa estate avremo la nuova offerta di ristorazione. Apriremo ristoranti vista mare e sostituiremo sette pontili di imbarco e sbarco. Già dal prossimo mese – continua Scalia – prevediamo uno sviluppo del traffico più robusto di ciò che avviene in generale nel mercato. Nell’ambito del piano economico finanziario della società di gestione, rispetto alla crescita dell’aeroporto, vi è anche l’inserimento di nuove competenze – conclude l’amministratore delegato di Gesap – Assumeremo un Innovation manager, una figura molto importante per innovare i processi e digitalizzare l’aeroporto, e un direttore delle risorse umane per guidare il processo di un piano di assunzioni nei prossimi cinque anni, che prevede almeno cinquanta risorse con diverse competenze: operai e amministrativi”.

“Il persistere di una preoccupante carenza di personale medico per il 118 e per il territorio e il perdurare della pandemia, ci portano a chiedere con insistenza di trovare soluzioni immediate per garantire un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini in tutta la Regione. Siamo convinti che una soluzione concreta sia quella di sospendere temporaneamente i test di ingresso a medicina e chirurgia”.

Questa, in sintesi, la mozione presentata da Giovanni Burtone, sindaco di MIlitello in Val di Catania, e approvata dal Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia.

“Secondo le stime di Anaao-Assomed (Associazione che raccoglie i medici dirigenti)- si legge nella mozione – il sistema sanitario  nazionale rischia di fare i conti con un deficit che va dai 10mila ai 24mila camici bianchi nell’arco di un quadriennio. Il numero chiuso, in tutti questi anni, ha prodotto conseguenze negative per il sistema universitario e per l’intero Paese, che già presenta un numero complessivo di laureati inferiore rispetto al resto d’Europa, con evidenti ricadute negative in termini di competitività e capacità d’innovazione.

Sarebbe più equa una selezione diversa e più meritocratica, ispirata al modello francese dove, dopo un anno (o un biennio), viene valutata la carriera dei singoli studenti con uno “sbarramento” più selettivo basato sulle reali capacità dimostrate dagli studenti stessi”

In Italia il numero chiuso è regolato dalla legge n. 264 del 1999, approvata per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 383 del 27 novembre 1998.

A causa della fortissima crescita delle spese per energia elettrica, gas e carburanti, del basso reddito medio e dell’elevata disoccupazione, in questo inizio di 2022 in Sicilia è iniziata la tempesta perfetta: la situazione è preoccupante in tutta Italia, certamente, ma ben di più nella nostra Regione.

Nonostante gli interventi straordinari del Governo, nel primo trimestre 2022 (calcolato fino ad ora) si è registrato un aumento del 131% (rispetto al primo trimestre 2021) per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per quello del gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse).

Rispetto al quarto trimestre 2021, invece, il rincaro previsto è del 55% per l’energia elettrica e del 41,8% del gas.

Federconsumatori ha aggiornato le proprie stime 2022 sui rincari che si abbatteranno sulla famiglia media: ammonteranno a oltre 1.500 euro a causa dell’aumento del costo di bollette, benzina e materie prime, alimentari, beni primari e beni di servizio.

Ma non solo, perché il problema degli aumenti delle bollette energetiche va visto in modo ampio, visto che è impossibile distinguere gli aumenti che pagheranno i cittadini-consumatori da quelli che pagheranno le imprese che producono: prima o poi quegli extra-costi saranno pagati, almeno in parte, proprio dai consumatori.

Il Governo non può agire sul costo del gas, che proviene quasi tutto dall’estero, e deve ancora intervenire su oneri di sistema e tasse (assurdo caricare l’IVA sugli oneri di sistema), e rafforzando i bonus sociali a difesa delle fasce sociali più deboli.

Federconsumatori Sicilia ritiene essenziale, in questo momento, un provvedimento di sospensione dei distacchi per morosità in questa fase di rincaro delle bollette. Insieme ad altre associazioni di consumatori stiamo facendo degli accordi, ad esempio con Eni Gas e Luce, per disporre una lunga rateizzazione delle bollette maggiorate, anche oltre i 10 mesi previsti dal governo, senza dover pagare il 50% della fattura scaduta.

