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“Una nuova mozione di sfiducia a Musumeci? Il M5S non potrebbe che votare a favore. Già in passato il M5S ha promosso e votato un atto del genere contro il presidente della Regione, che, a più riprese e praticamente in tutti i settori, ha confermato la sua inadeguatezza a rimanere a palazzo d’Orleans. Prima va a casa Musumeci, prima i siciliani cominceranno a respirare”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Nuccio Di Paola.

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Marsala, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno arrestato P.A, classe ’72, marsalese, in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere per reati di usura, estorsione e spaccio di stupefacenti, emessa dal GIP del Tribunale di Marsala, su richiesta della Procura.

L’arresto costituisce l’esito di un’indagine dei Carabinieri condotta da aprile 2020 a marzo 2021 che ha consentito di portare alla luce, oltre allo spaccio di cocaina gestito dal P con altre due persone, anch’esse indagate, le modalità con le quali l’uomo avrebbe effettuato vari prestiti di denaro su cui venivano applicati altissimi tassi d’interesse.
A farne le spese due piccoli imprenditori locali, uno titolare di un negozio di ortofrutta e l’altro parrucchiere.
Nonostante la paura di ritorsioni, rese realistiche a causa delle gravi minacce che l’indagato avrebbe rivolto in caso di ritardi nella restituzione dei soldi, le vittime hanno trovato il coraggio di denunciare le condotte illecite agli uomini dell’Arma.
A fronte di somme di denaro ricevute in prestito a causa di difficoltà economiche dovute anche alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria nella sua fase più dura, le vittime sarebbero state costrette a versare mensilmente al P ingenti quote per lunghi periodi, fino ad un anno, con tassi usurari che arrivavano al 200%.

Grazie alle dichiarazioni delle persone offese e agli accertamenti investigativi dei Carabinieri, il GIP del Tribunale di Marsala, concordando con la richiesta della Procura, ha rilevato, allo stato degli atti e in attesa dell’apertura del dibattimento, gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato, ritenendo altresì fondato il pericolo di reiterazione delle condotte illecite poiché frutto dello svolgimento professionale di un’attività illecita continuativa, indicativa di elevata pericolosità sociale. L’indagato è stato dunque tradotto al carcere di Trapani.

La Polizia, coordinata dalla Procura di Catania diretta da Carmelo Zuccaro, ha sgominato un presunto gruppo criminale in provincia di Catania, ad Adrano. Nell’ambito del clan Lo Cicero, sono state eseguite 23 ordinanze cautelari. A sei destinatari il provvedimento è stato notificato in carcere. Agli indagati si contestano a vario titolo i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione di armi, tentato omicidio, tentata rapina aggravata con estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze e detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente. E poi anche reati in materia di armi e ricettazione delle stesse armi, evasione e favoreggiamento personale al traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione è stata denominata “Third Family”.

