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“La Protezione Civile della Regione Siciliana con propria circolare n. 20 del 5 giugno ha precisato che tutti gli esercizi commerciali, compresi quelli di “vicinato”, la cui chiusura è stata disposta con l’articolo 12 dell’Ordinanza n. 22 del Presidente della Regione Siciliana, hanno facoltà di aprire al pubblico anche nelle giornate domenicali a partire dalla prossima domenica 7 giugno e fino alla vigenza della citata Ordinanza n. 22”. Lo precisa il presidente regionale di Confcommercio Sicilia Francesco Picarella. “Già da domani – sottolinea – tutte le attività commerciali potranno aprire nel rispetto delle misure di contenimento del contagio e delle linee guida previste per le differenti attività commerciali. Il tema delle aperture domenicali sarà ampiamente ridiscusso nei competenti tavoli. Sono certo – continua Picarella – che i grandi mutamenti scatenati dalla pandemia ci porteranno a trovare soluzioni condivise anche con le parti sociali al fine di armonizzare le norme che forse oggi non rispondono in pieno con le esigenze del mercato”.

Numerosi rappresentanti dei Comuni in dissesto e predissesto si sono riuniti, ieri pomeriggio, in videoconferenza, convocati dall’ANCI Sicilia, per discutere delle gravissime criticità finanziarie  scaturite dall’emergenza COVID-19, che si sono, purtroppo e inevitabilmente,  aggiunte a   una condizione di estrema difficoltà che coinvolge parecchi comuni siciliani. La Sicilia ha, infatti  un indice di enti in dissesto, sotto piano di riequilibrio e strutturalmente deficitari non solo superiore a quello del resto d’Italia, ma anche a quello delle altre regioni del Mezzogiorno.

“In assenza di misure che possono fronteggiare questo stato di cose la condizione dei Comuni siciliani continuerà a peggiorare e aumenteranno i Comuni in dissesto, predissesto e strutturalmente deficitari”. Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia.

“Sarebbe poi necessario rivedere i vincoli in materia di assunzione di personale – continua Orlando – valutando un differimento dell’entrata in vigore del DPCM 17 marzo 2020, con riferimento alla necessità di far fronte alla mancanza di figure apicali e alla stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato”.

“L’anomalia legata alla mancata armonizzazione fra la legislazione nazionale e quella regionale, soprattutto in tema di personale degli enti locali – aggiunge  Mario Emanuele Alvano, segretario generale di ANCI Sicilia –  nega, infatti,  ai comuni  con difficoltà finanziarie, la possibilità di  dotarsi di figure professionalmente adeguate e quasi sempre l’aggravarsi della situazione finanziaria di un Ente dipende proprio da piante organiche sottostimate”.

“Risulta poi importante – continua Alvano – mettere in atto  alcuni interventi finalizzati a sospendere i termini dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato e quelli per l’approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale il cui rispetto risulta  oggi, dopo la gravissima emergenza sanitaria ed economica che ha colpito l’Italia, assolutamente insostenibile”.

Dall’incontro è emersa, inoltre,  l’importanza dell’approvazione di alcuni emendamenti già proposti dall’ANCI in merito all’aumento delle anticipazioni di liquidità e alla rinegoziazione dei mutui.

“E’ necessario consentire il ricorso ad anticipazioni straordinarie ponendo l’onere degli interessi totalmente a carico dello Stato– dichiara Luca  Cannata, vice presidente vicario di ANCI Sicilia – e permettendo anche agli Enti in dissesto e predissesto di usufruire, alla luce dell’emergenza epidemiologica da COVID-19,  di contributi straordinari e di  tutte le misure di alleggerimento degli oneri di rimborso prestiti che diverse istituzioni finanziarie  stanno attivando in queste settimane”.

Il punto fondamentale  su cui tutti i partecipanti all’incontro sono stati d’accordo è quello relativo alla necessità di un intervento sulla riscossione dei tributi locali.

“Resta infatti,  la necessità – conclude il presidente Orlando – di  una profonda revisione dell’attuale assetto normativo in materia di riscossione dei tributi locali prevedendo  la riscossione della TARI tramite la bolletta dell’energia elettrica o attraverso una modalità parimenti efficace”.

 

“Gli incendi dei barconi a Lampedusa sono un gesto estremo, condannabile per la forma, ma che sottolineano il disagio, nella sostanza, di una popolazione che vive male l’emergenza migranti. In una delle Isole più belle del mondo, il waterfront è divenuto un rimessaggio abusivo per vecchi gommoni e barche usate dagli scafisti per la tratta di esseri umani dall’Africa. Mentre il governo centrale si impegna a dare la cittadinanza a migliaia di migranti – lanciando tra l’altro un’esca ai prossimi scafisti – il governo Musumeci e la Lega sostengono la ripartenza del turismo. Cito su tutti il provvedimento per non pagare i canoni di concessione balneare per i lidi. Il nostro disegno di Sicilia premia chi svolge attività imprenditoriale, paga le tasse e da lavoro facendo accoglienza a chi entra legalmente nel nostro territorio per apprezzarne i sapori, la storia e le tradizioni. Tutto il resto è e continua ad essere, una forma di business sostenuto dai soliti noti.”
Lo dichiara in una nota Antonio Catalfamo, capogruppo all’Ars per Lega Sicilia per Salvini Premier.

