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A Palermo, al Consiglio comunale, il Movimento 5 Stelle, non potendo presentare una mozione di sfiducia perché ancora non sono trascorsi 24 mesi dall’insediamento del sindaco, ha presentato una richiesta motivata di dimissioni al sindaco Orlando, “quale atto di responsabilità nei confronti della città” – si legge nel documento, senza simboli, è stato sottoposto all’intero Consiglio comunale ed è stato firmato da 12 consiglieri: Concetta Amella, Alessandro Anello, Giulia Argiroffi, Marianna Caronia, Fabrizio Ferrandelli, Sabrina Figuccia, Igor Gelarda, Viviana Lo Monaco, Cesare Mattaliano, Ugo Forello, Antonino Randazzo e Mimmo Russo. Lo stesso gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al Comune di Palermo commenta: “Solo Forza Italia, tra le forze di opposizione, continua a dare fiducia al sindaco. L’auspicio è che il primo cittadino possa finalmente prendere coscienza e ammettere la gravità della situazione dei bilanci del Comune di Palermo riconoscendo le proprie responsabilità nel disastro in atto, e che possa, con un atto di amore nei confronti della città, regalarle una possibilità di riscatto e di dignità dimettendosi”.

E’ stimato in tre ore il tempo di attesa per il traghettamento per la Sicilia sullo Stretto. Lo rende noto l’Anas. “Sull’A2 ‘Autostrada del Mediterraneo’, a causa delle difficoltà nelle operazioni di traghettamento sullo Stretto di Messina e in accordo con le linee operative predisposte di concerto con la Prefettura di Reggio Calabria – dice Anas – allo svincolo di Villa San Giovanni è stata decretata la fase di emergenza di terzo livello, con chiusura dello svincolo autostradale per i veicoli provenienti da nord.
    Attualmente, in autostrada, la coda ha raggiunto lo svincolo di Santa Trada”. I veicoli provenienti da nord e diretti in Sicilia vengono deviati al successivo svincolo di Campo Calabro, per reimmettersi in autostrada in direzione nord. Da parte del personale Anas sono in distribuzione bottigliette d’acqua agli automobilisti in attesa.
   

Giuseppe Acanto è ritenuto affiliato al clan Villabate

La Dia di Palermo ha eseguito la confisca di beni mobili e immobili per oltre 400 milioni di euro, dopo la decisione presa qualche giorno fa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale, nei confronti dell’ex deputato regionale Giuseppe Acanto, 58 anni, ritenuto legato ai vertici di Cosa nostra a Villabate (Pa).

La confisca riguarda rapporti bancari, capitale sociale e relativi compendi aziendali e quote societarie. Acanto, inoltre, è stato ritenuto dal Tribunale di Palermo ‘socialmente pericoloso’ e per questo sottoposto a sorveglianza speciale per quattro anni, a partire dal 2018. Secondo la Dia, Acanto negli anni ’90 era socio in affari illeciti con Giovanni Sucato, il cosiddetto ‘mago dei soldi’ che, dopo aver truffato migliaia di persone tra cui anche alcuni appartenenti a Cosa nostra, sparì poi con un ingente capitale e il cui cadavere, nel 1996, fu trovato carbonizzato all’interno della propria auto.

Il governo 5 Stelle e Lega, presieduto da Giuseppe Conte, nel decreto “Milleproroghe”, ha congelato e riprogrammato circa 2 miliardi di euro che 120 Comuni in tutta Italia avrebbero utilizzato per riqualificare zone periferiche degradate. Il ministero dell’Economia spiega che i soldi saranno spesi su al momento poco definite priorità, e che i progetti esclusi, se meritevoli, saranno recuperati nei prossimi anni. Si tratta di progetti di riqualificazione urbana le cui convenzioni sono state firmate con il governo solo dall’aprile scorso in poi. E i cui fondi, ovviamente, non sono stati ancora spesi dai Comuni. Ebbene, tra i progetti in bilico, se non cancellato, vi è anche il cosiddetto “Progetto Girgenti” per la riqualificazione del centro storico di Agrigento.

