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Il M5S ha presentato una proposta di delibera all’ufficio di presidenza sul taglio ai vitalizi della Regione che si aggirerebbero, al momento, intorno ai 17-18 milioni di spesa l’anno. I vitalizi sono stati aboliti nel 2012, ma rimangono quelli degli anni precedenti che vengono percepiti anche dagli eredi dei parlamentari regionali. “Il vitalizio del primo presidente della Regione – ha spiegato il vicepresidente dell’Ars, Giancarlo Cancelleri – viene ancora erogato perché va ai suoi eredi”. La proposta prevede la modifica del regolamento relativo al trattamento pensionistico dei deputati attraverso la rideterminazione della misura degli assegni. “Spero di non sentire più che i vitalizi non ci sono – ha aggiunto – Dal 2012 sono stati aboliti, ma ci sono quelli dei deputati di legislature precedenti. Abbiamo anche introdotto dei limiti minimi quindi non c’è nessuna vendetta politica. Il minimo per chi ha fatto una legislatura è di 660 euro netti al mese, per chi ne ha fatte due è il doppio”.
   

Altri cinque siti potrebbero entrare nel percorso arabo-normanno tra Palermo, Monreale e Cefalù dell’Unesco. Se ne è parlato a Palazzo Reale, nel corso di conferenza che il Comitato di Pilotaggio ha organizzato proprio in occasione del terzo anniversario dell’iscrizione al patrimonio Unesco. Quando venne costruito il dossier di candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List Unesco del sito seriale “Palermo arabo-normanna e la cattedrali di Cefalù e Monreale, in provincia di Palermo furono censiti 22 siti (escludendo i ruderi), di cui soltanto nove con requisiti di idoneità necessari per essere dichiarati “patrimonio dell’umanità”. Sono quindi cinque i monumenti che “bussano” alla porta dell’Unesco, e il Castello a Mare è il primo della lista ed è quello che versa nelle condizioni migliori, anche perché ricade nell’area del porto, interessata da un importante intervento di recupero. Castello a Mare è seguito dal Palazzo di Maredolce,in condizioni precarie.

A Trapani assieme a tre complici,Cc notificano 6 avvisi garanzia

Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani hanno arrestato l’ex deputato della Regione Siciliana Onofrio Fratello e eseguito un’ordinanza cautelare del Gip nei confronti di altri tre indagati accusati, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta. A sei persone sono state notificate informazioni di garanzia. Secondo l’accusa l’ex onorevole, condannato nel 2006 per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe intestato fittiziamente quote e cariche sociali di cooperative per l’accoglienza di migranti a prestanome occultando così i proventi delle attività economiche e evitando di comunicare le variazioni patrimoniali come imposto dalla legge ai condannati per reati di mafia.

Bruno Contrada nello studio dell’avvocato Stefano Giordano durante la conferenza stampa convocata dopo la perquisizione nella sua abitazione, 4 luglio 2018 Palermo. 

“Presenteremo un nuovo ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare l’illegittimità di una normativa come quella italiana che consente che persone non indagate subiscano perquisizioni e siano intercettate. C’è una palese violazione degli articoli 6 e 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo”. Lo ha annunciato l’avvocato Stefano Giordano, legale dell’ex numero due del Sisde Bruno Contrada. Il 29 giugno, pur non essendo indagato nel procedimento per omicidio a carico dei boss Madonia e Scotto, Contrada ha subito una perquisizione domiciliare. A disporla è stata la procura generale di Palermo che ha avocato l’inchiesta sull’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso con la moglie ad agosto del 1989 a Villagrazia di Carini.
    Contrada è stato condannato a 10 anni per concorso in associazione mafiosa ed ha scontato la pena, ma per la Corte di Strasburgo il processo era illegittimo. L’anno scorso la Cassazione ha revocato la sentenza, quindi l’ex poliziotto al momento è incensurato ed è stato anche annullato il decreto di destituzione emesso a suo carico dalla polizia. “Qualcuno non ha digerito la sentenza Cedu e sta agendo contro i lui con atti invasivi. – ha commentato Giordano riferendosi alla perquisizione della scorsa settimana e a quelle subite un anno fa da Contrada e disposte dai pm di Reggio Calabria – Siamo in presenza di atti che hanno un’oggettiva consistenza persecutoria. A 87 anni un uomo ha il diritto di essere lasciato in pace. E se si pensa che sia colpevole di omicidio lo si dica chiaramente”.

E’ stato arrestato per corruzione l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliano Giuseppe Mineo. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio de Lucia.

