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Vincino accanto al busto ‘Gobbo di marmo ‘ esposto, durante la conferenza stampa-show del settimanale satirico ‘Il Male di Vauro e Vincino’, nel cortile della nuova sede del giornale in Piazza del Gesu’ a Roma, lo stesso edificio (Palazzo Cenci Bolognetti) che ospito’ la sede storica della Democrazia Cristiana, Roma 24 febbraio.

E’ morto a Roma il vignettista satirico Vincino, 72 anni, nato a Palermo, e malato da tempo. A darne notizia il sito de Il Foglio, per il quale il disegnatore lavorava da 22 anni, ovvero dalla nascita del giornale. L’ultima vignetta di Vincino, pseudonimo di Vincenzo Gallo, era stata pubblicata nel Foglio di oggi.

La Regione ha ridato la possibilità per le navi di stabilire quando avviare il blocco di 30 giorni. Franco Andaloro, delegato dell’associazione ambientalista e componente della commissione regionale per la pesca, critica i modi con cui viene gestita la materia

Uno stop più utile ai pescatori che al mare. Poco attento alla biologia e molto agliinteressi delle marinerie. È questo il giudizio che arriva dal Wwf Sicilia sul fermobiologico diramato a inizio mese dall’assessorato regionale guidato da Edy Bandiera e rivisto una settimana dopo, con un nuovo decreto che modifica parzialmente le prescrizioni temporali che dovranno essere rispettate dai pescherecci, che usano le reti a strascico e sono registrati in Sicilia. Le misure adottate dalla Regione, per consentire il ripristino degli equilibri nei fondali davanti le coste isolane, entro una distanza di dodici miglia, prevedono la possibilità per le imbarcazioni di scegliere quando dare inizio ai trenta giorni di fermo previsti dalla normativa, mantenendosi all’interno della finestra temporale compresa tra l’1 agosto e il 2 ottobre. In modo che lo stop si concluda prima che inizi novembre. Tempi diversi per chi pesca i gamberi: i pescherecci in questo caso potranno ritardare l’avvio del fermo fino all’1 dicembre. Le scelte della Regione rappresentano un segno di discontinuità rispetto al recente passato. Perlomeno agli ultimi anni del governo Crocetta quando, con Antonello Cracoliciassessore al ramo, si decise di imporre il fermo per tutti nello stesso periodo

«Introdurre una maggiore flessibilità con l’obiettivo di ampliare la possibilità di manutenzione dei pescherecci nei cantieri presenti nelle marinerie e di evitare la riduzione di offerta del pesce in un periodo di elevato interesse turistico. Inoltre, il rientro graduale in mare delle imbarcazioni avrebbe effetti favorevoli sugli equilibri biologici del mare». Questi gli obiettivi dichiarati nelle premesse del decreto firmato da Bandiera. La tesi sarebbe però valida a metà: se è vero che consentirà ai pescherecci di organizzare al meglio le manutenzioni, evitando di rischiare di trovare i cantieri affollati, non porterebbe benefici al mare. «Lo sforzo di pesca sarebbe più ridotto se l’intera flotta si fermasse contemporaneamente rispetto a quando la stessa si distribuisce su un periodo più ampio», commenta a MeridioNews il delegato Wwf Sicilia Franco Andaloro, sottolineando come l’impatto sui fondali quest’anno rischia di essere maggiore rispetto agli ultimi anni.

Ma Andaloro, che oltre a essere voce dell’associazione ambientalista è biologo marino per l’Ispra, uno degli enti che siedono al tavolo della commissione consultiva regionale per la pesca, si spinge oltre. Per l’esperto, infatti, a essere sbagliato sarebbe l’intero arco temporale individuato per il fermo. Stando infatti alle caratteristiche biologiche dei pesci che popolano le nostre acque, e in particolar modo quelle che interessano il mercato ittico, lo stop dovrebbe essere predisposto non in piena estate. «Per salvaguardare le possibilità riproduttive delle specie bisognerebbe pensare di fermare le navi in tarda primavera e in autunno», continua Andaloro. Ma quali sono i motivi che portano a scelte diverse? «È una storia che si trascina praticamente da metà anni Ottanta. I perché vanno ricercati nel fatto che si tiene maggiormente conto delle istanze dei pescatori e delle marinerie rispetto alle necessità del mare. È un dato di fatto – sottolinea il biologo – che il fermo coincida con i periodi festivi, in estate e a ridosso del Natale, ovvero quelli in cui molto probabilmente i pescatori resterebbero comunque a terra per stare con le proprie famiglie».

