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Sei milioni di euro, per riassettare i letti dei torrenti e ridurre i rischi in vista delle piogge autunnali, possono essere pochi, ma anche troppi. Quello che un po’ dappertutto sarebbe un paradosso, trova legittimità in Sicilia e nello specifico nei corridoi del dipartimento regionale al Territorio in via Ugo La Malfa. Qui, da mesi, ci si chiede cosa fare delle somme inserite nell’articolo 8 della finanziaria regionale emanata a maggio dopo un lunghissimo iter all’Ars che, così come accaduto in era Crocetta, non ha evitato il ricorso all’esercizio provvisorio fino all’ultimo giorno consentito dalla legge. 

Le risorse – oltre sei milioni e mezzo per l’esattezza – sono destinate alla realizzazione di interventi di «manutenzione ordinaria e straordinaria, compresi gli interventi di urgenza e somma urgenza, sul demanio fluviale, anche relativi ai manufatti pubblici ivi insistenti in condizione di precarietà strutturale e gli interventi di pulizia». Non una manna dal cielo considerate le precarie condizioni generali dei corsi d’acqua isolani, ma comunque una novità per il bilancio regionale: è infatti la prima volta che viene istituito un capitolo ad hoc per gli interventi sul demanio fluviale da quando, nel 2013, la competenza è passata al dipartimento al Territorio, dopo anni in cui la manutenzione spettava al Genio civile. Tuttavia, con l’estate quasi agli sgoccioli e il maltmpo arrivato già ad agosto, anche quest’anno si corre il rischio di affrontare le insidie autunnali senza particolare prevenzione.

All’origine di tutto ci sarebbe ancora una volta un problema di competenze: la legge di stabilità ha istituito l’Autorità di bacino, nuova ramificazione della pubblica amministrazione cui affidare la gestione di uno dei settori del patrimonio pubblico storicamente più trascurati. Così come pensata dal governo Musumeci, l’Autorità dovrebbe accogliere al proprio interno il contributo – sia politico che amministrativo – di diversi assessorati regionali, riuniti in una conferenza istituzionale e in un’altra operativa. Al momento, però, tutto resta sulla carta. Il 25 luglio la giunta regionale ha deliberato un atto di indirizzo che disciplina la norma transitoria in attesa che l’Autorità muova i primi passi. Il coordinamento delle attività, al momento, fa riferimento al segretario generale dell’Autorità individuato nell’attuale dirigente del dipartimento Acque e Rifiuti, Salvatore Cocina

Obiettivo della disciplina transitoria sarebbe di consentire l’immediata operatività e, dunque, accelerare gli iter per arrivare agli interventi sul territorio. La realtà, però, racconta tutt’altro: complici le ferie estive, dal 25 luglio si sarebbe tenuta soltanto un’altra riunione informale tra i funzionari. Un incontro da cui sarebbero emerse soprattutto due riflessioni: serve innanzitutto stabilire le modalità con cui pianificare gli interventi che potranno essere effettuati dai forestali, dal personale dell’Ente sviluppo agricolo e dai consorzi di bonifica. Ma c’è anche la consapevolezza che, calendario alla mano, difficilmente si riuscirà a spendere le somme inserite in bilancio. Per il primo punto, la linea sarebbe di chiedere a tutti i soggetti a vario titolo coinvolti di segnalare le maggiori criticitàper poi scegliere le priorità; sul secondo punto si spera di riuscire a fare il più possibile. Avendo ben chiaro che gli iter di valutazione dei progetti non sono snelli. 

E così, seppure lontano dalle dichiarazioni ufficiali, c’è chi avanza l’ipotesi per cui le misure attuabili saranno solo quelle che potranno derogare alle normative. «Come nel caso degli interventi di somma urgenza», ragiona ad alta voce qualcuno tra i corridoi. Per questo tipo di provvedimenti però, inevitabilmente, bisognerà attendere che prima arrivino le emergenze. Un paradosso. O forse no, perlomeno da queste parti

“Dove sono coloro che dovrebbero difendere il territorio e farlo crescere?”
“Amministrare non significa privare o abbattere infrastrutture impoverendo il territorio”
“Consiglio comunale silenzio Indegno”