Mineo si sarebbe interessato perché le imprese “Open Land Srl” e “AM Group Srl”, controllate dai costruttori Frontino, fossero favorite nei ricorsi che avevano intentato contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Il giudice sarebbe dovuto intervenire perché venisse sovrastimato il risarcimento del danno che Comune e Sovrintendenza dovevano alle due società. Sia la vicenda Open Land che quella della Am Group sono emerse nella inchiesta della Procura di Messina che, a febbraio, ha portato in carcere, tra gli altri, l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi legati ai Frontino. In cambio del suo interessamento nella causa di cui era peraltro giudice relatore Mineo, docente universitario nominato al Cga in quota dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, avrebbe chiesto denaro per un amico: l’ex presidente della Regione Giuseppe Drago, poi deceduto nel 2016.

Mineo e il politico erano legati da una stretta amicizia. All’ex presidente della Regione sarebbero stati fatti avere 115mila euro: la somma sarebbe stata versata dalla società “Ocean One Consulting Srl”, riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, su un conto maltese intestato all’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, anche lui già coinvolto nell’inchiesta messinese su Longo. Ferraro avrebbe poi girato la somma a Drago.

E’ Giuseppe Mineo, inchiesta della Procura di Messina

Il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo  

La Seconda sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza emessa il 31 marzo del 2017 dalla Corte d’appello di Catania che aveva assolto, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e lo aveva condannato a due anni, pena sospesa, per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza intimidazione e violenza. Ora si terrà un nuovo processo.   Nel dispositivo la Cassazione scrive che “in accoglimento del ricorso della Procura generale di Catania annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione di Corte d’appello di Catania” e che “per l’effetto dichiara precluso l’esame del ricorso dell’imputato”. Il Pg della Cassazione, Stefano Rocci, aveva chiesto la conferma dell’assoluzione dall’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa e l’annullamento con rinvio della condanna a due anni. Aveva sollecitato anche il non accoglimento del ricorso della Procura generale di Catania perché depositato in ritardo, ma con una successiva memoria, alla luce di un controllo, aveva segnalato alla Corte di Cassazione che era stato presentato in tempo utile. Erano due i ricorsi pendenti davanti alla Suprema Corte: quello della difesa, con gli avvocati Alessandro Benedetti e Filippo Dinacci, e quello presentato dalla Procura generale. In primo grado, il 19 febbraio 2014, col rito abbreviato, Lombardo era stato condannato dal Gup Marina Rizza a sei anni e otto mesi

   Nessun commento ufficiale sia dalla Procura di Catania sia dal collegio di difesa di Raffaele Lombardo sulla decisione della Cassazione.”Vediamo con favore – spiegano dalla Procura – che è stata annullata una sentenza contro la quale era stato avanzato ricorso. Ma bisogna attendere le motivazioni”. Sulla stessa linea di attesa i difensori dell’ex governatore ed ex leader del Mpa: “Prima di esprimere qualsiasi valutazione – afferma Benedetti – dobbiamo aspettare il deposito delle motivazioni per evitare di dire cose improbabili”

   “Mi verrebbe da dire, in attesa di conoscere le motivazione della Cassazione e della reale portata della sua decisione – dichiara Raffaele Lombardo –  zero a zero e palla al centro: annullamento dell’assoluzione per il reato di concorso esterno, ma anche della sentenza di condanna per il reato elettorale aggravato dal patto politico mafioso”. “Ma, purtroppo, non è una partita di calcio”, aggiunge l’ex governatore, ma è “divenuta una partita tra le più importanti della mia vita, della vita di un cittadino perbene”. “Affronteremo anche questi tempi supplementari – annuncia Raffaele Lombardo – con la serenità e la determinazione di chi ha la coscienza a posto avendo sempre combattuto la mafia. Con poche parole e con molti fatti. Non ci sarà bisogno del Var ma soltanto di arbitri seri, rigorosi ed attenti”.

La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha confiscato beni per circa 70 milioni di euro a Faustino Giacchetto, accusato di essere l’ideatore del sistema che dal 2006 in poi, grazie alla corruzione seriale, sarebbe riuscito ad appropriarsi di finanziamenti regionali ed europei. I giudici non hanno disposto la confisca integrale dei beni che erano stati sequestrati: restano in possesso alla famiglia 13 appartamenti e una serie di gioielli e orologi di valore, più conti e titoli. Contro il provvedimento può essere presentato ricorso. Giacchetto è stato condannato a otto anni e un mese e alla vigilanza speciale per tre anni, nel processo denominato “Ciapi”, l’ente di formazione della Regione Siciliana che “sarebbe stato utilizzato per drenare risorse pubbliche”. Il Tribunale di prevenzione, presieduto da Raffale Malizia, a latere Vincenzo Liotta e il giudice relatore Simona Di Maida, ha accolto le tesi del pm Pierangelo Padova.

