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Via libera al terzo mandato per i sindaci dei comuni sotto i 5 mila abitanti e alla riduzione delle firme per presentare liste alle elezioni amministrative durante lo stato di emergenza. Sono i due emendamenti di Attiva Sicilia approvati oggi all’Ars nell’ambito della legge “Norme in materia di enti locali”.

Il terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni recepisce la legge nazionale 56 del 2014 e vale come limite massimo di mandati consecutivi: sono quindi possibili anche mandati ulteriori, sempre fino a tre consecutivi, purché dopo il terzo ci sia un’interruzione temporale idonea. “Si tratta di una norma che va incontro alle necessità delle piccole comunità – afferma Angela Foti, vicepresidente dell’Ars e deputata di Attiva Sicilia – Nei piccoli comuni, infatti, è sempre più difficile trovare persone che si impegnino in politica, a causa di spopolamento ed emigrazione”.

Per quanto riguarda la riduzione delle firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali alle amministrative, la norma adesso prevede che per tutto il periodo di permanza dello stato di emergenza, sarà sufficiente raccogliere un terzo delle firme previste dalla legge: “Una modifica alla norma – spiega Foti – dettata dal buon senso e che va nella direzione di limitare i contatti tra le persone e gli assembramenti in periodo di pandemia”.

“Oggi ricordiamo le migliaia di cittadini perseguitati e uccisi, soltanto perché erano italiani, dal regime comunista di Tito. Condivido la definizione “sciagura nazionale” data alle foibe dal presidente Mattarella. Ma oltre alla sciagura si è aggiunto il colpevole silenzio e la negazione di una parte della politica italiana che per oltre 50 anni ha nascosto la verità”.

Lo scrive in una nota il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè nel giorno della commemorazione delle vittime della strage delle foibe.

“Nessuna norma finanziaria può superare o negare il diritto all’assistenza ed all’integrazione scolastica per gli alunni diversamente abili. Il rimpallo di responsabilità tra Miur, Ufficio scolastico regionale ed Enti locali quali Liberi consorzi e Città metropolitane sul mancato avvio dei servizi per l’autonomia e l’assistenza igienico personale degli studenti è un fatto grave che pregiudica un diritto protetto dalla Costituzione. Occorre andare in fondo per comprendere quali siano i soggetti inadempienti al fine di sanzionarli pesantemente. Non possono essere ancora una volta le famiglie a subire le conseguenze della cattiva gestione dei servizi essenziali di integrazione scolastica di bambini e studenti disabili. Da dirigente scolastico, quale sono stata per tutta mia vita lavorativa, so che gli istituti non possono far fronte da soli, con il proprio personale, ai servizi integrativi. Il personale Ata che può svolgere l’assistenza igienico-personale non è mai sufficiente e soprattutto non è neppure adeguatamente formato. Pertanto non può sostituirsi a quelle figure professionali che gli Enti locali devono garantire in ragione delle richieste fatte dalle famiglie. Apprezzo il lavoro svolto dall’assessore regionale Antonio Scavone per mettere in sicurezza i servizi rivolti agli alunni disabili, ma allo stesso chiedo di agire nei confronti del Miur e degli Enti locali affinché emergano le responsabilità del Dicastero sui ritardi e le inefficienze e si smetta di giocare a rimpiattino sulla pelle di chi soffre. In passato, io stessa, da dirigente scolastica, ho invitato le famiglie a denunciare il Ministero facendolo condannare davanti al giudice per l’inottemperanza alle leggi che tutelano il diritto allo studio dei portatori di handicap”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

“La Sicilia sta combattendo una battaglia di resistenza con le regioni del Nord che vogliono mettere le mani su 400 milioni di fondi europei del nostro Programma di sviluppo rurale, linfa vitale per gli investimenti che la Regione garantisce nel comparto dell’agricoltura e non solo. L’assessore Scilla e il presidente Musumeci non permettano un simile colpo gobbo ai danni dei cittadini siciliani”.
Lo dice Giuseppe Sciarabba, responsabile regionale del dipartimento Fondi europei della Lega Sicilia, commentando l’esito della riunione del 4 febbraio in Conferenza Stato-Regioni dove sono emerse posizioni molto divergenti sulla definizione dei criteri di ripartizione dei fondi FEASR 2021-2022. Una sostanziale “impossibilità di addivenire ad un’intesa”, si legge in un documento firmato dal coordinatore della Commissione Politiche agricole, che appare il preludio ad un nuovo incontro congiunto delle commissioni Politiche agricole e Affari finanziari e poi al ministero.

