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“La lotta al bullismo diventa legge in Sicilia. Lo ha deciso l’Ars nel corso della seduta di oggi”. Ad annunciarlo è Rossana Cannata, deputata regionale di Fratelli d’Italia, che sin dall’inizio ha seguito l’iter del testo di cui è stata prima firmataria con altri colleghi, puntando l’attenzione su diversi aspetti.

“Tra questi – spiega la parlamentare – la necessità di prevenire e contrastare non solo il bullismo e il cyberbullismo ma anche altri fenomeni molto diffusi come il sexting e la cyberpedofilia a tutela di tutte le categorie più fragili. Fenomeni, tra l’altro acuiti dalla pandemia da Covid-19, che ha costretto i ragazzi a una vita sempre più “virtuale” dove si moltiplicano, purtroppo, questi episodi”.

E ancora. “Ho promosso la previsione riguardante l’attivazione – prosegue la vicepresidente della commissione Antimafia – nei consultori familiari, su impulso delle Asp, di un ambulatorio per l’ascolto e il trattamento della sofferenza psicologica dei minori vittime di tali fenomeni. Ma anche l’attivazione di sportelli, in grado di mantenere l’anonimato, nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado”.

“Quella di oggi è insomma una data importante per la Sicilia”. Non nasconde l’orgoglio e la soddisfazione di essere tra i promotori di questa iniziativa Rossana Cannata, la quale conclude: “Con questa legge si gettano finalmente le basi per creare dei percorsi di crescita educativa, sociale e psicologica che possano incidere soprattutto sulla cultura delle nuove generazioni. Con l’obiettivo di operare un’inversione di tendenza che possa stravolgere il sistema valoriale di molti giovani di oggi”.

“Dalle audizioni in commissione Antimafia emerge chiaramente che il sistema della pubblica amministrazione regionale resta purtroppo permeabile alla corruzione. Questo si evince in particolare nel comparto della sanità, dove viene investita la metà, circa 10 miliardi di euro, dell’intero bilancio regionale. Un dato molto eloquente, su cui bisogna riflettere e intervenire”. Lo sostengono Roberta Schillaci e Antonio De Luca, deputati regionali del Movimento 5 Stelle e componenti della commissione Antimafia all’Ars. La commissione ha presentato oggi la relazione conclusiva dell’inchiesta sul comparto della sanità nella Regione siciliana.

“L’anticorruzione è stata trasformata – commenta Roberta Schillaci – in un mero adempimento  burocratico che non incide concretamente nella prevenzione. Il sistema va rivisto soprattutto nel settore sanità, a cominciare dalla figura del responsabile anticorruzione, talvolta un soggetto con doppi incarichi e con attività rilevanti difficilmente conciliabili con un’adeguata prevenzione. Inoltre, non tutti hanno attivato il whistleblower e canali di segnalazione dei casi sospetti. Serve inoltre un ripensamento di tipo legislativo, con modifiche normative sulle commissioni aggiudicatrici sprovviste di professionalità e sul ruolo dei presidenti, che non possono continuare a operare a titolo gratuito, mentre gli altri componenti hanno un compenso”.

“Cambiano i governi – aggiunge Antonio De Luca – ma non cambia, purtroppo, il livello della corruzione nella sanità regionale, che in Sicilia continua a essere un favore e non un diritto. Non si è per niente investito in un processo di rigenerazione delle strutture regionali che dovrebbero prevenire distonie come ad esempio la centrale unica di committenza, che non funzionava quando è stata istituita e non funziona neanche ora, priva delle necessarie risorse umane. Fortunatamente, la fallimentare esperienza del duo Musumeci-Razza volge alla fine e noi faremo del nostro meglio perché si racconti tutt’altra storia”.

