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Il governo 5 Stelle e Lega, presieduto da Giuseppe Conte, nel decreto “Milleproroghe”, ha congelato e riprogrammato circa 2 miliardi di euro che 120 Comuni in tutta Italia avrebbero utilizzato per riqualificare zone periferiche degradate. Il ministero dell’Economia spiega che i soldi saranno spesi su al momento poco definite priorità, e che i progetti esclusi, se meritevoli, saranno recuperati nei prossimi anni. Si tratta di progetti di riqualificazione urbana le cui convenzioni sono state firmate con il governo solo dall’aprile scorso in poi. E i cui fondi, ovviamente, non sono stati ancora spesi dai Comuni. Ebbene, tra i progetti in bilico, se non cancellato, vi è anche il cosiddetto “Progetto Girgenti” per la riqualificazione del centro storico di Agrigento.

Da almeno due decenni si susseguono le istanze, le menzogne e le false promesse relative al trasferimento dell’Esercito italiano dal poligono Drasy in località Punta Bianca ad Agrigento in altra zonaDa almeno due decenni si susseguono le istanze, le menzogne e le false promesse relative al trasferimento dell’Esercito italiano dal poligono Drasy in località Punta Bianca ad Agrigento in altra zona, a tutela del rinomato tratto costiero, peraltro candidato a riserva naturale. Già il precedente governo regionale Crocetta, in accordo con il ministero della Difesa, si è impegnato a trasferire l’Esercito. E lo stesso Esercito si è dichiarato disponibile al trasferimento a condizione che fosse reperita un’area alternativa. Ad oggi nulla è stato compiuto. Adesso il coordinamento provinciale di “Liberi e uguali” di Agrigento annuncia di avere appreso dalla stampa che l’attuale governo Musumeci si è accordato con l’Esercito per l’autorizzazione a proseguire le esercitazioni nel poligono Drasy per altri 5 anni. E dunque, “Liberi e uguali” ha invitato il deputato regionale Claudio Fava a presentare una interrogazione al governo, chiedendo se ciò corrisponda a verità, e se l’attuale governo Musumeci sia a conoscenza dei precedenti impegni assunti dal governo Crocetta. E se l’attuale governo Musumeci sia al corrente che in Sicilia esistono già altri siti di esercitazioni militari dove trasferire il contingente di Drasy. Si tratta di Santa Barbara in provincia di Messina, Masseria dei Cippi a Montelepre in provincia di Palermo, e San Matteo a Trapani.

Busetta, 1,7 mln di poveri

“Crescita assai moderata per l’economia siciliana nella prima parte di quest’anno anche per la debolezza dei consumi delle famiglie, frenati anche dalla poco favorevole dinamica dell’occupazione”. Lo afferma l’economista Pietro Busetta, responsabile scientifico del Report Sicilia, commentando i dati del rapporto sulla situazione nell’Isola, realizzato dal Diste Consulting per Fondazione Curella. Secondo il Report Sicilia, la spesa dei residenti quest’anno continuerà a risentire, oltre che della precarietà del mercato del lavoro, delle condizioni di disagio di larghi strati della popolazione: si stimano circa 1 milione e 700 mila siciliani in condizioni di povertà relativa, dei quali quasi 700 mila in povertà assoluta (100.000 in più dell’anno precedente), 1,3 milioni di famiglie che non possono far fronte a spese impreviste, 330 mila giovani (tra i 15 e i 29 anni d’età) che non studiano e non lavorano.

L’Assemblea Regionale è in ferie. Pausa estiva. In occasione dell’ultima seduta utile il governo ha presentato un disegno di legge che riscrive alcune norme della finanziaria regionale che sono state impugnate dal governo nazionale. Si tratta tecnicamente di un disegno di legge stralcio, e le norme in esso contenute innanzitutto tutelano il personale delle società ex partecipate. E nella norma relativa si legge: “Le società a controllo pubblico non possono procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato se non attingendo dagli elenchi del personale fuoriuscito dalle altre società per la totalità delle assunzioni”. Lo stesso disegno di legge stralcio, inoltre, proroga fino al 31 dicembre 2018 il commissariamento delle Province. E poi abroga gli articoli della Finanziaria relativi al fotovoltaico, ai prepensionamenti del personale in quiescenza della Regione, la norma sull’idoneità dell’antincendio e quella sulle strutture private accreditate della Sanità.

