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Riavviare la trattativa regionale sulle tematiche lasciate in sospeso e sulla liquidazione dei premi agli operatori sanitari. Lo chiede la Fsi-Usae Sicilia Federazione Sindacati Indipendenti organizzazione costituente della confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei, che ha sollecitato al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e all’Assessore regionale della Salute Ruggero Razza un’ immediata convocazione per la determinazione e la firma dell’accordo contrattuale, obbligatorio, per la suddivisione delle risorse economiche agli operatori sanitari.

“Sono trascorsi due mesi dall’invio della nostra richiesta di convocazione per il finanziamento straordinario regionale destinato a specifica indennità di disagio per gli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Covid-19, per la ripartizione delle risorse derivanti dagli art. 1 e 3 del D.L. 18 del 2020 e per la revisione e finanziamento dell’indennità di malattie infettive che deve essere estesa a tutto il personale impegnato nelle attività Covid-19 e pertanto vogliamo far ripartire la trattativa”-  affermano Pier Paolo Di Marco, Salvatore Di Natale, Maurizio Cirignotta, Salvatore Ballacchino, Salvatore Bracchitta, Renzo Spada e Calogero Coniglio componenti della segreteria regionale Fsi-Usae Sicilia.

“E’ arrivato il momento di ringraziare non solo moralmente chi ha rischiato la vita tutti i giorni per difendere la salute dei cittadini siciliani, tutti gli operatori sanitari, teniamo a citarli con rispetto, medici, infermieri, tecnici di radiologia e laboratorio analisi, fisioterapisti, ostetriche, oss, personale del 118, ecc. che si sono spesi senza remore durante la emergenza del Coronavirus, che ancora ci attanaglia, ma riconoscendo anche il loro lavoro in prima linea nel fronteggiare l’emergenza Covid-19, mediante premi economici. Le regioni Lombardia, Puglia, Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna hanno già sottoscritto l’accordo con i sindacati e nelle altre regioni stanno per concludersi”.

“Per la Fsi-Usae Sicilia è doveroso gratificare il lavoro e i sacrifici degli operatori sanitari, con un riconoscimento economico, da modulare a seconda del grado di esposizione al rischio, tra chi si trova in prima linea nell’emergenza e chi lavora in altri reparti, in accordo con i sindacati, inoltre come già fatto da altre regioni ribadiamo la necessità di trovare una soluzione occupazionale per gli operatori sanitari che hanno dato disponibilità a collaborare con contratti a tempo determinato fino a fine emergenza”.

“Il personale sanitario non si è tirato indietro, la classe politica faccia altrettanto. Per questo – concludono i componenti della segreteria regionale della Fsi-Usae Sicilia – chiediamo sia convocato con urgenza il tavolo di contrattazione regionale”.

“Del programma del Movimento 5 stelle all’ARS poco o niente ad oggi è stato fatto, non sono state date risposte ai cittadini. L’appiattimento sul PD non ha pagato ma da oggi esiste un’alternativa per onorare l’impegno preso con chi ha riposto in noi fiducia”.

Si consuma così lo strappo definitivo di alcuni parlamentari regionali eletti con il M5s che hanno fondato un nuovo progetto civico dal nome “Attiva Sicilia”. A farne parte, in qualità di capogruppo, anche il deputato saccense Matteo Mangiacavallo.

“Il Movimento 5 stelle all’ARS è passato da movimento di popolo, vicino alla gente, a qualcosa che somiglia più ad un partito di palazzo che cala le strategie nazionali a spese dei siciliani. Il movimento 5 stelle all’Ars ha perso di vista la propria funzione originaria: rappresentare i cittadini dentro le istituzioni per portare risultati concreti. Ora si dedica ai giochi di partito. Oggi lasciamo ufficialmente il Movimento 5 Stelle Sicilia perché non è il soggetto in grado di onorare il mandato ricevuto dai cittadini. Fedeli ai nostri principi continueremo a donare parte dei nostri stipendi per iniziative di utilità collettiva e lo faremo esattamente nella stessa misura in cui lo abbiamo fatto in passato ma decidendo insieme ai cittadini”.

“Fedeli ai nostri principi e al nostro elettorato. Si resta in opposizione al governo Musumeci ma senza posizioni preconcette e concentrati solo sui risultati per i cittadini. Vogliamo recuperare la centralità dei cittadini, un nuovo progetto civico che sappia valorizzare il lavoro quotidiano nei territori e per i territori. “Attiva” perché crediamo fermamente nel ruolo fondamentale della cittadinanza attiva come motore del gruppo e della società”.

