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La giornalista professionista palermitana Marianna La Barbera è la vincitrice della prima edizione del Premio Nazionale di giornalismo “Salvatore Mancuso“. La cerimonia di consegna del riconoscimento si è svolta Caltanissetta alla presenza dei familiari del medico radiologo scomparso nel 2017 cui è stato intitolato il Premio promosso dal SAGI, il sindacato autonomo dei giornalisti italiani.  “Marianna La Barbera – spiega il presidente nazionale del sindacato Nino Randisi –  è una giornalista rigorosa e attenta alle dinamiche sociali, con una particolare inclinazione a trattare argomenti di costume, cultura e spettacolo”.   La giuria ha premiato la professionista per un articolo pubblicato sulla testata web Palermo Live diretta da Michele Sardo  e relativo alla prevenzione del tumore al seno (https://palermolive.it/cancro-seno-bellucci-monica-vita/).  “La collega – si legge tra le motivazioni di assegnazione – ha coniugato efficacemente informazione scientifica e di servizio, spettacolo e moda”.  Menzione particolare anche per altri due articoli pubblicati su testate nazionali e redatti dai giornalisti Daniele Bartocci e Giorgio Mistretta. Il premio è stato patrocinato dal Comune di Caltanissetta.

Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Lirio Conti, in ragione dell’affievolimento delle esigenze cautelari, ha revocato l’obbligo di dimora, mantenendo l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, a Giuseppe D’Andrea, 49 anni, poliziotto assistente capo in servizio al Commissariato di Canicattì, già temporaneamente sospeso dal ministero dell’Interno, indagato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Xydi” per le ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto di ufficio.

Andavano a fare la spesa o a fare jogging pur risultando presenti al lavoro. Una nuova inchiesta sui “furbetti del cartellino” investe i dipendenti del Comune di Palermo e di alcune società partecipate, in servizio presso i Cantieri culturali alla Zisa.

I finanzieri del comando provinciale hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip del capoluogo nei confronti di 28 persone. Per 8 sono scattati gli arresti domiciliari; per altri 14 l’obbligo di dimora e di presentazione alla pg; per 6 solo quest’ultimo. Sono indagati a vario titolo per truffa a danno di un ente pubblico e falsa attestazione.

“Mi stupisce non poco che sia proprio Giuseppe Lupo a sollevare la questione del cambio di partito dei parlamentari. Proprio lui fu, infatti, tra i principali protagonisti del più clamoroso ribaltone politico ai tempi del Governo Lombardo. Poi penso a chi è Giuseppe Lupo, campione della doppia morale, e il mio stupore cessa. Anche nella scorsa legislatura, facendo parte dell’ufficio di Presidenza dell’Ars, preferì dimenticare, per ragioni d’opportunità, che un vice presidente della minoranza passò al gruppo misto e tantomeno che numerosi parlamentari decisero di rimpolpare la sua, stavolta, di maggioranza. E ora quale geniale idea partorisce? Colpire le indennità dei singoli deputati che cambiano schieramento. Del resto, ciascuno ragiona con i propri codici morali, per cui si abbandona la casa madre solo per convenienza e non per nuove convinzioni”, lo afferma Angela Foti, vicepresidente dell’Ars e deputata regionale di Attiva Sicilia.

“A Lupo – prosegue Foti – voglio ricordare qualche altro particolare. Attiva Sicilia non ha aderito alla maggioranza che regge il presidente Musumeci, ma più semplicemente ha concordato una serie di provvedimenti da approvare da qui alla fine della legislatura, provvedimenti attesi. Azioni a favore dei siciliani secondo quell’impegno civico che caratterizza Attiva e che dovrebbe giustificare la presenza di ciascuno di noi all’Ars. Rispetto al cambiare posizione politica gli ricordo la sua esperienza in Noi Siciliani, un movimento autonomistico che segnò il suo debutto politico. Di quegli ideali che ne ha fatto l’onorevole Lupo? Il consiglio che mi sento di dargli: prima di avventurarsi in considerazioni barocche, rifletta. Noi di Attiva, lasciando il Movimento, non abbiamo guadagnato alcunché, anzi. Seguiamo soltanto con coerenza quei principi che ci hanno portati sin qui. Un giorno, quando avremo tempo e se lo vorrà, gli spiegheremo il significato delle parole coerenza e principi”.

Mentre la provincia di Agrigento rischia di passare un’estate a secco per l’emergenza idrica, alcuni sindaci dell’ATI hanno come unica preoccupazione quella di riempire il CDA della nuova consortile con i soliti noti. Con la stessa idea miope e clientelare, in questi anni sono state gestite assunzioni, servizi e forniture portando Girgenti Acque al collasso.
Gestione pubblica non vuol dire gestione politica: fino a quando non ci sarà un cambio di rotta continueremo ad affrontare come emergenze i diritti fondamentali dei cittadini.
Rinnovo le questioni già esposte in commissione al governo regionale:
1) perché si è arrivati a giugno con un approvvigionamento del tutto insufficiente, ancor più durante l’emergenza sanitaria?
2) Turni di distribuzione dell’acqua di poche ore ogni otto giorni. Cosa ha fatto la regione per evitare questo disastro?
3) Mentre alla Regione si discute di riattivare persino il dissalatore di Porto Empedocle, fermo da anni, per alleviare subito i disagi di quasi 100 mila persone basterebbe spendere solo 300 mila euro (noccioline in relazione al bilancio della Regione) e acquistare una pompa più potente in grado di portare acqua dal Lago Castello fino al potabilizzatore di Santo Stefano di Quisquina. Così si potrebbe compensare il minore approvvigionamento da parte di Siciliacque, l’azienda metà pubblica e metà privata, che rivende l’acqua ai gestori dei servizi idrici a prezzo non esattamente di saldo: Girgenti Acque paga 0,70 euro al metro cubo quando, ad esempio, il gestore di Catania paga 0,15.
Perché Musumeci non muove un dito?

