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Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci
”Fino a realizzazione nuovi impianti e discariche”

“L’emergenza rifiuti in Sicilia durerà ancora un anno, fino a quando non saranno realizzate le nuove discariche e nuovi impianti. Dobbiamo correre contro il tempo”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. “Non possiamo affrontare una gestione ordinaria – ha concluso – Molto è determinato dal basso tasso di raccolta differenziata, gli impianti sono pochi e non riescono a smaltire i rifiuti indifferenziati. Purtroppo dal ministero dell’Ambiabte non abbiamo avuto grande disponibilità. Il commissariamento dato due mesi fa non ci dà grandi poteri speciali”.
   

Aveva 82 anni. Guidò anche l’Antitrust dal ’90 al ’97

 E’ morto ieri sera a Roma all’età di 82 anni Giacinto Militello. Fu segretario confederale della Cgil nel periodo in cui Luciano Lama guidava il sindacato.
    Presidente dell’Inps dall’85 all’89 e a capo dell’Antitrust dal ’90 al ’97. E’ stato autore di numerosi saggi di economia e politica, uno degli ultimi analizzava la prospettiva liberalsocialista e il futuro della sinistra in Italia.
    Da giovane fu presidente dell’Ugi, Unione goliardica italiana. Da sempre su posizioni di sinistra, per Militello si prospettò un impegno come segretario regionale siciliano del Pci dopo l’assassinio di Pio La Torre, avvenuto il 30 aprile ’82; ma l’ipotesi non si concretizzò.
    Militello lascia la moglie e due figli. Sarà sepolto nel cimitero di Montemaggiore Belsito, nel Palermitano, dove era nato.

Le segreterie scolastiche hanno ricevuto gli elenchi con i nomi. Parte la caccia al prof

Saranno resi noti il 5 giugno dalle ore 12 sul sito del Miur i nomi di chi comporrà le commissioni di maturità ma intanto le segreterie scolastiche hanno ricevuto gli elenchi con i nominativi e gli studenti si stanno già attivando per scoprire quante più informazioni su di loro, soprattutto sugli esterni. Skuola.net ha chiesto ai ragazzi come si organizzeranno: 1 su 3 aspetterà con pazienza la pubblicazione on line, mentre gli altri si daranno da fare già prima. Una delle principali attività che, alla vigilia di ogni maturità, gli studenti mettono in campo, infatti, è la ricerca spasmodica di informazioni su chi li dovrà giudicare senza conoscerli: i commissari esterni.

Tradizione vuole che, a poche settimane dall’esame di Stato, il ministero dell’Istruzione pubblichi sul proprio sito Internet e comunichi a ogni scuola i nomi dei professori che comporranno le commissioni. È quello il giorno in cui partono ufficialmente le ‘indagini’. Un dato confermato anche quest’anno: il 4 giugno, le segreterie hanno avuto accesso agli elenchi dei commissari. E, quasi in tempo reale, sui social network si sono moltiplicate le fughe di notizie, con immagini di presunte liste e richieste d’informazioni da parte dei maturandi. Una volta consegnati alle scuole, domani il Miur renderà pubblici quegli elenchi anche su Internet: per questo i ragazzi non sembrano avere tutta questa fretta. Almeno così ha risposto un terzo dei 7500 maturandi intervistati da Skuola.net. E gli altri? Curiosi sì, ma senza farsi prendere dall’ansia: solo il 17% è andato personalmente in segreteria per avere la lista, senza aspettare la pubblicazione online, mentre il 18% ha demandato il compito ai rappresentanti di classe. Ma la fetta più ampia – il 32% – attenderà pazientemente che il Miur la diffonda via Internet. Anche se, quando tutto sarà messo nero su bianco, lo scenario cambia. È in quel momento che partirà la ‘caccia al commissario’. Perché, una volta entrati in possesso di quei nomi, l’istinto investigativo dei ragazzi torna a farsi vivo. Oltre l’80% degli studenti sostiene che inizierà a scandagliare fonti personali e risorse web per cercare di capire il più possibile chi sono quegli sconosciuti: il 62% se ne occuperà in prima persona, il 21% si farà informare dai compagni di classe. Appena il 17% dichiara che non farà nulla.

