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Almeno una ventina, ma potrebbero essere di più secondo quanto apprende l’ANSA a Palazzo dei Normanni, sono le ‘colf’ assunte dai deputati nei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana. Ma non si tratta certo di persone prese per fare le pulizie negli uffici del Parlamento più antico d’Europa, bensì di personale inquadrato come “portaborse”, ai quali gli onorevoli hanno fatto firmare contratti da collaboratore domestico.
    Un’escamotage usato dai parlamentari per pagare meno oneri previdenziali, che non è sfuggito alla Corte dei conti che ha già ascoltato in adunanza pubblica i capigruppo dell’Ars senza però entrare nel merito della tipologia contrattuale applicata ai 162 collaboratori, tra cui i cosiddetti D6 assunti dai deputati grazie a una norma, contenuta nella legge di recepimento del decreto Monti sulla spending review approvata quattro anni fa, scattata all’inizio di questa legislatura.
   

Finalmente il rappresentante di un Governo Siciliano, L’On. Gaetano Armao, ha avuto il coraggio di anteporre “i superiori interessi dei siciliani”, di Milazziana memoria, all’arroganza predatoria del Governo Nazionale.

La Sicilia è creditrice di 600 milioni di euro nei confronti dell’Italia in base ad una norma approvata dallo stesso governo nazionale.
Ma dopo aver preteso “sudore e sangue” dai siciliani, adesso lo Stato italiano ha “dimenticato” di rispettare una sua stessa legge che prevede la restituzione di una parte delle accise sui prodotti petroliferi siciliani.
Il Sinalp Sicilia condivide pienamente l’azione intrapresa dal Governo Musumeci attraverso il suo Assessore al Bilancio On. Armao nel pretendere il rispetto delle norme.
Non è tollerabile che l’Italia impone alla Sicilia, che da sola produce oltre un milione di greggio tra le estrazioni sulla terra e sul mare, la colonizzazione delle multinazionali petrolifere con 12 permessi di estrazione e ricerca ai quali vanno aggiunti altre 18 richieste di permessi di prospezione in attesa di autorizzazione, dei quali due sul mare, e non ci viene riconosciuto alcun ritorno economico.
Non è tollerabile che la Sicilia subisca l’invasione delle multinazionali petrolifere con il consequenziale inquinamento ambientale e le imposte vadano tutte allo Stato Nazionale.
I giacimenti di petrolio più importanti in Italia si trovano in Sicilia e nel suo immediato offshore, in particolare quello di Ragusa e quello di Gela sono i più grandi giacimenti in assoluto e sono perfettamente in linea con i grandi giacimenti del Golfo Persico, oltre a questi vi sono altri giacimenti sia nella parte orientale dell’isola che in quella occidentale.
La produzione di Greggio Siciliano nel Canale di Sicilia è gestito da ENI ed Edison con 6 piattaforme e 35 pozzi attivi, oltre alle richieste in attesa di approvazione, scippate alla Sicilia, delle multinazionali Northern Petroleum, Audax Energy e Transunion Italia.
Nella terraferma invece attualmente esistono 113 pozzi petroliferi, tutti in mano sempre a multinazionali che non lasciano nemmeno un centesimo nelle casse siciliane.
L’Italia non contenta di ciò, nel pieno della sua arroganza predatoria, con un Decreto Ministeriale del MISE pubblicato in Gazzetta ad Aprile 2017 concede alle multinazionali petrolifere la deroga al divieto di nuovi pozzi e nuove piattaforme entro le 12 miglia non tenendo conto o per meglio dire calpestando la volontà evidenziata dai cittadini italiani e siciliani con il referendum “antitrivelle” di Aprile 2016.
Ricordiamo ai siciliani che la Carta Costituzionale Siciliana prevede, all’art.36 ed all’art.37, la piena e totale autonomia fiscale della Sicilia rispetto all’Italia.
Invitiamo il Presidente On. Musumeci e l’Assessore On. Armao a denunciare la mancata attuazione della nostra autonomia fiscale che è stata fortemente voluta dai nostri padri anche attraverso una guerra civile. Non è accettabile che ancora oggi nel 2018 lo Stato italiano non vuole dare esecuzione piena al nostro Statuto.
La Sicilia contribuisce al fisco nazionale italiano con un prelievo fiscale totale, tra cittadini ed aziende, superiore a 67 miliardi di euro.
Di questa somma, se si rispettassero gli artt. 36 e 37 della nostra Carta Costituzionale, quasi il 100% rimarrebbe in Sicilia invece lo Stato predatore italiano ci restituisce solo il 40% che corrisponde a circa 26 miliardi, insufficienti per poter gestire ed organizzare il territorio regionale visto che tutti i costi che nelle altre regioni sono a carico dello stato nazionale, in Sicilia, nel rispetto dello Statuto autonomista, sono a carico della Regione Siciliana. 

