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Al palazzo di Giustizia di Palermo, in Corte d’Appello, la Procura Generale ha proposto la conferma della condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Agrigento a 4 anni di reclusione a carico di Vito Florio, 74 anni, di Licata, imputato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina affetta da problemi psichici. Un’altra giovanissima avrebbe invece reagito con calci e pugni, inducendo lui a desistere. Le ipotesi di reato, che secondo la Procura Generale sono state riscontrate, risalgono al periodo tra il 2014 e il 2016. Il racconto delle ragazze alle proprie madri, e la conseguente denuncia, determinarono l’avvio delle indagini. Le due presunte vittime sono state all’epoca affidate dai genitori a Vito Florio quando loro uscivano da casa per andare a lavorare.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha pubblicato un video tramite cui, rivolgendosi alla popolazione palermitana, prospetta il precipitare della situazione, a fronte degli oltre 500 casi di positivi al covid appena registrati nel capoluogo siciliano. Orlando tra l’altro ha affermato: “Siamo alla vigilia di una strage, non soltanto umana ma anche economica. Incoscienti fermatevi, state provocando la morte di migliaia di persone e di migliaia di aziende”.

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato i ricorsi avanzati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con cui chiedeva l’arresto nei confronti di quattro indagati nell’ambito della maxi inchiesta antimafia Xydi che, nel febbraio scorso, ha di fatto decapitato il mandamento mafiosi di Canicattì. Si tratta di Giuseppe Pirrera, 61 anni, di Favara; Gianfranco Roberto Gaetani, 53 anni, di Naro; Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicatti’e Luigi Carmina, 56 anni di Ravanusa.

I quattro, difesi dagli avvocati Giuseppe Barba, Maria Antonia Gennaro e Filippo Gallina, erano stati fermati dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Agrigento lo scorso 2 febbraio insieme ad altre 19 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso (cosa nostra e stidda), concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, tentata estorsione ed altri reati aggravati poiché commessi al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso. I fermi – però – non erano stati convalidati dai giudici del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella e Stefano Zammuto, che li avevano rimessi in libertà non disponendo nei loro confronti alcuna misura cautelare. Per tale motivo la Procura Antimafia aveva avanzato ricorso al Tribunale della Libertà chiedendone invece l’arresto. Oggi arriva la decisione che conferma quanto già stabilità dai magistrati di Agrigento.

La Guardia di finanza di Palermo ha eseguito quindici misure cautelari nei confronti dei componenti di un’organizzazione criminale che contrabbandava sigarette fra Napoli e Palermo. I finanzieri del gruppo, guidati dal colonnello Alessandro Coscarelli e coordinati dal sostituto procuratore Giorgia Spiri, hanno scoperto una banda che dal novembre del 2019 al maggio 2020, è riuscita a far arrivare a Palermo cinque tonnellate e mezzo di “bionde”.

Tutte di marche note senza i timbri del monopolio di Stato.
Le indagini dei militari hanno permesso di documentare 78 viaggi di andata e ritorno fra Palermo e Napoli. Tre indagati sono finiti in carcere perché ritenuti i capi della banda, ad altri sette è stata notificata la misura degli arresti domiciliari, mentre cinque hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Cinque degli indagati sono napoletani e 10 palermitani. Nel corso dell’inchiesta altre tre persone sono state arrestate in flagranza mentre trasportavano le sigarette e 28 sono indagate.
I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette e traffico di stupefacenti. In una spedizione i finanzieri hanno trovato un chilo di hashish. Il gip di Palermo ha disposto anche il sequestro di due magazzini nella zona di Corso dei Mille-Brancaccio dove il gruppo custodiva le stecche di sigarette che poi venivano vendute dagli ambulanti abusivi nei quartieri palermitani dello Zen, a Bonagia, a Brancaccio, a Borgo Nuovo e nelle borgate marinare dell’Arenella, Acquasanta e Vergine Maria. Un traffico di tabacchi che in sette mesi ha prodotto un giro d’affari di 2,4 milioni di euro.

I Carabinieri della Compagnia di Misilmeri, in provincia di Palermo, hanno arrestato ai domiciliari D.L.P, sono le iniziali del nome, di 38 anni, indagato di usura allorchè avrebbe prestato soldi con interessi compresi tra il 20% e il 91% approfittando della crisi economica durante i mesi del lockdown dello scorso anno imposto dall’emergenza covid. Le indagini hanno svelato che, una volta contratto il debito con il presunto usuraio, le persone non sarebbero state più in grado di uscire dalla sua morsa, impegnando così le pensioni percepite all’inizio di ogni mese. Durante la prima fase d’indagine a maggio dello scorso anno sono state scoperte 20 vittime e sequestrati in casa dell’indagato 6mila euro in contanti oltre a materiale informatico. L’analisi del materiale sequestrato ha permesso di ricostruire come le vittime fossero 60.

A Palermo i Carabinieri del Nas hanno esaminato gli elenchi di coloro che hanno ricevuto la dose di vaccino al Policlinico e a Villa delle Ginestre. E hanno denunciato 15 persone alla Procura di Palermo, indagate di falso e truffa aggravata. Il reato di falso è contestato perché falsa è l’autocertificazione relativa al rientro nelle categorie vaccinabili. Il caso limite è quello di un funzionario pubblico che si è spacciato per dipendente dell’Università del Policlinico pur di vaccinarsi. Tra i furbetti vi sarebbero anche sindaci, amministratori locali, prelati, e rappresentanti delle forze dell’ordine. Nel frattempo l’indagine prosegue a più ampio raggio, perché i Carabinieri del Nas sono impegnati ad acquisire tutti gli elenchi dei vaccinati in tutti i centri vaccinali dell’Isola.

Gli operatori del centro per disabili mentali Ben Haukal, nel quartiere Brancaccio a Palermo, sono stati arrestati per aver sistematicamente picchiato e maltrattato gli ospiti della struttura. I carabinieri hanno eseguito nei loro confronti un’ordinanza cautelare di arresti domiciliari.

Per altri due è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalle persone offese. Il personale coinvolto in questa ennesima vicenda di violenza verso categorie fragili è accusato a vario titolo di maltrattamenti.
L’indagine, coordinata dai magistrati della Procura, ha svelato che nel centro residenziale per handicappati i pazienti venivano picchiati, sottoposti a continue punizioni fisiche e umiliazioni psicologiche. Le intercettazioni ambientali audio e video, effettuate 24 ore su 24 nella struttura, con la costante presenza a poca distanza di una pattuglia pronta a intervenire, hanno documentato azioni sconcertanti ben lontane dalla mission del centro assistenziale. Nelle immagini si vede un operatore che sbatte a terra un disabile seduto su una poltrona. E ancora un’altra operatrice che picchia un giovane che non voleva stare seduto, o un dipendente che lancia una sedia contro un ospite.
In alcuni casi gli assistiti venivano strattonati, spinti sui divani o colpiti con schiaffi così forti da far loro sbattere la faccia al muro. Gli inquirenti, nel corso dell’indagine durata mesi, hanno assistito ad un sistematico uso della violenza in una struttura che avrebbe dovuto rappresentare per gli ospiti un luogo di assistenza e cura

Otto strutture ospedaliere e tre differenti regioni coinvolte per dare una speranza a una paziente siciliana.

La donna affetta da una rara malattia ematologica causa di una cirrosi epatica e un carcinoma al fegato, aveva una sola speranza di vita: il trapianto. Per salvarle la vita è stato mobilitato il reparto di Ematologia dell’Ospedale Cervello, ben 4 Banche del Sangue (Centro Trasfusionale di Cefalù, Ospedale Civico, Ospedale Maggiore di Ragusa, Banca del Sangue Raro di Milano), la rianimazione del Policlinico di Bari dove è avvenuto il prelievo e l’ISMETT di Palermo. Qui è stato eseguito il trapianto.

La paziente era affetta fin dalla nascita da una rara malattia che la costringeva a ripetute e frequenti sedute di eritroexchange, una procedura che consiste nella rimozione, mediante un apparecchio dei globuli rossi malati del paziente che vengono sostituiti con globuli rossi di un donatore. A causa della frequenza con cui è stata sottoposta a questa procedura, la donna aveva sviluppato degli anticorpi resistenti che prevedono per la stessa la possibilità di aver trasfuso un solo e unico tipo di sangue. Un evento molto raro che rende il trapianto ancora più difficile e complicato. “La donna – sottolinea il Salvatore Gruttadauria, direttore del Dipartimento per la Cura e lo Studio delle Patologie Addominali e dei Trapianti di ISMETT – è stata sottoposta a trapianto di fegato alcune settimane fa grazie a una donazione di organi che si è resa disponibile presso il Policlinico di Bari. Le sue attuali condizioni sono buone ed ha già potuto lasciare l’ospedale e tornare a casa”. Una donazione ancora più straordinaria perché effettuata da un donatore Covid positivo. Il prelievo di organi salva-vita come il fegato, provenienti da donatori deceduti positivi al COVID 19, è possibile quando gli stessi vengono poi trapiantati in pazienti che hanno già superato l’infezione.

Per permettere di svolgere in sicurezza il trapianto è stata, dunque, messa in atto una particolare procedura che ha previsto il coinvolgimento delle Banche del Sangue, di ISMETT e del reparto di Ematologia dell’Ospedale Cervello. Una procedura che per funzionare deve seguire una sincronia perfetta. “La preparazione per eseguire questo tipo d’intervento è durata alcuni mesi – dice Gaetano Burgio, anestesista dell’ISMETT- Sono state diverse le video call e le riunioni fra gli operatori delle diverse strutture effettuate per stilare un piano operativo da attivare al momento della disponibilità di un organo per la signora. E’ stato un esempio virtuoso di collaborazione secondo le specifiche professionalità di ognuno che ha permesso di raggiungere un difficile traguardo. La buona sanità siciliana che eccelle anche in questi tempi difficili dell’assistenza sanitaria a causa del COVID”.

La paziente è stata sottoposta presso il reparto di Ematologia dell’Ospedale Cervello a un ciclo di eritroexchange e poi ha trasferito la paziente all’ISMETT. Contemporaneamente presso la Banca del Sangue di Cefalù è iniziato lo scongelamento delle sacche di sangue precedentemente raccolto dalla Banca del Sangue di Ragusa, una delle due Banche del sangue dei gruppi sanguigni rari presenti in Italia, assieme a quella di Milano. Tutto in perfetto sincronismo e permettendo di andare in Sala Operatoria secondo l’orario previsto.

 

L’hub della Fiera del Mediterraneo di Palermo vuoto, praticamente senza utenti. Pochissime le persone che oggi sono andate nel centro vaccinale per ricevere la dose di vaccino anticovid.

Abbiamo avuto un’eccezionale risposta dall’Open week end appena passato, ma temo che il prossimo fine settimana andrà diversamente, nel senso che non ci sarà tanta gente”. La Rocca torna a lanciare un appello ai cittadini a vaccinarsi: “Forse i siciliani non hanno compreso che se non ci vacciniamo tutti subito prima o poi prenderemo il Covid, visti anche i numeri di questi giorni. Dobbiamo prendere esempio dagli inglesi, che hanno fatto AstraZeneca e adesso hanno potuto riaprire tutto. E’ inutile e controproducente continuare a scappare dal vaccino”. A rilanciare la possibilità di vaccinazioni a tappeto è il commissario per l’emergenza Covid a Palermo Renato Costa: “Non c’è bisogno di prenotazione, invito i cittadini che sono in target a venire in Fiera, li vacciniamo subito senza la necessità di prenotare. Vaccinarsi è indispensabile”

A Palermo, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto al giudice monocratico sette condanne e cinque assoluzioni nell’ambito dell’inchiesta antidroga lungo l’asse Palermo – Licata cosiddetta “Bazar”. 10 anni e 11 mesi per Giampiero Arrostuto, 42 anni, di Canicattì. 7 anni e 8 mesi per Giuseppe Tinnirello, 33 anni, di Palermo. 10 anni per Antonio Montana, 47 anni, di Licata. 6 anni per Antonio Truisi, 56 anni, di Licata. 4 anni per Luciano Bonvissuto, 34 anni, di Licata. 11 anni per Giusy Manuela Angileri, 30 anni, di Marsala. E 10 anni per Giselle Angileri, 35 anni, di Marsala. Richiesta di assoluzione invece per Emanuele Marchione, 57 anni, di Licata, Diego Pelonero, 47 anni, di Licata, Melchiorre Salvatore Alabiso, 47 anni, di Licata, Salvatore Paraninfo, 32 anni, di Licata. E Santa Loredana Giorgio, 40 anni, di Canicattì.