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l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla

Arrivano dalla Regione siciliana dodici milioni di euro per l’alta formazione, la ricerca e le specializzazioni post-laurea. “Finanziare l’alta formazione, coerentemente ai bisogni del sistema regionale, significa contrastare il costante esodo di giovani eccellenze siciliane e offrirgli la possibilità di rimanere in Sicilia, trovando nella nostra Regione le migliori opportunità di crescita professionale – afferma l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla – Confido nella più ampia partecipazione da parte degli atenei e degli enti di ricerca, dei giovani e delle aziende siciliane, affinché possano usufruire di tutte le opportunità oggi rese loro disponibili”. Quattro milioni sono stati stanziati per il nuovo bando, appena pubblicato, per l’apprendistato di terzo livello. Università, enti di ricerca, istituti tecnici Superiori e Afam potranno partecipare alla creazione di un catalogo dell’offerta formativa regionale per l’apprendistato di alta formazione e ricerca, rivolto a giovani studenti tra i 18 e i 29 anni in contratto di apprendistato, in fase di assunzione o intenzionati a compiere un percorso da apprendisti. A seguito della pubblicazione del catalogo, per la fruizione del corso prescelto, i ragazzi potranno avanzare la richiesta di un voucher formativo che verrà erogato all’ente presso cui si è deciso di svolgere la formazione e sarà utile alla copertura dei costi sostenuti fino ad un massimo di cinquemila euro per ogni annualità.

Vaccini e Iscrizioni a scuola, ecco cosa cambia

 

  • “>vaccini, Giulia Grillo, Sicilia, Cronaca

    Il ministro della Salute, Giulia Grillo

    Migliora in tutta Italia la copertura vaccinale. La maggior parte delle regioni, 11 su 21, raggiunge l’obiettivo di immunizzare almeno il 95% dei nuovi nati con il vaccino esavalente, ovvero quello che protegge contro malattie gravissime come polio, difterite e tetano. Ma la copertura a livello nazionale resta leggermente al di sotto di questa soglia. Crescono complessivamente ancora di più le vaccinazioni contro il morbillo, di oltre il 4%, ma solo una regione, il Lazio, supera il 95% di bimbi immunizzati. Sono i dati, aggiornati a dicembre 2017, relativi ai primi 6 mesi dopo l’entrata in vigore della legge sull’obbligo vaccinale. Si registra dunque un sensibile aumento per tutti i vaccini, sia per quelli obbligatori che non. In particolare la copertura contro la polio è aumentata del +1,21% rispetto al 2016 e si attesta al 94,5% a livello nazionale. Ma la metà delle regioni resta sotto la soglia di sicurezza del 95% di immunizzati, ovvero la soglia minima per proteggere dalla malattia anche chi il vaccino non può farlo per motivi di salute o di età. A trainare verso il basso sono aree tradizionalmente ‘scettiche’ come Bolzano, ma anche Friuli Venezia Giulia e Sicilia.

    Come conseguenza delle inadeguate coperture vaccinali nei confronti del morbillo, nel corso del 2017 il nostro Paese è stato interessato da una estesa epidemia di questa malattia esantematica, che può causare complicanze gravissime. Il 2017, infatti, ha fatto registrare in Italia 5.000 casi di morbillo, di cui 300 tra operatori sanitari, e 4 decessi.

    Ma secondo i nuovi dati, la prima dose di vaccino contro il morbillo vede una crescita delle coperture del 4,42% rispetto all’anno precedente, una sola regione che supera il 95%, il Lazio, e altre due che vi si avvicinano, ovvero Piemonte e Umbria, con rispettivamente il 94,7% e 94,5. Trainate dal generale aumento delle vaccinazioni obbligatorie, crescono a livello nazionale anche le coperture nei confronti delle vaccinazioni non obbligatorie, come quella contro lo pneumococco e il meningococco C, con rispettivamente +2 e +2,5% circa.

