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Nè voti nè veti”. E’ questo il giudizio del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci sul nascente governo formato da M5s e Lega guidato da Giuseppe Conte, in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Sicilia. Il Governatore fra le righe apre una linea di credito a un’esperienza “che porta con sè elementi di novità e metodi inediti” e che si augura “non naufraghi”. Per quanto riguarda la Sicilia, e più in generale il Mezzogiorno, che nella prima stesura del “contratto” non veniva citato, Musumeci dice di non avere timori e rilancia invece l’idea di un “polo del Sud fra tutti i Governatori”.
    Circa la situazione politica regionale il presidente dice che all’Ars “per ora non cambia nulla”. Qualcosa invece “nel processo di scomposizione e ricomposizione del centrodestra” cambierà per il movimento di Musumeci “Diventerà Bellissima” che aspira a diventare “un soggetto nazionale”. E alla domanda circa nuove alleanze Musumeci risponde: “Lo decideremo

Respinta la nostra richiesta di una più equa divisione”

Tonno in vendita 

La ripartizione delle quote di pesca del tonno rosso effettuata dal governo nazionale penalizza, ancora una volta, la Sicilia. Non è stata tenuta in considerazione la nostra richiesta di una più equa divisione tra i vari sistemi di pesca che salvaguardasse le imprese artigianali e tradizionali. Si è deciso di continuare a premiare pochi, a discapito di molti. Per questo motivo, abbiamo deciso di fare ricorso contro il decreto ministeriale”.
    Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, dopo la delibera della Giunta di governo che ha impugnato la decisione del dicastero per le Politiche agricole.
    Su indicazione dell’Unione europea, le quote italiane sono state aumentate di seicento tonnellate, passando da 3.294 a 3.894, con un aumento del venti per cento. La Sicilia aveva chiesto che fossero distribuite principalmente a chi pesca il tonno con il sistema del ‘palangaro’, quindi alle tonnare fisse e alle cosiddette ‘quote accidentali

Accogliendo il reclamo presentato dal Sig.Sciarratta Gaetano Nicolò, difeso dall’Avvocato Tanja Castronovo, il magistrato di sorveglianza, W. Carlisi, ha ridotto la pena da scontare di 106 giorni.

Sciarratta dal 2012 ad oggi è stato detenuto nei penitenziari “Pagliarelli” e “Petrusa” di Agrigento, ove è attualmente ristretto. Il magistrato di sorveglianza ha ritenuto che per  1068 giorni lo Sciarratta è stato detenuto in una cella ove lo spazio medio a sua disposizione, considerati gli altri reclusi era di appena 2,73 mq. A ciòsi aggiungono i problemi strutturali degli istituti penitenziari ove è stato ristretto. Evidente pertanto il trattamento disumano e degradante per tale periodo.

Lo Sciarratta è detenuto in esecuzione di una sentenza di condanna a 8 anni e 6 mesi per 416 bis c.p.

Il fine pena è previsto per il 14 marzo 2020, a cui ora vanno detratti 106 giorni. Il reclamo era stato proposto nel febbraio 2018.

Approfondimento storico e politico credo sia indispensabile

Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti

 “Condivido la riflessione dell’ attuale procuratore nazionale antimafia su un livello occulto di responsabilità dietro le stragi di mafia e terrorismo: c’è ancora molto da capire, ad esempio, sul ruolo dei soggetti esterni nel caso Moro. Forse gli strumenti a disposizione della giustizia oggi, dopo 40 anni, saranno insufficienti, ma un approfondimento storico e politico credo sia indispensabile”. Lo ha detto Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia intervenendo a margine del convegno “Strategie di contrasto, terrorismo mafia, un dialogo tra giuristi e storici”, organizzato dall’Università di Palermo. Sul livello occulto, dietro le stragi di mafia in Sicilia, Roberti ha aggiunto: “Cosa nostra aveva deciso da molto tempo la condanna a morte di Falcone e Borsellino, ma l’attualizzazione di quella condanna si rese necessaria tra il maggio e luglio del 1992 poiché prima Falcone e poi Borsellino rischiavano di diventare procuratore nazionale antimafia”.

