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Nella qualità di primo dei non eletti alle scorse regionali aveva preso il posto del parlamentare europeo Giuseppe Milazzo di Forza Italia. Adesso lascia il partito di Berlusconi e aderisce a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Si tratta del deputato regionale Salvatore Lentini, 59 anni, eletto nelle passate legislature prima con Movimento per le Autonomie e poi con l’Udc.

Il neo deputato di Fratelli d’Italia ha motivato la sua scelta ed ha dichiarato: “La mancanza di stimoli e di obiettivi di Forza Italia mi ha fatto riflettere su quale binario perseguire il mio percorso politico, da sempre centrato sui valori della famiglia tradizionale e sulla cristianità, valori fondanti della nostra identità nazionale. Anche per queste ragioni ho ritenuto di sposare il pensiero e il progetto politico di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. Deciso a non svendere i principi cardini della cristianità, del valore della famiglia e del senso del dovere nazionale, aderisco con assoluta convinzione a un partito che, come me, si ispira a una visione spirituale della vita e ai valori della tradizione nazionale, liberale e popolare”.

Raggiante l’assessore regionale al Turismo Manlio Messina il quale, nella sua pagina di facebook, anche lui ha voluto dare il benvenuto a Lentini. Ha scritto: “Giorgia Meloni e il sottoscritto danno il benvenuto in Fratelli d’Italia a Totò Lentini, persona radicata sul territorio e che da sempre si batte per la sua comunità. La crescita del nostro movimento, da Nord a Sud, è l’ennesima conferma che stiamo percorrendo la strada giusta e che sempre più italiani stanno apprezzando la nostra coerenza, la nostra serietà e le tante battaglie che portiamo avanti nel loro interesse”.

Nell’esercizio finanziario del 2019 la Regione dovrà coprire un miliardo e cento milioni di euro di disavanzo. E’ questo l’amaro verdetto della Corte dei Conti emerso nella relazione che è stata letta, in adunanza pubblica, alla presenza della Regione. Un altro miliardo, invece, dovrà essere coperto in ogni caso non oltre la durata naturale della legislatura.

“L’esame comparato dei principali saldi risultanti dai documenti costituenti il ciclo del bilancio 2018 della Regione siciliana, – si legge nella relazione – dimostra l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit di bilancio e del disavanzo di amministrazione intrinseci al quadro normativo e ribaditi più volte. Dal raffronto tra i dati degli equilibri di bilancio nelle varie fasi del ciclo 2018, risulta chiara l’inconsistenza della manovra finanziaria: l’equilibrio di parte corrente e l’equilibrio finale 2018 registrano valori a consuntivo, rispettivamente – 651,9 milioni di euro e – 667,0 milioni di euro, notevolmente superiori ai dati di tendenziale del Defr 2018-2020 i cui saldi risultavano comunque viziati dalla sottostima degli stanziamenti a copertura del disavanzo e di quelli per accantonamento ai fondi. In altre parole – scrivono i giudici – la Regione non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi ‘minimi’ che essa stessa si era data con la legge di stabilità. Nè il Defr 2018-2020, né il bilancio di previsione né l’assestamento, sono informati al rispetto del principio di continuità degli esercizi finanziari, per non parlare degli esiti dei giudizi di parifica, al punto che, in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive”.

La Corte dei Conti ha anche sottolineato che “le criticità vengono da molto lontano e stanno emergendo con maggiore chiarezza man mano che i principi dell’armonizzazione assumono carattere di effettività nella contabilità regionale”. Durissimo anche il commento del consigliere della Corte Luciano Abbonato il quale nella lettura della sintesi ha dichiarato: “Il risultato d’amministrazione di dubbia attendibilità rappresenta ancora notevoli profili di opacità”.

Di fatto la manovra finanziaria viene giudicata “inconsistente” e la Corte dei Conti ha imposto alla Regione di trovare un miliardo entro l’anno in corso e un altro miliardo entro il 2021.