Adesso pure un assessore regionale(Tusa) dopo 50 anni dalla costruzione del ponte “Viadotto Akragas” (così si chiama, Morandi ne era solo il progettista) le spara grosse per fare populismo in danno alla città di Agrigento che non ha al momento una amministrazione ed una classe politica che la difenda da attacchi ridicoli e tendenziosi…….Tutti MUTI…….
Adesso tutti a difendere una Valle” che non esiste se non per la parte a ridosso dei templi, Che si pensi prima allora ad abbattere i “tolli” e tutti i palazzi abusivi nati negli anni 60/70/80 dal Viale Della Vittoria ad arrivare fino a Bonamorone…….
Povera la “nostra città” indifesa da una classe politica inesistente ed inconcludente, non avete ancora capito che ci vogliono tagliare fuori completamente ?
Dov’è l’aereoporto ?
Dove sono le infrastrutture ?
Hanno abbattuto un ponte(Petrusa) isolando migliaia di residenti che pagano le tasse ad Agrigento ed un istituto penitenziario senza che nessuna istituzione battesse ciglio…..
hanno costruito una strada dopo 50 anni(ss. 640) ed è dal primo giorno a mezzo servizio con corsie chiuse sine die……
Hanno iniziato i lavori per una strada distruggendo di fatto un traffico viario(Agrigento Palermo e viceversa) che portava ad Agrigento tanti turisti che oggi ci rinunciano(il turismo nessuno lo dice ma dallo scorso anno è diminuito del 30%), un treno quando parte non si sa e quando arriva è un miraggio(eppure ferrovie italiane punta su Agrigento col trenino storico)  
Eppure l’assessore regionale parla di abbattere una delle poche infrastrutture e non parla dell’isolamento che vive Agrigento, e la nostra deputazione che fa ?
Silente come sempre !

Si aggrava la posizione del ministro dell’Interno nell’indagine che riguarda la nave della guardia costiera rimasta bloccata per cinque giorni al porto di Catania, con a bordo 177 migranti. Tra 15 giorni il fascicolo passerà al tribunale dei ministri

Nuove accuse al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che nell’inchiesta sul caso Diciotti risponde di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio, insieme al suo capogabinetto. Ipotizzati dalla procura di Agrigento, come confermato da fonti giudiziarie, anche i reati di sequestro di persona a scopo di coazione, in quanto secondo i magistrati il titolare del Viminale avrebbe impedito lo sbarco per fare pressione sull’Ue in direzione della ridistribuzione dei migranti; e l’omissione d’atti di ufficio poiché avrebbe ignorato la richiesta della guardia costiera di un porto sicuro, indicando Catania solo come scalo tecnico. Il procuratore Luigi Patronaggio sta effettuando ulteriori accertamenti e verifiche anche per quanto riguarda l’identificazione e la tutela dei diritti delle persone offese e per problemi di carattere tecnico-giuridico. 

L’intenzione è assicurare ai migranti che erano a bordo della Diciotti la piena tutela legale e la possibilità di costituirsi in giudizio contro il ministro dell’Interno. Domani dovrebbero arrivare gli atti dell’inchiesta alla procura di Palermo. Gli uffici diretti da Francesco Lo Voi avranno 15 giorni per inviare tutto al Tribunale di ministri che avvierà la sua istruttoria decidendo entro 90 giorni (più eventuali sessanta) se archiviare o trasmettere nuovamente le carte al procuratore della Repubblica che dovrà inoltrare l’autorizzazione a procedere al Senato.

 

 

 

 

 

Il quadro allarmante è venuto fuori dalla riunione di ieri indetta dalla Regione. Musumeci: «Serve qualche anno per uscire dall’emergenza». De Luca conferma l’ordinanza di chiusura fino al via libera del Milleproroghe

 

La campanella a Messina non suonerà il 12 settembre. Che l’inizio delle lezioni slitti di qualche settimana ormai è quasi una certezza. È quanto emerso dal summit sulla sicurezza dei plessi scolastici che si è tenuto ieri sera a Palazzo D’Orleans. E al termine dell’incontro a cui hanno partecipato tra gli altri il governatore Nello Musumeci, l’assessore regionale Roberto Lagalla e quello alle Infrastrutture Marco Falcone, i sindaci delle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, i commissari straordinari dei Liberi consorz. 

