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Dalla stanza del primario di audiologia del Policlinico di Palermo qualcuno ha rubato un pc portatile che contiene un sofisticato software, da 10 mila euro, utilizzato per la riabilitazione dell’acufene, un progetto capofila in Italia con partner americani e canadesi. E’ per questo motivo che il primario, Aldo Messina, lancia un appello: “Riportatelo, serve a salvare vite umane”. “Avevamo avuto questo software che stava dando grandi risultati per cercare di alleviare la vita a tante persone che vivono un vero dramma – dice il primario – Chi ha rubato il portatile non si rende conto del danno”. Un furto che lascia l’amaro in bocca al medico: “Non so davvero cosa dire domani ai miei pazienti che si sono affidati a questa nuova tecnica per tornare a vivere, da questo pomeriggio penso a una donna, una paziente che mi aveva confessato di avere pensato al suicidio e che stava tornando a una vita normale”.

 

 

 

L’ingresso del Policlinico ”Giaccone” di Palermo

Si profila la reintroduzione dei tetti, ma importo da concordare, agli stipendi del personale dell’Assemblea regionale siciliana, misura prevista nell’accordo triennale scaduto a fine anno e che prevedeva la soglia massima di 240 mila euro lordi omnicomprensivi per i dirigenti e sotto-tetti per le altre carriere. Sarebbe questo l’indirizzo che il Consiglio di presidenza dell’Ars intende dare alla trattativa che formalmente si aprirà il prossimo 17 gennaio.

Dal discorso programmatico del presidente Musumeci emerge certamente un nuovo stile nell’approccio con il parlamento siciliano.
Ora però alle idee enunciate devono seguire i fatti, dopo anni di inerzia dovuti non solo alle lungaggini della burocrazia ma anche agli scarsi risultati della politica. Per noi di Sicilia Futura il tema principe di questi cinque anni di legislatura deve essere il lavoro,
come lo stesso presidente della regione ha voluto indicare. Per noi sarà fondamentale, ed anche motivo di apprezzamento, che il governo regionale punti sull’impresa privata per rimodulare i fondi europei.
Abbiamo la necessità che la Sicilia si industrializzi e che le aziende siciliane sperimentino proprio questa opportunità per creare lavoro e contribuire alla crescita del Pil siciliano. Daremo attenzione anche al rilancio del turismo e dei beni culturali, suggerendo idee e
verificando l’azione del governo, e siamo per il museo unico regionale. Ci aspettiamo un cambio di passo sulla formazione professionale con un orientamento verso la work esperience. Ed infine sui rifiuti ci aspettiamo che si facciano azioni serie per aumentare la raccolta differenziata e che si sanzionino davvero i comuni che
sulle politiche di igiene ambientale sono indietro ed inefficienti”.
Lo afferma Nicola D’Agostino, capogruppo di Sicilia Futura all’Assemblea regionale siciliana.

Beni per un valore di oltre tre milioni di euro sono stati confiscati dal Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Caltanissetta che sta eseguendo due decreti di confisca emessi dal Tribunale di Caltanissetta (Sezione Misure di Prevenzione) su proposta del Direttore della Dia. Il provvedimento è stato emesso nei confronti dell’imprenditore Filippo Sciascia, 71enne di Gela (Caltanissetta) e nei confronti di Giuseppe Castiglione, 72enne di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta).

“Le risultanze investigative e giudiziarie ricostruite dalla Dia hanno consentito di far emergere il profilo e la caratura criminale di Sciascia – dicono gli inquirenti – quale persona vicina a Cosa nostra, in particolare al boss capomafia gelese Daniele Emmanuello, morto nel 2007 dopo una lunga latitanza, che lo riteneva capace di infiltrarsi negli affari orbitanti intorno al petrolchimico di Gela, tanto da costituire società ad hoc solo formalmente intestate a terzi, ma risultate riconducibili a Sciascia”.

 

“Lo spessore criminale di Castiglione – dice la Dia – è stato confermato dalle acquisizioni testimoniali di diversi collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come coinvolto in alcuni omicidi avvenuti nei primi anni ottanta e, come collettore di attività estorsive per conto della famiglia mafiosa di Cosa nostra riconducibile al noto Giuseppe ”Piddu” Madonia”.

