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“Irricevibile”. Così Gregory Bongiorno, presidente di Sicindustria Trapani bolla la proposta di Sogin, la società pubblica del nucleare, di includere anche la Sicilia nella Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, e spiega: “La Carta individua le aree sulla base di motivi tecnici, geologici e ambientali, ma la Sicilia non risponde ad alcuno di questi criteri: tre dei quattro siti individuati sono a sismicità media e con terremoti anche abbastanza frequenti; è una regione ad alto rischio idrogeologico; è distante geograficamente dai siti di produzione delle scorie. Eppure una delle regole principali nello smaltimento dei rifiuti è quella della prossimità, visto che il trasporto comporta sempre dei rischi, amplificati in questo caso dalla natura stessa delle scorie. Il fatto, poi, che si tratti di una regione insulare completa il quadro. Poi mi chiedo anche come sia possibile non tener conto dei mille vincoli, paesaggistici, urbanistici, di rischio idrogeologico e chi più ne ha più ne metta, cui è sottoposto un qualsiasi imprenditore che oggi voglia avviare una nuova attività, nel momento in cui si decida di costruire un ‘semplicissimo’ deposito nazionale di rifiuti nucleari. Per quanto riguarda, infine, nello specifico le due località della provincia di Trapani, Calatafimi-Segesta e Fulgatore, sottolineo che si tratta di una delle zone più pregiate dal punto di vista paesaggistico, turistico, archeologico e agricolo e pensare minimamente di realizzare in questi luoghi un deposito nazionale di rifiuti radioattivi appare una idea assurda, frutto di una valutazione quantomeno superficiale. Siamo certi pertanto che Regione ed Enti locali interessati sapranno nei prossimi mesi e nelle sedi opportune far valere le proprie ragioni per evitare un ennesimo scempio ai danni della Sicilia”.

“La possibile riapertura degli istituti scolastici l’11 gennaio con turni che prolungherebbero le lezioni al pomeriggio per buona parte degli studenti costituisce una scelta che renderebbe ancora più problematico il ritorno ad una ‘finta normalità’ per i circa 100mila ragazzi con disturbi nell’apprendimento (Dsa) che frequentano le scuole superiori in Italia, circa ottomila in Sicilia”. È quanto si legge in una nota diffusa da Assodislessia.

“Impegnare parte del pomeriggio per le lezioni ordinarie a scuola equivarrebbe alla preclusione delle importanti attività extrascolastiche di sostegno per i Dsa, ad esempio sull’elaborazione delle mappe concettuali, sull’uso dei mezzi compensativi o di supporto psicologico – continua la nota.

“Peraltro l’esperienza della didattica a distanza è positiva per i Dsa in quanto limita l’uso di scrittura e lettura tradizionali a vantaggio di strumenti multimediali visivi più idonei e flessibili, tra l’altro più in linea con le attitudini di generazioni digitali, nonché riduce l’ansia da prestazione nell’ambiente scolastico – tipica dei soggetti Dsa con bassa autostima – grazie al contesto casalingo più familiare. Non possiamo che apprezzare l’orientamento di alcuni governatori regionali nel prolungare l’utilizzo della didattica a distanza per qualche altra settimana, sperando che tale posizione venga recepita anche dalla ministra Azzolina”.

“Se l’individuazione in territorio siciliano di zone per la creazione del deposito nazionale nucleare è uno scherzo, non è divertente, anzi di cattivo gusto. Se così non fosse, state certi che alzeremo le barricate con muri di cemento armato. Non permetteremo che sia rovinata la nostra agricoltura o la salubrità ambientale.
Se poi, per assurdo, da Roma qualcuno pensa che il nisseno, così come altre zone della Sicilia, possano trasformarsi in discariche nucleari, non ha tenuto conto del tasso di mortalità per tumore, tra i più alti d’Italia. Pensare di incrementarlo è da scriteriati.
Siamo per lo sviluppo, per una partecipazione solidale alle esigenze del Paese, ma sulle scorie nucleari diventiamo i più titolati ambientalisti di sempre. I sindaci non darebbero mai il loro assenso, né la politica regionale. Sono certo che tutta la deputazione sarà dalla stessa parte. Invitiamo gli organi competenti a una chiara ed inequivocabile smentita”.
Così afferma il deputato di Forza all’Ars, on. Michele Mancuso.