Tra le notizie fondamentali da sapere sul conto dei commissari esterni, al primo posto ci sono, senza alcun dubbio, eventuali stranezze e fissazioni (30%). Molto ambite pure le domande più frequenti che fanno alle interrogazioni (25%). Segue il livello di severità con cui assegnano i voti (15%). Interessa meno la personalità (14%). Il canale preferito per avere questi dati restano i propri docenti (31%), ma anche la pista ‘tech’ è molto battuta, con due scuole di pensiero a confronto: il 26% si affiderà a un social network, il 20% ai siti internet specializzati per studenti. Solamente il 6% resta legato agli stratagemmi del passato e andrà direttamente nella scuola dove insegnano i prof esterni. E se fino allo scorso anno la piattaforma maggiormente consultata (quasi l’unica) era Facebook, oggi si fa largo un nuovo protagonista: Instagram. È un vero boom quello registrato dall’attuale re dei social: se nel 2017 lo usava come strumento d’indagine un misero 2%, ora lo adotterà ben il 14%. Resiste il primato di Fb (verrà utilizzato dal 68% dei maturandi che sceglieranno la modalità di ricerca ‘social’) ma con un evidentissimo calo (dodici mesi fa erano addirittura l’84%).

Polizia di stato, carabinieri e guardia costiera effettuano controlli e perquisizioni 

Arrestati sei cittadini dello Sri Lanka

La polizia di Stato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Palermo, su richiesta della direzione distrettuale antimafia, ha arrestato i cittadini srilankesi, di etnia Tamil, Mary Amalanayaki Bosco Chandrakumar, Chandrakumar Anthiresu Bosco, Anton Nitharsan David Anton Winsilo, Prashanth Chandrasegaram, Jerade Alosius Alphonse e Dukeshikanth Edwerd Selvarasa, accusati di far parte a vario titolo di un’associazione finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante delle transnazionalità. Le attività d’indagine, condotte dalla Squadra Mobile di Palermo, hanno preso avvio dopo l’arresto di due cittadini srilankesi, il 31 dicembre del 2016 dalla polaria all’aeroporto “Falcone-Borsellino” di Palermo. I due avevano documenti di identità falsi, con i quali stavano tentando di imbarcarsi su un volo diretto a Londra.

Critiche da opposizione e associazioni sul nuovo titolare del ministero della Famiglia e della Disabilità dopo una sua intervista nella quale sottolineava che a suo avviso ‘le famiglie arcobaleno non esistono’.

 

Incentivare le nascite e disincentivare gli aborti; sostenere la famiglia, che è “quella naturale”, mentre le famiglie arcobaleno “per la legge non esistono”. Così il neoministro della Famiglia e disabilità, Lorenzo Fontana, oggi intervistato da Corriere della Sera, Stampa, Messaggero, Avvenire e Gazzettino.

Parole bocciate dall’opposizione e dalle associazioni per i diritti gay. “Trovo gravissimo – dice la senatrice del Pd Monica Cirinnà – che un ministro della Repubblica neghi la realtà, anche se ne capisco la funzione reazionaria e oscurantista. Negare l’esistenza di chi chiede diritti e riconoscimento equivale a voler oscurare dei cittadini, silenziarli, relegarli fuori dal dibattito politico e sociale”.

“Se c’era una cosa ‘moderna’ che la nostra Repubblica aveva messo in campo negli ultimi trent’anni era il Ministero alle Pari Opportunità. La sua assenza nella compagine di governo, assimila questo neonato mandato a quelli del vecchio pentapartito. Il premier vuole un Governo del cambiamento? Allora assegni la delega alle Pari Opportunità, investa sulle politiche dell’uguaglianza, risolva le diseguaglianze e le discriminazioni”, commenta l’Arcigay.

E sulle quali, inoltre, è freddo anche il neo ministro dell’Interno e leader del Carroccio, Matteo Salvini.  “Fontana è libero di avere le sue idee” – sottolinea Salvini parlando a Fanpage.it – ma “non sono priorità e non sono nel contratto di governo”. Così il neo-ministro dell’Interno, Matteo Salvini smentisce, in un’intervista a Fanpage.it, il ministro della Famiglia e Disabilità Lorenzo Fontana, per il quale in un’intervista le famiglie gay “non esistono”.

E mentre monta la polemica è lo stesso Fontana a respingere al mittente le accuse: ‘”Non è stato previsto nulla sul ‘contratto’ tra Lega e M5s – sottolinea ripetendo quanto detto da Salvini – evidentemente è una polemica strumentale tanto che c’è chi mi ha criticato anche perché vengo da Verona e tifo Hellas Verona di calcio”.