Beni mobili e immobili per 8 milioni e 260 mila euro, equivalenti all’imposta evasa, sono stati sequestrati, in via preventiva, dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Enna agli amministratori di tre società operanti nel settore delle costruzioni edili, che sono indagati per evasione e frode fiscale.
    Il sequestro emesso dal gip di Enna, su richiesta della Procura, ha sottratto alla disponibilità degli imprenditori 10 immobili, fra fabbricati, terreni ed aree edificabili, veicoli nonché disponibilità finanziarie. Dalle indagini delle fiamme gialle è emerso un sistema di frode fiscale attuato, principalmente, attraverso frequenti operazioni economiche rivelatesi inesistenti, in quanto risultate solo cartolari e prive di reale effettività economica.

Una veduta esterna del Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale, Palermo

All’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana di oggi c’era, fra i vari punti, l’esame del disegno di legge sulla “istituzione della Giornata regionale del ricordo e della legalità e del Forum permanente contro la mafia e la criminalità organizzata”. Il testo approvato ad unanimità dalla commissione Affari istituzionali indicava come “Giornata della memoria” il 30 aprile, giorno che coincide con l’anniversario dell’omicidio dell’allora segretario del Pci Pio La Torre e del suo collaboratore Rosario Di Salvo. Nel corso del dibattito d’aula, però, si è aperto uno “scontro” sul giorno scelto per celebrare questa ricorrenza. Il capogruppo di Diventeràbellissima Alessandro Aricò ha criticato l’opportunità di indicare il 30 aprile “perché – ha detto – coincide con il giorno dell’omicidio di un prestigioso esponente della vita politica siciliana, quando invece la Giornata della memoria deve essere le giornata di tutti”. Aricò ha quindi proposto il 19 luglio, anniversario della strage di via d’Amelio nella quale furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo ha difeso la scelta del 30 aprile, ricordando fra l’altro che “Pio La Torre è stato anche parlamentare regionale”. Giusy Savarino, esponente di Diventeràbellissima, ha “rilanciato” proponendo il 6 gennaio, anniversario dell’uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella, mentre il suo collega di partito Giorgio Assenza ha proposto “il primo sabato di maggio”. Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia, ha chiesto di indicare il primo maggio, anniversario della strage di Portella della Ginestra. Al termine di questi interventi il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha rimesso la scelta all’aula, che ha approvato l’articolo 1 del ddl così come era stato votato dalla commissione, che indica la data del 30 aprile quale “Giornata della memoria”. Il voto finale al disegno di legge potrebbe arrivare nel corso della seduta di oggi. 

Il presidente della Regione è intervenuto nel merito dell’emergenza rifiuti in Sicilia, dei lavori in corso e delle prospettive future. Nello Musumeci ha affermato: “L’emergenza rifiuti si affronta recuperando 22 anni di arretrato. La prima emergenza è scoppiata nel 1998. Fare in 22 mesi quello che non è stato fatto in 22 anni è la nostra sfida. Quando noi diciamo che entro due anni l’emergenza rifiuti in Sicilia sarà soltanto un ricordo, non siamo né ottimisti, né pessimisti. Siamo soltanto realisti, come deve essere la buona politica. La Sicilia ha bisogno di impianti, possibilmente pubblici, di trattamento dei rifiuti, ed ha bisogno di 390 sindaci che si convincano che fare la raccolta differenziata è una missione di civiltà, non è un capriccio, oltre ad essere un obbligo di legge previsto ormai da diversi anni. In questi sei mesi, lo dico con grande orgoglio abbiamo guadagnato quasi 10 punti nella raccolta differenziata. A novembre, quando siamo arrivati, noi eravamo intorno al 15 per cento in Sicilia. Ora, ragionevolmente, abbiamo superato il 25. Permettete che entro dicembre arriviamo al 30? E non vi pare una grande conquista? Significa allineare la Sicilia alle altre regioni d’Italia. Nel frattempo stiamo prevedendo gli impianti. Saranno realizzati in un anno – un anno e mezzo”.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, durante un forum all’Ansa, Roma, 20 marzo 2018. ANSA / ETTORE FERRARI