    Secondo l’attuale legge sull’obbligo vaccinale per la frequenza scolastica, sono 10 le vaccinazioni obbligatorie: antipolio, antidifterica, antitetanica, antipertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo B, antimorbillo, antirosolia, antiparotite, antivaricella, antiepatite B.

    il ministro della Salute Giulia Grillo

    VACCINI E SCUOLA. Cade la scadenza del 10 luglio 2018 prevista dalla legge attuale per presentare la certificazione ufficiale che attesti l’avvenuta vaccinazione ai fini della frequenza del nuovo anno scolastico. Secondo la nuova circolare presentata dai ministeri della Salute e del’Istruzione, infatti, basterà presentare un’autocertificazione e la data del 10 luglio non è “perentoria”.

    Ecco cosa cambia:

    – AUTOCERTIFICAZIONE PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO: per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018. Se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami e per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 – 16 anni), basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione. In alcuni casi, varrà anche l’autocertificazione che attesti l’avvenuta prenotazione alla Asl per effettuare le vaccinazioni. La data di scadenza del 10 luglio anche per la presentazione della autocertificazione non è perentoria e, in ogni caso, la mancata presentazione della documentazione non comporterà la decadenza dell’iscrizione scolastica.

    – RESTA AL MOMENTO L’OBBLIGO VACCINALE: i genitori che “rifiutassero definitivamente la vaccinazione dei figli ai fini della frequenza scolastica andrebbero incontro alle sanzioni al momento previste dall’attuale legge sull’obbligo vaccinale, ed i loro figli andrebbero incontro all’esclusione della frequenza scolastica”, ha chiarito il coordinatore del nuovo Tavolo di esperti indipendenti del ministero della Salute, Vittorio De Micheli. La circolare, ha precisato, “non ha infatti in alcun modo toccato l’obbligo vaccinale. La questione dell’obbligo sarà invece affrontata da una proposta di legge parlamentare”. La circolare “ha l’obiettivo di semplificare le procedure a carico delle famiglie, di non esasperare gli animi e anche di dare tempo al Parlamento per poter lavorare”.

    – APPELLO GRILLO A FAMIGLIE, ‘NON FARE FALSE CERTIFICAZIONI’ Grillo si è rivolta alle famiglie invitandole in ogni caso a non produrre delle false dichiarazioni che attestino le vaccinazioni dei figli per poter frequentare la scuola. “Se ci sono dei genitori che hanno dei dubbi legittimi – ha affermato – si rivolgano a noi e al ministero per avere chiarimenti. La via da seguire è infatti la corretta informazione, sapendo che i vaccini sono importanti e che le famiglie devono essere tranquille”.

    Loris: Veronica Panarello in lacrime durante sopralluogo

    Loris: Corte in camera di consiglio

    Pg, confermare condanna a 30 anni. Sentenza attesa per oggi

    Si è ritirata in camera di consiglio la Corte d’assise d’appello di Catania davanti alla quale è stato celebrato il processo a Veronica Panarello, la donna condannata a 30 anni di reclusione, dal Gup di Ragusa, per l’uccisione e l’occultamento del cadavere del figlio Loris, 8 anni, assassinato con delle fascette di plastica il 29 novembre del 2014 nella loro casa di Santa Croce Camerina. Il Procuratore generale ha ribadito la richiesta di conferma della sentenza di primo grado a 30 anni comminatale, il 17 ottobre del 2016, dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, col rito abbreviato. La difesa dell’imputata, con l’avvocato Francesco Villardita, ha sollecitato l’assoluzione della donna “per non avere commesso il fatto” e “se ci fosse stata una partecipazione sarebbe un concorso anomalo” e chieste le “attenuanti generiche anche per il tratto di personalità disarmonica emerso dalle perizie psichiatriche”. La sentenza è attesa per il tardo pomeriggio di oggi.