Questo, in sintesi, il risultato di una relazione ancora più allarmante che rischia di mettere a repentaglio i conti della Regione Siciliana.

Il presidente della Regione ha così commentato: “La situazione finanziaria della Regione è oggettivamente critica e difficile: io mai sono stato direttamente o indirettamente corresponsabile dei disastri finanziari prodotti negli ultimi 25 anni. Col mio governo c’è stata una inversione di tendenza rispetto al passato”.

A Musumeci risponde il deputato dei 5stelle Luigi Sunseri che replica: “Se Musumeci vuol esser credibile a Roma occorre che si presenti con un piano di riforme  tale he possa rassicurare il governo nazionale sulla buona volontà di quello  regionale nel sanare un bilancio ormai distrutto dalla mala politica in anni e anni di malefatte sulle spalle dei siciliani. Se non intende farlo ha due strade: dimettersi o spegnere tutte le luci di ospedali, scuole e città e mettere in vendita Palazzo d’Orleans”.

“Esprimo massima solidarietà a Claudio Fava per le insinuazioni del senatore Mario Michele Giarrusso e assicuro il mio sostegno alle iniziative del presidente della commissione Antimafia dell’Ars che in questi anni ha mostrato e trasmesso grande equilibrio, serietà, professionalità, competenza, determinazione e coraggio nell’adempiere al proprio delicato ruolo”. Così, la presidente della commissione Salute dell’Ars e componente della commissione Antimafia, Margherita La Rocca Ruvolo, interviene sulle dichiarazioni del senatore Giarrusso relative al caso Borrometi a cui hanno già replicato sette deputati regionali componenti della commissione Antimafia dell’Ars.

“Abbiamo avuto notizia di una nota a firma del senatore Mario Michele Giarrusso, appartenente al gruppo del Movimento 5 Stelle, che non meriterebbe alcuna considerazione, se non fosse per alcune fastidiose insinuazioni sul presidente della Commissione Regionale Antimafia Claudio Fava”, hanno scritto i deputati regionali Giorgio Assenza, Rosanna Cannata, Nicola D’Agostino, Gaetano Galvagno, Margherita La Rocca Ruvolo, Luisa Lantieri e Giuseppe Zitelli.

“Il riferimento – si legge nella nota – è alla richiesta da parte di alcuni deputati dell’Ars di avviare una inchiesta sulle minacce subite dal giornalista Paolo Borrometi, che la Commissione ha girato a tre Procure siciliane solo per conoscere gli atti estensibili relativi a queste intimidazioni. L’esponente del M5S accusa Fava e con lui tutta la Commissione di aver ‘colpito’ il giornalista. Seguono le relative richieste dimissioni… Neppure si intende entrare nel merito, tanto ridicole sono le affermazioni e le conclusioni. Tuttavia capiamo la difesa d’ufficio ed il riferimento al caso Antoci, inchiesta che è punto di orgoglio di una Commissione che con i casi Montante e per l’appunto Antoci ha evidenziato ambiguità e criticità di un sistema di relazioni che ha negativamente condizionato una fase politica della Sicilia. Evidentemente Giarrusso difende questo stesso sistema, ma è un problema suo. Dal canto nostro, massima solidarietà a Fava e al lavoro collegiale della commissione Antimafia”.