Da almeno due decenni si susseguono le istanze, le menzogne e le false promesse relative al trasferimento dell’Esercito italiano dal poligono Drasy in località Punta Bianca ad Agrigento in altra zonaDa almeno due decenni si susseguono le istanze, le menzogne e le false promesse relative al trasferimento dell’Esercito italiano dal poligono Drasy in località Punta Bianca ad Agrigento in altra zona, a tutela del rinomato tratto costiero, peraltro candidato a riserva naturale. Già il precedente governo regionale Crocetta, in accordo con il ministero della Difesa, si è impegnato a trasferire l’Esercito. E lo stesso Esercito si è dichiarato disponibile al trasferimento a condizione che fosse reperita un’area alternativa. Ad oggi nulla è stato compiuto. Adesso il coordinamento provinciale di “Liberi e uguali” di Agrigento annuncia di avere appreso dalla stampa che l’attuale governo Musumeci si è accordato con l’Esercito per l’autorizzazione a proseguire le esercitazioni nel poligono Drasy per altri 5 anni. E dunque, “Liberi e uguali” ha invitato il deputato regionale Claudio Fava a presentare una interrogazione al governo, chiedendo se ciò corrisponda a verità, e se l’attuale governo Musumeci sia a conoscenza dei precedenti impegni assunti dal governo Crocetta. E se l’attuale governo Musumeci sia al corrente che in Sicilia esistono già altri siti di esercitazioni militari dove trasferire il contingente di Drasy. Si tratta di Santa Barbara in provincia di Messina, Masseria dei Cippi a Montelepre in provincia di Palermo, e San Matteo a Trapani.

Busetta, 1,7 mln di poveri

“Crescita assai moderata per l’economia siciliana nella prima parte di quest’anno anche per la debolezza dei consumi delle famiglie, frenati anche dalla poco favorevole dinamica dell’occupazione”. Lo afferma l’economista Pietro Busetta, responsabile scientifico del Report Sicilia, commentando i dati del rapporto sulla situazione nell’Isola, realizzato dal Diste Consulting per Fondazione Curella. Secondo il Report Sicilia, la spesa dei residenti quest’anno continuerà a risentire, oltre che della precarietà del mercato del lavoro, delle condizioni di disagio di larghi strati della popolazione: si stimano circa 1 milione e 700 mila siciliani in condizioni di povertà relativa, dei quali quasi 700 mila in povertà assoluta (100.000 in più dell’anno precedente), 1,3 milioni di famiglie che non possono far fronte a spese impreviste, 330 mila giovani (tra i 15 e i 29 anni d’età) che non studiano e non lavorano.

L’Assemblea Regionale è in ferie. Pausa estiva. In occasione dell’ultima seduta utile il governo ha presentato un disegno di legge che riscrive alcune norme della finanziaria regionale che sono state impugnate dal governo nazionale. Si tratta tecnicamente di un disegno di legge stralcio, e le norme in esso contenute innanzitutto tutelano il personale delle società ex partecipate. E nella norma relativa si legge: “Le società a controllo pubblico non possono procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato se non attingendo dagli elenchi del personale fuoriuscito dalle altre società per la totalità delle assunzioni”. Lo stesso disegno di legge stralcio, inoltre, proroga fino al 31 dicembre 2018 il commissariamento delle Province. E poi abroga gli articoli della Finanziaria relativi al fotovoltaico, ai prepensionamenti del personale in quiescenza della Regione, la norma sull’idoneità dell’antincendio e quella sulle strutture private accreditate della Sanità.