Il sindaco messinese Cateno De Luca è stato designato dal presidente dell’Anci Sicilia quale rappresentante nell’unità di crisi. «La città è stata individuata per il progetto pilota di redazione delle schede Aedes (agibilità e danno in emergenza sismica)», spiega De Luca. A creare il caso sulla sicurezza delle scuole a Messina è stato proprio il primo cittadino peloritano che il 3 agosto ha disposto la chiusura di tutti i plessi scolastici in attesa di avere un quadro chiaro sul possesso o meno dei vari certificati che ne attestano la sicurezza. E la fotografia che ne è venuta fuori è desolante. Su un totale di 116 istituti, tra scuole elementari, primarie o dell’infanzia, 26 non sono in regola. Solo cinque, invece, sono in possesso della certificazione antisismica, mentre 61 sono prive della certificazione antincendio. La situazione non è delle migliori anche per gli istituti superiori. Solo cinque scuole su 65 sono in regola. 

E se si estendono i controlli a livello regionale la situazione non migliora. Stando ai dati dell’anagrafe regionale il 73 per cento degli edifici è inagibile, e soltanto il 26 per cento sono costruiti secondo criteri antisismici, mentre quelli edificati in aree sismiche sono l’85 per cento. «Dobbiamo prendere consapevolezza del problema e per questo motivo costituiremo, la prossima settimana, un’unità di crisi che si riunirà periodicamente per capire come sta procedendo il lavoro di ricognizione sugli istituti scolastici – commenta Musumeci -. Abbiamo bisogno di nuovi tecnici, di un confronto con i nove prefetti dell’Isola e i comandanti provinciali dei vigili del fuoco. Serve una sinergia tra istituzioni dello Stato, regionali e locali: questo è il ruolo che la Regione vorrà svolgere. Assieme ai sindaci e ai presidenti delle ex Province, sono sicuro che, entro qualche anno, potremo uscire anche da questa condizione di emergenza». «Abbiamo chiesto agli enti proprietari degli immobili – ha proseguito il governatore – se abbiano mai provveduto a effettuare una verifica sulla sicurezza degli edifici che ospitano gli istituti scolastici e, in ogni caso, di continuare a fare accertamenti. Dai dati emersi viene fuori un quadro preoccupante che dimostra quanto il tema dell’edilizia scolastica, in questi anni, sia stato sottovalutato, anche se non sono state rappresentate dai vari enti situazioni gravissime».

A Messina intanto una task force, formata da tecnici della protezione civile e del genio civile, avrà un mese di tempo per stabilire la vulnerabilità sismica di tutti i plessi scolastici. Oggi De Luca ha incontrato il prefetto per discutere dell’ordinanza di chiusura delle scuole che «allo stato attuale rimane in vigore fino a quando la Camera non approverà il decreto Milleproroghe che consente di usufruire di un altro anno per poter adeguare i plessi scolastici alle norme antisismiche ed antincendio». Sempre oggi al Comune è stato istituito un gruppo di progettisti interni per realizzare un parco progetti di messa in sicurezza per ottenere le risorse che già altre città hanno avuto assegnate in questi anni. «Se a Messina le scuole apriranno a ottobre che problema c’è? – conclude De Luca -. Quando avrò la certificazione che non ci sono rischi sotto il profilo sismico revocherò l’ordinanza».

Il presidente regionale dell’associazione che si occupa di disabilità sottolinea come le politiche per la disabilità non passano soltanto per i contributi economici, ma anche per i progetti sociali. Da 18 anni si attendono le unità di valutazioni multidimensionali

 

«Non dobbiamo fare l’errore di ripiombare in un clima da Sicilia degli anni Cinquanta, quando chi aveva un disabile in famiglia lo nascondeva anche alla cerchia più stretta di conoscenti. Scongiuriamo il rischio di tornare a chiudere la disabilità in casa». L’accorato appello arriva da Pippo Giardina, presidente di Anffas Sicilia, associazione che con la disabilità e al fianco delle famiglie vive quotidianamente. C’è grande attesa, ma poco ottimismo, da parte delle associazioni in vista del 31 agosto quando, come assicurato dall’assessore alla Salute Ruggero Razza e confermato dal governatore Nello Musumeci in più occasioni, il decreto di definizione dei criteri di assegnazione dell’assegno di cura sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale. Nessuna anticipazione, intanto, neanche informale, alle associazioni, all’interno delle quali monta la preoccupazione.