“Le dichiarazioni rilasciate da S.E il Prefetto di Agrigento, in merito alla decisione ridurre le misure di protezione per la famiglia Cutrò, non hanno nulla di “tranquillizante” e non fugano certo i dubbi sui rischi che corre il Testimone di giustizia. Lo dico con tutto il rispetto dovuto alla Istituzione.

Le “approfondite valutazioni” che avrebbero portato alla “revisione in un’altra ottica dei meccanismi di protezione” probabilmente saranno state effettuate prima delle intercettazioni dell’ operazione “Montagna”, dalle quali appare evidente che presunti ambienti mafiosi del territorio guardano proprio al momento nel quale lo Stato abbandonerà l’odiato Cutrò.

“Omnia cum tempore”.

Revocare la scorta ai familiari di Cutrò significa infliggere, allo stesso, sofferenza morale, angoscia e sensi di colpa per una evidente sovraesposizione dei propri congiunti che diventano un obiettivo facile da colpire. Cutrò, infatti, a difesa della propria famiglia ha deciso di non utilizzare la scorta e muoversi da solo: “se devono farmela pagare colpiscano me e non la mia famiglia”. Di fatto, quindi, sia Ignazio Cutrò che la sua famiglia, al momento, circolano senza alcuna scorta.

“Ecce Homo”, quindi. Lo abbiamo consegnato. Noi tutti. Chi con le azioni, chi con i silenzi.

“Vediamo se effettivamente la nostra scelta, come io ritengo, è nella direzione giusta” dice S.E. il Prefetto di Agrigento ai giornalisti. Una frase che ha fatto tremare i polsi alla famiglia Cutrò. E se invece la scelta dovesse andare nella direzione sbagliata, quale sarebbe la conseguenza? Ognuno di noi provi ad immaginarla.

E’ questo il trattamento che merita, dallo Stato, un uomo che ha denunciato in modo chiaro e netto la presenza mafiosa nel proprio territorio, che ha saputo offrire alla giustizia un contributo concreto ed avuto il coraggio di rompere il muro di omertà, in un contesto locale ad alto rischio con una presenza mafiosa che mai aveva subito l’onta della denuncia? Un uomo che ha deciso, nonostante i gravi rischi, di rimanere nel proprio territorio dimostrando così che la scelta di legalità non arretra e, al contrario, si radica in quegli stessi territori dominati dalla presenza mafiosa, facendo così in modo che siano piuttosto gli stessi boss mafiosi a sentirsi estranei al loro contesto abituale affaristico, politico e familistico.

Ignazio Cutrò è stato anche una guida per l’associazione “Testimoni di giustizia” ed insieme ad altri coraggiosi testimoni si è fatto carico di capire i limiti legislativi della normativa vigente ed ha sollecitato, anche energicamente, le istituzioni ad intervenire con un programma di riforme adeguato per superarne i limiti.

Tutelare adeguatamente Cutrò significa tutelare con forza il nostro territorio e la libertà di fare imprese in provincia di Agrigento e in tutta la Sicilia. Liberi dai soprusi mafiosi.
Invito, quindi, tutti i parlamentari regionali e nazionali dell’agrigentino ad esercitare una forte “moral suasion” affinchè quella della famiglia Cutrò e di tutti coloro che, come me, lo stanno sostenendo non rimanga una “vox clamantis in deserto” e le Istituzioni competenti, invece, adottino urgentemente i provvedimenti necessari a garantire la sicurezza e la serenità ad una famiglia coraggiosa, per bene e da sempre leale con lo Stato”.

