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L’ omicidio dell’ avvocato Enzo Fragalà a Palermo : la consulenza fonica su un’ intercettazione, compiuta dai Carabinieri del Ris, confermerebbe il ruolo di Francesco Arcuri, uno dei tre arrestati per l’omicidio del penalista. Sono stati gli avvocati difensori di Arcuri a chiedere una perizia sull’intercettazione che incolperebbe Arcuri, allorché, secondo i legali, Arcuri al momento del delitto si sarebbe trovato altrove. Nel corso della intercettazione si parlerebbe di un legno, ed è una espressione che, secondo gli inquirenti, indicherebbe l’arma usata per uccidere l’avvocato Fragalà. Secondo i Carabinieri del Ris vi sarebbe un principio di compatibilità tra la voce che si ascolta nella conversazione e la voce di Arcuri. Meno netti sono i periti nominati dal Tribunale di Palermo secondo i quali il dialogo non è sufficientemente lungo per ottenere una conclusione certa


Attorno le 22.00 a Palermo nel popolare quartiere della Vucciria è crollato un palazzo di tre piani per fortuna disabitato e per la precisione in piazza Garraffello, punto nevralgico della movida panormita.
Un venditore ambulante è riuscito a mettersi in salvo, dai rilievi che hanno prontamente fatto i vigili del fuoco non ci sono feriti o tracce umane sotto i calcinacci. Il centro storico di Palermo non è nuovo di situazioni a limite, questo fatto di cronaca fa riflettere sulla manutenzione di vecchi edifici che devono essere monitorati e mantenuti per evitare delle vere e proprie tragedie.
foto: Marco Montes da Palermo

Massimo Ciancimino rilancia quanto già annunciato nel corso del processo sulla presunta trattativa Stato – mafia all’ epoca delle stragi, in corso in Assise a Palermo. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo afferma : “sono pronto a mettere a disposizione della Procura di Palermo 12 milioni di euro depositati su un conto estero appartenenti a mia madre, e se mi sarà dato il modo farò rientrare io stesso il denaro in Italia evitando rogatorie. Con questo gesto voglio smentire tutti quelli che dicono che sto collaborando con la giustizia per tutelare i miei soldi”.

La Corte d’ Appello di Palermo ha assolto il boss Rosario Gambino dall’accusa di traffico di droga. I giudici, al termine del secondo processo d’appello imposto dal rinvio della Cassazione, hanno annullato la precedente condanna a 20 anni. Il dibattimento è frutto di una inchiesta di Giovanni Falcone su un maxi traffico di droga tra gli Stati Uniti e la Sicilia, cosiddetta Pizza Connection. Gambino, nipote di Joseph Gambino, tra i capi di Cosa nostra statunitense, è stato condannato e detenuto 25 anni in America ed è stato estradato in Italia nel 2009. La Corte lo ha assolto con la formula “per non aver commesso il fatto”.

Angelo Provenzano, figlio del boss Bernardo, è stato interrogato oggi pomeriggio a Palermo nei locali della Direzione investigativa antimafia dai magistrati Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi. Il figlio di Provenzano è stato convocato per rispondere su un colloquio in carcere con il padre durante il quale il boss avrebbe confessato : “qui mi vogliono male”. La Procura, dopo il presunto tentativo di suicidio di Provenzano e gli gli incidenti subiti dal boss, caduto più volte in cella, hanno avviato un’inchiesta per accertare se vi siano stati tentativi per eliminare il padrino di Corleone.

Un nuovo pentito di mafia racconta le dinamiche dei clan in provincia di Palermo : gli omicidi, le estorsioni, gli attentati. Si tratta di Giuseppe Micalizzi, 41 anni, braccio destro di Giuseppe Lucido Libranti, il presunto reggente di Monreale. Tra le confessioni di Micalizzi vi è anche un omicidio : la lupara bianca di Giuseppe Billitteri, dissolto nel nulla nel marzo 2012 da Monreale. I racconti del neo pentito sono adesso nei faldoni dei pubblici ministeri Francesco Del Bene e Sergio Demontis nell’ambito dell’inchiesta “Nuovo Mandamento”, conclusa lo scorso aprile con 37 arrestati. La decisione di collaborare da parte di Micalizzi sarebbe motivata dal rischio di subire l’ergastolo e dalla certezza di essere stato strumentalizzato dai suoi capi.