La proposta arriva dal deputato Claudio Fava. Nell’Isola è ancora difficile riuscire ad applicare la norma sull’interruzione volontaria della gravidanza. «Non è solo procedura chirurgica, serve una rete di sostegno», commenta il ginecologo Alberto Vaiarelli

Una legge che da oltre 40 anni risulta difficile da applicare. È la 194 del 1978 che norma «la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza», uno strumento fondamentale per la salute delle donne troppe volte rimasto solo sulla carta. A rimettere sul tavolo la questione adesso è il deputato regionale leader dei Cento Passi Claudio Fava con un disegno di legge che prevede una serie di misure volte alla piena applicazione della 194: da progetti di informazione ed educazione alla sessualità nelle scuole a un incremento dei consultori familiari, dalla disponibilità di metodi contraccettivi gratuiti per i cittadini al rafforzamento di una rete di sostegno, oltre alla effettiva realizzazione del diritto di interrompere una gravidanza in piena sicurezza. Per questo, una delle azioni pratiche da mettere in campo nella proposta di Fava sarebbe quella di predisporre «concorsi pubblici specificatamente volti all’applicazione della legge 194/78 nelle aziende ospedaliere».

Si tratta di bandi mirati all’assunzione di personale medico che non sia obiettore di coscienza e, dunque, in grado di garantire le prestazioni sanitarie connesse alle pratiche abortive. Qualcuno, in passato, di fronte a questa ipotesi ha storto il naso tirando in ballo l’articolo 3 della Costituzione. Ma sono stati diversi tribunali amministrativi a sentenziare che non c’è nessun contrasto con il principio di eguaglianza nell’assumere medici non obiettori. Del resto, invece, sono numerose e gravi le violazioni dei diritti della donna dovuti all’alta percentuale di medici che per scelta non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Negli ultimi dati ufficiali del ministero della Salute, in Sicilia l’86,1 per cento dei ginecologi dichiara di essere obiettore di coscienza. Un numero destinato a crescere se a questi si aggiungono anestesistiinfermieri e personale sanitario. Tradotto questo significa l’impossibilità di praticare l’Ivg in moltissime strutture e un numero altissimo di aborti clandestini, stimato dall’Istituto superiore di sanità fra i 12mila e i 15mila all’anno in Italia. 

A fare le file nei pochi luoghi che rispettano il diritto di interrompere la gravidanza ci sono donne giovani, adulte, arrivano da sole o in coppia e non tutte sono spinte solo da difficoltà economiche. «Il concetto fondamentale – spiega a MeridioNews Alberto Vaiarelli, medico chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia – è che la possibilità di interrompere una gravidanza dovrebbe essere un servizio al quale tutte donne che ne fanno richiesta devono poter accedere secondo scienza, coscienza e normativa vigente». È anche sulla base di questo che l’articolo 2 del ddl prevede, fra i compiti delle Aziende sanitarie provinciali e delle altre strutture anche del privato accreditate in Sicilia, di «assicurare l’effettuazione degli interventi di Ivg richiesti, anche in presenza di personale medico e sanitario che abbia sollevato obiezione di coscienza». 

Nelle linee tracciate dal ddl, le strutture ospedaliere dovrebbero mettere a disposizione delle pazienti un percorso dedicato. «Non si tratta solo di una procedura chirurgica – precisa il ginecologo – Attorno alle donne deve esserci una precisa organizzazione da parte dell’azienda ospedaliera: dalla sala operatoriaall’equipe medica e infermieristica, alla degenza post-operatoria. Una rete che si prenda cura delle paziente prima, durante e dopo. Per essere un servizio utile a garantire il rispetto del diritto della donna, questa deve innanzitutto essereinformata in modo corretto per scegliere consapevolmente, dopo una consulenza completa da parte del medico e di uno psicologo che dovrebbero avvenire in un ambulatorio dedicato. Per ognuna di loro è importante che ci sia una rete che riesca a garantire il servizio in tempi rapidi».

