Home / Articoli pubblicati daRedazione Palermo (Pagina 128)

Porta al Nord il meglio del Sud», è il messaggio, sopra all’immagine di una bella ragazza, apparso negli ultimi giorni sui cartelloni pubblicitari della nuova compagnia di autobus delle Ferrovie

«Porta al Nord il meglio del Sud». Questa lo slogan, accompagnato da una bella e sorridente ragazza mora, che campeggia sul cartellone pubblicitario di Bus Italia Fast, la nuova compagnia del gruppo Ferrovie dello Stato che ha deciso di investire anche sulla gomma. Un messaggio che non è piaciuto a tanti, sia per il riferimento all’emigrazione dei giovani meridionali verso le Regioni del Nord, sia per quello alla bellezza femminile, «il meglio» da esportare. 

Tra i critici c’è anche il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. «Un messaggio infelice – commenta – che si basa sui soliti stereotipi che vogliono il Sud come un luogo dal quale si deve fuggire. È vero che in Sicilia abbiamo ereditato una situazione disastrosa, ma è anche vero che stiamo lavorando affinché possa diventare una Regione normale, dalla quale non ci sarà più bisogno di emigrare per necessità. Ma solo per scelta». 

Musumeci invia quindi la sua personale rivistazione del messaggio pubblicitario, comprensiva di foto.  «Sono convinto – dice – che proseguendo così BusItalia sarà costretta a cambiare il proprio slogan da Porta al Nord il meglio del Sud in Riportiamo al Sud il meglio del Sud, ma anche del Nord».

All’Assemblea Regionale, in Commissione territorio e ambiente, si è svolto un confronto sulle precarietà viarie incombenti nell’Agrigentino. In particolare ci si è soffermati sulle prospettive del viadotto Morandi. Già nel corso di un incontro istituzionale al Comune di Agrigento è stato deciso di procedere al recupero conservativo del viadotto Morandi. E in Commissione all’Ars tale scelta è stata confermata ed ulteriormente spiegata. In proposito la presidente della Commissione, Giusi Savarino, afferma: “Il Ponte Morandi di Agrigento sarà rimesso in sesto attraverso una ristrutturazione finanziata in parte dall’Anas e in parte dalla Regione siciliana. Abbattere i viadotti e ricostruirli sarebbe un’operazione costosissima e nociva per le aree circostanti. Un progetto prevede che siano stanziati 9 milioni dalla Regione e 30 milioni circa dall’Anas. E’ più logico che il ponte sia salvato piuttosto che ricostruito, per via dei rischi ambientali e archeologici che se ne avrebbero se venisse abbattuto. La Regione sta valutando anche la possibilità di finanziare altre opere di viabilità complementare, ma occorrono tempi più lunghi”.

I carabinieri del Nas, in occasione dei controlli per la visita del Santo Padre a Palermo, hanno sequestrato 30.888 bottiglie di acqua minerale. Tutte le confezioni erano stoccate, insieme a materiale ferroso in disuso, in un’area esterna a cielo aperto, su pedane in legno avvolte da cellophane, scoperte e in cattivo stato di conservazione, poiché esposte ai raggi solari diretti senza alcun riparo dalla luce e dagli altri agenti atmosferici, ad una temperatura ambientale di circa 30 gradi. Le bottiglie sono state acquistate in vista delle manifestazioni di domani a Palermo per essere vendute ai fedeli dalla titolare di una rivendita di acque minerali e bibite. La donna è stata denunciata per avere conservato ai fini della commercializzazione, alimenti in cattivo stato di conservazione.

