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“Vogliamo sperare che a giugno, se si apre il passaggio da una Regione all’altra, si possa attivare un minimo di turismo. Se supereremo questo limite di blocco, in Sicilia saremo felici di ricevere chi proviene dalle altre regioni d’Italia, certo non possiamo pensare a un turismo straniero: ovviamente chi arriverà nell’isola si dovrà sottoporre alla misurazione della temperatura, dovrà mostrare l’autocertificazione e dovrà rispettare tutte le misure di sicurezza”.

Così il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, a RadioUno. “Al governo chiediamo linee generali all’interno delle quali i governatori, che concordano tutti sulla necessità di riaprire, si possono muovere in base alle esigenze dei territori”.

“Un contributo a fondo perduto a sostegno delle imprese  colpite dagli effetti devastanti della pandemia”.

A chiederlo,  in una lettera indirizzata  al presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, e  ai sindaci, è la CNA, che si fa carico del dramma economico che stanno vivendo le attività produttive, fortemente penalizzate dalla chiusura forzata nell’ambito del contenimento per la diffusione del contagio. “Anche agli enti locali, in una fase straordinaria come quella che stiamo attraversando, – spiegano i vertici regionali  della Confederazione –  chiediamo uno sforzo, un segnale di vicinanza e di sostegno verso il tessuto produttivo, che rappresenta per  ciascuna  comunità il vero motore.  E non possiamo correre il rischio che, in mancanza di carburante, non riaccenda più. E oggi il carburante  si chiama  liquidità, ma non quella stanziata sotto forma di prestito, che si traduce in ulteriore debito per le imprese. Quello che serve  per ripartire è  un rifornimento rapido e senza costi: né attuali e né futuri.  Gli artigiani e i commercianti, ormai al collasso dopo quasi due mesi e mezzo di incassi  zero, costi solo rinviati e ristoro con il contagocce,  attendono risposte non convenzionali che una burocrazia elefantiaca ostacola, impendendo di fatto anche alle inadeguate  misure economiche, messe in campo dai Governi, nazionale regionale, di arrivare velocemente a destinazione.  In questa ottica, riteniamo che i Comuni, nonostante le loro difficoltà di bilanci, possano e debbano contribuire per scongiurare il rischio di una crisi irreversibile. Come? Considerato che  la Cassa Depositi e Prestiti  prima e gli Istituti Bancari dopo hanno sospeso  per un anno il pagamento  della quota capitale dei mutui contratti dagli enti locali – concludono il presidente Battiato e il segretario Giglione  –  i Comuni potranno destinare il risparmio di spesa ottenuto,  a beneficio delle imprese locali che, a causa dell’emergenza  sanitaria, hanno riportato perdite di fatturato”.

Attivare una convenzione tra la Regione e tutti gli Istituti di Credito che hanno sede in Sicilia affinché anticipino ai propri correntisti che ne facciano richiesta le mensilità di marzo e aprile della cassa integrazione ordinaria o in deroga, salvo poi recuperare tali somme anticipate quando saranno effettivamente erogate dall’Inps. È la proposta della deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, a seguito delle comunicazioni di Poste Italiane e di alcuni istituti di credito che hanno già attivato questa misura economica nei confronti dei propri clienti, al fine di ovviare ai gravi ritardi dovuti anche all’inefficienza delle Regioni. La soluzione trae spunto dall’idea di un consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Modica nel Ragusano, Marcello Medica.
“Il servizio in questo momento – spiega Stefania Campo – è offerto da Poste Italiane e da alcuni istituti di credito, a tutti quei correntisti che ne hanno fatto richiesta al fine di vedersi accreditare lo stipendio in anticipo rispetto ai tempi lunghi della burocrazia regionale, e consiste appunto in una anticipazione delle somme che saranno erogate dall’Inps per la cassa integrazione. All’ente basterà verificare che il richiedente sia titolare di un conto corrente o di una carta prepagata con accredito dello stipendio, che il datore di lavoro del richiedente abbia presentato la domanda di cassa integrazione a zero ore e fino a 9 settimane con richiesta di pagamento diretto al dipendente da parte dell’Inps e che lo stesso non abbia ancora percepito dal proprio datore di lavoro l’anticipazione della cassa integrazione. Considerato che la stragrande maggioranza dei 139.000 richiedenti la cassa integrazione in deroga ha un conto corrente bancario, abbiamo proposto alla Regione di attivare apposite convenzioni con tutte le banche che sono presenti in Sicilia con proprie sedi e filiali. Altre regioni stanno attivando tale meccanismo, tra queste la Puglia.  La Regione, tuttalpiù se ritenuto necessario, dovrebbe farsi “garante” dell’iniziativa e carico delle eventuali spese di commissione e degli oneri finanziari per queste operazioni di anticipo. Sarebbe un bel segnale che, in parte, rimedierebbe all’intollerabile e gravissimo ritardo degli uffici regionali nell’istruzione delle pratiche finite da giorni alla ribalta nazionale ed in tal modo si darebbe la possibilità a 130mila famiglie siciliane di ricevere subito un sostegno economico che attendono già da diverse settimane” – conclude Campo.