Ed è all’articolo 4 del ddl che si precisa che se «dovesse emergere che le Asp presentino, nei propri organici, carenze di figure professionali non obiettori tali da pregiudicare la corretta e puntuale applicazione della disciplina in materia di Ivg, i direttori generali provvedono alla sostituzione di personale mediante turni di reperibilità, attivando procedure di mobilità, assegnando premi di produzione, o procedendo all’indizione di concorsi specificatamente riservati a personale sanitario non obiettore». Anche per evitare una discriminazione su base economica delle pazienti perché chi ha più mezzi ha anche la possibilità di rivolgersi a strutture private a pagamento o spostarsi in altre Regioni o Stati.

In questa stessa direzione va l’idea di mettere a disposizione gratuitamente i metodi contraccettivi (ormonali, impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini, contraccezione di emergenza, preservativi femminili e maschili) in tutti i presidi ospedalieri e nei consultori per persone di età inferiore ai 26 anni e donne con età compresa tra i 26 e i 45 anni in condizioni di precarietà economicanei 24 mesi dopo l’intervento di Ivg o nel primo anno dopo il parto. «Per il raggiungimento di tali scopi – si legge nell’articolo 3 – la Regione Siciliana predispone e assicura ogni specifica misura organizzativa adoperandosi per rimuovere eventuali ostacoli alla sua applicazione e per prevenire e sanzionare eventuali violazioni che possano configurare una interruzione di pubblico servizio o inosservanza del diritto a una maternità consapevole».

L’assessore alla Salute interviene nel dibattito in merito alla circolare del ministero guidato da Giulia Grillo, che prevede in attesa dell’approvazione del decreto Milleproroghe la possibilità per i genitori di assicurare l’avvenuta vaccinazione dei figli

«Sono certo che prevarrà il buon senso e si eviterà di compiere passi indietro che potrebbero risultare pericolosi». A dichiararlo è l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, in merito alle ultime polemiche riguardanti l’indirizzo del governo nazionale in materia di vaccini, e in particolare la circolare del ministero – guidato dalla pentastellata siciliana Giulia Grillo – riguardante l’autocertificazione sufficiente a garantire l’iscrizione a scuola, in attesa del decreto Milleproroghe che prevede il rinvio di un anno all’obbligo di dimostrare le avvenute vaccinazioni. 

«Sul tema delle vaccinazioni c’è sempre un confronto aperto con il ministero della Salute, particolarmente proficuo e serrato anche durante la crisi per i casi di morbillo che si sono manifestati in Sicilia alla fine della scorsa primavera – continua Razza -. Proprio alla luce di quella esperienza, credo non si possa non tenere conto dei risultati ottenuti grazie all’incremento della campagna di vaccinazione per aumentare le percentuali ed abbassare la soglia di rischio».

Ed è proprio dalle Regioni che in queste ore è arrivata una risposta al governo nazionale. «È un passo indietro. Lavoriamo perché non passi in Parlamento, altrimenti siamo pronti a ricorrere alla Consulta, perché la Sanità non è una materia esclusiva di competenza dello Stato», ha dichiarato il coordinatore della commissione Salute della conferenza delle Regioni Antonio Saitta. A riguardo non è ancora chiaro se il governo Musumeci si accoderà a quelle Regioni, come nel caso dell’Umbria, che hanno annunciato la volontà di approvare una legge regionaleper vincolare le famiglie all’obbligo della vaccinazione, stante il fatto che la materia sanitaria non è di esclusiva competenza nazionale. 

Miccichè, novità assoluta esempio per Europa

Mappatura genetica dei cani non sterilizzati e creazione di una Banca dati regionale del Dna canino per il controllo del randagismo in Sicilia. Ecco l’elemento attorno a cui ruota il disegno di legge per la prevenzione del randagismo presentato stamattina in sala stampa dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, dal consulente dell’Ars ed esperto in materia Giovanni Giacobbe Giacobbe e dal professore Giovanni Scala, giurista e costituzionalista che ha contribuito alla stesura del ddl. Un disegno di legge che, pur mantenendone i principi, rielabora la legge regionale 15 del 3 luglio 2000 sull’Istituzione dell’anagrafe canina e norme per la tutela degli animali da affezione e la prevenzione del randagismo con l’obiettivo di risolvere il problema alla radice attraverso una rivoluzione culturale. “Il disegno di legge è una novità assoluta nel settore e potrebbe diventare un esempio a livello europeo” ha detto Miccichè.