PENTAX DIGITAL CAMERA

Non è un caso che dalla Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, Totò Cuffaro abbia parlato di pregiudizio e speranza, due concetti ricorrenti nel suo intervento. Non credo che sia un caso perché le parole sono importanti, con le parole si fanno le leggi, si giudica, si crea il pregiudizio». Non ha dubbi Donatella Corleo, storica esponente del Partito Radicale in Sicilia, che della battaglia per i diritti civili nelle carceri siciliane ha fatto il suo percorso di militanza politica, al fianco di Marco Pannella prima, di Rita Bernardini dopo. «Sono venuta ad ascoltare Cuffaro – ammette a margine del contestato convegno sulla genitorialità oltre le sbarre – in veste di osservatrice e ascoltatrice, invogliata proprio dagli attacchi giustizialisti a Cuffaro che, non dimentichiamo, il suo debito con la giustizia lo ha pagato».

Insomma, estinta la pena, non può restare il marchio a fuoco di Caino.
«No, non deve. E mi ha colpito che molti dei relatori abbiano parlato di speranza. Proprio insieme all’associazione Nessuno Tocchi Caino noi del Partito Radicale abbiamo promosso il docufilm Spes Contra Spem, che già dal titolo vuole andare nella stessa direzione, laica, cattolica, ispirata a Gandhi, di quel cambiamento che ciascuno di noi può incarnare. E che può, appunto, dare speranza. In quel docufilm gli attori sono tutti ergastolani ostativi. Persino a loro abbiamo voluto infondere il sentimento di speranza».

Che in quel caso, onestamente, è più difficile da sostenere.
«Vede, fuori, all’esterno, non si tiene in considerazione che anche il peggiore criminale viene cambiato dal carcere, perché è lì che si fa un percorso e che, come ha detto Cuffaro, si ridefinisce la propria scala di valori».

Dunque lei pensa che Cuffaro faccia bene a usare la sua popolarità per accendere i riflettori sui diritti civili oltre le sbarre.
«Cuffaro, comunque la si pensi, è un personaggio di dominio pubblico, a cui va assolutamente riconosciuto il merito di spendersi per questa causa. E le ripeto, mi ha molto colpita nel suo intervento questo racconto di come proprio in carcere abbia ridefinito la sua scala di valori. Certo, bisogna dire che Totò Cuffaro è un uomo sorretto da una grande fede».

E si torna a quel concetto di speranza di cui parlava prima.
«Il ricorso alla parola speranza è tipico di una certa spiritualità e ricorre spesso nel mondo cattolico. Eppura la prima persona che mi ha avvicinata alla parola speranza, e credo che anche lei facesse riferimento alla frase attribuita a San Paolo, è stata Rita Borsellino».

Niente di più distante da Salvatore Cuffaro.
«Credo che questa grande fede fosse l’unica cosa che li accomunava. Io l’ho incontrata nel 2006, durante un dibattito pubblico con Pannella. Alla fine mi presentai, non ricordo cosa le dissi. Lei mi guardò coi suoi occhi buoni e mi disse che non dovevo mai perdere la speranza. Io non credo di essermi presentata a lei come una disperata. Certo, ognuno di noi ha il proprio doloroso vissuto, ma non credo che fossi disperata, almeno non in quell’occasione. Eppure lei mi disse che non dovevo perdere la speranza».

Era il 2006 e lei incontrò Rita Borsellino, che proprio quell’anno sfidava alla presidenza della Regione Totò Cuffaro.
«Io nel 2006 ho fatto convintamente campagna elettorale per Rita Borsellino, contro Cuffaro, non sono mai stata una Cuffariana. Io con Cuffaro condivido l’iscrizione al Partito Radicale, che lui fa da diversi anni, e la battaglia per i diritti civili nelle carceri».

Cosa ha contribuito all’avvicinamento di Cuffaro al Partito Radicale?
«Uno dei pochi deputati che giravano le carceri era Marco Pannella, che non andava a Rebibbia per trovare Cuffaro, ma trovava anche lui. Poi essendoci questo rapporto dialettico, si è instaurato tra i due un legame di stima. E oggi io sono orgogliosa di avere un compagno di partito come Totò Cuffaro. Secondo me è un debito di riconoscenza per le battaglie di Marco Pannella. Credo che abbiano passato diversi Capodanni insieme, dietro le sbarre. Marco iniziava sempre così l’anno nuovo».

