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Nel 2016-2017 aveva inizio l’indagine penale che avrebbe poi portato a processo, tra gli altri, l’ex Sindaco di Bagheria, il pentastellato Patrizio Cinque e l’ing. Manlio Munafò all’epoca Commissario Straordinario della Città Metropolitana di Palermo con l’accusa di aver commesso, in concorso, il delitto di cui all’art. 353 bis del codice penale, ossia di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per l’affidamento del servizio di gestione del Palazzetto dello Sport di Bagheria.
In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato confezionato “su misura” il contenuto del bando di gara nonché i tempi e le modalità della procedura selettiva allo scopo di favorire l’associazione sportiva N.A.P., in partenariato con il Comune di Bagheria.
Tesi contestata in giudizio dalla difesa dell’ex Commissario Straordinario ing. Munafo’, difeso dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Marcello Montalbano.
In particolare, secondo i legali Rubino e Montalbano, dall’istruttoria dibattimentale non sarebbe emerso alcun accordo volto a favorire l’aggiudicazione dell’associazione sportiva N.A.P; trattandosi, invece, di un avviso a scopo informativo, finalizzato ad individuare eventuali operatori economici pubblici, privati o in partenariato tra loro, interessati all’affidamento in gestione del Palasport di Bagheria.
Il Tribunale di Termini Imerese dinanzi al quale si è celebrato il processo, accertata l’assenza di elementi che potessero indurre a ritenere commesso il reato contestato, ha assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” l’ing. Munafò all’epoca Commissario Straordinario della Città Metropolitana di Palermo.

Il Tribunale di Termini Imerese, accogliendo quanto richiesto dalla Procura, ha condannato a 30 anni di carcere Loredana Graziano, 35 anni, imputata di avere avvelenato con il cianuro il marito, Sebastiano Rosella Musico, 40 anni, pizzaiolo, morto il 22 gennaio del 2019. Lui era uno sportivo e godeva di ottima salute. Il decesso era avvenuto tra forti spasmi e dolori lancinanti. Secondo la perizia tossicologica, depositata dal consulente del pubblico ministero, nel corpo del ristoratore c’era cianuro, un tipo di veleno non facile da reperire in commercio. Di infarto, invece, parlò il medico legale, ma i parenti non si sono mai rassegnati a tale tesi. Secondo quanto emerso dalle indagini dei Carabinieri della compagnia di Termini Imerese, e dalle perizie tossicologiche, l’uomo è stato ucciso, avvelenato con il cianuro. Prima la donna avrebbe somministrato nel cibo al marito un farmaco anti coagulante, il Coumadin, con effetti tossici in caso di sovra-dosaggio. Non avendo ottenuto il risultato, avrebbe adottato la soluzione finale: una dose di cianuro.

In provincia di Palermo, a Carini, nel centro storico, nel dicembre del 2020 fu commesso un maxi furto a danno di un’abitazione: 100.000 euro in contanti, e gioielli e orologi di pregio del valore di circa 60.000 euro. Dopo 14 mesi di indagini i Carabinieri hanno arrestato i presunti responsabili. Sono 9 gli indagati: 4 sono ristretti in carcere, a 2 è stato imposto l’obbligo di firma, e agli 3 l’obbligo di dimora. Rispondono di estorsione, furto aggravato, riciclaggio e favoreggiamento. L’estorsione è contestata perché gli indagati si sarebbero rivolti con minacce ai derubati perché in possesso di elementi utili agli investigatori per il recupero della refurtiva.

La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Palermo ha sequestrato 5 chili e 800 grammi di cocaina nascosti in un’automobile sottoposta a controllo nei pressi dello svincolo autostradale di Buonfornello, in direzione Palermo. Le Fiamme gialle hanno identificato le due persone a bordo, che si sono mostrate particolarmente agitate. Grazie al fiuto del cane antidroga J-Az del Gruppo Pronto Impiego di Palermo, sono stati trovati svariati panetti, in un doppiofondo ricavato nel portellone posteriore. Lo stupefacente, immesso sul mercato, avrebbe fruttato al dettaglio ricavi per oltre 500mila euro. I due corrieri stati ristretti nel carcere Pagliarelli, a disposizione della Procura di Termini Imerese.

