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Rimpinguato il Fondo di garanzia, per pagare ai lavoratori della formazione gli arretrati dal 2012 al 2015. La norma è stata varata dall’Ars oggi durante l’approvazione dell’art. 5 della finanziaria. Lo comunicano i deputati regionali del Movimento 5 Stelle e componenti della commissione Lavoro all’Ars, Nuccio Di Paola, Giovanni Di Caro, Roberta Schillaci e Ketty Damante. “Viene così autorizzata – dicono – un’ulteriore spesa di 15 milioni di euro per le somme da liquidare ai formatori. Per salvaguardare i livelli occupazionali dei formatori, è stata inoltre approvata in loro favore l’attivazione di percorsi formativi di aggiornamento e riqualificazione professionale che prevedono il riconoscimento di un’indennità di frequenza, con una spesa di 10 milioni di euro”.

“I Comuni sono a rischio default e in crisi di liquidità, il che significa non riuscire a fronteggiare l’emergenza e già da subito non riuscire ad erogare i servizi essenziali, stipendi compresi. È necessario che, in tempi brevi,  si affrontino le enormi criticità finanziarie che incombono sugli enti locali e che si intervenga con il tanto annunciato ‘Decreto aprile’ in favore dei comuni italiani. Un decreto che sostenga, comuni, famiglie e imprese per affrontare una situazione economica che non ha precedenti in periodo di pace”.  Afferma il presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando.

“Se non si interviene con risorse straordinarie l’impatto dell’attuale crisi sui bilanci sarà necessariamente devastante anche in  conseguenza del mancato gettito di parte significativa dei tributi locali come tari, tasi, imu e addizionale Irpef comunale e non saremo minimamente in grado di fronteggiare l’incremento di nuove povertà determinare dalle misure in vigore”.

“Sollecitiamo, infine, il Governo nazionale – conclude il presidente Orlando –  ad accelerare i tempi per l’avvio del pagamento dalla cassa integrazione in deroga come disposto dal decreto Cura-Italia che coinvolge circa 100mila lavoratori siciliani e più di 35mila  aziende che già oggi sono in forte crisi di liquidità e necessitano di un sostegno che garantisca loro i beni di prima necessità”.

“L’intervento di oggi del presidente Musumeci costituisce un offesa grave e senza precedenti nei confronti di tutto il Parlamento siciliano.

Apprezziamo la censura immediatamente espressa dal presidente dell’Ars Miccichè. Crediamo che mettere in discussione le prerogative di un Assemblea Parlamentare e offendere l’onorabilità dei suoi deputati, come ha fatto Musumeci, sia un comportamento irricevibile e incompatibile con l’alta responsabilità della funzione che ricopre.”

Nel prendere la parola, il Presidente Nello Musumeci:  “Si vergogni Sammartino, in un momento come questo lei chiede di nascondersi dietro il voto segreto”, poi l’affondo che ha scatenato la bufera a Sala d’Ercole: “Mi auguro – ha aggiunto infatti Musumeci – che di lei e di quelli come lei si possa occupare ben altro palazzo. Lascio l’aula per protesta”.

Poi Musumeci ha lasciato l’Aula  insieme ai suoi collaboratori. In Aula scoppiavano violenti scontri verbali tra deputati e anche esponenti del governo: “E’ una minaccia” protestavano deputati di opposizione.

Il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché è stato quindi costretto a sospendere l’Aula. “Nessuna persona può essere incolpato per il voto segreto. Se il voto segreto sarà abolito, sarà sempre una decisione di questo parlamento. Sono molto dispiaciuto – ha detto – per quello che ha detto il presidente. Sono in grande difficoltà a giustificare il presidente della Regione, e non lo giustifico. Questo è un intervento che non doveva essere fatto. Chiederò un chiarimento – ha aggiunto – sulle parole che lui ha detto. Spero lo faccia qua in Aula. Difenderò fino alla fine le prerogative di questo parlamento, nei confronti di chiunque. Anche di fronte al presidente della Regione con cui ho un rapporto positivo e sto aiutando in tutti i modi. È forse un momento di grande stress e di grande fatica. Può succedere, ma non può succedere nei termini in cui è accaduto. Questo parlamento ha ricevuto un’offesa”.

