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Il bando è stato pubblicato nei giorni scorsi. Nell’Isola sono 339 i progetti interessati. Tredici opportunità anche a soggetti a cui è stata riconosciuta la protezione internazionale. Previste trenta ore settimanali, per un totale di 1400 annue

Pubblicato il bando per la selezione di 3.589 volontari da impiegare in progetti di servizio civile nella Regione Sicilia. In totale, in Italia, sono oltre 53mila i posti disponibili per i giovani tra i 18 e i 28 anni. Nell’isola sono previsti 339 progetti, che saranno attuati presso gli enti iscritti all’Albo regionale, dalla durata di dodici mesi e con un orario di servizio non inferiore a trenta ore settimanali, 1400 annue. Gli aspiranti volontari dovranno candidarsi entro il 28 settembre, termine ultimo per l’invio della domanda: una candidatura e per un solo progetto. 

«Per l’ammissione alla selezione – si legge nel bando, pubblicato sul sito del Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale – è richiesto il possesso dei seguenti requisiti: cittadinanza italiana, ovvero di uno degli Stati membri dell’Unione Europea, ovvero di un Paese extra UE purché regolarmente soggiornante in Italia; aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver superato il ventottesimo anno di età (28 anni e 364 giorni) alla data di presentazione della domanda; non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata».

Dei 3.589, 13 posti sono riservati ai volontari Fami, «ossia ai giovani titolari di protezione internazionale o di protezione umanitaria», che devono dunque rivestire lo status di rifugiato o essere titolare di protezione sussidiaria: «Tali condizioni – recita il bando – sono attestate dal permesso di soggiorno in formato elettronico rilasciato dalla questura competente per territorio. I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e, a eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio». Va inoltre specificata la categoria «alla quale si ritiene di appartenere» che ovviamente dovrà essere comprovata tramite apposita documentazione in fase di selezione. I 13 posti sono così suddivisi: due presso l’organizzazione non profit Arces, altre due presso la Fondazione San Giovanni Battista, due per l’associazione Il giglio, due presso la cooperativa sociale Iblea servizi territoriali e ben cinque per il Comune di Palermo. Nella domanda va inoltre

Nel documento è poi riportato che non possono presentare domanda i giovani che «appartengono ai corpi militari e alle forze di polizia; abbiano già prestato o stiano prestando servizio civile nazionale, oppure abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista; abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero che abbiano avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi», mentre può presentarsi chi ha «già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo Garanzia giovani» e i volontari impegnati, nel periodo di vigenza del bando, nei progetti per l’attuazione del programma europeo Garanzia giovani, a patto «che si sia intanto naturalmente conclusa – secondo i tempi previsti e non a causa di interruzione da parte del giovane – l’esperienza».

Le domande vanno presentate direttamente all’ente che realizza il progetto prescelto: è possibile consegnarle a mano all’indirizzo della sede presso il quale si intende svolgere l’attività oppure spedirle a mezzo raccomandata o tramite Pec. «Avendo cura – è specificato – di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf». I volontari selezionati saranno chiamati a sottoscrivere un contratto che prevede un assegno mensile di 433,80 euro per lo svolgimento del servizio, corrisposto direttamente dal Dipartimento. Sono previsti rimborsi per le spese di viaggio per coloro i quali risiedono in un comune diverso da quello di realizzazione del progetto.

Tra i reati contestati tratta persone e anche violenza sessuale

La polizia sta eseguendo quattro decreti di fermo nei confronti di tre cittadini egiziani e di uno del Bangladesh, ritenuti i presunti scafisti che hanno condotto l’imbarcazione con a bordo gli immigrati poi soccorsi dalla Diciotti e sbarcati in Sicilia.
    Ai quattro vengono contestati associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, violenza sessuale e procurato ingresso illecito.
   

La procura di Agrigento ha diffuso la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del leader leghista. Il diretto interessato dice la sua durante un evento a Pinzolo, in provincia di Trento: «Difendo gli italiani. Adesso riformeremo la giustizia»

 

Il fascicolo non è più a carico d’ignoti. A essere indagato per il blocco dei migranti a bordo della nave della Guardia costiera Ubaldo Diciotti è il ministro dell’Interno Matteo Salvini. I reati ipotizzati nel faldone sono quelli di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Il leader della Lega Nord non è l’unico a essere finito sotto la lente d’ingrandimento della procura di Agrigento, la stessa che ha comunicato, tramite una nota stampa, la notizia dell’iscrizione del registro degli indagati di Salvini e di una seconda persona, probabilmente un vertice del ministero. A lavoro sul caso, ormai da diversi giorni, c’è il procuratore capo Luigi Patronaggio. Il magistrato si è prima recato a bordo del pattugliatore militare ancorato al porto di Catania, mentre oggi è volato a Roma per ascoltare i funzionari del Viminale Gerarda Pantalone e Bruno Corda.