L’Assemblea regionale siciliana ha appena in Aula dà finalmente una copertura finanziaria adeguata a potenziare l’organico della Guardia Forestale. Un sospiro di sollievo per le restanti o per meglio dire carenti guardie Forestali in servizio, seppur rimpinguati da nuovi allievi che si sono aggiunti da mesi in corsa. L’opinione pubblica e anche alcuni addetti ai lavori e sindacati del settore della forestazione, hanno negli ultimi periodi posto in evidenza situazioni non consoni ad un sistema migliorativo e produttivo per il comparto. – “Purtroppo il governo Regionale – dice Antonio David operaio forestale e responsabile di ForestaliNews – ha trovato e stanziato 3milioni di euro per bandire il concorso per 46 guardie Forestali (per poi passare a 600 in 5 anni) e non trova da 30 anni, i soldi per stabilizzare o formare due “degni contingenti” e risollevare, le sorti della forestazione dietro un degno programma di riforma. La verità purtroppo è quella che non vogliono portare a termine un programma sancito e voluto negli anni da migliaia di lavoratori che chiedono un giusto e degno sostegno morale, perchè il lavoro è un diritto per 365 giorni e non per 101 giornate l’anno. La stabilizzazione porterebbe una maggiore valenza economica anche nei piccoli comuni che vivono di forestale essendoci tante famiglie che sostengono anche gli esercizi commerciali. Perchè andare a prendere impiegati regionali dai CPI e metterli in servizio in un ambiente che nemmeno conoscono ? Perchè non dare la possibilità ai lavoratori forestali con esperienza e diploma e formali per indossare la divisa visto che sono già a libro paga ?” –

Un paradosso che evidenzia il voler legare ancora al collo migliaia di famiglie che sopravvivono con soli 101 e 151 giorni di lavoro durante l’anno. Una seria programmazione porterebbe benefici su tutto ciò che triana il settore lavorativo,ambientale e turistico e senza dubbio sarebbe altrettanto visibile e fruibile all’opinione pubblica che guarda e degrada da sempre una classe operaia che rimane vittima del sistema che sin d’ora vive e vegeta …da sempre.

“I soldi ci sono, ma Musumeci non li usa, questo governo sta facendo morire l’editoria siciliana”.
Il grido di allarme è della deputata regionale del M5S Stefania Campo,  che ha presentato un’interpellanza all’Ars per sollecitare il presidente della Regione Musumeci e l’assessore alla Cultura Samonà a tirare fuori dai cassetti il milione e mezzo di euro stanziato 18 mesi fa con la cosiddetta finanziaria di guerra, ma mai arrivato sui conti correnti degli editori siciliani indipendenti che ora rischiano il collasso.

“Dimenticati dall’attuale governo di centrodestra – afferma Campo – gli editori siciliani nei giorni scorsi hanno dovuto protestare pubblicamente affinché i fondi a sostegno dell’editoria dei libri cartacei, circa un milione e mezzo di euro, venissero utilizzati al più presto per mettere quantomeno una pezza alle enormi difficoltà che attraversa il settore e che la pandemia non ha fatto altro che acuire. Eppure sembrava tutto chiaro: si era deciso di destinare questa somma al settore dei libri ma dopo 18 mesi la Regione non ha ancora aperto nemmeno un cassetto. Samonà addirittura si permette di parlare di una presunta ‘inapplicabilità’ della norma stessa, come se questa procedura fosse arrivata da Marte e non dalle decisioni politiche regionali, e parla di incomprensioni con l’assessorato alle Attività produttive, come se stesse parlando di un ente concorrente e non di un collega di governo. Ora, solo dopo le proteste, ha iniziato a blaterare di un possibile bando che nel giro di un anno assegni le risorse a chi ne avrà diritto, senza quindi comprendere che quello lanciato dagli editori siciliani è l’ultimo grido di aiuto prima del baratro”.

“Non ci sono – conclude Campo – più margini di balbettii, di inversioni di marcia, di bandi farlocchi che rinviino la destinazione delle somme addirittura di un altro anno. Se Musumeci e la maggioranza di centrodestra avessero ascoltato le proposte degli editori a quest’ora in Sicilia ci sarebbero biblioteche pubbliche con migliaia di nuovi libri editi nella nostra isola e un settore che avrebbe già tirato un respiro di sollievo.
In Sicilia tutto ciò però è ancora utopia, basti pensare che questo governo regionale si è anche dimenticato di partecipare con un proprio stand al Salone del Libro di Torino”.