Su proposta del comandante della Polizia Municipale, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha emanato oggi una ordinanza per il contrasto del fenomeno della prostituzione e a sostegno delle vittime di violenza o di grave sfruttamento. L’ordinanza ha efficacia dal 16 aprile al 31 agosto. Il provvedimenti vieta “l’abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo, ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione”; di richiedere informazioni e concordare prestazioni sessuali a pagamento; di eseguire manovre pericolose o di intralcio alla circolazione stradale.
    L’ordinanza individua alcune aree dove hanno validità i divieti, tra queste viale Regione Siciliana (tratto Calatafimi – Basile), via Ernesto Basile, via Lincoln, Foro Italico, via Roma, via Crispi, via Daita e via La Lumia, parco della Favorita.

Niente termovalorizzatori e differenziata a regime nel 2023, quando si prevede di raggiungere il 65% di raccolta. E’ la scelta di fondo contenuta nel piano rifiuti della Regione, redatto dal nuovo assessore Alberto Pierobon e approvato la scorsa settimana dalla giunta presieduta da Nello Musumeci. Il Piano, l’atto che mancava per sbloccare i 170 milioni di fondi comunitari fermi a Bruxelles, prevede anche la revisione delle tariffe per il conferimento in discarica con l’obiettivo di giungere a una riduzione della Tari. La prima verifica sul fronte della differenziata è per il 2019 quando la raccolta dovrà raggiungere il 35%, 20 punti percentuali in più rispetto a oggi. Pianificato l’aumento di impianti di compostaggio (attualmente sono 8 quelli in funzione, su 18 esistenti) e una discarica pubblica per ogni provincia: 4 delle 10 per ora in funzione esauriranno la loro capienza entro l’anno. Previsto infine, nel caso dovesse servire, il trasporto fuori dalla Sicilia al massimo di 60mila tonnellate al mese.
   

In Sicilia si corre ai ripari contro l’emergenza morbillo. Secondo il piano varato dall’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, a tutti coloro che entreranno in contatto con un caso di morbillo sarà offerta tempestivamente, in forma gratuita, la vaccinazione contro il virus, ma anche contro altre pericolose infezioni esantematiche come rosolia, parotite e varicella. La possibilità di assumere il vaccino in forma gratuita sarà estesa a tutta la popolazione regionale. Nel caso di donne in gravidanza o di gravidanza programmata, la vaccinazione è richiesta e sarà offerta sempre senza alcun costo. Il piano è stato già trasmesso ai direttori dell’Aziende sanitarie, che dovranno recepirlo entro 5 giorni con un piano di attuazione. Medici e infermieri sono obbligati a segnalare subito casi sospetti di malattia infettiva, al fine di bloccare o attenuare gli effetti della malattia entro le 72 ore dal contagio. I medici dovranno inoltre valutare, caso per caso, l’opportunità di somministrare il primo vaccino al neonato anticipatamente, già a partire dal sesto-nono mese di età. L’assessore Razza commenta: “Si tratta di importanti misure che riteniamo efficaci per fronteggiare al meglio quella che abbiamo già definito la coda di un’epidemia, iniziata l’anno scorso, ma che ha avuto purtroppo tragici effetti nella nostra isola. Si tratta di una vera e propria terapia d’urto per debellare in Sicilia il pericolo di contagio. Per ottenere un risultato ottimale sarà importante la collaborazione dei cittadini ai quali chiedo di non trascurare l’opportunità di vaccinarsi, da oggi in molti casi gratuitamente e con una maggiore disponibilità di personale nei centri vaccinali che incrementeranno i loro orari di apertura”.