“Brutta pagina della politica siciliana. Il Governo non contempla, al suo interno, nessuna presenza rosa”.
Il Comitato Impresa Donna Sicilia della CNA prende posizione rispetto alla scelta del presidente Musumeci di estromettere dalla Giunta la componente femminile.  “Nel 2021 non è più accettabile – affermano la presidente Maria Triolo e la coordinatrice Maria Bonanno – che la rappresentanza in una importante istituzione, come quella della Regione, abbia un unico genere. Non è possibile privare un così autorevole e rilevante assetto, che ha responsabilità di governo del territorio, della sensibilità, della visione e dei valori che si connotano nel profilo di una donna, la cui assenza finisce per mortificare e penalizzare il dibattito, il confronto e la stessa linea di condotta del governo che preferisce navigare attraverso un cruscotto monco e limitato.  A poco vale ricordare che le competenze femminili sono tante, indiscusse e riconosciute, come sottolineato dallo stesso Musumeci, se poi le parole non vengono accompagnate dai fatti. Le donne diventano miracolosamente ed improvvisamente invisibili all’interno delle sedi e dei luoghi di rappresentanza. Anzi, rappresentano il  problema. D’altronde, aver legiferato solo nel 2020  l’obbligo del 30 % della  presenza femminile in giunta  a partire dalla prossima legislatura, la dice lunga sull’entusiasmo e sulla volontà  con cui si vogliono condividere le scelte e le responsabilità con il restante 50% e più del mondo. Dare alle donne l’opportunità di incidere, anche e soprattutto nella politica siciliana, non deve tradursi in una cortesia, in un privilegio o avvenire per gentile concessione, ma deve essere semplicemente – concludono Triolo e Bonanno –  un principio fondamentale, un capo saldo da consolidare nel segno della partecipazione democratica, valore che si manifesta se è rappresentativo di tutte e tutti. E su questo non è possibile fare passi indietro”.

“Il dibattito sulla rappresentanza femminile nella Giunta regionale ancora una volta viene affrontato, spesso anche con toni e parole decisamente poco istituzionali ed oltre i limiti della volgarità, senza centrare il vero nodo che è quello della disparità di opportunità offerte alle donne e alle ragazze in Italia e soprattutto in Sicilia.

La rappresentanza parlamentare e nelle istituzioni di Governo rispecchia infatti la gravissima e diffusa disparità nel diritto di accesso delle donne ai servizi, all’istruzione, al mondo del lavoro.
Per questo sono convinta che il tema vada affrontato in modo organico, ripensando a livello regionale il sistema del welfare, dei servizi alla famiglia, delle opportunità di studio e lavoro per le donne e le ragazze. Certamente anche ma non solo a livello di rappresentanza istituzionale.
In questa direzione proporrò un dibattito ed un confronto nelle prossime settimane, affinché in questa legislatura, con un apposito disegno di legge che intendo proporre, si possano individuare soluzioni e strumenti per superare un gap che certamente mortifica la presenza femminile ad ogni livello e in ogni ambito della società.”
Lo dichiara la deputata regionale Marianna Caronia.

“La parità di genere in politica è cruciale per la Democrazia. La scelta del presidente Musumeci è deplorevole. Parità e competenza sono i pilastri fondamentali della politica nazionale e locale. Come per le donne la richiesta di competenza vale anche per gli uomini. Parità appunto”. Così Donatella Conzatti, senatrice di Italia Viva e Segretario della Commissione sul femminicidio.
“Purtroppo in Italia siamo molto in ritardo rispetto ai paesi europei e in alcune zone del paese il divario negativo è ancora più marcato. In termini di opportunità di lavoro, di parità salariale per iniziare. Per questo la politica può fare molto se esprime una visione e se attua delle pratiche paritarie. Evidentemente il Presidente della Regione Sicilia non ha ancora chiaro che una delle possibilità di ripartenza è legata proprio alla parità nelle istituzioni. La parità di genere è una risorsa straordinaria per il sistema economico oltre che sociale e volano di crescita per ogni società.
Purtroppo ci sono ancora politici prigionieri di stereotipi e luoghi comuni del passato che rallentano l’evoluzione dell’Italia”, conclude la Conzatti

“Dal governo Conte un colpo basso nei confronti della Sicilia con un’azione di soppiatto che oggi individua la nostra regione quale sito per il deposito di rifiuti radioattivi. Niente di più grave poteva inaugurare l’anno, dopo mesi di ansie e preoccupazioni a causa della pandemia. La Sicilia non sarà mai una terra dei fuochi come la vorrebbe questo governo che ha fatto elaborare ad una società di Stato, Sogin, la mappa dei siti dove allocare le scorie radioattive. Sono certa che si leverà una protesta di tutti i siciliani per dire no a questa follia. Sono coinvolte quattro aree nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta con i comuni di Trapani, Calatafimi Segesta, Castellana Sicula, Petralia Soprana e Butera. Se serve proporrò l’indizione di un referendum regionale per far sentire il no unanime dei cittadini contro tale ipotesi. Sorprende che questo piano sia stato elaborato in sordina, senza alcun coinvolgimento dei territori. Per di più l’individuazione dei siti mostra la totale noncuranza delle specificità dei luoghi, Trapani è una città d’arte che si candida a Capitale italiana della cultura per il 2022; Calatafimi Segesta è città dove insiste una delle più importanti aree archeologiche della Sicilia con il tempio e il teatro greco visitati da turisti di tutto il mondo. Nella stessa area sono presenti preziose acque termali su cui bisogna costruire il futuro economico di tutto questo territorio; Castellana Sicula è la porta naturale del Parco delle Madonie, area protetta a ridosso degli impianti sciistici di Piano Battaglia e luogo di coltivazioni biologiche come i grani antichi e il pomodoro siccagno, che per la salubrità dell’aria e del sottosuolo, hanno conquistato i mercati internazionali; Petralia Soprana è città medievale con una storia secolare ed è ricca di beni culturali e monumentali; Butera, infine, è città risalente all’XI secolo con contaminazioni Arabo Normanne e deve il nome a Ruggero I. Chi pensa di trasformare la Sicilia in una Chernobyl ha il disprezzo di quanti vi abitano e sappia che i cittadini si opporranno con tutte le forze”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

