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Dopo 40 giorni Fratel Biagio Conte, il missionario laico fondatore della Missione Speranza e Carità di Palermo, ha deciso di sospendere il digiuno e di rientrare in una delle sedi della sua organizzazione che assiste oltre un migliaio di indigenti. Fratel Biagio Conte spiega: “Ho sentito nel cuore il buon Dio che mi invita a portare questo messaggio di Pace e di Speranza a questa umanità tanto travagliata, tanto sofferente, ma ho anche sentito nel cuore di riguardarmi il ‘fratello corpo’. Sto rientrando con il cuore pieno di speranza, sento di portarla e donarla a tutti e di continuare a portare a tutti questo messaggio di Pace e di Speranza, affinché questa società possa migliorare”. Fratel Biagio ha trascorso questi 40 giorni in una grotta tra le montagne di Palermo, in preghiera e in digiuno per essere solidale con le famiglie disagiate e le persone più fragili della società. Ha lanciato appelli alle istituzioni, alla Chiesa e a tutte le religioni, ai responsabili dei mezzi di informazione invitandoli ad adoperarsi ciascuno per la propria parte “al fine di – ha ripetuto – cambiare radicalmente questa società in modo da non lasciare nessuno indietro”.

Il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, a conclusione della requsitoria, ha chiesto la condanna all’ergastolo a carico del boss palermitano di Brancaccio Giuseppe Graviano e per Rocco Santo Filippone, presunto esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro, imputati nel processo cosiddetto “‘Ndrangheta stragista”. Graviano e Filippone sarebbero i mandanti dell’omicidio dei due carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio del 1994 sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, e dei tentati omicidi a danno di altre due pattuglie dell’Arma tra il 1993 e il 1994.

A Palermo, nel rione dei Danisinni, un violento scontro tra famiglie, culminato in una sparatoria, è stato scatenato da un banale incidente stradale. Sono state arrestate dai Carabinieri tre persone: Antonino Gargano, 42 anni, Davide Gargano, 38 anni, e Gianluca Giordano, 28 anni. All’autorità giudiziaria risponderanno di rissa, lesioni personali, deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di arma da sparo.

In riferimento alle dichiarazioni e dell’Onorevole Pullara, in merito alle vicenda processuale relativa all’Avviso 8, in materia di formazione professionale, l’assessore regionale Roberto Lagalla dichiara:

“Con riferimento alla interrogazione relativa all’avviso 8, vorrei tranquillizzare l’onorevole Pullara in ordine al pieno rispetto, da parte dell’assessorato all’istruzione e formazione professionale, della sentenza recentemente disposta dal CGA Sicilia, in esito ad un lungo contenzioso nato nel 2016 e in nessun modo ascrivibile alla responsabilità di questo Governo. Entro i 60 giorni fissati dal dispositivo, il competente dipartimento dell’assessorato provvederà regolarmente a redigere la nuova graduatoria, sulla base dei criteri fissati dal Giudice amministrativo di appello. Deve infine precisarsi che è destituita da ogni fondamento la sussistenza attuale di ogni e qualsiasi forma di commissariamento, dal momento che quest’ultimo si istaurerebbe solo in caso di inadempimento assessoriale nei previsti 60 giorni. Di certo il Governo provvederà a riscontrare formalmente l’interrogazione dell’onorevole Pullara, con maggiore e più dettagliata descrizione degli eventi e dei contenziosi succedutisi negli anni, così da assicurare all’interrogante una più profonda e matura  conoscenza dei fatti”.

Il gruppo parlamentare del M5S all’Ars esprime solidarietà alla deputata M5S alla Camera,  Azzurra Cancelleri, vittima, a quanto si apprende dalla stampa,  assieme al marito  Santino Lo Porto, di un tentativo di ‘mascariamento’ che sarebbe stato messo in atto dal sindaco di Santa Caterina  di Villarmosa allo scopo di screditare la coppia sui social.

Episodi vigliacchi come questo – afferma il capogruppo Giorgio Pasqua – non fanno altro che confermare come l’attività dei portavoce M5S, sempre al servizio della collettività,  sia spesso una spina nel fianco, da togliere con tutti i mezzi possibili, per chi opera nel torbido.  Ad Azzurra e Santino  vadano la nostra vicinanza e il nostro caloroso abbraccio”.

