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Due morti in un incidente stradale in viale Regione Siciliana a Palermo, tra un’auto e una moto. L’impatto è avvenuto nelle rampe nei pressi di via Ernesto Basile.

Le due vittime erano su uno scooter Piaggio Beverly che si è scontrato con una Bmw X3. A perdere la vita un uomo di 37 anni e una donna di 29 anni. Sono intervenuti i sanitari del 118, gli agenti di polizia e i carabinieri che hanno constato il decesso. I rilievi sono condotti dagli agenti della polizia municipale.
(ANSA)

Sono 254 i nuovi casi di coronavirus registrati nelle ultime ventiquattro ore in Sicilia che fanno piazzare il tasso di positività al  2.17%. Tre le vittime e  186 guarigioni. Da inizio pandemia nella nostra regione sono stati 226.678 le persone contagiate.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Catania 71; Ragusa 53; Palermo 47; Trapani 37; Siracusa 26; Enna 10; Caltanissetta 5; Messina 4; Agrigento 1.

“La rinomina di Razza? Indecente: l’ennesimo atto di egoismo di Musumeci che mette in primo piano i propri interessi e quelli della sua ricandidatura davanti a quelli della salute pubblica e dei siciliani. Questo suo atto di arroganza conferma, ove c’è ne fosse bisogno,  che quando il presidente si muove fa solo danni. Ci verrebbe da dire, meglio quando è in catalessi, come al solito”.

Lo affermano il capogruppo del M5S all’Ars Giovanni Di Caro e i componenti 5 stelle della commissione Salute di palazzo dei Normanni, Francesco Cappello, Giorgio Pasqua, Salvatore Siragusa e Antonio De Luca.

“Premesso – dicono i deputati 5 stelle – che l’assessore rientrante andava messo da parte anche prima dell’inchiesta della magistratura per la sua manifesta incapacità, tanto da fare presentare alle opposizioni una mozione di censura nei suoi confronti, non comprendiamo cosa sia cambiato dal momento delle dimissioni ad oggi. A questo punto ci chiediamo perché Musumeci le abbia accettate, facendo ora questa retromarcia che sa dell’ennesima beffa ai siciliani. Razza in ogni caso rimane l’assessore che era consapevole del fatto che veniva artatamente alterato il denominatore del rapporto tra tamponi positivi e tamponi effettuati. Alla luce di questo, quale credibilità può avere un assessore simile?”.

“Un termoutilizzatore per risolvere l’emergenza rifiuti? Dite a Musumeci che non è giocando con le parole che risolve un problema che gli è chiaramente sfuggito di mano da tempo. Chiami le cose col proprio nome e dica chiaramente che vuole costruire un inceneritore: i siciliani ne hanno abbastanza di essere presi in giro da lui”.

Lo affermano i deputati regionali del M5S, componenti della commissione Ambiente dell’Ars: Giampiero Trizzino, Stefania Campo e Stefano Zito.

L’unica certezza – dicono – è che sui rifiuti, e non solo, Musumeci ha fallito completamente e ora cerca di buttarla in caciara. Ha appena affermato che i rifiuti in Sicilia sono in mano ad un oligopolio di aziende private. E poi, contraddicendo se stesso, annuncia un bando per costruire un inceneritore, da affidare a chi? Ovviamene ad un privato, col risultato che se oggi abbiamo 3, 4 aziende che si spartiscono ‘la torta’, domani ce ne rimarrà solo una”

“Ormai è del tutto evidente – aggiunge Trizzino – che Musumeci non ha idea di come si risolva l’emergenza, perché chi conosce la materia sa che nella gestione dei rifiuti prima si parte dalla riduzione, poi si passa al recupero, poi al riciclo e solo alla fine (per quel poco che resta) allo smaltimento (in discarica, o dentro al forno di un inceneritore). Invertire questo percorso serve esclusivamente a favorire le aziende private, le stesse che Musumeci dice di voler combattere”.

“A completare il quadro delle contraddizioni di Musumeci – concludono i deputati 5 stelle – c’è la sua dichiarazione contro la burocrazia regionale. Qualcuno farebbe bene a ricordargli che è lui che la dirige da quasi quattro anni”.

A Palermo i Carabinieri hanno arrestato Giuseppe Inchiappa, 50 anni, indagato di detenzione abusiva di armi e munizioni. Nel corso dei controlli alla Zisa e Santa Maria di Gesù, con l’impiego di oltre 100 Carabinieri, i militari hanno scoperto un vero e proprio laboratorio per la modifica delle armi. Oltre all’attrezzatura, sono stati sequestrati anche un revolver calibro 6 con canna modificata, due “scacciacani” calibro 8 ancora da modificare, una pistola a gas Beretta e 50 cartucce calibro 6,35.

Sentenze di assoluzione in Corte d’Appello a Palermo nell’ambito dell’inchiesta su una presunta truffa al Servizio sanitario nazionale, che ha provocato, il 18 febbraio del 2013, il sequestro, ad opera dei Carabinieri del Nas, il Nucleo anti-sofisticazioni, di una farmacia e di una parafarmacia a Porto Empedocle, e di un’altra parafarmacia ad Agrigento. Secondo i capi d’imputazione, le parafarmacie sarebbero state trasformate in farmacie, vendendo farmaci senza fustelle e con ricette in bianco firmate da medici compiacenti. Sono stati assolti, “perché il fatto non sussiste”, il farmacista Mario Terrana, 67 anni, di Porto Empedocle, e i medici Andrea Savatteri, 70 anni, di Porto Empedocle, e Carmelo Amato, 69 anni, di Agrigento. I tre in primo grado sono stati condannati. Ed altri sei imputati, tra medici e farmacisti, sono stati già assolti dal Tribunale di Agrigento ancora in primo grado.

A Palermo, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Claudia Rosini, a conclusione del giudizio abbreviato nell’ambito delle inchieste antimafia, su rapporti con la politica e massoneria deviata, tra Licata e Campobello di Licata, cosiddette Halycon e Assedio, ha emesso 8 condanne e 3 assoluzioni. Sono stati inflitti 20 anni di reclusione ad Angelo Occhipinti, 66 anni, presunto nuovo capo della famiglia mafiosa di Licata, poi 12 anni a Raimondo Semprevivo, 48 anni, imprenditore edile, presunto braccio destro di Occhipinti, poi 12 anni a Giovanni Mugnos, 54 anni, 10 anni e 8 mesi a Giuseppe Puleri, 41 anni, 10 anni e 8 mesi ad Angelo Lauria, 46 anni, 10 anni e 8 mesi a Lucio Lutri, 61 anni, funzionario della Regione Siciliana, 10 anni e 8 mesi a Giacomo Casa, 65 anni, e 2 anni e 4 mesi a Marco Massaro, 36 anni. Gli imputati assolti sono Vito Lauria, 50 anni, Angelo Graci, 33 anni, e Giuseppe Galanti, 62 anni.

A Palermo i funzionari dell’agenzia delle dogane e dei monopoli, nell’ambito dei controlli finalizzati al contrasto dell’importazione illecita di beni provenienti da Paesi extra europei, hanno sequestrato una barca a vela di 15 metri del valore di circa 150 mila euro, per un’evasione di tributi pari a 30mila euro. Durante le operazioni di verifica è emerso che l’imbarcazione, battente bandiera delle Isole Cook, è rimasta nelle acque dell’Unione europea oltre i termini previsti per legge senza aver assolto ad alcuna formalità doganale. Pertanto i funzionari doganali hanno sottoposto a sequestro l’imbarcazione.

“Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. Ogni altro commento mi pare del tutto inopportuno”. Lo dice Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, dopo la notizia della scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca, l’ex capomafia, poi pentito, che ha premuto il telecomando che ha innescato l’esplosivo nella strage di Capaci. Nell’attentato morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

“La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle rivelazioni di Brusca, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue” afferma Maria Falcone.

AdnKronos

“Chiamati in causa più volte i medici di famiglia in Sicilia,  non vengono, poi, messi in condizione  per dare un  contributo pieno nella campagna di vaccinazione”.

Così in una dichiarazione  Giuseppe Catania, Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani (SMI) Sicilia, denuncia la sottoutilizzazione dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazioni anti covid.

“Con  il proliferare degli hub  vaccinali, poi con l’affidamento delle inoculazioni  ad altre categoria sanitarie  con un grande dispendio di finanziamenti pubblici,  non si  è voluto percorre l’unica strada  più sicura, cioè quella di utilizzare la rete degli ambulatori dei medici di famiglia,   per arrivare in modo capillare ai tutti gli strati della popolazione siciliana.

Siamo di fronte ad un vero e proprio danno erariale per le casse dello Stato. La campagna di vaccinazione non può diventare un  affare,  con un flusso di finanziamenti a svariati soggetti. Bisognerà che qualcuno risponda, prima o poi,  di tutto questo   davanti alla Corte dei Conti e all’opinione pubblica. Ci chiediamo a chi giova questa situazione?  Si è voluto in modo sistematico  non dotare ai medici di medicina generale  un numero sufficiente di dosi, per poi accusarli di poco impegno, quando, invece, per le vaccinazioni antinfluenzali abbiamo agito molto bene  in Sicilia, immunizzando  gran parte della popolazione interessata.

La Regione Sicilia, c’è  poi d’aggiungere, ha mostrato, nel corso di quest’anni, nelle politiche sanitarie per la medicina generale una tendenza all’improvvisazione, con una mancanza di capacità di programmazione, basti vedere il fallimento della realizzazione delle  Unità complesse di cure primarie (che con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza  dovrebbero essere  sostituite dalle Case di Comunità) nonostante la piena disponibilità alla collaborazione dei medici di famiglia.

“Si ritorna adesso a  porre l’accento sul  pieno utilizzo dei medici di medicina generale – conclude Catania – vista l’impossibilità di raggiungere tutte le fasce di età  della popolazione. Non vorremmo che con la condotta di queste settimane, con la disinformazione crescente,  e con le paure indotte dalle fake news, i medici di medicina generale diventassero  vittime sacrificali dell’inefficienza della parte pubblica, della Regione Sicilia e del Governo”.