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Sequestrato il patrimonio da 150 milioni di euro all’imprenditore 53enne Carmelo Lucchese, che opera nel settore della grande distribuzione alimentare. Il sequestro, attivato dal tribunale di Palermo, su richiesta della DDA del capoluogo siciliano.

100 uomini del nucleo polizia economico-finanziario della Guardia di Finanza di Palermo si sono occupati di mettere i sigilli ad aziende, immobili, polizze assicurative, auto, conti correnti e quote azionarie.

Oggetto del sequestro è in particolare la società Gamac Group s.r.l., con sede legale a Milano, che gestisce 13 supermercati tra Palermo e provincia (Bagheria, Carini, Bolognetta, San Cipirello e Termini Imerese) che è stata contestualmente affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Palermo, con il compito di “garantire la continuità aziendale e mantenere i livelli occupazionali per tutelare i diritti dei lavoratori, dei fornitori e dei clienti”

Poche persone, cerimonia composta per l’ultimo saluto a Piera Napoli, celebrato questa mattina a Falsomiele nella chiesa di San Curato d’Ars.
Piera Napoli, 32 anni, mamma di tre bambini di cui due gemelli, cantante neomelodica, morta per mano del marito che l’ha uccisa con diverse coltellate, domenica 7 febbraio nel bagno della loro abitazione a Via Vanvitelli a Palermo. Il marito Salvatore Baglione, 38 anni, ora in carcere.

La funzione è stata celebrata da Don Sergio Mattaliano che ha evidenziato il dolore tremendo dei suoi genitori che hanno visto morire la loro figlia, contro la regola di natura che prevede che siano in figli ad accompagnare i genitori per l’estremo saluto. Ha raccontato poi dell’amicizia con sua nonna, di come Piera fosse una ragazza splendida, amante della vita.

“La violenza ha preso il sopravvento sull’amore” – ha detto il sacerdote, che poi ha concluso rivolgendosi ai genitori di Piera, Carlo e Adele Napoli: “è qualcosa di lacerante, qualcosa che non andrà mai via, ma adesso dovete pensare che Piera è felice, contenta. Nessuno dovrebbe mai permettersi di tagliere la vita a qualcuno”.

 

A Palermo, al palazzo di giustizia, nell’aula bunker del carcere Pagliarelli, a conclusione del giudizio abbreviato, è stata emessa la sentenza di primo grado nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Kerkent”, che ha sventato la presunta riorganizzazione della famiglia mafiosa di Agrigento. I dettagli:
Antonio Massimino, 51 anni, di Agrigento, 20 anni (assolti dalle contestazioni di sequestro di persona e violenza sessuale (difeso dall’avvocato Salvatore Pennica) (20 anni di reclusione era la proposta di pena); Gerlando Massimino, 31 anni, di Agrigento, 12 anni (18 anni); James Burgio, 27 anni, di Porto Empedocle, 8 anni (12 anni); Salvatore Capraro, 30 anni, di Agrigento, 9 anni (12 anni); Marco Davide Clemente, 27 anni, di Palermo, 9 anni e 6 mesi (14 anni); Fabio Contino, 40 anni, di Agrigento, 8 anni (10 anni); Sergio Cusumano, 56 anni, di Agrigento, 12 anni e 8 mesi (12 anni); Alessio Di Nolfo, 33 anni, di Agrigento, 12 anni (18 anni); Francesco Di Stefano, 42 anni, di Porto Empedocle, assolto (10 anni); Salvatore Ganci, 47 anni, di Agrigento, assolto (difeso dagli avvocati Giuseppina Ganci e Salvino Mondello)(18 anni); Daniele Giallanza, 47 anni, di Palermo, assolto (8 anni); Eugenio Gibilaro, 54 anni, di Agrigento, 10 anni e 8 mesi (10 anni); Pietro La Cara, 42 anni, di Palermo, assolto (8 anni); Domenico La Vardera, 38 anni, di Palermo, 8 anni e 8 mesi (10 anni); Domenico Mandaradoni, 30 anni, di Tropea, 8 anni (10 anni); Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento, 12 anni (15 anni); Giuseppe Messina, 32 anni, di Agrigento, 20 anni (18 anni); Valentino Messina, 46 anni, di Porto Empedocle, assolto (8 anni); Liborio Militello, 52 anni, di Agrigento, 8 anni (10 anni); Gregorio Niglia, 36 anni, di Tropea, 4 anni (10 anni); Andrea Puntorno, 42 anni, di Agrigento, 8 anni (6 anni); Calogero Rizzo, 48 anni, di Raffadali, 5 anni e 4 mesi (12 anni); Francesco Romano, 33 anni, di Vibo Valentia, assolto (10 anni); Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento, assolto (8 anni); Attilio Sciabica, 31 anni, di Agrigento, assolto (8 anni); Luca Siracusa, 43 anni, di Agrigento, 8 anni (8 anni); Giuseppe Tornabene, 36 anni, di Agrigento, 8 anni e 8 mesi (12 anni) e Francesco Vetrano, 34 anni, di Agrigento, 20 anni (20 anni).