“Abbiamo spesso convocato in IV commissione i vertici dell’Ast per verificare la loro azione e il loro piano industriale, le criticità emerse ci hanno allarmato.”
A parlare la Presidente della commissione ambiente on. Giusi Savarino, che continua:“abbiamo sempre esercitato un controllo attento sull’Ast, nei limiti delle nostre funzioni e, com’è successo nell’ultima audizione il 28 luglio, segnalato irregolarità alla commissione antimafia affinché approfondisse, come nei loro compiti. Nell’ultima seduta della commissione ambiente infatti,” aggiunge la Presidente Savarino: “erano emerse criticità nelle assunzioni attraverso la società interinale, come segnalato anche dal collega Sergio Tancredi e dall’Ugl regionale. Il Presidente Tafuri si era impegnato in quella sede a superare l’uso dell’agenzia interinale, ritenuto dalla commissione un abuso eccessivo, in quanto il suo utilizzo può essere giustificato solo per brevi periodi e non certo per una mole così massiccia di operatori.
Ed inoltre, erano emerse preoccupanti criticità nel ramo societario Ast aeroservizi nella gestione dell’aeroporto di Lampedusa, con gravi ripercussioni nei rapporti con Enac, tanto da scaturire in inchieste e denunce penali. La pesante situazione creatasi, ha portato Enac ad avviare l’iter per revocare l’autorizzazione alla gestione dell’aeroporto di Ast, allarmando lavoratori e un’intera comunità lampedusana, come emerso dall’audizione del Sindaco. Per questi motivi siamo intervenuti approvando una risoluzione, con la quale si è chiesto al governo regionale, per il tramite dell’assessore alle infrastrutture e trasporti, di adottare misure idonee a salvaguardare quello scalo, anche attraverso un piano industriale alternativo, che veda concentrato in un’altra società più competente la gestione.
Mi risulta che il governo Musumeci abbia conseguentemente approvato una delibera di giunta in cui dava indicazione all’Ast di cedere il ramo aziendale ad Airgest, che ha uno skill riconosciuto e solido.
Anche su questa tema abbiamo mandato atti, registrazioni e verbali alla commissione antimafia. Non mi risulta, al momento, che si sia mai convocata sul tema.”
On. Giusi Savarino
Presidente commissione territorio, trasporti e ambiente

La Commissione Sanità all’Assemblea Regionale, presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, ha audito l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, nel merito della proposta di spesa, firmata dallo stesso Razza, dei fondi del Pnrr destinati alla Sicilia per interventi nella Sanità. Ebbene, a tal proposito La Rocca Ruvolo riferisce: “L’assessore ha presentato il nuovo piano della rete sanitaria territoriale che sarà finanziato con i fondi del Pnrr, con le modifiche apportate in considerazione delle richieste avanzate dalla commissione Salute. Tra le novità, per quanto riguarda la provincia di Agrigento, vi è l’inserimento di tre progetti per Case di Comunità a Cattolica Eraclea, Cammarata e Raffadali, che non erano presenti nella prima bozza del piano. Per Sciacca e Ribera la situazione resta invariata. Nell’Agrigentino sono previste 18 Case di Comunità ad Agrigento, Aragona, Bivona, Cammarata, Canicattì, Casteltermini, Cattolica Eraclea, Favara, Licata, Menfi, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Ravanusa, Ribera, Sciacca. Quattro le Centrali operative territoriali: Agrigento, Canicattì, Licata, Ribera. Tre, invece, gli Ospedali di Comunità: Agrigento, Bivona e Santa Margherita Belìce”.

Nel 2011 Valeria Lembo, di Palermo, 34 anni, madre di un bambino di 7 mesi, è morta per una dose killer di chemioterapia all’ospedale “Policlinico” a Palermo. E’ stato un errore fatale: le fu somministrata nel sangue una dose dieci volte in più di quella necessaria di un antitumorale, la Vimblastina. Così è secondo quanto è stato accertato in sede processuale con il pronunciamento di condanne penali in primo e secondo grado. La Procura regionale della Corte dei conti di Palermo, diretta da Gianluca Albo, ha contestato ai medici il danno all’erario. Adesso i sanitari coinvolti nell’inchiesta sono stati condannati dai giudici della Corte dei conti presieduta da Vincenzo Lo Presti. Il primario Sergio Palmeri è stato condannato a risarcire l’azienda sanitaria con 875 mila euro, l’oncologa Laura Di Noto e l’allora specializzando Alberto Bongiovanni dovranno pagare la somma ciascuno di 318 mila euro. Invece le infermiere Elena Demma e Clotilde Guarnaccia sono state assolte.

“Chiedo al signor Fiduccia di indicare alla Procura i nominativi delle persone assunte su mia pressione, altrimenti lo denuncio per diffamazione. Non credo di avere il suo numero di telefono, nè mi ricordo come sia fatto fisicamente. Quello di tirare fuori il mio nome sta diventando uno sport insopportabile”. Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, sull’inchiesta per corruzione e truffa che ha coinvolto l’Ast, l’azienda trasporti siciliana della Regione.

Il Consiglio Direttivo della CIA Sicilia, presieduto da Rosa Giovanna Castagna, riunitosi ieri, preso atto dello stato di crisi che affligge tutti i comparti dell’Agricoltura isolana a causa dell’aumento sproporzionato dei costi energetici petroliferi e delle materie prime, aggravato nelle ultime ore dallo stato di agitazione degli autotrasportatori Isolani che rischia di penalizzare ulteriormente la commercializzazione di tutte le produzioni agricole regionali, nel condividere e sostenere pienamente le iniziative politiche nazionali già in atto da parte della CIA, chiede al Comitato Esecutivo nazionale di porre particolare attenzione alla grave situazione siciliana e chieda al governo nazionale che venga affrontata e vengano messi in atto in tempi brevissimi provvedimenti significativi ed adeguati alla gravità dei problemi.

A Palermo una sassaiola ha investito un treno in transito alla stazione di Brancaccio. Tanta paura trai i passeggeri all’interno delle carrozze. Un vetro è stato spaccato. L’atto vandalico, l’ennesimo del genere compiuto nelle ultime settimane, ha coinvolto il Treno Regionale 5363 Pop di ultima generazione che ha rallentato la sua corsa in prossimità dell’ingresso in stazione. Indaga la Polizia avvalendosi anche dei video registrati dalle telecamere di sorveglianza.