Nessun faccia a faccia, invece, con Salvini. L’inchiesta però adesso passerà dalla procura di Agrigento agli uffici del tribunale dei ministri di Palermo. Ossia una sezione specializzata del tribunale ordinario, competente per gli eventuali reati commessi dal presidente del Consiglio e dai suoi ministri. Bisognerà fare piena luce sulla catena di ordini che ha portato al blocco dei 170 migranti, in prevalenza provenienti dall’Eritrea. Nonostante una tensione sempre più alta sul caso Diciotti, il leader del Carroccio, attraverso le sue pagine social, aveva sfidato apertamente il procuratore di Agrigento. Poche ore fa l’ennesimo post su Facebook: «Il procuratore ha chiesto i miei dati anagrafici. Per fare cosa? – scrive Salvini – Se vuole interrogarmi, o magari arrestarmi perché difendo i confini e la sicurezza del mio Paese, ne sono fiero e lo aspetto a braccia aperte!».

«Sui migranti abbiamo fatto più noi che in sei anni Boschi Boldrini – replica Salvini da Pinzolo, durante una manifestazione della Lega – Essere indagato perché difendo gli italiani è una vergogna. Ecco perché la riforma della giustizia è fondamentale. Se qualcuno vuole fare politica per il Partito democratico si candidi e non faccia il procuratore o il magistrato. Difenderò fino alla fine soltanto la giustizia che non fa politica». 

 

E’ iniziato lo sbarco di tutti i 137 migranti dalla nave Diciotti, dopo cinque giorni trascorsi sul pattugliatore della guardia costiera ormeggiato nel molo di Levante del porto di Catania. I primi a scendere sono stati 12 giovanissimi, che sono stati presi in consegna da personale della Croce Rossa italiana. Dopo l’identificazione saranno trasferiti con dei bus nell’hot-spot di Messina in attesa della successiva distribuzione tra Chiesa Italiana, un centinaio, Albania e Irlanda, una ventina ciascuno.
   

Tra la fine di ottobre e i primi di novembre, la Sicilia dovrebbe poter contare sui nuovi incaricati che andranno a guidare 9 Asp, 3 Policlinici, 5 ospedali e l’Ircss Bonino Pulejo di Messina

Siamo in dirittura d’arrivo. Se non ci saranno intoppi e le procedure dei colloqui degli 82 aspiranti nuovi manager della Sanità siciliana andranno speditamente così come previsto da un calendario deciso dai componenti della Commissione incaricata a svolgere le procedure, entro la fine di ottobre e i primi di novembre la Sicilia potrà contare sui nuovi 18 direttori generali che andranno a governare 9 Asp territoriali, 3 azienda ospedaliere Policlinico (Palermo, Catania e Messina), 5 aziende ospedaliere (Arnas Civico di Palermo, Arnas Garibaldi di Catania, Cannizzaro di Catania, Papardo di Messina e Villa Sofia-Cervello di Palermo) e l’Ircss Bonino Pulejo di Messina.

Com’è noto, attualmente ai vertici delle 18 aziende siedono altrettanti commissari che sono stati “delegittimati” da una sentenza n.159 della Corte Costituzionale del 22 maggio scorso che si è pronunciata su un ricorso promosso dal Consiglio dei Ministri che ha bocciato la proroga dei direttori generali che sono stati nominati e prorogati dal governo Crocetta. Cosa accadrà fino a quando non saranno nominati i 18 nuovi manager, al momento non è lecito saperlo, anche se alcuni rumors che rimbalzano dalle stanze al terzo piano dell’assessorato della Salute, sembrerebbe che il governo potrebbe dichiarare presto la loro decadenza e quindi procedere a nuovi commissari che, però dovrebbero essere scelti così come indicato dal ministero della Salute dall’Albo nazionale dove tra l’altro sono stati selezionati gli 82 profili di candidati oggi in in corso per un posto nelle 18 aziende dell’Isola. Oppure, secondo altre indiscrezioni si potrebbe anche profilare l’ipotesi di prorogare gli attuali, senza provocare altri scossoni, il tempo necessario che si insedino i nuovi manager.