“Lo scontro a mezzo stampa tra l’Anas e il Governo siciliano rischia di ridurre al lumicino le speranze di avere una rete stradale e autostradale degna di questo nome: da un lato sembra tramontare l’ipotesi di una nuova società di gestione nell’Isola formata proprio dalla Regione e dall’Anas, dall’altro non si capisce quale sarà il futuro del Cas e dei suoi dipendenti.
Per non parlare del pericolo di revoca della concessione da parte del Governo nazionale”. Lo dicono Nicola Scaglione e Santino Paladino della Cisal Sicilia.
“Siamo preoccupati anche per la rete stradale secondaria – continuano Scaglione e Paladino – Invocare un ‘super-commissario’ per le strade provinciali, esautorando di fatto Città metropolitane e Liberi consorzi che invece avrebbero tutte le carte in regola, non risolverebbe alcun problema, anzi lo aggraverebbe: diciamo sì al ‘modello Genova’, ma senza esautorare competenze e funzioni di enti che hanno le capacità per assicurare il servizio.
A Musumeci e all’Anas chiediamo di smetterla: basta litigare, il mondo del lavoro ha bisogno di una svolta nella programmazione e realizzazione delle grandi opere pubbliche e infrastrutturali. Le polemiche non servono a nessuno”.

Questi i contenuti di un comunicato stampa diramato oggi dal presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava. Un pensiero “profondo” che attanaglia la tranquillità della popolazione siciliana. Se poi a Siracusa si muore ancora oggi di malasanità, vedi il caso Rizzuto. Fava continua a girarsi dall’altra parte e fa finta di nulla.
Ecco il pensiero che non lo fa dormire la notte.
“L’ordinanza del Presidente della Regione in merito all’ingresso nel territorio regionale per motivi non lavorativi è ancora valida o va interpretata in base ai rapporti di amicizia personali e politici?”
Se lo chiede e lo chiede Claudio Fava che ha presentato oggi un’interrogazione in merito alla presenza in Sicilia nei giorni scorsi del dottor Guido Bertolaso.
“Dalla stampa apprendiamo che la visita in Sicilia di Bertolaso sarebbe riconducibile esclusivamente a questioni personali e pertanto, come ogni cittadino che vuole entrare nel territorio regionale, avrebbe dovuto rispettare le stringenti disposizioni emanate dal presidente della regione in merito alla quarantena obbligatoria. A rendere ancora più incomprensibile quanto avvenuto c’è anche l’incontro informale a pranzo con lo stesso presidente della regione. In una situazione che sta causando enormi disagi a tutti e nelle stesse ore in cui Musumeci si mostra inflessibile sulle procedure di riapertura del territorio regionale, una simile disparità di trattamento appare come uno schiaffo alle migliaia di cittadini siciliani rientrati nell’isola e costretti, ancora oggi, a restare isolati in quarantena per due settimane o anche oltre in attesa dei tamponi.”
Questi sono i pensieri del presidente regionale della Commissione Antimafia Claudio Fava. Se poi a Siracusa si muore per malasanità, Fava fa finta di non sapere nulla.

“Erano partiti per cambiare la politica, hanno finito per cambiare casacca. Ci dispiace per i nostri ex colleghi,  umanamente e politicamente, ma al di là delle dichiarazioni di comodo, un fatto è incontrovertibile, hanno tradito il mandato che i siciliani gli avevano affidato”.
I deputati del M5S all’Ars replicano così ai 5 ex colleghi che oggi hanno ufficializzato la propria uscita dal Movimento.
” Il tempo – dicono – ci dirà  se dietro la loro scelta c’erano le  sirene della maggioranza o altri obiettivi, nessun motivo, però,  potrà mai collimare con la volontà dei siciliani che li avevano votati. Se veramente non si ritrovavano più nel gruppo o nel Movimento, avrebbero potuto dimostrarlo con un unico gesto, le dimissioni, continuando a fare politica da semplici cittadini.  Il M5S non ha mai fatto sconti a chi cambia casacca, a chi esce dal proprio partito con le migliori motivazioni del mondo e poi, alla prova dei fatti, emerge quasi sempre l’interesse personale. Ricordino i 5 ex M5S che siamo stati eletti per cambiare la politica e non per cambiare noi modo di fare politica. E ai siciliani, cui rinnoviamo il nostro massimo impegno e a cui chiediamo scusa anche per loro, dobbiamo dimostrarlo coi fatti, non con le parole”.
“Non è affatto vero – proseguono i deputati 5 stelle –  che non abbiamo provato  a ricucire, lo abbiamo fatto in tutti modi, consapevoli che la compattezza del gruppo fosse un tesoro da salvaguardare, nel rispetto, soprattutto, di chi ha creduto e crede ancora in questo progetto. Non ci siamo riusciti e non ci si poteva riuscire, soprattutto perché dall’altra parte l’exit strategy era pianificata da tempo. E non regge la storiella della mancanza di democrazia all’interno del gruppo: le nostre decisioni sono state prese sempre a maggioranza e mai basate su ‘no’ a prescindere, come dimostrano i tantissimi ‘sì’, in questa e nella passata legislatura, a norme  governative, sempre che queste andassero in direzione del bene dei siciliani”.
“Anche i migliori matrimoni – concludono i deputati 5Stelle – possono entrare in crisi, questo è finito col divorzio. Umanamente e politicamente ci dispiace moltissimo, ma forse questa era l’unica soluzione possibile. I nostri attivisti e simpatizzanti stiano comunque tranquilli, il nostro impegno continuerà come prima e più di prima: la Sicilia agonizza e noi non possiamo permetterci di stare a guardare. Il M5S Sicilia c’è e continuerà a fare sentire con forza e determinazione la voce dei siciliani che non si arrendono”.

«Grazie a questa iniziativa – interviene l’assessore Roberto Lagalla – ci impegniamo a sostenere la promozione di campagne informative e di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne ed ogni forma di discriminazione presso gli istituti scolastici e le Università della Sicilia. Ritengo siano temi sui quali è necessario ancora fare molto, soprattutto sensibilizzando le giovani generazioni e sollecitando processi educativi a sostegno della parità di genere, dell’interculturalità e della legalità. Confido nella positiva azione di simili organizzazioni umanitarie e del supporto che l’amministrazione pubblica può dare innescando processi culturali all’insegna dell’accoglienza e della solidarietà».

«Il target dei beneficiari della “Life and Life” è costituito dalle donne e dai bambini – spiega la vicepresidente  Valentina Cicirello – e la prima agenzia educativa dalla quale passare è la scuola, facendo un lavoro di rete con gli attori di questo percorso. La firma di questo protocollo con l’Assessorato regionale all’Istruzione è molto importante, perché tappa di un processo di crescita comune, che getta le base per un lavoro sinergico di cooperazione locale e internazionale. Fondamentale, poi, se pensiamo che, quando si prende in carico una donna vittima di violenza anche economica, è necessario strutturare per lei un percorso di accompagnamento all’autonomia per il quale diviene prezioso il sosteno dell’amministrazione pubblica».

La società A. L. V. s.r.l. di Palermo adiva il TAR Catania per chiedere l’annullamento dell’aggiudicazione dell’appalto dei lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso del P.O. “G. Di Maria” di Avola (SR), disposta in favore della società I.C.C. s.r.l. , avente un importo a base d’asta di 1.900.428,39 euro.

In particolare la società A. L. V. s.r.l. , risultata prima classificata all’esito del calcolo della soglia di anomalia, contestava l’aggiudicazione successivamente disposta in favore della società catanese I.C.C. s.r.l. a seguito del ricalcolo della soglia di anomalia operato dalla stazione appaltante in conseguenza dell’illegittima attivazione del soccorso istruttorio nei confronti di cinque concorrenti successivamente esclusi dalla gara all’esito della suddetta procedura.

Il Tar Catania accoglieva il ricorso e per l’effetto dichiarava l’illegittimità della aggiudicazione disposta nei confronti della I.C.C. s.r.l., ritenendo che non sussistessero i presupposti per l’attivazione della procedura del soccorso istruttorio e dunque per il successivo ricalcolo della soglia conseguente all’esclusione dei concorrenti sottoposti a verifica, affermando che l’aggiudicazione andava disposta in favore della A.L.V. srl la cui offerta era risultata la migliore in esito al primo calcolo.

Pertanto la  I.C.C. s.r.l. proponeva  appello avverso la suddetta sentenza innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.

Si costituiva nel predetto giudizio la società A. L. V., con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, deducendo l’infondatezza del ricorso in appello proposto da I.C.C. s.r.l..

Il C.G.A., accogliendo le tesi difensive degli avv.ti Rubino ed Alfieri, ha respinto l’appello della I.C.C. s.r.l.. affermando che le motivazioni che avevano indotto la stazione appaltante all’attivazione del soccorso istruttorio non apparivano suffragate da quanto emerso dagli atti di gara e dalla documentazione prodotta dalle imprese partecipanti alla relativa procedura, con conseguente illegittimità dell’attivazione del soccorso istruttorio nei confronti dei cinque gli operatori economici in seguito esclusi e del successivo ricalcolo della soglia di anomalia.