Superare l’emergenza socio-economica e sanitaria: questo il tema principale su cui si confronteranno lunedì 11 maggio, a partire dalle 15 in videoconferenza, i 390 sindaci dell’Isola.

Lo ha deciso il Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia durante un incontro svoltosi ieri sera.

Nel corso dell’assemblea saranno definite le proposte del sistema delle Autonomie locali da sottoporre alle istituzioni regionali, nazionali ed europee.

 

#salute dei cittadini
#sostegno alle famiglie
#ripartenza attività produttive

 

In favore degli operatori che si occupano di assistenza all’igiene personale degli studenti disabili nelle scuole siciliane, che non stanno lavorando e sono rimasti senza stipendio a causa dell’emergenza coronavirus, interviene la deputata regionale Roberta Schillaci, del Movimento 5 Stelle, che ha chiesto un’audizione, in commissione Lavoro, degli assessori Scavone (Lavoro), Grasso (Enti locali) e delle parti sociali.

“L’obiettivo – spiega Schillaci – è capire quali strumenti di sostegno il governo regionale intenda mettere in campo per sostenere questo comparto. Si tratta di dipendenti a tempo determinato di cooperative affidatarie del servizio assistenziale, fermo per via della sospensione dell’attività didattica in presenza. Le cooperative non li pagano, non è stato definito un sostegno temporaneo e per gran parte di loro il contratto è in scadenza il prossimo 16 maggio. Una situazione di grande disagio per le famiglie, a secco da oltre due mesi”.

“In presenza dei rappresentanti sindacali, convocati in audizione – prosegue Schillaci – l’assessore Scavone dovrà dirci quali azioni abbia già intrapreso o intenda intraprendere per risolvere il problema. Le cooperative hanno avuto affidati i servizi dai Comuni, dalle Città metropolitane o dai Liberi consorzi comunali, in base alla tipologia di istituti scolastici. Come già ricordato in una mia interrogazione del 16 aprile, l’art. 48 del Dl 18/2020 (Cura Italia) prevede che durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari, le pubbliche amministrazioni siano autorizzate al pagamento dei gestori privati per il periodo della sospensione, e prevede anche una possibile riconversione del servizio, che potrebbe essere svolto a domicilio, a tutto vantaggio dei ragazzi disabili e delle proprie famiglie. Inoltre la finanziaria regionale (art. 5), approvata qualche giorno fa, ha esteso la platea dei soggetti beneficiari dei provvedimenti per iniziative sociali e per strumenti di sostegno al reddito, tra cui proprio gli assistenti di base impegnati nelle scuole. Tutte disposizioni che dovrebbe essere immediatamente applicate”.

L’assessore regionale Roberto Lagalla, in riferimento al recente atto vandalico che ha danneggiato l’Istituto scolastico Pertini di Brancaccio, esprime solidarietà alla preside Antonella Di Bartolo e dichiara:

Anche a nome del governo regionale, esprimo profonda vicinanza alla preside e alla comunità scolastica della scuola Pertini di Brancaccio, fatta oggetto di un gravissimo atto vandalico che offende tutti noi e si accanisce contro bambini e ragazzi incolpevoli, privati di importanti strumenti di apprendimento e conoscenza. Il governo della Regione sarà accanto alla scuola nel suo percorso di ricostruzione per sanare una ferita generata da mani malavitose e indegne di appartenere alla società civile”.