“Con il provvedimento di oggi – dice la Dia – oltre ad essere stata applicata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con l’obbligo di soggiorno per la durata di tre anni, sono state confiscate a Sciascia quote e compendi aziendali di tre società di Gela; a Castiglione, invece, sono state definitivamente confiscate due imprese individuali con oggetto servizi di pompe funebri, un fabbricato e 23 tra rapporti bancari e postali”. Il valore complessivo dei beni oggetto di confisca ammonta a circa 3 milioni di euro.

DIA

 

Mentre al personale dell’ufficio Tributi di palazzo dei Giganti viene liquidato l’incentivo – pari a complessivi 40 mila euro – per aver permesso all’ente di riscuotere, dopo aver fatto notificare 11.549 avvisi di accertamento per l’Ici non pagata, ben 856.303 euro, nelle case degli agrigentini, in questi giorni, stanno arrivano 9 mila accertamenti Imu e 2.500 solleciti di pagamento per la Tia del 2012.

Sarà, dunque, un Capodanno complicato per quanti dovranno mettere in conto – dopo aver pagato il saldo Tari 2017 per cui erano stati inviati circa 27 mila avvisi – anche l’esborso dei soldi necessari per saldare le cartelle esattoriali.

Il Comune, fra solleciti ed avvisi di accertamento, sta cercando di recuperare quanto fino ad ora non ha incassato. Un’autentica «guerra» contro l’evasione fiscale che va in parallelo con il tentativo di far tornare a respirare, magari anche risanando, le casse comunali. La stessa strategia era stata già del resto messa in campo negli anni passati, tant’è che – almeno per il recupero dell’Ici – ha permesso di incassare delle somme importanti. Somme che hanno permesso ai dipendenti dell’ufficio Tributi d’ottenere l’incentivo per l’anno 2016. Incentivo che è stato messi in pagamento per i 16 impiegati che sono riusciti a far recuperare la somma complessiva di 856.303 euro oltre ai ruoli coattivi emessi per l’Ici 2010 per un importo di 2.297.147 euro.

A Palermo, una ragazza minorenne sarebbe stata violentata da un gruppo di coetanei con i quali è stata al mare. L’episodio è stato denunciato dalla presunta vittima, che si è rivolta anche alle cure dei sanitari, e sarebbe accaduto nella spiaggia di Romagnolo a Palermo. Secondo indiscrezioni,  i presunti autori della violenza sarebbero già stati ascoltati dagli agenti della squadra mobile.
fonte teleacras

“Basta con la retorica del ricordo”. L’ intervento di Tina Montinaro, presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, che afferma : “anche quest’anno le istituzioni regionali e la classe politica siciliana si sono contraddistinte per il manifesto disinteresse verso la memoria di Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo, i tre poliziotti, morti il 23 maggio del 1992, insieme al giudice Giovanni Falcone e a sua moglie Francesca Morvillo. Ci auguriamo che, per conservare un briciolo di coerenza e onestà intellettuale, non sfoggino la solita retorica del ricordo, buona solo a far passerella sul palcoscenico dell’antimafia parolaia. Dal 2012 si attende che partano i lavori per il Parco della Memoria Quarto Savona 15, che doveva nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco. Avevamo avuto l’assicurazione dall’allora governatore Raffaele Lombardo che ci sarebbero stati i finanziamenti, ma oggi non si trova né la delibera promessa né i finanziamenti, ai quali avrebbe partecipato anche l’Anas. Ho chiesto più volte all’attuale presidente della Regione, Rosario Crocetta, di incontrarmi, ma è stato tutto inutile, come vane sono state le rassicurazioni di molti politici. Che dicano chiaramente : non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno”.
fonte telecras

La Corte d’Appello di Palermo ha assolto i boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo, la moglie di Salvatore, Rosalia Di Trapani, e l’avvocato Marcello Trapani, ritenuto vicino al clan e adesso collaboratore di giustizia. I 4 sono imputati di estorsione, e hanno subito in primo grado la condanna per avere chiesto il pizzo a due commercianti, Andrea e Gioacchino Conigliaro, intenzionati ad avviare una macelleria ”Il mercatone della carne”. I Lo Piccolo, attraverso l’ex legale Marcello Trapani e Rosalia Di Trapani, moglie di Salvatore Lo Piccolo, avrebbero pressato il commerciante.
fonte teleacras