Il decreto dell’assessorato regionale si rifà, a sua volta, a un provvedimento del ministero che prevede per tutti i pescherecci il divieto di uscire in mare non solo il sabato e la domenica, ma anche il venerdì. Perlomeno per le prime quattro settimane successive al fermo. «Non essendo esplicitato diversamente nel decreto regionale, questo provvedimento vale anche per i pescherecci siciliani. Una piccola tutela in più, perché bisogna ricordare che l’Unione europea ha detto che il 70 per cento delle specie pescate è sovrasfruttata», conclude Andaloro.

La Procura della Repubblica di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, nell’ambito della propria giurisdizione e competenza, ha avviato una indagine volta a conoscere il tentativo di ingresso di 190 immigrati extracomunitari avvenuto lo scorso 16 agosto a largo di Lampedusa, e poi tratti in salvo dalla motonave “Diciotti”. L’indagine, affidata alla Capitaneria di Porto Empedocle e alla Squadra Mobile di Agrigento, oltre ad individuare scafisti e soggetti impegnati nel favoreggiamento della immigrazione clandestina, tende altresì a conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti ancora a bordo della stessa unità navale militare.

LA SICILIA SI SGRETOLA E MUSUMECI COSA FA?
IL SINALP SICILIA DENUNCIA LE CRITICITA’ PRESENTI NELL’EDILIZIA ABITATIVA E SCOLASTICA DELL’ISOLA, OLTRE ALL’ENNESIMO TENTATIVO DI IMPORRE NUOVI PEDAGGI AUTOSTRADALI CON LA CESSIONE DEL C.A.S.