 In risposta alla dichiarazione del Comitato di mobilitazione studentesca “Idonei allo studio”, in relazione all’erogazione delle borse di studio da parte dell’ERSU di Palermo, l’assessore regionale Roberto Lagalla dichiara:

Agli studenti che hanno criticato il governo regionale rispondo che sono poco attenti o in vena di inutili polemiche. Mi sono limitato ad apprezzare la scelta del Consiglio di amministrazione dell’ERSU di Palermo, dove peraltro gli studenti siedono in quota maggioritaria, che, anticipando la linea che il governo regionale ha trasferito in legge finanziaria, ha esteso la platea dei beneficiari a pieno titolo e anticipato a tutti gli idonei quota-parte della borsa di studio. Inoltre, la Regione Siciliana, con autonomo procedimento, ha già reso disponibili altri 3 milioni di euro per assicurare il contributo alloggio a tutti i richiedenti. Francamente non mi sembra poco, anche in relazione al fatto che, in legge finanziaria, sono previsti ulteriori 6 milioni a favore degli ERSU. In più, sono stati assegnati alle università statali della Sicilia 3 milioni per infrastrutturazione digitale ed acquisizione di dispositivi informatici individuali per la didattica a distanza, da destinare agli studenti in maggiore stato di bisogno. Ribadisco che il governo regionale ha fatto tutto quanto nelle sue possibilità, mantenendo impegni assunti e fornendo risposte concrete, anche più di quanto non abbiano fatto altre Regioni italiane, attraverso gli strumenti con i quali si esprimono le istituzioni, cioè le norme e i provvedimenti amministrativi”.

“Un rigido protocollo sulla sicurezza, accompagnato da un puntuale e ben articolato codice di autoregolamentazione  concertato con le parti sociali”. CNA Sicilia prova a scardinare il “muro” della chiusura forzata che si prolunga e penalizza le categorie produttive, nonostante l’avvio della fase 2 dell’emergenza Coronavirus”.  Il segretario regionale della Confederazione, Piero Giglione, in audizione alla Terza Commissione Legislativa dell’Ars, assieme ai due dirigenti, Francesco Cuccia di CNA Benessere e Sanità, e Tindaro Germanelli di Cna Alimentare,  ha esposto convincenti motivazioni, alla presenza anche dell’assessore alle Attività Produttive Mimmo Turano, affinché si arrivi in tempi rapidi alla riapertura di alcune attività, come quella degli operatori e  operatrici che si occupano della cura e benessere della persona.  “In linea con le ultime dichiarazioni del Premier Conte e nel rispetto della curva epidemiologica, che ad oggi offre in Sicilia risultati rassicuranti – spiega Giglione – il governo Musumeci è chiamato a valutare seriamente la possibilità di adottare un nuovo provvedimento. Ci sono tutte le condizioni – aggiunge – per continuare ad allentare le maglie e consentire alle attività economiche di tornare al lavoro, ovviamente nella ristretta osservanza di tutte quelle che sono le prescrizioni a salvaguardia della sicurezza pubblica.  E in questa ottica, va attenzionata pure la posizione del settore della ristorazione, il cui esercizio oggi è limitato all’asporto e alla consegna a domicilio. In Commissione Attività Produttive è emersa una volontà complessivamente positiva rispetto a queste due proposte di riapertura riavvicinata. Adesso aspettiamo gli sviluppi.  Io sono fiducioso – conclude Giglione – perché lo scenario delineato ha trovato condivisione, suffragato da un contesto, da non sottovalutare,  in cui le imprese non percepiscono gli adeguati indennizzi, commisurati agli ingenti danni subiti, non ricevono la liquidità richiesta e soprattutto non trovano ancora alcun riscontro rispetto al tanto decantato quanto necessario e fondamentale fondo perduto.  Ostinarsi a mantenere, per decreto, chiuse le aziende, significa condannarle a morte, trasformando di fatto la depressione in recessione economica”.