Emittenti locali: possiamo farne a meno
Siamo proprio sicuri che le televisioni locali, seppur piccole, non svolgano un ruolo fondamentale nell’informare e veicolare contenuto. Non ci rendiamo conto del ruolo primario che hanno all’interno del mondo dell’informazione ma soprattutto nell’organizzazione sociale del vivere quotidiano.
Si va verso la chiusura delle realtà televisive locali. Fatto grave che comporterebbe oltre al danno anche alla beffa. Si parla, infatti, di oltre 6000 lavoratori (Giornalisti Cameraman, Tecnici) del settore che da un giorno all’altro si troverebbero in mezzo alla strada, cosa più grave tagliare la voce alle piccole realtà, ai più deboli, a coloro i quali non hanno alcun altro modo di poter far conoscere fatti e vicende di ogni singolo territorio.
Le emittenti televisive locali rischiano la chiusura. E questo bisogna evitarlo a ogni costo. Non possiamo permetterci di disperdere un patrimonio culturale e sociale di questa portata.
Le televisioni locali rappresentano sul territorio quelle sentinelle di cui si ha sempre più bisogno. Mentre la Rai continua ad assottigliare spazi d’informazione proprio a livello locale, queste televisioni rappresentano un punto di riferimento indispensabile per le comunità locali e per i loro bisogni. Un’esperienza che non deve interrompersi oggi che c’è sempre più bisogno di spazi d’informazione liberi, di punti di ascolto per i bisogni dei cittadini e di occasioni di confronto dove poter discutere dei problemi quotidiani della gente, ma dare alle amministrazioni alle forze politiche ‘spazi’ di libertà espressiva.
La probabile chiusura si basa sostanzialmente su tre punti. Prima di tutto la mancanza delle frequenze necessarie per continuare la prosecuzione dell’attività editoriale, ma tutto potrebbe risolversi se il Mise e l’Agcom trovassero un accordo che è certamente possibile per evitare anche un disastro occupazionale per oltre 6mila addetti tra i quali almeno mille giornalisti. La seconda ragione è quella del costo del fitto da versare allo Stato, oltre 70mila euro che pesano in maniera enorme su piccoli bilanci di queste emittenti. E per ultimo, ma non certo per importanza, la distribuzione dei finanziamenti previsti dal Fondo per il pluralismo dell’informazione e nuove tecnologie che assegnano oltre l’80 per cento ai grandi network nazionali che negli ultimi sette anni hanno incassato circa 770 milioni di euro lasciando alle piccole emittenti solo le briciole.
I modi per risolvere la vicenda c’è basta far prevalere il buonsenso. Questa è una battaglia per lasciare aperti liberi spazi d’informazione, di cultura e di dibattito.
Dare opportunità ai Sindaci ai partiti ,a chiunque vuole liberamente dare segno al proprio disagio o prevaricazione; offrire spazi e strumenti per informare e creare un opinione pubblica libera da pressioni e lobby di potere.
Il nostro paese è una nazione democratica e ognuno di noi ha diritto di parola e l’informazione ( art. 21 della Costituzione) deve essere libera e non soggetta a controllo. Non si può stare in silenzio, girandosi dall’altra parte facendo gli indifferenti , davanti alla scelta scellerata di chiudere le tv locali, così mettendo a tacere i più piccoli. Così si tapperebbe la bocca a chi rappresenta una minoranza, ed in questi anni ha lavorato incessantemente per garantire pluralismo di informazione.
Viva l’informazione libera.
Giuseppe Nunziato Belcastro – Giuseppe Di Salvo
Federazione dei Gruppi del M5S – Attivisti M5S

“Il disastro ambientale che ormai da anni sta colpendo Punta Bianca e il Fiume Naro è diventato insopportabile. Da una parte la riserva naturale invasa dal poligono di esercitazione militare e dall’altra uno dei fiumi più inquinati d’Europa dove si scarica qualsiasi cosa. E’ giunta l’ora che la Commissione ponga i riflettori su quanto sta accadendo nel territorio agrigentino” – Così dichiara l’eurodeputato siciliano dei Greens/EFA Ignazio Corrao a proposito delle due interrogazioni depositate sul caso del Fiume Naro e Punta Bianca.

“Sul fiume Naro – prosegue Corrao – ancora oggi vengono scaricati i fanghi di depurazione e le acque reflue dei Comuni limitrofi, sprovvisti di adeguati sistemi di depurazione, così come è successo per esempio con il depuratore di Villaggio Mosè, recentemente sequestrato, che sversava sul fiume acque non trattate. Per di più, vengono regolarmente sversate le ‘acque di vegetazione’ dei frantoi limitrofi, 200 volte più inquinanti delle fognature, perché portano alla morte di ogni forma di vita”.

“A Punta Bianca invece – continua l’eurodeputato – la riserva naturale è letteralmente invasa dal poligono di esercitazione militare, dove le forze armate italiane e i Marines di Sigonella sparano otto mesi l’anno. Tutto ciò in un’area con habitat e flora di interesse comunitario, aree umide, zone di nidificazione e flussi migratori avifaunistici. Un patrimonio inestimabile”.

“Per questo ho chiesto alla Commissione Ue di intervenire per esaminare lo stato di salute del Fiume Naro, promuovere il riuso delle acque di vegetazione ricche di polifenoli, e per verificare eventuali violazioni comunitarie a danno della riserva naturale causate dalla presenza del poligono militare. Siamo al fianco delle associazioni ambientali del territorio, come Mareamico, che rappresentano un presidio fondamentale per la difesa dell’ambiente” – conclude Corrao.