Dopo il non ambito record di caduta ponti conquistato dalla Sicilia con il ponte di contrada Scorciavacche collassato dopo appena 10 giorni dalla sua inaugurazione, apprendiamo dai media nazionali che, da uno studio dell’Università di Bologna sul rischio crolli del patrimonio edilizio privato nazionale, la Sicilia si colloca, in questa disgraziata classifica, al secondo posto con un 26,2% di edifici pericolanti od in pessime condizioni manutentive dietro solo alla “più disastrata Calabria” che vanta un 26,8%.
Chiaramente le regioni più virtuose risultano essere quelle del nord con l’ultimo posto occupato dal Trentino con appena il 10,7% di edifici in cattive condizioni manutentive.
Contemporaneamente però a questi dati tremendi, che fotografano una situazione disastrosa specialmente nel meridione, si contrappone l’evidenza che da quando è stata abolita l’ICI, che incideva nelle tasche degli italiani per circa 9 miliardi di euro l’anno, con le nuove imposte che riguardano i beni immobili e cioè IMU, TASI, e TARI il prelievo fiscale è schizzato a ben oltre i 30 miliardi di euro annui su base nazionale.
Visti i numeri sorge spontaneo pensare che i cittadini e in special modo quelli del sud, che mediamente possiedono un reddito medio pro capite più basso, hanno dovuto scegliere tra la manutenzione delle proprietà immobiliari od il pagamento delle imposte ad uno Stato che si dimostra sempre più vorace causando, conseguentemente, il deperimento strutturale del bene simbolo degli italiani.
Non contenti di ciò solo all’approssimarsi dell’apertura del nuovo anno scolastico e comunque solo dopo la strage di Genova, i nostri rappresentanti politici si sono accorti che anche gli edifici scolastici nella loro quasi totalità non hanno la certificazione antisismica e non sono a norma sulla sicurezza strutturale ed impiantistica.
A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico il Sindaco di Messina ha deciso di chiudere, nel suo territorio, tutte quelle scuole che non garantiscono gli standard minimi di sicurezza, cioè quasi tutte.
Oltre a tale plateale azione nulla si era mosso fino alla tragedia di Genova. Da quel momento in poi, come un formicaio calpestato, i nostri saccenti politici ed amministratori si sono risvegliati dal loro letargo cronico e incominciano a proporre soluzioni, anche tra le più fantasiose, probabilmente per proteggere le loro terga in caso di qualche purtroppo annunciata sciagura.
Riconosciamo la buona volontà del Governo Musumeci che ha provveduto per tempo a finanziare gli enti locali per la messa in sicurezza degli edifici scolastici ma solo questo non è sufficiente a garantire gli standard minimi ai nostri ragazzi che si recheranno a scuola. Quindi invitiamo il Presidente a predisporre una task force di tecnici qualificati che sia in grado, in pochi giorni, di effettuare i sopraluoghi presso tutte le scuole dell’isola per costatarne i reali interventi finanziati ed i livelli di esecuzione raggiunti.
Altra nota dolente che siamo costretti nuovamente ad evidenziare in questa estate maledetta riguarda le condizioni di degrado delle strade ed autostrade siciliane.
Subito dopo la tragedia di Genova avevamo prontamente denunciato lo sfascio della rete viaria siciliana come già altre volte fatto in passato e tra l’altro ricordavamo che grazie alla nostra azione e grazie all’intervento di alcuni gruppi politici presenti nel Parlamento Siciliano si era scongiurato il tentativo di “regalare” il CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) all’ANAS con il rischio di perdere i livelli occupazionali attualmente presenti e con la nascita del nuovo ente gestore, la certezza dell’inasprimento dei pedaggi non solo nelle tratte già a pagamento ma anche nella restante rete autostradale ed a Scorrimento Veloce. Così facendo si danneggerebbe la già fragile economia dell’isola che non riuscirebbe più ad essere competitiva con i propri prodotti nel resto del paese ed in Europa per gli alti costi di trasporto.
Nella passata legislatura anche l’On. Musumeci fu contrario alla nascita del nuovo ente di gestione in capo all’ANAS, oggi dopo i fatti di Genova ritorna in auge questo tentativo ed è proprio il Presidente Musumeci a presentarlo come un fattore di crescita e sicurezza della rete viaria siciliana.
Vogliamo ricordare al Presidente che molto probabilmente la mancata manutenzione ordinaria e la mancata eliminazione tempestiva della frana che per ben 10 anni scivolava a valle sono state le cause del crollo del viadotto Imera sull’autostrada A19 gestita, guarda caso, proprio dall’ANAS.
Il Sinalp Sicilia invita tutti i gruppi parlamentari regionali a proporre il potenziamento del CAS affinchè torni a svolgere il suo ruolo istituzionale e se saranno evidenziate delle gestioni errate o peggio truffaldine dell’ente, sarà la Magistratura ad imporre il rispetto della legge.
Non possiamo continuare a regalare le nostre aziende i nostri enti ed il nostro territorio a chi ha il solo obiettivo di fare lucro senza curarsi dell’interesse sociale, economico e della sicurezza del territorio e dei siciliani.

 

 La nave Diciotti della Guardia costiera, da giorni in rada davanti alla costa di Lampedusa, sta prendendo il largo e, da quanto si apprende da fonti a Lampedusa, si starebbe dirigendo verso il porto di Pozzallo, nel Ragusano. A bordo ci sono 177 migranti. “Chiedo al governo di far sbarcare i migranti e solo successivamente prendere le iniziative che ritiene. E’ disumano lasciare in mare persone che soffrono”, dice il medico Pietro Bartolo, che guida il poliambulatorio di Lampedusa dove qualche giorno fa sono stati portati 13 dei 190 migranti a bordo della nave. Intanto, stamattina lo striscione con la scritta “Lasciarli in mare quanti voti vale?” – esposto dal gruppo di associazioni che costituiscono il “Forum Lampedusa solidale” prima alla Porta d’Europa e ieri sera lungo il corso – campeggia nel porto, vicino al molo dove sono ormeggiate le motovedette della Capitaneria e dei carabinieri. E su twitter sono molte le prese di posizione di associazioni, Ong e cittadini con l’hashtag #FateliScendere.
   