“Le vicende di Erice legate ad indagini della magistratura per le quali prendo atto delle opportune dimissioni del sindaco, possono aprire inediti scenari sotto il profilo della governance territoriale. Torna di assoluta attualità il tema della unificazione dei due comuni di Erice e Trapani che sono e costituiscono un unicum territoriale ad oggi ancora assurdamente separato. Questa proposta di cui si parla da tanto tempo costituirebbe una ovvia opportunità per dare linearità all’azione amministrativa a favore dei cittadini dei medesimi comuni. Oggi questa idea trova un’ulteriore legittimazione alla luce della possibilità che il comune di Trapani possa essere privato di una vasta porzione di territorio e di una consistente fetta di popolazione se, come sembra, il parlamento regionale darà voto favorevole al ddl che istituisce il comune autonomo di Misiliscemi. Non vorrei tuttavia dare l’impressione che si tratti di una mera compensazione, quanto piuttosto di una necessità da sempre avvertita dai cittadini trapanesi ed ericini. Del resto ad Erice vetta abitano ormai poco più di duecento persone, mentre il resto della popolazione vive di fatto a Trapani. Un accorpamento dei territori in un unico Comune consentirebbe un indubbio vantaggio anche per il miglioramento dei servizi per i cittadini. È incredibile pensare che oggi nessuno nasce a Trapani nonostante vi abiti, poiché l’ospedale si trova nel territorio di Erice. Così come è assurdo che molte abitazioni hanno un doppio ingresso, su due vie di cui una in territorio di Trapani e l’altra in territorio di Erice, con la conseguenza che nascono anche problematiche di origine impositiva, fiscale e di funzionalità ed efficacia dei servizi. Questa assurda situazione che si trascina da anni, deve trovare risoluzione definitiva. Auspico uno scatto di orgoglio della politica affinché si possa giungere alla fusione territoriale e per questo annuncio la presentazione di un disegno di legge già nei prossimi giorni per semplificare il lungo e complesso iter attualmente previsto dalla vigente normativa, lo stesso che ha seguito con successo fino ad oggi il comitato per la costituzione del comune di Misiliscemi”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

Va fermato il recupero degli arretrati ai lavoratori forestali siciliani. A dirlo sono i segretari generali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil nell’isola, Pierluigi Manca, Tonino Russo e Nino Marino, che hanno inoltrato all’amministrazione regionale una formale diffida legale nel proseguire nel prelievo delle somme a suo tempo corrisposte ai lavoratori. “Questo recupero non ha fondamento giuridico” affermano Manca, Russo e Marino che aggiungono: “Dopo il nostro atto formale è stato convocato per il prossimo 17 luglio, alla presenza dell’assessore regionale al Territorio, Toto Cordaro e di Edy Bandiera, assessore regionale all’Agricoltura, il comitato paritetico regionale”.

Nel maggio 2017, la Commissione Elettorale Circondariale ammetteva il candidato Francesco Giunta alla competizione per l’elezione del sindaco di Termini Imerese, nonostante quest’ultimo avesse riportato – a seguito di patteggiamento – una condanna a mesi sedici di reclusione per i reati di truffa e falso

La Commissione Elettorale Circondariale, invero, aderiva alla tesi prospetta – con apposito parere –   dall’avv. Gaetano Armao, attuale Vice presidente della Regione Sicilia e Assessore  all’Economia.

In particolare, con tale parere, l’avv. Gaetano Armao aveva sostenuto che, ai sensi della legge Severino, l’incandidabilità opererebbe solo per coloro che  abbiano riportato una condanna superiore a sei mesi per e ai quali  fosse stata contestata l’aggravante di cui  all’ art. 61 n. 9 del codice penale  (ossia “avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio…”);  tale aggravante non sarebbe, di contro,  stata applicata – in sede di condanna – all’avv. Giunta.