Solo 4 bambini su 100 hanno il tempo prolungato. In media un alunno siciliano frequenta la scuola due anni in meno di un coetaneo lombardo. Colpa delle inferiori risorse stanziate, dei servizi che i Comuni non garantiscono. Ma non solo. Oggi Musumeci incontra il ministro dell’Istruzione. 

Due anni fa ho chiesto al provveditorato di Catania la possibilità di avere una classe a tempo pieno. Una su 17. Ho consegnato un malloppo di documenti: le richieste delle famiglie, la mia relazione sulla dispersione scolastica, la lettera dei servizi sociali del Comune. Non è cambiato nulla». Tarcisio Maugeri è il preside dell’istituto comprensivo Livio Tempesta, di San Cristoforo, cuore popolare e difficile di Catania. Lotta tutti i giorni per i bambini che a scuola non ci vanno, contro gli allagamenti quando piove, gli atti vandalici, le pareti bucate con il ferro a vista, le discariche abusive che a volte bruciano mentre gli alunni raggiungono le classi. Lotta per provare a far capire a piccoli e famiglie per quale motivo «le istituzioni e le regole vanno rispettate». Per questo, qualche tempo fa, si è pure beccato un po’ di schiaffi e graffi da una mamma che pretendeva di far uscire il figlio accompagnato solo dalla sorella minorenne. «Ma io non sono uno che si lamenta, amministro quello che ho». 

Quando stamattina, il presidente della Regione Nello Musumeci e il suo assessore alla Formazione Roberto Lagalla incontreranno il nuovo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, tecnico scelto dalla Lega, e porteranno sul tavolo i gravi problemi irrisolti della scuola siciliana, dietro gli impietosi numeri ci sarà anche Tarcisio Maugeri. E migliaia di presidi, professori e maestri come lui. Che fino a tre anni fa dirigeva un istituto di Legnano e poi è stato catapultato nella Catania più complicata. «In Lombardia, oltre al tempo pieno, il Comune mi dava 11 euro ad alunno per i progetti in più. Qui è impossibile anche avviare il tempo pieno in una classe». Alla Livio Tempesta, su 650 studenti tra scuola dell’infanzia, primaria e medie, solo 23, cioè una classe dell’asilo, rimangono a scuola fino alle 16.30.

In cima ai problemi della scuola siciliana c’è proprio il tempo pieno, cioè 40 ore settimanali di didattica anziché 27: nel 2017 solo il 4 per cento degli alunni delle primarie ne ha usufruito. La media nazionale sfiora il 30 per cento, in Emilia Romagna sono al 49, a Milano punte di oltre il 90. In un percorso scolastico di cinque anni, sono oltre duemila ore di differenza, i bambini siciliani accumulano due anni in meno di lezioni rispetto ai coetanei di tante regioni del Nord. «Certo che poi il 5 luglio usciranno i risultati delle prove Invalsi e saremo qui di nuovo a parlare delle grandi differenze di preparazione tra Settentrione e Meridione», sottolinea Mila Spicola, insegnante palermitana e consulente tecnica del Ministero dell’istruzione. Per fare il tempo pieno servono però anche le mense, che spesso i Comuni non riescono a garantire. E le scuole si arrangiano. «A Siracusa, nella frazione di Cassibile – racconta Paolo Italia, sindacalista della Cgil – alle famiglie è stato chiesto di pagare 4,50 euro al giorno e non se n’è fatto niente. Ad Augusta invece i dirigenti scolastici sono riusciti ad avviare delle convenzioni con privati, chiedendo ai genitori costi contenuti e il servizio è partito».

Eccola la Sicilia a macchia di leopardo, dove non c’è nulla di pianificato, ma si lascia il futuro della scuola all’intraprendenza dei singoli. Impietoso anche il confronto sugli asili. «Nell’Isola otto-dieci bambini su cento da zero a tre anni frequentano la scuola dell’infanzia, in Emilia sono 50 – precisa Spicola – nei quartieri difficili ci sono bambini che arrivano in prima elementare che non hanno mai aperto un libro, non sanno cos’è il cinema, gli mancano le cosiddette conoscenze informali. Faticano a stare seduti. Serve investire sul recupero delle competenze di base: leggere, scrivere e fare di conto, se non annulliamo le fragilità all’ingresso, il gap non lo recupereremo mai». Secondo Giuseppe Granozzi, preside alla scuola Sciascia dello Zen di Palermo, «serve anche gratificare i docenti che insegnano nelle scuole a rischio, altrimenti se ne vanno, invece vanno fidelizzati grazie e sistemi di premialità».