«Noi abbiamo messo nero su bianco – racconta ancora Giardina – nove punti di osservazione alla prima bozza di decreto, ma non prevediamo grandi aperture, per quanto la presidente della commissione Sanità all’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo, abbia dichiarato che ne avrebbero tenuto conto. Di certo quella versione del decreto non va bene, perché ancora una volta non si parte dal bisogno dei disabili, ma dalla disponibilità economica. Invece dopo anni in cui i nostri appelli cadono nel vuoto, la politica dovrebbe finalmente dare risposte alla disabilità».

Secondo Giardina, partire dalle risorse economiche e non dai bisogni della disabilità rischia, paradossalmente, di diventare anche più dispendioso perché «magari ci sono servizi che si accavallano, tra gli interventi di tipo sanitario e quelli sociali, che praticamente non ci sono. E poi l’assegno di cura diamolo a chi davvero ne ha bisogno, ma non chiudiamo in casa la disabilità siciliana. I progetti di vita servono a quello, così come l’attivazione delle unità di valutazione multidimensionale». Le strade da percorrere per Giardina sono diverse: «Stilare dei piani personalizzati razionalizzerebbe di molto i costi, ma servono anche centri diurni e occasioni di socialità. La disabilità non è tutta uguale: se parliamo di un soggetto che può aprirsi al mondo esterno, non chiudiamolo in casa. Se può essere inserito nel mondo lavorativo, inseriamolo, non gli mandiamo i soldi a casa».

Una prospettiva, quella di cui Giardina si fa promotore a nome delle tante realtà siciliane, che è stata sancita già 18 anni fa, nell’articolo 14 della legge 328 in materia di politiche sociali. E che, appunto, individuava nelle unità di valutazione multidimensionali lo strumento per calcolare i reali bisogni del disabile non soltanto in base alle condizioni di salute del paziente, ma anche al contesto sociale, culturale, familiare ed economico nel quale è inserito. «Intanto sono passati 18 anni – aggiunge – e le Uvm all’interno delle Asp non sono ancora state istituite, rendendo ancora una volta la Sicilia fanalino di coda tra le Regioni italiane».

Erano bambini e sono diventati uomini. E si attendono ancora i progetti di vita. Ma intanto, mentre i disabili adulti fanno i conti con un mondo sempre meno accessibile, ecco che per i bambini diversamente abili in Sicilia torna ancora una volta il tema dei servizi scolastici. «Siamo arrivati a fine agosto – denuncia Antonio Costanza di Anffas Palermo – e non sappiamo cosa avverrà, se e da quando verrà garantita l’assistenza igienico-personale o il servizio di trasporto. Tutto continua a gravare sulle spalle delle famiglie».

Tutto pronto in Sicilia per la visita di Papa Francesco il prossimo 15 settembre in occasione del XXV anniversario dall’uccisione del beato Pino Puglisi, che era nato il 15 settembre ’37 ed è stato ucciso il 15 settembre ’93. Il Papa arriverà a Catania e decollerà in elicottero alle 8 per Piazza Armerina (Enna)dove atterrerà nel campo sportivo alle 8.30 e sarà accolto da mons. Rosario Gisana vescovo della cittadina. Si trasferirà in auto a piazza Europa dove alle 9 incontrerà i fedeli e pronuncerà il suo discorso.

   Alle 10.15 Papa Francesco decollerà per Palermo dove la macchina organizzativa è al lavoro da tempo: un mese fa l’Arcidiocesi di Palermo ha attivato un portale con le informazioni sulla visita pastorale di Bergoglio. Il Pontefice arriverà in elicottero al Porto di Palermo alle 10.45. Da qui si sposterà al Foro Italico, dove sul palco alle 11.15 sarà celebrata una funzione eucaristica. Alle 13.30, Bergoglio farà tappa alla missione Speranza e Carità del missionario laico Biagio Conte, che a Palermo assiste migliaia di persone e ogni giorno fornisce pasti caldi a senza tetto e persone in difficoltà.

  Nella mensa di via Decollati, il Papa pranzerà con gli ospiti della missione, poi alle 15 si sposterà a Brancaccio per una sosta nel luogo dell’uccisione di Don Puglisi e una visita alla parrocchia di San Gaetano. Alle 15,30 invece sarà in Cattedrale dove è previsto un incontro riservato al clero diocesano e religioso: parroci, sacerdoti e seminaristi di tutta la Sicilia, Superiori e Superiore delle comunità religiose dell’Isola. Ad accompagnare il Santo padre in ciascuna tappa, fa sapere l’Arcidiocesi di Palermo, sarà l’arcivescovo Corrado Lorefice. A chiudere la visita pastorale, alle 17, sarà l’incontro in piazza Politeama tra il Pontefice e i giovani.

Rifiuti: cumuli immondizia

 La Regione spinge i privati a investire nel mercato dei rifiuti in Sicilia. Con un avviso pubblico esplorativo intende acquisire manifestazioni di interesse “per favorire la partecipazione e consultazione del maggior numero di operatori economici attivi in ambito nazionale e internazionale, che siano disponibili ad installare, su siti individuati dagli stessi o in collaborazione con le società di gestione (Srr) ricadenti nel territorio, impianti mobili per il trattamento della frazione umida compostabile”. L’avviso è stato diramato dal dipartimento rifiuti della Regione, a firma del dirigente generale Salvatore Cocina. L’obiettivo della Regione è quello di dotare i territori di impianti per il riutilizzo dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia, per lo spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia e per il riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche.
   

Italian Interior Minister Matteo Salvini (R) with Hungarian Prime Minister, Viktor Orban

La protesta dei centri sociali, vernice rossa davanti al Consolato di Ungheria

E’ durato circa un’ora l’incontro tra Matteo Salvini e Viktor Orban in Prefettura a Milano. “Siamo vicini a una svolta storica per il futuro dell’Europa: oggi comincia un percorso di incontri, ce ne saranno tanti altri”, ha detto il Ministro dell’Interno. “Quando tutti al Parlamento europeo mi attaccavano, Salvini mi difese. Io non dimentico e lo ringrazio”, ha affermato il premier ungherese.

Con  Salvini “vorrei fare una conoscenza personale. Lui è il mio eroe”, ha detto il primo ministro ungherese, uscendo dal ristorante in cui ha pranzato a Milano prima dell’incontro ufficiale in prefettura. “È un mio compagno di destino – ha aggiunto – sono molto curioso di conoscere la sua personalità. Sono un grande estimatore e ho alcune esperienze che forse potrei condividere con lui. Ho questa sensazione”, ha concluso Orbàn.

“Ormai – scrive il vicepremier e ministro dell’Interno – la sinistra esiste solo per insultarmi, per difendere Ue dei banchieri e immigrazione senza limiti. P.S. In Ungheria disoccupazione è sotto il 5%, Flat Tax per le imprese è al 9% e per le persone al 15%, immigrazione è sotto controllo e economia cresce del 4%”. Lo scrive il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in vista del suo incontro nel pomeriggio con il presidente ungherese Viktor Orban.

A Milano migliaia in piazza per dire no all’incontro – La Milano a favore dell’accoglienza e dell’integrazione si è riunita in piazza San Babila per la manifestazione di protesta ‘Europa senza muri’, organizzata dalle stesse realtà che hanno promosso la grande tavolata per l’integrazione che si è tenuta in città lo scorso giugno. Al corteo hanno aderito anche partiti politici, come il Pd, LeU e Possibile, Anpi, sindacati a partire dalla Cgil, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano, che sono fra gli organizzatori. La piazza è presidiata dalle forze dell’ordine e l’accesso a corso Monforte, dove si trova la sede della prefettura, è bloccato da camionette della Polizia e da agenti in tenuta anti sommossa. In piazza ci sono anche i ragazzi della ‘St Ambroeus Fc’, la prima squadra composta da rifugiati iscritta alla Figc, che metterà in scena un allenamento per opporsi alla riapertura dell’ex Cie di via Corelli.

Centri sociali imbrattano Consolato Ungheria – Vernice rossa come il sangue dei tanti migranti che hanno perso la vita in mare davanti al Consolato Generale Ungherese di Milano, in zona Missori. È l’azione di alcuni manifestanti e militanti dei centri sociali in segno di protesta per l’incontro tra Salvini e Orbàn, che portano avanti “una politica fascista”. I manifestanti hanno anche appeso uno striscione che recita: “I vostri confini uccidono Salvini e Orbàn complici di razzismo e paura” e ancora “La nostra Europa non ha confini, refugees welcome”.

Il governatore della Liguria Toti: “Si è offerto volontariamente, da genovese competente nel campo, di regalare alla città un progetto”

Renzo Piano si è offerto volontariamente, da genovese competente nel campo, di regalare alla città un progetto per il rifacimento del ponte Morandi. Noi abbiamo accettato volentieri l’aiuto, qualche idea ce l’ha già proposta”. Lo ha detto il governatore Giovanni Toti al termine dell’incontro con l’archistar Renzo Piano. “Non credo ai tempi record per la ricostruzione, credo nei tempi giusti, bisogna fare presto ma non in fretta” ha detto, in particolare Renzo Piano.

Intanto continuano le polemiche. “Fuori i prenditori dallo Stato” lo scrive il vice premier Luigi Di Maio sul Blog delle Stelle nel quale torna parlare degli intrecci tra i concessionari dello stato e la ”mala politica dei vecchi partiti”. “Chi stava al governo li ha sempre protetti”, scrive ancora Di Maio citando una frase dell’ex segretario del Pd Matteo Renzi. “I privilegi dei prenditori vengono pubblicati e saranno eliminati”, afferma chiedendo per trasparenza ”ai Benetton di pubblicare i nomi di tutti i politici e tutti i giornali finanziati nel corso di questi anni”. “Chi stava al governo li ha sempre protetti, addirittura fino all’anno scorso con il governo di Renzi” afferma sempre Di Maio sul blog delle Stelle nel quale riporta anche quanto dichiarato da Renzi “solo dieci giorni fa: “Nel 2017, seguendo le regole europee, dopo un confronto col commissario UE Vestager (altro che leggina approvata di notte, è una procedura europea!), si è deciso di allungare la concessione di quattro anni, dal 2038 al 2042, in cambio di una fondamentale opera pubblica”. “Bravo!”, commenta.

Un esposto per danno erariale contro gli ex governi sarà presentato alla Corte dei Conti entro “pochi giorni”. Lo confermano fonti di governo spiegando che il vicepremier Luigi Di Maio ha già parlato con degli avvocati, secondo i quali ci sono assolutamente i margini per presentare l’esposto per danno erariale al procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio che è quello competente. “Stiamo preparando l’esposto che sarà pronto in pochi giorni”, ribadiscono le fonti.

“Autostrade i soldi li mette, ma lo ricostruiamo noi il ponte”. Lo afferma a Radio Anch’io il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, tornando a parlare della ricostruzione del ponte di Genova. “Che Autostrade debba ricostruire il ponte è scontato in termini risarcitori – ha detto – Sugli immani danni morali e civili è normale che debba mettere i soldi, ma è altrettanto normale che non possa ricostruire. Sarebbe irrispettoso nei confronti delle famiglie e dei cittadini”.

I consigli di amministrazione di Autostrade per l’Italia e della controllante Atlantia si riuniranno venerdì 31 agosto. Lo si apprende da fonti vicine al dossier. All’ordine del giorno l’approvazione della risposta di Autostrade richiesta dal Ministero delle infrastrutture e trasporti nella lettera con cui ha avviato la procedura per la decadenza della concessione. Il Ministero aveva dato 15 giorni per fornire una dettagliata relazione per dimostrare se e come ha agito sulla manutenzione del ponte Morandi a Genova.

 

Scontro sulla ricostruzione tra il commissario Giovanni Toti e il vicepremier Luigi Di Maio.

Autostrade pubblica online, rendendo “pubblico e accessibile a tutti i cittadini”, il testo della convenzione con il ministero, una risposta a “polemiche e strumentalizzazioni”. La società sottolinea come “nessuna norma interna o prassi internazionale prevede la pubblicazione di tali documenti. Ciò anche per assicurare parità di condizioni sul mercato tra i vari operatori del settore, anche per il caso di nuove procedure di affidamento”. Ecco il testo della Convenzione.