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«La Regione Siciliana ha mantenuto contatti continui con la prefettura di Siracusa e il Comune di Noto. Abbiamo chiesto congiuntamente con il sindaco un forte potenziamento di controlli perché l’
area in cui si trovano alloggiati i migranti, che è isolata fuori dal contesto urbano, sia adeguatamente presidiata. Chiedo al ministro dell’Interno di attuare un diverso Protocollo di gestione perché nessuno può permettersi che le nostre città finiscano in pasto alla comunicazione negativa solo per aver deciso di non attendere i risultati dei tamponi a bordo o, come continua a chiedere la Sicilia, individuando altre navi per la quarantena obbligatoria».

Lo dichiara il presidente il governatore dell’Isola Nello Musumeci.

«Abbiamo pagato – prosegue il presidente – un prezzo troppo alto per rendere pubblicità negativa al nostro territorio, il cui turismo va accompagnato alla ripresa. Chiedo e pretendo maggiore attenzione. Al momento abbiamo città sicure, a partire proprio da Noto, e ci siamo dedicati al protocollo “SiciliaSiCura” con grande impegno per tutelare il turismo e i nostri cittadini. Nessuno può e deve metterci a rischio».

Aggiudicati i lavori per il recupero e la riqualificazione di Borgo Bonsignore a Ribera, nell’Agrigentino. Le opere, finanziate dalla Regione Siciliana con 2,2 milioni di euro, saranno avviate entro ottobre.
«E’ l’inizio – commenta il governatore Nello Musumeci – della prima di quattro riqualificazioni che dà seguito a una norma votata dall’Ars nel 2014 e rimasta inattuata. Un recupero non solo dell’identità culturale e di un patrimonio vincolato, ma anche un investimento per il turismo legato alla campagna».
I lavori, che consentiranno il ripristino dell’impianto originario, prevedono anche la realizzazione di uno spazio culturale in cui sarà raccontata, attraverso antichi filmati dell’Istituto Luce e fotografie d’epoca, la storia e la vita della borgata.
«Il recupero di Borgo Bonsignore – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – realizza la volontà del governo Musumeci di salvaguardare la storia più recente dell’Isola e, in particolare, la memoria di un’esperienza interessante e poco conosciuta, che va letta sotto molteplici aspetti, non ultimo quello urbanistico, architettonico e artistico. Sul recupero di Borgo Bonsignore – aggiunge l’assessore – la soprintendenza dei Beni culturali di Agrigento ha posto l’attenzione avviando, sin dal 2017, la procedura di “dichiarazione di interesse culturale”. L’architettura dei borghi rurali riflette la complessità del panorama architettonico italiano degli anni Trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile “Novecento” che perseguiva una rilettura della tradizione».

“Quello dello stop degli Assistenti igienico personali è un problema gravissimo, che va risolto con celerità. Per tale motivo, anche a seguito delle preoccupazioni a me espresse da parte di dirigenti scolastici, ho chiesto un incontro con l’Assessore regionale alla Famiglia, Antonio Scavone e contestualmente, la convocazione della Commissione Parlamentare con delega ai Servizi Sociali e alla Famiglia”. Lo afferma il deputato di Forza Italia all’Ars, on. Mario Caputo, che dopo avere incontrato una delegazione di genitori fortemente preoccupati per il futuro scolastico dei loro figli ha immediatamente contattato l’assessore Scavone e il Presidente della Commissione Affari Sociali, on. Luca Sammartino.

“Mi  rendo conto che si tratta di una vicenda che parte dal Governo nazionale – conclude Caputo – ma è certo che la Regione non può non affrontare e risolvere il grave problema che rischia alla apertura delle scuole di non potere assicurare un servizio fondamentale per gli studenti. Ho avuto assicurazioni da parte dell’ass. Scavone che si attiverà per garantire la prosecuzione del servizio con personale specializzato, ricorrendo a dei voucher che possono essere utilizzati a tutela dei livelli occupazionali. La prossima settimana, inoltre lo incontrerò con una delegazione di dirigenti scolastici e con  alcuni rappresentanti di famiglie che vivono il timore di perdere un servizio assistenziale fondamentale. A tal proposito ringrazio pubblicamente l’ass. Scavone per l’immediata disponibilità. Attendo anche la convocazione della Commissione parlamentare per valutare le iniziative legislative da adottate per assicurare la prosecuzione del servizio scolastico”.