“Prendiamo atto che le indicazioni contenute nella  circolare del Dipartimento regionale  della Protezione civile n. 20 del 5 giugno 2020  sono in linea con quanto previsto dall’articolo 12 della precedente Ordinanza del Presidente della Regione n. 22 del 2 giugno 2020  e   consentono un’apertura domenicale generalizzata di tutti gli esercizi commerciali”. Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia.

“Chiediamo, però, che la Regione intervenga – continua Orlando – per fare definitivamente chiarezza rispetto al dibattito in corso sull’opportunità o meno delle aperture domenicali delle attività commerciali, anche con le necessarie modifiche legislative, e che a tal fine si avvii un confronto sia con le organizzazioni sindacali e di categoria sia con i comuni”.

“Riteniamo necessario – conclude Orlando – che si arrivi ad una scelta di equilibrio tra diritti, anche di sicurezza, dei lavoratori e le esigenze di ripresa e di sviluppo delle attività commerciali”.

 

“Gli incendi provocati da ignoti ai barconi abbandonati dopo aver traghettato decine di clandestini sull’isola di Lampedusa, nell’indifferenza del governo e del sindaco, sono solo il primo segnale di una situazione allo sbando. Lasciare una comunità in balia del traffico di esseri umani, trattando le sue coste come discariche e ignorando ogni richiesta di ripristino della legalità da parte dei suoi cittadini, non può che condurre a reazioni incontrollate”. È quanto afferma l’europarlamentare della Lega, Francesca Donato, sugli incendi che stanotte hanno visto coinvolti alcuni barconi abbandonati a Lampedusa.

“Qui non siamo di fronte ad atti di violenza – aggiunge la parlamentare europea – ma ad un segnale di allarme che dovrebbe far svegliare il Ministro dell’Interno e tutte le autorità competenti sul fatto che i quotidiani sbarchi di clandestini stanno sfiancando la resistenza dei Lampedusani, lasciati soli a gestire un afflusso incontrollato di individui a cui lo Stato destina risorse illimitate, mentre lascia alla fame migliaia di cittadini italiani”.

“Soltanto la Lega – conclude la Donato – aveva riportato l’ordine e la serenità nell’Isola durante il precedente governo, poi tutto è ricominciato come prima se non peggio. Il Ministro Provenzano, dalla sua visita di oggi, inizi ad occuparsi degli italiani del sud, e offra soluzioni concrete che sollevino finalmente Lampedusa e la Sicilia dall’onere ormai insostenibile di essere il centro ufficiale di smistamento dei clandestini, su cui gli scafisti e i loro mandanti possono sempre contare. I siciliani non ne possono più e se ci saranno degenerazioni violente, questo governo ne sarà l’unico responsabile”.

 

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha firmato un’ordinanza che consente, su base volontaria, l’apertura dei negozi la domenica, ad eccezione di supermercati, outlet e centri commerciali. L’ordinanza è già in vigore da questo fine settimana. Lo stesso Orlando spiega: “Si tratta di un provvedimento volto a favorire la ripresa economica e sostenere gli operatori commerciali, purché si mantenga alta la vigilanza sul rispetto delle norme di prevenzione covid. La priorità assoluta resta infatti la tutela della salute”.

Non è ancora ufficiale: il Giro d’Italia 2020 dovrebbe partire dalla Sicilia ad ottobre. E forse, ad inaugurare la competizione ciclistica potrebbe essere una cronometro a Palermo, prima di una tappa a Monreale. Il Giro, causa Covid, è stato rinviato da maggio scorso al 2021. Invece gli organizzatori sono a lavoro per anticiparlo ad ottobre. Se non vi fosse stata l’emergenza sanitaria, dopo tre tappe in Ungheria, la carovana sarebbe giunta in Sicilia. Il sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono, spiega: “Il 12 maggio scorso era prevista la prima tappa italiana, con partenza da Monreale. Adesso aspettiamo la conferma ufficiale che il Giro 2020 ci sarà ad ottobre e che passi da noi. Per Monreale sarebbe una grande opportunità, dopo questo periodo di buio. Arrivati a Monreale, i ciclisti dovrebbe proseguire su viale Regione Siciliana per poi, dopo aver percorso corso Calatafimi, prendere la Palermo-Sciacca e proseguire verso Agrigento”.