Nelle ultime settimane, è aumentato notevolmente il numero di persone che si rivolgono ai nostri sportelli è aumentato notevolmente: tutti chiedono se le bollette sono corrette e se è possibile rateizzarle.

Federconsumatori Sicilia, infine, non può che ricordare a tutti che se vent’anni fa avessimo investito seriamente nelle rinnovabili, oggi non soffriremmo così tanto per le fluttuazioni internazionali del prezzo del gas.

Negli anni si è sottovalutato l’effetto stabilizzatore delle energie rinnovabili e oggi, che veniamo da una pandemia e l’economia deve ripartire in fretta, ci troviamo ancora dipendenti dal gas che passa dall’Ucraina più che dal sole che batte sul tetto di casa nostra.

Adeguate misure e risorse per permettere alle amministrazioni di fronteggiare i pesanti rincari dell’energia elettrica.

Questa la richiesta avanzata oggi pomeriggio dal Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia, svoltosi a Palazzo Comitini.

“C’è la necessità – ha spiegato il presidente Orlando – che sia il governo nazionale che il governo regionale intervengano a favore degli enti locali per scongiurare la pesante minaccia che grava non solo sugli equilibri, già precari, degli enti locali ma anche per quelli delle Società partecipate”.

“Questa situazione – continua Orlando –  se non affrontata con strumenti adeguati potrebbe determinare una serie di conseguenze sulla sostenibilità dei servizi offerti ai cittadini e rischia di creare un pericoloso boomerang che porterà ad una ulteriore penalizzazione dei bilanci comunali oltre a colpire famiglie ed imprese con prevedibili ed inevitabili rincari dei prezzi al consumo”.

Il rincaro dei carburanti mette in ginocchio il settore dell’autotrasporto e il rischio di tensioni è sempre più vicino. Si teme che sarà più conveniente spegnere i motori anziché continuare a viaggiare in perdita, con gravi conseguenze sulle prospettive di ripresa economica, in quanto i costi non sono più sostenibili. È la denuncia del mondo Autotrasporti di Confartigianato, che viene rilanciata adesso dal presidente regionale siciliano, Salvatore Di Piazza.

“Questo settore è fondamentale per l’economia italiana – dice Di Piazza –, nel nostro Paese oltre l’80% delle merci viaggia su gomma, e i nostri mezzi nelle fasi peggiori della pandemia, in particolar modo con la paura generata durante il primo lockdown, hanno continuato a viaggiare garantendo costantemente l’approvvigionamento dei beni primari”.

Le imprese dell’autotrasporto sono state investite da un ciclone spaventoso. Dall’aumento dei carburanti in testa su tutto, all’aumento dell’ad-blue, al costo dei pneumatici. Senza considerare le pesanti ricadute dovute al caro energia, ai costi delle autostrade. Tra i disagi anche la carenza di autisti e le strade spesso impraticabili.

“I nostri autotrasportatori – aggiunge Di Piazza – subiscono da un anno e mezzo il rincaro dei carburanti. Gli aumenti vertiginosi delle materie prime, di luce e gas, riguardano anche il gasolio per autotrazione, che è ancora il carburante più diffuso, ma anche l’additivo Ad-Blue per i veicoli più moderni e il Gnl (gas naturale liquefatto). Aumenti che ricadono interamente sui già scarsi margini di profitto delle imprese del trasporto”.

Nell’arco dell’ultimo anno, il prezzo alla pompa del gasolio per autotrazione è rincarato del 20,7%, con un impatto di maggiori costi, a livello nazionale, pari a 535 milioni di euro per le micro e piccole imprese dell’autotrasporto merci. Una batosta che si scarica interamente sui margini di profitto e sul valore aggiunto aziendale, considerato che i prezzi alla produzione nel trasporto merci, al terzo trimestre 2021, sono in calo dell’1,2% rispetto ad un anno prima.

A tutela di migliaia di piccoli e medi autotrasportatori, Confartigianato Trasporti Sicilia sollecita provvedimenti immediati per alleggerire la pressione sulle imprese.