Oggi sul tavolo del ministro Bussetti, il governo Musumeci porterà una serie di istanze: il superamento delle difficoltà nel reclutamento dei docenti di sostegno, anche grazie ad assegnazioni provvisorie di docenti siciliani (il prossimo anno torneranno sull’Isola circa 5.500 docenti siciliani per il sostegno); l’adeguamento degli organici di diritto; interventi contro la povertà educativa. E poi una proposta di sperimentazione che cominci a colmare il gap del tempo pieno: «Vogliamo iniziare dalle aree più disagiate delle città metropolitane – spiega l’assessore Lagalla a MeridioNews – proponiamo al ministero di istituire un tavolo per mettere insieme fondi Pon Scuola e quelli dei Patti per il Sud. Serviranno a prolungare l’orario scolastico nelle scuole a rischio, speriamo già a partire da metà dell’anno prossimo. Successivamente – conclude – questa sperimentazione dovrebbe essere messa a regime con personale di ruolo».

Organizzazione criminale legata a Cosa nostra e gruppi jihadisti

I Carabinieri del Nucleo Informativo di Palermo hanno fermato, su disposizione della Dda, 17 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, al traffico di armi da guerra e al riciclaggio di diamanti, oro e denaro contante. L’organizzazione criminale aveva rapporti con Cosa nostra, a cui vendeva armi, e col gruppo paramilitare albanese Nuovo UCK, legato ad ambienti jihadisti.
   L’organizzazione gestiva i viaggi  dei migranti sulla rotta balcanica. Attraverso l’Italia, decine di persone, grazie alla banda, hanno cercato di raggiungere la
Svizzera e il nord Europa. La struttura criminale, che faceva capo ad indagati residenti a Palermo, ha sviluppato la sua operatività anche nelle provincie di Sondrio, Como, Pordenone e Siena, oltre che in Svizzera, Germania, Macedonia e Kosovo.  

Due gruppi criminali gestivano, in cambio di soldi, il traffico di migranti provenienti dall’area balcanica. Una aveva a capo un gruppo di kosovari, alcuni dei quali residenti in Italia e in Svizzera, l’altra era composta da italiani e macedoni. E’ quanto emerso dall’inchiesta della dda di Palermo. A capo dell’associazione di kosovari c’era Arben Rexhepi che reclutava i migranti da mandare, attraverso la rotta balcanica, verso l’Italia. I complici – Driton Rexhepi, Xhemshit Vershevci, Franco e Tiziano Moreno Mapelli, Ibraim Latifi e la sua compagna Jlenia Fele Arena – portavano in auto i profughi in Svizzera. 
Grazie ai protocolli di cooperazione internazionale con la Polizia Cantonale Svizzera e grazie alla collaborazione con personale del Nucleo Informativo di Venezia, si sono documentati due distinti episodi di ingresso illegale di migranti in Italia nel 2017. Per arrivare oltre confine si pagavano 3mila euro a testa. Arben Rexhepi, durante la guerra nei Balcani, faceva parte di un gruppo paramilitare dell’UCK albanese.
La seconda organizzazione criminale, gestita a Palermo da Fatmir Ljatifi e Giuseppe Giangrosso, reclutava cittadini slavi da far entrare in Italia con falsi contratti di lavoro. Il pregiudicato Dario Vitellaro aveva trovato una società compiacente in grado di assumere fittiziamente gli stranieri per fare avere loro un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

La giunta regionale ha approvato il Documento economia e finanza 2019 – 2021. I punti cardine sono le riforme, il pieno utilizzo delle risorse per gli investimenti, la razionalizzazione della spesa e la valorizzazione degli assi di sviluppo considerati strategici. In proposito interviene l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, che afferma: “Abbiamo tracciato la visione strategica per il prossimo triennio. Per ricostruire la credibilità della Regione, per tanto tempo compromessa dal mancato rispetto degli accordi presi, in questi mesi abbiamo iniziato a sistemare carte e conti. Solo così possiamo guardare al futuro con maggiore ottimismo. Sono 5 le aree prioritarie nel Documento economia e finanza: istituzionale, economica, culturale, servizi sociali, salute e lavoro, e poi territorio e ambiente. Inoltre, nel prossimo triennio il governo Musumeci punta alla revisione degli accordi finanziari con lo Stato, e rafforzamento del sistema di controllo delle società partecipate per la razionalizzazione della spesa. Altro tema centrale è quello del personale, con processi di formazione specifica nei diversi settori, che mirino alla diffusione della cultura del merito, del risultato e della responsabilità. Nel contempo si punterà alla semplificazione amministrativa da realizzare anche attraverso la revisione biennale dei procedimenti amministrativi”.