“È importante innanzitutto sottolineare – precisa Sciarabba – che la Sicilia non si sta trovando a giocare una partita da inquadrare come mero braccio di ferro politico destra-sinistra. Basta dire infatti che al fianco dell’Isola c’è pure l’Umbria, governata anch’essa dal centrodestra, in aggiunta a Basilicata, Calabria, Campania e Puglia che completano il drappello meridionale. Le restanti quindici Regioni dello Stivale stanno invece dall’altra parte della barricata, insieme con le Provincie autonome”.
L’oggetto del contendere sono i criteri per la ripartizione delle risorse rese disponibili dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) negli anni 2021 e 2022, ai sensi del regolamento dell’Unione europea 2020/2220.

“La Sicilia – spiega Sciarabba – sta lottando per mantenere i criteri storici anche per gli anni 2021-2022, poggiando sull’interpretazione che le due annualità rappresentano una proroga della precedente programmazione e non già “nuova programmazione”, cosicché l’accordo politico assunto nel 2014 in Conferenza Stato-Regioni relativo alla rivisitazione dei criteri debba essere inteso a partire dal 2023, impegno sul quale le regioni del Meridione hanno già manifestato la loro disponibilità. Il Nord, invece, vuole il superamento dei criteri storici sulla base dell’accordo politico assunto nel 2014 in Conferenza Stato-Regioni, intendendo il periodo 2021-2027 quale “nuova programmazione”, attraverso l’introduzione di criteri che poggiano sui parametri ponderati: SAU (Istat 2016), numero aziende agricole (Istat 2016), superficie forestale (IFN 2016), Popolazione aree rurali C e D, PLV (Istat triennio 2015-2017). Tecnicismi a parte – conclude Sciarabba – la sostanza è che, come ha calcolato il dirigente generale dell’assessorato regionale Agricoltura e Autorità di gestione del PSR, Dario Cartabellotta, se passasse la linea delle regioni del Nord la perdita per la Sicilia sarebbe più di 400 milioni: uno scenario dalle conseguenze nefaste per lo sviluppo rurale dell’Isola”.

“Con Giancarlo Cancelleri non c’è nessuna spaccatura, come si potrebbe evincere, leggendo un pezzo pubblicato domenica scorsa da Repubblica Palermo”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giovanni Di Caro.

“Non è assolutamente rispondente al vero – afferma Di Caro –  e lo dico a nome del gruppo che rappresento, che, come ha scritto Repubblica, riferendosi a Cancelleri , ‘nel gruppo all’Ars in pochi  gli hanno perdonato la scelta di dimettersi per sedersi su un’altra poltrona’. A conferma di ciò  ricordo che, alla notizia della nomina di Giancarlo a viceministro, pubblicai un post su Facebook, con allegata una foto che ritraeva alcuni di noi assieme a lui, in cui dicevo che con questo incarico  raccoglievamo i frutti di un lavoro intenso e costante e che dal quel momento iniziava una grande sfida per il M5S Sicilia”.

“Giancarlo Cancelleri vice ministro delle Infrastrutture – conclude Di Caro – è stato per noi un sicuro e costante punto di riferimento a Roma e il lavoro che ha fatto per la Sicilia al ministero è sotto agli occhi di tutti. Auspichiamo che possa rimanere nella compagine governativa: se ciò avvenisse, la nostra isola non potrebbe che trarne sicuro giovamento”.

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Secondo gli investigatori – che stanno ricostruendo i contorni della morte di Piera Napoli, di anni 32, cantante neomelodica –  Salvatore Baglione, 37 anni, ha ucciso la moglie  nel corso dell’ennesima lite.

La donna si trovava nella stanza da bagno e avrebbe detto al marito che non lo amava più e che avrebbe deciso di lasciarlo.

L’indagato sostiene che era a conoscenza di una relazione extraconiugale della consorte che andava avanti da quattro mesi.

E’ quanto ha raccontato Baglione al pm Federica Paiola e al capitano della compagnia dei carabinieri di San Lorenzo, Simone Calabrò nel corso dell’interrogatorio. Mentre la donna era seduta in bagno il marito, avrebbe preso un coltello di 35 centimetri con una lama di 20 e le ha inferto diverse coltellate sul viso, al capo e sul tronco. Non appena ha visto che la moglie non si muoveva più ha coperto il corpo, ha nascosto il coltello sporco di sangue in un soppalco nello sgabuzzino, si è cambiato e ripulito e a questo punto pare abbia svegliato i figli, che a suo dire non si erano accorti di nulla e li ha accompagnati dai nonni.

