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A Palermo i Carabinieri del Nucleo investigativo e la Direzione distrettuale antimafia hanno arrestato 7 presunti componenti di un clan responsabili di estorsioni a danno di imprenditori. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di “estorsione, rapina e lesioni personali, con l’aggravante di avere commesso il fatto con metodo mafioso”. Due degli arrestati sono titolari di un noto ristorante a Palermo, il “Bucatino”, che è anche il titolo dell’ operazione. I due, Maurizio De Santis, di 48 anni, e il figlio Giovanni, 25 anni, avrebbero vantato di essere affiliati alla famiglia mafiosa di “Palermo centro”, offrendo la loro mediazione ai titolari di una rivendita di elettrodomestici che hanno subito il furto di un rimorchio con merce per un valore di 168 mila euro. I due ristoratori si sarebbero offerti per recuperare la refurtiva in cambio del pagamento di 15 mila euro a Natale e di un “pizzo” mensile di 1500 euro al mese. Gli altri arrestati sono Rita Salerno, di 43 anni, moglie di Maurizio De Santis, Francesco Centineo, 30 anni di Palermo, Piero Umberto Centineo, 58 anni di Altavilla Milicia, Giuseppe Pietro Flamia, 56 anni di Bagheria, e Francesco Li Candri, 37 anni di Palermo.
fonte teleacras

A Caltanissetta, in occasione del processo in revisione per la strage di Via D’Amelio, ha deposto l’ ex direttore degli Affari penali del ministero della Giustizia, Liliana Ferraro. Ferraro, tra l’ altro, ha affermato : “il giorno che uccisero Salvo Lima, 12 marzo 92, Falcone mi chiamò. Era scosso, mi disse che da allora ci dovevamo aspettare di tutto, che nulla sarebbe stato più come prima. E profetizzò che prima sarebbero stati uccisi altri politici, poi sarebbe toccato a lui. Ho incontrato Paolo Borsellino all’aeroporto di Roma il 28 giugno 92, e gli dissi che il capitano De Donno mi aveva comunicato di avere intenzione di contattare Vito Ciancimino tramite il figlio Massimo per vedere se era possibile avviare con lui un percorso di collaborazione. E ho informato anche il ministro della Giustizia, Martelli, che si irritò perché sosteneva che non avessero alcuna competenza per fare una cosa simile ritenendo che la cosa casomai spettasse alla Dia. La notte dopo la strage in cui morì Paolo Borsellino, 19 luglio 92, Martelli mi chiese di preparare i decreti di trasferimento dei capimafia dall’Ucciardone a Pianosa e all’Asinara. Io ne parlai con l’allora capo del Dap Nicolò Amato che mi disse che non si poteva fare, perché non c’erano ancora le condizioni strutturali in quegli istituti di pena che erano in ristrutturazione. Fu irremovibile. Martelli si irritò moltissimo e mi disse se potevo preparare io comunque un decreto di trasferimento”.
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Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Guglielmo Nicastro, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 12 anni di reclusione Santo Sacco, ex consigliere comunale di Castelvetrano, ed a 13 anni e 4 mesi Salvatore Angelo, imprenditore, accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa ed estorsione nell’ ambito di una inchiesta sugli interessi del clan del boss latitante Matteo Messina Denaro nel settore dell’ energia eolica. Sono state dichiarate prescritte, perché è caduta l’aggravante dell’avere favorito Cosa nostra, le posizioni di Antonio Nastasi, della moglie Antonia Italia, e di Antonino e Raffaella Spallino, imputati di intestazione fittizia di beni. Assolti, invece, Andrea Angelo, figlio di Salvatore Angelo, e Paolo Rabito, storico autista dei cugini Salvo, esattori di Salemi vicini ai clan. L’organizzazione incriminata avrebbe coltivato interessi e affari anche nell’agrigentino sui parchi eolici di ”San Calogero” a Sciacca, ”Eufemia” a Santa Margherita Belice, ed a Montevago. Salvatore Angelo avrebbe destinato parte dei proventi all’associazione mafiosa, e in particolare al latitante Messina Denaro.
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E’ stata rinviata all’ autunno prossimo la sentenza del Tar di Palermo su 5 ricorsi contro l’ installazione del radar militare americano Muos a Niscemi. Nel corso dei procedimenti sono emersi numerosi vizi dell’iter autorizzatorio. Ecco perché i giudici del Tar hanno deciso di rinviare l’udienza per integrare la perizia e sciogliere i nodi provocati dalle incongruenze tra lo studio dell’Istituto superiore alla sanità e le altre analisi sull’ impatto ambientale dell’ impianto.
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La Giunta regionale, presieduta da Rosario Crocetta, ha approvato la delibera che incarica l’ assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, a predisporre i provvedimenti necessari per garantire la possibilità dell’uso terapeutico della marijuana nelle strutture sanitarie accreditate, pubbliche e private. Lo stesso Crocetta spiega : “il provvedimento nasce sulla base delle modifiche legislative italiane in merito all’uso della cannabis ma anche da più sentenze che hanno riconosciuto a diversi malati, in particolare a quelli affetti da sclerosi multipla, la copertura terapeutica con tale sostanza. Quello appena approvato è un provvedimento di particolare valore civile e sociale che mette la Regione Siciliana all’avanguardia come altre regioni europee. Per impedire l’abuso dei consumi di cannabinoidi, la prescrizione dell’uso dovrà essere effettuata da medici specialistici all’interno di strutture sanitarie e il percorso terapeutico potrà essere eseguito anche al domicilio del paziente”.
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A Palermo sono una decina gli interventi chirurgici eseguiti dal primario del reparto di Chirurgia plastica di Villa Sofia, Matteo Tutino, su cui indagano i carabinieri del Nas che, su delega della Procura, hanno notificato 4 avvisi di garanzia per truffa, peculato e abuso di ufficio, oltre che a Tutino, al commissario straordinario dell’ospedale, Giacomo Sampieri, al direttore sanitario, Maria Concetta Martorana, e a Damiano Mazzarese, primario della Rianimazione. Sotto inchiesta sono alcuni interventi di Rinoplastica, riportati, secondo gli inquirenti, come interventi di Settoplastica che possono essere rimborsati dal sistema sanitario nazionale al contrario invece degli interventi di Rinoplastica.
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Alcuni studenti liceali palermitani avrebbero registrato dei video con protagoniste alcune ragazzine impegnate in giochi erotici con i compagni. La Polizia postale ha acquisito le immagini a seguito della denuncia di alcuni genitori. Tra i video incriminati vi sarebbe anche un maggiorenne, che sarebbe stato già identificato, in rapporto sessuale con una studentessa liceale ubriaca nel bagno di una discoteca palermitana. Le indagini proseguono alla ricerca degli studenti che hanno diffuso, prima tramite Whats App e poi sul web, i filmini e anche foto a luci rosse.
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Gli agenti della sezione Antidroga della Squadra Mobile di Palermo hanno arrestato 5 persone accusate di essere parte di una banda impegnata a vendere cocaina, eroina, marijuana ed hashish. Gli investigatori hanno azzerato l’organizzazione criminale e sequestrato numerose dosi di droga destinate ai mercati cittadini di Ballarò e dello Zen. Scoperto anche una sorta di laboratorio – deposito nel centro storico, nel quartiere di Ballarò. Gli arrestati sono Giovanni Gambino 34 anni, Giuseppe Leto, 44 anni, Domenico Lo Presti, 72 anni, Pietro Vitale, 32 anni, e Salvatore Vitale, 57 anni.