Dimezzati in uno anno i finanziamenti concessi all’artigianato
Pezzati: “Occorre superare le difficoltà di accesso al credito per i nostri artigiani”
Il presidente regionale all’Università per testimoniare le difficoltà degli imprenditori Necessario un nuovo patto tra imprese e istituti di credito

I finanziamenti concessi alle micro e piccole imprese e all’artigianato sono ancora in calo. A febbraio 2018 i finanziamenti concessi alle MPI sotto i 20 addetti, che pesano per il 28,2% sul totale crediti erogati a società non finanziarie e famiglie produttrici, registrano rispetto allo stesso periodo 2016 un decremento del -3,6%.
Peggiore la situazione sul fronte credito per l’artigianato che a settembre 2017 (ultimo dato disponibile) registra un calo del credito del -9,3%, più accentuato (quasi il doppio), rispetto alla diminuzione dei finanziamenti all’artigianato siciliano registrato un anno fa, -4,9% (settembre 2016).
Lo ha detto questa mattina Giuseppe Pezzati, presidente regionale di Confartigianato Imprese Sicilia, nel corso del convegno dal titolo “Banche e mercato del credito: tendenze e prospettive”, organizzato all’Università di Palermo, dal dipartimento Scienze economiche.
Tra i partecipanti, anche Francesco Faraci, già professore associato di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Palermo, Franco Tutino, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari della Sapienza Università di Roma, Paolo Mottura, professore emerito di Economia degli intermediari finanziari dell’Università Bocconi di Milano, Sebastiano Mazzù, professore associato di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Catania, Enzo Scannella, professore associato di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Palermo, Pietro Cirrito, associated partner Ad Advisory di Roma.
Pezzati ha portato il suo contributo raccontando, concretamente e con dati alla mano, le difficoltà che le piccole imprese affrontano per l’accesso al credito a cui fa spesso seguito, una complicata sopravvivenza dell’attività imprenditoriale, con ricadute inevitabili nella gestione economica della stessa famiglia dell’artigiano.
“L’ultimo bollettino economico pubblicato da Banca d’Italia (aprile 2018) – ha detto Pezzati – evidenzia come nel corso del 2017 in generale la qualità del credito comunque è migliorata. In Sicilia, se mettiamo sotto la lente di ingrandimento la dinamica delle sofferenze di società non finanziarie e famiglie produttrici, osserviamo che la crescita continua ma a passo sempre più lento (fenomeno di decelerazione in atto): la dinamica delle sofferenze a marzo 2016 era del +8,4%, a marzo 2017 è del +0,3% (prossima zero e inferiore a quella 2016).
Per un sistema di micro e piccole imprese come quello siciliano (il 99,7% delle imprese del territorio hanno meno di 50 addetti) l’accesso al credito è molto problematico. Le banche applicano rigidamente sistemi di rating che a volte disconoscono la storia delle imprese, anche di quelle più strutturate, e la loro capacità patrimoniale. E di fronte ad un calo del fatturato, anche solo dell’ultimo esercizio, vengono dimezzati gli affidamenti.
“Ma se è vero che la struttura economica siciliana è costituita per la maggior parte da piccole e medie imprese – ha aggiunto il presidente regionale di Confartigianato –, allora più l’accesso al credito per queste viene limitato, maggiore sarà il rischio di declino per l’economia regionale nel suo insieme. Le micro imprese e le Pmi domandano credito prevalentemente per iniettare liquidità all’interno dell’impresa, complici l’allungamento dei tempi di incasso delle fatture, i crediti in sofferenza e i fatturati in calo. Quando invece chiedono prestiti per finanziare investimenti o il ricambio generazionale, il sostegno della impresa in queste richieste diventa funzionale al miglioramento dei cicli produttivi e all’esigenza di stare al passo con un mercato sempre più dinamico. Solo una piccola parte delle richieste di finanziamenti invece è destinata ad una ristrutturazione del debito”.
Si apre un campo, dunque, in cui la conoscenza di eventuali fragilità è fondamentale per trarre indicazioni utili a delineare gli opportuni interventi sul piano preventivo e, pertanto, la stretta collaborazione tra imprese e istituzioni diventa imprescindibile. I Consorzi di garanzia collettiva fidi facilitano la valutazione del “merito di credito” delle piccole e medie imprese e costituiscono forme di attenuazione del rischio creditizio particolarmente efficaci, grazie all’elevata capacità dei Confidi di selezionare le imprese meritevoli di credito, supportata dalla conoscenza diretta del tessuto produttivo e dalla logica di prossimità che ne contraddistingue l’intervento.
“Siamo dell’idea – ha concluso Pezzati – che istituzioni pubbliche, intermediari, Confidi e le Associazioni di categoria come Confartigianato, debbano lavorare di concerto per assicurare che l’incontro tra domanda e offerta di credito si realizzi in modo ottimale L’auspicio è quello che si possa costruire un nuovo patto tra imprese e istituti di credito, fondato sul riconoscimento delle reciproche esigenze e che si possa trovare un migliore equilibrio tra i due soggetti”.