Questo particolare è al centro di indagini da parte dei carabinieri. Non si sa se tutti i figli, o uno di loro fosse o meno in casa. Una volta tornato a casa Baglione si è preparato una valigia con dentro alcuni indumenti e si è presentato alla caserma dei carabinieri, confessando subito di avere ucciso la moglie e rivelando ai militari dove si trovava il coltello. La valigia, ha detto ai militari dell’Arma, serviva per quando sarebbe andato in carcere.ù

I carabinieri arrivati in casa con il pm e il medico legale, hanno trovato nella stanza da bagno la scena descritta dall’uomo.

Nel pavimento c’era il cadavere della donna coperto che presentava evidenti tracce di colpi di arma da taglio.
Nello sgabuzzino è stata trovato il coltello sporco di sangue.

Ieri sera Salvatore Baglione è stato fermato e portato in carcere al Pagliarelli.

Ennesimo femminicidio.
Piera Napoli, 32 anni, cantante neo-melodica, è stata ritrovata morta nel suo appartamento di Via Vanvitelli a Palermo. Trovata morta nel bagno di casa, colpita da diverse ferite di arma da taglio. Sul posto gli uomini del 118 e i  carabinieri che hanno già avviato le indagini coordinati dal sostituto procuratore Federica Paiola e dal procuratore aggiunto Laura Vaccaro.

A confessare il marito Salvatore Bagliore di anni 37, che si è presentato nella tarda mattinata presso la stazione dei carabinieri, confessando ai militari di aver ucciso la moglie.

 

Sono noti i primi esiti dell’autopsia su Roberta Siragusa, 17 anni, di Caccamo, che sarebbe stata uccisa dal compagno di 19 anni, Pietro Morreale, attualmente detenuto in carcere. La ragazza sarebbe stata arsa viva e sarebbe morta per asfissia. Più nel dettaglio, Roberta sarebbe stata stordita con un colpo alla testa e poi bruciata viva priva di sensi. A soffocarla potrebbe essere stato il fumo. Nel frattempo, nel carcere Pagliarelli, Pietro Morreale avrebbe tentato di bruciare un cumulo di rotoli di carta igienica con una sigaretta all’interno della propria cella, ma l’incendio è stato sventato dall’intervento del personale dell’istituto penitenziario. I vertici dell’istituto hanno disposto di intensificare i controlli e la sorveglianza al fine di scongiurare altri tentativi, dimostrativi o di suicidio, del 19enne.

Un intero paese ha partecipato alla cerimonia funebre per Roberta Siragusa, la ragazza uccisa nella notte tra il 23 e 24 gennaio, del cui omicidio è accusato per adesso il fidanzato Pietro Morreale, adesso in carcere.
La chiesa della Santissima Annunziata a Caccamo ha accolto la bara bianca di Roberta, portata a spalla, e poi un lungo applauso e il suono delle campane. Tutto il paese si è fermato per rendere omaggio alla 17enne, le saracinesche dei negozi abbassate.

L’arcivescovo di Palermo, Mons. Lorefice prima della celebrazione ha voluto incontrare i genitori e il fratello di Roberta, un abbraccio a quella famiglia distrutta dal dolore. Poi durante l’omelia, davanti alla bara: “Siamo qui, sconvolti. Senza parole. Dinnanzi al corpo martoriato di Roberta. Vita che ci è stata rubata. Perché? Ancora una volta, risuona un grido: perché? Perché questo strazio indicibile inflitto ai cari genitori Iana e Filippo, al fratello Dario, ai familiari, agli amici, alla città intera? Una vita distrutta e rubata troppo presto, in modo oltremodo crudele”.

Ha poi continuato: “Oggi vediamo come la violenza abbia distrutto la bellezza di Roberta. Un corpo che aveva il fuoco della vita e si apriva al fuoco dell’amore è davanti noi, sfigurato dalle fiamme della violenza”.
Poi, rivolgendosi ai genitori distrutti dal dolore: “Non ci sono parole per consolare il vostro strazio. Siamo in silenzio con voi. E vi doniamo le nostre lacrime. L’intera famiglia umana oggi piange Roberta. E noi qui, stamattina, anzitutto la consegniamo ad un Corpo che è stato anch’esso martoriato e ucciso: il Corpo crocifisso di Gesù di Nazareth. Non abbiamo parole da darvi, sorelle e fratelli; solo un Corpo, un Cuore, dentro il quale piangere il dolore senza fine della vostra e nostra piccola Roberta così martoriata”

Nuovo colpo alla mafia nigeriana a Palermo. La Polizia, nel corso dell’operazione cosiddetta “Showdown”, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11 persone: 8 sono state arrestate e 3 sono ricercate. Gli undici sono imputati di associazione di tipo mafioso, lesioni gravi, sfruttamento della prostituzione e spaccio di stupefacenti, I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Palermo, su richiesta del gruppo di magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca.