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Ansa

“Altra aggressione ai danni di un medico ospedaliero a Villa Sofia. Ieri sera è toccato, a un medico di guardia del Pronto Soccorso Pediatrico”. A denunciarlo è Giuseppe Bonsignore segretario regionale CIMO (Confederazione Italiana Medici Ospedali).

“Nonostante gli appelli ripetuti – sottolinea Bonsignore – non si riesce ad arginare questo crescendo di episodi di violenza nei confronti dei medici ospedalieri. Sono fatti incresciosi che meriterebbero maggiore attenzione da parte di chi è preposto alla tutela e alla incolumità del personale sanitario”.

“La dottoressa in servizio – aggiunge Bonsignore – è stata ripetutamente spintonata dai genitori di un piccolo paziente che, come accaduto altre volte, si rifiutavano di far fare il tampone nasale per escludere positività al Covid. Sono intervenuti i Vigilantes e la Polizia. Il piccolo paziente è alla fine risultato positivo al Covid e per questo trasferito al Di Cristina”.

Il medico vittima dell’aggressione ha sporto denuncia nei confronti dei genitori del paziente.

Lo scorso 26 gennaio, innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, il pubblico ministero Pierangelo Padova, al termine della requisitoria nel giudizio abbreviato, ha chiesto 13 condanne e 3 assoluzioni nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Oro bianco” su presunte ipotesi di reato, gravanti a Palma di Montechiaro, legate all’associazione mafiosa e alle sostanze stupefacenti. Ebbene, adesso è stata emessa sentenza. Rosario Pace, 60 anni, 16 anni di reclusione. Poi 12 anni di reclusione per l’ex consigliere comunale di Palma di Montechiaro, Salvatore Montalto, 52 anni. Gioacchino Rosario Barragato, 60 anni, 12 anni di reclusione. Francesco Bonsignore, 55 anni, 5 anni e 8 mesi. Sarino Lauricella, 51 anni, 12 anni. Domenico Manganello, 47 anni, 18 anni e 8 mesi. Giuseppe Morgana, 36 anni, 10 anni e 8 mesi. Emanuele Pace, 34 anni, 10 anni. Gioacchino Pace, 41 anni, 16 anni e 8 mesi. Giuseppe Blando, 46 anni, di Favara, 11 anni e 8 mesi.

A Palermo i Carabinieri della Compagnia di Piazza Verdi hanno arrestato Davide Lecce, 40 anni, palermitano, già noto alle forze dell’ordine, per il reato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione, nel quartiere Brancaccio, sono state rinvenute oltre 150 dosi tra crack e cocaina, e quasi 400 euro in banconote di piccolo taglio. La droga recuperata è stata sequestrata e sarà smistata al Laboratorio analisi sostanze stupefacenti del Comando provinciale per le verifiche ponderali e qualitative. L’indagato risulta percettore del reddito di cittadinanza ed è stato segnalato all’INPS per la sospensione del beneficio. L’arresto è stato convalidato dal Tribunale, che ha imposto a Davide Lecce la misura cautelare dell’obbligo quotidiano di presentazione alla Polizia giudiziaria e dell’obbligo di dimora nel Comune di Palermo.

I Carabinieri hanno catturato Nicolò Di Michele, 32 anni, in una villetta a Trabia, in provincia di Palermo. E’ stato ricercato dallo scorso 6 luglio perché sfuggito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta antimafia intitolata “Vento”, a carico di presunti esponenti del mandamento mafioso di Porta Nuova, impegnati nelle estorsioni e nello spaccio di droga. Secondo i Carabinieri Nicolò Di Michele avrebbe rifornito le piazze di spaccio con cocaina, hashish e marijuana. Le operazioni “Vento 1 e 2” sono state condotte d’urgenza, tramite l’applicazione dei fermi di indiziato di delitto, per scongiurare reazioni sanguinose all’omicidio di Giuseppe Incontrera lo scorso 30 giugno a Palermo.

«La gran parte delle norme impugnate non sono di iniziativa governativa e comunque non determinano alcun effetto sugli equilibri di bilancio della Regione, né tanto meno nell’esame del disegno di legge di variazioni di bilancio che immette nuove risorse finanziarie per quasi 900 milioni di euro». Lo afferma l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, in merito alla decisione del Consiglio dei ministri di impugnare alcune norme della Legge di stabilità regionale approvata dall’Ars lo scorso 14 maggio.

Il pubblico ministero di Termini Imerese, Giacomo Barbara, ha chiesto la pena dell’ergastolo a carico di Pietro Morreale, 20 anni, imputato di avere ucciso la fidanzata Roberta Siragusa, 17 anni, la notte tra il 23 e il 24 gennaio del 2021. Lui ha consentito il ritrovamento del corpo della ragazza parzialmente carbonizzato dalle fiamme. E sostiene che lei si sia suicidata. Il pubblico ministero ha affermato: “Morreale era all’interno dell’automobile con Roberta. Lui era a guidare l’automobile fino al campo sportivo. Lui era a trascinare il corpo in fiamme di Roberta e a nasconderlo in un dislivello scosceso. Lui era a spostare l’automobile e a tentare di telefonare ad altri amici mentre il corpo di Roberta era ancora in fiamme. Lui era ad allontanarsi dal campo sportivo a bordo della sua auto, lasciando il corpo bruciato e senza vita di Roberta nascosto nel dislivello scosceso. Dobbiamo quindi chiederci: è stato lui a dare fuoco a Roberta dopo averla colpita più volte alla testa? Non vi sono dubbi che la morte di Roberta Siragusa sia un omicidio e non un suicidio”.

