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Gli agenti della sezione Antidroga della Squadra Mobile di Palermo hanno arrestato 5 persone accusate di essere parte di una banda impegnata a vendere cocaina, eroina, marijuana ed hashish. Gli investigatori hanno azzerato l’organizzazione criminale e sequestrato numerose dosi di droga destinate ai mercati cittadini di Ballarò e dello Zen. Scoperto anche una sorta di laboratorio – deposito nel centro storico, nel quartiere di Ballarò. Gli arrestati sono Giovanni Gambino 34 anni, Giuseppe Leto, 44 anni, Domenico Lo Presti, 72 anni, Pietro Vitale, 32 anni, e Salvatore Vitale, 57 anni.

A Palermo, nei pressi dei Cantieri navali, la Polizia ha scoperto un Centro massaggi e sesso a pagamento. Quando i poliziotti sono entrati nell’ appartamento hanno sorpreso tre donne non più giovanissime in abiti succinti, e tutte madri di famiglia. Una di loro fino a poco tempo addietro è stata la titolare di un asilo nido privato, ed ha raccontato che si prostituisce per necessità economica, provocata dalla chiusura della struttura scolastica. Analoghe sono anche le vicissitudini delle altre due compagne, entrambe recentemente licenziate. I poliziotti hanno proceduto al sequestro dell’appartamento e hanno denunciato la proprietaria per sfruttamento della prostituzione.

La Polizia e la Guardia di Finanza hanno sequestrato beni per 5 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Corsi d’oro” a carico degli enti della formazione professionale di Messina per cui è stato chiesto l’arresto del deputato nazionale del Partito Democratico, Francantonio Genovese. Il provvedimento di sequestro, firmato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, è stato notificato ad oltre 30 istituti di credito in cui gli indagati hanno la disponibilità di circa 120 conti correnti. Il sequestro è stato emesso, in termini tecnici, “per equivalente”, quindi a garanzia della restituzione dei fondi pubblici che sarebbero stati illecitamente percepiti e delle imposte eventualmente evase. A carico di Genovese è stato eseguito un sequestro del valore di 733.659 euro, e nei confronti di sua moglie, Chiara Schirò, di 119.552 euro.

Lo scandaloso caso dei precari falsi poveri della Regione Sicilia. Sono stati notificati i primi provvedimenti di licenziamento agli 85 lavoratori precari ex Pip di Palermo che hanno usufruito del sussidio mensile senza averne i requisiti di povertà. I controlli dell’assessorato regionale si concluderanno in settimana. A denunciare la presenza di precari milionari, come si ricorderà, è stato pochi giorni addietro il presidente della Regione, Rosario Crocetta. La dirigente regionale Anna Corsello spiega : “siamo a metà lavoro, ed è probabile che emergeranno altre irregolarità. Molti sussidi sono stati assegnati sulla base di autocertificazione. Sono 3mila i cosiddetti ex Pip”. Nel frattempo si è scatenato uno scontro tra Comune di Palermo e Regione allorché l’assessore regionale al Lavoro, Ester Bonafede, intende assegnare oltre 300 precari al Comune.

A Palermo, la Direzione investigativa antimafia, su proposta del direttore della Dia, Arturo De Felice, ha sequestrato beni per oltre 5 milioni di euro, che sommati ai precedenti sequestri raggiungono la cifra complessiva di 21 milioni di euro, all’ imprenditore palermitano Giuseppe Bordonaro, di 55 anni. Giuseppe Bordonaro ha operato, insieme al padre Salvatore, deceduto, ed ai fratelli Pietro e Benito, nella gestione di cave di pietra con produzione e commercializzazione di calcestruzzo, conglomerati bituminosi, cemento, materiale per costruzioni e marmo, producendo dalla “cava Bordonaro” uno dei marmi più pregiati e rari, conosciuto come la “pietra di Billiemi”. Secondo gli investigatori, l’imprenditore avrebbe consolidato la sua posizione nel settore degli appalti attraverso rapporti con esponenti mafiosi di spicco come Angelo Siino, il cosiddetto “ministro dei lavori pubblici” di Cosa Nostra. A suo carico gravano anche le dichiarazioni di numerosi pentiti.

Dalle intercettazioni delle conversazioni in carcere di Totò Riina emerge che il telecomando usato per la strage in via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato piazzato nel citofono dell’abitazione della madre del giudice. Il boss l’avrebbe confidato al detenuto Alberto Lorusso, il presunto affiliato alla mafia pugliese con cui si è per mesi accompagnato durante le ore d’aria nel carcere di Opera a Milano. Le conversazioni tra Riina e Lorusso sono molto confuse e difficili da decrittare, e non si capisce se l’esplosione dell’autobomba che uccise Borsellino e gli agenti della scorta sia stata provocata dallo stesso magistrato, citofonando all’appartamento della madre, o se ad azionare il congegno, piazzato nel citofono, sia stato, come ritengono gli investigatori, il boss Giuseppe Graviano nascosto a poca distanza. Nessun pentito ha mai chiarito, finora, chi abbia azionato il telecomando usato per l’eccidio di via D’Amelio.

Un uomo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Palermo, in via Eugenio l’Emiro alla Zisa. La vittima è Giuseppe Di Giacomo, un pregiudicato di 47 anni con precedenti di droga.  L’uomo era insieme al figlio dentro una Smart. Lì il killer l’ha sorpreso sparando un primo colpo. L’uomo ha cercato di scappare ma non ce l’ha fatta. Il corpo è stato ritrovato sul marciapiede. Di Giacomo stava tornando a casa, in via Corradino di Svevia, quando è stato assassinato. Di Giacomo aveva dei precedenti penali anche per fatti di mafia. Era stato arrestato nel 2008 in un maxi blitz che aveva decapitato le cosche emergenti di San Giuseppe Jato e San Cipirello

Il pubblico ministero Nino Di Matteo, pubblica accusa al processo sulla presunta trattativa Stato –mafia in corso innanzi alla Corte d’Assise di Palermo, e bersaglio di gravi minacce da parte del boss Totò Riina, ha chiesto il trasferimento alla Direzione nazionale antimafia. La sua è una delle 68 domande presentate dai magistrati di tutta Italia per 3 posti da sostituto procuratore della Dna. Anche un altro pubblico ministero dello stesso processo, Francesco Del Bene, ha chiesto il trasferimento dalla Procura di Palermo. Il pool che ha istruito il dibattimento sul processo cosiddetto “Trattativa” ha già due magistrati in meno : Antonio Ingroia, che dopo essersi candidato alle Politiche ha rinunciato alla toga, e Lia Sava, trasferita alla Procura di Caltanissetta. Della squadra sono componenti anche l’aggiunto Vittorio Teresi e il sostituto Roberto Tartaglia. A Palermo, la domanda per la Direzione nazionale antimafia è stata presentata, tra gli altri, anche dal gup Lorenzo Matassa e dai pm palermitani Laura Vaccaro, Paolo Guido e Gaetano Paci.