    Veronica Panarello in aula al termine della lettura della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania che ha confermato la sua condanna a trent’anni di reclusione per l’omicidio del figlio Loris

    Sentenza di secondo grado a Catania per omicidio del figlio

    Trent’anni di reclusione. E’ la sentenza pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Catania per Veronica Panarello per l’uccisione e l’occultamento del cadavere del figlio Loris, 8 anni, assassinato con delle fascette di plastica il 29 novembre del 2014 nella loro casa di Santa Croce Camerina. I giudici, accogliendo la richiesta dell’Accusa, il Pg Maria Aschettino e il Pm Marco Rota, hanno confermato la decisione di primo grado emessa il 17 ottobre del 2016 dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, col rito abbreviato.
       “E’ colpa tua, ti ammazzo con le mie mani. Sei contento adesso?”. Così Veronica Panarello ha reagito urlando in aula rivolta al suocero alla lettura della sentenza . La donna ha sempre sostenuto che ad assassinare il bambino sarebbe stato Andrea Stival perché il bambino aveva scoperto una loro presunta relazione.  La donna è stata accompagnata fuori dall’aula, a forza, dalla polizia penitenziaria che l’ha subito bloccata. “Da quello che abbiamo potuto capire – ha spiegato il legale di Veronica Panarello parlando delle urla lanciate dalla sua assistita in aula ce l’aveva col suocero, che ritiene responsabile dell’omicidio del figlio. Dopo mi ha detto questa frase: ‘Da adesso sconti non ce ne saranno più per nessuno, dato che non ho avuto giustizia, la giustizia me la farò da sola e quando uscirò dal carcere lo ucciderò‘. Sono delle frasi – ha sottolineato il penalista – che in un momento di sconforto ci possono stare anche se non si possono giustificare. Dobbiamo comprendere il suo stato d’animo”.

        “E’ emerso lo schifo che ha fatto Veronica Panarello, non c’è alcunché che potrei dire di lei che ha tolto la vita a un bambino e alle persone che stanno accanto a me. Non ci sarà mai giustizia per mio nipote, perché non tornerà più”. Così Andrea Stival commentala reazione della nuora, Veronica Panarello.

       La riconferma della condanna di mia Veronica non mi ridarà mio figlio. Ma Loris un minino di giustizia doveva averla. Mio figlio rimane sempre nel mio cuore. Ho ricucito i rapporti con mio padre. La reazione di sua moglie in aula? E’ l’ennesimo show che fa davanti ai giornalisti e alle telecamere“. Così Davide Stival sulla sentenza sulle urla lanciate in aula dall’imputata contro il suocero Andrea Stival

      “La Corte d’assise d’appello di Catania ha confermato la sentenza di condanna di primo grado e sarà interessante leggere le motivazioni e in particolar modo per vedere perché non hanno concesso le circostanze attenuanti generiche, una sorte di semi infermità, di non dovere rifare la perizia psichiatrica e il confronto col suocero. Valuteremo il ricorso in Cassazione“. Lo ha affermato l’avvocato Francesco Villarditacommentando la condanna a 30 anni di reclusione confermata in secondo grado alla sua assistita, Veronica Panarello.

     

    Il M5S ha presentato una proposta di delibera all’ufficio di presidenza sul taglio ai vitalizi della Regione che si aggirerebbero, al momento, intorno ai 17-18 milioni di spesa l’anno. I vitalizi sono stati aboliti nel 2012, ma rimangono quelli degli anni precedenti che vengono percepiti anche dagli eredi dei parlamentari regionali. “Il vitalizio del primo presidente della Regione – ha spiegato il vicepresidente dell’Ars, Giancarlo Cancelleri – viene ancora erogato perché va ai suoi eredi”. La proposta prevede la modifica del regolamento relativo al trattamento pensionistico dei deputati attraverso la rideterminazione della misura degli assegni. “Spero di non sentire più che i vitalizi non ci sono – ha aggiunto – Dal 2012 sono stati aboliti, ma ci sono quelli dei deputati di legislature precedenti. Abbiamo anche introdotto dei limiti minimi quindi non c’è nessuna vendetta politica. Il minimo per chi ha fatto una legislatura è di 660 euro netti al mese, per chi ne ha fatte due è il doppio”.
       