E lo stesso Salvini puntualizza: “Non ho nessuna intenzione di rivedere leggi del passato come l’aborto e le unioni civili: da papà sono convinto che i figli devono avere un papà e una mamma ma la questione delle famiglie non è all’ordine del giorno di questo governo, ci hanno votato per avere meno immigrati e più sicurezza”. “Detto questo – ha aggiunto – ognuno ha le sue idee e non deve essere lapidato per questo”

 

L’imprenditore nisseno Antonello Montante, 55 anni, attualmente detenuto nel carcere Malaspina di Caltanissetta, chiede ai giudici del Riesame di tornare in libertà e lo fa attraverso i suoi legali, Giuseppe Panepinto e Nino Caleca; la discussione del ricorso è fissata per martedì prossimo.

Montante è accusato di associazione a delinquere, finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, e corruzione: avrebbe cercato di ottenere informazioni riservate su coloro che considerava suoi avversari e sul pentito Salvatore Dario Di Francesco.

Inizialmente, per l’imprenditore, erano stati previsti gli arresti domiciliari, ma successivamente il gip Maria Carmela Giannazzo ha disposto la detenzione dietro le sbarre visto che Montante avrebbe fatto entrare in casa persone non autorizzate e anche per i suoi presunti tentativi di far sparire materiale informatico che poteva essere utile alle indagini.

“Apprendiamo di una lettera dai toni abbastanza inusuali dell’ex direttore di Panorama, Giorgio Mulé, oggi parlamentare, che lamenta di  essere stato convocato dalla Commissione che presiedo senza conoscere preventivamente il tenore delle domande che gli verranno sottoposte né, afferma, il contenuto dell’informativa di polizia in cui è citato il suo rapporto con il signor Montante. Informativa, vale la pena ricordare, integralmente riportata da decine di testate: tanto da aver indotto l’ordine dei giornalisti della Sicilia e della Lombardia a valutare la posizione dei propri iscritti attivando i consigli di disciplina. Non comprendiamo le ragioni del turbamento dell’on. Mulè; siamo certi che nel corso dell’audizione avrà modo, serenamente, di fornire osservazioni, valutazioni e fatti sicuramente utili al lavoro della nostra Commissione.”

Lo dichiara Claudio Fava, presidente della Commissione Regionale contro la mafia e la corruzione.


“Il nostro lavoro – ricorda il Fava – non si vuole sostituire o sovrapporre al lavoro della Magistratura ma si è posto l’obiettivo di indagare sulle distorsioni dei processi politici e su un sistema che ha pesantemente condizionato la vita della nostra regione. Ogni contributo per ricostruire questo sistema sarà per la Commissione antimafia prezioso”.

Obiettivo Lodato de La Sicilia,lo dice Avola al processo Ciancio

Palazzo di Giustizia di Catania, foto esterno della sede del Tribunale, www.sicilia24h.it 

Cosa nostra a Catania all’inizio degli anni Novanta aveva progettato di uccidere il giornalista Andrea Lodato, de La Sicilia, perché “aveva parlato male di Benedetto Santapaola”. Lo ha detto il pentito Maurizio Avola nel processo, a Catania, per concorso esterno all’associazione mafiosa, all’editore Mario Ciancio Sanfilippo. Avola, ‘sicario’ della ‘famiglia’ Santapaola, avrebbe avuto l’incarico dal nipote del capomafia, Aldo Ercolano, e dal suo luogotenente Marcello D’Agata. Ma il progetto saltò e il ‘pentito’ non seppe il perché. La ‘famiglia’ Santapaola da tempo aveva “problemi col giornale che si stava comportando male nei nostri confronti, ci stava dando disturbo”, ha aggiunto Avola, che poco prima aveva definito il direttore un “amico” della cosca. E’ stato invece più volte ‘contestato’, sia dal Pm Antonino Fanara sia dalla difesa, con gli gli avvocati Carmelo Peluso e Francesco Colotti, l’ex reggente del clan dei Laudani, Pippo Di Giacomo, che ha ‘ribaltato’ dichiarazioni già verbalizzate.

Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati dopo le minacce e gli insulti comparsi sui social nei confronti del Capo dello Stato. Si tratta di Manlio Cassarà, Michele Calabrese e Eolisa Zanrosso.
    La Procura di Palermo li accusa di attentato alla libertà del presidente della Repubblica e offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica, reati puniti fino a 15 anni di reclusione. L’inchiesta, aperta ieri, non è più a carico di ignoti. La Digos ha identificato gli autori dei post ingiuriosi accertando che non si trattava di fake. Decine di altre frasi minacciose apparse su altri profili sono al vaglio dei magistrati.
   

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella