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Così, in una nota, la Segretaria nazionale del partito Rivoluzione Animalista, Gabriella Caramanica.
“Nello Musumeci rifiuta di dialogare con Rivoluzione Animalista. A più di quattro mesi dalla nostra richiesta di incontro in merito alle nuove linee guida per il contrasto al randagismo, il presidente della Regione Sicilia ci liquida con una scarna comunicazione, decidendo di scappare dalle proprie responsabilità. Siamo di fronte a una grave mancanza di rispetto istituzionale, uno sgarbo politico che conferma l’inefficienza e la carenza di contenuti di Musumeci, incapace di ascoltare le istanze degli animalisti e dei cittadini.
Le linee guida sul contrasto al randagismo, elaborato dalla Regione senza la benchè minima condivisione col territorio, d’altronde sono un documento capestro, lacunoso, pernicioso, una vera e propria dichiarazione di guerra contro chi ama gli animali, visto e considerato che taglia fuori la ineludibile attività dei volontari. Non è certamente questo il modo – piuttosto medioevale – di governare la Sicilia e dovrà capirlo anche il feudatario Musumeci. Per questa ragione, abbiamo deciso di organizzare una sit-in di protesta sotto la sede della giunta regionale, a Palermo: saremo in tanti a far sentire la nostra voce contro l’inqualificabile comportamento del governatore della Sicilia”.

Durerà fino alla mezzanotte di oggi l’allerta meteo rossa nella Sicilia occidentale, flagellata da ieri da nubifragi e venti forti. Da domani, secondo la Protezione Civile, l’allarme dovrebbe abbassarsi ad arancione.

    Per tutta la giornata piogge violente si sono abbattute sul capoluogo e in particolare sull’agrigentino. A Sciacca sono esondati due torrenti, a Palma di Montechiaro diversi alberi si sono abbattuti sulla strada e i tetti di alcune case sono stati scoperchiati. Molti i danni alla viabilità. ”La Sicilia sta vivendo un grave stato di emergenza e dovrebbe sospendere l’attività venatoria. Gli animali selvatici sono allo stremo e vanno tutelati. Il loro habitat è stato gravemente danneggiato, con una perdita del 25% del patrimonio forestale. Bisogna dare la possibilità alla fauna di poter affrontare l’inverno. È un atto di responsabilità verso la vita”, dice Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani onlus.

   

La Procura della Repubblica di Catania ha formulato la richiesta di archiviazione nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nell’ambito dell’inchiesta sul caso della nave “Diciotti”. La Procura etnea, diretta da Carmelo Zuccaro, ha motivato la richiesta di archiviazione argomentando che il ritardo nello sbarco dei 192 migranti a bordo è stato giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale nel rispetto del principio della separazione dei poteri, di chiedere in sede Europea la distribuzione dei migranti in un caso in cui, secondo la convenzione Sar internazionale, sarebbe spettato a Malta indicare il porto sicuro. Adesso il Tribunale dei ministri ha 90 giorni di tempo per decidere se accogliere la richiesta di archiviazione.

Antonello Montante 

E’ Graziella Luparello il Gup che presiede l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Caltanissetta per il cosiddetto ‘metodo Montante’. Il presidente del Tribunale, Davide Marraffa, ha accolto la richiesta di ricusazione del Gup Davide Salvucci presentata dall’avvocato Marco Giunta, legale degli imprenditori Andrea e Salvatore Calì, perché “in sede di indagini ha autorizzato la proroga di un’intercettazione di uno degli imputati”. L’udienza è in corso con il vaglio di altre eccezioni. I termini di custodia cautelare per Montante scadono il 14 novembre: se entro quella data l’udienza non sarà conclusa l’ex presidente di Confindustria Sicilia, accusato di essere il capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, sarà scarcerato.(ANSA).
   

 

I LUOGHI IN SICILIA AI PRIMI POSTI DELLA CLASSIFICA PROVVISORIA

Il Fiume Oreto a Palermo scorre nell’omonima valle, con un bacino che si estende per 19 chilometri nei territori di Altofonte, Monreale e Palermo. La sorgente si trova a sud di Palermo, nella cosiddetta Conca d’Oro e sfocia nel Mar Tirreno. La storia del fiume è ricca di eventi, tra cui l’essere stato testimone dell’assalto cartaginese di Asdrubale. Corso d’acqua a carattere torrentizio, anche nei mesi più caldi l’Oreto conserva un deflusso sufficiente grazie alla presenza di molte risorgive e alla ricchezza della falda che lo alimenta. Per gran parte della sua lunghezza si estende un SIC (Sito di interesse comunitario) di grande valore naturalistico, che rappresenta, in un’area estremamente antropizzata, un rifugio e un corridoio ecologico per la fauna selvatica. Il fiume risulta particolarmente inquinato per la presenza di numerosi scarichi fognari abusivi e di alcune discariche, anch’esse abusive. Il comitato “Fiume Oreto”, attraverso il censimento de “I Luoghi del Cuore”, vuole attirare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sullo stato di abbandono e degrado del fiume, nel tentativo di promuoverne la rivalutazione come bene paesaggistico e culturale. 

 

Chiesa e convento di San Bonaventura, Caltagirone (CT)

La Chiesa e convento di San Bonaventura a Caltagirone è un complesso monumentale risalente agli anni 1631-1650, ricostruito a seguito del terremoto del 1693. Rispetto all’austerità del prospetto, l’interno della chiesa risulta molto decorato con affreschi, maioliche, manufatti lignei. Il convento custodisce al suo interno un chiostro e alcuni affreschi di Pietro Paolo Vasta, considerato uno dei maggiori pittori siciliani del secolo XVIII. Trasformato in carcere nel 1890, venne chiuso alla fine del XX secolo e oggi risulta in forte stato di degrado. Le cripte furono chiuse nel 1843, subirono un restauro nel 1990 ma non vennero mai aperte al pubblico. Alcuni esponenti di diverse realtà associazionistiche di Caltagirone si sono riuniti in comitato con l’obiettivo di portare questo luogo all’attenzione delle istituzioni perché possa tornare alla pubblica fruizione e il convento venga salvato dal degrado.

 

Porta Garibaldi, Catania

Porta Garibaldi, il fortino, per i catanesi ‘U Futtinu, è un imponente arco trionfale costruito nel 1768 per commemorare le nozze di Ferdinando I delle Due Sicilie con Maria Carolina d’Asburgo Lorena. A questo si deve l’altro suo nome, Porta Ferdinandea. Segna l’ingresso d’onore dalla zona ovest della città di Catania. A indicare la forza di volontà della città, distrutta e ricostruita più volte, sull’arco svetta la frase melior de cinere surgo. Imponente nella sua struttura, si riconosce per la sua bicromia creata dal nero della pietra dell’Etna e dal bianco di quella altrettanto famosa di Lentini. Il gruppo di amici che ha formato un comitato a sostegno di Porta Garibaldi ne auspica un restauro della facciata e il ripristino del grande orologio che svetta sulla cima dell’arco trionfale.

 

Chiesa rupestre del Crocefisso, Lentini (SR)

E’ nuovamente attiva la raccolta firme per la Chiesa rupestre del Crocefisso grazie al comitato “Lentini nel cuore”, che costituitosi in occasione dell’8° censimento “I Luoghi del Cuore”, ha raggiunto i risultati idonei affinché la Parrocchia Santa Maria la Cava e Sant’Alfio presentasse e ottenesse un contributo di 15.000 euro alle linee guida nel 2017 per il recupero dell’affresco della “Teoria dei Santi”, da poco concluso. Situata in un contesto rurale di pregio, la grotta presenta un ciclo di notevoli affreschi che vanno dal XII al XVII secolo e si stratificano nelle epoche successive. Per la rarità e il valore dei dipinti il luogo custodisce il più complesso apparato iconografico della Sicilia rupestre. Tra le pitture più antiche e preziose, il Cristo Pantocratore, che occupa la nicchia dell’altare. L’affresco della “Teoria dei Santi” è stato scelto come intervento volano per il recupero dell’intero ciclo pittorico presente all’interno della Grotta del Crocifisso: il restauro realizzato vuole infatti rappresentare una forza propulsiva per la restituzione ai cittadini di questo bene prezioso e in questa direzione il comitato prosegue la sua opera di sensibilizzazione.

 

Cascata e canyon delle due rocche, Corleone (PA)

A Corleone, nel cuore dell’entroterra della provincia di Palermo, si trova la bellissima Cascata delle due rocche, formata dal salto del fiume San Leonardo, un affluente del fiume Belice, che scorre all’interno di una vera gola naturale formando un canyon, percorribile al suo interno, dove ci si trova circondati da pareti di roccia ocra, dai suggestivi tagli orizzontali, e da una natura fiorente che circonda un suggestivo laghetto naturale, circondato dai resti di un acquedotto probabilmente di fattura araba. Con la sua forza erosiva, il salto del fiume, di circa 4 metri, ha formato uno specchio d’acqua tra le rocce calcarenitiche. Ai lati dello specchio d’acqua spiccano le mura di un antico mulino ad acqua oggetto di un recente restauro. Il comitato attivo per la cascata e canyon delle due rocche auspica l’affidamento a un ente che possa promuoverne una manutenzione costante affinché il luogo possa essere fruito da un sempre maggior numero di visitatori.

 

Nel giorno di Halloween la BBC ritrova la tradizione siciliana dei morti. Sul sito del network inglese andrà in onda domani il documentario “The beautiful dead”. E’ un viaggio pirandelliano attraverso le credenze siciliane legate al culto dei defunti, arricchito da interviste a antropologi, scienziati e scrittori. La produzione, realizzata dalla Pomona Pictures, fa parte di una serie presentata dalla giornalista scientifica Melissa Hogenboom e porta la firma del regista siculo-canadese Pierangelo Pirak.

    “E’ significativo che lo speciale della BBC vada in onda proprio nei giorni della commemorazione dei defunti – osserva l’antropologo Dario Piombino-Mascali, coordinatore del progetto Mummie siciliane, uno degli studiosi intervistati – che da noi è, ancora oggi, memoria, festa e celebrazione. Abbiamo potuto spiegare che il nostro culto dei morti esprime eloquentemente lo stretto legame, da sempre presente in Sicilia, tra questo e l’altro mondo”.

   

Approvato questo pomeriggio a Sala d’Ercole l’intero articolato della legge, che recepisce la riforma che è già in vigore da tempo in tutto il Paese. Inutili, perché dichiarati incostituzionali, i tentativi di dotarsi di una norma regionale

Sono stati necessari quattro anni e mezzo. Eppure, alla fine, si è tornati al punto di partenza, esattamente a quel 8 aprile 2014, data in cui è entrata in vigore la riforma in materia di «città metropolitane, province, unioni e fusioni di Comuni» targata Graziano Delrio. Quattro anni e mezzo passati dietro a lunghissimi dibattiti d’Aula e rimandi in commissione affinché la Sicilia mantenesse la propria autonomia e avesse una propria riforma delle province. 

 

Tre le norme approvate dal governo Crocetta e pubblicate in Gazzetta Ufficiale, quando già non esisteva più l’ombrello della revisione preventiva da parte del Commissario dello Stato, per poi essere irrimediabilmente impugnate – perché costantemente incostituzionali – dal governo guidato da Matteo Renzi. È cronaca dell’altro ieri, ma sembra una vita fa. Nel frattempo, un referendum costituzionale ha sancito chenulla cambiasse, affinché tutto potesse cambiare, parafrasando il capolavoro di Tomasi di Lampedusa, la fine della Seconda Repubblica e il burrascoso inizio della Terza, all’ombra della quale muoveva i suoi primi passi anche un nuovo governo dalle parti di Palazzo d’Orleans. 

 

E poi l’atteso ricorso alla Consulta. E la bocciatura, definita senza mezzi termini da Musumeci «un’offesa all’autonomia dei siciliani». È svanito così uno dei più ambiziosi disegni del governatore, quello a cui aveva puntato per l’intera campagna elettorale: il ritorno all’elezione diretta per il presidente della Provincia e il consiglio provinciale. Così ecco che, in sordina e a testa bassa, l’Assemblea Regionale Sicilia ha recepito questo pomeriggio la riforma Delrio. Con quattro anni e mezzo di ritardo e diversi tentativi di riforma ridotti puntualmente a carta straccia. 

 

Musumeci non demorde. Al contrario, lo scorso settembre il primo inquilino di Palazzo d’Orleans invitava i giovani amministratori locali siciliani a scrivere loro stessi il nuovo volto delle Province siciliane («per amor del cielo – aveva chiosato in quell’occasione – non chiamatele ex Province!»), sotto la supervisione del suo fedelissimo, Gino Ippolo. 

 

Intanto martedì prossimo, quando l’Ars darà il voto definitivo (ma l’articolato è stato ormai totalmente approvato, ad eccezione dell’articolo 1, appunto, che definisce il nome da dare alle ex Province, un punto – almeno quello – su cui Musumeci non molla) anche in Sicilia vigerà, finalmente, la riforma Delrio. Tutto il resto è ancora una sfida. Una delle più grandi che Musumeci vuole affrontare.

 

Fonte MeridioNews 

Non solo al raccolto, ma anche danni ingenti a beni e abitazioni a causa delle forti correnti, con punte elevatissime a Gangi che hanno scoperchiato abitazioni e abbattuto alberi. Il principale timore è che i temporali, previsti anche per il prossimo mese, possano mettere in ginocchio gli agricoltori nel Palermitano

Raffiche di vento a oltre cento all’ora e piogge insistenti hanno flagellato ieri la città di Palermo e la provincia con danni ingenti all’agricoltura, soprattutto nelle Madonie. A denunciarlo è la Coldiretti che all’indomani del forte temporale che si è abbattuto con inaudita violenza ha fatto la conta dei danni. Non solo al raccolto, ma anche a beni e abitazioni a causa delle correnti, con punte di 104 chilometri orari misurati a Castelbuono, che hanno scoperchiato abitazioni e abbattuto alberi. Una situazione che viene descritta nel dettaglio da Aldo Gallina, rappresentante Coldiretti di Gangi: «Una raffica di vento ieri ha investito un’abitazione e un magazzino di contrada Piano, travolgendo una casa adiacente e un’auto investite dai detriti». Ma a preoccupare maggiormente sono le importanti precipitazioni degli ultimi mesi che mettono seriamente a rischio l’economia nel cuore delle Madonie, il principale timore dell’associazione degli agricoltori.

«I temporali degli ultimi mesi hanno già compromesso la semina del grano, orzo, avena e anche del foraggio – rivela ancora Gallina – Non possiamo entrare nei campi con i mezzi agricoli perché letteralmente allagati. E dopo il mese di ottobre, anche quello di novembre di preannuncia estremamente piovoso: da agosto non si è vista una settimana senza precipitazioni. Il rischio concreto è di non poter portare a termina la semina perché il periodo è proprio questo, dalla fine di ottobre fino al 25 novembre». Un allarme, quello di Gallina, corroborato anche dai dati raccolti dall‘unità operativa climatologia della Regione che, seppur in assenza di episodi eclatanti come quelli che hanno provocato le alluvioni in provincia di Messina e Catania, fotografano un numero elevato di giorni piovosi nel mese di novembre.

«Da quando si registrano i dati meteo in Sicilia, da poco più di cento anni fa, si tratta dell’estate più piovosa di sempre» afferma Luigi Pasotti, responsabile dell’unità regionale. A Palermo, tuttavia, non ci sono stati eventi eccezionali in assoluto ma «sappiamo che ormai con il deterioramento della rete di smaltimento delle acque superficiali, bastano anche 30 millimetri per generare situazioni critiche in città». In effetti, dopo gli eventi di giugno e agosto, anche ad ottobre nel capoluogo siciliano si sono verificate precipitazioni abbandonanti ma non da record, «anzi ci sono aree della provincia dove siamo in deficit, in particolare nella zona dell’invaso di Rosamarina, dove il livello è ancora basso e siamo ritornati in una fase critica, molto indietro rispetto agli standard anche solo di tre anni fa». 

Secondo l’ultima rilevazione pubblicata ieri dall’Amap, gli invasi più in sofferenza sono quello di Rosamarana (24,08 per cento) e Piana degli Albanesi (25,2 per cento), mentre appaiono in buona saluta i bacini Poma e Scanzano,rispettivamente al 41,18 e 37,54 per cento. «Al di là dei dati attuali, siamo a livelli molto meno allarmanti rispetto alla situazione che avevamo lo scorso anno», rassicura Pasotti, evidenziando come l’aspetto veramente eccezionale degli ultimi tempi sia rappresentato dalle raffiche di vento anomale con punte quasi da primato che si sono abbattute nel Palermitano meno di 24 ore fa: «Ieri nel capoluogo abbiamo registrato un picco di 72 chilometri orari, circa 20 metri al secondo, con una temperatura anomala di 30,5 gradi, di almeno 6-7 punti oltre la media stagionale». Un dato notevole anche a Castelbuono dove con 104 chilometri orari, sicuramente un evento raro, «siamo andati abbastanza vicini al record di 114 chilometri orari nel marzo del 2010 quando un ciclone mediterraneo ha investito le Madonie».

Insomma, un allarme che non cesserà anche nei prossimi giorni, con l’allerta meteo già diramata per domani e maltempo previsto per tutto il mese di novembre e che potrebbe mettere in ginocchio gli agricoltori: «Noi abbiamo già segnalato agli organi competenti i danni subiti – aggiunge Gallina – la speranza è che la Regione riconosca agli agricoltori delle Madonie un ristoro per lo stato di calamità. Tra l’altro questa è un’annata agraria particolare difficile perché abbiamo avuto difficoltà anche con i contributi. Proprio quest’anno, infatti non è stato pubblicato il bando per l’indennità compensativa che spetta alle zone di montagna e anche quello del biologico» conclude.

 

Fonte MeridioNews 

Nella proposta dell’assessore alla Sanità per superare la Seus, più spazio alle automediche e meno alle ambulanze con medico a bordo. Un’ipotesi in controtendenza con l’eccellenza del modello messinese. Mentre tiene banco il futuro dei lavoratori

Rilanciare il 118 in Sicilia, salvando quei modelli di eccellenza, come nel caso di Messina. È questa la proposta attorno a cui ruota il nuovo protocollo d’intesa siglato la scorsa settimana tra i governatori della Sicilia e della Lombardia, Nello Musumeci e Attilio Fontana. Pochi i punti fin qui noti, mentre il nuovo piano aziendale della costituenda agenzia unica Areus sarebbe in via di definizione, per essere presentato alla commissione parlamentare di merito all’Ars entro fine anno. Certamente ci sarà una sostanziale integrazione nei servizi tra elisoccorso e trasporto su gomma (ambulanze). E poi nuovi strumenti, dagli occhiali a infrarossi fino ai verricelli, passando per un aumento considerevole di auto medicalizzate (che al momento comprendono la presenza di un autista soccorritore, un infermiere e un medico), per sganciare il medico in servizio al 118 dal percorso delle ambulanze. Un aspetto che appare però in conflitto con quei numeri «di eccellenza» a cui ha fatto spesso riferimento l’assessore alla Salute Ruggero Razza.

 

Guardando la fotografia dello stato attuale del servizio di emergenza/urgenza sanitaria in Sicilia ad oggi, ecco che quel modello Messina di cui spesso si parla comprende una flotta di 38 ambulanze, di cui ben 25 con medico a bordo, alle quali si aggiungono 11 mezzi di base (con a bordo due autisti soccorritori) e due automediche. A differenza, ad esempio, di Palermo o Catania, dove le proporzioni sono ben diverse. Nel capoluogo, su 62 ambulanze della Seus (la partecipata della Regione che attualmente gestisce il servizio di emergenza su gomma), appena 20 hanno il medico a bordo, cinque sono fornite di infermiere e 34 sono quelle di base, mentre le automediche sono tre. A Catania le proporzioni si alzano un po’, pur restando lontane dal modello messinese: 42 ambulanze in totale, di cui 19 con medico a bordo, cinque con infermiere e 18 di base.

 

Insomma, da una parte si vanta l’eccellenza nei servizi di soccorso sullo Stretto. E dall’altra, però, si propone un sistema in antitesi rispetto a quel modello, aumentando il parco di automediche e slegando appunto i dottori in servizio dall’ambulanza. 

 

Tra le osservazioni ammesse da Razza nella scorsa settimana, c’è un altro tema che sta particolarmente a cuore a chi ogni giorno sale a bordo di un’ambulanza e soccorre i siciliani. Si tratta proprio degli autisti soccorritori e in particolare di quella fetta sempre più consistente di uomini e donne in servizio che vengono dichiarati dal medico del lavoro inidonei a ricoprire la mansione di autista soccorritore. Un aspetto non secondario, considerato che il contratto di lavoro con cui i circa 3000 soccorritori assunti alla Seus non prevede una ricollocazione in caso di inidoneità. 

 

Razza ha più volte posto il tema, ammettendo che il nuovo sistema Areus, all’interno del quale sarà presumibilmente attivata una convenzione con Seus, prevederà un approccio «ad ascensore» per i dipendenti della partecipata. Cioè, chi per malattia o per naturale avanzamento dell’età, non sarà più ritenuto idoneo al sollevamento di una barella, potrà essere ricollocato altrove. Una piccola rivoluzione per tutti quelli che, fino ad oggi, hanno rischiato di perdere il lavoro per ragioni di salute. 

 

È proprio guardando alla situazione degli inidonei che nei mesi scorsi tra gli autisti soccorritori della Seus è nato il Movimento unito dipendenti 118 sicilia, che ad oggi raggruppa sotto un’unica sigla oltre 500 persone che ogni giorno lavorano a bordo delle ambulanze siciliane.

 

«Il nostro movimento – spiegano dalla segreteria regionale del movimento – nasce alcuni mesi fa, quando è scomparso un nostro collega ad Agrigento. È stata una vicenda molto dolorosa che ha segnato tutti noi, lui ha tenuto nascosti i problemi fisici che la sua malattia gli causava quasi fino all’ultimo, per evitare di essere dichiarato inidoneo e perdere il lavoro».

 

Sarebbero al momento circa 40 gli autisti soccorritori dichiarati inidonei in tutta la Regione. «Alcuni, laddove possibile, sono stati spostati negli uffici amministrativi sempre dentro Seus, ma circa 15 di loro – aggiunge Alfano – hanno perso il lavoro, perché in base ai territori in cui lavoravano non c’è stato dove ricollocarli. Tutto è partito da quel collega coraggioso di Agrigento, che ha lavorato nonostante la malattia, cercando fino alla fine di risultare idoneo. È stato allora che è nata una prima chat con altri colleghi per creare un fondocassa da devolvere alla famiglia, e un fondo per chi dovesse venire a mancare. Poi dai giornali abbiamo letto il progetto sulla creazione di Areus e da lì abbiamo deciso di dar vita al nostro movimento, per proporre le nostre soluzioni alle criticità gestionali della Seus».

 

Più volte, si diceva, l’assessore Razza ha ribadito l’esigenza della creazione di una nuova agenzia, anche nell’ottica di dare una risposta a quei soggetti che vengono dichiarati inidonei al servizio di autista soccorritore. «Ben venga – sottolineano ancora dalla segreteria -, anche perché col passare degli anni diventeremo tutti inidonei a sollevare barelle pesanti e spesso in situazioni estreme. In queste condizioni è facile incappare in qualche danno fisico».

 

Tuttavia, non si limitano a dire«non vogliamo perdere il lavoro». Il Movimento dipendenti 118 Sicilia avanza invece proposte rispetto alle possibili soluzioni. Ad esempio il ricollocamento degli inidonei nei cosiddetti box di ripristino. Si tratta di stanze adibite nei pronto soccorso in cui si trovano le attrezzature di riserva a disposizione del 118. «Lì – sottolineano – si possono monitorare le condizioni del paziente e interscambiare i presidi sanitari. Perché spesso magari arriviamo in pronto soccorso con un politraumatizzato e non possiamo far ripartire l’ambulanza fino a quando il paziente indossa i presidi sanitari, dalla spinale al collare, del mezzo di soccorso del 118. E l’ambulanza automaticamente si ferma, possibilmente causando ritardi verso altri servizi». Oltre che il proliferare delle chiamate alle ambulanze private, visto che il mezzo pubblico è bloccato (le cosiddette eccedenze negli ultimi anni si sono decuplicate).

 

Così, ecco che nei box di ripristino, dove rimangono le attrezzature di proprietà del 118, gli inidonei potrebbero prestare un servizio utile a ridurre i tempi morti delle ambulanze. «In questo modo, naturalmente dopo il triage, potremmo lasciare in carico il paziente al pronto soccorso, recuperare per esempio una nuova spinale dal box di ripristino e far ripartire l’ambulanza. Il collega inidoneo resterebbe invece in pronto soccorso: seguirebbe il paziente, recupererebbe i presidi sanitari del 118, si occuperebbe della pulizia e sterilizzazione degli strumenti, per poi rimetterli nel box di ripristino a disposizione dell’ambulanza successiva».

Fonte MeridioNews