“Una nuova mozione di sfiducia a Musumeci? Il M5S non potrebbe che votare a favore. Già in passato il M5S ha promosso e votato un atto del genere contro il presidente della Regione, che, a più riprese e praticamente in tutti i settori, ha confermato la sua inadeguatezza a rimanere a palazzo d’Orleans. Prima va a casa Musumeci, prima i siciliani cominceranno a respirare”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Nuccio Di Paola.

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Marsala, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno arrestato P.A, classe ’72, marsalese, in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere per reati di usura, estorsione e spaccio di stupefacenti, emessa dal GIP del Tribunale di Marsala, su richiesta della Procura.

L’arresto costituisce l’esito di un’indagine dei Carabinieri condotta da aprile 2020 a marzo 2021 che ha consentito di portare alla luce, oltre allo spaccio di cocaina gestito dal P con altre due persone, anch’esse indagate, le modalità con le quali l’uomo avrebbe effettuato vari prestiti di denaro su cui venivano applicati altissimi tassi d’interesse.
A farne le spese due piccoli imprenditori locali, uno titolare di un negozio di ortofrutta e l’altro parrucchiere.
Nonostante la paura di ritorsioni, rese realistiche a causa delle gravi minacce che l’indagato avrebbe rivolto in caso di ritardi nella restituzione dei soldi, le vittime hanno trovato il coraggio di denunciare le condotte illecite agli uomini dell’Arma.
A fronte di somme di denaro ricevute in prestito a causa di difficoltà economiche dovute anche alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria nella sua fase più dura, le vittime sarebbero state costrette a versare mensilmente al P ingenti quote per lunghi periodi, fino ad un anno, con tassi usurari che arrivavano al 200%.

Grazie alle dichiarazioni delle persone offese e agli accertamenti investigativi dei Carabinieri, il GIP del Tribunale di Marsala, concordando con la richiesta della Procura, ha rilevato, allo stato degli atti e in attesa dell’apertura del dibattimento, gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato, ritenendo altresì fondato il pericolo di reiterazione delle condotte illecite poiché frutto dello svolgimento professionale di un’attività illecita continuativa, indicativa di elevata pericolosità sociale. L’indagato è stato dunque tradotto al carcere di Trapani.

La Polizia, coordinata dalla Procura di Catania diretta da Carmelo Zuccaro, ha sgominato un presunto gruppo criminale in provincia di Catania, ad Adrano. Nell’ambito del clan Lo Cicero, sono state eseguite 23 ordinanze cautelari. A sei destinatari il provvedimento è stato notificato in carcere. Agli indagati si contestano a vario titolo i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione di armi, tentato omicidio, tentata rapina aggravata con estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze e detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente. E poi anche reati in materia di armi e ricettazione delle stesse armi, evasione e favoreggiamento personale al traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione è stata denominata “Third Family”.