Certo, in tempi di codici etici qualcuno potrebbe storcere il naso per una tessera di partito nel portafogli di Cuffaro.
«Ma quale codice etico? Il nostro è un partito che non si presenta nemmeno alle elezioni, almeno non nel modo tradizionalmente inteso, è un partito transnazionale e transpartitico e poi chiunque può iscriversi al Partito Radicale. Noi non parliamo di eticità dello Stato, parliamo di temi sensibili che riguardano la società. Il partito radicale è quello che fai, non ci può essere un codice etico, ma non perché siamo degli immorali pervertiti, c’è una morale molto più forte, che va ben oltre un foglio di carta con qualche regola scritta sopra».

Cuffaro ha raccontato di un condannato a 26 anni di carcere che si è suicidato a pochi mesi dal ritorno dalla libertà. Emblematico, non trova?
«Il carcere ti svuota. Nel caso delle pene lunghissime lo svuotamento è ancora più evidente, ma anche pochi anni ti cambiano. E questo avviene perché i detenuti non vengono seguiti, perché nessuno si è accorto che quella persona non la andava a trovare nessuno. Dietro le sbarre, purtroppo, dall’ergastolano al ladro di mele, diventano dei numeri, perdono la loro identità e il loro nome, non c’è cura per la persona».

La giunta regionale e il governo nazionale hanno avviato il confronto sui temi della finanza pubblica. Il presidente della Regione Nello Musumeci e il vicepresidente e assessore all’Economia Gaetano Armao hanno incontrato il ministro dell’Economia Giovanni Tria. All’ordine del giorno del confronto vi sono stati l’attuazione dello Statuto, con le conseguenti questioni relative al contributo alla finanza pubblica della Sicilia e al prelievo forzoso a carico delle Province. E poi, la condizione di insularità, la defiscalizzazione o una fiscalità di vantaggio, l’incasso delle accise sui prodotti petroliferi ricavati in Sicilia, ed il sistema di esazione dei tributi in Sicilia dopo la liquidazione di ‘Riscossione Sicilia’. E’ stato deciso di istituire un tavolo tecnico per affrontare alcune emergenze legate ai rapporti finanziari fra la Regione Siciliana e lo Stato, a Roma, al ministero dell’Economia, e coinvolgendo eventualmente anche il Ministero delle Regioni. Il presidente Musumeci ha consegnato al ministro Tria un documento che riassume le tematiche sulle quali è necessario pervenire, in tempi rapidi, ad una soluzione.

Da Forza Italia alla Lega, fino a Fratelli d’Italia. Cosa fanno e pensano della politica i ragazzi che militano nelle giovanili di partito? Cercano spazi e sembrano più moderati dei loro padri politici: Micciché ha dato dello stronzo a Salvini? «Forse ha esagerato»

Guardano al futuro con ottimismo, credono nella libera impresa e sono contrari al «populismo del reddito di cittadinanza», ripongono grande fiducia nel governo regionale guidato da Nello Musumeci, mentre strizzano l’occhio a Salvini. Tutti si dicono pronti a fare il possibile per riunire i partiti in un’unica alleanza a livello nazionale, proprio come avviene nell’Isola. Sono i giovani del centrodestra siciliano, che militano nelle rispettive giovanili, dalla Lega a Fratelli d’Italia, passando per Forza Italia e i popolari. Che, entro i confini dell’Isola e con le dovute differenze, stanno tutti assieme sulla stessa barca, guidata da Musumeci e che sperano che questa unità regionale possa fare da volano a livello nazionale. «Questo governo nazionale a trazione gialloverde – dice Domenico Bonanno, coordinatore dei giovani di Diventerà Bellissima nel Palermitano – mi pare che sia un esperimento sul finire, per via delle troppe divergenze. E non nascondo che vedo diversi margini per ricucire il centrodestra. Certo, la vedo dalla prospettiva siciliana, dove il processo è stato favorito da una figura coerente e di garanzia come quella di Musumeci, ma a livello nazionale intravedo diversi segnali di disgelo».

La fine del governo gialloverde e un ritorno al centrodestra unito è auspicio di molti, tra le file azzurre, anche se c’è chi si dice non completamente soddisfatto dall’operato del governatore. È il caso di Gabriele Amore, 36enne responsabile del tesseramento leghista in provincia di Ragusa, secondo cui «è vero che Musumeci sta cercando di migliorare tante situazioni che prima non venivano neanche considerate, dall’edilizia scolastica fino al consorzio autostrade, ma forse sul fronte dell’immigrazione potrebbe essere più coraggioso, più fermo. Invece mi pare che, complice anche questa maggioranza ballerina, nei confronti dell’immigrazione abbia un temperamento troppo timido». Secondo Amore, sul tema dei porti chiusi Musumeci avrebbe potuto «usare lo statuto speciale per chiedere la nomina a commissario e i relativi poteri straordinari, ma capisco bene che non voleva rompere con alcuni pezzi della maggioranza».

Un punto rispetto al quale a replicare è Bonanno, che ricorda invece come Musumeci nei giorni della Diciotti abbia parlato di «fratelli migranti»: insomma, secondo il giovane di Diventerà Bellissima il tema in quel caso non sarebbero stati i delicati equilibri nella maggioranza, ma proprio una linea voluta e tenuta dal governatore. «L’integrazione per noi – aggiunge Bonanno – è un valore non negoziabile. Certo, c’è un problema che va affrontato, preferibilmente intervenendo direttamente in Africa. Ma non possiamo permetterci di guardare a queste persone dimenticando che siano persone».

E mentre Alberto Di Benedetto (Fratelli d’Italia) si dice convinto che «l’Europa dovrebbe mettere in campo un blocco navale al largo delle coste libiche» per fermare le tratte in mare, è da Forza Italia, invece, che diversi giovani dicono che quella di Salvini è una linea troppo dura. «Certo – ammette Valeria Sapienza (Forza Italia) – è chiaro che questo fenomeno aveva bisogno di un freno, soprattutto guardando alla condizione in cui eravamo fino a qualche mese fa. Berlusconi aveva agito sulle coste libiche, ma lasciarli in mare no». La sfuriata di Gianfranco Micciché che dà dello stronzo a Matteo Salvini? «Ho pensato che il presidente dell’Assemblea – ammette Antonio Montemagno (Fi) – avrebbe dovuto usare altri toni, ma è stato giusto, con la vita della gente non si scherza. La vicenda della Diciotti doveva essere gestita diversamente».

Insomma, se sul presente i pareri sono spesso discordi, guardando al prossimo futuro, a cominciare dall’appuntamento elettorale delle Europee nessuno, al momento, si dice preoccupato dalla cosa blula lista a cui Diventerà Bellissima sta lavorando insieme alla Lega. Secondo Francesco Vozza «c’è sicuramente un dialogo interessante tra le due forze politiche, speriamo che questo ragionamento porti i suoi frutti in sede di elezione». Neanche da Forza Italia si dicono preoccupati: «Abbiamo il nostro elettorato, nessuno problema davanti a un patto elettorale Lega-Musumeci».

Su un tema i ragazzi del centrodestra sembrano concordi: il ricambio generazionale, «che deve essere reale – dice Teresa Leto (Fi) – non soltanto a parole». Insomma, gli spazi sono pochi e quasi sempre occupati dai soliti noti. Anche se c’è chi ammette di non essere un «estremista della rottamazione» e di preferire il merito all’anagrafe. «Gli spazi ci sono – conclude Dario Moscato, coordinatore regionale dei giovani forzisti – quando c’è gente preparata e brava che li va a conquistare. E le ultime Amministrative ne sono un valido esempio, coi tanti giovani amministratori locali eletti in Sicilia».

Una pilota, Rosa d’Agostino, 45 anni, sorella del deputato regionale di Sicilia Futura Nicola d’Agostin è morta nel pomeriggio in un incidente aereo durante la fase di decollo nell’Aviosuperficie di Fiumefreddo di Sicilia nel catanese.  L’ultraleggero ha avuto un’avaria ed è precipitato in un vallone lì vicino. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Giarre e i vigili del fuoco e gli operatori del 118 per recuperare il corpo della donna.
   

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, Eugenio Fiorentino, ha archiviato l’inchiesta sull’agguato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Il 18 maggio del 2016 i criminali bloccarono l’automobile blindata di Antoci piazzando delle grosse pietre lungo la strada che da Cesarò conduce a San Fratello. E spararono alcuni colpi di arma da fuoco colpendo la vettura. Dietro l’auto di Antoci ha viaggiato un’altra automobile con a bordo il dirigente del commissariato di Sant’Agata di Militello, Daniele Manganaro, che sparò alcuni colpi di pistola costringendo alla fuga i banditi e salvando la vita ad Antoci. Nell’ambito dell’ inchiesta sono state indagate 14 persone. Antoci, tra l’altro, introdusse nel Parco dei Nebrodi un protocollo di legalità per l’assegnazione degli affitti dei terreni.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, conferma che il piano regionale dei rifiuti sarà pronto entro dicembre, e aggiunge: “E’ un impegno che il mio governo ha assunto con i siciliani. Al nostro insediamento abbiamo trovato una situazione allarmante e stiamo lavorando per rimediare. La vera rivoluzione riguarda il ciclo dei rifiuti che rimarrà territoriale: la spazzatura morirà laddove è nata, ovvero nella stessa provincia. In Sicilia ogni provincia ha problemi differenti che la Regione deve affrontare e risolvere. Ma se la Regione è essa stessa un problema, come fa a gestire altri problemi? Al nostro insediamento, abbiamo trovato solo macerie. La Regione, ad esempio, non ha un sistema informatico, paga 40 milioni di fitti passivi quando interi edifici di proprietà restano vuoti. E questo è solo la punta dell’iceberg. In nove mesi, stiamo rimettendo in piedi l’ente Regione, con progetti concreti che riguardano i comuni costieri, le scuole, le imprese. Stiamo intervenendo con le ruspe per rimuovere le macerie, stiamo gettando le basi, solide, per ricostruire. E i primi risultati cominciano a vedersi: in questi mesi la sanità ha raggiunto la sufficienza, e non succedeva da anni, abbiamo investito sui giovani e, con le start up, abbiamo superato il Piemonte”.

Intervista all’assessore regionale all’istruzione, Roberto Lagalla, in vista della riapertura delle scuole. E sulle Università ammette: «Stiamo mettendo in campo nuove risorse per eliminare la figura dello studente idoneo alla borsa di studio ma non assegnatario»

Lagalla

Scuola, università, disabili, vaccini. Tanti i temi all’ordine del giorno in vista del primo giorno di scuola per gli studenti siciliani, mentre dall’assessorato regionale all’Istruzione si lavora in vista del primo suono della campanella. Ne abbiamo parlato con l’assessore Roberto Lagalla che annuncia: «Già nel secondo quadrimestre potrebbe partire il tempo prolungato in alcune scuole siciliane». 

Sull’edilizia scolastica il governo regionale ha cominciato a mettere in atto alcune misure, ma la strada sembra tutta in salita, a partire dal dato secondo cui 7 plessi scolastici su 10 non hanno l’agibilità.
«Resta da fare certamente tanto, sia sul piano formale che su quello sostanziale. Da una parte, infatti, bisogna lavorare perché i Comuni definiscano i percorsi di certificazione necessari a garantire la formale idoneità delle scuole. Sul piano sostanziale è in corso il programma di riqualificazione dei plessi scolastici che si svilupperà nel triennio 2018/2020. Ci sono oltre 250 milioni di euro immediatamente disponibili, per i quali abbiamo già inviato la documentazione al Ministero. Adesso siamo in attesa che dal Miur venga stilata la graduatoria degli interventi, per sapere a quali effettivamente verrà data priorità nell’Isola».