Da Sinistra Italiana, fino all’Udc, passando per il Pd e Forza Italia. Sotto la nave da cinque giorni al porto di Catania sono passati tutti. Ma, a ben guardare, più che di semplici passerelle si è trattato di tasselli di un Risiko i cui esiti sono tutt’altro che scontati

Vista dall’alto, di poco si discosta da una partita a Risiko. Sulla nave Diciotti, sulla pelle dei 150 migranti eritrei e dei 40 membri dell’equipaggio, si sta giocando un riposizionamento politico che era nell’aria ormai da tempo. E ancora una volta, a fare da sfondo agli schemi della politica nazionale, è la Sicilia. Saltati tutti gli schieramenti, ecco che il braccio di ferro di Matteo Salvini ha sortito l’effetto sperato: o con me, o contro di me.

Spalle al muro, per la classe dirigente politica non è più il tempo dei cerchiobottismi, dei tentativi di non scontentare il leader del Carroccio, di non andargli sfacciatamente contro. Nella grande scacchiera su cui le persone a bordo della Diciotti sono finite loro malgrado, ecco che il primo a rompere gli schemi è stato proprio il presidente dell’Assemblea Regionale Gianfranco Miccichè che, contro ogni teoria politically correct, ha dato apertamente dello «stronzo» al titolare del Viminale, costringendo, dunque, anche gli altri protagonisti della politica regionale e non solo a dire la loro, «a uscire – come ha poi replicato a Giancarlo Cancelleri sui social – da quell’assordante silenzio sull’intera vicenda».

Già, i social, che a questo giro, ben lontano dalle piazze e dalla vicinanza alla gente, assumono un ruolo fondamentale. A partire dal fatto che a bordo della Diciotti non c’è ad oggi un solo documento che formalizzi il divieto del Viminale di far scendere i passeggeri. O dal tweet con cui Luigi Di Maio annuncia l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea. «Lo aveva profetizzato Casaleggio – ha osservato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – e lo mettono in pratica Di Maio e Salvini. In Italia si sta ormai applicando il “Piano di rinascita telematica” nel quale il Parlamento, le Istituzioni, in buona sostanza la Democrazia, non servono più. Da ora si governa a colpi di tweet e dirette Facebook».

E se online si schierano le tifoserie, è più complicato trovare unità nelle piazze. Soprattutto quando i rappresentanti delle istituzioni scendendo dalla Diciotti non passano nemmeno a parlare coi manifestanti che sono rimasti sotto il sole per ore e si fiondano invece sui giornalisti. Al contrario di Micciché che, invece, nella sua visita di ieri si è a lungo soffermato a parlare con la piazza. Al suo fianco, una delegazione della Commissione Sanità all’Ars, capitanata dalla deputata Udc Margherita La Rocca Ruvolo.

La stessa Udc che ieri si faceva timidamente spazio tra le bandiere rosse della Cgil, con un banchetto su cui si leggeva «Liberate gli ostaggi». Secondo il coordinatore regionale dello scudocrociato, Decio Terrana, che presidiava il banchetto, è evidente «che si sta creando una divisione netta nel Paese che personalmente considero un male, perché la politica deve unire, non dividere. Però è vero anche che se da una parte monta il fronte razzista, i moderati non possono restare indifferenti. La presenza di Micciché, che rappresenta tutti i siciliani, testimonia come oggi l’uomo valga più degli interessi politici».

Ed eccolo lì, il fronte dei moderati che prende forma, mettendo insieme chi ad oggi si è apertamente schierato contro il carroccio: da Sinistra Italiana, fino all’Udc, passando per il Pd e Forza Italia. Tasselli di un Risiko i cui esiti sono tutt’altro che scontati.

 

Il responsabile del Viminale: ‘Rispondo al mandato dato dagli italiani

 

Il ministro dell’Interno tira dritto sulla vicenda della nave Diciotti: “Non temo assolutamente nulla. Ho la coscienza più che a posto. Ieri ho parlato con il presidente Conte, che è persona con cui lavoro benissimo e con cui siamo in perfetta sintonia da due mesi e mezzo”, ha risposto Matteo Salvini in un’intervista a Rtl al giornalista che gli ha chiesto se temesse “un intervento del Quirinale, come è già avvenuto in una vicenda analoga alcune settimane fa”.

