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“Ieri sono sbarcati 27 minori soli, 25 ragazzi e due ragazze, tutti eritrei, ad accezione di una ragazzina somala, di età compresa tra i 15 e i 17 anni.
    Hanno ricevuto un grande supporto dalla Guardia Costiera, ma erano in un forte stato di deprivazione”. Lo ha detto la portavoce di Save The Children Giovanna Di Benedetto parlando, nel porto di Catania, con i giornalisti che le chiedevano notizie dei minori non accompagnati fatti sbarcare ieri a tarda sera da navate Diciotti.
    “Vengono tutti dal Corno d’Africa, dove c’è una gravissima crisi alimentare – ha continuato – e sono stati in Libia chi per un anno, chi per tre. Alcuni avevano segni di ferite da arma da fuoco. Ci hanno raccontato di essere stati chiusi al buio anche per otto mesi. Sono persone abituate ad attraversare orrori incredibili, per questo non hanno posto particolare accento sull’attesa a bordo della nave”.

Le nuove richieste da parte degli Stati Uniti, interessata a fare interventi di manutenzione nella zona militare, riapre il dibattito sulla base. Una vicenda che non ha solo aspetti giuridici, ma chiama in causa la politica. Chiamata nuovamente a fare scelte importanti

«Perché il presidente non ha ancora provveduto a revocare l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi? È la nostra prima iniziativa parlamentare perché attribuiamo una particolare importanza a questo tema. Quali interessi si nascondono dietro questo silenzio? Quali imbarazzanti impegni debbono essere mantenuti? E con chi?». Parole dure, pronunciate nel 2012dall’allora capo dell’opposizione al governo regionale Nello Musumeci, oggi presidente della Regione, contro le autorizzazioni al Muos di Niscemi ratificate dal governo Crocetta.

Le frasi tornano in mente, mentre gli attivisti contrari alla base militare di Niscemi sollevano il caso di una nuova richiesta autorizzativa da parte degli Stati Uniti, per interventi di manutenzione nella zona militare del Muos, che ricade in una riserva naturale orientata di competenza dell’assessorato regionale all’Agricoltura. In molti si chiedono quale posizione assumerà adesso il governo regionale, che in questo avvio di legislatura non ha mai affrontato apertamente l’argomento.

Ad accendere i riflettori, appunto, gli attivisti del movimento No Muos, che hanno manifestato il loro disagio davanti alla scelta del ministero della Difesa, guidato dalla pentastellata Elisabetta Trenta, di inoltrare la richiesta alla Sicilia. Una vicenda nella quale il deputato regionale Giampiero Trizzino, da sempre contrario al Muos, cerca di fare da paciere: «Il nostro obiettivo – dice – è sempre stato e continua ad essere spegnere il Muos. Nessun passo indietro. Negli anni ci siamo battuti contro le autorizzazioni rilasciate dalla Regione, chiedendone la revoca in autotutela e portando la questione all’attenzione dell’Europa, grazie al sostegno del collega Ignazio Corrao. Sebbene il governo nazionale non abbia alcuna competenza per il rilascio delle autorizzazioni, continuiamo a coordinarci costantemente con i colleghi di Camera, Senato e dell’esecutivo, al fine di intraprendere ogni azione utile per fermarlo, rimanendo al fianco dei cittadini di Niscemi e dei comitati, come è sempre avvenuto».

Ma nonostante il tentativo di Trizzino dimettere una buona parola, declinando le responsabilità dalla ministra Trenta, è Fabio D’Alessandro, originario di Niscemi e attivista No Muos, a replicare a distanza alle parole di Trizzino: «Quello tra Stati Uniti e Italia è un trattato segreto, di cui nessuno di noi ad oggi conosce i termini. Però è chiaro che se siamo arrivati al punto in cui gli Stati Uniti chiedono al governo italiano di fare da passacarte, allora possiamo definirci ufficialmente una colonia americana. Sarebbe una procedura folle – accusa ancora D’Alessandro -. Se lo Stato fosse obbligato a passare le cartesuo malgrado, magari per poi fare da opposizione al governo regionale su cui ricadono tutte le responsabilità, qualora autorizzassero questo nuovo intervento».