Per effetto dell’ammissione del candidato Giunta alla competizione elettorale lo stesso partecipava al primo turno elettorale – tenutosi in data 11 giugno 2017 – concorrendo con altri 4 candidati Sindaco e segnatamente i candidati Vincenzo Fasone,  Armando Di Liberto, Pietro Sorce  e Giuseppe Maria Preti.

In esito al primo turno elettorale, il candidato Giunta e il candidato Fasone venivano ammessi al turno di Ballottaggio.

In esito al turno di ballottaggio, il candidato Giunta risultava essere il candidato più votato con 4.962 voti, conseguendo 116  voti in più rispetto al candidato Fasone al quale venivano assegnati n. 4.846 voti.

Pertanto, con ricorso proposto innanzi al Tribunale di Termini Imerese il sig. ri Vincenzo Fasone, -candidato alla carica di Sindaco – il prof Curreri Salvatore, l’On.le  Francesco Piro e il sig. Michele Ciofalo, tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, – chiedevano  che venisse dichiarata l’incandidabilità dell’avv. Francesco Giunta.

In particolare, con il ricorso, gli avv.ti Rubino e Impiduglia hanno sostenuto che l’avv. Giunta – per effetto delle condanna a sedici mesi allo stesso inflitta per reati di truffa e falso – fosse incandidabile alla Carica di Sindaco e andasse, pertanto, dichiarato decaduto in applicazione della legge Severino.

Nelle more del giudizio (e segnatamente nel marzo 2019), l’avv. Giunta – dopo aver ricevuto, nell’ambito di un procedimento penale, un avviso di garanzia –  rassegnava le proprie dimissioni dalla Carica di Sindaco di Termini Imerese.

La Corte d’Appello di Palermo – Presidente Antonio Novara, Relatore Dott. Antonino Di Pisa -, con sentenza del 10 luglio 2020, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere – essendo ormai intervenute le dimissione dell’avv. Giunta -, ma ha allo stesso tempo rilevato che ,“ se non fossero sopravvenute le dimissioni e non fosse, di conseguenza, venuta meno la materia del contendere, avrebbe dovuto ritenersi sussistente l’ipotesi di incandidabilità di Giunta Francesco alla carica di Sindaco”,

In particolare, la Corte d’Appello, aderendo alle tesi degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha rilevato che la Legge Severino non si limita a prevedere l’incandidabilità dei soli soggetti condannati – a pena superiore ai sei mesi –   per i reati aggravati ex art 61 n. 9,  ma reca  una norma di chiusura comprendente tutti i reati che risultino, comunque, commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio.

Dunque, la Corte d’Appello, smentendo gli assunti contenuti nel sopracitato  parere dell’Avv. Gaetano Armao, ha ritenuto che i numerosi reati di truffa e di falso commessi dal Giunta quale mandatario della Siae (e oggetto di una condanna a 16 mesi di reclusione), rientrino tra le cause di inacndidabilità previste dalla  legge Severino.

La Corte d’Appello di Palermo ha, inoltre, condannato l’Avv. Giunta (in solido con i sig.ri Licia Fulllone, Giuseppe Di Blasi e Rosa Lo Bianco-  ex assessori e consiglieri) al pagamento delle spese legali dei due gradi di giudizio liquidate in complessivi euro 6.000 oltre accessori.

“Mai come in questo momento che numerose indagini, a Trapani, nel nostro territorio lambiscono, coinvolgono e in taluni casi travolgono politici e amministratori, rimarcare di essere e restare garantisti non ci esime dall’assumere una posizione chiara rispetto alla questione morale che non può restare confinata alle sole affermazioni di principio. Il tema richiama all’impegno di rappresentare con le condotte personali, le scelte compiute, gli atti amministrativi, le frequentazioni, la ricerca del consenso, un modo di essere, inequivocabile, chiaro, trasparente e assolutamente immune da logiche clientelari o peggio di prossimità a sistemi e ambienti illeciti. Quando i giornali pubblicano la foto di un deputato che abbraccia e bacia un mafioso non si può che sentirsi invadere dal disgusto e dalla indignazione. Eppure bisognerebbe riflettere su due banali considerazioni: la prima è interna alla politica e riguarda le scelte operate dai segretari dei partiti troppo attenti al consenso e assai meno alla qualità del soggetto da candidare; la seconda riguarda i cittadini che assai meno degli stessi partiti sono interessati alle qualità del soggetto da votare. Più volte ho criticato i metodi di selezione della classe dirigente.