Per effetto della superiore pronuncia la società A. L. V. s.r.l. è risultata definitivamente aggiudicataria dell’appalto in oggetto e potrà avviare i lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso del P.O. “G. Di Maria” di Avola (SR).

La Conf.A.S.I Sicilia chiede a tutti i sindaci e ai consigli comunali di approvare una delibera che proroghi il versamento dell’acconto IMU 2020. ” In considerazione dell’attuale momento di difficoltà economica che stanno attraversando le famiglie siciliane a causa della pandemiadio Covid 19- dichiara il Presidente regionale Davide Lercara- sollecitiamo le istituzioni locali a provvedere alla proroga dell’acconto della tassa relativa all’imposta sulle casa“. A decorrere da quest’anno, secondo il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020, l’imposta unica comunale è abolita, ad eccezione delle disposizioni relative alla tassa sui rifiuti (TARI): il possesso di immobili rimane sempre e comunque il presupposto per il pagamento dell’ imposta municipale propria (IMU).

 “Aveva ragione il Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro quando, al tavolo con il governo Conte, insisteva sul fatto che anche la cassa integrazione in deroga istituita per l’emergenza Covid dovesse essere gestita direttamente dall’Inps senza il passaggio intermedio delle Regioni. Lo conferma il fatto che le domande di cassa integrazione ordinaria gestite dall’istituto sono andate avanti speditamente, mentre quelle di Cigd hanno subito forti ritardi, in tutte le Regioni, a danno di quelle imprese che hanno potuto anticipare le spettanze ai propri dipendenti e dei milioni di altri lavoratori che invece ancora aspettano il dovuto dopo tre mesi”.

Lo dichiara Rosalia Lo Brutto, presidente della Consulta regionale degli Ordini dei consulenti del lavoro della Sicilia, che spiega: “Il dialogo costante fra Inps, imprese e consulenti del lavoro da sempre si basa su database e codici ormai automatizzati che consentono l’immediato riconoscimento e la validazione di ogni richiesta aziendale e dei singoli lavoratori assunti. E anche se non è stato facile neanche per l’Inps adattare all’emergenza norme poco chiare e pensate per situazioni ordinarie, l’errore che ha generato il caos è stato il non valutare che le Regioni non erano preparate a interfacciarsi con questo sistema: ciascuna ne ha dovuto creare uno nuovo che non sempre è riuscito a dialogare efficacemente con l’Inps. Per non parlare del disguido sui fondi bilaterali per l’artigianato”.

“Eppure – osserva Rosalia Lo Brutto – in Sicilia con enorme senso di responsabilità tutte le parti in causa si sono adoperate con impegno e sacrificio per cercare, in ogni modo, di arrivare comunque e prima possibile al risultato voluto dal legislatore: non lasciare nessun lavoratore senza soldi. Noi consulenti del lavoro per primi, esposti alle pressioni di imprese e dipendenti, abbiamo cercato il costante dialogo con Regione e Inps per dare suggerimenti e superare le criticità, e con l’Abi per migliorare il meccanismo degli anticipi bancari; il personale regionale, anche se le apparenze all’esterno facevano pensare il contrario, abbiamo potuto riconoscere che ha lavorato incessantemente, spesso in condizioni proibitive, trovandosi di fronte ad una montagna di quasi 44mila pratiche che sembrava insormontabile al cospetto dei tempi ristretti; e quello dell’Inps, che ha operato con la massima flessibilità possibile per gestire pratiche che, proprio perché era la prima volta, non sempre erano perfette”.

“Questa esperienza – sottolinea Lo Brutto – deve fare capire a chi di dovere che tutto ciò si sarebbe potuto evitare se le decisioni e le relative applicazioni non fossero state condizionate da contrapposizioni politiche e individualismi. Invece avrebbe aiutato molto istituire un tavolo permanente di confronto fra Regione, Inps e consulenti del lavoro, al quale sarebbe stato certamente prezioso il necessario e dovuto contributo di sindacati e associazioni di imprese”.

“Adesso – conclude Lo Brutto – occorre gestire con enorme buon senso la fase 2 della Cig in deroga. A partire dalle pratiche errate, per il cui smaltimento i consulenti del lavoro sono pronti a collaborare con il personale regionale, che ci risulta abbia ricevuto diverse indicazioni operative che facilitano la soluzione dei nodi che sono emersi. Per passare poi velocemente al rinnovo di altre cinque settimane di integrazione salariale, che giustamente non passerà più dalle Regioni, ma per il quale si attendono ancora i decreti attuativi e le indicazioni operative, la cui emanazione sollecitiamo, dato che si avvicina il 18 giugno, data fissata per l’inoltro delle nuove domande all’Inps”.