Con bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica bandiva un concorso pubblico per il reclutamento di sei Funzionari direttivi dell’Ufficio stampa della Regione Siciliana, categoria professionale “D”.

La dott.ssa G.V., giornalista quarantaduenne, partecipava alla menzionata procedura concorsuale svolgendo, nell’ottobre del 2019, la prima prova scritta del concorso consistente in un test a risposta multipla.

Nel dicembre dello stesso anno, a seguito della correzione del test in questione, venivano pubblicati gli esiti della prova concorsuale che attestavano l’esclusione della dott.ssa G.V., in quanto la stessa aveva ottenuto un punteggio che, per l’errore relativo a sole due domande, non consentiva il superamento della prima prova del concorso.

La dott.ssa G.V., dunque, presentava richiesta di accesso agli atti del concorso, al fine di prendere visione dei verbali della Commissione d’esame ed in particolare della correzione del proprio elaborato operata dall’Amministrazione.

A seguito del rilascio della documentazione richiesta emergeva come alcune domande fossero state formulate e corrette erroneamente e come taluni argomenti oggetto di prova fuoriuscissero dal programma di materie indicato dal bando di concorso.

A questo punto la dott.ssa G.V., assistita dagli Avvocati Girolamo Rubino, Calogero Marino e Giuseppe Gatto, proponeva ricorso davanti al TAR Palermo, sostenendo l’illegittima formulazione e/o correzione di svariati quesiti somministrati nell’ambito della prima prova del concorso in questione.

Con ordinanza del febbraio 2020, il TAR Palermo, pur confermando implicitamente l’illegittima correzione di una domanda (la n. 10), riteneva di non ammettere la dott.ssa G.V. alla seconda prova concorsuale.

Pertanto, la dott.ssa G.V., con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, proponeva ricorso in appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendo la riforma della pronuncia di primo grado e, conseguentemente, l’ammissione alla seconda prova del concorso per Funzionario direttivo dell’Ufficio stampa regionale.

In particolare, l’Avv. Rubino sosteneva l’erronea formulazione e/o correzione di 2 quesiti (nn. 2 e 10) e l’estraneità alle materie indicate dal bando di 5 domande (le nn. 27, 35, 37, 41 e 50), evidenziando come l’attribuzione del punteggio di due sole domande e/o la neutralizzazione di 3 quesiti, per la dott.ssa G.V., sarebbero risultati decisivi ai fini del superamento della prima prova.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, condividendo le tesi dell’Avv. Rubino, ha accolto, con Ordinanza del 7.05.2020, l’appello cautelare presentato dalla dott.ssa G.V., riformando la pronuncia del Tar Palermo e sospendendo il provvedimento di esclusione dal concorso.

Nel ribaltare il giudizio del Tar Palermo, infatti, il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha ritenuto incompleta la formulazione di un quesito (il n. 2) e del tutto errata la correzione approntata dalla Commissione d’esame sulla domanda n. 10; in ordine ad ulteriori tre quesiti (i nn. 35, 37 e 41), inoltre, il Giudice amministrativo di secondo grado ha affermato la loro estraneità al bando di concorso.

Per effetto della suddetta pronuncia, l’Assessorato delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica dovrà consentire alla dott.ssa G.V. di partecipare alla seconda prova del concorso che si terrà in via suppletiva, oltre a dover pagare le spese di lite della fase cautelare.

 

A Palermo, come già per la nave ong Alan Kurdi, anche per la nave ong spagnola Aita Mari è scattato il fermo amministrativo dopo che un’ispezione della Guardia costiera ha riscontrato diverse irregolarità a bordo. La nave è ormeggiata al porto di Palermo. Le due navi sono giunte a Palermo trasportando migranti soccorsi che sono stati poi trasferiti sulla nave Rubattino per la quarantena. La Guardia costiera riferisce: “L’ispezione ha evidenziato nell’unità navale battente bandiera spagnola diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto. Accertate anche alcune violazioni delle normative a tutela dell’ambiente marino”.