Emittenti locali: possiamo farne a meno
Siamo proprio sicuri che le televisioni locali, seppur piccole, non svolgano un ruolo fondamentale nell’informare e veicolare contenuto. Non ci rendiamo conto del ruolo primario che hanno all’interno del mondo dell’informazione ma soprattutto nell’organizzazione sociale del vivere quotidiano.
Si va verso la chiusura delle realtà televisive locali. Fatto grave che comporterebbe oltre al danno anche alla beffa. Si parla, infatti, di oltre 6000 lavoratori (Giornalisti Cameraman, Tecnici) del settore che da un giorno all’altro si troverebbero in mezzo alla strada, cosa più grave tagliare la voce alle piccole realtà, ai più deboli, a coloro i quali non hanno alcun altro modo di poter far conoscere fatti e vicende di ogni singolo territorio.
Le emittenti televisive locali rischiano la chiusura. E questo bisogna evitarlo a ogni costo. Non possiamo permetterci di disperdere un patrimonio culturale e sociale di questa portata.
Le televisioni locali rappresentano sul territorio quelle sentinelle di cui si ha sempre più bisogno. Mentre la Rai continua ad assottigliare spazi d’informazione proprio a livello locale, queste televisioni rappresentano un punto di riferimento indispensabile per le comunità locali e per i loro bisogni. Un’esperienza che non deve interrompersi oggi che c’è sempre più bisogno di spazi d’informazione liberi, di punti di ascolto per i bisogni dei cittadini e di occasioni di confronto dove poter discutere dei problemi quotidiani della gente, ma dare alle amministrazioni alle forze politiche ‘spazi’ di libertà espressiva.
La probabile chiusura si basa sostanzialmente su tre punti. Prima di tutto la mancanza delle frequenze necessarie per continuare la prosecuzione dell’attività editoriale, ma tutto potrebbe risolversi se il Mise e l’Agcom trovassero un accordo che è certamente possibile per evitare anche un disastro occupazionale per oltre 6mila addetti tra i quali almeno mille giornalisti. La seconda ragione è quella del costo del fitto da versare allo Stato, oltre 70mila euro che pesano in maniera enorme su piccoli bilanci di queste emittenti. E per ultimo, ma non certo per importanza, la distribuzione dei finanziamenti previsti dal Fondo per il pluralismo dell’informazione e nuove tecnologie che assegnano oltre l’80 per cento ai grandi network nazionali che negli ultimi sette anni hanno incassato circa 770 milioni di euro lasciando alle piccole emittenti solo le briciole.
I modi per risolvere la vicenda c’è basta far prevalere il buonsenso. Questa è una battaglia per lasciare aperti liberi spazi d’informazione, di cultura e di dibattito.
Dare opportunità ai Sindaci ai partiti ,a chiunque vuole liberamente dare segno al proprio disagio o prevaricazione; offrire spazi e strumenti per informare e creare un opinione pubblica libera da pressioni e lobby di potere.
Il nostro paese è una nazione democratica e ognuno di noi ha diritto di parola e l’informazione ( art. 21 della Costituzione) deve essere libera e non soggetta a controllo. Non si può stare in silenzio, girandosi dall’altra parte facendo gli indifferenti , davanti alla scelta scellerata di chiudere le tv locali, così mettendo a tacere i più piccoli. Così si tapperebbe la bocca a chi rappresenta una minoranza, ed in questi anni ha lavorato incessantemente per garantire pluralismo di informazione.
Viva l’informazione libera.
Giuseppe Nunziato Belcastro – Giuseppe Di Salvo
Federazione dei Gruppi del M5S – Attivisti M5S

“Il disastro ambientale che ormai da anni sta colpendo Punta Bianca e il Fiume Naro è diventato insopportabile. Da una parte la riserva naturale invasa dal poligono di esercitazione militare e dall’altra uno dei fiumi più inquinati d’Europa dove si scarica qualsiasi cosa. E’ giunta l’ora che la Commissione ponga i riflettori su quanto sta accadendo nel territorio agrigentino” – Così dichiara l’eurodeputato siciliano dei Greens/EFA Ignazio Corrao a proposito delle due interrogazioni depositate sul caso del Fiume Naro e Punta Bianca.

“Sul fiume Naro – prosegue Corrao – ancora oggi vengono scaricati i fanghi di depurazione e le acque reflue dei Comuni limitrofi, sprovvisti di adeguati sistemi di depurazione, così come è successo per esempio con il depuratore di Villaggio Mosè, recentemente sequestrato, che sversava sul fiume acque non trattate. Per di più, vengono regolarmente sversate le ‘acque di vegetazione’ dei frantoi limitrofi, 200 volte più inquinanti delle fognature, perché portano alla morte di ogni forma di vita”.

“A Punta Bianca invece – continua l’eurodeputato – la riserva naturale è letteralmente invasa dal poligono di esercitazione militare, dove le forze armate italiane e i Marines di Sigonella sparano otto mesi l’anno. Tutto ciò in un’area con habitat e flora di interesse comunitario, aree umide, zone di nidificazione e flussi migratori avifaunistici. Un patrimonio inestimabile”.

“Per questo ho chiesto alla Commissione Ue di intervenire per esaminare lo stato di salute del Fiume Naro, promuovere il riuso delle acque di vegetazione ricche di polifenoli, e per verificare eventuali violazioni comunitarie a danno della riserva naturale causate dalla presenza del poligono militare. Siamo al fianco delle associazioni ambientali del territorio, come Mareamico, che rappresentano un presidio fondamentale per la difesa dell’ambiente” – conclude Corrao.