Il ragioniere L.L. (sono le iniziali del nome), di 68 anni, residente a Palermo, ha svolto le funzioni di coordinatore della gestione amministrativo – contabile dei dipartimenti assistenziali presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.
Con invito a dedurre ritualmente notificato, la Procura Regionale della Corte dei Conti aveva contestato al coordinatore L.L talune presunte irregolarità relative all’esecuzione del servizio per il trasporto degli ammalati all’interno del nosocomio, che avrebbero causato delle diseconomicità in danno dell’Azienda Policlinico per un importo complessivo di oltre 2 milioni di euro.
Più nel dettaglio, la Procura contestava al coordinatore e ad altri tre dipendenti di non avere vigilato sulla conformità delle prestazioni rese dal Raggruppamento Temporaneo di imprese aggiudicatario del servizio rispetto al Capitolato Speciale di Appalto. Il coordinatore produceva alla Procura delle deduzioni difensive, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino, facendo presente che i controlli previsti dal Capitolato Speciale di Appalto erano di competenza esclusiva della Direzione Sanitaria.Il Pubblico Ministero, dottoressa Maria Concetta Carlotti, condividendo la tesi sostenuta dall’Avvocato Rubino secondo cui il Capitolato Speciale d’Appalto concentra nell’esclusiva sfera di competenza della Direzione Sanitaria i poteri -doveri di vigilanza e controllo, e le conseguenti responsabilità, ha disposto l’archiviazione della posizione del coordinatore, “ritenuta l’insussistenza di elementi sufficienti a sostenere in giudizio la sua posizione di responsabilità”.

“Chiediamo trasparenza assoluta nelle procedure di mobilità dei lavoratori Asu. La Regione renda pubbliche tutte le operazioni, le centralizzi e le coordini con una piattaforma che garantisca il rispetto della legalità, contro ogni possibile favoritismo”. Lo hanno detto oggi  i deputati regionali del Movimento 5 Stelle, Giovanni Di Caro, Valentina Zafarana, Roberta Schillaci, Nuccio Di Paola e Giampiero Trizzino, durante l’audizione in commissione Cultura, formazione e lavoro con l’assessore Scavone, i vertici del dipartimento Lavoro e i rappresentanti della categoria per discutere delle problematiche Asu.

“Grazie alle interlocuzioni con il governo centrale – aggiungono i deputati – riusciremo a porre la parola fine al calvario di questi lavoratori, che dura da vent’anni, per addivenire ad una definitiva soluzione. Abbiamo il dovere di farli transitare dalla categoria di ‘lavoratori in nero legalizzati’ a quella di lavoratori dotati di diritti e doveri, che per ben due decenni non hanno avuto. Sono lavoratori di fatto ma non di diritto e questo non è più accettabile. Inoltre l’intero bacino va reso omogeneo, perché non ci siano lavoratori di serie A e di serie B, come per esempio quelli che lavorano ancora alle dipendenze delle cooperative di servizio”.

“Abbiamo richiesto inoltre all’assessore Scavone – proseguono – la modifica della circolare del dipartimento Lavoro del 7 novembre sulle modalità attuative della mobilità, perché non diventi preda di interessi politici. La Regione si faccia carico della ricognizione dei posti disponibili nei vari enti e, in modo trasparente, della conseguente assegnazione in utilizzazione dei lavoratori”.

Al vaglio dei magistrati ci sono due bonifici complessivamente di 10 mila euro, destinati “Riparte Sicilia”, movimento creato e mai nato dall’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta.

Crocetta dovrà spiegare ai giudici i motivi per i quali ricevette quella somma, che rappresenterebbe il prezzo di un favore che lo stesso Crocetta avrebbe reso alla compagnia marittima “Ustica Lines” per incrementare i collegamenti con le isole minori.

Oltre all’ex presidente della Regione dovranno difendersi anche l’ex segretario di Crocetta, Massimo Finocchiaro e l’armatore della compagnia Ettore Morace.

Il processo inizierà a Febbraio.

Una corsa a folle velocità. Poi l’uscita di strada, lo schianto violentissimo contro un albero e l’auto che prende fuoco. Non c’è stato scampo per due ragazzini di 16 e 17 anni che, assieme a tre amici poco più grandi di loro, tornavano a casa a Belmonte Mezzagno dopo una serata trascorsa nei locali del centro storico e della movida di Palermo.

I due sono morti sul colpo mentre gli altri tre sono ricoverati in gravissime condizioni in ospedale. E’ il secondo incidente tragico in una settimana in Sicilia: domenica scorsa quattro ragazzi erano morti all’alba in provincia di Catania, dopo aver trascorso la serata in discoteca.

