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Sono in tanti i sindaci siciliani che hanno  già aderito e che stanno aderendo in queste ore all’appello promosso da ANCI per sollecitare un intervento normativo  di modifica del Testo Unico degli Enti Locali in tema di responsabilità e competenze dei primi cittadini.

“Occorre una modifica legislativa per evitare ogni possibilità che si possano configurare forme di responsabilità penale oggettiva come conseguenza di una attribuzione legislativa di responsabilità dei sindaci senza che a questa corrispondano adeguati poteri e competenze”. Ha dichiarato Leoluca

Orlando, presidente di ANCI Sicilia.

“Tale richiesta di modifica legislativa – conclude il presidente Orlando – costituisce una ennesima conferma del rispetto dell’Anci Sicilia per il ruolo dei sindaci e per il ruolo fondamentale  della magistratura chiamata spesso a dare applicazione a  leggi  talora   non  rispondenti a criteri  di ragionevolezza. Tale posizione peraltro si collega ad altri ambiti normativi (contabile e amministrativo) dove si registra analoga sproporzione tra responsabilità e competenze”.

 

Decisive le prossime ore per le indagini sulla morte di Roberta Siragusa, 17enne di Caccamo, trovata morta in un burrone con il corpo semicarbonizzato.

Quest’oggi il gip Angela Lo Piparo affiderà l’incarico dell’autopsia al perito Alessio Asmundo, dell’istituto di medicina legale policlinico di Messina. In quella sede si conosceranno anche i consulenti della difesa scelti dagli avvocati di Pietro Morreale, Giuseppe Di Cesare e Angela Barillaro, il consulente della procura e il consulente degli avvocati Sergio Burgio e Giuseppe Canzone che assistono la famiglia della ragazza.

L’esame potrebbe chiarire gli ultimi dubbi sull’omicidio della ragazza.
Per la Procura di Termini Imerese, Roberta sarebbe stata strangolata dal fidanzato Pietro Morreale a pochi metri dal campo sportivo di Caccamo e poi trasportata a Monte San Calogero.

Pietro Morreale, che ha fatto ritrovare il corpo di Roberta, si trova attualmente in carcere con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere.

Al vaglio degli inquirenti, i messaggi che la vittima ha inviato ad un amico di cui si fidava. Da questi messaggi potrebbe venir fuori parte della verità. Questi messaggi, che risalgono proprio alla notte del delitto, sarebbero potuti essere stati intercettati dal Morreale, scatenando la sua gelosia e dunque l’ennesima lite, considerato che i due ragazzi erano soliti litigare proprio per la gelosia del 19enne, che però era a conoscenza dell’amicizia speciale che intercorreva tra Roberta e questo amico del cuore.

Roberta spesso si era confidata con le amiche che sapevano del rapporto ormai logoro tra i due fidanzati ed anche le intenzioni della ragazza di lasciarlo, perché temeva per sé ed anche per la sua famiglia.

 

Disposto il sequestro delle cartelle cliniche dopo la morte della donna di 39 anni, morta insieme al suo bambino durante il parto nella clinica Candela di Palermo.
La procura adesso indaga circa quello che è accaduto, e dopo la denuncia della famiglia.
La donna, che lascia il marito e una bambina di 2 anni, durante l’intervento era stata trasferita d’urgenza nell’ospedale Buccheri La Ferla, sempre a Palermo; il neonato invece era stato trasportato nell’ospedale Civico.

Cordoglio su Fb, motoclub della Sicilia si stringono attorno a familiari della donna, appassionata di motociclismo

Verificare la regolarità della somministrazione dei vaccini in Sicilia, garantire la massima trasparenza attraverso il monitoraggio dei protocolli e migliorare la distribuzione. È quanto chiede Attiva Sicilia con un’interrogazione presentata all’Ars e rivolta al presidente della Regione siciliana e all’assessore regionale per la Salute a firma di Valentina Palmeri, Matteo Mangiacavallo, Angela Foti, Elena Pagana e Sergio Tancredi.

L’interrogazione arriva in seguito alle notizie su presunte irregolarità nella somministrazione dei vaccini in varie province dell’Isola: sarebbero state vaccinate persone che non avevano diritto di precedenza. In particolare, diversi soggetti, anche in modo probabilmente, incolpevole, sono chiamati in causa: docenti, vigili urbani e dipendenti comunali, questo fa propendere per errori nella programmazione della somministrazione, con la conseguenza che sulla campagna vaccinale si rischia il caos in Sicilia, anche se non si escludono ipotesi di “nepotismo”.