Lunedì 13 luglio il viadotto Petrusa, lungo la strada statale siciliana 122 che collega la città di Favara al capoluogo agrigentino, verrà riaperto al transito.

A comunicarlo è il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri, che lunedì 13 luglio si recherà sul posto per la consegna e l’apertura del nuovo viadotto.

“Finalmente è arrivato il momento di consegnare quest’importante opera ai cittadini – commenta il vice ministro Cancelleri – e ridare dignità a un territorio bellissimo che, purtroppo, soffre un isolamento dovuto ad anni di carenza e abbandono infrastrutturale. Riaprire questo viadotto – continua Cancelleri – oltre a riunire i cittadini di Favara e Agrigento, ricuce un tratto fondamentale della rete viaria di quel territorio, perché ripristina finalmente la viabilità anche dell’autostrada 640 che da Agrigento porta a Caltanissetta.

Un altro importante risultato che sono ben lieto di consegnare a questo territorio – conclude Cancelleri. Un territorio al quale sono molto affezionato e dove, con spirito fattivo e di collaborazione, assieme ai sindaci della provincia e al cartello sociale guidato da don Mario, con il prezioso coordinamento del Prefetto, da qualche mese abbiamo istituito un tavolo permanente, proprio per dare maggiore spinta ai lavori in corso e in programma su tutta l’area dell’agrigentino. Perché, dopo il viadotto Petrusa, c’è ancora tanto lavoro da fare”.

Presieduta dell’ On. Giusy Savarino, si è tenuta ieri l’audizione in IV Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana sulla problematica degli incendi, sollevata a seguito del disastro avvenuto nelle settimane scorse al bosco di Magaggiari nel Belice.

A caldeggiare e organizzare l’incontro è stata la sindaca di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo, che è anche parlamentare regionale, la quale ha introdotto l’argomento con la sua capacità di chiarezza e schiettezza.

È intervenuta quindi l’onorevole Valentina Palmeri che ha inquadrato le competenze, espresso le preoccupazioni della politica e indicato soluzioni.

Ma grande passione ha espresso il comandante del Corpo Forestale distaccato a Sambuca di Sicilia, Pasquale Maggio, che ha lamentato la scarsezza di personale e la necessità di riorganizzare il sistema di prevenzione e spegnimento degli incendi in Sicilia.

Insieme all’on. Margherita La Rocca, per l’Unione dei Comuni Terre Sicane, sono intervenuti anche i sindaci di Menfi, Marilena Mauceri, e di Santa Margherita Belice, Leonardo Ciaccio, che hanno sottolineato la necessità di rafforzare con mirate assunzioni il personale antincendio, di anticipare di almeno 15 giorni la predisposizione del sistema, ed ancora telecamere, droni e controllo delle cellule dei telefoni al fine di individuare i piromani.

È stata quindi la volta di Giuseppe Mazzotta, Presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, che ha ribadito i contenuti del documento prodotto dalla sua organizzazione per contrastare gli incendi in Sicilia con provvedimenti chiari e concreti. Provvedimenti, scritti nero su bianco, che sono strutturali, a breve e medio termine, immediati e di emergenza.

A seguire, e in chiusura, è intervenuto l’Assessore al Territorio Ambiente, Salvatore Cordaro, da cui dipende il Corpo Forestale, rappresentando le difficoltà formali (mancanza di codice Ateco) che hanno impedito l’ottimizzazione tempistica del sistema antincendio. Ha annunciato lo sblocco a breve del “Progetto Dorsale” per l’installazione di telecamere a infrarossi nei punti strategici.