“Finalmente un passo avanti sulla vicenda degli ASU. Oggi la Commissione lavoro dell’Assemblea ha fatto propria l’idea che avevo proposto già da alcune settimane: in attesa che si possa procedere alla stabilizzazione, usare i fondi già disponibili in bilancio per aumentare il monte ore di ciascun lavoratore. Ora il testo della legge andrà in Aula per il voto finale, ma la posizione condivisa dell’intera Commissione fa ben sperare per un voto positivo.”
Lo ha dichiarato Marianna Caronia dopo che la Commissione riunita stamattina ha approvato l’emendamento allegato per l’utilizzo dei fondi originariamente destinati alla stabilizzazione degli ASU, brimasti bloccati a seguito dell’impugnativa del Governo nazionale.

A Palermo la Guardia di Finanza ha arrestato ai domiciliari tre imprenditori indagati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. E’ stato disposto il sequestro preventivo del capitale di 4 società, e di 6 negozi di abbigliamento nel centro di Palermo e Cefalù della catena Hessian. I destinatari del provvedimento cautelare sono Cesare Ciulla, 61 anni, Patrizia Giannettino, 59 anni, e Noemi Ciulla, 27 anni, imprenditori e amministratori ex facto e di diritto, storicamente presenti nel settore della vendita di abbigliamento e accessori. Dalle indagini, condotte tramite accertamenti documentali e intercettazioni, è emerso che gli indagati avrebbero costituito nuove attività economiche per distrarre soldi dalla massa fallimentare, garantendo la continuazione aziendale delle precedenti imprese fallite. Con artificiosi contratti di locazione di rami d’azienda, hanno svuotato le società, in preda allo stato di insolvenza che ha poi provocato il fallimento. La vendita dei capi d’abbigliamento è proseguita senza interruzione grazie alle nuove società che nel frattempo sono subentrate nella gestione dei negozi. In tal modo è stato accumulato un passivo fallimentare quantificato in almeno 1 milione e 200mila euro. Le società e i negozi sequestrati sono stati affidati ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Palermo affinché li gestisca, con il compito di garantire la continuità aziendale e mantenere i livelli occupazionali, per preservare i diritti dei lavoratori e della stessa utenza.

Una notizia terribile ha scosso Palermo e il mondo del calcio femminile. Muore a soli 23 anni Vittoria Campo, sino a pochi mesi fa calciatrice del Palermo Femminile con cui aveva vinto lo scorso campionato di Serie C. Vittoria è deceduta per un malore improvviso nel comune di San Martino delle Scale: era stata trasportata d’urgenza in ospedale ma, purtroppo, non c’è stato nulla da fare per lei.
Vittoria Campo aveva perso esattamente due mesi fa il fratello Alessandro, 25 anni, anche lui vittima di un arresto cardiaco improvviso. Il Palermo Femminile dedica un messaggio a lei e alla sua famiglia colpita da questa tragedia: “Nessuna parola potrà mai rappresentare il dolore e lo sgomento per la prematura perdita di una giovane Donna e Calciatrice.

Il pensiero della Società va ai Genitori che devono convivere con questo nuovo e incommensurabile dolore: “Vittoria sei e rimarrai sempre nei nostri cuori. Grazie per le emozioni che ci hai regalato!”