Il crollo di ponte Morandi potrebbe esser stato determinato da  “una serie di concause” e non solo dalla rottura di uno strallo. Lo ha detto Roberto Ferrazza, presidente della Commissione ispettiva del Mit, al termine del sopralluogo sulle macerie di Ponte Morandi.

Intanto “la procura ha autorizzato le verifiche per la messa in sicurezza dei monconi di Ponte Morandi proposte da Anas, dopo aver avuto il parere favorevole dei consulenti. Le verifiche verranno effettuate dai tecnici di Autostrade con i consulenti della procura”. Lo ha detto Roberto Ferrazza al termine del sopralluogo dei consulenti della Procura e della Commissione ispettiva del Mit, di cui è presidente, sul luogo della tragedia.

In un mese dal dissequestro delle aree è possibile creare i bypass per ripristinare a Genova i collegamenti merci ferroviari, oltre a quello stradale nell’ex area Ilva. Lo afferma il presidente dell’Autorità del sistema portuale del Mar Ligure occidentale, cioè soprattutto Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, a margine del Meeting di Rimini. I tempi per il dissequestro, da quanto emerge, potrebbero essere molto brevi, anche di giorni, così come in settimana potrebbe giungere la nomina del commissario straordinario.

Lunedì saranno 11 i nuclei familiari sfollati dopo il crollo di ponte Morandi che riceveranno appartamenti pronti mentre nelle prossime settimane saranno sistemati altri 40 nuclei familiari. Lo si apprende dai responsabili della struttura del Comune di Genova che si occupa delle assegnazioni. Priorità viene data alle famiglie con bambini e anziani o disabili.  Alle 16 il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti con il sindaco di Genova Marco Bucci consegneranno i primi alloggi agli sfollati del crollo di Ponte Morandi. Alla consegna parteciperanno anche gli assessori di Regione Liguria Marco Scajola e Ilaria Cavo e del Comune di Genova Francesca Fassio.

L’ad della società: indennizzi case sfollati, ipotesi pedaggi liberi nodo Genova

Mi scuso profondamente”. Lo ha detto l’ad di Autostrade Castellucci. 

“Ripristinare il prima possibile la viabilità e ricostruire il ponte sul Polcevera. E’ il nostro primo impegno. Abbiamo un progetto che ci permette in otto mesi, tra demolizione e ricostruzione di avere un nuovo ponte in acciaio”, ha spiegato Castellucci.

“Per potere costruire il ponte in sicurezza sarà stanziato un fondo per dare indennizzi a tutti coloro che saranno costretti a lasciare le case”. “C’è l’ipotesi di liberalizzare i pedaggi nel nodo di Genova da Bolzaneto a Voltri a Genova Ovest da lunedì”.

“Non ho molto da aggiungere rispetto a quanto detto a caldo martedì. Tutte le relazioni di cui sono a conoscenza davano uno stato di salute buono” del ponte. Però questo sarà oggetto di verifiche, di analisi della magistratura e di perizie e sarà prima priorità”.

“Dubbi sullo stato di manutenzione del ponte mi dicono che erano stati superati. Ma verificheremo e daremo tutto il nostro sostegno alla magistratura”, ha detto Castellucci. “Altri temi, come il rapporto tra noi e governo, li tratteremo un’altra volta”.

“Facendo la somma sarà mezzo miliardo”, ha detto Castellucci rispondendo a una domanda su quanto ammonta il fondo per l’emergenza. 

“Sulla base delle analisi fatte da strutture tecniche e progettisti, i ponti della nostra rete sono sicuri. Ho chiesto a tutti di rifare una analisi critica di tutte le relazioni perchè un eccesso di cautela forse è il momento di giusto di spenderla”, ha sottolineato Castellucci.

