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Sicilia e infrastrutture: il presidente della Regione, Nello Musumeci, annuncia che il governo regionale ha stanziato 100 milioni di euro per la realizzazione di parcheggi di interscambio nella città di Palermo, Catania e Messina, e nei Comuni con oltre 30mila abitanti di tutta la Regione. Il piano parcheggi è ritenuto una proficua occasione a favore dei Comuni in termini di servizi e vivibilità, riqualificazione urbana e riduzione dell’inquinamento.

In proposito, un’intervista al presidente della Regione, Nello Musumeci, di Teleacras.

Assessore regionale prof. ROBERTO LAGALLA

A Palermo è iniziata al mattino di oggi 3 settembre con la deposizione delle corone di alloro sul luogo dell’eccidio, in via Carini, la giornata del ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’autista Domenico Russo. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, il questore di Palermo Renato Cortese, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il prefetto Antonella De Miro, il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Micciché, il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore regionale alla formazione Roberto Lagalla. Presente anche il figlio del generale, Nando Dalla Chiesa.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha inviato un messaggio e ha scritto: “Nella ricorrenza del 36esimo anniversario del vile agguato di via Isidoro Carini, rendo commosso omaggio alla memoria del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Nella lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, condotta con inflessibile vigore e nella consapevolezza del rischio estremo cui essa lo esponeva, il generale Dalla Chiesa ha dato esempio eccezionale di fedeltà ai valori della democrazia, di difesa della legalità e dello stato di diritto, sino al prezzo della vita. Il suo impegno generoso e intelligente ha fatto sì che strumenti e metodi innovativi rendessero più incisiva l’azione della Repubblica contro le più pericolose forme di criminalità”.

Sono trascorsi 36 anni dall’omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di polizia Domenico Russo. Sul luogo dell’attentato oggi sono state deposte delle corone di alloro. La sua vita si è spesso incrociata con quella di Pio La Torre, dirigente del partito comunista siciliano, autore della proposta di legge che introdusse il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso nel codice penale italiano, approvata dopo che entrambi furono uccisi. Due storie che si sono intrecciate, due persone che si assomigliavano sotto certi aspetti, come ricorda anche il figlio di La Torre«Entrambi amavano studiare la materia di cui si occupavano.. “e aggiunge “sarebbe illusorio dire che quel sistema di potere non esiste più. Ha sempre meno quella faccia che ci fa credere che esista. L’importante è continuare con efficacia azioni di contrasto e non pensare che basti mettere in galera un boss ma servono azioni di contrasto politiche, culturali ed economiche. “

Pensionamenti e concorsi in ritardo riducono il numero dei dirigenti a disposizione: 274 istituti su 850 saranno guidati part-time. Record a Enna: solo in cinque casi non c’è un reggente. A Palermo 82 vertici “sdoppiati” su 208

 

Anno scolastico al via, nell’Isola, con l’emergenza reggenze: nel 2018/2019, una scuola su tre sarà costretta a condividere il preside per tutto l’anno. Tra venerdì e sabato, gli ex Provveditorati agli studi (ora ambiti territoriali provinciali) hanno pubblicato gli incarichi di reggenza conferiti ai presidi che si sono candidati a gestire, oltre alla propria, un’altra scuola. Dove la poltrona più importante è vacante perché il capo d’istituto titolare è andato in pensione, è stato trasferito in un’altra scuola, è distaccato e assegnato ad altro incarico o perché l’istituto è sottodimensionato (cioè ha meno di 600 alunni, che diventano 400 per le piccole isole e le comunità montane).

In totale sono 137 le reggenze affidate ad altrettanti dirigenti scolastici che, per un compenso mensile che si aggira attorno ai 500 euro, ha deciso di sobbarcarsi il peso di due scuole anziché una. Un manipolo di volontari che consente alle scuole senza nocchiero di funzionare. I 137 funamboli, che dovranno fare la spola tra i diversi plessi dei due istituti affidati, gestiranno in totale 274 istituzioni scolastiche: un terzo delle 850 esistenti nell’Isola.

E la situazione rischia di aggravarsi il prossimo anno. Perché il concorso a preside avviato a luglio, col quizzone da 100 domande a risposta multipla, avrà un iter piuttosto lungo. «Le scuole sono sempre più allo sbando. Già è difficile gestire una scuola, figuriamoci due», sbotta Francesca Bellia, a capo della Cisl scuola regionale. «Nonostante l’impegno di accorciare i tempi del concorso a preside — prosegue — tenendo conto che servirà superare ancora una prova scritta, l’orale e un corso dirigenziale di formazione e tirocinio, avremo l’esito definitivo non prima dell’anno prossimo. In questo modo, il dato delle reggenze crescerà ancora per un altro anno. Questo ci preoccupa molto».

Le province con più presidi in condominio sono quelle di Enna e Palermo. Nella provincia al centro della Sicilia la situazione è surreale: su 35 istituzioni scolastiche solo 5 avranno un preside “in esclusiva”. Va un po’ meglio a Palermo e provincia, ma solo per poco: le reggenze sono 41, dunque 82 scuole su 208 avranno un preside “in condominio”.

Ma cosa vuol dire dirigere due scuole? «Intanto — spiega Anna Maria Catalano, preside del liceo scientifico Cannizzaro di Palermo, reggente dell’istituto comprensivo Karol Wojty?a, all’Acquasanta — significa raddoppiare tutti gli impegni istituzionali: collegi dei docenti, consigli d’istituto, contrattazioni con i sindacati e scrutini. Quest’ultimo è un momento delicato perché occorre predisporre calendari compatibili per essere presente a tutti gli scrutini. Naturalmente non si può presenziare a tutto, ma alcuni adempimenti non si possono delegare e occorre quindi essere presenti. Per fare andare avanti le cose, è necessaria la collaborazione del personale. Ma spesso, quando la scuola è sottodimensionata, non c’è neppure il segretario: anche in questo caso c’è un reggente. Una circostanza che triplica i problemi. La reggenza, poi, raddoppia le responsabilità che sono già tante in una sola scuola». E quando la scuola è articolata in tanti plessi la situazione si complica ulteriormente. «Più plessi non si possono governare a distanza. Quello che riesci a fare è adempiere burocraticamente alla maggior parte delle cose. Ma dirigere una scuola non vuol dire questo, occorrerebbe essere presente. Una cosa che non riesci a fare».

La città si mobilita per far sentire la propria vicinanza al noto pacifista 65enne, da un mese recluso nel carcere palermitano. La Consulta della Pace si appella alla giustizia. «Chiediamo che, nella considerazione del valore morale e sociale dei suoi gesti di disobbedienza civile, si affronti equamente il caso»

 

Turi libero finora era stata una constatazione. Adesso diventa un appello. Turi Vaccaro, il noto pacifista originario di Marianopoli che ha percorso per oltre 30 anni le lotte sociali in giro per l’Europa, è rinchiuso da quasi un mese al carcere Pagliarelli di Palermo. E continua a essere un pesce fuor d’acqua. La speranza è che dal 5 settembre gli venga concessa una pena alternativa, da scontare come servizio sociale in qualche comunità che la rete del comitato di base No Muos Palermo sta definendo in questi giorni.

Accusato di aver colpito con una pietra alcune apparecchiature necessarie al funzionamento del sistema di telecomunicazioni satellitari – impiantato a Niscemi nonostante l’opposizione della popolazione – il 65enne attivista a piedi nudi è stato portato nel carcere palermitano il 6 agosto. Dove deve scontare undici mesi di reclusione.

Troppi per il movimento No Muos che, invece, rivendica le sue tipiche azioni non violente di protesta, mai rivolte alle persone. Da Palermo è partita una campagna di solidarietà che verrà resa nota nei prossimi giorni, con un’assemblea pubblica in una piazza ancora da stabilire. Intanto, gli attivisti stanno definendo una serie di cartoline da potergli poi mandare in carcere, per fare sentire a Vaccaro la vicinanza, con i disegni di Guglielmo Manenti e le foto di Fabio D’Alessandro. A essere già arrivata è una nota di solidarietà da parte della Consulta della Pace di Palermo: «Chiediamo che la giustizia ufficiale, nella considerazione del valore morale e sociale dei suoi gesti di disobbedienza civile, affronti equamente il caso del pacifista nonviolento Turi Cordaro Vaccaro, che non ha mai nascosto ed equivocato il carattere essenzialmente simbolico delle sue clamorose azioni “plougshares”». 

E ancora: «La disobbedienza civile come la pratica il nonviolento, e Turi è un nonviolento, è sempre apertamente ed esplicitamente rivendicata: non rifiuta la responsabilità della pena ma è volta a far riflettere la comunità su situazioni che possono essere formalmente legali ma sostanzialmente non giuste. Teniamo infatti presente che vi sono forti motivi per considerare il Muos, un sistema militare che, per radiocomandare i droni, spazia su quattro impianti diffusi in vari continenti, e sui satelliti ad essi collegati, un’opera incostituzionale che nuoce gravemente alla pace globale ed anche di impatto catastrofico locale per la salute e per l’ambiente».

A detta di chi è andato a trovarlo, Vaccaro sta bene e resta recluso in infermeriadove fa meditazione ed esercizi yoga. Inoltre vorrebbe dare notizie di sé alla figlia, che vive in Olanda. A difendere Vaccaro è stato nominato l’avvocato Bonaventura Zizzo, tra i fondatori dell’associazione RadioAut. «Non mi aspettavo che il Pagliarelli fosse così pesante», avrebbe detto l’attivista al legale. E la sua segnalazione si aggiunge a ciò che da tempo denuncia Antigone, l’associazione che si batte per i diritti e le garanzie del sistema penale.

«Il Pagliarelli ospita 1350 detenuti a fronte di una capienza di 1186» si legge sul sito dell’Antigone dopo l’ultima visita del 30 ottobre 2017. «Circa 700 detenuti vivono in celle di nove metri quadrati in due o in tre. La maggior parte delle celle non ha la doccia e necessita di interventi di ristrutturazione. Più di 400 detenuti hanno problemi psichiatrici». 

 

A Palermo, lungo il Cassaro, si è aperta questa mattina la terza edizione de “La Festa dell’onestà”, organizzata per ricordare il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo a 36 anni dalla loro uccisione. Una giornata dedicata all’#impegnocivile, che è l’hashtag lanciato per l’edizione 2018. Dopo l’apertura degli stand espositivi (tra la Cattedrale e piazza Bologni) e l’inaugurazione della festa, con l’esposizione dei mezzi di tutte le forze armate presenti alla manifestazione, il momento più solenne si è svolto alla caserma Dalla Chiesa, nel Museo della memoria allestito alla Legione dei carabinieri Sicilia, dove il comandante provinciale, colonnello Antonio Di Stasio, ha incontrato un gruppo di bambini della città.

Alla Biblioteca centrale della Regione Siciliana è visitabile fino alle 20 l’esposizione sulla figura del generale dalla Chiesa. Libri, giornali, fotografie, che riguardano non solo il Prefetto, ma anche Pio La Torre e don Pino Puglisi. Gli eventi proseguono fino alle 23 di questa sera. Mentre alle 17 è stata scoperta una lapide dedicata a don Puglisi, all’interno di Villa Bonanno. Domani gli appuntamenti sono previsti alle 11.30 e alle 21, davanti alla lapide che ricorda Dalla Chiesa. La festa è organizzata dall’associazione Cassaro Alto, Ballarò significa Palermo, Comune e con il contributo della Confcommercio e dell’Aeroporto di Palermo. Il comitato scientifico è composto da Francesco Lombardo, Giulio Pirrotta e Giuseppe Scuderi. La Festa è inserita nelle iniziative di Palermo Capitale italiana della cultura 2018. 

A stabilirlo uno studio dell’università di Palermo. «Bisogna garantire agli anziani uno stile di vita dignitoso», dice il professor Ignazio Carreca

L’isola dei centenari italiani è la Sicilia. Alcuni Comuni dei Nebrodi, dei Monti Sicani e delle Madonie entrano con prepotenza nelle cosiddette blue zone ovvero i luoghi dove si vive più a lungo. Piccoli centri nei quali si registra un alto numero di persone che hanno raggiunto il traguardo del secolo di vita. Ma qual è il segreto di questi super nonni? Lo stile di vita degli abitanti è stato passato al setaccio da un gruppo di ricercatori coordinati dal coordinati dal professoreCalogero Caruso, ordinario di Patologia generale all’università di Palermo, e dal professore Ignazio Carreca, ordinario di Medicina-oncologia geriatrica presso lo stesso ateneo. 

I primi risultati di questo studio sono stati presentati nel corso dei seminari internazionali di Erice sulle emergenze planetarie, presiedute dal professore Antonino Zichichi, che si sono svolti nei giorni scorsi al centro Ettore Majorana. Scopo principale dello studio è quello di identificare i determinanti genetici eambientali dell’invecchiamento in buona salute. Una parte dello studio, effettuato sui monti Sicani, nei tre comuni di GiulianaBisacquino Chiusa Sclafani, ha permesso agli studiosi di rilevare un alto numero di centenari rispetto alla media nazionale: 15, dei quali nove donne e sei maschi, su una popolazione di circa 10mila abitanti. Le interviste hanno avvalorato l’ipotesi di un forte legame con la dieta mediterranea, il network familiare e l’attività fisica. Il comune in cima alla classifica è però quello di Isnello. «Analizzando le coorti di nascita – spiega il professore Caruso – la frazione di soggetti che diventeranno ultranovantenni o centenari è sovra rappresentata: in altre parole, il numero di decessi a novantanni compiuti o di ultranovantenni viventi è aumentato anche considerando tutta la popolazione, compresa quella che è emigrata. Isnello è quindi, senza dubbio, il comune più interessante per quanto concerne lo studio della longevità. Le analisi tuttavia sono ancora in corso e i dati vanno confrontati con quelli degli abitanti di tutti i comuni delle Madonie». 

Le Madonie, secondo quanto emerso dallo studio, hanno molto in comune con le zone blu dell’Ogliastra, di Ikaria, di Okinawa e del Costarica, dove le popolazioni sono geograficamente isolate e sono riuscite a mantenere uno stile di vita tradizionale che implica un’attività fisica intensa che si estende oltre gli ottant’anni di età, un livello ridotto di stress e un supporto intensivo della famiglia e della comunità per gli anziani. Queste regioni sono caratterizzate da un consumo di cibo prodotto localmente. In queste zone c’è, quindi, un delicato equilibrio tra i benefici dello stile di vita tradizionale e quelli della modernità (aumentato benessere e migliori cure mediche). 

Il segreto della longevità starebbe nel movimento e nell’alimentazione. Anche quando non vi è una stretta aderenza alla dieta mediterranea, con un maggiore consumo di carne rossa o uova e latticini, vi è quella che si chiama positive nutrition, ovvero consumo di frutta e verdura a chilometro zero. Anche la genetica riveste un ruolo fondamentale, anche se, rileva Caruso, «a tal proposito non si può ancora dire niente di specifico perché i test sono in corso e si deve completare il reclutamento». L’attenzione della comunità scientifica nei riguardi dei longevi è dettata dalla crescita dell’aspettativa di vita che si registra nei Paesi sviluppati. Un fenomeno che comporta anche delle problematiche che vanno affrontate. «Nell’arco di una trentina d’anni – spiega il professore Carreca, che ha curato la parte clinica dello studio – avremo un raddoppiamento dei centenari.L’allungamento della vita media entra a far parte delle emergenze planetarie in quanto molti Paesi non sono pronti ad affrontare il problema. Che ne facciamo di questi super anziani? In Italia ci sono circa 20mila persone oggi che hanno superato i cento anni, mentre diminuiscono le nascite. Oggi la sanità pubblica non è in grado di gestire questo fenomeno». 

Carreca pone infine una domanda: «Cosa si fa oggi per anziani? Nulla. Le stesse case di riposo spesso sono sprovviste di personale adeguato. Dunque – conclude il professore – è necessario sensibilizzare la politica verso la ricerca di soluzioni adeguate al fine di garantire uno stile di vita dignitoso a persone che vivranno sempre di più».

Sono emozionato e felice per l’arrivo nela Missione di Papa Francesco”. Lo dice il missionario laico Biagio Conte che il 15 settembre riceverà Papa Francesco nella Missione ‘Speranza e carità” dove è previsto il pranzo con gli ospiti della struttura, nell’ambito della visita del Santo Padre a Palermo.
    “E’ un momento di comunione forte con il Santo Padre dove insieme lanciamo un messaggio di accoglienza verso tutte le persone in difficoltà sia italiane, sia straniere – afferma Biagio Conte – La Chiesa deve camminare unita e diventare esempio di carità per tutta la società”. Per il missionario laico “bisogna attenzionare tutti: i papà che hanno perso il lavoro, le famiglie che hanno figli disabili, le donne con figli rimaste sole, gli immigrati, i carcerati, tutti quelli che hanno perso la speranza”.
   

Carte sui migranti della Diciotti inviate da Agrigento

 

La Procura di Agrigento ha trasmesso ai pm di Palermo il fascicolo d’indagine sul ministro dell’Interno Matteo Salvini e sul capo di gabinetto Matteo Piantedosi, indagati per il trattenimento illegale dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti.
    A portare gli atti del procedimento, che entro 15 giorni la Procura di Palermo dovrà trasmettere al tribunale dei ministri con eventuali richieste, anche istruttorie, sarà la Guardia costiera a cui i pm agrigentini hanno delegato l’inchiesta.
    Salvini e Piantedosi sono indagati per sequestro di persona a scopo di coazione, sequestro di persone, omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio e arresto illegale. Nel fascicolo trasmesso alla Procura di Palermo, oltre ai verbali con le testimonianze dei funzionari del Viminale e degli ufficiali della Guardia costiera sentiti, c’è la memoria dei pm che illustra gli aspetti tecnico-giuridici del caso.
   

Sei milioni di euro, per riassettare i letti dei torrenti e ridurre i rischi in vista delle piogge autunnali, possono essere pochi, ma anche troppi. Quello che un po’ dappertutto sarebbe un paradosso, trova legittimità in Sicilia e nello specifico nei corridoi del dipartimento regionale al Territorio in via Ugo La Malfa. Qui, da mesi, ci si chiede cosa fare delle somme inserite nell’articolo 8 della finanziaria regionale emanata a maggio dopo un lunghissimo iter all’Ars che, così come accaduto in era Crocetta, non ha evitato il ricorso all’esercizio provvisorio fino all’ultimo giorno consentito dalla legge. 

Le risorse – oltre sei milioni e mezzo per l’esattezza – sono destinate alla realizzazione di interventi di «manutenzione ordinaria e straordinaria, compresi gli interventi di urgenza e somma urgenza, sul demanio fluviale, anche relativi ai manufatti pubblici ivi insistenti in condizione di precarietà strutturale e gli interventi di pulizia». Non una manna dal cielo considerate le precarie condizioni generali dei corsi d’acqua isolani, ma comunque una novità per il bilancio regionale: è infatti la prima volta che viene istituito un capitolo ad hoc per gli interventi sul demanio fluviale da quando, nel 2013, la competenza è passata al dipartimento al Territorio, dopo anni in cui la manutenzione spettava al Genio civile. Tuttavia, con l’estate quasi agli sgoccioli e il maltmpo arrivato già ad agosto, anche quest’anno si corre il rischio di affrontare le insidie autunnali senza particolare prevenzione.

All’origine di tutto ci sarebbe ancora una volta un problema di competenze: la legge di stabilità ha istituito l’Autorità di bacino, nuova ramificazione della pubblica amministrazione cui affidare la gestione di uno dei settori del patrimonio pubblico storicamente più trascurati. Così come pensata dal governo Musumeci, l’Autorità dovrebbe accogliere al proprio interno il contributo – sia politico che amministrativo – di diversi assessorati regionali, riuniti in una conferenza istituzionale e in un’altra operativa. Al momento, però, tutto resta sulla carta. Il 25 luglio la giunta regionale ha deliberato un atto di indirizzo che disciplina la norma transitoria in attesa che l’Autorità muova i primi passi. Il coordinamento delle attività, al momento, fa riferimento al segretario generale dell’Autorità individuato nell’attuale dirigente del dipartimento Acque e Rifiuti, Salvatore Cocina

Obiettivo della disciplina transitoria sarebbe di consentire l’immediata operatività e, dunque, accelerare gli iter per arrivare agli interventi sul territorio. La realtà, però, racconta tutt’altro: complici le ferie estive, dal 25 luglio si sarebbe tenuta soltanto un’altra riunione informale tra i funzionari. Un incontro da cui sarebbero emerse soprattutto due riflessioni: serve innanzitutto stabilire le modalità con cui pianificare gli interventi che potranno essere effettuati dai forestali, dal personale dell’Ente sviluppo agricolo e dai consorzi di bonifica. Ma c’è anche la consapevolezza che, calendario alla mano, difficilmente si riuscirà a spendere le somme inserite in bilancio. Per il primo punto, la linea sarebbe di chiedere a tutti i soggetti a vario titolo coinvolti di segnalare le maggiori criticitàper poi scegliere le priorità; sul secondo punto si spera di riuscire a fare il più possibile. Avendo ben chiaro che gli iter di valutazione dei progetti non sono snelli. 

E così, seppure lontano dalle dichiarazioni ufficiali, c’è chi avanza l’ipotesi per cui le misure attuabili saranno solo quelle che potranno derogare alle normative. «Come nel caso degli interventi di somma urgenza», ragiona ad alta voce qualcuno tra i corridoi. Per questo tipo di provvedimenti però, inevitabilmente, bisognerà attendere che prima arrivino le emergenze. Un paradosso. O forse no, perlomeno da queste parti