I cinque di Belmonte non erano invece andati a ballare, ma avevano passato tutta passando da un locale a l’altro. Poi verso le 4 si sono messi in macchina per tornare a casa. L’auto su cui viaggiavano, una Bmw 2000, è uscita fuori strada sulla provinciale 38, ha sradicato un albero di ulivo ed ha finito la corsa in una scarpata, dopo avere abbattuto altri alberi. Vista la dinamica, la vettura andava ad una velocità folle, ben oltre i 50 chilometri orari previsti dal limite in quel punto. A causa del forte impatto l’auto ha preso fuoco. Un boato che ha squarciato il silenzio della notte, a pochi chilometri dall’ingresso del paese e che tutti hanno sentito. Ed infatti sono stati proprio i cittadini di Belmonte ad evitare che l’incidente potesse avere un bilancio più pesante, estraendo i ragazzi dall’abitacolo della vettura avvolta dalle fiamme. Per due di loro non c’è stato però nulla da fare: sono Giorgio Casella, di 17 anni, e Kevin Vincenzo La Ciura, di 16.

In gravi condizioni anche il fratello di Kevin, Salvatore di 21 anni, ricoverato in rianimazione all’ospedale Civico. Per lui la prognosi è riservata. Trenta giorni di prognosi, invece, per gli altri due ragazzi feriti tra i quali Rosario Musso, il ventenne alla guida della Bmw anche se non avrebbe potuto, visto che era neopatentato. Il giovane è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio stradale: gli esami hanno accertato che il giovane aveva un tasso alcolemico tre volte superiore ai limiti consentiti ed anche che aveva assunto stupefacenti, risultando positivo alla cannabis.

I vigili del fuoco hanno recuperato l’auto carbonizzata, mentre i carabinieri della compagnia di Misilmeri hanno avviato le indagini per accertare la dinamica dell’incidente, anche se non sembrano nutrire dubbi sulle responsabilità dell’autista. Sul luogo dell’incidente scene strazianti, con il dolore dei familiari che sono stati anche ascoltati dagli inquirenti. Una tragedia che ha sconvolto il piccolo centro abitato di Belmonte Mezzagno.

“Eravamo amici e siamo usciti insieme tante volte – racconta un amico in lacrime – Ancora non riesco a credere che sia successo. E’ stato terribile assistere alla scena di quell’auto in fiamme”.

 

L’imprenditore trapanese Vito Nicastri, già “Re dell’Eolico”, è stato condannato, in abbreviato, a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Nicastri sarebbe stato tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Nicastri è inquisito nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Palermo sul pagamento di tangenti alla Regione legate agli investimenti nelle energie alternative insieme al suo ex socio, l’imprenditore genovese Francesco Paolo Arata. Nello stesso processo in abbreviato appena concluso sono stati condannati anche il fratello di Nicastri, Roberto Nicastri, a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, poi Leone Melchiorre a 9 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, e poi Girolamo Scandariato a 6 anni e 8 mesi per favoreggiamento ed estorsione. Assolti Giuseppe Belletti, imputato di associazione mafiosa, e i fratelli Tommaso, Virgilio e Antonio Asaro, imputati di favoreggiamento. Il processo è stato istruito dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dal pubblico ministero Gianluca De Leo.

