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PozzalloMilazzoCataniaPalermoPantelleriaPanareaMessinaAugusta, ma soprattutto Lampedusa. Sono i luoghi della Sicilia i protagonisti della maggior parte delle immagini di Solo in cartolina, il progetto di un gruppo di designer, copywriter e creativi partito dalla frase pronunciata dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini lo scorso 29 giugno: «Le navi delle Ong non vedranno più l’Italia, la vedranno solo in cartolina» per commenta un accordo raggiunto al vertice europeo sui migranti. E, invece, a ricevere tutta una particolare corrispondenza estiva del Mediterraneo, con tanto di saluti personalizzati, sarà proprio il leader della Lega. 

E sono oltre trecento le cartoline arrivate per un progetto nato «da noi amici che chiacchieriamo di quella dichiarazione di Salvini seduti al tavolo di un bar – racconta a MeridioNews Nicole Romanelli che, insieme a Verdiana FestaPietroGregorini e Michela Locati, è una delle promotrici dell’iniziativa – “Ma pensa, che bello sarebbe inviare davvero a Salvini delle cartoline”, ci siamo detti». Nel giro di un fine settimana quella chiacchierata si è già trasformata in un progetto autofinanziato: c’è un sito, il logo è un salvagente come finto timbro postale, e c’è l’invito a colleghi illustratori, ma non solo, a partecipare a partire dal 10 luglio. «All’inizio temevamo restasse una cosa bellissima ma irrealizzabile e, invece – dice Nicole – all’appello di mandare dei saluti in cartolina al ministro dalle spiagge è nata una campagna molto spontanea, quasi di pancia eppure ragionata».

L’obiettivo era fare dell’arte uno strumento in grado di prendere posizione, di schierarsi e di dimostrare sostegno a chi salve vite umane in mare. Alcune delle post-card, infatti, sono anche composte in collaborazione con le Ong Proactiva Open ArmsMedici senza frontiere Refugees Welcome. «Le uniche che abbiamo escluso, comunicandolo sempre ai mittenti – precisa Nicole – sono quelle che avevano come soggetto Aylan (il bambino siriano di tre anni morto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, ndr) perché è stata eccessivamente strumentalizzata». 

Un contest online ha selezionato le dieci cartoline più votate, che sono state stampate, su carta riciclata da una cooperativa sociale, nel formato standard in mille copie ciascuna, per un totale di diecimila, che saranno consegnate al numero 1 di piazza del Viminale a Roma. «Perché – ammette Nicole – spedirle tutte avrebbe avuto dei costi che una campagna nata e rimasta senza fondi, se non quelli per cui ci siamo autotassati, non si sarebbe potuta permettere». Delle dieci illustrazioni finaliste stampate, due hanno come soggetto Lampedusa. «Che pacchia!», recita quella in cui si può vedere una ragazza sdraiata su un materassino in un mare da cui spuntano molte braccia di persone di colore che stanno annegando. «Lampedusa. La perla nera del mediterraneo», è la frase della cartolina ispirata a quelle che si mandavano dalle località turistiche negli anni ’20-’30. 

È di Alberto Casagrande Ilaria Cairoli. Milanese lei, veronese di adozione meneghina lui. «Non potevamo non scegliere il luogo che, per anni, è stato il simbolo degli sbarchi ma anche dell’accoglienza», spiega la ragazza. L’immagine mostra una bagnante statuaria che si sta per tuffare da un pattino in un mare in cui ci sono diversi uomini di colore, dentro salvagente di un arancione fosforescente, che cercano di non annegare. «Frutto della mia ricerca iconografica messa poi in pratica dal grafico Alberto – spiega la giovane – la cartolina vuole rappresentare un tema marino estivo con elementi di disturbo che rimandassero immediatamente alla questione delle migrazioni e delle morti in mare». C’è dietro l’idea che il mar Mediterraneo, da quando è diventato un cimitero di migranti, non sia più soltanto mare.

L’appuntamento con Solo in cartolina, adesso, è per il 30 settembre a Roma in piazza del Pantheon «dove abbiamo organizzato un evento per scrivere un messaggio a chiunque voglia farlo». Una volta firmate, le cartoline saranno imbucate in un’enorme cassetta della posta tradizionale, da consegnare poi alla segreteria del Viminale il 1 ottobre. «Stiamo provando a essere ricevuti dal ministro Salvini, ma ci rendiamo conto che non sarà facile». 

Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anticorruzione che contiene una serie di misure, come il Daspo per i corrotti e l’impiego dell’agente sotto copertura. Il ddl anticorruzione è uno dei provvedimenti “particolarmente significativi e qualificanti delle iniziative di governo. E’ un provvedimento che si inquadra nell’ambito delle riforme strutturali che servono al Paese”, ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il cdm.  Con questo provvedimento, ha detto Conte, il governo punta “restituire al nostro Paese competitività. L’Italia ha risorse culturali, economiche e sociali: bisogna cercare di realizzare le condizioni perchè queste potenzialità si sviluppino”. 

“Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione (e 8 nuovi reati sono stati inseriti) non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica amministrazione. Per condanne fino a due anni, il Daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il Daspo è a vita, scritto nero su bianco. Il mio messaggio è che da ora in poi non se la cava più nessuno”, ha confermato Bonafede durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. L’agente sotto copertura – ha confermato – “era nel contratto di governo. Ora sarà utilizzabile dall’autorità giudiziaria anche nei reati di corruzione contro la Pa”.

Una revoca del daspo dagli appalti potrà essere concessa in caso di riabilitazionema solo passati 12 anni dall’espiazione della pena. Un periodo di tempo a cui vanno aggiunti i tre anni previsti per ottenere la riabilitazione. E’ quello che prevede – a quanto si apprende – una delle principali modifiche introdotte nel ddl anticorruzione approvato dal Cdm. Se il soggetto è recidivo, i tempi aumentano, perché in quel caso servono 10 anni per chiedere la riabilitazione.

LA CONFERENZA STAMPA

“Con questa legge – ha detto Bonafede – dimostriamo che il governo vuole fare tesoro di quanto accaduto negli anni passati e varare legge anticorruzione all’avanguardia, che ci mette come Paese leader in questo campo. Non lasceremo scampo, non ci sarà margine di alcun tipo per il fenomeno della corruzione. Da ora in poi chi sbaglia paga, é certo”. “Chiamiamo questa legge – ha sottolineato – ‘spazza corrotti’ perché dopo tanti anni di battaglia in nome della legalità , della giustizia e dell’onesta portare in cdm un ddl che porta una vera rivoluzione nella lotta alla corruzione è motivo di orgoglio e commozione. Si apre una prospettiva di onestà per il Paese e ci permette di andare a testa alta nel mondo”.

“I pentiti nella corruzione – ha detto inoltre il Guardasigilli – è un altro punto della legge. Il patto tra corrotto e corruttore finora era molto solido, difficile per i magistrati intercettarlo, nessuno dei due poteva denunciare l’altro perché rischiava pene per corruzione. D’ora in poi chi corrompe non avrà certezza che il pubblico ufficiale corrotto non andrà a denunciare”. 

“Entro la fine dell’anno ci sarà la nostra proposta sulla prescrizione. E’ una riforma da studiare con attenzione”, ha detto ancora il ministro della Giustizia.

“E’ una giornata importantissima – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio – è approvato il disegno di legge anticorruzione voluto dal ministro Bonafede e da tutto il governo. E’ un cambio culturale per l’Italia. Quello che ci deve preoccupare di più é la percezione della corruzione, che forse non è possibile misurare, cioé come i cittadini percepiscono lo Stato, come uno dei più corrotti dell’Ue perché per anni disonesti cambiati furbi e onesti si sentivano fessi. Oggi diciamo agli onesti che lo Stato é dalla loro parte e iniziamo a stabilire un pò di giustizia sociale per chi paga le tasse tutti i giorni”. “Per quanto mi riguarda la lotta alla corruzione – ha puntualizzato – farà risparmiare miliardi di euro allo stato che potremo utilizzare per le imprese e per le persone senza lavoro, per la scuola, la sanità e i servizi pubblici”. 

Matteo Salvini non era presente al Cdm di approvazione del provvedimento.

 

Accolto il ricorso della procura. I legali del Carroccio potrebbero ora ricorrere in Cassazione

Gli avvocati della Lega Robeto Zingari (S) e Giovanni Ponti (D) all’uscita del palazzo di Giustizia di Genova dopo l’udienza al Tribunale del Riesame che si riservato una decisione sul sequestro dei fondi elttorali. 05 settembre 2018 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO

Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della procura sul sequestro dei fondi della Lega in relazione alla truffa ai danni dello stato, stimata in 49 milioni, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti. Al momento i fondi sequestrati ammontano a circa 3 milioni e ora nelle casse del partito ci sono poco più di 5 milioni.