Beni mobili e immobili per 8 milioni e 260 mila euro, equivalenti all’imposta evasa, sono stati sequestrati, in via preventiva, dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Enna agli amministratori di tre società operanti nel settore delle costruzioni edili, che sono indagati per evasione e frode fiscale.
    Il sequestro emesso dal gip di Enna, su richiesta della Procura, ha sottratto alla disponibilità degli imprenditori 10 immobili, fra fabbricati, terreni ed aree edificabili, veicoli nonché disponibilità finanziarie. Dalle indagini delle fiamme gialle è emerso un sistema di frode fiscale attuato, principalmente, attraverso frequenti operazioni economiche rivelatesi inesistenti, in quanto risultate solo cartolari e prive di reale effettività economica.

Una veduta esterna del Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale, Palermo

All’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana di oggi c’era, fra i vari punti, l’esame del disegno di legge sulla “istituzione della Giornata regionale del ricordo e della legalità e del Forum permanente contro la mafia e la criminalità organizzata”. Il testo approvato ad unanimità dalla commissione Affari istituzionali indicava come “Giornata della memoria” il 30 aprile, giorno che coincide con l’anniversario dell’omicidio dell’allora segretario del Pci Pio La Torre e del suo collaboratore Rosario Di Salvo. Nel corso del dibattito d’aula, però, si è aperto uno “scontro” sul giorno scelto per celebrare questa ricorrenza. Il capogruppo di Diventeràbellissima Alessandro Aricò ha criticato l’opportunità di indicare il 30 aprile “perché – ha detto – coincide con il giorno dell’omicidio di un prestigioso esponente della vita politica siciliana, quando invece la Giornata della memoria deve essere le giornata di tutti”. Aricò ha quindi proposto il 19 luglio, anniversario della strage di via d’Amelio nella quale furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo ha difeso la scelta del 30 aprile, ricordando fra l’altro che “Pio La Torre è stato anche parlamentare regionale”. Giusy Savarino, esponente di Diventeràbellissima, ha “rilanciato” proponendo il 6 gennaio, anniversario dell’uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella, mentre il suo collega di partito Giorgio Assenza ha proposto “il primo sabato di maggio”. Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia, ha chiesto di indicare il primo maggio, anniversario della strage di Portella della Ginestra. Al termine di questi interventi il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha rimesso la scelta all’aula, che ha approvato l’articolo 1 del ddl così come era stato votato dalla commissione, che indica la data del 30 aprile quale “Giornata della memoria”. Il voto finale al disegno di legge potrebbe arrivare nel corso della seduta di oggi. 

Il presidente della Regione è intervenuto nel merito dell’emergenza rifiuti in Sicilia, dei lavori in corso e delle prospettive future. Nello Musumeci ha affermato: “L’emergenza rifiuti si affronta recuperando 22 anni di arretrato. La prima emergenza è scoppiata nel 1998. Fare in 22 mesi quello che non è stato fatto in 22 anni è la nostra sfida. Quando noi diciamo che entro due anni l’emergenza rifiuti in Sicilia sarà soltanto un ricordo, non siamo né ottimisti, né pessimisti. Siamo soltanto realisti, come deve essere la buona politica. La Sicilia ha bisogno di impianti, possibilmente pubblici, di trattamento dei rifiuti, ed ha bisogno di 390 sindaci che si convincano che fare la raccolta differenziata è una missione di civiltà, non è un capriccio, oltre ad essere un obbligo di legge previsto ormai da diversi anni. In questi sei mesi, lo dico con grande orgoglio abbiamo guadagnato quasi 10 punti nella raccolta differenziata. A novembre, quando siamo arrivati, noi eravamo intorno al 15 per cento in Sicilia. Ora, ragionevolmente, abbiamo superato il 25. Permettete che entro dicembre arriviamo al 30? E non vi pare una grande conquista? Significa allineare la Sicilia alle altre regioni d’Italia. Nel frattempo stiamo prevedendo gli impianti. Saranno realizzati in un anno – un anno e mezzo”.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, durante un forum all’Ansa, Roma, 20 marzo 2018. ANSA / ETTORE FERRARI