Salvini è tornato, quindi, ad attaccare Fico: “Con Luigi Di Maio lavoro molto bene. Qualcun altro ha tanto tempo per parlare, penso al presidente della Camera, che ogni tanto dice e fa l’esatto contratto di altri esponenti M5s: è un problema che si risolveranno loro”.  “Io rispondo al mandato che mi hanno dato gli italiani il 4 marzo – ha incalzato Salvini -. Mi chiedono più sicurezza. Il mio obiettivo – ha spiegato ancora –  è il ‘No way’ australiano. Nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia”.

Il ministro ha anche twittato una foto in cui mostra una scritta vergata su un muro dove si legge “Salvini muori”. “Anche a Rovereto i vigliacchi cercano, inutilmente, di intimidirmi. Chi va a dire a questi fenomeni che le loro minacce non ci spaventano?”, scrive Salvini.. 

https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1032639758223245313/photo/1

Di Maio avverte l’Ue sui contributi:  “Se l’Unione europea si ostina con questo atteggiamento, se domani dalla riunione della Commissione europea non si decide nulla e non decidono nulla sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti, io e tutto il Movimento 5 stelle non siamo più disposti a dare 20 miliardi all’ Unione europea”. 

Per venerdì è stato convocato, infatti, un incontro degli sherpa per trovare una soluzione sugli sbarchi. “Lo scopo è discutere un approccio europeo e la strada avanti sulla base dell’esperienza di cooperazione degli Stati sugli sbarchi e la condivisione della responsabilità nelle ultime due settimane”, dice un portavoce della Commissione Ue.

 

Da Berlino arriva una prima risposta all’appello alla solidarietà dell’Italia. “Una decisione sull’accoglienza non è stata ancora presa”, afferma un portavoce del ministro dell’Interno tedesco all’ANSA, rispondendo alla domanda se Berlino sia disposta ad accettare parte dei migranti della Diciotti. “Fondamentalmente la Germania sta alla sua responsabilità umanitaria nell’ambito della solidarietà europea. Ci aspettiamo però che anche altri Stati membri partecipino all’azione di accoglienza. La solidarietà non può essere una strada a una corsia”, ha aggiunto. Le trattative fra Italia e Germania sul respingimento dei migranti che hanno già chiesto asilo in Italia vanno avanti. Dal punto di vista di Berlino c’è una chiara volontà di arrivare all’accordo.

Intanto sono scesi a terra tutti i 27 minori non accompagnati che erano a bordo della nave ancorata al porto di Catania (VIDEO). I migranti saranno accompagnati in strutture di accoglienza. 

Sulla vicenda interviene anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani: “Se gli Stati membri avessero seguito la proposta di riforma di Dublino del Parlamento europeo – ha detto all’ANSA -, il problema della Diciotti sarebbe già risolto” alla radice in quanto questa “è la chiave della soluzione” perché “prevede il ricollocamento immediato” dei migranti. I Visegrad che vi si oppongono “devono farsi carico del problema, la solidarietà non è a senso unico” o “devono essere sanzionati”.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) “esortano il governo italiano a consentire ai rifugiati e migranti salvati a bordo della nave costiera italiana Diciotti a sbarcare”.

 

I tempi della tabella H sono archiaviati, ma ancora oggi è lungo l’elenco degli enti o delle associazioni che hanno beneficiato dei contributi concessi dal presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Di fatto colui che decide cosa finanziare o meno

Un contributo non si nega a nessuno. In tempi di vacche magre e ben lontani dai fausti della tabella H, che fino ai primi anni Duemila veniva allegata alla Finanziaria regionale e distribuiva contributi a pioggia a enti o associazioni culturali che ne facessero richiesta, ecco che l’elenco dei contributi concessi dalla presidenza dell’Assemblea regionale si allunga. Quelli di pertinenza del primo inquilino di palazzo dei Normanni, infatti, sono sostegni economici da un minimo di mille a un massimo di 15mila euro ad associazioni o enti che inoltrino istanza agli uffici di diretta collaborazione del presidente in carica, in questo caso Gianfranco Miccichè. La scelta di sostenere o meno le iniziative proposte resta a discrezionalità del titolare della carica. Così ecco che tra contributi per eventi culturali e fondi riservati, da inizio anno ad oggi, è stata distribuita complessivamente la somma di 375mila euro, di cui 87mila nella sola stagione estiva.