A lavori conclusi, il Presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, Giuseppe Mazzotta, ha dichiarato di sentirsi parzialmente soddisfatto dei risultati della riunione, per l’attenzione ricevuta al violento grido di allarme lanciato all’indomani dell’incendio del bosco del Magaggiaro, che aveva prodotto persino la richiesta di una taglia per i piromani. “È chiaro che si tratta ancora di parole, mentre i fatti restano lontani dall’essere concretizzati. Serve una normalizzazione del sistema, facendo ciò che è necessario fare, nei tempi e nei modi in cui le leggi prevedono ed evitando di trovare sempre scuse per rinviare e complicare ciò che bisogna fare. Rinverdire e rafforzare il Corpo Forestale, il cui personale si sta esaurendo, creare una stabile struttura che si occupi di prevenzione incendi, sia predisponendo gli atti, sia con la presenza sul campo. Abbiamo prodotto un documento dove tutto ciò sta scritto, facendo proposte anche per intervenire nell’immediatezza. Serve creare una rete per diffondere una cultura del bene comune, che stenta a crescere e insinuarsi nella società e che non è altro che civiltà. Civiltà che si può sollecitare attraverso azioni concrete sul territorio, che abbiamo proposto mettendoci a disposizione delle Amministrazioni comunali, con le quali speriamo di organizzare quanto abbiamo proposto e che abbiamo messo in un progetto concreto, nero su bianco”.

 

“Con la svolta giudiziaria sull’omicidio dell’agente Antonino Agostino e della moglie incinta Ida Castelluccio, si dà un segnale finalmente concreto alla società e ad un padre che aspetta da troppo tempo verità e giustizia per il proprio figlio. A Vincenzo Agostino, il papà di Nino, che da quel terribile giorno in cui venne ucciso il figlio non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia, giunga il nostro affettuoso abbraccio”.

A dichiararlo sono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle e componenti della Commissione Antimafia Antonio De Luca e Roberta Schillaci.

Di fronte allo Stato che ha ridotto i trasferimenti e ha pure trattenuto somme delle ex Province come contributo alla finanza pubblica, la Regione è stata costretta a dirottare 140 milioni di euro dalle opere pubbliche del “Patto per la Sicilia” per fare sopravvivere questi enti, con l’impegno che il governo nazionale li restituirà nella prossima programmazione dei fondi Fsc.

Ma un taglio di fondi che fino a pochi mesi fa appariva come una mera partita di giro contabile priva di conseguenze immediate, oggi con l’emergenza Covid-19 diventa un gravissimo danno per l’economia siciliana che avrebbe bisogno di immediati aiuti concreti da Stato e Regione, con più investimenti per sostenere la ripresa.

Ance Sicilia, quindi, chiede al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, di intervenire affinchè il governo nazionale attinga ai fondi in arrivo dall’Ue per restituire subito questi 140 milioni alla Sicilia, che non può permettersi di attendere i tempi della nuova programmazione dei fondi Fsc. C’è bisogno adesso di aprire questi cantieri per dare ossigeno alle imprese, all’occupazione e ai consumi.

Fra l’altro, nel momento in cui il governo nazionale e il Parlamento col Dl “Sempliicazioni” cercano di sbloccare la realizzazione di importanti opere pubbliche, la Sicilia rischia di restare doppiamente beffata, perché proprio quando sarebbe possibile farle mancherebbero i soldi.

Sono opere strategiche già finanziate, come la viabilità e in particolare il viadotto Akragas la cui chiusura isola Agrigento da 5 anni, o i depuratori attesi da quasi dieci anni e la cui mancanza costa milioni di euro di multa Ue, ma anche le vie di fuga e gli interventi per il dissesto idrogeologico, le frane e l’erosione delle coste.

Provenzano, da siciliano, ha un motivo in più per battersi affinchè il governo nazionale nello stabilire il riparto degli aiuti europei comprenda anche i reali problemi dei territori provocati, in questo caso, dal progressivo disinvestimento da parte del potere centrale. E se Roma non dovesse rispondere, la Regione rimetta quei soldi nel “Patto per la Sicilia” e valuti soluzioni alternative, come l’accensione di mutui o il taglio di spese correnti rinviabili o non proprio necessarie in questo momento.

«Dei 43 immigrati sbarcati ieri ad Augusta, 8 sono risultati positivi al coronavirus. Si trovano a Noto e non su una nave in rada come aveva chiesto il governo siciliani. Ma lo Stato dice che la nave costa troppo. E quindi si possono alloggiare a Noto, dove già si trovano. Avete capito bene: a Noto, perla del nostro turismo. Il nostro sistema sanitario ha provveduto a tamponi e ha posto in isolamento i positivi, dividendoli dagli altri».
Lo scrive il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, sulla sua pagina Facebook.
«Ma – prosegue il governatore – permangono due grandi domande: perché la quarantena sulla terra ferma? Perché nessuno ci informa sulle condizioni reali dei campi in Libia? Sono domande alle quali Roma ha il dovere di rispondere. Verificherò a questo punto se non sia il caso di ordinare la zona rossa attorno alla struttura che ospita gli immigrati».

Quella che per tutti i siciliani è ormai diventata una questione oltre che di necessità di vera e propria giustizia sociale, per il viceministro Cancelleri è la sfida e la promessa che ha lanciato appena arrivato nel suo ufficio in via Nomentana.

“Attendere 5 anni per la ricostruzione del viadotto sulla A19 Palermo-Catania è stata una vergogna, e lo dico prima da siciliano e poi da uomo dello Stato – continua il Viceministro – quando ieri sera ho ricevuto il video dell’ultimo concio che veniva sollevato e messo in quota mi sono emozionato. Qualcuno tifa contro la riconsegna dell’opera ai siciliani, ma a queste persone posso solo dire che con le polemiche non si costruiscono i ponti e non si risolvono i problemi”.

“Adesso siamo alle ultime settimane di lavoro per poi finalmente consegnare l’opera ai siciliani, il 31 luglio, come il 31 luglio di 5 anni fa consegnammo la “trazzera” finanziata con le restituzioni del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle siciliano” conclude Cancelleri.

L’atto prevedeva di utilizzarli anche per scopi istituzionali e non garantendo ancora alcuna forma di stabilità occupazionale.  
 
“Abbiamo stoppato in commissione Cultura formazione e lavoro un emendamento che imbarazza il bacino degli ex catalogatori. Mentre questi lavoratori aspettano giustamente una certezza occupazionale, c’è chi ha pensato bene di aumentargli le mansioni, destinandoli anche a compiti istituzionali, lasciandoli però nel precariato condizionato voluto e avallato dalla Regione”.
Lo afferma la deputata del M5S Roberta Schillaci, a margine della Commissione Cultura Formazione e Lavoro, dove “un emendamento dalla dubbia paternità attribuiva mansioni diverse per questo personale qualificato”.
La parlamentare 5 stelle, più volte ha sollecitato la stabilizzazione di questo personale, attesa da 13 anni. Per questo ha presentato pure un’interrogazione al Presidente della Regione e agli assessori ai Beni culturali e della Funzione pubblica e una richiesta di audizione in commissione Cultura formazione e lavoro all’Ars.
“Serve una soluzione che metta d’accordo tutti. Si attende ancora di applicare la legge regionale 24/2007 – ricorda Schillaci – che prevede proprio la stabilizzazione di questo personale la cui assunzione permetterebbe alla Regione di risparmiare quasi 1,4 milioni di euro ogni anno. Inoltre entro 90 giorni dall’entrata in vigore dell’articolo 66 della Legge Regionale dell’8 maggio 2018 numero 8, era previsto l’ingresso dei catalogatori nella dotazione organica del personale dell’amministrazione regionale. Quindi il transito del personale catalogatore nei ruoli regionali dipenderebbe oggi da alcuni atti di tipo politico e amministrativo di semplice applicazione di una legge regionale, che se effettuati risolverebbero i problemi derivanti dalla carenza di personale degli uffici regionali dei beni culturali. In tal senso, il Presidente della Regione, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale aveva dichiarato pubblicamente di aver dato disposizioni ai suoi uffici per dare immediatamente applicazione al transito nei ruoli dei catalogatori, ma ad oggi – conclude Schillaci – nulla di fatto”.