Ma intanto, dal governo regionale tutto tace. Musumeci si trova fuori dall’Isola in questi giorni e non è dato sapere quale posizione assumerà sulla vicenda. Invece a rispondere, almeno in parte, ai dubbi di natura tecnica, è l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, secondo il quale è chiaro «che si tratta di una scelta politica di cui deve rispondere il governatore dopo un confronto coi componenti della giunta». Bandiera intanto conferma a Meridionews che «c’è un progetto presentato da pochi giorni, ma che è ancora in fase di prima istruttoria. L’assessorato sarà chiamato a esprimere rigidamente un parere con le norme che disciplinano la materia, perché ricordo che il Muos insiste in un’area definita zona A. Da quello che posso dedurre in questo momento, ho certezza che molto di quello che viene proposto di fare non è realizzabile in una zona A». Ma oltre, Bandiera non si spinge. Insomma, se anche questa volta la Sicilia concederà una deroga per le autorizzazioni o meno non è dato saperlo. «Certo – conclude – il nostro presidente è una persona che si contraddistingue per la sua coerenza. Se quella era la sua posizione appena qualche anno fa, difficilmente riesco a immaginare che si allontani da quell’idea adesso».

In merito alla liceità degli interventi da fare nella base di Niscemi, la marina militare statunitense è sicura che i quattro progetti per cui è stata presentata la richiesta di nulla osta rientrino tra le opere concesse dalla normativa. Nelle migliaia di pagine di documentazione fatte pervenire agli uffici regionali dalla società statunitense Aecom, che ha la propria sede italiana a Milano, si specifica che i lavori alla strada perimetrale di pattugliamento della base e delle stradelle interne, la riparazione dei tratti di recinzione danneggiati, il miglioramento della sicurezza nell’entrata principale e infine l’ancoraggio di un plinto di ancoraggio del tirante di un’antenna non comporterebbero rischi per la fauna e la florapresenti nella riserva. 

La tesi, che viene ripresa anche negli studi di incidenza ambientale prodotti da Aecom, dovrà passare il vaglio della Regione, che inevitabilmente dovrà tenere conto anche di quanto accade al tribunale di Caltagirone, dove è ancora in corso un processo sulle dinamiche che portarono al via libera all’edificazione del Muos. L’ipotesi della procura, per il quale alcuni degli imputati sono stati assolti, è quella di reati ambientali. Al momento, però, è difficile fare previsioni: ciò che si sa è cheuna prima conferenza dei servizi si è svolta a fine luglio nella base di Sigonella. Tra i presenti c’erano i referenti del ministero della Difesa, della marina militare statunitense, dell’assessorato al Territorio. A mancare, invece, era il rappresentante del dipartimento per lo Sviluppo rurale, ovvero il ramo dell’amministrazione regionale a cui ufficialmente fa capo la Sughereta di Niscemi.

 

La Procura di Palermo ha aperto un’indagine ipotizzando il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di uomini sulla vicenda dell’imbarcazione di migranti soccorsa da nave Diciotti della Guardia costiera. La nave, che dopo essere stata per giorni in rada ha sbarcato a Lampedusa 13 persone in cattive condizioni di salute, è ferma nel porto di Catania con a bordo il resto dei profughi soccorsi.
   

Ecco come sarà il calendario scolastico 2018 – 2019 in Sicilia.

Nel pdf scaricabile in basso il decreto dell’assessore regionale alla Pubblica Istruzione Roberto Lagalla con, in dettaglio, tutte le date utili, vacanze natalizie e pasquali comprese.

Primo giorno di scuola il 12 settembre: i giorni effettivi saranno 211. Per quanto riguarda le vacanze di Natale andranno dal 22 dicembre al 6 gennaio, con rientro il 7, mentre quelle di Pasqua saranno dal 18 al 24 aprile.

Scarica il pdf qui sotto con il decreto e tutte le informazioni utili:

calendario-scolastico

Scosse sismiche in Sicilia, nel Catanese e a largo delle Eolie. Nel dettaglio, uno sciame sismico si è scatenato alle pendici dell’Etna, dove diverse scosse sono state registrate dalla Rete sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La scossa più forte di magnitudo 2.5 è avvenuta alle ore 14.40 di ieri, ad una profondità di 18 chilometri, con epicentro tra i comuni Bronte e Maletto, in provincia di Catania. E poi una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 è stata registrata invece, ancora ieri alle ore 14.04, al largo dell’arcipelago delle Eolie. L’evento è stato localizzato ad una profondità di 357 chilometri.