A ricevere un contributo di 10mila euro sono state la Cirs Onlus di Messina per l’organizzazione del Premio Adolfo Celi, la Fondazione Orestiadi di Gibellina perLa lunga notte del contemporaneo, lo scorso 7 luglio, e un soggetto i cui estremi sono stati omessi sul sito dell’Ars per ragioni di privacy, per il «sostegno finanziario alla piéce teatrale Sono Emanuela Loi».Tante le realtà cattoliche baciate dal contributo di Miccichè: dalla parrocchia di San Giovanni  Battista per il Pellegrinaggio al Santuario di Noto (mille euro) all’Istituto antoniano maschile e Basilica di Sant’Antonio di Messina per la Notte bianca (4mila euro), alla Compagnia Sant’Onofrio Eremita di Palermo per le celebrazioni dell’omonimo santo (mille euro), alla parrocchia dell’Immacolata Concezione di S. Caterina Villarmosa per la Festa in onore del SS Crocifisso (mille euro). 

Poi ci sono le sagre. Quella del Carciofo di Cerda (duemila euro), l’Infiorata di Marineo (mille euro), la Festa del Muzzuni di Alcara Li Fusi (mille euro), l’Estate Alesina di Tusa (duemila euro). Non mancano i contributi a singoli o associazioni, come la Pro Loco di Comiso, per la stampa di un libro che raccoglie storie di violenza sulle donne nel XIX secolo (tremila euro), l’associazione Exagonos di Palermo, cinquemila euro per l’iniziativa Il faro del Pellegrino. La stessa cifra è stata erogata in favore dell’associazione Ipponebros per Cavalli e cavalieri dei Nebrodi o all’associazione Gruppo folklorico Conca d’Oro per le Elegie di borgata. Prebende anche all’associazione Ennezeta per la Realizzazione di un video e un cd in memoria di Norman Zarcone (1.500 euro), l’associazione sviluppo turistico per il Momento Escape di Fabio Greco (1,500 euro), l’aggregazione destinazione Gibellina per lo Scirocco Wine Time (tremila euro), l’associazione Elementi per l’organizzazione de Il bosco incantato del re (1.500 euro).

Piccoli contributi, a pioggia per restare in tema con l’estate meno assolata degli ultimi anni. Ma che in tempi di vacche magre hanno tutto il sapore del grasso che cola.

 

 

“Ieri sono sbarcati 27 minori soli, 25 ragazzi e due ragazze, tutti eritrei, ad accezione di una ragazzina somala, di età compresa tra i 15 e i 17 anni.
    Hanno ricevuto un grande supporto dalla Guardia Costiera, ma erano in un forte stato di deprivazione”. Lo ha detto la portavoce di Save The Children Giovanna Di Benedetto parlando, nel porto di Catania, con i giornalisti che le chiedevano notizie dei minori non accompagnati fatti sbarcare ieri a tarda sera da navate Diciotti.
    “Vengono tutti dal Corno d’Africa, dove c’è una gravissima crisi alimentare – ha continuato – e sono stati in Libia chi per un anno, chi per tre. Alcuni avevano segni di ferite da arma da fuoco. Ci hanno raccontato di essere stati chiusi al buio anche per otto mesi. Sono persone abituate ad attraversare orrori incredibili, per questo non hanno posto particolare accento sull’attesa a bordo della nave”.

Le nuove richieste da parte degli Stati Uniti, interessata a fare interventi di manutenzione nella zona militare, riapre il dibattito sulla base. Una vicenda che non ha solo aspetti giuridici, ma chiama in causa la politica. Chiamata nuovamente a fare scelte importanti

«Perché il presidente non ha ancora provveduto a revocare l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi? È la nostra prima iniziativa parlamentare perché attribuiamo una particolare importanza a questo tema. Quali interessi si nascondono dietro questo silenzio? Quali imbarazzanti impegni debbono essere mantenuti? E con chi?». Parole dure, pronunciate nel 2012dall’allora capo dell’opposizione al governo regionale Nello Musumeci, oggi presidente della Regione, contro le autorizzazioni al Muos di Niscemi ratificate dal governo Crocetta.

Le frasi tornano in mente, mentre gli attivisti contrari alla base militare di Niscemi sollevano il caso di una nuova richiesta autorizzativa da parte degli Stati Uniti, per interventi di manutenzione nella zona militare del Muos, che ricade in una riserva naturale orientata di competenza dell’assessorato regionale all’Agricoltura. In molti si chiedono quale posizione assumerà adesso il governo regionale, che in questo avvio di legislatura non ha mai affrontato apertamente l’argomento.