I lavori decisi la scorsa primavera “non erano con una procedura d’urgenza ma ristretta. Perchè le imprese che potevano partecipare a un intervento così complesso dovevano essere selezionate. Riguardava anche altro pilone non danneggiato. Era per allungare il tempo della vita utile del ponte”.

“Parlare di numeri rischia di essere arido. E’ più rilevante l’aspetto tecnico. Sui tempi di ricostruzione siamo al lavoro il conto dei costi non è una priorità. Sono molto importanti ma non è elemento fondamentale”, ha affermato l’ad di Autostrade.

“Autostrade non è quotata in Borsa, lo è Atlantia. La mia unica attenzione e preoccupazione è cercare di aiutare a superare la crisi di Genova e della nostra azienda. Questa tragedia ha colpito fortemente tutti i nostri dipendenti e questa è la mia priorità”. Lo ha detto l’ad di Autostrade Castellucci rispondendo ai giornalisti. “Siamo determinati a fare il ponte. Ma abbiamo bisogno di autorizzazioni. Ogni nostro progetto deve essere visto, valutato e approvato dal ministero come sapete” ha aggiunto.

Cerchiai, ce la metteremo tutta – “Ce la metteremo tutta e abbiamo tutte le capacità per farlo. Nostro compito è abbreviare quanto più possibile i tempi e puntare sulla qualità dell’intervento”. Lo ha detto il presidente di Autostrade Cerchiai.  La famiglia Benetton si pone davanti a questa tragedia “con grande dolore e con grande partecipazione”.

Di Maio, Stato non accetta elemosine – “Sia ben chiaro: lo Stato non accetta elemosine da Autostrade. Pretendiamo risarcimenti credibili e non vi sarà alcun baratto”. Lo scrive il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook, al termine della conferenza stampa di Autostrade per l’Italia sul crollo del ponte Morandi.

 “L’unica strada che il governo seguirà è quella di andare avanti con la procedura di revoca. Le loro scuse servono a poco e non vi è modo di alleviare le sofferenze di una città distrutta dal dolore”.  Scrive Di Maio: “Abbiamo fatto una promessa ai familiari delle vittime e a tutti i cittadini rimasti coinvolti nella tragedia di Genova e la onoreremo andando fino in fondo”.

Salvini, da Autostrade minimo sindacale – “Ho visto che Autostrade ha chiesto scusa e che metterà dei soldi, meglio tardi che mai, ma se qualcuno pensa che con questo possano pagare le loro colpe ha sbagliato, è solo il minimo sindacale”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini al caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca).

Benetton, con rispetto siamo vicini  – “In questo giorno di lutto, il nostro pensiero è rivolto a ogni persona che abbia conosciuto e amato coloro che oggi non ci sono più in seguito alla tragedia di Genova”. La famiglia Benetton firma una nota con cui ribadisce il suo cordoglio. “Con rispetto – prosegue la lettera – vogliamo esprimere il nostro profondo dolore e manifestare la nostra concreta vicinanza a chiunque sia stato colpito dai terribili eventi del 14 agosto.”.

L’aeroporto di Palermo ha raggiunto, con oltre un mese di anticipo rispetto al 2017 (10 settembre), quota quattro milioni di passeggeri in transito. L’eccezionale risultato è arrivato lo scorso 14 agosto. Il picco massimo si è avuto sabato scorso con oltre duecento movimenti (voli in entrata e in uscita) e quasi 30mila passeggeri transitati dallo scalo palermitano.

Da inizio anno la crescita del traffico passeggeri viaggia a doppia cifra: +16,8 per cento(+560mila passeggeri rispetto allo stesso periodo del 2017). Ad agosto +14,4 per cento, con 50mila passeggeri in più rispetto ai primi quindici giorni di agosto 2017. Nello scorso week end ci sono stati 580 movimenti e 80mila passeggeri in transito.

«La componente internazionale dei passeggeri è sempre più consistente – dice Fabio Giambrone, presidente della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino – oggi il trend di crescita dei passeggeri internazionali segna +26,55 per cento, grazie alla maggiore offerta di destinazioni, supportata dalle nuove compagnie aeree operative nel nostro scalo, che ricordiamo avere due piste, di cui una di oltre 3.300 metri in grado di far atterrare i grandi aerei, e all’incremento del coefficiente di riempimento dei voli».

Nel primo semestre l’aeroporto di Palermo è stato il secondo aeroporto tra i dieci scali italiani, primo in Sicilia, per crescita percentuale di passeggeri, dopo Napoli, e si è classificato al nono posto nella top ten degli aeroporti nazionali, sorpassando l’aeroporto di Ciampino.

«L’obiettivo dei sette milioni di passeggeri nel 2018 è alla nostra portata. Nel 2013, quando sono stato nominato presidente in Gesap, i passeggeri erano 4,3 milioni. Da allora abbiamo fatto tanta strada, l’aeroporto ha cambiato pelle. Oggi le compagnie aeree ci cercano, prima eravamo noi a cercarle – conclude il presidente della Gesap – Proprio pochi giorni fa l’associazione europea degli aeroporti ACI EUROPE ha scelto Palermo per ospitare nel 2020 il tredicesimo convegno degli aeroporti regionali europei: ACI RACE. La manifestazione accoglie annualmente i rappresentanti di aeroporti, compagnie aeree e aziende del turismo, oltre duecento delegati da più di 25 paesi». 

Accolta dal governo Musumeci la nostra risoluzione sui rifiuti. 
Il 7 Marzo 2018, la IV Commissione che Presiedo, dichiara l’on. Savarino, dopo aver audito l’esperienza meritoria del Comune di Ferla che ha una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% , ha impegnato il governo ad “attuare politiche finalizzate a privilegiare attività di prevenzione e di preparazione al riutilizzo, nonché ad incentivare le percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti anche con la previsione di promuovere ‘case dell’acqua’ o ‘del compostaggio’ e ogni altra misura volta a coinvolgere e incentivare i privati nella gestione dei materiali riciclati” . 
In altre parole, abbiamo chiesto al governo di adottare il “modello Ferla”in tutti I Comuni siciliani. 
Un plauso al governo Musumeci per aver accolto le nostre istanze ed un invito ai cittadini di adottare la pratica del compostaggio domestico.

È possibile che un ponte crolli senza segnali di preavviso? E che passi sopra le case? Che rischi si corrono nell’Isola? Dubbi che si pongono in tanti e a cui Luigi Bosco, ingegnere ed ex assessore regionale, prova a rispondere

«L’età critica dei viadotti è mediamente 50 anni, passata quella fase è necessario intervenire in maniera importante». Luigi Bosco – ex presidente dell’ordine degli ingegneri di Catania, già assessore alle Infrastrutture del Comune etneo e della Regione siciliana per un breve periodo sul finire del mando di Rosario Crocetta – si è sempre occupato di prevenzione e antisismicità delle grandi opere. Anche lui è rimasto impressionato dal disastro di Genova e, da tecnico, si interroga sulle ipotesi del cedimento del viadotto Morandi. Domande che in tanti si fanno in questi giorni: è possibile che un ponte crolli senza dare segni di preavviso?Dobbiamo preoccuparci attraversando i viadotti di autostrade e statali siciliane, costruiti in gran parte negli anni ’60 e ’70? Ci sono segnali di rischio che anche i comuni cittadini possono cogliere ed eventualmente segnalare? 

«Quando un viadotto cede – spiega Bosco – possono esserci due tipi di rotture: una definita duttile e l’altra fragile». Nel primo caso l’eventuale crollo è preceduto da una fase di deformazione della struttura. «Si vede ad occhio, il cemento armato si deforma, e solo dopo le le travi si rompono». Spesso è il risultato di un fenomeno detto carbonatazione, visibile da tutti quando l’armatura emerge dal calcestruzzo, ormai corroso, e si ossida. «Questo succede perché, a contatto con l’atmosfera, l’anidride carbonica reagisce con l’idrossido di calcio presente nella malta generando carbonato di calcio ed acqua. La conseguenza peggiore è sulle armature che si arrugginiscono, aumentando il proprio volume. Il cemento si lesiona e il copriferro viene meno, diminuendo la capacità di resistenza di tutta l’opera». È un processo di deterioramento che dipende dalla qualità del cemento e dallo spessore del copriferro. Quello appena descritto – che a lungo andare può portare alla cosiddetta rottura duttile – è quanto sarebbe potuto accadere sul ponte Gioeni a Catania (demolito tra mille polemiche sotto l’amministrazione Bianco, proprio quando Bosco era assessore), o ancora sul viadotto Morandi (gemello di quello crollato a Genova) che collega Agrigento a Porto Empedoclechiuso dall’Anas a marzo 2017 dopo le denunce sulle sue precarie condizioni strutturali e in attesa del consolidamento. 

Ma il crollo di un ponte può anche essere causato da una rottura fragile, «cioè apparentemente improvvisasenza segnali premonitori – sottolinea Bosco -. I cambiamenti in questo caso avvengono all’interno di alcuni elementi strutturali e sono poco visibili da fuori». Secondo l’ex presidente dell’ordine degli ingegneri di Catania, è quanto potrebbe essere successo a Genova. In questo tipo di rottura un ruolo determinante lo giocano gli stralli, cioè i tiranti che legano la cima dei piloni alla struttura. A Genova gli stralli erano in cemento precompresso. «Una tecnica – precisa Bosco – brevettata proprio dall’ingegnere Morandi che, se non eseguita a regola d’arte, può generare problemi. In Sicilia quasi tutte le travi del patrimonio autostradale sono realizzate in cemento armato precompresso e per questo necessitano di un’attento monitoraggio,di adeguata manutenzione e ove necessario di interventi di consolidamento o addirittura demolizione e ricostruzione». Nel luglio del 2014 il crollo improvviso del viadotto Petrulla tra Licata e Ravanusa fu causato proprio dalla rottura fragile delle travi in cemento precompresso. Ipotesi che potrebbe essere alla base anche del disastro di Genova. «Le possibili alternative – sottolinea Bosco – sono un cedimento istantaneo in fondazione o la rottura delle travi di impalcato precompresso con la conseguente destabilizzazione dei piloni».

Ci sono poi altri due aspetti che interrogano molti comuni cittadini in queste ore: la capacità di carico del ponte, cioè di sopportarte il passaggio di auto e mezzi pesanti, e la presenza delle case sotto al viadotto. «I ponti – spiega Bosco – subiscono cicli di carico non costanti, questo sistema di carico e scarica determina il fenomeno della perdita di resistenza per fatica. Le norme in questo senso ci sono e cambiano nel tempo perché i nuovi tir sono sicuramente più pesanti di quelli di una volta. Intervenire è possibile, in casi urgenti limitando la carreggiata, o anche sulla struttura stessa per migliorarne la resistenza, ma è necessario un monitoraggio costante e investimenti importanti. Negli ultimi anni vengono pure usati dei sensori che si inseriscono sui viadotti o negli edifici e restituiscono la misura dello stato di salute dell’opera. Io li ho fatti inserire in una decina in edifici a Catania».

La presenza delle case, infine, alcune attaccate ai piloni, non è cosa rara. Succede ad esempio pure sotto il viadotto Ritiro di Messina, sulla A20 per Palermo. Ai piedi dell’imponente ponte vivono centinaia di persone che verranno sgomberate in autunno a causa dei lavori di manutenzione straordinaria. «Una casa sotto un viadotto non si può costruire, ma un viadotto sopra una casa sì – sintetizza il tecnico – perché l’interesse pubblico può prevalere su quello privato. Se non c’è nessun altro posto dove far passare l’infrastruttura, può succedere che venga realizzata anche sopra le abitazioni».