“Questa estate restiamo in Sicilia per scoprire i tesori immensi della nostra terra e far girare l’economia dell’Isola”

Lo sottolinea Alberto Samonà (Lega), assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana: “I mesi duri dell’emergenza pandemica che hanno condizionato tantissimo la nostra vita – afferma Samonà – non hanno fermato il mondo della cultura e, da Siciliani, possiamo adesso approfittare di questi mesi estivi per ammirare le bellezze culturali della nostra Sicilia, uniche al mondo, ma anche per riscoprire le nostre tipicità e luoghi incantevoli che tutti ci invidiano”.

“Quella in Sicilia – conclude l’assessore leghista – è una vacanza completa, perché associa in un unicum straordinario cultura, mare, montagna, scenari naturalistici, borghi fra i più belli d’Italia, buon cibo, buon vino e un clima perfetto. Scegliendo la Sicilia nutriamo la nostra anima e aiutiamo la nostra gente”.

“Mentre la Sicilia brucia, il presidente Musumeci distrae il prezioso personale del Corpo forestale per attività di sicurezza e rappresentanza alla ‘sua carissima’ fiera di Ambelia. Si tratta di un fatto assolutamente scandaloso, inaccettabile e soprattutto irresponsabile. Ora, per i roghi  chiama in soccorso l’Esercito, come in precedenza aveva fatto per i vaccini. Presto anche i siciliani chiederanno l’aiuto dell’esercito per salvare la Sicilia da Musumeci”.
A dichiararlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars Giovanni Di Caro a proposito degli incendi continui che stanno divorando vaste aree boschive della Sicilia.
“Anche quest’anno – spiega Di Caro – il governo regionale si è fatto puntualmente trovare impreparato a fronteggiare la stagione estiva senza muovere un solo dito in fatto di prevenzione, dai viali parafuoco, alle coperture economiche per l’anti-incendio. Altro che Esercito, il presidente della Regione non ha fatto neanche il minimo sindacale. A questo punto, Musumeci venga a riferire in aula e ci dica cosa ha fatto materialmente per la prevenzione degli incendi nella nostra Isola” conclude Di Caro.

È di due persone decedute il bilancio dell’incidente che si è verificato ieri sull’autostrada A-29 Palermo-Mazara del Vallo e che si collega con l’uscita autostradale di Castellammare del Golfo. Nel sinistro hanno perso la vita due palermitani: Renato Cirà (62 anni) professore dell’Istituto Nautico e la compagna Teresa Pecoraro (51 anni) che viaggiavano a bordo di una moto. Il docente era molto noto in città, il preside dell’istituto ha reso noto che organizzerà un’iniziativa per ricordarlo. Secondo le prime ricostruzioni si sarebbe trattato di un incidente autonomo ma la dinamica è , la momento, tutt’altro che chiara.

Dalle dichiarazioni appena rese al processo d’Appello sul cosiddetto “Sistema Montante” da Antonello Montante sono emerse frequentazioni tra lui e il presidente Musumeci assidue fino alla vigilia dell’arresto di Montante, nel maggio del 2018, e che il presidente della Regione lo avrebbe utilizzato come suo riferimento per le politiche industriali della Regione, nonostante Antonello Montante all’epoca fosse indagato da più di due anni per concorso in associazione mafiosa. Così afferma il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, che pertanto invita Musumeci o a querelare Montante oppure a dimettersi. Immediata è stata la replica di Musumeci, che afferma: “Il deputato Claudio Fava, con molto anticipo, è entrato in campagna elettorale, come ha lui stesso dichiarato. Al suo posto mi dimetterei da presidente della Commissione regionale antimafia, come ho fatto io quando ho ufficializzato la mia candidatura. Per il resto, quello che dovevo dichiarare sui rarissimi incontri avuti con il dottor Montante, quando rivestiva importanti incarichi istituzionali, l’ho già fatto all’autorità giudiziaria e non scendo in polemica con alcuno, né consento di mettere in dubbio la mia moralità, che i siciliani conoscono bene”.

“Ringraziamo i magistrati per il loro lavoro e speriamo che venga fuori la verità e sia fatta giustizia, ma è importantissimo che si faccia sempre più luce su una vicenda che ha tormentato gli agrigentini per oltre un decennio”. È il commento del deputato regionale di Attiva Sicilia, Matteo Mangiacavallo, sulla bufera che si è abbattuta su Girgenti Acque.

“Ho denunciato la situazione della società sin dall’inizio – afferma Mangiacavallo – La gestione del servizio idrico da parte di Girgenti Acque non è andata sicuramente a favore dei cittadini in questi anni, mentre ben evidente è apparso il ruolo di ‘assumificio’ della società, come fu definita dal procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo. Giusto quindi che si continui ad andare a fondo in questa vicenda: per questo va tutto il nostro apprezzamento alla magistratura che sta scoperchiando questo vaso di pandora”.