“Le categorie prioritarie individuate dal Piano – afferma la deputata regionale di Attiva Sicilia, Valentina Palmeri – sono gli operatori sanitari e sociosanitari ‘in prima linea’, sia pubblici che privati accreditati, che hanno un rischio più elevato di essere esposti all’infezione da Covid-19 e di trasmetterla a pazienti suscettibili e vulnerabili in contesti sanitari e sociali, come gli ospiti e il personale dei presidi residenziali per anziani. Il mancato rispetto di queste priorità è certamente un fatto grave che richiede un’analisi approfondita delle cause per mettere in atto misure correttive anche attraverso l’utilizzo di un massiccio uso delle moderne tecnologie di informazione”.

I familiari di Roberta Siragusa, la 17enne trovata morta domenica mattina in un burrone nelle campagne intorno a Caccamo, rompono il silenzio e per la prima volta parlano e chiedono aiuto: “Chi sa parli, chi è a conoscenza di particolari, anche apparentemente poco significativi, si rivolga ai carabinieri”.

Alla ricerca disperata dunque della verità, perché anche il dettaglio più piccolo potrebbe essere influente affinché si possa scoprire come siano andati davvero i fatti che hanno portato alla morte della ragazza.

Intanto continuano senza sosta le indagini e gli inquirenti sospettano che il corpo della vittima, prima di essere abbandonato in quel dirupo, sia stato portato in una palestra abbandonata vicino al campo sportivo, adesso posta sotto sequestro.
I sospetti degli investigatori, verterebbero sul fatto che la ragazza possa essere stata uccisa lì dove l’assassino insieme a dei complici avrebbe provato a dare fuoco al corpo prima di gettarlo poi nel burrone

 

 

 

 

Il Sinalp Sicilia dà atto al Governo Musumeci che finalmente per il comparto ASU esiste una reale volontà ad intervenire per risolvere la cancrena del precariato e lo sfruttamento del lavoro nel pieno spregio del rispetto della dignità  dei lavoratori.

Dopo ben 24 anni di promesse e proclami, mai rispettati, dei passati Governi, oggi possiamo affermare che si è finalmente imboccata la giusta strada per la soluzione del comparto.

Ieri si è svolto il secondo incontro del Tavolo Tecnico Permanente tra il Governo Regionale e le OO.SS. Rappresentative dei lavoratori ASU.

Erano presenti per l’Assessorato al Lavoro il Direttore Generale del Dipartimento Lavoro Ing. Gaetano Sciacca, e per l’Assessorato ai BB.CC. L’Assessore Dr.  Alberto Samonà con i suoi più stretti collaboratori, oltre alle OO.SS. e per il il Sinalp erano presenti il Segretario Dr. Andrea Monteleone e la dirigente sindacale ASU Sig.ra Ornella Salerno.

Dopo aver sottoscritto il verbale del precedente tavolo, ogni Organizzazione Sindacale ha espresso le proprie posizioni e per quanto riguarda il Sinalp è stato ribadito per l’ennesima volta che è fondamentale riuscire ad approvare un piano di stabilizzazione di tutti gli ASU entro il 2021.

il rispetto di questa data è fondamentale perchè già diversi lavoratori stanno agendo contro la Regione Siciliana e gli enti utilizzatori per far valere i propri diritti.

A questo proposito anche il Sinalp, con i propri iscritti ASU, sta ragionando ad una grande azione legale  per poter affermare il sacrosanto diritto al lavoro se non sarà emanata la normativa definitiva per la loro stabilizzazione.

Il Segretario Dr. Andrea Monteleone ha ringraziato l’Ing. Sciacca per aver rispettato l’impegno assunto nel precedente incontro di fornire i dati reali di tutti gli ASU presenti in Sicilia e dislocati tra enti privati, enti locali e Regione Siciliana.

L’Ing. Sciacca ha comunicato ai presenti che il numero totale, alla data del 26 gennaio 2021, degli ASU ammonta a ben 4.571 lavoratori che da 24 anni svolgono il loro impegno presso i vari enti utilizzatori senza alcun riconoscimento.

Altro importante segnale positivo sulla reale volontà dimostrata da questo Governo di voler risolvere in maniera definitiva la questione ASU ci è stato fornito sempre dall’Ing. Sciacca che ha recepito e prontamente effettuato, la nostra richiesta di aggiornare ed adeguare alle nuove esigenze lavorative la Carta dei Servizi ASU.

