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Il patto dell’arancino non diventi un’intossicazione generale. Calare nel dibattito politico i risultati di ogni tornata elettorale diversa dalle elezioni regionali non fa bene al cammino istituzionale del centrodestra in Sicilia. E non lo fa soprattutto, se esso diventa alibi per attaccare il complesso percorso di risanamento che si è prospettato a tutti i soggetti della coalizione ed in primis al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, che rappresenta il garante tra la politica e i cittadini. È spiacevole leggere le ultime dichiarazioni critiche del presidente dell’Ars, tranne che egli non sia pronto a prenderne le distanze come Macron al culmine di una crisi diplomatica. Mi sembra di trovarmi davanti ad un Giano bifronte se confronto l’uscita compiacente di Miccichè dopo l’approvazione della Finanziaria con le infelici interviste delle ultime ore. Cosa è accaduto in meno di due mesi per far cambiare atteggiamento al commissario regionale di Forza Italia? E in aula cosa è disposto a dimostrare nei fatti e negli atti il suo partito per dare l’idea di un gruppo politicamente efficiente? Alimentare implicitamente certi interrogativi non rende onore all’impegno istituzionale di Miccichè che riconosco non essere un destabilizzatore. Ritroviamo responsabilmente lo spirito di coalizione sulle grandi questioni che riguardano i siciliani, e prestiamo meno il fianco alle piccole discussioni di vicinato politico.

Roberto La Galla
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 I risultati delle elezioni amministrative, in provincia di Agrigento, portano nuove adesioni a IdeaSicilia. Si tratta di Giuliana Miceli, neo eletta al consiglio comunale di Ravanusa e di Graziella Caro, per il consiglio comunale di Montallegro, che hanno deciso ufficialmente di aderire al movimento politico fondato da Roberto Lagalla, assessore all’Istruzione e alla formazione professionale dell’attuale governo regionale.

 

A Giuliana Miceli e a Graziella Caro rivolgo il mio benvenuto nel movimento e i migliori auguri di buon lavoro. La loro adesione è certamente un segnale importante, che conferma il radicamento territoriale di IdeaSicilia nella provincia di Agrigento. Certo del loro impegno e della loro determinazione nel farsi portavoce delle istanze civiche, ritengo che potranno contribuire ad un progetto politico che continua a crescere all’insegna della moderazione e in piena sinergia con il governo regionale”, lo dichiara Roberto Lagalla.​

Angelino Alfano torna a fare l’avvocato. L’ex leader di Ap, al governo per dieci anni consecutivi con vari incarichi tra cui quello di Guardasigilli, ieri ha ripreso il tesserino che gli è stato consegnato dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Agrigento, Vincenzo Avanzato, e che gli era stato sospeso, come prevede la legge per incompatibilità con la carica di ministro.
    “Riparto da dove ho iniziato e da come ho iniziato”, sono state le uniche parole, come scrivono alcuni quotidiani, di Alfano che si è recato negli uffici dell’Ordine al primo piano del Tribunale di Agrigento senza scorta e senza staff al seguito come accadeva in passato. Alfano sarà associato allo studio della moglie Tiziana Miceli, specializzata in diritto civile, ma secondo indiscrezioni l’ex ministro starebbe allestendo uno studio a Milano.
   

Lavoravano per 3 euro all’ora nelle campagne di Marsala e di Mazara del Vallo, ricevevano pane duro a pranzo e a cena, venivano sfruttati anche per 12 ore al giorno. E’ quanto sono stati costretti a subire diversi lavoratori immigrati, clandestini e regolari, reclutati da due agricoltori di Marsala (Trapani), padre e figlio, rispettivamente di 68 e 35 anni, arrestati oggi dalla Polizia di Stato di Trapani. I due sono finiti ai domiciliari su ordine del GIP di Marsala con l’accusa di sfruttamento della manodopera aggravato e in concorso. Il Giudice ha disposto anche il sequestro preventivo di due vigneti e di un vasto oliveto, di proprietà degli arrestati, dove venivano fatti lavorare gli immigrati.
   Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura della Repubblica di Marsala, sono durate sei mesi e hanno accertato che i due “caporali” sfruttavano gli immigrati facendoli lavorare non solo nelle loro aziende, ma anche mettendoli a disposizione di altri agricoltori di Mazara del Vallo e di Marsala.
Quasi ogni mattina andavano a prelevarli con le loro macchine e li portavano nei campi per fare la vendemmia, la raccolta delle olive, della frutta e della verdura. Sono state le intercettazioni e le telecamere installate dagli investigatori a inchiodare i due responsabili. Padre e figlio svolgevano rapide ‘contrattazioni’ con gli immigrati sulla paga oraria, sulle ore di lavoro e sul cibo e decidevano quale lavoratore impiegare: chi “faceva troppe storie” sul compenso o sul cibo veniva subito “scartato”.  Dalle indagini della Polizia di Stato è emerso che gli arrestati sfruttavano la manodopera almeno da tre anni, facendo fare turni di lavoro massacranti che iniziavano alle 5 del mattino. Tre euro era la paga oraria massima oltre alla “mangiarìa”, cioè il panino che i due “caporali” davano ai lavoratori come pasto della giornata, non sempre previsto se la paga era un pò più alta. Spesso, però, il pane era duro e scarso; per questo motivo, alcuni degli immigrati sfruttati si lamentavano, chiedendo almeno del pane più morbido e più abbondante.  I terreni sequestrati dalla Polizia saranno confiscati dallo Stato, perché utilizzati per compiere il reato di sfruttamento della manodopera

Testimone giustizia oggi deputata decide di farsi fotografare

Piera Aiello, la testimone di giustizia, eletta alla Camera nella fila del M5S, ha deciso di riappropriarsi del proprio volto. Lo fa a Valderice (Tp) in occasione delle commemorazioni per l’anniversario dell’omicidio del capitano Mario D’Aleo, dove ha deciso di farsi fotografare.
    Cognata di Rita Atria, la giovane che si dissocio’ dalla sua famiglia mafiosa morta sucida dopo l’omicidio di Paolo Borsellino, Piera Aiello oggi ha 51 anni; da 27 vive sotto protezione, in una località segreta fuori dalla Sicilia. Lo scorso 4 marzo Piera Aiello è stata eletta alla Camera nell’uninominale in Sicilia, nella lista del Movimento cinque Stelle, in un collegio della provincia di Trapani (feudo del boss latitante Matteo Messina Denaro ndr), dopo una campagna elettorale condotta senza mai mostrare il proprio volto per motivi di sicurezza. La sua immagine non era nemmeno sui fac-simile delle schede elettorali e anche il suo tesserino di parlamentare è privo di foto.

A Marsala, sequestrati tre terreni agricoli

Lavoravano per 3 euro all’ora nelle campagne di Marsala e di Mazara del Vallo, ricevevano pane duro a pranzo e a cena, venivano sfruttati anche per 12 ore al giorno. E’ quanto sono stati costretti a subire diversi lavoratori immigrati, clandestini e regolari, reclutati da due agricoltori di Marsala (Trapani), padre e figlio, rispettivamente di 68 e 35 anni, arrestati oggi dalla Polizia di Trapani.

I due sono finiti ai domiciliari su ordine del GIP di Marsala con l’accusa di sfruttamento della manodopera aggravato e in concorso. Il Giudice ha disposto anche il sequestro preventivo di due vigneti e di un vasto oliveto, di proprietà degli arrestati, dove venivano fatti lavorare gli immigrati.

Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura della Repubblica di Marsala, sono durate sei mesi e hanno accertato che i due “caporali” sfruttavano gli immigrati facendoli lavorare non solo nelle loro aziende, ma anche mettendoli a disposizione di altri agricoltori di Mazara del Vallo e di Marsala. Quasi ogni mattina andavano a prelevarli con le loro macchine e li portavano nei campi per fare la vendemmia, la raccolta delle olive, della frutta e della verdura.

Sono state le intercettazioni e le telecamere installate dagli investigatori a inchiodare i due responsabili. Padre e figlio svolgevano rapide ‘contrattazioni’ con gli immigrati sulla paga oraria, sulle ore di lavoro e sul cibo e decidevano quale lavoratore impiegare: chi “faceva troppe storie” sul compenso o sul cibo veniva subito “scartato”. Dalle indagini della Polizia di Stato è emerso che gli arrestati sfruttavano la manodopera almeno da tre anni, facendo fare turni di lavoro massacranti che iniziavano alle 5 del mattino.

Tre euro era la paga oraria massima oltre alla “mangiarìa”, cioè il panino che i due “caporali” davano ai lavoratori come pasto della giornata, non sempre previsto se la paga era un pò più alta. Spesso, però, il pane era duro e scarso; per questo motivo, alcuni degli immigrati sfruttati si lamentavano, chiedendo almeno del pane più morbido e più abbondante. I terreni sequestrati dalla Polizia saranno confiscati dallo Stato, perché utilizzati per compiere il reato di sfruttamento della manodopera.

Loro si facevano chiamare “padrone”, e agli immigrati ridotti praticamente in schiavitù avevano assegnato i nomi dei giorni della settimana, come il “Venerdì” di “Robinson Crusoe”, il romanzo del ‘700 di Daniel Defoe. Dalle indagini è emerso che i lavoratori si rivolgevano ai due uomini chiamandoli “padrone” e, questi, a loro volta li chiamavano con i nomi della settimana: “giovedì” era il nome assegnato ad uno degli uomini sfruttati. Gli immigrati venivano prelevati da un capannone nelle campagne di Marsala, dove vivevano in pessime condizioni igienico sanitarie, o erano reclutati direttamente nei centri di accoglienza per migranti.

“Stiamo lavorando con l’obiettivo di trovare adeguate soluzioni alle pesanti criticità assistenziali e formative in materia di anestesia e rianimazione confermate durante l’audizione in commissione Salute all’Ars”. Lo afferma la presidente della commissione Salute dell’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo, oggi al termine dell’audizione dei rappresentanti delle Associazioni Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica (AAROI-EMAC) e della società scientifica SIAARTI in ordine alle problematiche della branca medica di anestesia e rianimazione.