Sono 114 i posti di lavoro disponibili nella Sanità pubblica in Sicilia, e oltre 5mila alla Regione. Nella Sanità il maggior numero di posti sono a concorso al Policlinico di Catania. Sono 40, tutti incarichi di dirigente medico: 14 in ortopedia e traumatologia, 9 in ginecologia e ostetricia, 4 in chirurgia maxillo facciale, 7 neurologia, 6 in neurochirurgia. E le Aziende sanitarie di Palermo e Trapani hanno avviato le selezioni per la formazione di varie graduatorie da cui attingere e assumere con contratti a tempo determinato. Per la Regione, invece, vi sono in ballo 46 posti da Guardie Forestali, 1.100 nei Centri per l’impiego, 300 laureati da assumere per tre anni con l’obiettivo di rafforzare gli uffici tecnici che si occuperanno della gestione dei fondi europei. E poi l’Azienda siciliana trasporti assumerà 150 autisti e qualche dirigente. In più, almeno 3.500 medici del sistema di assistenza domiciliare integrata per disabili, lungodegenti e anziani saranno assunti o stabilizzati. La corsa alla presentazione delle domande scatterà dal momento in cui i bandi saranno pubblicati sulla Gazzetta ufficiale italiana.

A Palermo i Carabinieri della Compagnia San Lorenzo hanno eseguito 58 provvedimenti cautelari, 37 in carcere, 20 ai domiciliari e 1 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, emessi dal Tribunale di Palermo. I destinatari sono indagati di associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’inchiesta, intitolata “Nemesi” e coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, è stata condotta dai Carabinieri tra febbraio e luglio del 2018. E’ stata smantellata una presunta organizzazione criminale impegnata nel traffico di droga, e operante nel quartiere Sperone, scoprendone struttura, dinamiche e strategie criminali. A gestire le attività illecite sarebbero stati interi nuclei familiari, che avrebbero utilizzato anche minorenni per la cessione degli stupefacenti. I meandri degli edifici, le strette vie del quartiere, le loro abitazioni, e le camerette dei figli minori sarebbero stati utilizzati come magazzini per la lavorazione e per lo spaccio di qualsiasi tipo di stupefacente, dalla cocaina al crack, e che sarebbe avvenuto nei pressi della scuola del quartiere, dove si sarebbero accolti clienti da ogni dove, anche da altre province siciliane. Un ruolo fondamentale è stato riconosciuto alle madri, alle mogli e alle conviventi dei capi, impegnate nei contatti con i fornitori, nella contabilità, e pronte anche a subentrare in caso di arresto di uno dei promotori. Il giro d’affari è stato stimato intorno a 1 milione e 500mila euro all’anno, e i soldi sono serviti anche per sostenere le famiglie dei detenuti e le spese legali. Nel corso dell’inchiesta sono già state arrestate in flagranza di reato 37 persone, segnalate alla locale Prefettura quali acquirenti 56 soggetti, e sequestrati circa 3 chili di stupefacente e oltre 6.000 euro in contanti.

Si è insediato a capo dell’Università di Palermo il nuovo Rettore per i prossimi sei anni, Massimo Midiri, accolto, nel corso di un’apposita cerimonia nell’aula magna dello Steri, dall’ex Rettore, Fabrizio Micari. Midiri, 59 anni, docente ordinario di Radiologia, all’atto dell’insediamento, tra l’altro, ha affermato: “Trasparenza, merito, democrazia, e coinvolgimento impronteranno la mia azione. Condividerò con la Consulta dei pro-rettori decisioni e strategie. Trovo un Ateneo in ottima salute, che ha non solo raccolto ma pure vinto molte sfide: 18 milioni di euro di utile dopo un periodo di pesanti affanni finanziari, 43mila iscritti, e borse di ricerca raddoppiate. Dobbiamo insistere nel creare un Ateneo studente-centrico, fermo restando il forte impegno finanziario e progettuale sulla ricerca. L’Italia è già in coda alle classifiche dei giovani laureati, e la Sicilia è in grave affanno. E’ vero che abbiamo aumentato gli iscritti e abbiamo retto molti colpi anche grazie alle sedi distaccate di Agrigento, Trapani e Caltanissetta, ma dobbiamo essere attrattivi e vicini coniugando la didattica a distanza senza diventare un’anonima università telematica. Solo così attrarremo iscritti e, soprattutto, rallenteremo l’esodo verso le università del centro-nord e del resto d’Europa”.