Non si placano le polemiche per la mancanza di donne nella giunta regionale dopo la fuoriuscita di Bernardette Grasso. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, garantisce che si tratta solo di un’assenza temporanea, e afferma:

“Sono un convinto assertore del valore che la donna rappresenta anche nella politica. E sono d’accordo con chi reputa il sistema delle “quote” una sorta di recinto che spesso penalizza il merito e, a volte, legittima l’ipocrisia. L’assenza di rappresentanza femminile nella Giunta di governo, a seguito della sostituzione dei due assessori (di cui una donna) richiesta da Forza Italia, è solo momentanea. Come è noto, ho chiesto alle forze politiche della coalizione di far sì che la parità di genere sia non solo predicata ma anche praticata. Mi attendo, quindi, già a breve atti e scelte conseguenziali. Ma il tema ripropone – inutile nasconderlo – l’insoluto problema della selezione della classe dirigente politica in Sicilia. Siamo ancora lontani dagli obiettivi per realizzare pienamente un sistema di pari opportunità, nel quale fermamente credo”.

Il M5S all’Ars torna a chiedere chiarezza sul piano vaccini in Sicilia per evitare confusione e corsie preferenziali a personale non impegnato in prima linea nella lotta al Covid o non a rischio.

“È fondamentale – affermano i deputati 5 stelle, componenti della commissione Salute dell’Ars, Francesco Cappello, Giorgio Pasqua, Salvatore Siragusa e Antonio De Luca – che l’assessore Razza venga in commissione  a comunicare i criteri per la somministrazione del vaccino, che onestamente non sono per nulla chiari, considerato che abbiamo avuto notizia di assurdi  sconfinamenti rispetto alle direttive nazionali. Abbiamo già chiesto la convocazione dell’assessore in commissione Salute e attendiamo risposte”

“Esprimiamo forti perplessità sulle condizioni di sicurezza delle 831 istituzioni scolastiche siciliane in vista dell’imminente riapertura”. Lo scrivono in una nota congiunta le organizzazioni sindacali siciliane di Flc Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, tra l’altro escluse dalla quasi totalità dei tavoli prefettizi che si sono riuniti per decidere e valutare la situazione in cui si trovano le scuole in vista dell’imminente avvio delle lezioni previste per l’8 gennaio.

“Chiediamo un immediato confronto con le istituzioni – aggiungono – col presidente Musumeci, con gli assessori all’istruzione, ai trasporti e alla sanità e con il direttore generale dell’Usr Sicilia, per approfondire le reali condizioni delle scuole, alla luce di un’emergenza sanitaria che è ancora altissima, considerato il numero elevato di decessi e di contagiati delle ultime giornate”.

“In Sicilia gli studenti sono più di 700.000, di cui più di 240.386 delle scuole secondarie di II grado – continuano i sindacati – mentre 831 sono invece le istituzioni scolastiche articolate in 4.102 sedi. A tal proposito tante sono le domande alle quali bisogna dare una risposta: le 4.102 sedi sono tutte sicure? Il sistema dei trasporti, le cui criticità son ben note a tutti, è in grado di garantire quei parametri minimi di sicurezza che riguarderanno decine di migliaia di studenti? Siamo sicuri che l’articolazione dell’avvio e della fine delle attività in diversi turni, utilizzando tra l’altro gli stessi mezzi, sia la soluzione ottimale?”.

“Abbiamo il timore che si possa riproporre la stessa situazione dell’ottobre scorso – proseguono – quando l’avvio del nuovo anno scolastico, dopo la lunga pausa estiva, ha contribuito a generare la seconda ondata ancora oggi in corso. Molti esperti e addetti ai lavori prevedono, dopo il 15 gennaio, una terza ondata che pare possa essere ancora più aggressiva delle prime due”.

“Attendere qualche ulteriore giorno prima di riaprire le scuole, attivare una cabina di regia regionale, oltre a dei tavoli di coordinamento provinciale con la presenza delle parti sociali – concludono – ci sembra una scelta coraggiosa e coscienziosa, non solo per non rendere vani tutti i sacrifici fatti in queste lunghe settimane, ma soprattutto per salvaguardare gli studenti, il personale scolastico e di riflesso tutte le famiglie che in qualche modo ruotano intorno al mondo della scuola”.