Oggi a maggior ragione, grazie all’aggiornamento di questo importante strumento, il Sinalp invita tutte le amministrazioni locali ad aggiornare il Regolamento Asu alle nuove regole predisposte dalla nuova Carta dei Servizi ASU e le eventuali amministrazioni Comunali che ancora non hanno predisposto questo importante strumento di lavoro dei dipendenti ASU sono invitate a contattare il Sinalp per l’approvazione di tale Regolamento.

Affinchè il processo di stabilizzazione avvenga a saldo invariato di bilancio il Sinalp aveva invitato la Regione Siciliana a trattare una convenzione con l’Inps per dare vita al prepensionamento dei lavoratori ASU con oltre 55/56 anni d’età. Già con questa convenzione il bacino ASU si assottiglierebbe di circa 1.800 lavoratori.

Questo permetterebbe di stabilizzare i rimanenti 2.771 lavoratori  senza apportare alcun aggravio al bilancio regionale.

Infine il Sinalp ha ribadito la necessità di dare un concreto segnale di svolta rispetto ai passati Governi Regionali inviando alle OO.SS. rappresentative del comparto, la documentazione predisposta per l’iter della stabilizzazione.

In tal modo le OO.SS. potranno dare realmente il loro fattivo contributo alla epocale riuscita del progetto di stabilizzazione degli ASU.

Per ultimo il Sinalp ha evidenziato che è condizione indispensabile che il progetto di stabilizzazione del comparto ASU riguardi tutti gli ASU della Sicilia e non come era emerso in alcuni incontri la volontà a stabilizzare solo alcuni di essi in base alla copertura economica disponibile, mentre gli altri avrebbero dovuto attendere l’eventuale rifinanziamento del capitolo di spesa.

“Salutiamo con favore l’approvazione della legge-voto per abolire il numero chiuso nelle Università da parte dell’Assemblea regionale siciliana”. Così Francesco Ruggeri, presidente della sezione “Strutture socio-sanitarie” di Sicindustria. “La crisi pandemica in atto – afferma Ruggeri – ha messo ancor più in evidenza il danno prodotto dalle scelte sbagliate effettuate negli ultimi vent’anni. Ci siamo ritrovati a fare i conti con una carenza importante di figure specializzate in ambito medico-sanitario, con tutto ciò che questo ha comportato e continua a comportare. La selezione non può essere fatta a monte. È fondamentale permettere a tanti giovani di specializzarsi in scienze infermieristiche e in medicina e sbloccare i tirocini formativi per gli infermieri professionali. A questo punto la legge dovrà essere trasmessa alle Camere, visto che l’università rientra tra le competenze dello Stato, e speriamo che questo non significhi dilatare i tempi oltre misura, dal momento che il numero chiuso ha prodotto conseguenze negative in tutto il Paese”.

La prima sezione civile della Corte d’appello di Palermo, con sentenza n. 89/2021, ha confermato la condanna per calunnia inflitta in primo grado a Massimo Ciancimino, superteste del processo Trattativa, per aver accusato falsamente Rosario Piraino, all’epoca funzionario dell’A.I.S.I. (servizi segreti italiani ndr).

Ciancimino dovrà quindi versare a Piraino 50 mila euro di risarcimento oltre alle spese legali.

Rosario Piraino è stato difeso nei due gradi di giudizio dagli Avvocati Salvatore Ferrara e Giovanni Gruttad’Auria.

Ciancimino, nel mese di agosto del 2009, aveva dichiarato alla Procura di Bologna che Rosario Piraino lo avrebbe minacciato ed intimidito nella sua abitazione di Bologna, il 3 luglio 2009, allo scopo di impedirgli la collaborazione con la Magistratura.

Tuttavia, dalle indagini era emerso che in tutto il 2009 Rosario Piraino non avesse mai messo piede a Bologna. Inoltre le telecamere, poste su ordine della Procura emiliana ad insaputa di Ciancimino davanti alla sua abitazione, avevano categoricamente escluso la presenza di Rosario Pirano. Il G.I.P. di Bologna, già nel 2013, dunque, aveva archiviato la posizione di Piraino, sulla base della richiesta della Procura e delle difese degli Avvocati penalisti Nino Caleca e Marcello Montalbano.

Secondo la sentenza della Corte di Appello, il movente delle calunnie di Ciancimino era “l’interesse di accreditarsi presso l’Autorità giudiziaria quale bersaglio della consorteria mafiosa, onde dimostrare di esserne vittima, e non partecipe, in tale quadro dovendosi collocare la denuncia da parte dello stesso di numerosi atti intimidatori contro la sua persona, rivelatisi poi non veri”.