A Palermo per festeggiare il compleanno di un loro amico hanno pensato bene di affittare una Limousine, di trasformarla in una mini discoteca e di girare per Palermo. La festa è stata interrotta dalla polizia. Gli agenti hanno intercettato e bloccato a Mondello, in via Regina Elena, la lussuosa automobile, e all’interno hanno sorpreso otto giovani palermitani, tra cui una ragazza minorenne, intenti a partecipare ad un vero e proprio party con alcool. Sono stati tutti multati. La Limousine è omologata per accogliere otto passeggeri ma con le norme contro la pandemia da Covid 19, però, nei mezzi pubblici e nelle auto a noleggio può stare il 50% dei passeggeri quindi solo 4. E’ scattata la multa anche per il noleggiatore.

Il sindaco Leoluca Orlando ha firmato nella serata di ieri un’ordinanza con la quale, in conseguenza dell’emergenza cimiteriale a Palermo, dispone di avviare l’attività straordinaria di estumulazioni di feretri sepolti all’interno del cimitero di Santa Maria dei Rotoli da più di 25 anni considerando, per il computo di tale periodo temporale, la data della tumulazione della salma. I congiunti verranno avvisati tramite comunicazioni pubblicate all’Albo Pretorio on line, nel sito istituzionale dell’Ente e all’ingresso del Cimitero con la specifica di tutti i dati necessari ed il giorno in cui avverrà l’operazione.

L’ordinanza avrà validità sino al mese successivo alla cessazione dello stato di emergenza determinato dalla pandemia da Covid-19 che, allo stato, è fissato al 30 aprile prossimo. Nel cimitero di Santa Maria dei Rotoli sono circa 700 le bare in deposito che attendono di essere tumulate

Decine di coltellate inferte in modo efferato. E’ quanto emerge dall’autopsia eseguita dalla dottoressa Antonella Argo, presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo sul corpo martoriato di Piera Napoli, la cantante neomeolodica 32enne, uccisa dal marito Salvatore Baglione domenica scorsa nella loro casa di via Vanvitelli, a Palermo.

Dall’esame autoptico è emerso che la vittima, avrebbe cercato disperatamente ed inutilmente di difendersi, ma poi è perita sotto i colpi delle decine di coltellate letali, sferrate in modo efferato. Ha reagito, ma non ha avuto scampo, Piera Napoli.

Un delitto crudele ed efferato, dunque, che confermerebbe l’ipotesi, sostenuta dal giudice e della procura, di un gesto premeditato e volontario e non un raptus come ha sempre affermato Baglione, attualmente in carcere, accusato di omicidio con le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della crudeltà.

Non solo lo conosceva, ma lo aveva anche affrontato, a parole. Salvatore Baglione, macellaio, attualmente in carcere ed indagato per l’omicidio della cantante neomelodica 32enne Pier Napoli, conosceva dunque il presunto amante di sua moglie.

La donna, uccisa con arma da taglio nel bagno di casa sua a via Vanvitelli a Palermo, aveva paura di suo marito, così come raccontano anche i familiari della donna. Lui era ossessionato da lei, la seguiva, ed era morbosamente geloso.

Il presunto amante di Piera Napoli, durante l’interrogatorio avrebbe confermato quanto Piera Napoli avesse paura del marito e temeva potesse farle qualcosa e già un mese addietro aveva chiamato la polizia per allontanarlo da casa.

I suoi amici intanto la ricordano come affetto e simpatia, dagli inizi della carriera di cantante, quando cercava la sua strada.
La sua voglia di fare e di lasciare il segno.

 

Il consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti Santino Franchina ed i consiglieri regionali Santo Gallo, Salvo Li Castri (vicepresidente) e Attilio Raimondi, hanno inviato una lettera aperta al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, denunciando la “palese discriminazione” nei confronti dei pubblicisti, esclusi dai due avvisi di selezione per l’Ufficio Stampa per l’assunzione di 3 Istruttori direttivi, categoria professionale “C” e di 5 Funzionari direttivi, categoria professionale “D” Funzionario per i rapporti con i media – giornalista pubblico.

Nel ricordare che «la Sicilia è rimasta l’unica regione ad applicare criteri così discriminatori che, peraltro, colpiscono anche i professionisti con meno di 10 anni di iscrizione», i consiglieri pubblicisti siciliani dell’Ordine dei giornalisti chiedono a Musumeci «un incontro urgente per affrontare ed eliminare quella che giustamente tutti definiscono un’ingiustizia».
«Riteniamo inaccettabile – affermano Franchina, Gallo, Li Castri e Raimondi – privare molti colleghi dalla possibilità di partecipare ad un concorso pubblico e siamo certi che allargare la platea dei partecipanti non penalizza nessuno, anzi garantisce sicuramente una maggiore possibilità di selezione per avere le competenze migliori».

«Al pubblicista Musumeci – evidenziano i quattro consiglieri – lanciamo un appello affinché non permetta che vengano, ancora una volta, mortificate le legittime aspirazioni di molti suoi colleghi. Riveda, quindi, il bando consentendo la partecipazione a tutti gli iscritti all’Ordine nel rispetto dell’intera categoria. La legge n. 150/2000 stabilisce, infatti, che «gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all’Albo nazionale dei giornalisti» e risulta evidente che questa norma, peraltro recepita in Sicilia con l’art. 127 della l.r. n. 2/2002, include gli iscritti sia all’elenco professionisti che a quello dei pubblicisti».
Lo stesso Ordine nazionale ha, più volte, ribadito che «la legge non consente discriminazioni tra professionisti e pubblicisti e di recente è intervenuta pure una nuova norma (l.198/2016) che, nel rinnovare la legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti, ha esplicitato che l’esercizio della professione è riservato agli iscritti “nell’elenco dei professionisti, ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale”».

“Il massacro delle foibe, gli orrori compiuti nei confronti di migliaia di italiani in Istria e nella Dalmazia, durante la seconda guerra mondiale e anche dopo la sua fine, sono stati a lungo dimenticati dalla storia. Una memoria che si era persa e che adesso grazie a una legge e con la testimonianza di alcuni sopravvissuti è stata recuperata. Una tragedia che al pari di tante altre deve unire gli italiani nel ricordo e diventare monito affinché la nostra società progredisca verso un sempre maggior rispetto delle minoranze”. Lo affermano i deputati regionali di Attiva Sicilia Angela Foti, Elena Pagana, Valentina Palmeri, Sergio Tancredi e Matteo Mangiacavallo in occasione del Giorno del Ricordo.

Dopo un drammatico 2020 in prima linea contro la pandemia, per le Rsa e le strutture socio sanitarie siciliane il 2021 si preannuncia non meno difficile. “Nonostante la contrazione dei ricoveri dovuta al Covid 19 – dice Francesco Ruggeri, presidente della sezione ‘Strutture socio-sanitarie’ di Sicindustria – continuiamo a garantire i servizi e i posti di lavoro. Ma senza un sostegno economico le strutture non saranno in grado di poter continuare a garantire gli standard attuali”.

È per questo che Sicindustria chiede al presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore alla Salute, Ruggero Razza, il riconoscimento anche per quest’anno, a titolo di ristoro, del 90 per cento della quota di budget assegnato e che, a causa della pandemia, non può essere coperto dalle prestazioni rese e rendicontate mensilmente.

“Si tratterebbe – continua Ruggeri – di un segnale importante verso un comparto che sta pagando un prezzo molto alto, ma che continua a supportare quotidianamente la sanità pubblica, garantendo la massima assistenza e professionalità ai propri ospiti e pazienti”.