“Siamo rattristati e indignati per quando accaduto a Grisì, piccola frazione del Comune di Monreale, dove un cane è stato investito e abbandonato in una proprietà privata. Una situazione tragica che si trascina ormai da oltre 4 giorni, con l’animale in gravi condizioni e senza che il Comune abbia trovato una struttura di ricovero in grado di curarlo e accudirlo. In primis, ci auguriamo che dalle autorità competenti venga rintracciato l’automobilista incivile e spietato che lo ha investito e lasciato agonizzante in un terreno della zona. In secundis, ma non meno importante, ci chiediamo come sia possibile che una città grande come Monreale non abbia ancora un canile: si tratta di un’inadempienza rispetto alle disposizioni sulla lotta al randagismo ma anche una grande mancanza strutturale per gestire le emergenze. Sappiamo bene che costruire e gestire un canile ha bisogno di investimenti seri e mirati ma reputiamo altresì inammissibile che il Comune non abbia ancora trovato, tramite apposita ricognizione degli immobili municipali, dei locali da mettere a disposizione dei volontari per gestire emergenze come quelle del povero cagnolino di Grisì. Il sindaco si metta una mano sulla coscienza e affronti questa annosa questione”.

Così, in una nota, il segretario nazionale di Rivoluzione AnimalistaGabriella Caramanica.

Rivoluzione Animalista dichiara guerra a tutti i comuni della Sicilia. Il motivo è costituito dalla mancata applicazione delle disposizioni di legge in materia di tutela degli animali d’affezione e prevenzione al randagismo su tutto il territorio regionale. “Siamo oggetto di continue segnalazioni di cittadini che denunciano la quantità enorme di cani e gatti randagi vaganti nel territorio e le condizioni precarie in cui sono costretti a vivere – spiega Gabriella Caramanica Segretario Nazionale del Partito. Sono sconcertanti le quantità di segnalazioni di maltrattamenti e crudeltà registrati a loro danno: aumenta il numero dei randagi ed aumentano gli atti di intolleranza; non c’è tutela nè controllo e finiscono alla mercé di criminali anche molto giovani.E questo – aggiunge la Caramanica – solo perché la Legge Quadro del 1991 n. 281, nonostante prevista su scala nazionale, in realtà è stata applicata solo nelle regioni del Nord ma disattesa dalle regioni del Sud Italia, Sicilia inclusa, comportando che, in numerosi territori del meridione i volontari si “arrabattano” per mandare cani in adozione al nord al fine di toglierli dalla strada e svuotare i canili”. “Come è noto – sottolinea anche il vicesegretario di Rivoluzione Animalista, Claudio Marrone – quello di prevenzione e controllo del randagismo è un servizio igienico-sanitario pubblico obbligatorio per i Comuni e questo ai sensi della legge 281/91, della legge regionale 15/2000 e del Regolamento di Polizia Veterinaria 320/1954. Provvedimenti normativi che attribuiscono al sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria locale e di pubblica sicurezza, la responsabilità di intervenire al fine di garantire il benessere degli animali presenti sul territorio”. Nello specifico, secondo quanto previsto dalla legge n. 281 del 1991, poi attuata in Sicilia con la legge regionale 15/2000, i Comuni e le ASP competenti per territorio infatti dovrebbero, tra le altre cose, e in sinergia con le associazioni di volontariato, attuare una campagna di sterilizzazione per la prevenzione al randagismo, gestire canili e occuparsi della manutenzione, ma anche munirsi di accalappiacani, di personale adeguatamente formato”. Alla luce di tutto questo, Rivoluzione Animalista si chiede quante e quali delle suddette disposizioni hanno trovato effettiva attuazione nei Comuni della Sicilia: “Non ci risulta – continua Marrone – che i sindaci abbiano disposto ordinanze organiche attuative in materia né altro provvedimento, se non sporadico e frammentario, finalizzato ad attuare gli obblighi in capo ai Comuni così come previsti dalla legge Quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”. Per avere risposte chiare e dati certi sulla realtà dei fatti, il partito ha inviato pec specifiche ai sindaci di tutti i Comuni delle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta ed Enna: una comunicazione che presto continuerà anche nelle altre province siciliane. Nel frattempo, la segretaria nazionale Caramanica promette battaglia: “Siamo determinati a segnalare alle autorità competenti “l’omissione” così come prevista ex art. 328 c.p., tra l’altro già riconosciuta dal Tribunale di Sciacca”.