“Rimango convinta che la proroga fino in autunno dei mandati per i sindaci in scadenza è una forzatura utile solo a chi rimane in carica e potrà fare una lunga campagna elettorale, già in atto attraverso il proprio ruolo istituzionale. Ho notato come i sindaci si siano dati da fare, come una lobby, per impedire l’approvazione del mio emendamento che prevedeva il commissariamento per i comuni in cui si dovevano tenere le elezioni in questa primavera. Hanno agito come parte interessata incidendo attraverso una serrata campagna mediatica con l’obiettivo di persuadere che andare a votare significava non avere a cuore in questo momento di emergenza sanitaria il bene dei cittadini. Ciò dimostra come questi sindaci siano mossi solo dalla pervicace volontà di rimanere comodamente in carica. Tant’è che gli stessi, in questa fase di emergenza sanitaria, si trovano più sui social a far campagna elettorale che realmente impegnati a trovare soluzioni per spendere i finanziamenti erogati dalla regione per l’emergenza alimentare. Prova ne sia che in tanti non hanno attivato le convenzioni diversamente da tanti sindaci non in scadenza. Nella I commmissione Ars è prevalsa una sorta di ignavia istituzionale alla quale ho contrapposto il principio di responsabilità che la politica deve assumersi nel guidare, attraverso processi democratici, i cittadini. E sorprende inoltre la sicurezza del presidente della I commissione Pellegrino quando afferma con certezza che a settembre quando si vuole far votare non ci sarà recrudescenza dell’infezione da Covid-19. Invero, tutte le preoccupazioni per il voto subito, relative alla salute, sono pretestuose giacché nella cabina elettorale si entra uno alla volta e con adeguato distanziamento sociale. Bastava solamente prevedere il voto da un sabato al lunedì successivo aumentando anche il numero delle sezioni per tutelare i cittadini sul piano sanitario e garantire la democrazia che così rimane sospesa. Chi deve riflettere rifletta, se serve sono pronta ad una ulteriore azione in parlamento al momento dell’esame del ddl elettorale”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

E’ una sorta di un banco di prova. Il presidente della Regione Nello Musumeci proverà a chiedere al Premiee Giuseppe Conte il riavvio di alcune attività in considerazione del fatto che nella Sicilia il numero dei contagiati rappresenta uno dei più bassi di tutta la Penisola.

A tal proposito Musumeci ha dichiarato: “In Sicilia non abbiamo grandi fabbriche, ma una diffusa presenza di piccole e medie imprese nel commercio, nel turismo e nei servizi. Metterle in condizioni di lavorare, nel rispetto assoluto delle norme di sicurezza, è un dovere del governo nazionale”.

Secondo Musumeci occorrerebbe per la Sicilia affrontare una progressiva e controllata uscita dal lockdown che abbia tempi diverso rispetto alle altre regioni che sono state più colpite.

Ovviamente il Governatore della Sicilia dovrà anche confrontarsi con i suoi omologhi nazionali i quali, a vario titolo, non riescono a trovare condizioni convergenti che possano essere uniche per tutto il territorio al fine di iniziare con il piede giusto la cosiddetta fase 2.

La Commissione Territorio dell’ARS ha dato oggi parere favorevole al Decreto dell’Assessore regionale Totò Cordaro che mira a snellire le procedure burocratiche per il rinnovo delle concessioni demaniali marittime fino alla fine del 2033.
Il decreto prevede infatti una procedura semplificata, tramite la procedura di autocertificazioni sostitutive di tutta la documentazione già in possesso della Regione o di altre amministrazioni pubbliche. Prevede inoltre che non si richieda la documentazione relativa al DURC.

“Sono tutte norme di buon senso – afferma Marianna Caronia della Lega – perché di fronte alla crisi gravissima di tutto il settore turistico occorre fare tutto quanto è possibile per sostenere la ripresa e l’impresa. E’ un motivo in più per confermare la bontà della proposta di esonerare i gestori dal pagamento dei canoni demaniali, che voteremo domani con la finanziaria.”

“L’unica certezza è l’incertezza delle somme che si utilizzeranno, oltre ai tagli inammissibili ai Comuni: non possiamo che votare contro a questo Bilancio”.

Il M5S all’Ars annuncia il suo “no“ al voto finale al ddl sul Bilancio regionale.

“Non possiamo votare un bilancio – dice il capogruppo Giorgio Pasqua – che rischia di condannare a morte, o quasi, i Comuni, ai quali sono stati dati numerosi compiti in più tagliandogli, per giunta, i fondi, tra i quali gli 86 milioni per la disabilità che azzereranno, o quasi, i servizi sociali”.

“ I tagli ai Comuni – gli fa eco  Luigi Sunseri, membro della seconda  commissione dell’Ars – sono inaccettabili  sia per la sforbiciata ai 130 milioni destinati alla parte corrente, sia per i 115 milioni per i trasferimenti destinati agli investimenti, questi ultimi totalmente espunti dal bilancio regionale  e messi a carico dei fondi Poc,  su cui ruota, assieme ai fondi strutturali,  tutta la manovra finanziaria per un miliardo e 500 milioni circa. E qui sta il punto interrogativo: i fondi Poc, in parte forse vincolati,  sono utilizzabili per finanziare prestiti al consumo e alle famiglie, per ricapitalizzare  società in perdita della Regione e per finanziarie a fondo perduto le imprese? Il dubbio c’è ed è grande come una casa e su questo va fatta chiarezza per rispetto dei siciliani”.

Il governo Musumeci incassa l’unanime approvazione della Commissione Bilancio per destinare all’universo della scuola, dell’università e della formazione professionale, dopo l’emergenza da Covid19, un importante pacchetto di interventi straordinari per complessivi 120 milioni di euro. L’assessore Roberto Lagalla esprime soddisfazione per il lavoro svolto, prima nella Commissione di merito e poi in quella Bilancio, per portare a sintesi le istanze avanzate da tutte le parti politiche, rendendole coerenti con le previsioni del governo regionale che, sin dal suo insediamento, guarda alla scuola e al sistema dell’istruzione e della formazione professionale come ad uno dei pilastri per garantire sviluppo e crescita della Sicilia.