Il principe Alberto secondo di Monaco è palermitano. Il sindaco Leoluca Orlando gli ha conferito a Villa Niscemi, a Palermo, la cittadinanza onoraria “per – ecco la motivazione – i rilevanti impegni sociali profusi nella salvaguardia dell’ambiente, nello sport e nei progetti di sviluppo nel Sud del mondo”. La cerimonia è stata preceduta da un breve colloquio privato tra l’erede al trono della famiglia Grimaldi e Leoluca Orlando nello studio del sindaco nella sede di rappresentanza del Comune. Il principe Alberto di Monaco ha commentato: “Sono molto felice e onorato di essere diventato cittadino onorario di Palermo. L’incontro testimonia la forza dei nostri legami e non lo dimenticherò mai”. Alberto di Monaco è a Palermo in occasione della 14esima edizione della regata Palermo-Montecarlo, salpata dal Golfo di Mondello e diretta nel Principato, dove arriverà tra quattro giorni.

Vincino accanto al busto ‘Gobbo di marmo ‘ esposto, durante la conferenza stampa-show del settimanale satirico ‘Il Male di Vauro e Vincino’, nel cortile della nuova sede del giornale in Piazza del Gesu’ a Roma, lo stesso edificio (Palazzo Cenci Bolognetti) che ospito’ la sede storica della Democrazia Cristiana, Roma 24 febbraio.

E’ morto a Roma il vignettista satirico Vincino, 72 anni, nato a Palermo, e malato da tempo. A darne notizia il sito de Il Foglio, per il quale il disegnatore lavorava da 22 anni, ovvero dalla nascita del giornale. L’ultima vignetta di Vincino, pseudonimo di Vincenzo Gallo, era stata pubblicata nel Foglio di oggi.

La Regione ha ridato la possibilità per le navi di stabilire quando avviare il blocco di 30 giorni. Franco Andaloro, delegato dell’associazione ambientalista e componente della commissione regionale per la pesca, critica i modi con cui viene gestita la materia

Uno stop più utile ai pescatori che al mare. Poco attento alla biologia e molto agliinteressi delle marinerie. È questo il giudizio che arriva dal Wwf Sicilia sul fermobiologico diramato a inizio mese dall’assessorato regionale guidato da Edy Bandiera e rivisto una settimana dopo, con un nuovo decreto che modifica parzialmente le prescrizioni temporali che dovranno essere rispettate dai pescherecci, che usano le reti a strascico e sono registrati in Sicilia. Le misure adottate dalla Regione, per consentire il ripristino degli equilibri nei fondali davanti le coste isolane, entro una distanza di dodici miglia, prevedono la possibilità per le imbarcazioni di scegliere quando dare inizio ai trenta giorni di fermo previsti dalla normativa, mantenendosi all’interno della finestra temporale compresa tra l’1 agosto e il 2 ottobre. In modo che lo stop si concluda prima che inizi novembre. Tempi diversi per chi pesca i gamberi: i pescherecci in questo caso potranno ritardare l’avvio del fermo fino all’1 dicembre. Le scelte della Regione rappresentano un segno di discontinuità rispetto al recente passato. Perlomeno agli ultimi anni del governo Crocetta quando, con Antonello Cracoliciassessore al ramo, si decise di imporre il fermo per tutti nello stesso periodo

«Introdurre una maggiore flessibilità con l’obiettivo di ampliare la possibilità di manutenzione dei pescherecci nei cantieri presenti nelle marinerie e di evitare la riduzione di offerta del pesce in un periodo di elevato interesse turistico. Inoltre, il rientro graduale in mare delle imbarcazioni avrebbe effetti favorevoli sugli equilibri biologici del mare». Questi gli obiettivi dichiarati nelle premesse del decreto firmato da Bandiera. La tesi sarebbe però valida a metà: se è vero che consentirà ai pescherecci di organizzare al meglio le manutenzioni, evitando di rischiare di trovare i cantieri affollati, non porterebbe benefici al mare. «Lo sforzo di pesca sarebbe più ridotto se l’intera flotta si fermasse contemporaneamente rispetto a quando la stessa si distribuisce su un periodo più ampio», commenta a MeridioNews il delegato Wwf Sicilia Franco Andaloro, sottolineando come l’impatto sui fondali quest’anno rischia di essere maggiore rispetto agli ultimi anni.