L’ inchiesta della Procura di Palermo e della Guardia di Finanza cosiddetta “Rimborsopoli” all’ Assemblea regionale : sono iniziati gli interrogatori degli indagati, e oggi è stato ascoltato l’ ex capogruppo Francesco Musotto. Musotto si è avvalso della facoltà di non rispondere ai magistrati. Fuori dal Palazzo di giustizia ha dichiarato alla stampa : “nel 2011 me ne sono andato. Anzi, sono stato promotore della manovra per fare dimettere 46 deputati e consentire lo scioglimento dell’Assemblea regionale, ma nessuno mi ha seguito. Mi sono proposto con il partito nuovo, il partito autonomista, l’Mpa di Raffaele Lombardo, ma poi mi sono reso conto e sono un politico pentito. Di questi dipendenti fantasma nei gruppi non ne so nulla. Tutti quelli che venivano pagati lavoravano. Io non ho assunto sorelle, fratelli, cugini. I contratti li faceva il consulente”.

I contatti tra Bernardo Provenzano e soggetti forse legati alle Istituzioni emergerebbero dalle conversazioni tra Totò Riina e il capomafia pugliese Alberto Lorusso, depositate dai magistrati che indagano sulla presunta trattativa Stato – mafia. Nel colloquio tra i due, detenuti entrambi a Opera, risalente al 19 agosto scorso e trascritto dalla Direzione investigativa antimafia, si parla di un dialogo avviato da Provenzano con soggetti estranei a Cosa nostra. Secondo gli inquirenti, dopo una prima fase in cui è stato protagonista Totò Riina, la trattativa con le Istituzioni, sempre per il tramite dei Carabinieri, sarebbe proseguita con Provenzano.

Il pentito Gioacchino La Barbera depone al processo cosiddetto “Trattativa”, in corso in Corte d’Assise a Palermo. La Barbera, tra l’altro, ha dichiarato : “ in Cosa nostra c’era un certo ottimismo prima della sentenza della Cassazione sul maxi processo. Quando però a fine gennaio 92 la Corte confermò le condanne, avallando il teorema Buscetta, fu decisa una strategia di attacco allo Stato, con le stragi. Iniziammo con Falcone, che era sempre stato un nostro nemico dichiarato e si proseguì con Borsellino. L’obiettivo era anche colpire la Democrazia Cristiana, e tra gli obiettivi c’erano Salvo Lima, i cugini Salvo e l’ex ministro Calogero Mannino. Prima di essere arrestato, Giovanni Brusca mando’ il genero di Nino Salvo, Gaetano Sangiorgi, a Roma per capire se Claudio Martelli era un facile obiettivo. Sangiorgi studiò dove abitava e tornò dicendo che viveva sulla via Appia. Non so perche’ si era scelto lui. Forse perche’ s’era fatto tanto per procurargli i voti, e lui, Martelli, parlava male di Cosa nostra ed era stato uno dei protagonisti della legge sul 41 bis”. Poi, per eliminare Piero Grasso avevamo già l’esplosivo e i telecomandi. L’attentato doveva avvenire a Monreale, luogo in cui andava spesso per incontrare i suoceri. L’esplosivo andava collocato in un tombino nella strada in cui doveva passare con la macchina, ma ci fu un problema tecnico. Rischiavamo che scoppiasse prima del passaggio e non se ne fece più nulla. Si parlò anche di colpire i figli di Andreotti, perché il padre non aveva fatto nulla per Cosa nostra, si era disinteressato del 41 bis, non l’aveva fatto togliere e non aveva fatto tornare tutto come prima”.

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E’ morto a Palermo Manuele Costantino, un bambino di 8 anni affetto da una rarissima malattia che ha colpito solamente 7 bambini in tutto il mondo. I genitori hanno chiesto di accedere alle cure con il metodo Stamina di Vannoni. Così annuncia su Facebook il presidente di “Sicilia Risvegli Onlus” e vice presidente del Movimento Vite Sospese, Pietro Crisafulli, che rivolge un appello a Papa Francesco : “metta a disposizione il suo ospedale. Non c’è più tempo da perdere, qui muoiono donne, uomini e bambini”. Manuele, insieme alla madre, ha partecipato ad una manifestazione organizzata a davanti alla sede della Regione siciliana, a Palermo, il 29 ottobre scorso