Ad accendere i riflettori, appunto, gli attivisti del movimento No Muos, che hanno manifestato il loro disagio davanti alla scelta del ministero della Difesa, guidato dalla pentastellata Elisabetta Trenta, di inoltrare la richiesta alla Sicilia. Una vicenda nella quale il deputato regionale Giampiero Trizzino, da sempre contrario al Muos, cerca di fare da paciere: «Il nostro obiettivo – dice – è sempre stato e continua ad essere spegnere il Muos. Nessun passo indietro. Negli anni ci siamo battuti contro le autorizzazioni rilasciate dalla Regione, chiedendone la revoca in autotutela e portando la questione all’attenzione dell’Europa, grazie al sostegno del collega Ignazio Corrao. Sebbene il governo nazionale non abbia alcuna competenza per il rilascio delle autorizzazioni, continuiamo a coordinarci costantemente con i colleghi di Camera, Senato e dell’esecutivo, al fine di intraprendere ogni azione utile per fermarlo, rimanendo al fianco dei cittadini di Niscemi e dei comitati, come è sempre avvenuto».

Ma nonostante il tentativo di Trizzino dimettere una buona parola, declinando le responsabilità dalla ministra Trenta, è Fabio D’Alessandro, originario di Niscemi e attivista No Muos, a replicare a distanza alle parole di Trizzino: «Quello tra Stati Uniti e Italia è un trattato segreto, di cui nessuno di noi ad oggi conosce i termini. Però è chiaro che se siamo arrivati al punto in cui gli Stati Uniti chiedono al governo italiano di fare da passacarte, allora possiamo definirci ufficialmente una colonia americana. Sarebbe una procedura folle – accusa ancora D’Alessandro -. Se lo Stato fosse obbligato a passare le cartesuo malgrado, magari per poi fare da opposizione al governo regionale su cui ricadono tutte le responsabilità, qualora autorizzassero questo nuovo intervento».

Ma intanto, dal governo regionale tutto tace. Musumeci si trova fuori dall’Isola in questi giorni e non è dato sapere quale posizione assumerà sulla vicenda. Invece a rispondere, almeno in parte, ai dubbi di natura tecnica, è l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, secondo il quale è chiaro «che si tratta di una scelta politica di cui deve rispondere il governatore dopo un confronto coi componenti della giunta». Bandiera intanto conferma a Meridionews che «c’è un progetto presentato da pochi giorni, ma che è ancora in fase di prima istruttoria. L’assessorato sarà chiamato a esprimere rigidamente un parere con le norme che disciplinano la materia, perché ricordo che il Muos insiste in un’area definita zona A. Da quello che posso dedurre in questo momento, ho certezza che molto di quello che viene proposto di fare non è realizzabile in una zona A». Ma oltre, Bandiera non si spinge. Insomma, se anche questa volta la Sicilia concederà una deroga per le autorizzazioni o meno non è dato saperlo. «Certo – conclude – il nostro presidente è una persona che si contraddistingue per la sua coerenza. Se quella era la sua posizione appena qualche anno fa, difficilmente riesco a immaginare che si allontani da quell’idea adesso».

In merito alla liceità degli interventi da fare nella base di Niscemi, la marina militare statunitense è sicura che i quattro progetti per cui è stata presentata la richiesta di nulla osta rientrino tra le opere concesse dalla normativa. Nelle migliaia di pagine di documentazione fatte pervenire agli uffici regionali dalla società statunitense Aecom, che ha la propria sede italiana a Milano, si specifica che i lavori alla strada perimetrale di pattugliamento della base e delle stradelle interne, la riparazione dei tratti di recinzione danneggiati, il miglioramento della sicurezza nell’entrata principale e infine l’ancoraggio di un plinto di ancoraggio del tirante di un’antenna non comporterebbero rischi per la fauna e la florapresenti nella riserva. 

La tesi, che viene ripresa anche negli studi di incidenza ambientale prodotti da Aecom, dovrà passare il vaglio della Regione, che inevitabilmente dovrà tenere conto anche di quanto accade al tribunale di Caltagirone, dove è ancora in corso un processo sulle dinamiche che portarono al via libera all’edificazione del Muos. L’ipotesi della procura, per il quale alcuni degli imputati sono stati assolti, è quella di reati ambientali. Al momento, però, è difficile fare previsioni: ciò che si sa è cheuna prima conferenza dei servizi si è svolta a fine luglio nella base di Sigonella. Tra i presenti c’erano i referenti del ministero della Difesa, della marina militare statunitense, dell’assessorato al Territorio. A mancare, invece, era il rappresentante del dipartimento per lo Sviluppo rurale, ovvero il ramo dell’amministrazione regionale a cui ufficialmente fa capo la Sughereta di Niscemi.