Trattandosi di area critica, la sesta commissione dell’Ars, all’unanimità, per far fronte alle carenze in pianta organica dei dirigenti medici, invita il governo regionale a procedere presto, unitamente alla riattivazione del coordinamento del settore unico per l’emergenza, all’effettuazione delle procedure concorsuali per anestesia e rianimazione. Ciò nella considerazione che nel prossimo mese di agosto saranno diplomati in Sicilia 60 nuovi specialisti in anestesia e rianimazione. L’auspicio della commissione Salute è che vengano posti in essere tutti gli adempimenti per la cooptazione di specialisti del settore, mediante concorso pubblico, al fine di garantire la sicurezza e la stabilità del sistema sanitario siciliano.

La sesta commissione dell’Ars, in maniera unanime, intende dare impulso e vigilare sul suddetto percorso mediante un atto di indirizzo, indicativo di tempi e modi, che sarà posto in essere la prossima settimana. La commissione ha aperto un tavolo con gli specialisti di anestesia e rianimazione al fine di ascoltare le loro richieste e risolvere le criticità di questa branca così essenziale per la sicurezza e la stabilità del sistema sanitario regionale.

De Luca, insieme per tutelare meglio i nostri interessi

Il governatore della Sicilia Nello Musumeci con il governatore della Campania Vincenzo De Luca 

Un memorandum per il rilancio del lavoro pubblico mel Mezzogiorno e’ stato sottoscritto a Napoli dai governatori delle regioni meridionali De Luca (Campania), Musumeci (Sicilia), Oliverio (Calabria), Toma (Molise) e Pittella (Basilicata). Emiliano (Puglia), assente per motivi istituzionali, ha dato comunque la sua adesione. “Nei prossimi cinque anni – si legge nel documento – nel nostro Paese andranno in pensione circa 450 mila persone. Occorre accelerare fortemente i tempi di reintegro. Per il Sud e’ una grande occasione per abbassare l’ eta’ media dei lavoratori e aumentare il numero dei laureati. Tutti obiettivi che le sei regioni firmatarie del memorandum condividono e che possono perseguire senza costi ulteriori di bilancio pubblico perche’ tutte le assunzioni verranno effettuate rispettando i vincoli di finanza pubblica vigenti”. De Luca commenta: “Tutto il Sud per la prima volta e’ compatto, al di la’ dei colori politici, nella tutela dei propri interessi. Se siamo uniti potremo difenderci meglio”.

Il candidato sindaco Antonio Saitta al voto, Messina

Anomalie tra verbali e voti, convocati presidenti

– La Digos e un magistrato della procura sono nel Municipio di Messina perchè ancora oggi, a quasi tre giorni dallo spoglio per le elezioni comunali, vi è incertezza per quanto riguarda il voto in 15 sezioni. Sul sito del comune sopra i risultati delle liste è scritto: ”Non sono presenti i dati delle sezioni 20, 47, 49, 57, 66, 77, 84, 87, 111, 116, 145, 166, 201, 222 e 241, perchè non rilevabili”.
    Tra l’altro non vi è ancora alcun dato sui risultati del voto nelle circoscrizioni. La Digos ha convocato i presidenti di sezione per avere contezza di quanto accadutO: sarebbero 7 mila le schede di sezione non pervenute. Un rappresentante di lista ha denunciato che nella sezione di Pace alcune persone sono entrate dicendo di essere rappresentanti del Comune hanno preso i plichi e sono andati via: questi plichi sarebbero scomparsi. I voti delle sezioni su cui sono state riscontrate anomalie non dovrebbero inficiare il risultato fin qui noto, ballottaggio tra Dino Bramanti e Cateno De Luca.

Sicilia e formazione professionale: la seconda fase delle procedure, relativa alle pre-iscrizioni degli allievi, si è conclusa con il completo utilizzo dei 125 milioni di euro stanziato dalla Regione. Saranno finanziati, quindi, 1.579 corsi, che impegneranno oltre 25mila allievi. E altri 442 soggetti detenuti saranno coinvolti attraverso 42 percorsi formativi.
In proposito, il presidente della Regione, Nello Musumeci, afferma: “Siamo molto soddisfatti, perché con una procedura innovativa, in meno di sei mesi, siamo riusciti a rimettere in piedi un sistema fermo da anni. Abbiamo raggiunto un obiettivo importante che permetterà agli allievi di tornare nelle aule già da luglio, iniziando l’estate all’insegna della ripresa dei corsi e con le migliori premesse per il futuro della formazione professionale”.
E l’assessore alla Formazione, Roberto Lagalla, aggiunge: “E’ chiaro che si tratta di un primo passo, perché c’è ancora molto da fare. Lavoreremo da subito, sempre all’insegna del dialogo con le organizzazioni datoriali e le associazioni di categoria, per innovare il settore e garantire la massima tutela occupazionale. Avremo particolare attenzione per tutti quei lavoratori che, fuoriusciti da un sistema imploso negli anni scorsi, oggi si aspettano risposte responsabili, insieme a un serio e costante impegno da parte degli enti, delle organizzazioni sindacali e del governo regionale”.