Più volte e recentemente anche in un dibattito in Ars ho dichiarato e denunciato che in politica la mediocrità è elevata a valore e la furbizia è più importante dell’intelligenza. Questo perché il sistema (clientelare, affaristico e ovviamente anche quello mafioso) ha bisogno di garanzie per potersi riprodurre. E tali garanzie si trovano nel qualunquismo morale, in chi non opera distinzioni tra bene e male se non in funzione della categoria dell’utile. Purtroppo i fatti che accadono nel nostro territorio, le inchieste, gli arresti, le misure cautelari, fanno male direi paradossalmente a chi è estraneo a queste condotte, perché senza se e senza ma con altrettanto qualunquismo morale è facile inquinare anche le acque limpide e buttare dentro lo stesso contenitore dei rifiuti l’erba fresca con quella secca.

Questo dato ha consentito ai populismi di destra e di sinistra di colpire nel segno del disgusto acritico e acefalo tutti quelli che sono abituati a fare di tutta l’erba un fascio e troppo spesso si vedono coloro che adoravano il santo nella speranza di ottenere una grazia essere i primi a vomitargli contro con assoluta ferocia. Nell’uno e nell’altro caso la politica ne esce con le ossa rotte e poiché è difficile stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi, bisogna adoperarsi con attenzione perché qualcosa cambi e cambi davvero. Abbiamo visto vincere sindaci con slogan che inneggiavano all’essere perbene, come se questa condizione piuttosto che costituire un dato ovvio, scontato e comune a chiunque (dallo scienziato all’uomo della strada) dovesse al contrario garantire il buon governo e adeguate azioni di sviluppo. Abbiamo visto sventolare la bandiera della legalità da parte di soggetti che hanno utilizzato quella bandiera come una maschera dietro la quale nascondere il più vile dei tradimenti, commettere abusi, truffe e favorire illeciti interessi. Rispetto a tutto ciò, da garantisti riteniamo tuttavia che c’è un tempo per ogni cosa e sebbene si sia consapevoli che anche nella magistratura gli uomini fanno la differenza e nessuna istituzione sia oggi immune da situazioni che generano inquietudine, crediamo che sia inevitabile e non solo opportuno chiedere a chi si trova nell’impossibilità di garantire una serena azione amministrativa di tirarsi indietro con rispetto anche di se’ per potersi difendere nel modo migliore e avere il tempo per dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli contestano”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana, in un post pubblicato sul suo profilo facebook.

“Nonostante i roboanti annunci, il Decreto Semplificazioni del Governo Conte ha dimenticato la Sicilia escludendo il Ponte sullo Stretto dalle grandi opere pubbliche di cui avrebbe bisogno l’intero Paese. Una scelta miope e profondamente sbagliata che dimostra, ancora una volta, come a Roma si usino due pesi e due misure fra il Nord e il Sud”. Lo dice il segretario della Cisal Sicilia Nicola Scaglione.

“A che serve ammodernare la Palermo-Catania-Messina o portare l’alta velocità al Sud – si chiede Scaglione –  quando poi bisogna fermare tutto per usare i traghetti? Il Ponte sullo Stretto costerebbe appena quattro miliardi di euro, una cifra nettamente inferiore a quelle di altre opere che invece si realizzeranno nelle altre regioni, e gli stanziamenti europei del Recovery Fund  rappresentano l’ultima, vera chance di costruire un’infrastruttura che collegherebbe in modo stabile e veloce la Sicilia al resto d’Europa, rendendola realmente il punto di contatto fra i continenti e ponendola al centro del commercio internazionale. Chiediamo al presidente Musumeci di far sentire la voce del Governo regionale e di reclamare con forza la realizzazione del Ponte, ma ci appelliamo anche ai deputati e senatori eletti nella nostra Regione: i siciliani sono stanchi di promesse tradite e questa è un’opportunità unica di sviluppo che non possiamo perdere”.