Un uomo di 51 anni è stato arrestato dai Carabinieri nel Trapanese allorchè avrebbe commesso ripetuti abusi su tre dei suoi quattro figli, che hanno meno di 14 anni. A suo carico, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Marsala ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per violenza sessuale continuata. Dall’indagine, avviata nel giugno 2018 a seguito di alcune segnalazioni giunte ai Carabinieri della Procura, è emerso che l’uomo avrebbe abusato dei tre figli sin dal 2012. Due anni addietro, dopo i primi accertamenti, i quattro minorenni sono stati trasferiti in una comunità protetta e segreta. Nel frattempo gli inquirenti sono impegnati a valutare anche eventuali responsabilità della madre dei bambini.

Con invito a dedurre notificato, la Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana contesta al Sindaco Orlando, all’Ingegnere Munafo’, ex Commissario Straordinario della Città Metropolitana di Palermo, ed all’ex Segretario Generale della Città Metropolitana di Palermo, Salvatore Currao, un presunto danno erariale derivante da una serie di irregolarità connesse alla erogazione delle indennità di risultato in favore dello stesso Currao.
La Procura Regionale, in particolar modo, individua due voci di danno.
La prima (87.000,33), addebitata al solo Currao, concerne la presunta indebita percezione della indennità di risultato relativamente alle annualità 2010,2011,2012,2013.
In particolar modo, osserva la Procura, il Segretario Currao avrebbe omesso di denunciare il fatto produttivo del danno, ovverosia la presunta indebita percezione da parte del medesimo degli emolumenti in questione.
Secondo la Pubblica Accusa, l’Ex Segretario Generale era tenuto a segnalare all’Amministrazione di appartenenza l’illecita percezione di tali emolumenti per effetto della mancata attivazione del sistema di valutazione della performance.
La violazione dell’obbligo di denuncia, secondo la Procura Regionale, non consente al Currao di eccepire la prescrizione del danno erariale prevista nell’ipotesi di decorrenza di cinque anni dal fatto dannoso
La seconda voce di danno, relativa alle annualità 2014, 2015, 2016, 2017, viene invece imputata pro quota al Sindaco Orlando (euro 25.905,6), all’Ing. Munafo’ (19.091,33), ed allo stesso Dottore Currao (euro 29.998,19).
Più nel dettaglio, la Procura Regionale imputa al Sindaco Orlando ed all’Ing. Munafo di aver adottato una serie di provvedimenti con cui sarebbe stata riconosciuta al Dottore Currao l’indennità di risultato, senza aver previamente attivato il “c.d. sistema di valutazione della performance”, ovverosia lo specifico procedimento volto alla verifica dell’effettivo raggiungimento degli obbiettivi assegnati al dipendente della P.A..
La Procura Regionale contesta invece al Dottore Currao di non aver assunto alcuna iniziativa utile ad impedire l’indebita percezione del beneficio economico.
L’Ing. Munafo’ ha conferito mandato all’Avv. Girolamo Rubino al fine di dimostrare l’infondatezza delle tesi accusatorie della Procura e, per l’effetto, la piena liceità del proprio operato.

Per i pubblici ministeri della Dda Francesca Dessì e Geri Ferrara i sei indagati dell’operazione “Passepartout” devono essere rinviati a giudizio. Si tratta dell’inchiesta che ha svelato un presunto intreccio fra la famiglia mafiosa di Sciacca e una parte della politica. L’udienza preliminare, davanti al gup di Palermo Fabio Pilato, è stata fissata per il prossimo 9 settembre. Fra i principali imputati figura Antonello Nicosia, 48 anni, di Agrigento, assistente parlamentare della deputata di Italia Viva, Giusi Occhionero, accusato di associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti Nicosia sarebbe stato il braccio destro del capomafia Accursio Di Mino, tornato libero dopo due condanne per mafia. Insieme avrebbero gestito affari e persino progettato un omicidio. A Nicosia si contesta di avere strumentalizzato la sua funzione di collaboratore parlamentare per accedere in alcune carceri siciliane, venire a contatto con boss e trasmettere all’esterno i messaggi che servivano alla gestione della famiglia mafiosa.

Insieme a Nicosia e Dimino è coinvolta nella vicenda anche la parlamentare Occhionero, accusata di falso con l’aggravante di avere agevolato l’associazione mafiosa.
La deputata, in particolare, avrebbe dichiarato falsamente, in diverse attestazioni indirizzate alle case circondariali di Agrigento, Sciacca e Palermo che, nel dicembre del 2018, Nicosia “prestava una collaborazione professionale diretta, stabile e continuativa”. Dinanzi al Gup sono anche i fratelli Paolo e Luigi Ciaccio, 33 anni e Massimiliano Mandracchia, 47 anni, accusati di favoreggiamento personale con l’aggravante dell’avere agevolato l’associazione mafiosa. I tre avrebbero messo a disposizione locali di propria proprietà e utenze telefoniche per aiutare Nicosia, Dimino e altri associati a eludere le investigazioni e trasmettere messaggi. Nicosia e Dimino si trovano in carcere dal 4 novembre, giorno in cui è scattata l’operazione.