I difensori della Lega potrebbero ora impugnare la decisione e ricorrere ancora in Cassazione. Era stata proprio la Cassazione ad aprile a rinviare al Riesame il caso dopo aver accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati. I difensori del Carroccio avevano presentato una consulenza “per dimostrare che i soldi che la Lega ha in cassa ora sono contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi. Sono somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico”. Il procuratore Francesco Cozzi aveva annunciato che nel caso in cui il Riesame accogliesse la decisione della Cassazione avrebbe chiesto l’immediato sequestro dei fondi.

Per il Riesame “siccome la Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti non può ora invocarsi l’estraneità del soggetto politico rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale”. Lo scrivono i giudici del Riesame nelle motivazioni con cui hanno dato il via libera ai sequestri dei soldi presenti e futuri nelle casse del Caroccio.

“Non solo non esiste alcuna norma che stabilisca ipotesi di immunità per i reati commessi dai dirigenti dei partiti politici, ma anzi – scrivono ancora i giudici del tribunale del Riesame – esiste una precisa disposizione di legge che impone la confisca addirittura come obbligatoria nel caso in esame”. 

Dopo il sì al sequestro dei fondi della Lega espresso dal tribunale del Riesame dopo che la Cassazione aveva accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare somme al Carroccio oltre a quelle già prelevate,scatta l’iter per attuare il sequestro. La Procura dovrà rivolgersi al tribunale per avere il provvedimento con il quale procedere effettivamente al prelievo. I soldi verranno poi “congelati” nel Fug, il fondo unico della giustizia, in attesa che la sentenza di condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito diventi definitiva. Nel frattempo, però, la Lega può fare ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento del provvedimento.

Salvini, sono tranquillo italiani con noi  – “E’ una vicenda del passato, sono tranquillo, gli avvocati faranno le loro scelte: se vogliono toglierci tutto facciano pure, gli italiani sono con noi”, ha detto il ministro degli interni e leader della Lega Matteo Salvini commentando la sentenza del Riesame.

Conte, ora attività partito sarà difficile – “Ne prendo atto ma non commento, da avvocato lo avrei fatto. E prendo atto che ora per un partito politico sarà difficile svolgere attività politica”, ha detto Conte. Rispondendo a chi gli chiede se ci saranno ripercussioni sul governo dopo la sentenza, il premier ha detto: “Direi di no”.

Di Maio, nessuna ricaduta su governo – Sul caso dei fondi della Lega “la sentenza fornisce ai magistrati tutti gli strumenti per reperire i fondi, come ho sempre detto, i fatti di cui viene accusata la Lega risalgono ai tempi di Bossi”. Così il vicepremier Luigi Di Maio che a chi gli chiede se la questione imbarazzi il M5S risponde “no, i fatti riguardano il periodo antecedente alla gestione Salvini della Lega”. Avrà ricadute sulla vita del governo? “Da parte nostra no. Sappiamo benissimo che c’è una sentenza, le sentenze si rispettano e si va avanti”.

L’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro

Totò Cuffaro torna all’Assemblea regionale siciliana. Lo farà come relatore del convegno “Oltre le sbarre. Uno sguardo ai diritti e alle tutele dei figli dei detenuti”, organizzato dal deputato regionale dell’Udc, Vincenzo Figuccia. Nella passata legislatura l’allora presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, negò all’ex governatore, che ha scontato in carcere una condanna definitiva per favoreggiamento alla mafia, di partecipare a un convegno sempre sul tema delle carceri nel luglio di due anni fa; il caso sollevò polemiche. L’appuntamento è in programma il 13 settembre alle 11.30, nella sala intitolata a Piersanti Mattarella, l’ex presidente della Regione assassinato dalla mafia il 6 gennaio del 1980.
   

La Regione pubblicherà un bando per selezionare i giovani restauratori ai quali verrà affidato il compito di pulire e consolidare i rostri della Battaglia delle Egadirinvenuti nel luogo dove da anni la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana conduce ricerche archeologiche subacquee in collaborazione con la fondazione statunitense Rpm Nautical Foundation. Lo annuncia con una nota l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa

«I nostri tecnici delle varie Soprintendenze e Musei, sempre più ridotti numericamente – dice l’assessore – hanno provveduto fino ad oggi a tali operazioni con professionalità e passione. Tuttavia, di fronte ad un siffatto numero di reperti di tale rilevanza, d’intesa con il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro, abbiamo pensato di cogliere questa opportunità e offrirla a giovani restauratori. Sono tanti, e di elevata professionalità, i restauratori formati dalle varie scuole italiane e da quella presso il nostro Centro regionale per la progettazione e il restauro. Purtroppo molti di loro stentano nel trovare adeguati sbocchi professionali e pertanto abbiamo pensato di dare loro l’opportunità di lavorare, anche se per brevi e limitati contratti, per il restauro di questi rostri recentemente recuperati; tutto sotto la guida e la sorveglianza dei nostri tecnici».

L’operazione sarà effettuata a Favignana, presso l’ex Stabilimento Florio, nell’ambito di una collaborazione tra la Soprintendenza del Mare, il Polo Museale di Trapani e la Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani, secondo il sistema del museo aperto che consentirà al visitatore di ammirare i manufatti già da subito e rendersi conto delle operazioni di conservazione e restauro necessarie per la loro salvaguardia. 

«Si potrebbe obiettare che si tratta di un’operazione minimale che non risolve il grave problema della disoccupazione nel settore dei Beni culturali – conclude Tusa – Certamente vero, ma costituisce il primo esempio di una serie di operazioni similari che intendiamo estendere a tutto il territorio siciliano e che ci auguriamo darà entusiasmo e speranza ai tanti bravi giovani in cerca di un futuro nel nostro settore». 

In una lettera all’assessore all’Agricoltura e al dirigente del dipartimento, l’associazione di categoria chiede che venga sollecitato l’intervento da Roma. Danni soprattutto ai vigneti: le frequenti precipitazioni e i tassi di umidità hanno causato il cracking dell’uva

 

La lunga estate piovosa ha comportato non pochi danni per l’agricoltura siciliana. È per questo che il presidente di Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino, ha scritto una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, e al dirigente Carmelo Frittitta, per sottoporre all’attenzione di Bandiera la situazione che si sta vivendo nelle campagne siciliane. «Da una verifica con tutte le nostre sedi provinciali – scrive Pottino – emerge un quadro abbastanza allarmante per quel concerne i danni alle produzioni agricole provocati dall’anomalo andamento climatico di tutto il periodo estivo».

«Il mix caldo/umidità/precipitazioni – precisa nella nota Pottino – sta interessando in particolare la quasi totalità delle coltivazioni tipiche siciliane. Oltre al danno per la perdita di prodotto, c’è da rilevare il contestuale aumento dei costi di produzione e in particolare per la difesa fitosanitaria».

Oltre a una cascola generalizzata per tutte le produzioni arboree e in pieno campo a seguito delle bombe d’acqua, danni ingenti vengono segnalati per il settore viticolo, da tavola e da vino. Per questo comparto occorre ricordare che una fotografia della situazione è stata già fatta nei giorni scorsi dai tecnici dell’Istituto Regionale della Vite e dell’Olio. «Da bollino rosso – evidenzia ancora il presidente di Confagricoltura Sicilia – la situazione dell’uva da tavola in tutto il comprensorio della Sicilia orientale e occidentale, da Canicattì a Mazzarrone».

Le abbondanti precipitazioni temporalesche hanno infatti provocato il cosiddetto cracking dell’uva, fenomeno che condiziona fortemente la redditività della coltura e la programmazione commerciale delle produzioni. La spaccatura degli acini, che non ne consente la commercializzazione, è causata dagli improvvisi aumenti dell’apporto idrico, determinato in seguito a precipitazioni intense, seguite o precedute da periodi di siccità. In questi casi, il tasso di umidità condiziona fortemente l’elevato ritmo di sviluppo e di espansione volumetrica del frutto, con evidenti spaccature. .

«Al momento – conclude Pottino – come organizzazione continuiamo a monitorare l’evoluzione del fenomeno sollecitando gli agricoltori ad effettuare le previste segnalazioni agli organismi competenti in caso di superamento delle percentuali di perdita della produzione fissate per legge. Per tutte queste ragioni invitiamo l’Assessorato a richiedere, al Ministero, la dichiarazione dello stato di calamità». 

Ieri, martedì 4 settembre, l’attesa prova di acceso alle lauree magistrali a ciclo unico dell’Università di Catania in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria. Appuntamento alle 8, al centro fieristico Le Ciminiere per i 2818 candidati che si contenderanno uno dei 323 posti messi a disposizione dal Miur per l’anno accademico 2018/19 (299 per il corso in Medicina e Chirurgia e 24 per Odontoiatria e Protesi dentaria).

Gli aspiranti medici avranno a disposizione 100 minuti per rispondere a 60 quesiti di cultura generale (2 domande), ragionamento logico (20), biologia (18), chimica (12) e fisica e matematica (8). Oggi, mercoledì 5 settembre sempre alle Ciminiere, sono previste altre due prove. La mattina alle 8,30 si terrà il test per l’accesso ai corsi del dipartimento di Scienze umanistiche: Lettere (230 posti disponibili), Lingue e culture europee, euroamericane e orientali (299 posti) e Scienze e lingue per la comunicazione (300 posti).

I 1439 candidati dovranno rispondere a 50 quesiti in 100 minuti: 30 domande su comprensione del testo e conoscenza della lingua italiana, 10 sulle conoscenze acquisite negli studi scolastici e 10 di ragionamento logico-critico. Alle 15 appuntamento per 499 iscritti alla prova del corso in Biotecnologie (75 posti disponibili), afferente al dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche: previste 50 domande in 100 minuti di Matematica e ragionamento logico e cultura generale (20 quesiti); biologia (10), Chimica (10) e Fisica (10).

Intervista a Peppino Di Lello, già magistrato, eurodeputato e senatore della Repubblica, a proposito del documento con cui il Viminale chiede alle Prefetture di accelerare gli interventi nei luoghi occupati. Secondo il giudice ci sono dei precedenti che vanno nella direzione opposta

Emergenza abitativa, case occupate, affittuari morosi da pochi mesi o da anni, sgomberi e richieste di sgomberi non ancora esecutive. Nel caos degli spazi pubblici e privati occupati, può davvero una circolare del Viminale alle Prefetture incidere su un argomento che rimane all’ordine del giorno dell’agenda politica da anni? «C’è una sentenza della Cassazione che va in un’altra direzione, è recente, credo che le motivazioni non siano ancora state depositate». A rispondere all’altro capo del filo è Peppino Di Lello, già magistrato nel primo pool antimafia di Antonino Caponnetto al fianco di Falcone e Borsellino, successivamente eletto con Rifondazione Comunista al Parlamento Europeo e al Senato.

In che direzione va quella sentenza della Cassazione?
«Come dicevo, le motivazioni non sono ancora state depositate, però si tratta di un pronunciamento legato a una vicenda nel Casertano. Lì, a Pignataro Maggiore, c’è un centro sociale, si chiama Tempo Rosso. Occupa un vecchio macello pubblico abbandonato. Il Comune voleva riottenere la disponibilità ed è ricorso ai tribunali. Sostanzialmente la Cassazione ha detto di no, perché l’amministrazione pubblica se n’era disinteressata per anni e aggiunge anche che se in qualche sua parte quell’edificio – che resta pubblico – dovesse risultare pericolante, sarebbe proprio il Comune a doversi occupare della messa in sicurezza. Si tratta di una sentenza unica, che non fa necessariamente giurisprudenza. Però è un indizio di giurisprudenza, perché a questi ragazzi è stata data ragione in tutti i gradi di giudizio, per cui c’è una condivisione a tutti i livelli».

Ci sono altri casi analoghi?
«Ricordo una mia sentenza del 1973. Ero Pretore di Alia, quando alcuni braccianti occuparono il Comune per rivendicare alcuni sussidi dovuti dalla Regione. L’amministrazione si rivolse alla giustizia e io li assolsi: tecnicamente il reato è di “invasione di edificio altrui” e il Comune non può essere considerato un edificio altrui, perché al contrario quel luogo è dei cittadini».

Insomma, uno sgombero in uno spazio pubblico non è così scontato come potrebbe apparire dalla circolare di Salvini ai Prefetti.
«Quella circolare di Salvini è una cosa grave. Poi non c’è dubbio che si tratta spesso di situazioni molto diverse, soprattutto c’è differenza tra gli edifici privati occupati che i proprietari rivogliono e gli edifici pubblici, magari spesso recuperati proprio dagli occupanti. Su questo non credo che una circolare di Salvini possa incidere».

Che idea si è fatto di questo avvio di legislatura?
«Sinceramente la vedo nera, anche perché non c’è nemmeno una vera opposizione, con quel povero Pd così lacerato al suo interno».

Il dibattito sull’unità a sinistra si è riaperto proprio in queste settimane, sul caso Diciotti, ma anche sull’incontro con Orban.
«Eh, ma non c’è una ricetta per rimettere tutto insieme. È difficile, perché c’è un personalismo esagerato, ognuno è attaccato al proprio partitino. C’è Civati con quel movimento composto credo da lui e dalla moglie, ma anche Leu sta franando miseramente e lo stesso Potere al popolo fatica a restare in contatto con la gente. La sinistra ha abbandonato completamente le sue vertenze. Di contro questa è una destra che, comunque, fa un discorso sociale e ha un linguaggio accattivante. Quindi in mancanza di una sponda a sinistra è ovvio che moltissimi cittadini abbiano guardato da quella parte».

Nonostante i toni radicali sulla questione migranti.
«Quello sui flussi migratori è un allarme sovrastimato in modo molto criminale, perché ci fanno capire che c’è un’invasione, quando in realtà non c’è. La Giordania, ma anche tutto il mondo arabo, hanno accolto milioni di rifugiati negli anni. E noi, che siamo un territorio ricco, spopolato e destinato alla desertificazione, li respingiamo».

A proposito di unità a sinistra, l’unica anomalia appare Palermo, dove Orlando riesce a tenere tutti insieme.
«Io non so se a Palermo la situazione sia davvero così rosea. Fino a ora Orlando ha avuto seguito, ma è un fenomeno tutto palermitano, sappiamo bene che già a livello regionale non è un modello replicabile, non ha appeal. Il suo grande obiettivo è assorbire tutto sotto la sua ala, guardate com’è finita col Pd, prima non gli fa presentare il simbolo e alla fine gli impone persino di prendersi Dore Misuraca».

E del governo regionale, invece, cosa pensa?
«Quella di Musumeci credo che sia la solita storia di uno che viene dalla provincia e si improvvisa leader regionale, un po’ come Crocetta. Invece è difficile amministrare una Regione come la Sicilia, che vive di un terziario fatto di impiegati e ha margini risicatissimi per gli investimenti. Questo governo regionale lo vedo un po’ come i capponi di Renzo ne I Promessi Sposi: litiga al suo interno ma non ha prodotto niente. Non ha prodotto reddito, non ha prodotto posti di lavoro, non ha prodotto ricerca. Niente di niente».

Fonte MeridioNews 

Sicilia e infrastrutture: il presidente della Regione, Nello Musumeci, annuncia che il governo regionale ha stanziato 100 milioni di euro per la realizzazione di parcheggi di interscambio nella città di Palermo, Catania e Messina, e nei Comuni con oltre 30mila abitanti di tutta la Regione. Il piano parcheggi è ritenuto una proficua occasione a favore dei Comuni in termini di servizi e vivibilità, riqualificazione urbana e riduzione dell’inquinamento.

In proposito, un’intervista al presidente della Regione, Nello Musumeci, di Teleacras.

Assessore regionale prof. ROBERTO LAGALLA

A Palermo è iniziata al mattino di oggi 3 settembre con la deposizione delle corone di alloro sul luogo dell’eccidio, in via Carini, la giornata del ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’autista Domenico Russo. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, il questore di Palermo Renato Cortese, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il prefetto Antonella De Miro, il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Micciché, il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore regionale alla formazione Roberto Lagalla. Presente anche il figlio del generale, Nando Dalla Chiesa.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha inviato un messaggio e ha scritto: “Nella ricorrenza del 36esimo anniversario del vile agguato di via Isidoro Carini, rendo commosso omaggio alla memoria del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Nella lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, condotta con inflessibile vigore e nella consapevolezza del rischio estremo cui essa lo esponeva, il generale Dalla Chiesa ha dato esempio eccezionale di fedeltà ai valori della democrazia, di difesa della legalità e dello stato di diritto, sino al prezzo della vita. Il suo impegno generoso e intelligente ha fatto sì che strumenti e metodi innovativi rendessero più incisiva l’azione della Repubblica contro le più pericolose forme di criminalità”.

Sono trascorsi 36 anni dall’omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di polizia Domenico Russo. Sul luogo dell’attentato oggi sono state deposte delle corone di alloro. La sua vita si è spesso incrociata con quella di Pio La Torre, dirigente del partito comunista siciliano, autore della proposta di legge che introdusse il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso nel codice penale italiano, approvata dopo che entrambi furono uccisi. Due storie che si sono intrecciate, due persone che si assomigliavano sotto certi aspetti, come ricorda anche il figlio di La Torre«Entrambi amavano studiare la materia di cui si occupavano.. “e aggiunge “sarebbe illusorio dire che quel sistema di potere non esiste più. Ha sempre meno quella faccia che ci fa credere che esista. L’importante è continuare con efficacia azioni di contrasto e non pensare che basti mettere in galera un boss ma servono azioni di contrasto politiche, culturali ed economiche. “