“L’intenso lavoro di questi giorni – spiega Lagalla – reso possibile dalla chiara impostazione del Presidente Musumeci e della giunta di governo e favorito, nelle Commissioni Istruzione e Bilancio, dal convergente lavoro dei parlamentari di coalizione e di opposizione, nonché dei Presidenti Sammartino e Savona e dell’assessore Armao, consentirà alla Sicilia di dare continuità, rafforzandole, alle misure già adottate a sostegno dell’intero comparto, sin dall’insorgere dell’emergenza Coronavirus. Ma, soprattutto, la previsione di destinare congrue risorse all’istruzione scolastica ed universitaria e al comparto della formazione professionale, se definitivamente approvata dall’Aula nei prossimi giorni, consentirà di operare in una logica di rilancio e modernizzazione dei tradizionali modelli di istruzione e formazione, tali da valorizzare l’innovazione e da superare i ritardi educativi, garantendo la partecipazione attiva della comunità educante e la tutela dei livelli occupazionali nel settore della formazione professionale”.

Sono quindi stati approvati interventi per un ammontare di 120 milioni di euro, destinati al sostegno del sistema regionale di istruzione e formazione, alla gestione dell’emergenza ed alla realizzazione di innovative e più qualificate azioni di cambiamento nella prospettiva della regolare ripresa delle attività, dopo l’epidemia Covid19.

Nel dettaglio, alla formazione professionale sono destinati complessivi 30 milioni di euro, di cui 15 milioni utili all’incremento del fondo di garanzia e 10 milioni destinati all’aggiornamento e alla riqualificazione degli operatori iscritti all’Albo della formazione, attualmente non occupati.

Circa 5 milioni saranno invece utilizzati per il potenziamento della didattica a distanza e per l’acquisto di dispositivi informatici ad uso individuale, sempre nell’ambito della formazione professionale. Per fronteggiare le prevedibili criticità connesse alla riapertura, nel prossimo mese di settembre, saranno destinati 25 milioni di euro alle scuole di ogni ordine e grado, compresi università ed enti di formazione, per adeguare i locali alla necessaria adozione di misure di distanziamento sociale, agevolare la sanificazione degli ambienti e provvedere alla distribuzione di dispositivi di protezione individuale per operatori e studenti.

Alle scuole paritarie e dell’infanzia, a compensazione dei minori introiti da rette di iscrizione, vanno invece 7 milioni di euro, che costituiscono peraltro un indiretto aiuto alle famiglie in difficoltà.

A favore degli studenti universitari, 5 milioni verrano utilizzati per erogare un contributo forfettario, di circa 500 euro, agli studenti fuori sede che non avranno trovato accesso al bando già emanato, in questi giorni, dall’Assessorato.

A sostegno del diritto allo studio, per gli studenti universitari idonei ma non assegnatari di borsa ERSU, vengono previsti ulteriori 6 milioni di euro. Per l’alta formazione sono destinati 8 milioni di euro, di cui 5 per le borse di studio aggiuntive per le scuole di specializzazione di area medica e sanitaria e 3 milioni per ulteriori interventi a sostegno dei dottorati di ricerca.

Inoltre, è stata proposta l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, per gli studenti siciliani, in atto iscritti fuori regione, che decideranno di rientrare e di iscriversi, nel prossimo anno accademico, in uno degli Atenei della Sicilia: l’intervento prevede un impegno complessivo di 4 milioni di euro e apre la strada ad un possibile rientro di capitale intellettuale in fuga.

Nella prospettiva di una ripresa post-Covid19, che possa essere solidamente orientata all’accelerazione dei processi di digitalizzazione e all’innovazione del sistema d’istruzione siciliano, sono stati destinati 15 milioni di euro per la scuola digitale, l’implementazione della didattica a distanza, l’ammodernamento della relativa infrastrutturazione ed il miglioramento delle dotazioni tecnologiche, nonché per l’aggiornamento professionale dei docenti. Infine, come misura finalizzata a contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e ridurre i livelli di povertà educativa nelle aree territoriali a maggiore disagio economico e sociale, sono stati stanziati 20 milioni di euro, per la gestione dei quali sarà insediata una cabina di regia.

Conclude l’assessore Lagalla: «L’azione del governo regionale che, per espressa volontà del Presidente Musumeci, ha ritenuto, in questo particolare momento storico, di coinvolgere ampiamente tutte le forze politiche nel disegnare il futuro possibile dell’istruzione in Sicilia, si colloca nell’alveo delle previsioni normative della legge per il diritto allo studio e fornisce inequivocabili risposte a quanti, scettici a dispetto di ogni evidenza, non avevano perso occasione di definire vuoto e privo di risorse quel provvedimento legislativo, oggi rivelatosi fondamentale per attrarre adeguate  risorse ad un organico progetto di riqualificazione dell’istruzione su scala regionale».