“Avrebbe tentato di inquinare le prove a suo carico”: Antonello Montante trasferito dai domiciliari in carcere. I dettagli.

Antonello Montante è stato trasferito dal proprio domicilio in carcere. Perché? Perché, secondo la Procura della Repubblica di Caltanissetta, l’ex presidente di Sicindustria, approfittando della detenzione domiciliare, avrebbe tentato di inquinare le prove a suo carico.

Il provvedimento di carcerazione è stato firmato dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Maria Carmela Giannazzo, la stessa che ha interrogato Montante nei giorni scorsi, e che adesso ne ha disposto d’urgenza la reclusione in una cella. In verità, già il 14 maggio, lunedì, giorno dell’arresto, lui, Montante, sarebbe stato ristretto in carcere, come avrebbe voluto la Procura nissena, se non fosse stato il Tribunale a rispondere “no al carcere, sì ai domiciliari”.

Antonello Montante è indagato perché sarebbe stato ideatore e promotore di due associazioni a delinquere: la prima per spiare le indagini, soprattutto di contiguità mafiose, che lo hanno coinvolto, e la seconda per condizionare e orientare la gestione dei fondi pubblici dell’assessorato regionale alle Attività produttive. L’inchiesta è stata battezzata “Double Face”, doppia faccia, alludendo verosimilmente alla parvenza legalitaria dell’indagato a copertura di un’altra del tutto opposta. E le indagini, tra l’altro, hanno svelato che la villa a Serradifalco di Montante ha custodito tanti dossier, scoperti dalla Polizia in una stanza segreta, ma lui, Montante, ha negato: “Non ne ho mai conosciuto l’esistenza, sono lì a mia insaputa”. Nella stessa villa Antonello Montante è stato ristretto ai domiciliari, e la notte prima dell’alba del 14 maggio scorso ritardò di quasi un’ora l’apertura della porta ai poliziotti che lo avrebbero arrestato per distruggere una trentina di pen drive su cui avrebbe nascosto parte del suo archivio. Almeno così ritengono gli indaganti, ai quali Montante ha replicato: “Ho ritardato perché avevo paura che gli uomini alla porta fossero stati mandati dalla mafia per uccidermi”. Poi, nei giorni successivi, nella villa a Serradifalco sarebbero entrate anche delle persone non autorizzate. E perché? Indaga la Squadra Mobile capitanata da Marzia Giustolisi. Nel frattempo, il procuratore aggiunto Gabriele Paci e i sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso hanno presentato l’istanza urgente di trasferimento in carcere. E il Tribunale, al contrario della prima volta, ha risposto subito sì.

A.R. (Teleacras)

Operato da Volotea, anche collegamenti con Cagliari e Catania

Volotea, la compagnia aerea low cost che collega città di medie e piccole dimensioni in Europa, ha programmato per domani, sabato 26 maggio, il volo inaugurale Ancona-Palermo. La nuova tratta avrà 2 frequenze settimanali, ogni martedì e sabato per un totale di oltre 11.700 posti in vendita. Sempre il 26 maggio il vettore ha confermato il ripristino della tratta per Cagliari. Salgono così a tre le destinazioni da e per Ancona raggiungibili a bordo degli aeromobili della low cost, con la conferma del volo per Catania 7 giorni su 7 per il periodo estivo. L’amministratore unico di Aerdorica, società di gestione dell’Aeroporto delle Marche, Federica Massei sottolinea “il trend positivo da sempre ottenuto dai voli operati da Volotea dal nostro scalo e i numeri raggiunti. Proprio l’alto tasso di gradimento ha fatto sì che Volotea abbia aggiunto alla rosa delle destinazioni da Ancona anche la rotta per Palermo”.
   

Nel 2017 sfidò Orlando nella corsa a sindaco di Palermo

E’ stata archiviata dal gip l’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso a carico del consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli che, nel 2017, sfidò Leoluca Orlando nella corsa a sindaco di Palermo.
    L’archiviazione era stata chiesta dalla stessa Procura che non aveva trovato riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Tantillo.
    “Siamo sempre stati certi della sua estraneità ai fatti e questa archiviazione restituisce un po’ di verità a questa vicenda. Abbiamo avuto massima fiducia nella magistratura e abbiamo avuto anche la fortuna di avere come interlocutori magistrati sereni che hanno valutato l’insussistenza dell’ipotesi di reato”, commentano i legali di Fermanelli, gli avvocati Nino e Sal Mormino.
    Le elezioni “incriminate” erano le amministrative del 2012 quando, dopo aver vinto le primarie del centrosinistra contro Rita Borsellino, Ferrandelli, stavolta nelle file del centrodestra, corse per la prima volta contro Leoluca Orlando, suo ex mentore.
   

“È noto e non è mistero che fino al 2010, da rappresentante delle Istituzioni a vario livello, è capitato di avere contatti con i vertici di Sicindustria. È normale che di fronte a prese di posizione pubbliche di quegli anni che apparivano o lasciavano immaginare una scelta netta contro la mafia e la corruzione, da politico e rappresentante istituzionale abbia espresso il mio apprezzamento.”

citazione_sicindustria

Nel rendere pubblico l’atto di citazione con cui Sicindustria ha chiesto a gennaio di quest’anno un milione di euro per diffamazione, Leoluca Orlando torna ad attaccare “un sistema confindustriale che in Sicilia ha preteso per diversi anni di avere il volto della legalità ma ha mostrato l’agire dell’illegalità, come da me più volte affermato ed anche segnalato in sedi e ad istituzioni aventi anche poteri e funzioni giudiziarie.”

Orlando prosegue ricordando che “è altrettanto noto, e ribadito dagli stessi vertici di Sicindustria che per questo mi accusano di un presunto danno d’immagine, che dal 2010, quando a parole e prese di posizione seguivano comportamenti e fatti in direzione diametralmente opposta, ho rotto qualsiasi contatto con quell’associazione, criticandone apertamente e chiaramente l’ambiguità e il pericoloso ruolo svolto rispetto alla politica e ai governi regionali.
Mentre spetterà alla Magistratura proseguire il proprio lavoro di indagine e sanzione di comportamenti illeciti, quale sia il rapporto fra me e Sicindustria è certificato appunto nella citazione nella quale sono proprio loro a ricostruire le mie prese di posizione pubbliche.
Tutto il resto – conclude Orlando – comprese le parole degli indagati rilasciate per creare cortine fumogene, è del tutto irrilevante.”

Italia in prima linea per tutela vita e dignità persone

“L’Italia crede alla collaborazione” con l’Africa e lo “dimostra l’impegno dell’Italia sul fronte delle migrazioni, un fenomeno di portata storica che va governato da Africa ed Europa insieme, con lungimiranza e spirito di responsabilità e ci ha visto finora in prima linea a sostegno di un approccio volto a sconfiggere le cause profonde di questa tragedia e a tutela della vita e della dignità dei migranti”. Lo afferma il presidente Sergio Mattarella in un passaggio del suo discorso in occasione del 55/o anniversario dell’Unione Africana.