A breve le campanelle delle scuole torneranno a suonare, ma resta aperta la questione legata ai costi per il servizio di trasporto a disposizione degli studenti che devono spostarsi da un Comune all’altro.
«Anche in questo caso lo stanziamento è ancora insufficiente, ma intanto è ripreso. Abbiamo messo a disposizione 8 milioni di euro come sostegno ai Comuni che devono offrire il servizio. È il primo anno in cui vengono liberate risorse dopo molto tempo. È ancora poco, ma segna comunque un’inversione di tendenza».

Proprio qualche giorno fa l’Anffas denunciava che non si hanno ancora notizie circa l’assistenza scolastica agli studenti disabili. Tema che tecnicamente investe l’assessorato alle Politiche Sociali, ma che riguarda anche gli uffici guidati da lei.
«Sì, il fondo è gestito dall’assessorato alla Famiglia e alle Politiche Sociali, che redige un piano regionale, la cui erogazione finale spetta poi alle ex Province. Ammetto che in questa direzione ci sono dei ritardi che non stiamo sottovalutando. Non è un caso che nella legge di riforma sul diritto allo studio abbiamo previsto una cabina di regia regionale dedicata proprio all’assistenza degli studenti con diversa abilità».

A proposito, prevedete tempi celeri per l’approvazione della riforma?
«A questo punto i tempi sono tutti ad appannaggio del calendario dell’Assemblea. Abbiamo approvato il ddl in giunta e mi auguro che alla ripresa dei lavori dell’Ars si possa dare priorità a questa riforma».

Ad ogni inizio di anno scolastico in Sicilia si torna a parlare di tempo pieno nelle scuole. Ci sono presidi, è il caso di quello della Livio Tempesta a San Cristoforo ma non solo, che da anni chiedono il tempo prolungato per i loro ragazzi. Ci sono novità all’orizzonte?
«Stiamo lavorando a un progetto sperimentale col Miur e speriamo di sottoscrivere un protocollo d’intesa entro ottobre, con l’obiettivo di far partire una prima sperimentazione già a inizio del secondo quadrimestre di questo anno scolastico».

Può anticipare qualcosa?
«Siamo in fase di interlocuzione col Ministero. Stiamo ragionando sul doppio filone della disponibilità delle strutture e delle risorse economiche che saranno messe a disposizione, tanto dalla Regione quanto dal Miur».

Per quanto riguarda invece l’insegnamento del dialetto siciliano?
«È al lavoro una commissione presieduta dal professor Giovanni Ruffino. Entro ottobre la commissione elaborerà una proposta che non riguarda soltanto il dialetto, ma una proposta culturale per valorizzazione l’identità siciliana nelle nostre scuole».

Il prossimo 10 settembre scadranno i termini per presentare le richieste di borse di studio negli Atenei siciliani. Riuscirete ad eliminare la figura dell’idoneo non assegnatario?
«L’obiettivo è quello, stiamo lavorando per cercare di dare copertura a tutte le istanze. Si pensi che in Sicilia si sono toccati picchi anche del 35 per cento di assegnazione di borse rispetto alle domande ritenute idonee, quest’anno puntiamo a circa il 95 per cento».

Vaccini. Torna l’obbligo per le famiglie, ma resta il caos di chi ha presentato le autocertificazioni. Serve un controllo sui controllori?
«I dirigenti scolastici sono autonomi e responsabili rispetto a questo adempimento. Non credo che ci sia bisogno di controllare i controllori, che hanno la responsabilità sia personale che professionale delle certificazioni che hanno accettato».

Fonte/meridionews.it/