Ma Andaloro, che oltre a essere voce dell’associazione ambientalista è biologo marino per l’Ispra, uno degli enti che siedono al tavolo della commissione consultiva regionale per la pesca, si spinge oltre. Per l’esperto, infatti, a essere sbagliato sarebbe l’intero arco temporale individuato per il fermo. Stando infatti alle caratteristiche biologiche dei pesci che popolano le nostre acque, e in particolar modo quelle che interessano il mercato ittico, lo stop dovrebbe essere predisposto non in piena estate. «Per salvaguardare le possibilità riproduttive delle specie bisognerebbe pensare di fermare le navi in tarda primavera e in autunno», continua Andaloro. Ma quali sono i motivi che portano a scelte diverse? «È una storia che si trascina praticamente da metà anni Ottanta. I perché vanno ricercati nel fatto che si tiene maggiormente conto delle istanze dei pescatori e delle marinerie rispetto alle necessità del mare. È un dato di fatto – sottolinea il biologo – che il fermo coincida con i periodi festivi, in estate e a ridosso del Natale, ovvero quelli in cui molto probabilmente i pescatori resterebbero comunque a terra per stare con le proprie famiglie».

Il decreto dell’assessorato regionale si rifà, a sua volta, a un provvedimento del ministero che prevede per tutti i pescherecci il divieto di uscire in mare non solo il sabato e la domenica, ma anche il venerdì. Perlomeno per le prime quattro settimane successive al fermo. «Non essendo esplicitato diversamente nel decreto regionale, questo provvedimento vale anche per i pescherecci siciliani. Una piccola tutela in più, perché bisogna ricordare che l’Unione europea ha detto che il 70 per cento delle specie pescate è sovrasfruttata», conclude Andaloro.

La Procura della Repubblica di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, nell’ambito della propria giurisdizione e competenza, ha avviato una indagine volta a conoscere il tentativo di ingresso di 190 immigrati extracomunitari avvenuto lo scorso 16 agosto a largo di Lampedusa, e poi tratti in salvo dalla motonave “Diciotti”. L’indagine, affidata alla Capitaneria di Porto Empedocle e alla Squadra Mobile di Agrigento, oltre ad individuare scafisti e soggetti impegnati nel favoreggiamento della immigrazione clandestina, tende altresì a conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti ancora a bordo della stessa unità navale militare.

LA SICILIA SI SGRETOLA E MUSUMECI COSA FA?
IL SINALP SICILIA DENUNCIA LE CRITICITA’ PRESENTI NELL’EDILIZIA ABITATIVA E SCOLASTICA DELL’ISOLA, OLTRE ALL’ENNESIMO TENTATIVO DI IMPORRE NUOVI PEDAGGI AUTOSTRADALI CON LA CESSIONE DEL C.A.S.

Dopo il non ambito record di caduta ponti conquistato dalla Sicilia con il ponte di contrada Scorciavacche collassato dopo appena 10 giorni dalla sua inaugurazione, apprendiamo dai media nazionali che, da uno studio dell’Università di Bologna sul rischio crolli del patrimonio edilizio privato nazionale, la Sicilia si colloca, in questa disgraziata classifica, al secondo posto con un 26,2% di edifici pericolanti od in pessime condizioni manutentive dietro solo alla “più disastrata Calabria” che vanta un 26,8%.
Chiaramente le regioni più virtuose risultano essere quelle del nord con l’ultimo posto occupato dal Trentino con appena il 10,7% di edifici in cattive condizioni manutentive.
Contemporaneamente però a questi dati tremendi, che fotografano una situazione disastrosa specialmente nel meridione, si contrappone l’evidenza che da quando è stata abolita l’ICI, che incideva nelle tasche degli italiani per circa 9 miliardi di euro l’anno, con le nuove imposte che riguardano i beni immobili e cioè IMU, TASI, e TARI il prelievo fiscale è schizzato a ben oltre i 30 miliardi di euro annui su base nazionale.
Visti i numeri sorge spontaneo pensare che i cittadini e in special modo quelli del sud, che mediamente possiedono un reddito medio pro capite più basso, hanno dovuto scegliere tra la manutenzione delle proprietà immobiliari od il pagamento delle imposte ad uno Stato che si dimostra sempre più vorace causando, conseguentemente, il deperimento strutturale del bene simbolo degli italiani.
Non contenti di ciò solo all’approssimarsi dell’apertura del nuovo anno scolastico e comunque solo dopo la strage di Genova, i nostri rappresentanti politici si sono accorti che anche gli edifici scolastici nella loro quasi totalità non hanno la certificazione antisismica e non sono a norma sulla sicurezza strutturale ed impiantistica.
A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico il Sindaco di Messina ha deciso di chiudere, nel suo territorio, tutte quelle scuole che non garantiscono gli standard minimi di sicurezza, cioè quasi tutte.
Oltre a tale plateale azione nulla si era mosso fino alla tragedia di Genova. Da quel momento in poi, come un formicaio calpestato, i nostri saccenti politici ed amministratori si sono risvegliati dal loro letargo cronico e incominciano a proporre soluzioni, anche tra le più fantasiose, probabilmente per proteggere le loro terga in caso di qualche purtroppo annunciata sciagura.
Riconosciamo la buona volontà del Governo Musumeci che ha provveduto per tempo a finanziare gli enti locali per la messa in sicurezza degli edifici scolastici ma solo questo non è sufficiente a garantire gli standard minimi ai nostri ragazzi che si recheranno a scuola. Quindi invitiamo il Presidente a predisporre una task force di tecnici qualificati che sia in grado, in pochi giorni, di effettuare i sopraluoghi presso tutte le scuole dell’isola per costatarne i reali interventi finanziati ed i livelli di esecuzione raggiunti.
Altra nota dolente che siamo costretti nuovamente ad evidenziare in questa estate maledetta riguarda le condizioni di degrado delle strade ed autostrade siciliane.
Subito dopo la tragedia di Genova avevamo prontamente denunciato lo sfascio della rete viaria siciliana come già altre volte fatto in passato e tra l’altro ricordavamo che grazie alla nostra azione e grazie all’intervento di alcuni gruppi politici presenti nel Parlamento Siciliano si era scongiurato il tentativo di “regalare” il CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) all’ANAS con il rischio di perdere i livelli occupazionali attualmente presenti e con la nascita del nuovo ente gestore, la certezza dell’inasprimento dei pedaggi non solo nelle tratte già a pagamento ma anche nella restante rete autostradale ed a Scorrimento Veloce. Così facendo si danneggerebbe la già fragile economia dell’isola che non riuscirebbe più ad essere competitiva con i propri prodotti nel resto del paese ed in Europa per gli alti costi di trasporto.
Nella passata legislatura anche l’On. Musumeci fu contrario alla nascita del nuovo ente di gestione in capo all’ANAS, oggi dopo i fatti di Genova ritorna in auge questo tentativo ed è proprio il Presidente Musumeci a presentarlo come un fattore di crescita e sicurezza della rete viaria siciliana.
Vogliamo ricordare al Presidente che molto probabilmente la mancata manutenzione ordinaria e la mancata eliminazione tempestiva della frana che per ben 10 anni scivolava a valle sono state le cause del crollo del viadotto Imera sull’autostrada A19 gestita, guarda caso, proprio dall’ANAS.
Il Sinalp Sicilia invita tutti i gruppi parlamentari regionali a proporre il potenziamento del CAS affinchè torni a svolgere il suo ruolo istituzionale e se saranno evidenziate delle gestioni errate o peggio truffaldine dell’ente, sarà la Magistratura ad imporre il rispetto della legge.
Non possiamo continuare a regalare le nostre aziende i nostri enti ed il nostro territorio a chi ha il solo obiettivo di fare lucro senza curarsi dell’interesse sociale, economico e della sicurezza del territorio e dei siciliani.