    Altri cinque siti potrebbero entrare nel percorso arabo-normanno tra Palermo, Monreale e Cefalù dell’Unesco. Se ne è parlato a Palazzo Reale, nel corso di conferenza che il Comitato di Pilotaggio ha organizzato proprio in occasione del terzo anniversario dell’iscrizione al patrimonio Unesco. Quando venne costruito il dossier di candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List Unesco del sito seriale “Palermo arabo-normanna e la cattedrali di Cefalù e Monreale, in provincia di Palermo furono censiti 22 siti (escludendo i ruderi), di cui soltanto nove con requisiti di idoneità necessari per essere dichiarati “patrimonio dell’umanità”. Sono quindi cinque i monumenti che “bussano” alla porta dell’Unesco, e il Castello a Mare è il primo della lista ed è quello che versa nelle condizioni migliori, anche perché ricade nell’area del porto, interessata da un importante intervento di recupero. Castello a Mare è seguito dal Palazzo di Maredolce,in condizioni precarie.

    A Trapani assieme a tre complici,Cc notificano 6 avvisi garanzia

    Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani hanno arrestato l’ex deputato della Regione Siciliana Onofrio Fratello e eseguito un’ordinanza cautelare del Gip nei confronti di altri tre indagati accusati, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta. A sei persone sono state notificate informazioni di garanzia. Secondo l’accusa l’ex onorevole, condannato nel 2006 per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe intestato fittiziamente quote e cariche sociali di cooperative per l’accoglienza di migranti a prestanome occultando così i proventi delle attività economiche e evitando di comunicare le variazioni patrimoniali come imposto dalla legge ai condannati per reati di mafia.

    Bruno Contrada nello studio dell’avvocato Stefano Giordano durante la conferenza stampa convocata dopo la perquisizione nella sua abitazione, 4 luglio 2018 Palermo. 

    “Presenteremo un nuovo ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare l’illegittimità di una normativa come quella italiana che consente che persone non indagate subiscano perquisizioni e siano intercettate. C’è una palese violazione degli articoli 6 e 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo”. Lo ha annunciato l’avvocato Stefano Giordano, legale dell’ex numero due del Sisde Bruno Contrada. Il 29 giugno, pur non essendo indagato nel procedimento per omicidio a carico dei boss Madonia e Scotto, Contrada ha subito una perquisizione domiciliare. A disporla è stata la procura generale di Palermo che ha avocato l’inchiesta sull’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso con la moglie ad agosto del 1989 a Villagrazia di Carini.
        Contrada è stato condannato a 10 anni per concorso in associazione mafiosa ed ha scontato la pena, ma per la Corte di Strasburgo il processo era illegittimo. L’anno scorso la Cassazione ha revocato la sentenza, quindi l’ex poliziotto al momento è incensurato ed è stato anche annullato il decreto di destituzione emesso a suo carico dalla polizia. “Qualcuno non ha digerito la sentenza Cedu e sta agendo contro i lui con atti invasivi. – ha commentato Giordano riferendosi alla perquisizione della scorsa settimana e a quelle subite un anno fa da Contrada e disposte dai pm di Reggio Calabria – Siamo in presenza di atti che hanno un’oggettiva consistenza persecutoria. A 87 anni un uomo ha il diritto di essere lasciato in pace. E se si pensa che sia colpevole di omicidio lo si dica chiaramente”.

    E’ stato arrestato per corruzione l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliano Giuseppe Mineo. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio de Lucia.

    Mineo si sarebbe interessato perché le imprese “Open Land Srl” e “AM Group Srl”, controllate dai costruttori Frontino, fossero favorite nei ricorsi che avevano intentato contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Il giudice sarebbe dovuto intervenire perché venisse sovrastimato il risarcimento del danno che Comune e Sovrintendenza dovevano alle due società. Sia la vicenda Open Land che quella della Am Group sono emerse nella inchiesta della Procura di Messina che, a febbraio, ha portato in carcere, tra gli altri, l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi legati ai Frontino. In cambio del suo interessamento nella causa di cui era peraltro giudice relatore Mineo, docente universitario nominato al Cga in quota dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, avrebbe chiesto denaro per un amico: l’ex presidente della Regione Giuseppe Drago, poi deceduto nel 2016.