In altre parole, Ciancimino, si sarebbe finto vittima di episodi intimidatori da parte di pezzi deviati dello stato, per accreditarsi presso l’autorità giudiziaria come vittima e come testimone credibile. La sceneggiatura noir messa in piedi dal figlio di Vito Ciancimino, inequivocabilmente smentita dalle indagini, ha determinato la condanna sia in primo grado che in appello per calunnia e poi anche per appello temerario.

Ad ulteriore dimostrazione del dolo che ha connotato le accuse, la Corte ha ritenuto decisiva la descrizione fisica di Piraino fornita dall’accusatore, che si è rivelata completamente errata: Ciancimino, pur avendo effettuato un riconoscimento fotografico e aver ribadito le sue accuse a più riprese e senza tentennamenti, aveva descritto Piraino come un uomo alto circa 1,70, mentre l’ex agente dei servizi è alto quasi 2 metri.

Rosario Piraino a causa delle calunnie di Ciancimino – in quel periodo rappresentato dai media come “un’icona antimafia” – aveva subìto un trasferimento a Roma ed un notevole danno di immagine a causa dell’eco mediatica delle accuse, diffuse su tutto il territorio nazionale.

Su richiesta dei legali di Piraino, Salvatore Ferrara e Giovanni Gruttad’Auria, la Corte di Appello, oltre a confermare la condanna a 50 mila euro di risarcimento, ha condannato Ciancimino alla ulteriore sanzione in favore dell’ex agente dei servizi segreti di 8.000 euro per “lite temeraria”. Ciancimino, per la stessa ragione, dovrà pagare allo Stato una ulteriore somma punitiva pari ad € 1.138,50.

Il covid non ha fermato il fiume di gente intervenuta questa mattina nella chiesa della Magione di Palermo dove si sono celebrati i funerali di Antonella Sicomoro, la bambina di 1o anni, morta soffocata durante una tragica sfida su TikTok.

Ed officiare il rito, l’arcivescovo Corrado Lorefine, tra lacrime, applausi e quei fuochi di artificio che hanno preceduto l’arrivo in chiesa della piccola bara bianca portata a spalla dai familiari della piccola. E poi ancora palloncini rosa e bianchi lasciati poi volare via.

Durante la messa le parole dell’Arcivescovo durante l’omelia: “Antonella era così piccola così indifesa, e cercava amici e amiche per fare il passaggio così difficile e pieno di fascino dalla famiglia al mondo. Ha trovato però amici sprovveduti e anche qualche adulto pronto a strumentalizzare questo desidero. Non possiamo non dircelo, e lo dico anzitutto a me stesso: la morte di Antonella sia un monito e una implorazione. I ragazzi più fragili vogliono diventare adulti, crescere da soli per sentirsi grandi e i genitori si sentono a disagio perché i figli vogliono prendere il volo. In questi giorni della pandemia la solitudine e e lo smarrimento sembrano travolgerci, ma siamo chiamati ad accettare la fatica e il disagio dei ragazzi anche dei più piccoli. Bisogna allontanare l’angoscia, siamo in un momento di emergenza e questa terra ha bisogno di giovani buoni e capaci ma nessuno li deve sedurre o illudere“.

Alla cerimonia funebre anche la preside della scuola Perez Madre Teressa di Calcutta frequentata dalla bambina, Laura Pollichino e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che così si è espresso: “Veramente un dramma per l’intera città che condivide il dolore della famiglia per la tragica morte di una bambina. La potenzialità enorme di un social ha fatto scoppiare una tragedia che invita tutti alla riflessione sull’uso di questo strumento”

 

 

“Condividiamo l’appello lanciato da Le Siciliane. Non è più tempo di rimandare una necessita democratica, come chiesto da tempo a partire dalla Cgil e dalle organizzazioni femminili in Sicilia.

Anche per le elezioni regionali deve essere introdotto lo strumento della doppia preferenza di genere, come è avvenuto, con esiti positivi, per le elezioni amministrative ed europee. In questo senso abbiamo depositato un emendamento ai disegni di legge che saranno esaminati dall’ARS nei prossimi giorni e che fa seguito all’appello lanciato dalla società civile.
lo offriamo a tutte le forze parlamentari a cui chiediamo di aderire: il tema della rappresentanza di genere non ha etichetta di parte ed è una necessità non più rinviabile”.
Lo dichiara Claudio Fava, annunciando la presentazione di un emendamento che introduce la “preferenza di genere” per l’elezione del parlamento regionale.