A Palermo, nei pressi dei Cantieri navali, la Polizia ha scoperto un Centro massaggi e sesso a pagamento. Quando i poliziotti sono entrati nell’ appartamento hanno sorpreso tre donne non più giovanissime in abiti succinti, e tutte madri di famiglia. Una di loro fino a poco tempo addietro è stata la titolare di un asilo nido privato, ed ha raccontato che si prostituisce per necessità economica, provocata dalla chiusura della struttura scolastica. Analoghe sono anche le vicissitudini delle altre due compagne, entrambe recentemente licenziate. I poliziotti hanno proceduto al sequestro dell’appartamento e hanno denunciato la proprietaria per sfruttamento della prostituzione.

La Polizia e la Guardia di Finanza hanno sequestrato beni per 5 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Corsi d’oro” a carico degli enti della formazione professionale di Messina per cui è stato chiesto l’arresto del deputato nazionale del Partito Democratico, Francantonio Genovese. Il provvedimento di sequestro, firmato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, è stato notificato ad oltre 30 istituti di credito in cui gli indagati hanno la disponibilità di circa 120 conti correnti. Il sequestro è stato emesso, in termini tecnici, “per equivalente”, quindi a garanzia della restituzione dei fondi pubblici che sarebbero stati illecitamente percepiti e delle imposte eventualmente evase. A carico di Genovese è stato eseguito un sequestro del valore di 733.659 euro, e nei confronti di sua moglie, Chiara Schirò, di 119.552 euro.