A Palermo la Polizia ha arrestato ai domiciliari, con divieto di svolgere attività per un anno, tre rappresentanti di società di pulizie e due responsabili di centri di accoglienza. Sarebbero responsabili di sfruttamento di immigrate nigeriane ospiti. Le donne sarebbero state rese schiave, tra ricatti e turni di lavoro massacranti di 10-12 ore al giorno per 400 euro mensili. I cinque risponderanno ai magistrati di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo, nonché truffa ed estorsione. Le nigeriane avrebbero svolto mansioni di badanti e addette alle pulizie in alcuni esercizi ricettivi di Palermo e di Castelvetrano. Riscontrati contratti di lavoro in nero, orari di lavoro dichiarati nettamente inferiori a quelli effettivamente svolti, mancato versamento dei contributi previdenziali, minacce di licenziamento o di allontanamento dai centri d’accoglienza in caso di denuncie.

Anziani vessati, picchiati, legati e sedati: sei misure cautelari eseguite dalla Guardia di Finanza a Palermo alla Comunità alloggio “Il Giardino delle Strelizie”.

A Palermo la Guardia di Finanza ha eseguito sei misure cautelari a carico del titolare della Comunità alloggio “Il Giardino delle Strelizie” in viale Lazio, e di cinque operatori. Gli si contesta il reato di maltrattamenti aggravati. Al titolare, Valerio Alagna, 36 anni, è stato imposto il divieto di esercizio di attività imprenditoriale in strutture assistenziali o case di riposo per anziani per un anno. Per gli operatori assistenziali Gaetana Montalto, 49 anni, Maria Lo Iacono, 59 anni, Patrizia La Mattina, 55 anni, Antonina Militello, 42 anni, e Vincenzo Cascino, 54 anni, è scattato il divieto di prestazione di attività professionale in strutture assistenziali o case di riposo per anziani per un anno. L’inchiesta, intitolata “Giardino oscuro”, è stata avviata a seguito della segnalazione di un ospite della Comunità. Sarebbero numerosi gli episodi di vessazioni, angherie e violenze fisiche, tra schiaffi, pugni e strattonamenti, e poi offese e minacce finanche di morte. Dalle indagini è emerso inoltre che gli operatori erano soliti legare gli anziani per ore, somministrandogli, inoltre, farmaci in misura superiore rispetto alle prescrizioni mediche per sedarli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale nell’ordinanza cautelare tra l’altro ha scritto: “Le continue offese, le umiliazioni, le minacce, le percosse, le ingiurie poste in essere nei confronti degli ospiti della struttura assistenziale, integrano il delitto di maltrattamenti, potendo certamente tali atti, per la loro intensità e abitualità, essere fonte di disagio continuo per le persone offese”. E il colonnello Gianluca Angelini, comandante del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, commenta: “Ancora una volta emerge la necessità di assicurare tutela e protezione per i nostri anziani, soggetti fragili e indifesi, che hanno il diritto di essere curati e accuditi all’interno di strutture in grado di assicurare una qualità di vita dignitosa, fronteggiando adeguatamente le esigenze di coloro che sono bisognevoli di assistenza. La Guardia di Finanza, quale polizia economico – finanziaria a forte vocazione sociale, continuerà incessantemente a tutelare gli operatori economici onesti e le fasce più deboli ed esposte a rischio della popolazione”.

“Un sostegno concreto agli agricoltori siciliani attraverso uno stanziamento di fondi per fornire carburante agricolo a costo agevolato per interventi nelle colture che sono maggiormente in difficoltà a causa della perdurante siccità”.

E’ la proposta che il parlamentare regionale del Partito Democratico Michele Catanzaro ha deciso di sottoporre all’attenzione del governo regionale e di tutti gli schieramenti politici per consentire “irrigazioni straordinarie di soccorso”, così come si sta opportunamente facendo in altre regioni italiane.

“E’ un provvedimento urgente e indispensabile – dice Catanzaro – un aiuto che per i nostri produttori agricoli siciliani rappresenterebbe una vera e propria boccata d’ossigeno in un momento di grande difficoltà sia per le carenze idriche che per i rincari energetici”.

“Il governo regionale si faccia concretamente carico del grido di allarme lanciato dai nostei agricoltori – continua Catanzaro – non sarebbe difficile attraverso una variazione di bilancio individuare le risorse necessarie. La vicinanza alle imprese mi porta a cercare soluzioni, questo intervento di sostegno credo sia realizzabile, per questo chiedo anche l’appoggio di tutti gli schieramenti politici e dei colleghi deputati dell’Ars, non possiamo rimanere inerti di fronte alle accorate richieste di aiuto di uno dei nostri settori produttivi più importanti per l’economia dell’isola”.