Parere negativo in quinta commissione all’Ars, con i voti risolutivi dei 5 stelle, a un emendamento dell’esecutivo che rischia di mettere in ginocchio teatri, enti culturali e welfare.  Allarme dei deputati del Movimento: “Follia, la commissione Bilancio rimedi”.  

Finanziaria, Il governo prepara mega taglio di 80 milioni per cultura, welfare e antiracket. M5S gli sbarra la strada

 Un mega taglio di oltre 80 milioni di euro che rischia di mettere in ginocchio teatri, grandi orchestre, welfare ed Ersu è stato stoppato dalla commissione Cultura dell’Ars, che, grazie ai voti decisivi del M5S, ha dato parere negativo a un emendamento del governo che prevede riduzioni a raffica rispetto agli stanziamenti dell’ultima legge di stabilità. 
L’emendamento del governo, tra le altre cose, prevede grosse sforbiciate praticamente per tutti i teatri siciliani, istituzioni culturali, per il Furs (fondo unico per lo spettacolo), centri antiviolenza, consultori, Ersu, vittime delle criminalità e delle estorsioni. Per sbarrare la strada al governo sono stati determinanti i voti contrari dei 5 stelle (Di Paola, Di Caro, Trizzino e Schillaci). Ora la palla passa alla commissione Bilancio e il M5S lancia l’allarme per cercare di affossarlo definitivamente.

“Se è questa la Sicilia Bellissima che vuole Musumeci – commenta Nuccio Di Paola – siamo a posto. Un taglio del genere è inammissibile e ci proietta indietro di anni, anziché nel futuro. Sicuramente il governo tenterà il blitz nuovamente in commissione Bilancio. Anche là ci metteremo di traverso”.  

“È vergognoso – commenta deputata Gianina Ciancio – che ieri ha seguito i l lavori in commissione e che negli anni passati ha seguito passo passo le vicende delle istituzioni culturali – come nel giro di 24 ore il governo abbia smentito se stesso e tradito le rassicurazioni date agli addetti ai lavori, stravolgendo l’indirizzo espresso in quinta commissione.  Questo significa prendere in giro i cittadini. Mantenere questa linea significa decretare l’ennesimo calvario per le più importanti istituzioni culturali, pubbliche e private. La commissione Cultura ha presentato emendamenti importanti all’unanimità, che mirano a garantire le somme necessarie al funzionamento degli enti. Ci auguriamo che  la commissione Bilancio rimedi a questo scempio, e che tutto ciò venga archiviato come una provocazione”.

 

Il progetto di Legambiente per liberare la Sicilia dai rifiuti e promuovere l’economia circolare

Ecoforum sull’economia circolare, regionale e provinciali; promozione delle buone pratiche; Osservatori sulla riduzione e sul riciclo dei rifiuti presso tutti i Comuni siciliani; concorso di idee per le scuole medie superiori sulla realizzazione di manufatti/opere dal recupero riuso di materie prime seconde con l’attivazione di laboratori del riuso; istituzione di nove Ecosportelli comunali (uno in ogni provincia) per fornire informazioni ai cittadini su come attuare correttamente la raccolta differenziata e sui vantaggi economici che ne possono derivare direttamente sulla bolletta dei rifiuti in termini di risparmi e riduzione della tariffa.
Queste iniziative, insieme alla storiche campagne di Legambiente, Spiagge e fondali puliti e Puliamo il mondo, rappresentano il fulcro della campagna nazionale di Legambiente Sicilia Munniza Free presentata oggi a Catania. Erano presenti: l’Assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon; il Dirigente generale del Dipartimento Acqua e Rifiuti, Salvo Cocina; il responsabile progetti speciali Conai, Fabio Costarella, il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il Presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna.
“La Sicilia – dichiara Gianfranco Zanna – vive una profondissima emergenza rifiuti, figlia dell’assenza di politiche di gestione sostenibile a partire dagli anni Novanta. La situazione siciliana, caratterizzata ancora oggi da un massiccio smaltimento in discarica, una ridicola percentuale di raccolta differenziata e una cronica carenza d’impiantistica a supporto del riciclo, a partire dalla parte umida che rappresenta oltre il 40% dei rifiuti prodotti dai siciliani. Ecco perché abbiamo scelto come priorità assoluta del nostro impegno nei prossimi mesi la gestione dei rifiuti e la promozione dell’economia circolare. Informare, educare, rendere i cittadini consapevoli e responsabili, ecco gli obiettivi che ci poniamo con questo progetto”.
“La situazione in Sicilia – dichiara Stefano Ciafani –è paragonabile a quella dei primi anni 2000 in Campania. Dopo oltre 15 anni dall’esplosione dell’emergenza, grazie anche al lavoro di Legambiente, oggi si può raccontare di un ciclo dei rifiuti migliore fondato su alte percentuali di raccolta differenziata in tanti comuni, anche di grandi dimensioni. La campagna Sicilia Munnizza Free ha l’obiettivo di riproporre la stessa azione pluriennale svolta con successo già in Campania per far voltare pagina anche alla Sicilia”.