    Mineo e il politico erano legati da una stretta amicizia. All’ex presidente della Regione sarebbero stati fatti avere 115mila euro: la somma sarebbe stata versata dalla società “Ocean One Consulting Srl”, riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, su un conto maltese intestato all’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, anche lui già coinvolto nell’inchiesta messinese su Longo. Ferraro avrebbe poi girato la somma a Drago.

    E’ Giuseppe Mineo, inchiesta della Procura di Messina

    Il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo  

    La Seconda sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza emessa il 31 marzo del 2017 dalla Corte d’appello di Catania che aveva assolto, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e lo aveva condannato a due anni, pena sospesa, per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza intimidazione e violenza. Ora si terrà un nuovo processo.   Nel dispositivo la Cassazione scrive che “in accoglimento del ricorso della Procura generale di Catania annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione di Corte d’appello di Catania” e che “per l’effetto dichiara precluso l’esame del ricorso dell’imputato”. Il Pg della Cassazione, Stefano Rocci, aveva chiesto la conferma dell’assoluzione dall’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa e l’annullamento con rinvio della condanna a due anni. Aveva sollecitato anche il non accoglimento del ricorso della Procura generale di Catania perché depositato in ritardo, ma con una successiva memoria, alla luce di un controllo, aveva segnalato alla Corte di Cassazione che era stato presentato in tempo utile. Erano due i ricorsi pendenti davanti alla Suprema Corte: quello della difesa, con gli avvocati Alessandro Benedetti e Filippo Dinacci, e quello presentato dalla Procura generale. In primo grado, il 19 febbraio 2014, col rito abbreviato, Lombardo era stato condannato dal Gup Marina Rizza a sei anni e otto mesi

       Nessun commento ufficiale sia dalla Procura di Catania sia dal collegio di difesa di Raffaele Lombardo sulla decisione della Cassazione.”Vediamo con favore – spiegano dalla Procura – che è stata annullata una sentenza contro la quale era stato avanzato ricorso. Ma bisogna attendere le motivazioni”. Sulla stessa linea di attesa i difensori dell’ex governatore ed ex leader del Mpa: “Prima di esprimere qualsiasi valutazione – afferma Benedetti – dobbiamo aspettare il deposito delle motivazioni per evitare di dire cose improbabili”

       “Mi verrebbe da dire, in attesa di conoscere le motivazione della Cassazione e della reale portata della sua decisione – dichiara Raffaele Lombardo –  zero a zero e palla al centro: annullamento dell’assoluzione per il reato di concorso esterno, ma anche della sentenza di condanna per il reato elettorale aggravato dal patto politico mafioso”. “Ma, purtroppo, non è una partita di calcio”, aggiunge l’ex governatore, ma è “divenuta una partita tra le più importanti della mia vita, della vita di un cittadino perbene”. “Affronteremo anche questi tempi supplementari – annuncia Raffaele Lombardo – con la serenità e la determinazione di chi ha la coscienza a posto avendo sempre combattuto la mafia. Con poche parole e con molti fatti. Non ci sarà bisogno del Var ma soltanto di arbitri seri, rigorosi ed attenti”.

    La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha confiscato beni per circa 70 milioni di euro a Faustino Giacchetto, accusato di essere l’ideatore del sistema che dal 2006 in poi, grazie alla corruzione seriale, sarebbe riuscito ad appropriarsi di finanziamenti regionali ed europei. I giudici non hanno disposto la confisca integrale dei beni che erano stati sequestrati: restano in possesso alla famiglia 13 appartamenti e una serie di gioielli e orologi di valore, più conti e titoli. Contro il provvedimento può essere presentato ricorso. Giacchetto è stato condannato a otto anni e un mese e alla vigilanza speciale per tre anni, nel processo denominato “Ciapi”, l’ente di formazione della Regione Siciliana che “sarebbe stato utilizzato per drenare risorse pubbliche”. Il Tribunale di prevenzione, presieduto da Raffale Malizia, a latere Vincenzo Liotta e il giudice relatore Simona Di Maida, ha accolto le tesi del pm Pierangelo Padova.