A Palermo un altro detenuto nel carcere Ucciardone è stato trovato in cella con una corda attorno al collo, adesso, tre giorni dopo il suicidio di un giovane detenuto di 25 anni. Ha tentato di suicidarsi ma gli agenti della Polizia penitenziaria e i medici del carcere sono riusciti a togliergli il lenzuolo dal collo. L’uomo, di 31 anni, è stato condotto d’urgenza dal 118 all’ospedale “Villa Sofia” dove è intubato in condizioni critiche. Nel frattempo è stata avviata un’inchiesta sul suicidio del 25enne, psicologicamente provato, già seguito da figure professionali specifiche. E’ stata disposta l’autopsia. Lui è stato in carcere per un cumulo pene, tra furti e rapine, e la sua condanna sarebbe terminata fra 2 anni e 8 mesi. L’avvocato della famiglia ha denunciato che i familiari hanno da tempo lanciato l’allarme sulle sue condizioni, a testimonianza delle quali vi è anche la relazione di uno psicologo. Nel febbraio del 2020 è stato necessario un ricovero in ospedale, mentre il 28 aprile è stata presentata un’istanza al giudice di sorveglianza per segnalare condizioni di salute incompatibili col regime carcerario.

I deputati regionali di Forza Italia, Papale, Pellegrino, Savona, Gallo, La Rocca Ruvolo, e gli assessori regionali Gaetano Armao, Marco Falcone e Marco Zambuto, hanno firmato un intervento a seguito della formale proposta di candidare Gianfranco Miccichè alla presidenza della Regione. Affermano: “In merito alla nota che annuncia la richiesta di Forza Italia, formulata al commissario regionale, di candidarsi alla presidenza della Regione, fermo restando che qualunque candidatura espressa da Forza Italia sia legittima, ancor di più quella di Gianfranco Micciché, in considerazione della forza e del radicamento del nostro partito, ribadiamo di attenerci alle indicazioni più volte espresse in questi giorni dal presidente Berlusconi e dal coordinatore nazionale Tajani che, a più riprese, hanno sottolineato la necessità di un centrodestra coeso in vista delle future scadenze elettorali territoriali e nazionali. Le indicazioni di Forza Italia andranno quindi poste in sintonia con le valutazioni del coordinatore nazionale Antonio Tajani e del presidente Silvio Berlusconi”.

Il segretario regionale della Lega in Sicilia, Nino Minardo, interviene a seguito della proposta di Forza Italia di candidare Gianfranco Miccichè alla presidenza della Regione. Minardo afferma: “Ho grande rispetto per il dibattito interno a Forza Italia e prendiamo atto della proposta avanzata alla coalizione. Per quanto ci riguarda, di candidature se ne parlerà al momento opportuno: ribadisco la necessità di concentrare ogni energia per dare risposte efficaci ai siciliani. C’è la necessità di litigare meno e lavorare di più. Noi della Lega Sicilia stiamo già perfezionando un programma di rilancio per Palermo e per le altre città al voto, senza dimenticare la nostra regione: sottoporremo al più presto le nostre idee agli alleati. Dopo aver condiviso le priorità, ragioneremo sulle proposte di candidatura: sono certo che la coalizione saprà scegliere il meglio”.

“Si è appena conclusa a Palazzo dei Normanni una riunione indetta dai vertici regionali di Forza Italia e, alla presenza della deputazione nazionale, è stata formalmente proposta per le prossime elezioni regionali, la candidatura a Governatore dell’on. Gianfranco Micciché. La stessa sarà formulata a tutti gli alleati. Il presidente Miccichè ha accolto la proposta, riservandosi di decidere soltanto dopo aver sentito il presidente Renato Schifani – che con pochi altri era assente alla riunione – e soprattutto il Presidente Silvio Berlusconi”.
Lo afferma in una nota il Gruppo parlamentare di Forza Italia all’Ars.

Innanzi al Tribunale di Palermo ha patteggiato la condanna ad 1 anno e 4 mesi di reclusione, per omicidio stradale, la giovane di 21 anni che nella notte fra il 20 e il 21 giugno del 2020 travolse e uccise un ragazzo di 17 anni, Agostino Cardovino, intento ad attraversare viale Regione Siciliana, nei pressi di via Perpignano e della circonvallazione, un tratto molto pericoloso, tanto che ormai da alcuni anni l’attraversamento pedonale è regolamentato dai semafori. Da quanto emerso dalle indagini il giovane attraversò la strada con il semaforo rosso mentre la donna ha superato di 12 chilometri il limite di velocità.