Sponsor della campagna Sicilia Munnizza Free sono:
Conai, Ecorek, Catanzaro Costruzioni, Rekogest,
Montalbano Recycling, Sumus, Agesp, A2A Energiefuturei

Un gruppo di specialisti in neurologia precari  in servizio presso l’Unità operativa di neurologia dell’Ospedale Civico di Palermo aveva impugnato il provvedimento con il quale il Commissario dell’ARNAS Civico aveva deciso di utilizzare la graduatoria del concorso per dirigente medico neurologo approvata con delibera del 2008 per la copertura di tre posti vacanti. Lamentavano tra l’altro  i ricorrenti che l’Amministrazione avrebbe dovuto esplicitare le ragioni in base alle quali preferiva utilizzare graduatorie concorsuali che si assumevano scadute piuttosto che indire un concorso con la previsione della riserva ai precari. Si è costituita in giudizio l’ARNAS Civico, in persona del legale rappresentante pro tempore  dott. Giovanni Migliore, rappresentato e difeso dall’Avvocato Girolamo Rubino, per chiedere il rigetto del ricorso. L’avvocato Rubino ha sostenuto che, a fronte dell’esistenza di una graduatoria valida ed efficace, l’Azienda era tenuta a provvedere all’utilizzazione della stessa, essendo questa l’opzione cui dare priorità, alla luce della giurisprudenza prevalente del Consiglio di Stato,dovendo fornire adeguata motivazione solo nel caso opposto di indizione della procedura concorsuale.Il Tar Sicilia,Palermo, Sezione Prima, condividendo le tesi difensive dell’Avvocato Rubino, ha respinto il ricorso proposto dagli specialisti in neurologia precari in servizio presso l’Arnas Civico, confermando la legittimità dei provvedimenti adottati dal Commissario dell’Arnas Civico dott. Giovanni Migliore. Quest’ultimo potrà pertanto assumere tre neurologi per scorrimento di graduatoria.    

Il gup di Palermo ha condannato all’ergastolo Giuseppe Pecoraro, il benzinaio accusato dell’omicidio del clochard Marcello Cimino, bruciato vivo, a marzo del 2017, mentre dormiva su un giaciglio di fortuna davanti al ricovero di una missione vicina al cimitero dei Cappuccini a Palermo. I legali dell’imputato, gli avvocati Carolina Varchi e Brigida Alaimo, avevano chiesto la sospensione del processo per accertare la capacità di stare in giudizio di Pecoraro che, secondo le due penaliste, non avrebbe avuto la lucidità per affrontare coscientemente il processo. L’istanza, a cui si erano opposti la Procura e il difensore dei familiari della vittima costituiti parti civile, è stata respinta. Arrestato dalla polizia poche ore dopo il delitto grazie alle riprese di una telecamera di videosorveglianza della zona che ha ripreso le fasi del delitto, Pecoraro ha confessato subito, raccontando agli inquirenti di aver ucciso Cimino perché questi insidiava la sua compagna.

Giuseppe Pecoraro, benzinaio di 45 anni, reo confesso dell’omicidio di Marcello Cimino, il clochard arso vivo